La terapia e la rivoluzione: per una campagna di mobilitazione per gli studenti medi sui disturbi psicologici tra le nuove generazioni.

 Giovanni Berlinguer, medico e comunista tra gli ispiratori del Sistema sanitario nazionale, in un’indagine sulle malattie cardio-vascolari nella popolazione italiana non aveva dubbi nel parlare di «malattie del progresso» e di «Capitale come fattore patogeno». A distanza di più di 50 anni, alle vecchie patologie si sono aggiunte delle nuove, soprattutto per quanto riguarda la popolazione giovanile: disturbi del sonno, ansia, apatia, attacchi di panico e depressione. 

Secondo un’indagine del luglio 2023[1], tra il 2020 e il 2023 il 60,1% degli italiani dichiara di aver sofferto di disturbi della sfera psicologica ma, esaminando nel dettaglio i dati, si nota che l’incidenza aumenta al 62% tra i millenial (1980-1997 c.ca) e al 75% nella gen Z (1998-2012 c.ca)

Ma da cosa dipendono questi disturbi? Per la psicologia della controriforma neoliberista, col suo approccio biomedico riduzionista, non c’è dubbio: si tratta di patologie che derivano dalla genetica degli individui. Scompare in questo quadro il riferimento a qualsiasi fattore sociale ed economico, messo invece in primo piano dai giovani millenial e della gen z intervistati: stress legato al lavoro (46,5%), pressione sui propri obiettivi professionali o di studio (39% nella gen Z). Ciò non stupisce se si considera la condizione dei giovani lavoratori nel nostro paese: un esercito di precari, se si considera che nel 2021 il 69% dei nuovi contratti firmati in quell’anno sono a termine[2]; un esercito di sfruttati, se si considera che il 25% degli occupati di età compresa tra i 16 e i 26 anni, oltre un contratto a termine, è inchiodato a stipendi insufficienti a garantire un tenore di vita sufficiente ed evidentemente sproporzionato (gli under 30 guadagnano il 36,4% in meno rispetto agli over 50)[3]. E la prospettiva del futuro non aiuta, se si prevede che chi inizia a lavorare oggi andrà in pensione a 71 anni con il minimo.

Non ci deve stupire l’accoglienza giovanile del fenomeno del reddito di cittadinanza, in sostanza un importante strumento contrattuale per le giovani generazioni che ovunque potevano pretendere di percepire una cifra superiore a quella del reddito. E’ quindi evidente come la narrazioni che vengono proposte (disturbi psicologici di origine esclusivamente biologica, “giovani fannulloni e parassiti” che si sottraggono al lavoro per vivere di sussidi) sono finalizzate a mettere in ombra il vero fattore problematico: le condizioni materiali e le prospettive di peggioramento di queste ultime che, comprensibilmente, sono causa di enorme disagio e stress e dei disturbi che ne derivano.

Su un punto dobbiamo essere chiari: abbiamo di fronte cifre che descrivono un fenomeno strutturale, che risulta ancora più evidente guardando a come l’incidenza dei disturbi psicologici aumenti ulteriormente tenendo presente il fattore di genere e il fattore geografico. Riguardo il fattore di genere, notiamo che l’insorgenza di disturbi nella sfera psicologica sale al 63% tra i millenial di genere femminile e al 81% nella gen Z. Per quanto riguarda il fattore geografico, il questionario “Chiedimi come sto”, promosso nel febbraio 2022 dalla Rete degli Studenti Medi e dall’Unione degli Universitari, fotografa uno scenario in cui il peggioramento delle condizioni psicologiche ha interessato i giovani e le giovani delle regioni del Sud e delle Isole[4]. 

Ma quali sono le misure messe in campo per fronteggiare questo fenomeno? Partiamo dal bonus psicologo. Introdotto nel 2022 con un finanziamento di 10 milioni, nel 2025 ha visto uno stanziamento di 9,5 milioni destinati a diminuire nel triennio 2026-2028 (8 milioni nel 2026, 9 milioni nel 2027, 8 milioni nel 2028), nonostante la cifra stanziata nel 2024 sia riuscita a coprire solo 3325 delle oltre 400000 domande presentate[5]. 

Passiamo allo “psicologo scolastico”. Con la legge di bilancio del 2025 è stato creato un fondo per un servizio di sostegno psicologico in favore degli studenti, finanziato con 10 milioni di euro nel 2025 e con una previsione di 18,5 milioni di euro a partire dal 2026[6]. Questa misura, presentata come un “momento storico per la scuola italiana”[7], a guardarla da vicino ci sembra l’ennesima misura tampone: un fondo nazionale finanziato in maniera più che insufficiente a modificare l’attuale situazione, in cui lo psicologo scolastico rimane un’opzione rimessa all’autonomia progettuale delle singole scuole, spesso non dotate dei fondi necessari. Oltre ad essere una misura tampone , questa forma di sostegno psicologico sconta anche un grave limite d’impostazione: aperto non solo a studenti ma anche a docenti e personale ATA, si propone come “qualcosa in più” dei classici sportelli d’ascolto: lo psicologo scolastico, infatti, leggiamo in un recente articolo sul Corriere della Sera, dovrebbe occuparsi di «supportare gli studenti nell’affrontare le sfide di un mondo sempre più complesso, sviluppando competenze cognitive, emotive e relazionali, le cosiddette life skills»[8]. 

Non abbiamo bisogno di un sostegno psicologico che abbia la propria punta di diamante nello sviluppo delle life skills (che altro non sono se non: addestrare le studentesse e gli studenti forza lavoro ad essere disciplinata a sopportare i carichi di stress derivanti dalla precarietà e dallo sfruttamento su cui si fonda il nostro sistema economico). Non abbiamo bisogno dell’ennesima misura tampone: l’intensificarsi dei disturbi psicologici giovanili non è fenomeno occasionale e temporaneo, ma un fenomeno strutturale che riguarda l’attuale conformazione della società capitalistica e la sua ostilità nei confronti delle giovani generazioni, specialmente se di genere femminile e se collocate nelle regioni che scontano maggiormente lo sviluppo diseguale su cui si basa questo sistema. 

Ciò di cui abbiamo bisogno è invece questo: potenziare e portare nelle scuole il servizio di consulenza psicologica dei Consultori familiari. Consultori che, si sa, vivono una situazione di estrema difficoltà. Dall’Indagine nazionale del 2018/2019 sui consultori emergono dati sconfortanti: un consultorio ogni 32.325 abitanti, invece che ogni 20.000 (con alcune regioni in cui il rapporto è superiore al consultorio ogni 40.000 abitanti), e un trend in peggioramento (nel 1993 il rapporto era di un consultorio ogni 20.000 abitanti, nel 2008 un consultorio ogni 28.000 abitanti); carenza di personale (in media 1 ora in meno di servizio di consulenza psicologia a settimana, con importanti variazioni per regioni)[9]. Particolarmente critici sono i dati che riguardano la regione Lazio: 44.058 cittadini per consultorio e 10.3 ore a settimana di servizio per psicologo (a fronte delle 18 ore previste), con un’attrattiva verso i giovani (3,7%) tra le 6 più basse in Italia[10]. Ma il rapporto consultori-giovani mostra profonde criticità a livello nazionale. Un’indagine dell’ISS del 2020 è emerso che il 22% degli studenti medi intervistati non conosce l’esistenza di questi organismi, e che meno del 10% ha utilizzato i servizi offerti[11]. Insomma: perenne sotto-finanziamento e perenne carenza d’organico ci spingono a rivolgerci al mercato per supporto psicologico, alimentando un circolo che tende ad oscurare la presenza stessa di organismi come i Consultori e a metterci di fronte delle false alternative, sempre interne ad una logica di mercato, come quella tra prestazioni in presenza e su piattaforme di tele-psicologia (ennesimo elemento della narrazione neoliberista – l’insindacabile virtuosità del mercato, migliore alleato degli utenti- queste piattaforme rappresentano la più completa forma di aziendalizzazione del settore, tra sfruttamento di psicologi salariati e messa a profitto del disagio psicologico di studenti e lavoratori stremati: basti un dato, il fatturato di UnoBravo nel 2023, circa 77.7 milioni di euro)[12]. 

Di fronte a un fenomeno strutturale sono necessarie misure radicali. 20 milioni sono briciole se si pensa, per rimanere nell’ambito scolastico, ai 60 milioni stanziati per incentivare l’iscrizione negli istituti paritari, alla faccia dell’articolo 33 della Costituzione. 20 milioni sono nulla, se si pensa ai 32 miliardi destinati alle spese militari nel 2025. Ma la questione non è solamente la quantità di finanziamenti (evidentemente scarsi) ma dove dirigerli. I consultori devono essere il luogo privilegiato, perché a cambiare devono essere innanzitutto le modalità, i luoghi e le finalità del sostegno psicologico. Bisogna superare la logica dell’emergenza: non bonus, ma un servizio permanente. Bisogna superare la logica dell’intervento riparativo: non la singola figura professionale che intervenga a valle dei disturbi psicologici ma una rete multidisciplinare di supporto che intervenga a monte, in un’ottica di prevenzione. Bisogna combattere la logica “aziendale”[13] su cui si fonda l’introduzione dello psicologo scolastico: non un benefit per i giovani iscritti ad una singola scuola, ma un servizio di prossimità, diffuso, democratico e accessibile per tutti, di cui i primi a giovarne sarebbero studentesse e studenti. Bisogna combattere la privatizzazione dei disagio psicologico: insonnia, ansia, depressione, attacchi di panico non sono difetti, mancanze del singolo di cui sentirsi in colpa ma l’azione patologica del Capitale che si riversa su noi giovani generazioni. Bisogna politicizzare il disagio psicologico: lo subiamo non tanto perché siamo tra le categorie più esposte e in difficoltà ma perché da noi, “proletari della penna”, lavoratori in potenza e in atto, dipende la sopravvivenza e la riproduzione del Capitale, e ancor più dipende il suo rovesciamento. 

E’ l’ora di potenziare i consultori e portarli nelle scuole, è l’ora di portare le scuole nei consultori: dal chiuso degli studi clinici alla società, dal supporto psicologico alla forma più efficace di terapia: la rivoluzione. 

 

 

 


Fonti:

[1] https://www.inc-comunicazione.it/wp-content/uploads/2023/10/ERA-DEL-DISAGIO-2023.pdf

[2] https://www.bollettinoadapt.it/uscire-dalla-trappola-del-lavoro-temporaneo-per-i-giovani/

[3] https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/01/REPORT_STRUTTURA_RETRIBUZIONI_2022.pdf

[4] https://www.secondowelfare.it/parti-sociali/salute-mentale-dei-giovani-dopo-la-pandemia-dati-e-proposte/#easy-footnote-bottom-3-80053

[5] https://www.marieclaire.it/attualita/news-appuntamenti/a63394662/psicologia-2025-bonus-psicologo/ https://tg24.sky.it/economia/2025/01/01/bonus-psicologo-2025-come-funziona
https://www.secondowelfare.it/primo-welfare/misure-per-la-salute-mentale-le-principali-novita-della-legge-di-bilancio-2025/#:~:text=Una%20delle%20novit%C3%A0%20pi%C3%B9%20significative,annui%20a%20partire%20dal%202026

[6] https://www.open.online/2024/12/17/legge-bilancio-psicologo-scuola-fondo-10-milioni-euro/

[7] https://www.corriere.it/salute/figli-genitori/adolescenza/25_gennaio_06/psicologo-a-scuola-istituito-un-fondo-nazionale-passo-avanti-per-il-benessere-degli-studenti-e-del-personale-che-lavora-nella-f632d226-9981-4b97-b2e6-91af67998xlk.shtml?refresh_ce

[8] https://www.corriere.it/salute/figli-genitori/adolescenza/25_gennaio_06/psicologo-a-scuola-istituito-un-fondo-nazionale-passo-avanti-per-il-benessere-degli-studenti-e-del-personale-che-lavora-nella-f632d226-9981-4b97-b2e6-91af67998xlk.shtml

[9] https://www.iss.it/documents/20126/6682486/22-16+pt+1+web.pdf/649d7a13-4202-8500-fe0f-4ac181f823c8?t=1657692836837

[10] https://www.iss.it/documents/20126/6682486/22-16+pt+2+web.pdf/701dc441-0749-679d-3261-537c06e25bac?t=1657693308019

[11] Spinelli A, Buoncristiano M, Nardone P, Pierannunzio D, Lauria L, Pizzi E. Indagine nazionale sulla salute sessuale e riproduttiva degli adolescenti e interventi informativi. In: Pizzi E, Spinelli A, Andreozzi S, Battilomo S (Ed.). Progetto “Studio Nazionale Fertilità”: i risultati delle cinque indagini. Roma: Istituto Superiore di Sanità; 2020. (Rapporti ISTISAN 20/35). p. 6-28

[12] https://podcasts.apple.com/us/podcast/cosa-si-cela-dietro-il-successo-di-unobravo-con/id1518862081?i=1000668004662&l=ru#:~:text=Nel%202023%20ha%20chiuso%20il,497%20mila%20euro%20del%202022

[13] Coerente , d’altronde, col processo di aziendalizzazione che investe la scuola in maniera esplicita sin dall’introduzione dell’Alternanza scuola-lavoro voluta dal governo Renzi, nonché con l’espansione in termini numerici di istituti tecnici e professionali: fattori che trasformano l’ambiente scolastico in un laboratorio di esclusiva preparazione di lavoratori e lavoratrici adeguati alle richieste di mercato; anche nel recente programma di orientamento universitario promosso in tutta la scuola secondaria di secondo grado, la stessa impronta è evidente e predominante: si orientano gli studenti verso le facoltà università in ragione della domanda del mercato del lavoro italiano, non certo per favorire uno sviluppo completo della personalità di studentesse e studenti né tantomeno coscienze critiche, che possano mettere in discussione quello che un tempo veniva chiamato “uso capitalistico delle scienze”.