Contro l’alternanza scuola-lavoro

Contro l’alternanza scuola-lavoro

Appunti per la costruzione di una piattaforma di lotta a cura del dipartimento Scuola e Università dei/delle Giovani Comunisti/e

1. Che cos’è

La L.107, detta anche Buona Scuola, tra i suoi assi portanti tutti indistintamente volti a mutare il ruolo della scuola, da baluardo costituzionale da valorizzare e potenziare, a contenitore passeggero da definanziare ed aziendalizzare, presenta anche i percorsi formativi di alternanza scuola-lavoro.
Introdotti facoltativamente nel 2005, sono stati recuperati ed inseriti dal duo Renzi-Giannini nella legge suddetta, caratterizzati dall’obbligatorietà.
Nell’ultimo triennio della scuola secondaria studenti e studentesse saranno obbligati a sostenere un monte ore di lavoro che costituirà elemento determinante nella valutazione : 200 ore nel triennio dei licei, 400 ore nel triennio di tecnici e professionali, presso aziende oppure musei, enti no profit, camere di commercio (!). Lo studente dovrà quindi accompagnare il suo percorso di studi con quello che, seppur solo nelle intenzioni, si presenta come un percorso lavorativo formativo ed inerente al percorso di studi intrapreso. Con l’introduzione della Carta dei Diritti e dei Doveri, la riforma intende “accettarsi” che le tutele le garanzie e i diritti degli studenti vengano rispettate, affiancando ad esempio figure di tutor agli studenti, per rendere più fruttuosa la loro esperienza.

2. Perché opporsi

Le cronache di questo esperimento ci raccontano di un disastro annunciato, con un impianto debole colpito da disservizi, malfunzionamenti ma soprattutto elementi di disagio per gli studenti : sottrazione sistematica del tempo di studio, scarsissima inerenza tra percorsi di studio e àmbiti lavorativi, mancanza di tutor, assenza di controlli e vigilanza sul reale operato svolto dagli studenti nelle azienda. 

Tutto piuttosto prevedibile in un contesto di completa mancanza di prospettiva ed improvvisazione nelle scelte di politiche scolastiche intraprese dai governi, ma gli effetti dannosi di questa scellerata operazione ci consegnano un quadro allarmante : il trionfo della precarietà, del lavoro non pagato, della deregolamentazione selvaggia fanno da sfondo ad uno svuotamento definitivo del valore degli assi portanti della nostra Costituzione. Non c’è, non a caso, alcun riscontro pedagogico (nè tantomeno economico) in questa scelta, se non lo scopo di alimentare ulteriormente la frammentazione e la precarizzazione delle vite, di rendere ancora più debole e lontana ogni possibilità di autodeterminazione : c’è l’apoteosi del liberismo.

3. Le proposte dei/delle Giovani Comunisti/e
Oggi riteniamo che sia necessaria l’eliminazione immediata dell’obbligatorietà di questi “percorsi formativi”. Lo riteniamo in virtù di un dato inequivocabilmente chiaro che proviene non solo dalla generazione del terzo millennio, ma dalle dinamiche socioeconomiche che quotidianamente si manifestano : il lavoro non può essere inteso come una concessione, un privilegio da conferire in base ad un qualche status, bensì un sacrosanto diritto trattato e disciplinato come tale.
E’ per questo semplice fatto che consideriamo illogico inserire uno strumento come la Carta dei Diritti e dei Doveri che funga da contrappeso a una scelta completamente priva di qualsiasi riscontro pedagogico ma anche sociale : l’obbligo di sostenere un percorso lavorativo durante l’ultimo triennio di secondaria è arbitrario e sbagliato, ma non certo illogico.
Palese si dimostra infatti il totale asservimento di questa scelta alla logica dello sfruttamento e della precarietà che assurge a regola, della mercificazione dei saperi a logiche aziendalistiche cioè dello svuotamento della funzione sociale di emancipazione e formazione che la scuola dovrebbe assumere.
E’ l’ennesimo colpo inferto ad un impianto irrinunciabile di diritti : quello alla formazione e quello al lavoro, quello allo studio e quello alla equa retribuzione.


Gli ambiti lavorativi frequentati per nulla inerenti al percorso di studio che si sta effettuando, la mancanza di risorse e di personale e le carenze che si sono verificate in molte situazioni sono poi il manifesto più evidente del fallimento di quella che però è bene definire ex ante una scelta politica pessima. E’ bene farlo subito per evitare il solito teatrino del “Intanto siamo partiti, ora si migliorerà” : non c’è nulla da migliorare, occorre rendere questa imposizione una semplice possibilità, e cambiare radicalmente il contesto in cui si sviluppa il rapporto trilaterale scuola-azienda-studente.

In questo senso, riteniamo che :


•L’alternanza deve essere inserita necessariamente in un progetto coerente con il percorso di studi e retribuita nel quadro di un accordo con i rappresentanti di studenti e lavoratori.

•Le aziende scelte (tramite gara pubblica) per l’alternanza devono essere sottoposte a controlli di carattere etico e legale,  e che contestualmente si impegnino alla buona riuscita del percorso formativo, senza considerare gli studenti solo alla stregua di unità lavorative a costo zero.

•Gli studenti devono preventivamente (tramite appositi corsi da tenere a scuola) essere formati a livello generale sul diritto del lavoro, ed in particolare sui diritti dei lavoratori e sulle norme di sicurezza sul luogo di lavoro

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