Spigolando sul caso Chomsky.

Nel piccolo mondo (antico?) della sinistra sta tenendo banco un dibattito sulla figura di Noam Chomsky. Se il gentile lettore o la gentile lettrice stanno leggendo questo scritto è molto probabile che sappiano chi sia Chomsky. In caso contrario siamo nel 2026 e, bontà sua, esiste Google. Le posizioni sono nette: “Chomsky ingiustamente perseguitato, ACAB” oppure “Regalo la mia collezione di libri di Chomsky in cambio di una goleador gusto cola e un pacchetto di cartine corte”.

Ora, entrambe mi convincono poco e cercherò di spiegare brevemente il perché. In primis è innegabile, nel bene e nel male, nella concordia o nella discordia con le sue posizioni scientifiche e politiche, che Chomsky sia stato un importantissimo intellettuale, tendenzialmente organico alla classe operaia (lavoratrice sarebbe meglio). La sua influenza è assai ampia in molti settori militanti e non, e sicuramente va riconosciuto un grande merito nell’aver contribuito ad un lavoro di egemonia culturale. Detto ciò non può essere difeso a priori, anche perché gli avvocati si pagano, e considerato puro da ogni peccato, un agnus dei qui tollis peccata mundi. Entrambe le reazioni (Chomsky buono, Chomsky cattivo) sono egualmente frutto di una concezione sbagliata del rapporto con una personalità di spicco, con un soggetto che riteniamo abbia avuto un ruolo nel nostro personale romanzo di formazione. E quindi di getto o lo difendiamo oppure lo buttiamo giù dalla torre, semplificando il tutto. Ed invece in questi contesti credo sia necessario accettare le complessità del mondo, e che nella notte tutte le vacche sono grigie. Chomsky (ed il suo entourage) non è esente da colpe. Il comunicato di sua moglie Valerie ritengo sia una toppa peggiore del buco. La frequentazione di Chomsky con Epstein è avvenuta anni dopo la sua condanna per adescamento e sfruttamento della prostituzione minorile. Che non fosse nota la cosa, le sentenze anche in uno stato incivile come gli USA tendono ad essere pubbliche, al linguista di East Oak Lane sembra veramente poco credibile. Magari non vi è stato dolo, ma una colpa grave sì.

Nelle decine di mail scambiate fra i due emerge non solo un rapporto “accademico e scientifico” come ha detto la moglie, bensì una frequentazione più approfondita, con viaggi in jet privato, cene di lusso e flussi di danaro dalla natura ben poco chiara. Insomma, se Chomsky è andato a cena per vedere da vicino il mondo dei ricchi e studiarlo (come ho letto qualcuno affermare) diciamo che non gli ha fatto proprio schifo. L’indignazione, d’altro canto, per questi avvenimenti è data dalla discrasia tra la feroce critica al sistema capitalista fatta da Chomsky e le sue azioni concrete, il suo modus vivendi. Premesso che ritengo che i comunisti non debbano fare come san Francesco e spogliarsi dei loro beni terreni e vivere in povertà, ritengo altresì che la critica al sistema debba accompagnarsi anche con una certa dirittura morale, sennò il messaggio che si cerca di passare viene ovviamente attutito dalle vicende personali. Il punto sta, come dicevo prima, nell’idolatria verso un qualsiasi personaggio, tale che esso ascende, nella nostra visione, all’iperuranio e diventa idea, puro. La realtà, detto molto poco prosaicamente, fa schifo. Assai, e le complessità purtroppo esistono.

Chomsky ha posto in essere comportamenti moralmente (per ora non sembra aver commesso alcun reato, purtroppo cenare in compagnia dei milionari non è ancora reato) disdicibile e ciò va accettato e analizzato, del perché un uomo oggettivamente geniale ed anticapitalista abbia fatto quel che ha fatto. Risulta necessario affannarsi a difenderlo? No. Dall’altra parte della barricata però non va buttato via il bambino con l’acqua sporca. Va fatta la damnatio memoriae et libri? No secco. Se domani scoprissimo che Lenin per divertimento sparava ai gattini, butteremmo nel cestino Stato e Rivoluzione? No ( però ai gattini non si spara lo stesso).

E questo perché si vuole accettare la complessità sia dell’umano come soggetto sia di quella realtà con la quale l’umano si interfaccia. Continuiamo a leggere Chomsky, con le dovute postille, facciamoci pace dopo l’incazzatura iniziale, non difendiamolo a spada tratta quando non può essere difeso.

“Non fare di me un idolo, mi brucerò”
Consorzio Suonatori Indipendenti – A tratti


di Paolo Bertolozzi