COMUNISTI TORNIAMO ALL’ASSALTO!

COMUNISTI TORNIAMO ALL’ASSALTO!

di Giuliano Sdanghi, Flavio di Schiena, Gabriele Simonelli

In terribile ritardo rispetto alla sconfitta delle elezioni politiche di febbraio, finalmente il congresso del PRC va avvicinandosi e si moltiplicano in questi giorni i contributi alla riflessione sull’attuale fase politica e sulle prospettive che si schiudono per le due organizzazioni comuniste  che sono state protagoniste dell’accidentato percorso unitario avviato con la Federazione della Sinistra. Tuttavia, il dibattito congressuale di questi mesi, che persiste nella vecchia logica autoreferenziale di contarsi, di capire come vincere una battaglia interna e niente più, non riesce (non potrebbe) a scaldare i cuori dei compagni e delle compagne ed a convincerli a rimanere in un partito che ha subito in questi anni una lenta e dolorosissima scissione silenziosa e non pare in grado di indicare attraverso il suo gruppo dirigente una chiara via d’uscita dall’impasse. Giunti a questo punto, per il bene del partito e consci della necessità di salvaguardare la presenza di un’organizzazione comunista in Italia, crediamo fortemente che il dibattito congressuale debba contraddistinguersi per la chiarezza delle posizioni espresse dai vari compagni.

Ci permettiamo una breve digressione: andando indietro di pochi anni fino al congresso che è stato preludio dell’ultima pesantissima scissione nel nostro partito, ricordiamo come le parole del compagno Nichi Vendola furono appositamente vaghe per nascondere la sua volontà di sciogliere Rifondazione in quanto partito comunista per andare verso un partito della famosa sinistra “senza aggettivi”. Il suo documento parlava di una “sconfitta storica”, di  “un progetto di ricostruzione di una soggettività politica generale del conflitto 
sociale”, di “processo costituente della Sinistra” (tutto virgolettato, in quanto ripreso dal documento della mozione due di quel congresso).  Molti compagni, in buona fede, dettero fiducia a queste parole. Ma alla prova dei fatti, cioè l’ennesima scissione, non tutti gli aderenti alla sua mozione lo seguirono uscendo dal partito e fondando Sinistra Ecologia e Libertà. Tutto questo rende evidente che quando le carte sono state scoperte, i compagni hanno smesso di seguire la strada della liquidazione. Tornando all’oggi diciamo fin da subito che non ci convincono generici appelli all’unità con la “parte sana del PD”: sicuramente i canali del dialogo vanno lasciati aperti,ma non riscontriamo in quel partito,e il dibattito congressuale lo conferma, nessuna chiara opzione politica che voglia recidere il legame organico che unisce l’establishment economico-finanziario europeo e italiano al gruppo dirigente del PD. Data la delicatezza del momento, ci preme essere chiari nel fare proposte al partito.  in modo da cercare di dispiegare le nostre forze non nello scontro interno, ma per avviare una discussione aperta che coinvolga pienamente e veramente tutti i compagni e che sappia dare seguito e concretezza alla loro volontà di ricostruire una progettualità comunista in Italia. Volontà che è riflesso di una necessità così ovvia che non dobbiamo e non vogliamo ulteriormente argomentare a riguardo.

Il dato di fatto è che i comunisti in Italia non godono di ottima salute, a partire dai due partiti principali e più radicati come Rifondazione e i compagni che con noi hanno più o meno condiviso la strada negli ultimi anni, cioè il PdCI. Da anni ci ripetiamo di essere insufficienti e parliamo di unità con altri soggetti, abusando e rovinando questa parola fino al punto di renderla quasi volgare alle nostre orecchie. È un tema che spesso spaventa alcuni compagni, timorosi di perdere la propria identità e allo stesso tempo legati alle tradizioni del rispettivo partito di appartenenza, ma è un tema attuale e che va affrontato senza paura e senza indugi,dicendo innanzitutto che identità e tradizione rischiano di diventare orpelli consolatori se non trovano ragion d’essere nell’oggi e nelle contraddizioni che il capitalismo genera . Abbiamo degli esempi di unità a sinistra in Europa che negli anni hanno riscosso successo sia in termini di radicamento che in termini di consenso. Ognuno di questi ha la propria specificità, a partire dalla forma organizzativa (partito unico la Linke tedesca e da poco anche i greci di Syriza, mentre federazione con presenza del partito comunista nei casi della Izquierda Unida spagnola e del Front de Gauche francese), ma tutti condividono la collocazione comune che orbita attorno alla Sinistra Europea  e quindi di alternativa a quel socialismo europeo che ormai da anni è complice insieme alle forze cristiano popolari di politiche neoliberiste e guerrafondaie.

Anche in Italia è possibile, anzi troviamo assolutamente necessario andare in direzione dell’unità: oltre a essere  ridicolo che i due principali partiti comunisti siano ancora divisi quando in alcuni territori capita che ci siano più ruoli dirigenziali che iscritti e militanti. Abbiamo ritenuto e continuiamo a ritenere che per mere questioni di apparato (congressi a quote, discussioni rinviate fino all’ultimo momento utile e la vergognosa fine di novembre 2012) si sia deciso quasi un anno fa di abbandonare l’unica strada che avrebbe potuto condurci verso l’unità comunista e della sinistra anticapitalista: la federazione della sinistra. Si è perso già troppo tempo e non deve esserne perso altro per unire i comunisti in un’organizzazione unica. Parallelamente attorno ai comunisti dobbiamo cercare di aggregare quella sinistra di alternativa al neoliberismo, che possa essere attrattiva in quanto autonoma e non settaria, che faccia proposte chiare e radicali e la smetta di giocare di rimessa come purtroppo negli ultimi anni è stato fatto,rendendoci ,dopo aver dissipato in modo schizofrenico le nostre energie tra sterili tatticismi codisti e massimalismi da frase scarlatta,impotenti di fronte al momento elettorale.

Sul come portare avanti un discorso del genere sarà possibile discuterne serenamente e schiettamente durante l’assemblea nazionale di sabato 28 settembre a Roma, organizzata dai promotori dell’appello/manifesto CominciAdesso, ovvero compagni iscritti a PRC, PdCI e compagni ormai senza tessera al lavoro per la costruzione di una nuova organizzazione che torni ad essere utile alle classi subalterne che intendiamo rappresentare. Perché crediamo convintamente che quello che abbiamo passato è successo perchè non è stato fatto quello che era possibile e necessario. Noi ci crediamo ancora, per il semplice fatto che ,come scriveva la scrittrice cilena Marcela Serrano, “non ci sono fortezze inespugnabili, ma solo fortezze che non sono state sufficientemente assediate“.

GIULIANO SDANGHI

FLAVIO DI SCHIENA

GABRIELE SIMONELLI

info: www.cominciadesso.it

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