Il Loach furioso: «È semplice: io sto dalla parte degli sfruttati»

Il Loach furioso: «È semplice: io sto dalla parte degli sfruttati»

di Boris Sollazzo

«Quel premio a Torino era molto importante, per me e per tutti coloro che avevano lavorato al film. Ma la questione di principio era troppo importante». Ken Loach comincia così, dopo aver presentato il suo delizioso La parte degli angeli – premio della giuria all’ultimo Festival di Cannes 2012- alla stampa italiana. Inforca gli occhiali, tira fuori un pezzo di carta. È una mail. Del Museo. «Siamo ben consapevoli dei gravi problemi e condividiamo le sue preoccupazioni: faremo tutto ciò che è possibile per risolvere la situazione». Prosegue Loach, calmo ma determinato. «La questione, quindi, era già stata sollevata dall’estate.
I salari dei lavoratori della Rear erano già molto bassi, poi sono stati ulteriormente tagliati del 10%. E in cinque sono stati licenziati, secondo noi ingiustamente. Il punto è che io credo che il datore di lavoro principale comunque abbia una precisa responsabilità verso chi lavora per lui, che sia esternalizzato, come gli addetti alle pulizie di questa cooperativa, o meno. Un licenziamento iniquo è
comunque sua responsabilità diretta. Si esternalizza per abbattere il costo del lavoro e ridurre diritti e tutele. Io li avrei incontrati volentieri durante il festival, sarei comunque venuto ad accompagnare il film, ma dopo la rinuncia al premio hanno ritirato l’invito al festival a me e alla pellicola. Ioho solo sentito il bisogno didifendere chi ha un salario da fame, non ha diritti e non riesce neanche ad avere sigle sindacali che lo rappresentino. Un piccolo gesto per un grande problema».
Toltosi il macigno dalla scarpa, il regista inglese è pronto a parlare della sua commedia sociale che uscirà nelle sale italiane, per Bim, il 13 settembre. «Venivo da un film molto duro sull’Iraq e volevo raccontare una storia sulle milioni di persone che non hanno alcuna opportunità in Europa. Quando li frequenti scopri tutta la loro ironia, la loro energia, le loro idee. E volevo ridere con loro, non vederli come vittime, perché chi è succube lo compatisci, ma non lo senti vicino». I quattro moschettieri più scalcagnati del cinema li pesca tra piccoli criminali destinati ai lavori sociali, che trovano la loro redenzione nel whisky e in un esproprio proletario tra i più geniali. Per ingannare ricchi tronfi e ignoranti, per riscattare una vita che li decreta come sconfitti in partenza.
E sfruttare il non sense di molte regole del mercato.«Il punto è che la disoccupazione di massa è necessaria alle multinazionali e al capitalismo per tenere basso il costo del lavoro. Noi, come sinistra, dobbiamo trovare un motore che ci consenta di contrastare l’idea del mercato come unica strada percorribile. In Inghilterra vincerà probabilmente il centrosinistra. Cosa vuol dire? Siete a favore del capitalismo e della deregulation?Allora siete a destra. Siete per l’economia pianificata e la proprietà comune? Allora siete a sinistra. A chi sta al centro ricordo solo che chi sta al centro della strada di solito viene investito». Non si ferma Loach, spara a zero su tutta l’Euro – pa. «Cos’è l’Ue se non un’organizzazione liberista favorevole alle privatizzazioni e che ha costretto la Grecia a svendersi?». Altro che Nobel per la Pace. «E il cosiddetto centrosinistra cosa promette? Austerity, come la destra, ma più lentamente. Come se un assassino promettesse alla sua vittima di strangolarla piano. La ammazza lo stesso».
Non si arrende da mezzo secolo, il cineasta, tra tv, cinema e teatro. «Negli anni ’60 ci dicevamo: il capitalismo è in crisi, la rivoluzione è domani. E ora che il capitalismo è davvero in crisi, ora che la società perde qualsiasi connotato civile, trascurando disabili, occupazione, diritto alla casa e alla sanità noi che facciamo? Nulla. L’esigenza di un cambiamento non potrebbe essere più urgente». E lui le svolte, quasi sempre in peggio, l’ha sempre intuite. «Mica tanto. Negli anni ‘80 in Inghilterra passammodamenodi 500.000disoccupati a 3 milioni. Capii che qualsiasi sceneggiatura sarebbe arrivata tardi, mi dedicai ai documentari. Ne feci sei e quattro furono banditi dalla tv. Mi dissero che neanche il traffico avrei potuto dirigere. Da lì la mia reputazione ha cominciato a peggiorare!». E a proposito di ragazzacci con una pessima fama, viene in mente Eric Cantona.
«Siamo buoni amici, ci incontriamo spesso e vorrei ancora lavorare con lui. E vederlo giocare nella squadra del mio paese!». La ricetta per un mondo diverso e possibile, Ken ce l’ha. «Per cambiare le cose servono i sentimenti, la solidarietà su tutti. Ma abbiamo bisogno anche di organizzazione.«Agitare, educare, organizzare » era lo slogan dei sindacati americani». Firmato Ken Loach, da sempre dalla parte degli angeli dalla faccia sporca e dei poveri diavoli.

BORIS SOLLAZZO

da il manifesto

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