La sinistra, la realtà e una proposta sulle basi…

La sinistra, la realtà e una proposta sulle basi…

di Simone Oggionni

Se c’è una cosa certa in questa piovosa fine estate è la distanza tra ciò di cui discute pubblicamente buona parte della sinistra e ciò di cui dovrebbe invece occuparsi. Primarie, Udc, Renzi-Bersani-Vendola, fascisti e sfascisti, Grillo (insultante più che parlante) e Pinocchio (Monti, che ci vuole far bere la favola della crisi ormai alle spalle). E in molti, a ruota, a commentare le dichiarazioni, i comunicati stampa, le interviste. Poi c’è il mondo reale. Che racconta altre storie, almeno tre.

La prima storia è la lotta dei minatori sardi, che fa notizia soltanto quando e perché i lavoratori scelgono forme di denuncia estreme: si tagliano le vene, si gettano in mare, minacciano di fare saltare la miniera con il tritolo. Ma la lotta dei minatori (mestiere nobile e antico, paradigma del lavoro operaio, della fatica di un mondo salariato che – va detto ai troppi che anche a sinistra negli ultimi anni lo avevano dato per scomparso – conta nella sola industria italiana oltre sei milioni di occupati) ha un senso e un valore generale. Riassume il disastro industriale del nostro Paese, il dramma della crisi e la necessità di mobilitare i lavoratori compattamente, con un progetto sindacale e politico serio, con un’idea strategica rispetto all’apparato industriale nazionale. Parla non solo di Alcoa e Carbonsulcis ma anche di Merloni, Eletrolux, Fincantieri, delle Acciaierie Lucchini, di Natuzzi, di Iribus, di Indesit, di Windjet. Parla dell’Ilva di Taranto e della dignità di chi, dentro la fabbrica, sa bene sulla sua pelle quanto sia importante (vitale) lavorare e produrre in condizioni di sicurezza, senza inquinarsi i polmoni con cui respira, l’acqua, i terreni.

La seconda storia avviene in provincia di Vicenza. Nei giorni scorsi i comandi dell’esercito Usa hanno fatto sapere di voler ristrutturare la base di Longare (la base Pluto) per costruirvi un nuovo centro di addestramento collegato alle caserme Ederle e Dal Molin. A nulla è valsa, fino ad oggi, la contrarietà manifestata dalle istituzioni locali al Presidente della Repubblica italiana che, evidentemente, è molto più interessato a sostenere giorno dopo giorno il governo e al tema delle intercettazioni che non a difendere la sovranità nazionale dall’arroganza americana che considera interi pezzi di territorio italiano di sua proprietà. E, come si sa, i padroni di casa fanno dentro le mura domestiche quello che pare a loro.  Peccato che in quelle mura si prepari la guerra, si addestrino soldati, atterrino e decollino aerei impegnati in questi anni in missioni infami, dall’Afghanistan all’Iraq, dalla Somalia all’Uganda.

Ecco: una sinistra che non inizi a mobilitarsi contro i nuovi lavori alla base Pluto e, complessivamente, per l’eliminazione delle basi militari Usa e Nato dal nostro territorio è semplicemente una sinistra inutile e sconnessa dal mondo. Noi proponiamo ai movimenti e alle forze politiche e sociali della sinistra di svolgere a Vicenza una manifestazione nazionale contro le basi e contro la guerra. La guerra in Siria c’è già, quella in Iran la stanno preparando.

La terza storia è a dire il vero già raccontata da molti. Carlo Maria Martini, cardinale e arcivescovo cattolico, è morto il 31 agosto. Vorrei mettere in relazione due elementi, pur non essendo cattolico. Il primo è la folla di piazza del Duomo di Milano che ha partecipato lunedì ai funerali e che nei giorni scorsi ha reso omaggio alla salma: un popolo grande, specchio di una parte importante e vera del nostro Paese. Il secondo elemento è l’ultima intervista di Martini, nella quale il cardinale dice a chiare lettere che la Chiesa è stanca, ingessata dai privilegi, dalla boria e dalla avidità del suo apparato burocratico. Martini cita il vescovo Romero, ucciso dalla dittatura militare di San Salvador nel 1980 (e al cui funerale, non casualmente, papa Giovanni Paolo II non volle prendere parte). Si rivolge al papa chiedendo alla Chiesa di riconoscere i propri errori e di percorrere un cammino “radicale di cambiamento”. Perché la Chiesa cattolica è “indietro di 200 anni”, incapace di leggere i cambiamenti della società, ferma ad una morale (anche sessuale!) dogmatica, proibizionista, discriminatoria.

Queste parole rappresentano una domanda alternativa al bigottismo ottuso e patriarcale delle gerarchie vaticane.

Quel popolo rappresenta una parte importante di questo Paese e delle sue classi popolari.

Penso che queste parole e quel popolo meritino tutto il nostro rispetto.

SIMONE OGGIONNI

4 settembre 2012

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