Sull’attenti non ci stiamo

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Dopo l’approvazione del pacchetto sicurezza, la “Legittima Difesa” (un provvedimento strettamente collegato agli affari dell’industria delle armi), arriva la “Mini Naja” iniziativa parlamentare promossa da Perego (FI) e che trova il sostegno sia di forze politiche governative che di opposizione insieme alla benedizione del Ministro degli Interni Matteo Salvini.

Essa punta a sostenere la militarizzazione della società e segnatamente dell’Università attraverso l’assegnazione dei 12 crediti e con l obiettivo di  propagandare tra i giovani l’esercito professionale e non includendo alcuna alternativa. Tale tesi è avvalorata dai cospicui tagli dei fondi per il Servizio Civile Nazionale, già compiuti dal governo Monti e Renzi fino al Governo gialloverde, permettendo l’accesso per quest’anno a soli 53.000 giovani. Un’esperienza che dalla sua conquista ha permesso ai tanti giovani che hanno scelto la difesa della patria non armata di contribuire ad attuare progetti sociali nei tanti quartieri spesso abbandonati, anche dalle Istituzioni, riempiendo i vuoti delle periferie delle nostre città con avamposti di democrazia e di promozione culturale

La proposta del governo italiano, in linea con alcuni Paesi UE già membri NATO, è una scelta politica di certo non improvvisata e che si inserisce tra le dinamiche dell’escalation dei micro-conflitti e del posizionamento geopolitico da parte delle grandi potenze che giocano la partita dei loro interessi nelle periferie dell’Impero con l’obiettivo di rigenerare il capitale per uscire dalla crisi.

Di fronte a queste proposte, continuiamo a chiedere, come facciamo da anni, maggiori investimenti per quello che riguarda il mondo dei saperi, dalla scuola all’università, passando per la ricerca, e come già prima ricordato maggiori fondi per il Servizio Civile Nazionale. Da anni i vari governi ci ripetono che la sicurezza interna e dei confini passa da maggiori sostegni a politiche securitarie e militari, noi invece vogliamo garantiti i diritti che in questi anni sono stati costantemente diminuiti anche alle giovani generazioni, a cominciare dal mondo dell’istruzione e del lavoro, sempre più all’insegna dello sfruttamento e della precarietà.

Se realmente il governo vuole puntare a rispondere alle esigenze dei tanti e non delle lobby è a questi mondi che deve guardare. 

Chiaro è l’imprinting dell’agenda politica e chiarissima è anche la nostra opposizione a tale disegno di imbarbarimento della società.

Aderiamo all’appello promosso da Rete della Conoscenza auspicando che ci si possa da subito impegnare con azioni volte alla costruzione di un percorso inclusivo e partecipato verso l’antimilitarismo e contro tutte le guerre.

Andrea Ferroni – Coordinatore nazionale Giovani Comuniste\i
Nicola Comanzo – Resp. Mutualismo e Pratiche Sociali
Lorenzo Falistocco – Resp. Scuola e Università

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