Referendum: qualche spunto

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Il referendum popolare ha decretato da poche ore una chiara vittoria del NO rispetto i fautori della riforma costituzionale. In Italia è stata chiarissima la scelta degli elettori e delle elettrici, il cui voto non può essere banalizzato come antidoto “Anti-Renzi”. Certo, parecchie persone avranno scelto di votare per la garanzia della nostra democrazia o meno, anche in funzione delle antipatie – simpatie rispetto l’azione dell’esecutivo; purtuttavia è un rischio che gli agenti della propaganda pro-SI avevano ben calcolato (fortuna loro!), quando non accettarono le lucide proposte di sottoporre all’elettorato una consultazione referendaria sui molteplici punti ed organismi costituzionali che la legge Boschi-Renzi toccava. Aver voluto a tutti i costi rincorrere il plebiscito è stata alla lunga una scelta nefasta; segno ne è l’alta affluenza alle urne che ha spinto uomini e donne a far sentire forte il proprio peso decisionale. L’unzione dei voti a favore della riforma dovevano essere dunque il bacio serafico di un popolo che riconosce nel capo le virtù del condottiero senza macchia.

Renzi col suo entourage ha cercato nel voto referendario il sostegno elettorale mancante, poiché non essendo stato eletto deputato o senatore non rappresenta la Nazione (art. 67 CI). Un governo anomalo, che ha portato avanti una riforma costituzionale anomala, il cui presidente non è neppure parlamentare! (ennesima anomalia).  Il governo italiano è difatti chiamato ad espletare un programma di indirizzo politico, che viene supportato dal rapporto fiduciario più o meno ampio che mantiene nelle due camere (artt. 94, 95 CI). E’ chiaro quindi che Renzi non essendo mai stato eletto parlamentare mirasse a tutelare gli interessi politico-economici di una partizione sociale che di per sé non poteva essere totale. Con la riforma costituzionale, voluta e sostenuta dal presidente del consiglio dei ministri e segretario del Partito Democratico, in verità si è provato oltremodo ad operare un’estensione degli interessi di parte, sperando di assorgerli col referendum popolare ad interessi nazionali. Proprio su questa frizione poggia il dato politico referendario, allorquando il 4 dicembre l’elettorato italiano non si è riconosciuto in una riforma costituzionale che guardasse realmente agli interessi di tutti e tutte. L’alta partecipazione alla campagna referendaria prima, ed alle urne poi, sta emblematicamente a sottolineare questo dato cogente: la maggioranza delle italiane e degli italiani votanti non si sono riconosciuti nell’esecutivo. Con questo si è per certi versi ribadito che il governo Renzi non avesse la fiducia di tutti i gruppi parlamentari oggigiorno presenti nelle due camere, anzi, col voto referendario sono emerse anche quelle sfiducie di piazza portate alla ribalta dai partiti politici non presenti ad oggi nell’arco parlamentare.

Il 4 dicembre si è bocciata un’idea d’Italia verticistica, che evidentemente cozza con chi invece da sinistra ha scelto di schierarsi e parteggiare per il NO. Dalla scuola al mondo del lavoro, dalle trivelle alla tutela del patrimonio ambientale-culturale, sino ad arrivare alla pubblica amministrazione ed alla legge elettorale, tutte situazioni politiche che hanno sollevato proteste e ricorsi, sino a giungere a referendum abrogativi ed interventi della Corte Costituzionale (altro che burocrazia!). Un governo fallimentare, che ha aggravato le condizioni economiche in modo considerevole. Riduzione dell’aspettativa di vita ed impoverimento dei giovani sono le risultanti di quella precarietà fattasi sistema che viene falsamente profetizzata quale modernità. In risposta, l’esito referendario ci consegna una grande spinta per il NO derivante proprio all’universo giovanile, che ha evidentemente chiari gli esiti concreti delle politiche neoliberiste adottate dal governo Renzi, poiché vivono (viviamo) sulla carne viva la barbarie sociale a cui questo sistema economico-politico conduce.

Le congregazioni che hanno cercato col referendum il plebiscito hanno fatto emergere una spaccatura profonda nel complesso della società italiana, a noi adesso il compito di ricucire e risanare il tessuto sociale.

E’ un onere che spetta a tutte quelle persone che si sono spese in favore del NO per ribadire la tenuta democratica in Italia, per non restringere gli spazi di rappresentanza e per garantire margini di partecipazione. Da qui poi l’invito a tutti coloro che come noi hanno a cuore questi principi, per lavorare sinergicamente alla piena attuazione dei diritti che la nostra Costituzione sancisce, portando in auge la prospettiva concreta di una sostanziale giustizia sociale. Continuiamo quindi da sinistra a costruire una speranza per e con i giovani del NO, affinché la spinta propulsiva di cambiamento dia piena attuazione alle dinamiche progressiste che una società civile e matura deve per forza di cose porsi.

A differenza del giovanilismo rivoluzionario renziano però proponiamo il dialogo intergenerazionale, convinti come da sempre siamo, che rottamazione non è sinonimo di rivoluzione. Rispetto la situazione di cose attuali resta atto rivoluzionario elaborare e creare affezione empatica col pensiero rivoluzionario incastonato nelle disposizioni costituzionali.

E’ vero che la sinistra popolare prima del 4 dicembre contava tanto quanto, ma è anche vero che oggi la sinistra popolare conta tanto quanto, ma un po’ di più. L’esperienza de “La via maestra” e del “Coordinamento di Democrazia Costituzionale” hanno insegnato che siamo tanti, e quando stiamo insieme siamo milioni di intelligenze.

Emanuele Carnevale

Segretario Rifondazione Comunista Paola (CS)

Giovani Comunisti/e Cosenza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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