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antifascismo

Di admin gc nazionale / 6 Aprile 2011

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giovanicomunistie

🚩 Lotta, partecipa, riprenditi il futuro! ☭
Account ufficiale Giovani Comunisti/e, la giovanile di @rifondazione

Dopo le roboanti dichiarazioni davanti al Monte Ru Dopo le roboanti dichiarazioni davanti al Monte Rushmore con le quali Donald Trump ha ribadito che gli USA non saranno mai un paese comunista e che il comunismo è un pericolo per gli USA, il Segretario di Stato Marco Rubio passa dalle parole ai fatti invitando il 16 al Summit sulla “Rinascita del terrorismo di estrema sinistra” 60 paesi che dovrebbero cooperare con gli Stati Uniti al fine di combattere le formazioni di sinistra e progressiste di tutto il mondo. 

Il ruolo di questa iniziativa è ben chiaro: la realizzazione di un coordinamento che vada a porre in essere degli strumenti di sorveglianza globale, a guida USA, volti alla neutralizzazione dei gruppi e dei partiti che avversano il disegno imperialista statunitense. 

Prima di questo summit vi sono state alcune conferenze e iniziative preparatorie ed anche, fatto molto grave, pressanti richieste di informazioni a paesi come l’Italia e l’Argentina, evidentemente considerate politicamente affini.

Anche il nostro paese è stato invitato al Summit, Meloni in segno di ricomposizione invierà qualche epigono chinando ancora una volta il capo davanti al padrone a stelle e strisce? 

Crediamo che ogni progetto statunitense volto a l’intromissione ed all’ingerenza negli affari interni di altri stati sia un mezzo di riproduzione dell’imperialismo statunitense, in questo caso volto a minacciare chi di più combatte questa asfissiante presenza da decenni.
In questi giorni abbiamo appreso la notizia che a In questi giorni abbiamo appreso la notizia che a Lacchiarella, in provincia di Pavia, verranno costruiti 5 nuovi data center. Questo non è un caso isolato, ma si aggiunge ai numerosi casi di costruzione di data center sul territorio lombardo, al momento ve sono 67 attivi.

Tuttavia ciò che ha suscitato una grande attenzione è il fatto che il consumo energetico di questi nuovi data center sarà decisamente elevato poiché appartententi alla tipologia Hyperscale presente negli Stati Uniti la quale, stando al rapporto “Environmental cost of AI’s energy use: carbon, water and land footprint” della United Nations University, entro il 2030 consumerà 945 terawattora di elettricità all’anno -lo stesso dato dei consumi di Pakistan, Bangladesh e Nigeria messi assieme- per non parlare del consumo di acqua, il quale si stima essere lo stesso del fabbisogno di 1,3 miliardi di abitanti e che per coprire l’impronta carbonica prodotta servirebbero 6,7 miliardi di alberi, tenendo conto anche dei rischi per la salute in una regione pesantemente inquinata come la Lombardia.

Questo è solo uno dei numerosi esempi di come le grandi industrie e i miliardari possano agire indisturbati a livello globale con il silenzio da parte dei governi di gran parte del mondo che, in cambio del silenzio, vendono pezzi di territorio a privati che possono usarli a loro piacimento a scapito degli interessi delle popolazioni che su quei territori ci vivono, come ben esemplificato dal Governo Meloni che a parole parla di “patria”, “io e l’Italia non imploriamo mai”, ma quando sono gli interessi dei miliardari, di guerrafondai o governi genocidiari come Israele a bussare alla porta, la retorica patriottica svanisce come neve al sole. 

Il fenomeno dei dei data center è poco conosciuto dall’opinione pubblica italiana mentre esso è un tema che ben conosciuto proprio negli Stati Uniti dove i data center sono un fenomeno già presente per il quale i cittadini lottano per fermarne la costruzione.  A Lacchiarella, i cittadini hanno indetto una manifestazione contro questo fenomeno, che si è tenuta oggi, la quale incontra il nostro favore.
In questi anni siamo stati al fianco delle lavorat In questi anni siamo stati al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori della GKN, nelle piazze, ai picchetti, nelle manifestazioni e nelle campagne di solidarietà. Perché la loro non è mai stata soltanto una vertenza per difendere dei posti di lavoro: è diventata una battaglia collettiva contro le delocalizzazioni, la speculazione e un modello produttivo che considera il lavoro una merce usa e getta.

Oggi quella lotta compie un passo decisivo.

L’azionariato popolare per la GFF – la cooperativa nata dal collettivo di fabbrica – può trasformare anni di resistenza in un progetto concreto di reindustrializzazione ecologica, fondato sulla produzione di cargo bike, di tecnologie per la transizione energetica e su un’idea semplice ma rivoluzionaria: una fabbrica può essere rimessa in moto da chi ci lavora e da una comunità che decide di sostenerla.

L’11 e il 12 luglio saremo a Campi Bisenzio. Invitiamo tutte e tutti a esserci.

Perché questa sfida riguarda molto più di una fabbrica. Riguarda il futuro del lavoro, il diritto delle nuove generazioni a non dover scegliere tra occupazione e ambiente, la possibilità di costruire un’economia fondata sui bisogni sociali e non sul profitto.

E riguarda una domanda che chi lotta da cinque anni ha il coraggio di porre a tutto il Paese:

se lavoratrici e lavoratori possono salvare, riconvertire e far ripartire una fabbrica insieme alla solidarietà popolare, i padroni a cosa servono?

L’11 e il 12 luglio, Campi Bisenzio.
Ci vediamo lì. Per continuare a insorgere.
In una sera di vent’anni fa Fabio Cannavaro alzava In una sera di vent’anni fa Fabio Cannavaro alzava al cielo di Berlino la coppa del Mondo. E intanto gli ultimi sondaggi di quel periodo davano Rifondazione Comunista al 6%.

È passato tanto tempo, e tante cose sono cambiate. Alcune in meglio, ma altre in peggio. Alcuni dati che abbiamo condiviso dimostrano che nonostante siano passati due decenni la precarietà sia rimasta la stessa, se non aumentata. I salari sono sempre bassi e il cambiamento climatico si fa sempre spaventoso.

Manca però in parlamento un Partito Comunista capace di essere la voce di lavoratori, studenti e precari, determinante nelle battaglie per fronteggiare le disuguaglianze economiche e riconquistare i diritti che ci sono stati tolti. Lo possiamo fare, insieme. 

Con @rifondazione di nuovo in parlamento e con l’auspicio che l’Italia torni a regalarci altre notti magiche. 

#RifondazioneComunista #Italia #Mondiali #2006
L’operazione dell’Europol, che ha smantellato una L’operazione dell’Europol, che ha smantellato una rete internazionale di uomini dediti a sedare e violentare le proprie compagne, ci pone di fronte a una realtà ineludibile. Non stiamo parlando di un “raptus” o di semplice cronaca nera, ma di un fenomeno organizzato. I parallelismi con il caso Pelicot in Francia sono evidenti e ci impongono un’analisi politica, prima ancora che penale.
Il primo errore da evitare è cedere alla narrazione mediatica del “mostro” o della devianza psichiatrica. Parlare di follia serve solo ad auto-assolvere la società. Una rete che utilizza chat crittografate, calcola i dosaggi farmacologici per azzerare la volontà altrui e pianifica gli abusi in modo seriale non ha nulla di irrazionale. È l’esercizio lucido e spietato di un potere.
Il cuore del problema è materiale: la concezione del corpo femminile come proprietà. L’uso dei sedativi serve esattamente a questo: annullare la coscienza della donna per ridurla a un oggetto inerte, a totale disposizione. E non è un caso che questo avvenga proprio all’interno della famiglia, il luogo che la retorica dominante descrive come rifugio sicuro, ma che storicamente si trasforma nel perimetro chiuso dove il dominio patriarcale si esercita senza ostacoli.
Questa visione proprietaria dei corpi non è un’anomalia. Patriarcato e capitalismo si sostengono a vicenda. In una società strutturata sull’estrazione di valore, sullo sfruttamento e sull’uso dell’altro come strumento, la logica predatoria si estende anche alle relazioni affettive. L’individuo smette di essere un soggetto e diventa un possedimento.
L’elemento che svela definitivamente la natura di questa violenza è la “rete”. Perché questi uomini sentono l’esigenza di filmare, scambiarsi “consigli” e fare gruppo? Qui emerge l’alleanza patriarcale: il corpo della donna violata diventa una valuta di scambio per affermare il proprio status all’interno del gruppo maschile. I carnefici si validano a vicenda, normalizzando il crimine. È la stessa matrice organizzativa che troviamo alla base della condivisione non consensuale di materiale intimo: la violenza come strumento per cementare un came
Se Trump chiama in causa il Comunismo come pericol Se Trump chiama in causa il Comunismo come pericoloso per gli ingranaggi di imperialismo e capitalismo noi non possiamo che ritenerci “lusingati”.

A prescindere dalla lucidità di questa sua affermazione, appare comunque chiaro che quello Comunista è l’unico movimento capace di porsi come alternativa ad un sistema di ingiustizie e sfruttamento.

Tocca a noi renderlo più forte per spaventare i padroni. Solo così possiamo conquistare maggiori diritti, migliorare le nostre condizioni di vita.

Unisciti a @rifondazione e ai/alle @giovanicomunistie!
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