Nessuna incoerenza: scardinare il bipolarismo per definire l’alternativa

In risposta a Matteo Iannitti, di Danilo Borrelli Caro Matteo, sento il dovere di rispondere ad alcune obiezioni che muovi al mio articolo proprio per liberare il dibattito interno da eventuali errori di interpretazione o da caricature di posizioni altrui: tutto ciò non farebbe bene né alla discussione né alla proficua dialettica tra compagni.
La critica maggiore che mi muovi è quella di sostenere posizioni “inconciliabili, profondamente contraddittorie se non demenziali” tra l’analisi del mio articolo e la proposta politica. Non mi sembrano parole di poco conto e per questo credo di meritarmi la possibilità di argomentare ulteriormente il mio pensiero, anche se in maniera schematica.

Forse è utile ribadire brevemente quanto ho scritto.

Assistiamo ad un quadro mutevole dello scenario politico italiano, a contraddizioni nell’attuale maggioranza di governo, ad un riposizionamento dei poteri forti di questo Paese, ad evoluzioni anche nel campo del centrosinistra e della sinistra.

Tutto questo agisce prevalentemente sul piano istituzionale e in “minore” e differente direzione su quello sociale. Per ragioni di spazio purtroppo sono costretto a soffermarmi solo sul primo aspetto di questo ragionamento.

E’ all’ordine del giorno una lacerazione, e forse la definitiva implosione, dell’attuale maggioranza di governo, occasione da cogliere subito. Di fronte a tutto questo bisogna agire su due terreni strettamente connessi: quello istituzionale e quello sociale. Sono profondamente convinto, infatti, che nessuna “alchimia politicista” possa essere sufficiente a farci uscire da questa nefasta seconda Repubblica.

Detto questo, scorgo delle disponibilità (attenzione: da verificare e valutare) in alcune parti o forze del centrosinistra, per lavorare assieme su un’ipotesi di salvaguardia Costituzionale.

Tesi che a ben vedere da tempo propone lo stesso Partito della Rifondazione Comunista: invito a leggere a tal proposito gli interventi del segretario Ferrero ed i deliberati degli organismi dirigenti del Partito, Cpn in primis.

Non solo. Se leggi bene il mio articolo ti accorgerai che evidenzio la necessità di “scardinare l’attuale impianto istituzionale”, cosa ben diversa dalla coalizione di “salvaguardia istituzionale” di cui io e altri, secondo quanto scrivi tu, vorremmo essere parte!

Questa è appunto la proposta di chi sostiene ipotesi di governi tecnici o di salute pubblica, personaggi sicuramente non interessati a scardinare la seconda Repubblica ma banalmente a ridefinire la collocazione dei poteri forti per un nuovo assetto governativo saldamente imperniato sul bipolarismo e sulla logica dell’alternanza tra coalizioni sempre più omogenee.

Rimango altresì perplesso da una parte del tuo ragionamento sul governo tecnico: pensi veramente sia auspicabile un’ipotesi di governo a guida Tremonti che si ponga l’obiettivo di definire una legge elettorale? E pensi veramente che la direzione di questa legge elettorale possa essere quella di un sistema proporzionale? (per inciso la mia proposta è quella di un sistema proporzionale puro). Non so quali elementi ti persuadono positivamente in questa direzione; io in un eventuale accordo tra le attuali forze parlamentari vedrei solo l’ennesimo inciucio, senza nessuno sbocco progressivo, nemmeno sul terreno della legge elettorale, tra le forze responsabili del degrado politico, sociale e morale di questo Paese e magari il preludio ad una grossa coalizione di chiaro stampo antipopolare.

Per questo, e per mandare realmente a casa il governo Berlusconi, penso si debba votare prima possibile.

E vengo quindi al nocciolo della questione. Io rivendico la linearità di un ragionamento per cui tatticamente si vede la possibilità tramite una chiara alleanza elettorale di centrosinistra di agire per mutare l’attuale quadro politico-istituzionale pur ribadendo l’impossibilità ad oggi di costruire con le stesse forze un governo comune. Un’impossibilità, si badi bene, non ideologica, ma dettata dalle profonde differenze che ancora persistono tra noi e le altre forze del centrosinistra su temi politici dirimenti. Per questo, per gli esili attuali rapporti di forza tra noi e le forze moderate di questa eventuale alleanza elettorale, per non ripetere gli errori di valutazione che ci hanno spinto ad entrare nel governo Prodi, penso che l’unica soluzione percorribile sia quella di un’alleanza di salvaguardia Costituzionale, all’interno della quale poi si definirà una coalizione di governo, lasciando a noi la libertà di decidere di non sostenerla.

Da questo punto di vista, infatti, nemmeno condivido le tue valutazioni su una collocazione alla nostra sinistra di Vendola, Veltroni, De Magistris e Di Pietro: oltre ad avere dei diversi referenti di classe, forse ti è sfuggito che queste forze politiche praticano quotidiane aperture a destra, in direzione dell’Udc e di Fini, cosa nefasta, da scongiurare e contrastare.

In conclusione, colgo il tuo invito a discuterne in maniera più approfondita durante il nostro campeggio. Sicuramente in quella sede avremo modo di confrontarci tutti assieme e perché no di accorgerci che le sfumature di linea politica che ci “dividono” sono meno importanti del progetto strategico che ci unisce.

DANILO BORRELLI
26 Agosto 2010

PS: chiedo scusa alle compagne e ai compagni che assisteranno all’ennesima querelle su questo sito. Nella speranza che anche le nostre modalità di funzionamento, come l’attuale quadro istituzionale e sociale, si modifichino prima possibile. Anche in questo caso, forse sarebbe utile partire da noi, dando l’esempio.

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