Vai al contenuto
Giovani ★ Comunisti/e
  • Chi siamo
    • Organizzazione
    • Coordinamento nazionale
    • Conferenze Nazionali
      • VIII Conferenza Nazionale
      • VII Conferenza Nazionale
      • VI Conferenza Nazionale
      • V Conferenza Nazionale
      • IV Conferenza Nazionale
    • Statuto e regolamento
    • Simbolo
  • Blog
  • Eventi
    • Attività
    • Territori
    • Formazione
    • Campagne
  • Contatti
  • Materiali
    • Volantini
    • Grafiche
    • Tesseramento 2024

comingout

Di admin gc nazionale / 11 Luglio 2010

← Media precedente

Seguici sui social

giovanicomunistie

🚩 Lotta, partecipa, riprenditi il futuro! ☭
Account ufficiale Giovani Comunisti/e, la giovanile di @rifondazione

Nella giornata del 28 settembre, l’intera comunità Nella giornata del 28 settembre, l’intera comunità studentesca della Sapienza di Roma ha ricevuto un’email proveniente da Azione Universitaria, con la quale si invitavano studentesse e studenti a contattare l’organizzazione per candidarsi nelle sue liste alle prossime elezioni.

Colpisce, però, ciò che in quella comunicazione non viene detto.

Nessun riferimento al posizionamento politico di Azione Universitaria, né ai suoi rapporti con Fratelli d’Italia: una presentazione apparentemente neutrale che omette elementi rilevanti per chiunque sia chiamato a scegliere consapevolmente da chi farsi rappresentare.

È proprio questa omissione a rendere la vicenda particolarmente grave. Un canale istituzionale rivolto all’intera comunità studentesca non può trasformarsi, al di fuori degli spazi e dei tempi propri della competizione elettorale, in uno strumento di reclutamento politico senza che siano chiaramente riconoscibili natura, finalità e collocazione dell’organizzazione che lo utilizza.

Chiediamo quindi alla Sapienza di fare piena chiarezza sull’accaduto: chi ha autorizzato l’invio della comunicazione? Attraverso quali canali è stata trasmessa? E quali regole disciplinano l’utilizzo degli strumenti istituzionali dell’Ateneo per comunicazioni di questo tipo?

A chi ha ricevuto quella mail chiediamo semplicemente di guardare anche ciò che la comunicazione sceglie di non raccontare e di informarsi sull’identità politica dell’organizzazione che si propone di rappresentarlo.

Perché il problema non è soltanto ciò che viene scritto in una mail. È anche ciò che viene deliberatamente lasciato fuori.

Noi continueremo a contrastare la presenza di queste organizzazioni negli spazi democratici dell’università e a difendere un’università libera, antifascista e realmente partecipata.
Con questa frase la ministra Roccella spiega la pr Con questa frase la ministra Roccella spiega la propria contrarietà a rendere realmente paritari i congedi parentali.

Che la maternità continui a penalizzare le donne nel mercato del lavoro è un dato, non un’opinione (secondo Save the Children il 20% delle donne smette di lavorare una volta diventata madre, è la cosiddetta child penalty). Ma non sono i corpi delle donne il problema: è una società che continua a dare per scontato che debbano per forza fare figli e poi farsi carico da sole della loro cura senza alcun aiuto pratico ed economico.

La maternità non finisce con il parto; da lì comincia un lavoro che ancora oggi viene considerato principalmente responsabilità delle donne: il tempo per i figli, i congedi, le assenze dal lavoro, la gestione quotidiana della famiglia.
E così quella che dovrebbe essere una responsabilità collettiva diventa un mezzo di discriminazione di genere.
Nel settore privato, nel 2024, hanno usufruito del congedo parentale 289.230 donne contro 124.140 uomini.

Non basta riconoscere la child penalty, bisogna smettere di costruire la società sulla disponibilità gratuita e non condivisa alla cura delle donne.
Servono congedi realmente condivisi, un rafforzamento dei servizi pubblici per l’infanzia, una maggiore sicurezza salariale e contrattuale per le lavoratrici e un’organizzazione del lavoro che riconosca la cura come una responsabilità sociale. Queste dichiarazioni sono l’ennesima esternazione di un governo che si riempie la bocca col sostegno alle donne e alla natalità ma nel pratico non fa nulla per sostenerle, anzi boicotta misure che potrebbero migliorare la situazione.

Infine, simili dichiarazioni vedono ancora le donne come mezzi riproduttivi, e non come persone che possono disporre autonomamente del proprio corpo: la maternità non è una necessità fisica, ma una libera scelta.

La maternità non può diventare una condanna economica e sociale.

La cura non può continuare a essere un dovere esclusivamente femminile.
Oggi in piazza a Montecitorio contro il DDL Antise Oggi in piazza a Montecitorio contro il DDL Antisemitismo. Governo e partiti “liberali” vogliono istituire il reato di critica allo Stato d’Israele, l’ennesimo bavaglio simbolo della deriva autoritaria del nostro paese. 

Di cosa non si potrà più parlare? Nonostante tutto, non ci stancheremo mai di denunciare e mobilitarci contro un sistema di discriminazione, genocidio e profitto sul sangue del popolo Palestinese.
La notte del 28 luglio, una squadraccia di dodici La notte del 28 luglio, una squadraccia di dodici militanti di Blocco studentesco, affiliato a Casa Pound, ha vilmente pestato uno studente davanti al Liceo Einstein per aver staccato dei manifesti abusivi dell’ organizzazione neofascista.
Esprimiamo la piena solidarietà da parte della nostra giovanile e del nostro Partito allo studente della statale vilmente aggredito e gli auguriamo una rapida guarigione per le gravi ferite riportate tra cui un trauma cranico.

Denunciamo i metodi squadristi usati e l’ipocrisia di chi, volendo fare proprie alcune tematiche come la sicurezza, massacra un ragazzo la cui unica colpa è quella di aver strappato qualche manifesto abusivo, come se non fosse la stessa modalità con cui queste “organizzazioni” da anni mostrano avversità nei confronti del nostro Partito.

Rifiutiamo che nel 2026 ancora possa esserci spazio per questi rifiuti fuori e dentro  le nostre scuole. La libertà di pensiero tanto invocata da alcuni tipi di destre risulta infatti incompatibile con il concetto stesso di democrazia. È questa ne è la prova.

Ci auguriamo che la giustizia possa rintracciare i vili protagonisti di questo attentato alla democrazia.
Fin quando queste organizzazioni violente e anti democratiche saranno libere di agire impunemente, protette dalle parole vuote di questo governo, i valori della Resistenza saranno calpestati da chi usa la violenza bruta per difendere gli interessi della Classe dominante.
Noi comunisti siamo e saremo sempre in prima Linea nella lotta contro il fascismo e la sua barbarie. in ogni scuola, in ogni città, in ogni posto di lavoro, sarà sempre resistenza.

GLI UNICI STRANIERI SONO I FASCISTI NEI NOSTRI QUARTIERI.
C’è una storia che parte da Pavia e attraversa l’E C’è una storia che parte da Pavia e attraversa l’Europa: è la storia di Rexhino “Gino” Abazaj.

Gino nasce in Albania ed arriva in Italia quando ha appena tre anni. Cresce qua, va a scuola e la sua vita è radicata a Pavia.
Per questo, compiuti i diciotto anni, chiede la cittadinanza italiana.

Nel frattempo si impegna nel movimento per il diritto alla casa, tanto che, durante la partecipazione ad un picchetto contro lo sfratto di una donna che non riusciva più a pagare l’affitto, viene denunciato. La denuncia viene archiviata e Gino non viene condannato.

Eppure la sua domanda per ricevere la cittadinanza italiana viene rigettata, mentre altri componenti della sua famiglia non riscontrano problemi.

Dopo gli anni trascorsi in Italia, si trasferisce in Finlandia, dove prosegue i suoi studi, inizia la carriera lavorativa e mette su famiglia.

Nel frattempo però le autorità ungheresi lo cercano per i cosiddetti “fatti di Budapest” del febbraio 2023. Tra il 10 e l’11 febbraio di quell’anno, durante quella che viene chiamata la “Giornata dell’Onore”, un gruppo di antifascisti/e si oppose con forza al raduno neonazista che si tiene ogni anno con il sostegno del Governo ungherese. 

Gino viene poi arrestato in Finlandia, per la completare la procedura di consegna all’Ungheria. Solo dopo viene lasciato libero con un braccialetto elettronico, mentre viene dato seguito agli aspetti burocratici e legali del processo. 
Presenta ricorso e, dopo il rigetto da parte delle Corti, si trasferisce in Francia.

È così che, A Parigi, nel novembre del 2024, Gino viene arrestato su mandato d’arresto europeo emesso dall’Ungheria.

L’Ungheria lo accusa di aver partecipato alle aggressioni contro alcuni neonazisti a Budapest. Gino contesta ancora le accuse.

Nel frattempo, la giustizia francese esamina la richiesta di consegna. Nell’aprile 2025 arriva una decisione importante: la Francia rifiuta di consegnarlo all’Ungheria, citando i rischi relativi alle condizioni di detenzione e alle garanzie di un processo equo.

Sembra la fine della vicenda, ma non lo è.

👇Continua nel primo commento👇
CAROBENZINA, LA NOSTRA PROPOSTA PRESENTATA A RENDE CAROBENZINA, LA NOSTRA PROPOSTA PRESENTATA A RENDE (CS) DI DISTRIBUTORI DI CARBURANTE COMUNALI

Le guerre ed i genocidi di interesse economico, cominciano a colpire anche lo stile di vita di noi cittadini occidentali (seppur in misura incomparabilmente inferiore rispetto a chi viene bombardato ogni giorno). 

Mentre ciò deve assolutamente spingere tutti/e a risvegliare una certa consapevolezza sociale, noi Giovani Comuniste/i di Rifondazione Comunista cerchiamo delle soluzioni per noi cittadini. In tali condizioni, non è possibile che l’interesse al profitto dei privati rimanga immacolato. 

I distributori di carburante a gestione comunale dimostrano che si può offrire un servizio ancora essenziale a prezzi inferiori rispetto a quelli dei distributori privati. Il comune affronta esclusivamente i costi di acquisto del carburante e lo rivende a quella cifra (con un unico margine destinato alla manutenzione). 

Noi vogliamo che tale modalità di erogazione venga eseguita anche nelle grandi città, così da aiutare tutti i cittadini. Per fare ciò, dobbiamo sottolineare la necessità di superare le logiche liberiste delle normative sulla protezione concorrenziale, che tutelano solo l’interesse dei proprietari privati e non di tutta la popolazione.
Segui su Instagram