Tag: Spagna

Revoluciòn en el SOL

di Anna Belligero

Per comprendere realmente l’organizzazione di questo movimento è stato necessario, ma certamente non sufficiente, piantare la tenda al centro del villaggio. Un po’ come hanno fatto loro, nella capitale, che di certo non è un villaggio, ma che lì, proprio al centro, riesce a farsi comprendere da tutt* quell* che passano, e prova a scalfire l’indifferenza di un Paese che dicono “va risvegliato”.

Funziona tutto alla perfezione, il movimento 15 M è un corpo perfetto e regolare, con le sue articolazioni, autonome ma connesse tra loro. Ma soprattutto è un corpo. Non si rilasciano dichiarazioni individuali, non si dichiara il nome dell’organizzazione o del collettivo di appartenenza, perchè quella piazza non è una sfilata di parte, ma una lotta collettiva per tutt*. Una lotta collettiva “por el cambio”. Il cambiamento del Paese intero, mobilitato a partire dai suoi cittadini più giovani. Tantissimi ragazzi, ma soprattutto tantissime ragazze a promuovere e far vivere questa.

Puerta del Sol da oggi è anche casa nostra

di Simone Oggionni

Abbiamo scelto di andare a Madrid tra gli indignados di Puerta del Sol perché da qui, nelle cronache girate in rete, abbiamo intravisto qualcosa di grande e che ci riguarda da vicino. Che interroga le nostre lotte, il nostro stesso modo di concepire la politica.

Cosa è successo a Madrid e in tutta la Spagna in questi ultimi mesi? Dopo lo sciopero generale del settembre scorso e le manifestazioni in tutte le città di dicembre, scandite dalla richiesta di lavoro, salario e diritti sociali, il 7 aprile si è svolta un’altra grande giornata di mobilitazione in cui in particolar modo i giovani (raccolti nella piattaforma di Juventud Sin Futuro) hanno manifestato l’esigenza di strutturarsi in soggetto politico e coordinarsi in maniera permanente. Il 15 maggio, dopo che il governo Zapatero ha siglato con i sindacati un’intesa che, tra le altre cose, ha innalzato l’età pensionabile a 67 anni, si è svolta una nuova

Asilo politico (e non estradizione) per i giovani baschi arrestati a Roma

di Simone Oggionni Giovedì scorso a Roma la Digos ha arrestato tre giovani militanti del movimento basco (Fermin Martinez, Zarine Gojenola, Artzai Santesteban) mentre distribuivano volantini informativi sull’attuale contesto di repressione e criminalizzazione del dissenso indipendentista.
I tre compagni, venuti a Roma per denunciare tale condizione, erano ricercati dalle autoritù spagnole dallo scorso 24
novembre, giorno in cui la magistratura spagnola aveva effettuato una maxi-retata contro la gioventù indipendentista, con la richiesta di cattura per oltre cinquanta giovani.

Solidarietà a Otegi e alla sinistra basca

“Abbiamo un debito con i prigionieri politici baschi, i rifugiati e i tanti compagni che abbiamo perso nella lotta e alla fine ce la faremo”. Per questa frase Arnaldo Otegi, uno dei leader della sinistra basca, ha subito una condanna di due anni di carcere e altri sedici di inabilitazione totale.

Alcuni paesi fra cui la Spagna e l’Italia cercano ancora di punire voci di dissenso, con i reati d’opinione, mentre troppo spesso chi rivolge insulti o minacce contro cittadini stranieri viene invece tutelato. Questi reati di semplice manifestazione del proprio pensiero politico rappresentano un ostacolo alla libertà di espressione di opinioni politiche. Il governo Zapatero continua la linea repressiva nei confronti del movimento basco. Il mito dello Stato socialista perfetto, a cui gli italiani guardavano per consolarsi dalle sconfitte nostrane, da sempre si infrange su questioni economiche

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