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	<title>Giovani Comunisti/e &#187; sinistra</title>
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	<description>pace, lavoro, giustizia sociale, diritti e libertà</description>
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		<title>Un incontro di energie, una generazione unita. A sinistra</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Mar 2011 11:39:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Francesco D&#8217;Agresta L&#8217;aria che tira è aria di guerra, e si aggiunge all&#8217;aria già viziata nel nostro Paese dall&#8217;attacco ai lavoratori, financo dalla riproposizione scellerata del nucleare. Contemporaneamente, venti di rivolta attraversano il nord Africa. Ma anche in Europa non si sta a guardare: insieme alle mobilitazioni sociali che l&#8217;attraversano, i partiti di sinistra]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><strong><a class="lightbox" title="linearossa" href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/linearossa.jpg"><img class="size-medium wp-image-2356 alignright" style="margin: 4px;" title="linearossa" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/linearossa-400x267.jpg" alt="" width="260" height="173" /></a>di Francesco D&#8217;Agresta</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;aria che tira è aria di guerra, e si aggiunge all&#8217;aria già viziata nel  nostro Paese dall&#8217;attacco ai lavoratori, financo dalla riproposizione  scellerata del nucleare. Contemporaneamente, venti di rivolta  attraversano il nord Africa.<br />
Ma anche in Europa non si sta a  guardare: insieme alle mobilitazioni sociali che l&#8217;attraversano, i  partiti di sinistra e comunisti raccolgono forti consensi nelle  amministrative di questi giorni, dal 9 per cento raccolto dal Fronte di  Sinistra in Francia alla Russia dove il Partito Comunista raggiunge il  30 per cento, confermandosi secondo partito nazionale, al 23 per cento  raccolto in Sassonia dalla Linke, secondo partito.<span id="more-2355"></span><br />
I comunisti e la  sinistra italiana, pur nell&#8217;enorme difficoltà della fase, hanno la  possibilità di affermare e confermare le proprie scelte di campo contro  la guerra, con gli studenti e con i lavoratori.<br />
I giovani possono  essere il motore di queste battaglie: dopo aver sostenuto con forza e  passione le lotte in difesa della scuola pubblica e del mondo del  lavoro, l&#8217;immediata reazione dei Giovani Comunisti all&#8217;annuncio  dell&#8217;attacco militare dell&#8217;Occidente in Libia ci parla ancora una volta  di un&#8217;organizzazione vitale composta da giovani pronti a sacrificarsi e a  buttarsi a capofitto nella militanza politica e nella lotta.<br />
In  tutta Italia, dalle metropoli al più piccolo circolo, dalla Sicilia,  terra militarizzata e base di partenza dei raid, a Torino i giovani  della Federazione della Sinistra si mobilitano pieni di rabbia contro  l&#8217;ennesima guerra. Senza se e senza ma rivendichiamo le nostre posizioni  con estrema coerenza. Quei giovani attivi contro la guerra, sollecitati  e mobilitati nella gran parte dei casi dai Giovani Comunisti, sono un  corpo unico, composto da migliaia di compagne e compagni.<br />
Ovviamente  non è una novità, ma è una rassicurante certezza. Una naturale  coincidenza di intenti e una consapevole voglia di sentirsi parte della  stessa famiglia. E rispetto a questo non si può rimanere a guardare.<br />
L&#8217;errore  drammatico sarebbe se, pur consapevoli di ciò, non si portasse a  compimento il progetto di dar vita ad un soggetto aggregante  generazionale di sinistra, dentro il quale i Giovani Comunisti e la  Federazione Giovanile dei Comunisti Italiani non hanno più alibi per  rimanere divisi. Un progetto avviato da qualche anno e che continua a  muoversi troppo a rilento.<br />
Già in molti territori sono nati  coordinamenti unitarie tra le due forze che di fatto operano  quotidianamente insieme lavorando negli stessi luoghi e incontrandosi  nelle stesse stanze. Un incontro di energie che ha ridato forza a molti  territori in difficoltà. Una richiesta reale che viene dal basso. Ma  che, ben inteso, non deve fermarsi alle due giovanili comuniste. Un  folto arcipelago di associazioni, movimenti e singoli devono essere  pienamente inseriti in tale percorso, arricchendo ancora di più il  processo.<br />
Come spesso accade, i gruppi dirigenti (una parte dei  gruppi dirigenti) rischiano di rimanere troppo indietro rispetto allo  stato reale delle organizzazioni. Come spesso accade, i territori stanno  indicando la linea.<br />
La costruzione della Federazione ci ha  dimostrato che non dobbiamo avere paura di compiere le scelte unitarie  che i compagni ci chiedono a viva voce. E&#8217; necessario uno slancio  decisionale che ci permetta, in tempi brevi, di focalizzare tutte le  nostre energie sulla politica, eliminando i tentennamenti tattici che i  compagni hanno già superato nei territori in nome delle battaglie, della  storia e di un&#8217;idea di futuro comuni.<br />
Superiamo le diffidenze. Con tutta la nostra forza e tutta la nostra passione.</p>
<p>FRANCESCO D&#8217;AGRESTA<br />
coordinamento nazionale Giovani Comuniste/i</p>
<p style="text-align: justify;">da <strong><a href="http://www.liberazione.it" target="_blank">Liberazione</a></strong> del 30 Marzo 2011</p>
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		<title>Italia, culla e levatrice del capitalismo peggiore</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Feb 2011 23:54:53 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Politica interna]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
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		<description><![CDATA[di Nicolò Ollino Rapida cronistoria, farcita ed arricchita da sagaci e rare constatazioni, della nascita, crescita ed evoluzione del capitalismo nostrano, un modello tutt’altro che invidiabile, comunque figlio della mentalità italiana: l’altra faccia, quella egemone, rispetto a “italiani brava gente”. Iniziamo con ordine: quarant’anni anni di liberalismo politico ed economico, pressochè svincolato da ogni forma]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><strong><a class="lightbox" title="muss-andr-berl1" href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/muss-andr-berl1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2164" style="margin: 4px;" title="muss-andr-berl1" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/muss-andr-berl1-400x400.jpg" alt="" width="284" height="284" /></a>di Nicolò Ollino</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Rapida cronistoria, farcita ed arricchita da sagaci e rare  constatazioni, della nascita, crescita ed evoluzione del capitalismo  nostrano, un modello tutt’altro che invidiabile, comunque figlio della  mentalità italiana: l’altra faccia, quella egemone, rispetto a “italiani  brava gente”. Iniziamo con ordine: <em>quarant’anni anni di liberalismo politico ed economico</em>,  pressochè svincolato da ogni forma di controllo, una monarchia,  entrambi saldamente filo-padronali e con una mentalità verticistica  della vita pubblica e culturale; gente comunque certamente con un senso  dello stato e dalla concezione della morale più alti di ciò che possiamo  vedere oggi tra palazzo Grazioli, villa Certosa e la residenza svizzera  del buon Marchionne. E non ingannino i termini Sinistra Storica e  Destra Storica perchè si trattava di due facce della stessa destra  liberal liberista.<span id="more-2163"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ma proseguiamo: alcuni anni in cui <em>monarchia e papato, in accordo con il padronato</em>,  armano e finanziano quantità indecenti di ragazzotti, reduci e  delinquenti per reprimere le proteste contadine ed operaie del Biennio  Rosso, ponendo le basi per ciò che sarà nei vent’anni anni che  seguiranno: vent’anni bui, duri, amari, vent’anni di <em>fascismo</em>, povertà, regressione e guerra.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma ciò non basta: non solo non si puniscono a dovere i crimini di  guerra e di regime, imborghesendo gli assassini di qualche anno o mese  prima, permettendo a fucilatori mai pentiti come Almirante di entrare in  Parlamento (nel centro della democrazia repubblicana, Repubblica che  comunque, nonostante tutto, trionfò sulla monarchia per appena due  milioni di voti). Ci teniamo per quarant’anni una sporca e puzzolente,  ladra, clientelare e spesso collusa e mafiosa <em>Democrazia Cristiana </em>al governo.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver pensato di poter semplicemente fare pulizia con  Tangentopoli, ipotecando la prima repubblica, inauguriamo la seconda,  ovvero venti anni che non sapremo quando finiranno di <em>berlusconismo</em>, di impoverimento della Democrazia, delle istituzioni, di pulite di culo con le pagine della Costituzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Riassumiamo: quarant’anni i liberali, venticinque padroni e fascisti,  altri quarant’anni di intrigoni democristiani, e dulcis in fundo  vent’anni di berlusconismo. CAZZO CHE BEL PAESE! Siamo davvero un paese  povero intellettualmente, non ne abbiamo mai a sufficienza, non siamo  mai sazi del peggio desiderando invece sempre scottarci per capire che  stiamo sbagliando quando ormai è troppo tardi, e ovviamente abbiamo  anche la memoria corta perchè ci ricadiamo sempre. Abbiamo accolto,  cullato, fatto crescere, pensato di aver incatenato e plasmato, e poi  fatto emergere nel suo stadio peggiore il <strong><em>capitalismo made in Italy</em></strong>.  O forse made in Taiwan o in Corea. Massì perchè la globalizzazione  neoliberista e capitalista è anche questo, imprese che se ne vanno,  capitali che emigrano protetti da scudi mentre l’evasione incrementa  protetta da condoni, mentre i poveracci restano sempre perchè non sanno  dove andare. Noi siamo un mercato che è ansioso di essere succhiato fino  al midollo, vuole addirittura accelerare i tempi già brevi che ci da il  capitalismo prima di dirci: GAME OVER.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo incredibili!</p>
<p style="text-align: justify;">Berlusconi e Marchionne… Che bella coppia! E la Gelmini e Sacconi. E  Bossi che guarda dal cespuglio. Un quadretto disgustoso, ma questo è. E  ce lo siamo scelto democraticamente, e forse così sarà ancora per un pò!  O forse, ci dicono, è notizia fresca, ci toccherà vedere un governo  PDL-PD: tale è l’offerta che Berlusconi fa a Bersani, tale è la prova  cui si deve sottoporre il PD. (D’Alema taci per favore) Un governo che  si prospetta, già lo si dice a gran voce ed in perfetto rispetto delle  normative firmate BCE, come una ventata liberlizzatrice e un gran peso  sulle spalle dei lavoratori. Sì, perchè c’è da dire che quando si tratta  di imporre misure e manovre fiscali draconiane, autoprodotte o  richieste più o meno timidamente da qualche istituzione del capitale  internazionale, e ovviamente sulle spalle dei lavoratori, il nostrano  capitalismo si fa sentire in modo abbastanza prepotente e bipartisan:  vuoi il “bene e la stabilità del paese”, vuoi la “sicurezza dei  mercati”, vuoi il rientro del debito… Perchè noi italiani si sa, abbiamo  un risparmio privato eccellente! E però abbiamo anche un risparmio  pubblico che ci dovrebbe far vergognare, essendo uno di quelli che in  percentuale si configura come in cima alla lista dei debiti pubblici  mondiali, ricordiamocelo sempre. Il pubblico da noi non è affatto ben  visto, qua si pensa al privato!</p>
<p style="text-align: justify;">Vogliamo parlare brevemente delle recentissime vicende FIAT? Un  secondo quadretto molto interessante che vede sgolarsi in favore  dell’abbassamento delle condizioni di lavoro diritti e dell’innalzamento  dei ritmi di lavoro una massa indistinta ma liberalissima! Dalla  maggioranza del PD al PDL, con la Lega (sì proprio quella che si dice  dalla parte dei lavoratori e che pretende ed esige in modo assurdo, ma  talvolta sembra ottenerla, l’eredità in termini di radicamento ed  elettorato del vecchio ma attivo e orgoglioso PCI) passando per  Radicali, quel soggettucolo politico ambiguo ed ultra-capitalista, e  UDC. Sì sì, anche quel centro-sinistra che dovrebbe incarnare un sentire  comune che si esprime chiaramente contro il modello Marchionne perchè  quel 46% di NO avrebbe dovuto essere un 90% senza lo spauracchio della  delocalizzazione e senza la contro-propaganda bipartisan. E invece  questo centro-sinistra non capisce e loda il carnefice della sua base  elettorale potenziale (ma ormai eventuale), e si allontana dalla  Sinistra (FdS e SEL, e tentennando IdV) e dalla FIOM. E l’elettorato che  fa? O si astiene, e quindi si perdono le elezioni, o annusando  l’andazzo sembra svoltare a destra… Ma svoltare a sinistra una buona  volta? Dovete proprio finire tutti sul lastrico per capire, cari operai,  che non dovete, perchè non vi conviene, votare al 60% Lega e PDL, al  30% PD e magari solo con le briciole elettorali che restano la sinistra?  Ma non mi sembra difficile: la sinistra difende la classe operaia, come  mai la classe operaia vota altrove?</p>
<p style="text-align: justify;">So che questa è una riflessione molto breve considerando la  complessità del tema, tocca solo alcuni punti anche se caldi, e verrà  bollata da molti come parziale ed eccessivamente appassionata. Così è,  se vi pare.</p>
<p style="text-align: justify;">NICOLO&#8217; OLLINO<br />
Giovani Comuniste/i &#8211; Asti</p>
<p style="text-align: justify;">2 Febbraio 2011</p>
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		<title>Per uscire dall&#8217;isolamento, un&#8217;offensiva dai territori</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 11:34:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Giuliano Ezzelini Storti Da molti mesi non traspare, per quanto ci riguarda come Partito e come Federazione della Sinistra, un nostro ruolo chiaro nello scenario politico nazionale. Ovviamente non mi riferisco alla nostra utilità sociale o alla presenza nei conflitti: il nostro ruolo è ampio e la nostro presenza è spesso decisiva, dalle grandi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><strong><a class="lightbox" title="img_48f48ecd5fc20_verybig" href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/01/img_48f48ecd5fc20_verybig.jpg"><img class="size-full wp-image-2083 alignright" style="margin: 4px;" title="img_48f48ecd5fc20_verybig" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/01/img_48f48ecd5fc20_verybig.jpg" alt="" width="267" height="200" /></a>di Giuliano Ezzelini Storti</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Da molti mesi non traspare, per quanto ci riguarda come Partito e come Federazione della Sinistra, un nostro ruolo chiaro nello scenario politico nazionale. Ovviamente non mi riferisco alla nostra utilità sociale o alla presenza nei conflitti: il nostro ruolo è ampio e la nostro presenza è spesso decisiva, dalle grandi vertenze di settore (vedi Chimica e Porto Marghera; Fiom e Fiat) alle lotte contro la &#8220;riforma&#8221; Gelmini (vedi la mobilitazione studentesca di questi giorni). Tuttavia, per chi è all&#8217;esterno di questi grandi conflitti, il punto è come veniamo percepiti e, addirittura, se veniamo percepiti. I sondaggi la dicono lunga &#8211; per quanto veri o falsi siano, seppur per un minimo, qualcosa diranno! &#8211; sulla scarsa considerazione che gli elettori hanno di noi. <span id="more-2082"></span></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; vero che in varie fasi altaleniamo tra un crollo di consensi e una considerevole ripresa, ma mai si consolida un segno chiaro e pieno di quale risultato porteremmo a casa se andassimo al voto. I sondaggi non vanno sopravvalutati, ma, io penso, nemmeno ignorati del tutto. Quindi? Il punto è che non veniamo percepiti perché, anche se legittimamente e giustamente ci fa schifo ammetterlo, siamo completamente esclusi dalle dinamiche della politica parlamentare. Si badi bene, sappiamo tutti benissimo che i media non pubblicano niente di quello che diciamo, ma possiamo dire con certezza che è solo colpa dell&#8217;esclusione forzata che i giornali esercitano nei nostri confronti o, piuttosto, abbiamo anche noi stessi qualche responsabilità? Piaccia o non piaccia, Vendola è presente e riesce a dire la propria al pari di altri, pur essendo anch&#8217;egli, come noi, fuori dal Parlamento: si può liquidare questo fenomeno come l&#8217;artificioso meccanismo di alcune testate giornalistiche per meri fini di indirizzo politico del Partito democratico, come pure ho sentito dire da qualche compagno?</p>
<p style="text-align: justify;">Non possiamo, penso, se abbiamo un minimo di umiltà, dire solo che &#8220;il mondo è cattivo&#8221;, che è contro di noi, che ci impedisce la visibilità. In Vendola e in SeL si è connotato un valore simbolico notevole per il popolo della sinistra e sbaglieremmo se lo liquidassimo in due parole, definendolo come fa D&#8217;Alema il &#8220;berlusconismo di sinistra&#8221;. Ho avuto occasione, nella sua venuta a Vicenza, di sentire il compagno Nichi e di vedere la reazione della gente alle sue parole: ovazioni da stadio e salone della fiera pieno nonostante il maltempo (nevicava di brutto!). Possiamo dire quindi che questo sia solo un effetto del &#8220;berlusconismo di sinistra&#8221;? Direi di no. La soluzione sta nel fare come Sinistra Ecologia e Libertà, che insegue un leader e accresce il consenso sulla sua scia? No, non credo sia questa la strada. Penso, e in questo dovremmo copiare Vendola, che non dobbiamo avere &#8220;timidezza&#8221; né a destra, né a sinistra. Bisogna sfatare un altro mito: nelle assemblee di Nichi non si parla solo di primarie, si parla di politica e si dicono le cose che diciamo sempre noi, anche se, a differenza sua, non ci ascoltano in molti. Sulla Fiat, sull&#8217;acqua, sull&#8217;ambiente non ci sono differenze con quello che diciamo sempre noi! Perciò?</p>
<p style="text-align: justify;">Se vogliamo cominciare a contare dobbiamo &#8220;attaccare&#8221; e smettere di stare sulla difensiva e all&#8217;angolo. Come? Lanciando un&#8217;offensiva sui territori, promuovendo assemblee con esponenti di tutto il centrosinistra (almeno una per provincia!), rimettendoci al centro della dinamica politica nazionale su quattro punti principali: unità a sinistra per cambiare la società e dare risposte concrete ai movimenti; richiesta immediata di elezioni con proposta di coalizione di centrosinistra per battere Berlusconi con un accordo su alcuni punti per noi fondamentali; difesa della Costituzione; infine, se il Pd tentenna o non accetta, non dobbiamo esitare a lanciare l&#8217;ipotesi di un quarto polo, un &#8220;polo dell&#8217;alternativa di governo&#8221;, composto da Federazione della Sinistra, Italia dei Valori e Sinistra Ecologia e Libertà.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa ho detto di nuovo sui primi tre punti? Nulla: mettiamo in pratica la linea che da mesi approviamo e mai applichiamo! Sul quarto polo, invece contrattacchiamo, ci mettiamo al centro di una discussione politica nazionale e incalziamo SeL, Di Pietro e il Pd su dei punti chiave sui quali convergiamo, non come quelli che stanno fuori alla finestra a guardare e poi peregrinano un posto in parlamento al Partito democratico. Ma soprattutto non ci mettiamo in condizioni di difficoltà se, per un&#8217;ipotesi folle, davvero si concretizzasse un&#8217;alleanza fra Pd e i centristi, tanto auspicata nell&#8217;ultimo periodo. Il quarto polo, potremmo sperimentarlo subito se non ci fossero le elezioni politiche nazionali: ci sono molte tornate elettorali amministrative nel 2011 e in molte realtà il dialogo fra noi, Di Pietro e SeL è più avanzato e coordinato di quanto si pensi.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualcuno potrebbe dirmi che un&#8217;alleanza con l&#8217;Italia dei Valori è impossibile, però siamo già stati al governo con Di Pietro, senza contare che l&#8217;IdV è concorde con tutti i punti sopra elencati.<br />
Ciò che ho scritto sopra è chiaramente una provocazione, un&#8217;esortazione a discutere di questa fase politica e a uscire dal nostro immobilismo, ma se fosse un&#8217;ottima risposta alle nostre esigenze? Aspetto commenti.<br />
Sulle primarie dico solo una cosa: se Vendola ce le chiedesse per un accordo, perché negarle? Potremmo perfino appoggiarlo: se ci fosse una coalizione con il Pd, perché non dovremmo farlo? In quella sala a Vicenza non ho visto un popolo tutto nuovo, ho visto molte facce che una volta venivano alle nostre assemblee di Rifondazione: se ci fossero le primarie e non appoggiassimo Vendola saremmo ancora più isolati e sempre meno riconosciuti e considerati dal nostro popolo che non vede le differenze che noi notiamo.</p>
<p style="text-align: justify;">GIULIANO EZZELINI STORTI</p>
<p style="text-align: justify;">Coordinamento nazionale GC</p>
<p style="text-align: justify;">9 Gennaio 2010</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Al via il percorso unitario del nuovo soggetto giovanile della sinistra</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 11:11:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dispositivo approvato dall&#8217;attivo unitario del campeggio &#8220;Alternativa Rebelde 2010&#8243; Le compagne e i compagni che hanno partecipato al campeggio &#8220;Alternativa Rebelde 2010&#8243; valutano positivamente il dibattito che si è sviluppato in questa settimana, che ha registrato notevoli e significative convergenze tra i soggetti promotori, pressoché in tutti i dibattiti e i workshop tematici. In particolare]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><em><a class="lightbox" title="gcunit" href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/09/gcunit.jpg"><img class="size-full wp-image-1436 alignright" style="margin: 4px;" title="gcunit" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/09/gcunit.jpg" alt="" width="267" height="200" /></a>Dispositivo approvato dall&#8217;attivo unitario del campeggio &#8220;Alternativa Rebelde 2010&#8243;</em></strong> Le compagne e i compagni che hanno partecipato al campeggio &#8220;Alternativa Rebelde 2010&#8243; valutano positivamente il dibattito che si è sviluppato in questa settimana, che ha registrato notevoli e significative convergenze tra i soggetti promotori, pressoché in tutti i dibattiti e i workshop tematici.</p>
<p style="text-align: justify;">In particolare consideriamo positivi i due documenti politici votati dalle organizzazioni giovanili che definiscono percorsi analoghi e convergenti. Riteniamo infatti inderogabile avviare un percorso che porti entro la fine dell&#8217;anno alla costruzione di un momento costitutivo nazionale. L&#8217;urgenza di un&#8217;aggregazione politica comunista e della sinistra che, con una prospettiva di autonomia dalle forze <span id="more-1435"></span>moderate, fronteggi gli attacchi violentissimi contro la nostra generazione è sotto gli occhi di tutti e motiva il nostro impegno unitario.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci impegniamo affinché questo percorso sia realmente aperto e partecipato, viva a partire dai teritori e non sia ridotto alla somatoria dell&#8217;esistente. Un percorso che alluda alla necessità di unire i comunisti, le diverse esperienze della sinistra d&#8217;alternativa e le diverse soggettività critiche e anticapitaliste a partire dalle lotte degli studenti e dei lavoratori e dal conflitto sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Lavoriamo affinché le due organizzazioni giovanili trovino da subito, sui territori e a livello nazionale, momenti di coordinamento tra loro e con i nuovi soggetti che si diranno disponibilli, anche allo scopo di elaborare nome, logo, progetto e priorità di intervento del nuovo soggetto politico generazionale.</p>
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		<title>Per l&#8217;unità della sinistra, nelle lotte, nei contenuti</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 21:38:33 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Dal Partito]]></category>
		<category><![CDATA[Politica interna]]></category>
		<category><![CDATA[Federazione della Sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[Rifondazione Comunista]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>

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		<description><![CDATA[Appello &#8211; Verso l&#8217;assemblea di Settembre Siamo donne e uomini di sinistra che hanno preso parte alle tormentate vicissitudini culminate nella disfatta del 2008. Oggi, nella diaspora della sinistra italiana, facciamo riferimento a organizzazioni e movimenti diversi. Alcuni di noi svolgono ruoli dirigenti in partiti o associazioni, altri – dismessa la militanza attiva – contribuiscono]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><em><a class="lightbox" title="pugno" href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/pugno.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1239" style="margin: 4px;" title="pugno" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/pugno.jpg" alt="" width="200" height="200" /></a>Appello &#8211; Verso l&#8217;assemblea di Settembre </em></strong>Siamo donne e uomini di sinistra che hanno preso parte alle tormentate vicissitudini culminate nella disfatta del 2008. Oggi, nella diaspora della sinistra italiana, facciamo riferimento a organizzazioni e movimenti diversi. Alcuni di noi svolgono ruoli dirigenti in partiti o associazioni, altri – dismessa la militanza attiva – contribuiscono in altre forme alla battaglia politica o vi partecipano da semplici cittadini, con immutata passione.<br />
Siamo dunque diversi. Ma siamo anche uguali, accomunati dall’appartenenza a una stessa storia e cultura politica. Questa comunanza significa per noi convenire su talune fondamentali priorità: i diritti del lavoro, <span id="more-1238"></span>l’occupazione e il reddito delle classi lavoratrici; l’inalienabile titolarità collettiva dei beni primari, a cominciare dall’acqua, dalla conoscenza e dall’ambiente; la democrazia partecipativa, garantita dalla Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza antifascista.<br />
Sulla base di queste opzioni condivise, l’attuale situazione sociale e politica del Paese ci appare grave e densa di pericoli. Guardiamo con allarme alle pesanti conseguenze della crisi economica sulle condizioni di vita di grandi masse di cittadini italiani e migranti. Riteniamo (e la «manovra correttiva» ora minacciata dal governo ci rafforza in tale convincimento) che la drammatica crisi che investe gli anelli più deboli del contesto europeo sancendo il fallimento dell’Europa liberista di Maastricht e di Lisbona renda ancor più preoccupante anche nel nostro Paese la prospettiva delle classi subalterne. Consideriamo intollerabili il dilagare della povertà e della precarietà; l’attacco governativo alle tutele giuridiche del lavoro dipendente e al diritto dei lavoratori a una contrattazione collettiva solidale, autonoma e democratica; la distruzione dello Stato sociale e il controllo oligarchico sui mezzi di informazione; il diffondersi della corruzione e dell’evasione fiscale e l’imposizione di un sistema politico bipolare che nega rappresentanza e voce a milioni di elettori. Riteniamo concreto il rischio di svolte autoritarie in un contesto segnato dalla rottura della coesione sociale e dalla recrudescenza di pulsioni razziste alimentate da chi accarezza disegni populisti e progetta la distruzione istituzionale dell’unità nazionale.<br />
In questo difficile frangente pensiamo che quanto ci unisce debba prevalere su quanto ci ha sin qui diviso e tuttora ci separa. Siamo determinati a batterci per una società più civile e meno ingiusta, ma siamo al tempo stesso consapevoli del concreto rischio di estinzione che oggi incombe sulla sinistra italiana. Tutto ciò ci convince della inderogabile necessità di puntare sulle convergenze e affinità e di privilegiare le importanti battaglie comuni che insieme possiamo combattere e vincere: innanzitutto quella, cruciale, per il rilancio del sistema elettorale proporzionale per tutte le assemblee elettive, a cominciare dal Parlamento nazionale.<br />
Con questo spirito ci rivolgiamo a tutte le forze organizzate della sinistra, affinché in ciascuna si affermi una volontà unitaria, indispensabile a far sì che la sinistra torni a giocare un ruolo importante sulla scena politica italiana.</p>
<p>primi firmatari:</p>
<p>Vittorio Agnoletto, Gianni Alasia, Nicola Atalmi, Saverio Aversa, Katia Bellillo, Marzia Biagiotti, Alberto Burgio, Cesare Chiazza, Maria Campese, Loris Campetti, Luciana Castellina, Giusto Catania, Andrea Cavallini, Stefano Ciccone, Marcello Cini, Paolo Ciofi, Elettra Deiana, Nino De Gaetano, Piero Di Siena, Stefano Falcinelli, Paolo Favilli, Luigi Ferrajoli, Gianni Ferrara, Francesco Garibaldo, Alfonso Gianni, Haidi Giuliani, Claudio Grassi, Damiano Guagliardi, Margherita Hack, Rita Lavaggi, Raniero La Valle, Orazio Licandro, Giorgio Lunghini, Maria Rosaria Marella, Alberto Marri, Giorgio Mele, Maria Grazia Meriggi, Luciano Ponticelli, Goffredo Moroni, Roberto Musacchio, Ivan Nardone, Giorgio Nebbia, Simone Oggionni, Franco Ottaviano, Moni Ovadia, Gianni Pagliarini, Manuela Palermi, Valentino Parlato, Roberto Passini, Paola Pellegrini, Ciro Pesacane, Silvana Pisa, Marcello Ricci, Tiziano Rinaldini, Giorgio Riolo, Anna Maria Rivera, Raffaele Salinari, Linda Santilli, Elisa Savi, Patrizia Sentinelli, Adriana Spera, Bruno Steri, Luciano Riecco, Aldo Tortorella, Alessandro Valentini, Mario Vegetti, Gianni Vigilante, Massimo Villone, Luigi Vinci, Stefano Vinti, Stefano Zuccherini</p>
<p>aderiscono:</p>
<p>Gero Accardo, Veronica Albertini, Massimo Allulli, Gianluca Alfieri, Daniela Ambrosino, Antonio Antonelli, Luca Antoniazzi, Luciano Barracco, Gino Bernabini, Enrico Bayma, Michele Barosselli, Maurizio Brotini, Gabriele Bini, Jacopo Borsi, Pino Brandi, Giancarlo Bandinelli, Edoardo Biancardi, Tonino Cafeo, Mario Corinaldesi, Alberto Celli, Giovanna Covolo, Stefano Cristiano, Mimmo Caporusso, Rosario Consiglio, Filippo Cannizzo, Jonathan Chiesa, Giacomo Conti, Marco Donà, Francesco Valerio della Croce, Alberto Domenichini, Massimo De Santi, Virginia De Cesare, Marco Dal Toso, Silvia Di Giacomo, Giuliano Ezzelini Storti, Elena Fornasari, Giuseppe Fazio, Bernardo Fallani, Michele Frascarelli, Alessandro Genova, Claudio Giambelli, Antonio Griesi, Oscar Grasso, Giuseppe Genchi, Ivano Gioffreda, Valentina Greco, Chiara Guida, Roberto Iacovacci, Silvia Iracà, Giancarlo Iacchini, Nicola Iannarelli, Filippo Incorvaia, Chiara La Rocca, Alessandro Leoni, Mauro Lenzi, Gianluca Lombardi, Diego La Sala, Paolo Laricchiuta, Orazio Mandola, Cristina Mattiello, Andrea Merola,  Alessandro Monti, Alyosha Matella, Evelino Matella, Alaa Nasser, Massimiliano Ortu, Mario Ottavi, Salvatore Politini, Maurizio Pucci, Enrico Pellegrini, Dimitri Palagi, Andrea Parti, Mauro Pinzauti, Giovanna Pagani, Federica Pitoni, Daniele Quadrano, Luca Rovai, Stefano Ruggieri, Rita Rossi, Stefano Russo, Marco Sferini, Valentina Steri, Pino Santarelli, Giuliano Sdanghi, Ferdinando Stumpo, Alberto Sorbello, Luigi Tamborrino, Mirco Tincani, Costanzo Toti, Alessandro Tedde, Maria Pia Trevisani, Alberto Viscardo Galante, Ivan Xamo</p>
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		<title>Ripartire dal lavoro per una sinistra che guarda al futuro</title>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2010 11:47:16 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Politica interna]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[Le cifre pubblicate dall’Istat nei giorni scorsi sulla disoccupazione giovanile nel nostro Paese sono da allarme rosso ed è bene riportarle e diffonderle il più possibile, perché sono la base oggettiva di ogni ragionamento politico. 28 giovani su 100 tra i 15 e i 24 anni sono disoccupati. Tre punti percentuali in più del rilevamento,]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1053" title="lavorochaplin" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/lavorochaplin.jpg" alt="" width="189" height="189" />Le cifre pubblicate dall’Istat nei giorni scorsi sulla disoccupazione giovanile nel nostro Paese sono da allarme rosso ed è bene riportarle e diffonderle il più possibile, perché sono la base oggettiva di ogni ragionamento politico. 28 giovani su 100 tra i 15 e i 24 anni sono disoccupati. Tre punti percentuali in più del rilevamento, già preoccupante, dell’anno scorso. Addirittura in sei regioni (Sardegna, Sicilia, Basilicata, Campania, Puglia, Calabria e Lazio) la percentuale supera il 30%. In Sardegna il tasso di giovani disoccupati è addirittura del 44,7%.<span id="more-1052"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Se prendiamo in esame l’intero quadro europeo (precisamente le 271 regioni dei Paesi europei, analizzate per il 2008), troviamo ben quattro regioni italiane (Campania, Basilicata, Sicilia e Calabria) tra le ultime dieci europee per tasso di occupazione giovanile.</p>
<p style="text-align: justify;">Per non parlare del tasso di abbandono scolastico (tra il 5% annuo dell’Umbria e il 17% della Sicilia) e del lavoro sommerso, che spesso diventa lo sbocco obbligato per chi lascia la scuola perché costretto a guadagnare per integrare il bilancio familiare. Anche su questo le cifre dell’Istat sono inequivocabili: al Sud il tasso di irregolarità del lavoro è sopra il 20% (in Calabria il 27,3%).</p>
<p style="text-align: justify;">Queste cifre – dicevamo – costituiscono il punto di partenza obbligatorio per qualunque ragionamento politico. Sia sul terreno delle politiche del lavoro, sia sul terreno più complessivo delle politiche sociali che una forza di sinistra dovrebbe avanzare per tornare a dialogare con le nuove generazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Che futuro ha una sinistra che non fa politica a partire dalla condizione materiale di una generazione a cui questo sistema economico (e nella fattispecie: quindici anni di legislazione scriteriata, la crisi economica, una cultura liberista che ha inculcato il primato dell’impresa e del profitto e sradicato il valore dei diritti) ha letteralmente sottratto il futuro?</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo diventano determinanti le nostre analisi, le nostre proposte politiche e le nostre azioni, anche in relazione alle altre forze sociali e politiche che con noi dovrebbero costruire tasselli di trasformazione. Ci riferiamo innanzitutto alla Cgil, il cui recente congresso ha approvato una piattaforma rivendicativa convincente e che fa del sindacato ad oggi la più grande organizzazione di massa impegnata in una lotta per l’occupazione e il lavoro stabile e sicuro.</p>
<p style="text-align: justify;">A costo di essere ripetitivi, dobbiamo però guardare in casa nostra e riordinare le idee, costruendo una campagna sul lavoro giovanile intorno a tre parole d’ordine: lavoro per tutti, lotta alla precarietà, salario sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">L’idea guida è che lo Stato debba riacquisire il ruolo di garante dell’esigibilità del diritto costituzionale al lavoro e possa farlo soltanto attraverso un suo intervento diretto volto a orientare l’economia e la produzione e al contempo ad assicurare livelli di occupazione più europei (la stessa Istat rileva una discrepanza di quasi 8 punti percentuali tra il tasso di disoccupazione giovanile italiano e la media europea), attraverso la nazionalizzazione delle aziende in crisi e attraverso la creazione diretta (nel campo della ricerca e della formazione, della cultura, del turismo, dell’innovazione tecnologica) di nuovi posti di lavoro, in sintonia con la crescita della diffusione dei titoli di studio universitari.</p>
<p style="text-align: justify;">Al contempo, il lavoro deve essere stabile e a tempo indeterminato, forma contrattuale che deve tornare anche sul piano legislativo a costituire la norma a partire dalla quale costruire eccezioni (e non viceversa), contrastando la legge 30 e chiedendone l’abrogazione anche attraverso una proposta di referendum di iniziativa popolare da affiancare a quello sull’acqua pubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">E infine, per avanzare una risposta tangibile contemporaneamente al dramma della disoccupazione e a quello dei bassi salari (gli ultimi dati Ocse confermano che i salari italiani sono più bassi anche di quelli greci, con un valore del 16,5% inferiore alla media europea), il salario sociale per tutti i giovani usciti dal ciclo della formazione e che faticano ad inserirsi in quello della produzione e per tutti i disoccupati di lungo periodo (sopra i 12 mesi). Un salario mensile (da sostenere finanziariamente con il prelievo fiscale, la tassazione delle rendite e delle speculazione finanziarie, oltre che con l’introduzione di una tassazione patrimoniale) che produrrebbe, oltre ad una redistribuzione della ricchezza complessiva, anche l’innalzamento generale dei livelli salariali, come dimostra il reddito di inserimento francese.</p>
<p style="text-align: justify;">I Giovani Comunisti sono e devono essere in prima fila, ma è necessario il coinvolgimento e il contributo di tutto il partito e della Federazione della Sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">Proviamo a ritornare a parlare di queste cose? E a misurare il nostro grado di lontananza e vicinanza dalle altre forze politiche (e sociali, come nel caso della Cgil) da queste cose di gran lunga decisive? Il nostro appello è a rimettere il lavoro in cima alle priorità della nostra agenda politica. Perché l’impressione è che buona parte dei nostri mali nasca da qui, dall’incapacità di parlare di ciò che tocca (e trasforma, e a volte rende impossibile) la vita quotidiana di milioni di lavoratori, in primo luogo dei giovani.</p>
<p style="text-align: justify;">SIMONE OGGIONNI &#8211; Portavoce nazionale Gc</p>
<p style="text-align: justify;">18 Maggio 2010</p>
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		<title>Unità, radicamento e conflitto per (ri)tornare protagonisti</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 11:56:08 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Giovani Comunisti]]></category>
		<category><![CDATA[Politica interna]]></category>
		<category><![CDATA[Simone Oggionni]]></category>
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		<description><![CDATA[di Simone Oggionni È tempo di un primo bilancio, a quasi due mesi dalla fine della IV Conferenza nazionale della nostra organizzazione. «Unità, radicamento, conflitto» è lo slogan che abbiamo scelto per la conferenza di Pomezia ed è in queste parole d’ordine che dobbiamo trovare il senso del nostro progetto politico. Abbiamo investito innanzitutto nell’unità]]></description>
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<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-803" style="margin: 4px;" title="giosettafioronifalcema" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/giosettafioronifalcema.jpg" alt="" width="169" height="170" /><strong><em>di Simone Oggionni </em></strong>È tempo di un primo bilancio, a quasi due mesi dalla fine della IV Conferenza nazionale della nostra organizzazione. «Unità, radicamento, conflitto» è lo slogan che abbiamo scelto per la conferenza di Pomezia ed è in queste parole d’ordine che dobbiamo trovare il senso del nostro progetto politico. Abbiamo investito innanzitutto nell’unità e l’unità sta dando i suoi frutti. Lungi dall’essere – come ci è stato rimproverato – un feticcio, l’unità ha un valore essenziale, è il collante che ci consente di affrontare con<span id="more-802"></span> fiducia questi mesi difficilissimi di resistenza, è il cemento della nostra ricostruzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è ciò intorno a cui concretamente si sta plasmando la nostra organizzazione: archiviato il congresso, si sta aprendo una fase nuova, nella quale finalmente si guarda ai propri compagni con meno diffidenza e più fiducia. Il meccanismo virtuoso messo in atto con il congresso (mi riferisco innanzitutto alla scelta del documento unitario e alla smilitarizzazione, anche se spesso forzata e asimmetrica, del dibattito interno) sta producendo i suoi effetti nei territori e ci sta consentendo di scoprirci – in una misura inedita per un’organizzazione così drammaticamente abituata ai conflitti interni e alle spaccature – una grande e omogenea comunità politica. E che grazie alla sua compattezza interna può guardare anche al processo unitario esterno, necessario, irreversibile, con meno timore e più razionalità.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda parola chiave è «radicamento». Nelle cinque settimane successive alla conclusione della conferenza di Pomezia sono giunte al sito nazionale quasi trecento richieste di tesseramento. Trecento compagne e compagni, spesso giovanissimi, che si sono messi in contatto con noi, centralmente, perché sino ad oggi slegati dal lavoro politico sul territorio. A questo capitale enorme si aggiunge il tesseramento ordinario e capillare che sta partendo in ogni singola federazione in questi giorni. Una così alta adesione è il segno del fatto che, finalmente, i Giovani Comunisti stanno tornando ad essere, almeno a livello simbolico e nell’immaginario di un giovane di sinistra, mediamente militante e mediamente informato sui fatti politici, un punto di riferimento. Anzi, il punto di riferimento principale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma sbaglieremmo se concentrassimo la nostra attenzione soltanto sull’impatto virtuale e sul riconoscimento esterno. Dobbiamo guardare a noi stessi, ricostruendo nelle relazioni quotidiane e concrete con il movimento di classe una credibilità fortemente annebbiata in questi ultimi anni. Le assemblee universitarie, le mobilitazioni antirazziste, i luoghi di lavoro, i cortei studenteschi devono tornare ad essere casa nostra. Un’organizzazione che non ha una vocazione di massa, che non vive e non frequenta giorno per giorno gli spazi abitati dai propri soggetti di riferimento non ha alcun senso. Da questo punto di vista l’imperativo deve essere quello di uscire dalle stanze chiuse delle nostre sedi e di mettere radici nella società e nei conflitti che l’attraversano.</p>
<p style="text-align: justify;">I conflitti, appunto: l’ultimo corno della nostra linea politica. Questo è un tempo di grandi conflitti e di grandi sfide, ed è il tempo di tornare a vincerli.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci lancia una sfida questo governo di fascisti che calpesta ogni giorno la Costituzione e le regole democratiche, persino le leggi elettorali.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci lanciano una sfida i padroni che, con le destre, spingono sull’acceleratore della lotta di classe contro i lavoratori, puntando a cancellare le tutele più elementari, come il contratto collettivo nazionale di lavoro e l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci lancia una sfida il ministro Gelmini che, in accoppiata con Tremonti, non fa altro che distruggere il diritto allo studio, privatizzare i centri di formazione, a partire dalle scuole e dalle Università, e depauperare la ricerca.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci lancia una sfida un sistema di illegalità che attraversa la politica in maniera epidemica e fa perdere credibilità all’idea stessa di trasformare il mondo attraverso la partecipazione e la lotta.</p>
<p style="text-align: justify;">Dentro questo mondo, e non auto-esiliati in un universo ideologico astratto, nostalgico e consolatorio, dobbiamo tornare a fare conflitto e ad essere protagonisti.</p>
<p style="text-align: justify;">In queste settimane, dando un’occhiata alle mille manifestazioni, al fiorire delle iniziative in tutta Italia, al moltiplicarsi dei blog, delle vertenze e delle campagne territoriali, mi pare di capire che abbiamo imboccato la strada giusta. Dimostriamo che ciò che stiamo costruendo non è un’illusione.</p>
<p style="text-align: justify;">SIMONE OGGIONNI<br />
portavoce nazionale Giovani Comuniste/i</p>
<p style="text-align: justify;">9 Aprile 2010</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il pugno nello stomaco</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 09:44:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>webmaster</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica interna]]></category>
		<category><![CDATA[leaderismo]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[Vendola]]></category>

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		<description><![CDATA[Credo che questa campagna elettorale per le regionali sia la peggiore che abbia visto in vita mia, forse la peggiore in assoluto della storia repubblicana. C&#8217;è poi in particolare un singolo fatto la cui gravità parla da solo. Questa è una campagna elettorale in cui, ad esempio, notiamo la totale polarizzazione verso il leader (ad]]></description>
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<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-732" style="margin: 4px;" title="leaderismo" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/leaderismo.jpg" alt="" width="200" height="200" />Credo che questa campagna elettorale per le regionali sia la peggiore che abbia visto in vita mia, forse la peggiore in assoluto della storia repubblicana. C&#8217;è poi in particolare un singolo fatto la cui gravità parla da solo. Questa è una campagna elettorale in cui, ad esempio, notiamo la totale polarizzazione verso il <em>leader</em> (ad esempio i candidati PDL che giurano in piazza San Giovanni a Roma la fedeltà a Berlusconi), una campagna elettorale che definire populista è poco, un PDL che crede che il suo successo a queste regionali possa venire SOLO dall&#8217;amore degli elettori verso il premier ed infatti tutto è proiettato su di lui.<span id="more-731"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Una proiezione verso il &#8216;Leader&#8217; e un culto del personalismo che ormai vengono sdoganati anche a sinistra: per esempio Sinistra Ecologia e Libertà inserisce la scritta “con Vendola” nel suo simbolo in tutta Italia e giusto ieri sera, su Radio 2, ascoltando i messaggi delle varie forze politiche negli spazi gratuiti del servizio pubblico, non ho potuto non notare come lo stesso Vendola abbia corretto la giornalista dicendo “lei dimentica che io sono anche il LEADER di SEL”&#8230; non il segretario, il coordinatore, il portavoce: il LEADER! E sentirlo dire da una persona colta ed attenta come Vendola fa un certo effetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il premier dal canto suo, e non è una novità, si dimentica del suo ruolo istituzionale e va in giro per le regioni ad insultare vecchi e (forse) nuovi governatori del centro sinistra. L&#8217;ultimo, ieri, è l&#8217;attacco a Mercedes Bresso, governatrice uscente del Piemonte ricandidata per il centrosinistra, che viene attaccata sul suo aspetto fisico: &#8220;Sapete perché la Bresso è sempre di cattivo umore? Perché al mattino quando si alza e si guarda allo specchio per truccarsi, si vede. E così si è già rovinata la giornata&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo esempio evidenzia due cose. La prima è che Berlusconi non sa veramente più cosa dire: ci insegna infatti Schopenhauer,  nel suo “L&#8217;arte di ottenere ragione”, che l&#8217;attacco personale è l&#8217;ultima carta da giocare quando ormai si ha evidentemente torto davanti ai propri interlocutori e non esiste più alcun artifizio per confondere le acque.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda cosa che risulta evidente ed irrisolta è come possa permettersi un Presidente del consiglio di insultare una persona che potenzialmente tra dieci giorni potrebbe essere di nuovo la Presidente di una regione: come potrà il Premier rapportarsi e lavorare con una regione guidata da una persona che lui in campagna elettorale ha offeso sul personale?</p>
<p style="text-align: justify;">Il pugno nello stomaco però è un altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Berlusconi sta dicendo in campagna elettorale che impegnerà il suo governo nel “vincere il cancro”.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni su questa affermazione si sono affrettati a sottolineare che il governo Berlusconi sta facendo diametralmente il contrario tagliando fondi alla ricerca ed ai ricercatori oltre che non dando possibilità alla sanità pubblica di migliorare i servizi votati a questa enorme piaga. Ma non è, secondo me, questo il punto.</p>
<p style="text-align: justify;">Berlusconi esce totalmente dalla politica e compie l&#8217;operazione più bieca che abbia mai compiuto in vita sua. Mettere il cancro in campagna elettorale vuol dire rompere qualsiasi argine di dignità e di rispetto verso chi ha avuto, direttamente o indirettamente, qualcosa a che fare con questa malattia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ognuno di noi ha avuto la disgrazia di conoscere qualcuno malato e poi deceduto per questa malattia: se questa in effetti c&#8217;è sempre stata, ormai la mortalità adulta, con la riduzione di chi muore per infarto o per malattie cardiovascolari, è principalmente imputabile a questa tremenda piaga.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi non ha visto, purtroppo, persone anche giovani lasciarci per colpa di questo male?</p>
<p style="text-align: justify;">Mi si stringe il cuore se provo a fare una lista delle persone che conoscevo morte di cancro, se penso a quelle attualmente malate, alle cure che sono profondamente dolorose, al dolore delle persone rimaste dopo le morti.</p>
<p style="text-align: justify;">Berlusconi questa volta ha davvero esagerato, non me ne frega nulla se lui personalmente ha avuto questa malattia, questo non lo legittima a promettere niente o a parlarne in questi termini. Non entro neanche nel ridicolo dell&#8217;affermazione, come se qualcuno in questo paese fosse in qualche modo “indifferente” a questa malattia, come se fosse una cosa di parte, “il PDL contro il cancro ed invece la Sinistra a favore&#8230;”.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi mancano le parole per poter dire a questa persona che gioca con il fuoco, che nessuno crederà a questa sua promessa, che fa il paio con quella di portare l&#8217;aspettativa di vita ben oltre i cento anni. Se facessi parte di un&#8217;associazione per la lotta ai tumori, se fossi malato, se qualcuno a me molto vicino fosse malato non perderei occasione per chiarire ad elettori, candidati e governanti del PDL la gravità assoluta di quello che stanno facendo, che non ha precedenti nella storia: glielo urlerei in faccia in ogni occasione!</p>
<p style="text-align: justify;">I tg infatti non stanno dando risalto alla cosa, che quasi passa sotto silenzio; negli articoli sui comizi di Berlusconi il fatto spesso è citato in modo veloce e marginale: ormai non ci stupisce più niente! Secondo me questa è una cosa su cui vale ancora assolutamente la pena indignarsi ed arrabbiarsi trovando dentro di noi non tanto l&#8217;avversione politica quanto quel valore che si chiama &#8216;dignità umana&#8217;.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quello che mi riguarda dopo questa affermazione sarò ancora più determinato nel mio impegno nella società per mandare a casa questa inqualificabile accozzaglia che qualcuno ha ancora il coraggio di chiamare &#8216;classe politica di governo&#8217;.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">ENRICO PELLEGRINI</p>
<p style="text-align: justify;">26 Marzo 2o10</p>
]]></content:encoded>
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