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	<title>Giovani Comunisti/e &#187; Simone Oggionni</title>
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	<description>pace, lavoro, giustizia sociale, diritti e libertà</description>
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		<title>Un congresso coraggioso in sintonia con la complessità dell’oggi</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jul 2011 12:21:39 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Dal Partito]]></category>
		<category><![CDATA[EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani Comunisti]]></category>
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		<category><![CDATA[Giovani Comunisti/e]]></category>
		<category><![CDATA[Simone Oggionni]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervento di Simone Oggionni al Comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista del 9 &#8211; 10 Luglio 2011 Intervengo sollecitato da alcuni interventi molto interessanti. Penso che il dato con cui ci dobbiamo confrontare prima di ogni altro è rappresentato dal protagonismo della nostra generazione e di tanti soggetti (comitati, collettivi, reti) che hanno tenuto alto,]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Intervento di Simone Oggionni al Comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista del 9 &#8211; 10 Luglio 2011</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Intervengo sollecitato da alcuni interventi molto interessanti. Penso che il dato con cui ci dobbiamo confrontare prima di ogni altro è rappresentato dal protagonismo della nostra generazione e di tanti soggetti (comitati, collettivi, reti) che hanno tenuto alto, anche in queste ultime settimane, lo straordinario livello di mobilitazione dell’ultimo anno e mezzo. I comitati referendari, e il movimento cresciuto intorno ad essi, è la logica prosecuzione delle lotte degli studenti, degli operai a Pomigliano e Mirafiori, delle donne.<br />
E l’elemento che caratterizza questo protagonismo è il rifiuto di delegare in bianco la rappresentanza e al contrario la volontà di agire direttamente. Noi, Rifondazione Comunista, siamo un partito, con una sua struttura, un suo profilo, una sua identità. Ed è bene che<span id="more-2703"></span> continuiamo ad esserlo. Però il rischio che vedo è che se non troviamo il coraggio di sintonizzarci sulla lunghezza d’onda di questi movimenti e delle domande che esprimono noi rischiamo di non servire più a molto.<br />
Il congresso deve servire appunto a questo: a discutere di quali forme, di quale linguaggio, di quali strumenti noi dobbiamo dotarci per essere parte del cambiamento e non essere travolti da esso.<br />
In una battuta, dobbiamo provare a coniugare il massimo dell’ortodossia (non derogare di una virgola rispetto al nostro essere comunisti, forza organizzata che organizza la trasformazione) con il massimo dell’innovazione e dell’apertura.<br />
E questo riguarda esattamente l’idea che noi abbiamo di comunismo: siamo comunisti perché non vogliamo alienarci, isolarci, metterci nell’angolo, accettare la residualità che tutti gli altri vogliono imporci. E allora da questo congresso mi aspetto che il partito affronti il tema del rafforzamento del partito comunista dentro la costruzione della sinistra d’alternativa. Questa tensione strategica deve vivere dentro il congresso, e può farlo, a condizione che si mettano a fuoco tre questioni molto importanti.<br />
La prima è la costruzione della sinistra come prosecuzione dell’offensiva unitaria nei confronti delle altre forze della sinistra italiana, in maniera non astratta ma concreta, a partire dai contenuti.<br />
La seconda è la costruzione della Federazione della Sinistra come soggetto politico a tutto tondo, come luogo dell’unità dei due partiti comunisti: e il cartello elettorale è tutto l’opposto, e oltre a non servire a molto, toglie entusiasmo ai compagni, non sedimenta nulla neppure in termini di relazioni sociali.<br />
Infine, la terza questione riguarda la costruzione di un rapporto con le forze sociali equilibrato, a partire dal sindacato, che non sia urlato e sguaiato.<br />
Io condivido moltissime delle critiche che la Fiom rivolge all’accordo tra Confindustria e sindacati, condivido il giudizio di fondo, ma nel muovere critiche mai mi sognerei di fare balenare l’idea, nemmeno per sbaglio, che una ipotetica scissione della Cgil sarebbe salvifica. Come ha detto la Fiom, il suo segretario nazionale, l’unità è un valore inestimabile.<br />
Detto questo, penso che un’altra cosa non si possa fare: stabilire chi ha diritto di parola e chi no, che cosa è lecito dire e cose invece non è lecito dire, esercitando una censura preventiva al dibattito interno.<br />
Il modo peggiore per difendere le proprie posizioni è urlare, esagerare nelle critiche, dare l’impressione di volere chiudere la discussione.<br />
Proprio per questa logica io vorrei un congresso unitario ma senza censure, strutturato a tesi, un congresso che finalmente non spacchi ma che consenta di discutere e di confrontarsi liberamente, che consenta a tutti di dire la propria opinione.<br />
Un congresso già nella forma diverso da quello della Federazione della Sinistra, dominato da un timore immotivato di discutere, decidere e, se necessario, dove serve, anche di cambiare.</p>
<p>SIMONE OGGIONNI<br />
Portavoce nazionale Giovani Comuniste/i</p>
<p>10 Luglio 2011</p>
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		<title>Un nuovo clima per costruire l&#8217;alternativa</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jun 2011 07:14:09 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Dal Partito]]></category>
		<category><![CDATA[Direzione nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Rifondazione Comunista]]></category>
		<category><![CDATA[Simone Oggionni]]></category>

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		<description><![CDATA[di Simone Oggionni Sono d’accordo con la relazione del Segretario, che reputo molto positiva e puntuale. L’esito dei referendum è la conferma che il Paese sta cambiando. Sta cambiando innanzitutto nel senso comune, tra la gente, tra i lavoratori, e quindi sta cambiando nel profondo. Stanno cambiando per davvero, come si è detto, i paradigmi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>di Simone Oggionni</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Sono d’accordo con la relazione del Segretario, che reputo molto positiva e puntuale. L’esito dei referendum è la conferma che il Paese sta cambiando. Sta cambiando innanzitutto nel senso comune, tra la gente, tra i lavoratori, e quindi sta cambiando nel profondo. Stanno cambiando per davvero, come si è detto, i paradigmi culturali: e si tratta di un processo dal mio punto di vista sufficientemente radicato, non irreversibile (altrimenti la politica, l’intervento soggettivo, non servirebbe a nulla) ma non è – mi pare di poter dire con certezza – un fuoco di paglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna però riflettere con attenzione sulle forme di questo cambiamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Il protagonismo dei comitati, delle associazioni, della società civile indica che questi soggetti fanno direttamente politica, rivendicano e concretamente mettono in campo la propria partecipazione. Non si pone più il tema classico del rapporto bipolare tra politica (partiti) e società. <span id="more-2569"></span>Lo dimostra il fatto che anche la politica tradizionale (si pensi al caso di Milano, con i tantissimi comitati territoriali e di quartiere per Pisapia) vince quando si adegua in maniera intelligente a questo cambiamento.</p>
<p style="text-align: justify;">In secondo luogo i giovani: la nostra generazione sta cogliendo l’elemento dell’indignazione diffusa e la sta trasformando dinamicamente in forza attiva. Guardiamo alla produzione culturale di questi mesi e, in particolare, a quello che è accaduto a partire dal libretto molto diffuso e popolare di Stéphan Hessel (Indignatevi!). Gli ha risposto Ingrao, scrivendo un libello dal titolo “Indignarsi non basta” e Hessel a quel punto ne ha scritto un altro, intitolato non casualmente “Impegnatevi!”. Questo è molto indicativo e accompagna simbolicamente la presa di coscienza dei movimenti, e in particolar modo della nostra generazione, in questi mesi. Non dimentichiamocelo: lo sfondo sono le rivolte nel Maghreb, in Medio Oriente, e le lotte in Spagna, in Grecia, il protagonismo dei giovani italiani, determinante per le vittorie dei ballottaggi e dei referendum. Siamo in presenza di un indignazione che si fa impegno diretto, attivismo e militanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Il terzo elemento di novità è la rete. Noi siamo indietro anni luce, ma la rete, internet, i social network, i tanti vituperati blog, hanno bucato l’oscuramento mediatico e hanno battuto i media tradizionali (la televisione e i giornali) sui quali era concentrata la censura. Anche questo è il segno dei tempi, che stanno cambiando con una velocità incredibile e che altrettanto velocemente ci devono cambiare.</p>
<p style="text-align: justify;">Se questa è l’analisi, penso infatti che noi dobbiamo avere il coraggio di dire che il partito (e anche la Federazione della Sinistra, noi tutti) siamo completamente inadeguati a raccogliere queste novità.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora dobbiamo fare speditamente tre cose:</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li>dobbiamo ripensare a fondo al 	rapporto tra la politica dei partiti e la politica della società, 	iniziando a valutare realmente tutte le forme di partecipazione 	diretta (perché siamo contrari alle primarie? Non sono anch’esse 	forme di partecipazione diretta della nostra gente nella scelta dei 	candidati?);</li>
<li>dobbiamo investire veramente, e 	non solo a parole, sui nostri giovani. E vorrei allora che ogni 	tanto il nostro lavoro venisse valorizzato e sostenuto, e non 	soltanto criticato, a maggior ragione perché mi pare indiscutibile 	il contributo dei giovani sia nella direzione del partito a tutti i 	livelli sia nella presenza del partito nei conflitti e nei 	movimenti;</li>
<li>dobbiamo investire nella 	comunicazione (una comunicazione aggiornata e al passo con i tempi) 	dirottando risorse, sia politiche sia economiche, da ciò che non 	funziona più a ciò che invece può funzionare e ha grandissime 	potenzialità.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Questo livello si deve intrecciare con la linea politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Penso che siamo in una condizione in cui le nostre parole d’ordine possono davvero risultare maggioritarie. L’importante è affermarle con nettezza e coerenza, e farle seguire da fatti conseguenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo obiettivo oggi deve essere quello di battere Berlusconi, evitare pasticci (governi di transizioni) e tornare subito al voto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo è costruire immediatamente un’offensiva programmatica verso il centrosinistra sui nostri contenuti, sfidando senza paura il Pd. Sarà poi il popolo dei referendum a decidere chi ha ragione: se noi, la nostra coerenza e la nostra radicalità, o il Pd, che oggi sul nucleare e sull’acqua ha cambiato radicalmente posizione per saltare sul carro del vincitore. Senza paura, quindi, dobbiamo perseguire con ancora più nettezza la nostra offensiva unitaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma chi deve farla l’offensiva unitaria? Non solo la Fds, e men che meno non soltanto il partito. Dobbiamo lavorare affinché sia la sinistra unita, la sinistra in quanto tale, e quindi dobbiamo lavorare per costruire un blocco comune che dia sponda al protagonismo dei movimenti.</p>
<p style="text-align: justify;">E tutto questo dobbiamo essere in grado di farlo per evitare il rischio a cui si accennava nella relazione introduttiva: che la Fds venga espulsa dalla politica e che al contempo la Fds sia espulsa dai movimenti. E dico anche la Federazione della Sinistra e non soltanto il Prc, contrariamente a Ferrero, anche per ciò che concerne il rapporto con i movimenti. Sbaglieremmo (e saremmo incoerenti con quanto votato in tutti i comitati politici nazionali e le direzioni) se pensassimo che la Fds è un cartello elettorale che deve occuparsi solo di alleanze e non un soggetto politico che, a tutto tondo, si deve occupare delle alleanze come del conflitto sociale e del rapporto con i movimento!</p>
<p style="text-align: justify;">Detto questo, io ritengo che Genova 2011 sia un passaggio fondamentale, in cui possiamo intrecciare il livello della riflessione sulle nuove forme della partecipazione politica e il livello della nostra linea politica. Genova può essere oggi, in questo nuovo clima positivo, davvero un nuovo punto di ripartenza, per costruire – come diciamo – una nuova alleanza politica e sociale dei movimenti e delle forze politiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono disponibile, se si condivide questa centralità, a discutere nei prossimi giorni con il partito le forme e i contenuti della nostra partecipazione alle quattro settimane di iniziative che si aprirà ormai tra pochi giorni.</p>
<p>SIMONE OGGIONNI</p>
<p>intervento alla Direzione nazionale di Rifondazione Comunista del 15 Giugno 2011</p>
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		<title>Alternativa ribelle &#8211; Intervento di Simone Oggionni</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 22:51:49 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Alternativa Ribelle]]></category>
		<category><![CDATA[Simone Oggionni]]></category>

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		<title>Ma siamo davvero autosufficienti?</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Feb 2011 13:20:58 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Dal Partito]]></category>
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		<category><![CDATA[Rifondazione Comunista]]></category>
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		<description><![CDATA[Intervento di Simone Oggionni alla Direzione nazionale del PRC Considero molto positiva la proposta programmatica avanzata dal segretario: va nella direzione giusta, segnala una vocazione finalmente maggioritaria del gruppo dirigente, ci può fare tornare in pista e contiene proposte complessivamente molto condivisibili. Aggiungo tre cose, che possono completare anche in chiave generazionale la nostra proposta:]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><strong>Intervento di Simone Oggionni alla Direzione nazionale del PRC </strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Considero molto positiva la proposta programmatica avanzata dal  segretario: va nella direzione giusta, segnala una vocazione finalmente  maggioritaria del gruppo dirigente, ci può fare tornare in pista e  contiene proposte complessivamente molto condivisibili.<br />
Aggiungo tre cose, che possono completare anche in chiave generazionale la nostra proposta:<br />
1.       dobbiamo rilanciare con forza il tema dell’abrogazione della legge 30  (una proposta chiara e ad altro impatto simbolico) e della legge  Gelmini, come propone una parte significativa del movimento;<br />
2.      dobbiamo recuperare la proposta della scala mobile;<br />
3.       dobbiamo dare risposta alla precarietà, alla disoccupazione e alla  sofferenza salariale, soprattutto dei giovani, con un’idea dirompente:  un piano straordinario per il lavoro e il lavoro minimo garantito. In  subordine, l’idea di un salario sociale strettamente connesso alla  produzione<span id="more-2183"></span> non come sussidio di disoccupazione ma come integrazione  salariale e come reddito diretto per chi deve entrare nel mondo della  produzione o ne è temporaneamente espulso. L’importante è rigettare  qualunque ipotesi, per noi culturalmente irricevibile, di reddito di  esistenza o di cittadinanza.<br />
Secondo punto, e ultimo.<br />
Io non so la  percezione che abbiamo, ciascuno di noi e collettivamente, dello stato  del partito e della Federazione della Sinistra.<br />
Io vedo una  situazione drammatica, ancor di più a livello “psicologico”: vedo tra le  compagne e i compagni frustrazione, disorientamento, scoramento,  disillusione, senso permanente di sconfitta. Su questo terreno colloco  l’appello di cui lungamente abbiamo discusso (come causa e conseguenza  di questi sentimenti) e soprattutto giudico le reazioni che questo  appello ha scatenato.<br />
Ma cosa deve fare un gruppo dirigente serio e  credibile? Esultare (come si è fatto) perché un gruppo di compagni se ne  è andato, un pezzo del piombo nelle ali, oppure riflettere, capire dove  abbiamo sbagliato anche noi (non soltanto loro, con la convinzione  autistica che quelli che se ne vanno hanno sempre torto) e soprattutto –  immediatamente – indicare una direzione?<br />
Penso che sia più corretta  questa seconda impostazione e per questo sono molto preoccupato dalla  leggerezza con cui si proclama la nostra autosufficienza.<br />
Non c’è più la Rifondazione del 1991 né quella del 1996 né quella del 2001 e neppure quella del 2006.<br />
Tre obiezioni, allora, e concludo.<br />
La  prima: per un elemento di credibilità politica collettiva, proviamo a  tenere fede a quello che pensiamo e diciamo per più di sei mesi. Ho  letto critiche all’unità dei comunisti da parte di compagni che a  Chianciano scrissero una mozione che chiedeva appunto di superare il Prc  per fare l’unità dei comunisti. E ho letto ricostruzioni dei vent’anni  di Rifondazione in cui si è criticata radicalmente la svolta governista  di Bertinotti (che avrebbe “interrotto” la rifondazione) da parte di  compagni che al tempo sostennero, anche con un certo entusiasmo, quella  svolta.<br />
La seconda: i sondaggi ci danno all’1.7% e a breve ci saranno  le elezioni amministrative. Se rompessimo la Federazione della Sinistra  e andassimo da soli quanto prenderemmo? Ve lo dico io: a malapena l’1%.  Sarebbe la morte del nostro progetto politico.<br />
Infine: siete davvero  convinti che serva a questo partito delineare un dibattito congressuale  manicheo in cui da una parte c’è il mantra della rifondazione  (l’innovazione, l’autonomia, la critica dell’identità, in una parola  l’autosufficienza) e dall’altra tutti gli altri, con l’anello al naso,  che sarebbero quelli della restaurazione, dell’ortodossia, dello  stalinismo e del veterocomunismo? Serve tutto questo o ci indebolisce  ulteriormente?<br />
Un po’ di rispetto per i compagni e un po’ di buon  senso. Penso che la vera rifondazione si possa compiere, a distanza di  vent’anni, soltanto dentro un percorso inclusivo e unitario (dei due  partiti comunisti dentro la Fds e della sinistra con la Fds e fuori  dalla Fds). E penso che questa sia l’unica salvezza e l’unica vittoria.</p>
<p style="text-align: justify;">SIMONE OGGIONNI</p>
<p style="text-align: justify;">10 Febbraio 2011</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Questo è il tempo, per i comunisti, di mettersi a disposizione della società</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Nov 2010 00:32:33 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Federazione della Sinistra]]></category>
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		<category><![CDATA[congresso]]></category>
		<category><![CDATA[Simone Oggionni]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervento di Simone Oggionni al Congresso nazionale della FdS Care compagne e cari compagni, oggi avrei voluto essere all’Aquila, insieme ai nostri compagni che in queste ore stanno manifestando contro l’arroganza infinita di un potere che ha utilizzato la tragedia del terremoto per favorire speculazioni e alimentare con i soldi dello Stato clientele mafiose e]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><em><strong><a class="lightbox" title="oggionni" href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/11/oggionni.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1889" style="margin: 4px;" title="oggionni" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/11/oggionni.jpg" alt="" width="253" height="200" /></a>Intervento di Simone Oggionni al Congresso nazionale della FdS</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Care compagne e cari compagni, oggi avrei voluto essere all’Aquila, insieme ai nostri compagni che in queste ore stanno manifestando contro l’arroganza infinita di un potere che ha utilizzato la tragedia del terremoto per favorire speculazioni e alimentare con i soldi dello Stato clientele mafiose e malavitose. Compagni che oggi iniziano la raccolta di firme per presentare una legge di iniziativa popolare per la ricostruzione sostenibile, trasparente e democratica del territorio aquilano.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi avrei voluto essere a Catanzaro, in mezzo ai nostro compagni calabresi, per fare sentire al compagno del collettivo Riscossa, accoltellato poche settimane fa da una squadraccia fascista di fronte all’Università, la solidarietà antifascista del nostro popolo, che mentre combatte tutti i giorni la ‘ndrangheta e i poteri politici ed economici del territorio ed è lasciata sola dalle istituzioni a<span id="more-1888"></span> lottare fisicamente contro i rigurgiti sempre più frequenti di fascismo e di razzismo, ipotizza forme di democrazia diverse e più avanzate, costruisce reti di solidarietà con i soggetti studenteschi, con i migranti.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché dico queste cose? Perché o noi partiamo da qui – dalla lettura viva e quotidiana della realtà sociale e politica – oppure siamo già finiti, impantanati in un politicismo e in un tatticismo noiosi, logoranti, incomprensibili.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo deve essere – al contrario – il congresso del coraggio e della chiarezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Sento nell’animo di molti compagni dubbi, timori, titubanze che sono lo specchio di una linea politica dubbiosa, timorosa, titubante, come se avessimo in tutto quello che facciamo e diciamo il freno a mano tirato e una sorta di pudore e di insicurezza permanente.</p>
<p style="text-align: justify;">Pensiamo al tema delle alleanze.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo abbiamo affrontato in questi mesi e lo stiamo affrontando tuttora in modo altalenante, contraddittorio, prima rifiutando qualsiasi ragionamento sui contenuti e sui programmi con il Pd, poi facendo alleanze nella stragrande maggioranza degli enti locali, salvo poi tornare a ripetere – più recentemente &#8211; che non ci sono le condizioni per alcun accordo programmatico con il centrosinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora oggi, ieri, ci sono interviste e dichiarazioni di compagni che dicono cose molto diverse tra loro e tutti sembrano avere certezze granitiche e aggiungo una buona dose di pregiudizi.</p>
<p style="text-align: justify;">Vogliamo prima di affermare verità dogmatiche iniziare a discutere di programmi, di contenuti? Vogliamo avanzare con forza al Paese e quindi anche al centrosinistra alcuni punti di carattere programmatico che noi riteniamo essenziali, evocativi di un progetto di cambiamento?</p>
<p style="text-align: justify;">Vogliamo parlare di scuola, Università pubblica, precarietà, crisi, politiche economiche e fiscali e vedere su queste cose cosa dice il centro-sinistra? Vogliamo parlare di lotta vera e sociale alle mafie, vogliamo parlare della cricca, delle leggi speciali, delle speculazioni dell’Aquila?</p>
<p style="text-align: justify;">Oppure dobbiamo stare allo stadio, dividendoci tra chi tifa per un accordo di governo e chi tifa per la più beata solitudine?</p>
<p style="text-align: justify;">Stesso discorso vale per il rapporto con Sinistra Ecologia e Libertà. Noi diamo troppo spesso l’impressione di essere in balia degli eventi. Diamo talvolta l’impressione di rincorrere Vendola (dimenticandoci tra l’altro di analizzare quello che rappresenta il vendolismo in questa democrazia malata e sempre più presidenzialista) e talvolta, ancora più spesso, di concepirlo come il nostro principale nemico, con un atteggiamento di ostinata chiusura a qualsiasi forma di rapporto di collaborazione e di unità d&#8217;azione con quella formazione politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche questo secondo atteggiamento è figlio di una sindrome di subalternità, di inferiorità, come se noi dovessimo tarare la nostra fisionomia politica, il nostro profilo politico, in base a quello che fa Sinistra Ecologia e Libertà.</p>
<p style="text-align: justify;">No, cari compagni, noi siamo un&#8217;altra cosa, siamo un soggetto politico che deve trovare in sé la propria ragione di esistere, il proprio progetto politico, e che per accorgersi che esiste non deve specchiarsi in casa d’altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Per non parlare di quella sindrome della sconfitta che riguarda la nostra identità e che si manifesta nel fatto che ogni volta che diciamo che siamo comunisti dobbiamo fare penitenza pubblica sugli errori e sugli orrori del nostro passato.</p>
<p style="text-align: justify;">Vorrei che in questo congresso si potesse semplicemente dire che siamo comunisti e che vogliamo costruire un unico grande e forte partito comunista italiano!</p>
<p style="text-align: justify;">E che siamo fieri di essere piccoli uomini seduti sulle spalle di giganti che hanno fatto la Resistenza, sconfitto il fascismo, conquistato con il sangue e il sudore salario, diritti, tutele per milioni di lavoratori.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché è proprio in ragione di quella storia – dovremmo ricordarcelo più spesso – noi oggi possiamo chiamare “comunismo” il nostro progetto di rivoluzione, di eguaglianza e di libertà.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco, il mio è un invito a scrollarci di dosso questa sindrome della sconfitta che ci condiziona così pesantemente, anche nei risvolti per così dire più intimi e soggettivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Scegliendo bene i passaggi tattici ma soprattutto individuando con chiarezza la nostra linea strategica, quello che vogliamo essere non per noi ma per il Paese, per le lotte sociali, per il conflitto di classe e per i lavoratori.</p>
<p style="text-align: justify;">Io la dico così: noi dobbiamo fare due cose, semplici ma determinanti.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima: costruire una soggettività comunista e d&#8217;alternativa che metta fine alla persistenza nel nostro Paese di due partiti comunisti divisi e distinti. È un dato di realtà totalmente irrazionale che va rimosso. Non ha senso, nessuno ne capisce il senso: Rifondazione comunista e il Partito dei comunisti italiani debbono unirsi in un unico soggetto politico, che sia la casa di tutti le comuniste e di tutti i comunisti del nostro paese.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda: guai a noi se ci accontentassimo di celebrare la nostra identità e rimanessimo chiusi nei nostri recinti. Questo è il tempo in cui i comunisti devono mettere a disposizione – è questa la seconda cosa che dobbiamo fare &#8211; la nostra forza per un progetto complessivo di rinascita e di ricostruzione di un campo ampio della sinistra italiana. E non siamo noi a decidere chi ne fa parte, cancellando per essere chiari dal nostro orizzonte quelle forze che a parte del nostro gruppo dirigente non piacciono.</p>
<p style="text-align: justify;">Aprire quindi un processo unitario e non fare l’errore di pensare che questo congresso chiude il percorso unitario.</p>
<p style="text-align: justify;">A chi replica che questo ragionamento pecchi di politicismo, rispondo che è esattamente il contrario.</p>
<p style="text-align: justify;">Politicista – e autolesionista – sarebbe chi continuasse a guardare al proprio ombelico e non capisse che la piazza del 16 ottobre, la grande battaglia per il lavoro contro l’arroganza di Confindustria e di Marchionne, ci impone di stare uniti.</p>
<p style="text-align: justify;">Unità, quindi. Unità tra i comunisti e unità della sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non è sufficiente, perché io ho l&#8217;impressione che l&#8217;altra parola chiave di cui il nostro congresso ha bisogno e dovrebbe discutere è questa: il rinnovamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Su questo concludo.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo bisogno di un rinnovamento e di una innovazione a 360°.</p>
<p style="text-align: justify;">Rinnovamento delle pratiche: perché quello che facciamo non è più sufficiente, non è più adeguato. Ancora non abbiamo capito, collettivamente, che la politica si fa anche in rete, su Internet e che gli spazi di democrazia e di visibilità si riconquistano non soltanto rivendicando la presenza in televisione e sui giornali che ci manca ma anche costruendo un profilo di esposizione pubblica (nella realtà materiale e in quella virtuale) nuovo, accattivante, generazionale, interattivo che altre forze politiche invece, con grande profitto sono state già da diverso tempo in grado di costruire.</p>
<p style="text-align: justify;">Rinnovamento dei linguaggi, perché a volte le parole d&#8217;ordine che noi proponiamo, la vera e propria grammatica dei nostri interventi, non ha nulla a che vedere con la vita materiale quotidiana di milioni di lavoratori, di gente comune, che vede e respira nel nostro linguaggio pura ideologia perché sente che le cose che diciamo, il modo con cui le diciamo, è sconnesso con il proprio.</p>
<p style="text-align: justify;">E rinnovamento anche, me lo consentirete, nel partito e nella sua immagine, a tutti i livelli. Un partito che non manda avanti e che, in una certa misura, non si fa guidare dai giovani è un partito già morto. Attenzione: il nostro obiettivo non è rottamare i gruppi dirigenti. L’obiettivo è chiedere a tutti noi di tracciare un bilancio serio degli ultimi anni per riflettere criticamente su quel misto di indifferenza e insofferenza che determina tra di noi le relazioni tra adulti e giovani. Un atteggiamento che è bene una volta per tutte mettere da parte e abbandonare.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo è un mondo che cambia troppo rapidamente per rimanere attardati nella difesa delle nostre antiche certezze e parallelamente delle rispettive, e altrettanto antiche, rendite di posizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Dobbiamo osare con tutto il coraggio di cui siamo capaci.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma prima di tutto il resto – e concludo – dobbiamo crederci. Perché la politica non si fa soltanto con la consapevolezza razionale e con il cinismo ragionieristico della correttezza dei propri obiettivi. La politica si fa anche con i sentimenti, con la nostra volontà, con il nostro entusiasmo, con la nostra passione e la nostra voglia di cambiare il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">La politica a sinistra si fa anche con il cuore. È anche per questo che mi sento di dire che è giunta l&#8217;ora di buttare il cuore oltre ogni ostacolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie.</p>
<p style="text-align: justify;">SIMONE OGGIONNI</p>
<p style="text-align: justify;">Primo Congresso nazionale della Federazione della Sinistra</p>
<p style="text-align: justify;">Roma, Hotel Ergife, 21 Novembre 2010</p>
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		<title>Blocco studentesco? Non hanno diritto di fare politica</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 20:42:08 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani Comunisti]]></category>
		<category><![CDATA[Neofascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Simone Oggionni]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista de “Gli Altri” a Simone Oggionni –  14 maggio 2010 Simone Oggionni, sei il capo dei Giovani Comunisti che hanno fortemente contrastato la manifestazione del Blocco studentesco. Dunque essere comunisti è soprattutto essere antifascisti? Certo, è un elemento essenziale. Non solo per i comunisti ma per tutti i democratici. Ma forse non è poi così  democratico proibire]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<div>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><img class="size-medium wp-image-1042 alignright" style="margin: 4px;" title="blstud" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/blstud-400x247.jpg" alt="" width="258" height="158" />Intervista de “Gli Altri” a Simone Oggionni –  14 maggio 2010</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Simone Oggionni, sei il capo dei Giovani  Comunisti che hanno fortemente contrastato la manifestazione del Blocco  studentesco. Dunque essere comunisti è soprattutto essere antifascisti?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Certo, è un elemento essenziale.  Non solo per i comunisti ma per tutti i democratici.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ma forse non è poi così  democratico proibire a qualcuno di esistere…</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono leggi che vietano la costituzione  di gruppi che si rifanno alle idee del Ventennio.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ma un comunista è anche un disobbediente,  è un’avanguardia. Questa obiezione legalista ce la aspettiamo  da altri…</em></p>
<p style="text-align: justify;">Sarebbe un dramma se la sinistra pensasse  di risolvere tutto chiedendo ad un prefetto di vietare una manifestazione  fascista. Il nostro è e deve essere un lavoro quotidiano nella  società.<span id="more-1041"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ma vi preoccupa più il fascismo  dichiarato del Blocco studentesco o le politiche reali e razziste della  Lega?</em></p>
<p style="text-align: justify;">A noi preoccupa proprio questa commistione  tra destra, per così dire, di movimento e destra istituzionale.  Non è un caso che molti parlamentari del Pdl, e tra loro molti  finiani, hanno firmato l’appello per il diritto di manifestare di  Blocco studentesco. Voglio dire: questi gruppi sono responsabili di  numerose aggressioni di matrice xenofoba e omofoba. Perché dobbiamo  dare loro il diritto di continuare?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>In realtà loro dicono il contrario.  Sostengono di non avere neanche un indagato per violenze e di subirne.</em></p>
<p style="text-align: justify;">C’è una galassia dell’estrema  destra che è responsabile di continue aggressioni, di continui  atti intimidatori. E questa galassia va assolutamente fermata. D’altra  parte il lavoro dei nostri padri costituenti si basava proprio su questo:  sull’antifascismo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ma forse, il messaggio più profondo  della nostra Costituzione sta proprio nell’aver rovesciato il carattere  discriminatorio, illiberale e violento del fascismo. Perché, dunque,  discriminare proprio in nome della Costituzione?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Perché queste persone rifiutano  l’impianto stesso di quella Carta. Si tengono fuori dalle regole e  dai principi fissati dai costituenti. E per questo non hanno il diritto  di manifestare.</p>
<p style="text-align: justify;">14 Maggio 2010</p>
</div>
</div>
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		<title>Processo unitario, cura dell’organizzazione e lotta sociale: la linea politica dei GC</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 09:19:46 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Giovani Comunisti]]></category>
		<category><![CDATA[Coordinamento]]></category>
		<category><![CDATA[relazione]]></category>
		<category><![CDATA[Simone Oggionni]]></category>

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		<description><![CDATA[di Simone Oggionni. Relazione introduttiva al coordinamento nazionale Giovani Comunisti – 18 aprile 2010 Mi concederete il tempo di una relazione introduttiva articolata, data la mole di lavoro che abbiamo davanti a noi, il novero di temi che dobbiamo dibattere e dato il fatto che questo è il primo coordinamento nazionale che svolgiamo a distanza]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><img class="alignright size-full wp-image-869" style="margin: 4px;" title="bandierefdsc" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/bandierefdsc.png" alt="" width="267" height="200" />di Simone Oggionni. Relazione introduttiva al coordinamento nazionale Giovani Comunisti – 18 aprile 2010</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Mi concederete il tempo di una relazione introduttiva articolata, data la mole di lavoro che abbiamo davanti a noi, il novero di temi che dobbiamo dibattere e dato il fatto che questo è il primo coordinamento nazionale che svolgiamo a distanza di due mesi dalla conclusione della nostra quarta conferenza nazionale. Prima di arrivare a noi, ai Giovani comunisti, alla proposta politica e alle proposte operative, lasciatemi dare una valutazione sul voto amministrativo.<span id="more-868"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La destra ha dilagato. E in particolare ha vinto l’asse costituito da Berlusconi e Bossi, e cioè il coacervo di forze più pericoloso sul piano democratico e più insofferente nei confronti dell’impianto costituzionale e dei suoi valori guida. Ha vinto con una netta affermazione sul piano elettorale quando in molti – noi tra questi – ipotizzavano scenari del tutto differenti, pronti a scommettere persino sulla rottura della maggioranza e sulla fine anticipata della legislatura. Nello specifico, la destra e la Lega Nord sfondano anche nelle regioni dell’Italia centro-settentrionale, tradizionalmente impermeabili: è questo il segno della corrosione lenta e inesorabile di un’intera fase storica, fondata sull’egemonia dei valori con i quali era stata combattuta e vinta la guerra di Liberazione dal nazifascismo, ormai sempre più alle nostre spalle.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi siamo in piena «emergenza democratica». E la cifra di questa emergenza è quello che sta accadendo a Emergency, la più grande organizzazione non governativa italiana, che viene additata a mezza voce dallo stesso governo italiano di avere rapporti con le milizie del (cosiddetto) terrorismo internazionale, mentre tre suoi operatori sono ostaggio delle carceri del governo afgano di Karzai.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma questa caduta di senso dell’alfabeto democratico va di pari passo con una emergenza sociale di dimensioni inedite. Lo dimostra l’attacco scriteriato e concentrico (governo e padroni) ad alcuni dei maggiori baluardi del compromesso sociale della seconda metà del Novecento italiano, come il contratto collettivo nazionale di lavoro, che fino a pochi anni fa erano considerati semplicemente intoccabili. Tutto questo nel pieno di una crisi economica drammatica che è entrata nella seconda fase: i cassintegrati diventano disoccupati, gli ammortizzatori sociali non sono più sufficienti per attutire i colpi delle crisi aziendali e si pone, in maniera sempre più immediata, il tema di una ridiscussione complessiva degli assetti, della proprietà e delle prospettive strategiche dell’apparato produttivo italiano. Il governo, ovviamente, non fa nulla, rimuove il dramma, non ascolta le decine di migliaia di lavoratori che ogni mese, in una liturgia laica della disperazione, ingrossano le file degli sportelli di lavoro interinale.</p>
<p style="text-align: justify;">L’opposizione parlamentare, in particolare quella del Pd, è alle corde: perde il governo di regioni del calibro del Piemonte, del Lazio, della Campania e della Calabria mentre prosegue – in alcune realtà con proporzioni ragguardevoli – la crescita di consensi di movimenti di protesta dai forti tratti antipolitici e populistici come le liste Grillo. Si conferma poi il dato di Sinistra Ecologia Libertà, in larga parte determinato dal successo di Nichi Vendola in Puglia, e la Federazione della Sinistra si attesta sul 2,7% complessivo.</p>
<p style="text-align: justify;">È un risultato negativo che non ammette, purtroppo, letture auto-consolatorie. Tuttavia è un risultato disomogeneo, perché andiamo male in alcune regioni, come Lombardia e Campania, e meglio nelle Marche, dove siamo in coalizione con SEL, e in regioni come Liguria, Toscana, Umbria o Calabria, dove ci presentiamo in coalizione con il centrosinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo dato a mio avviso non ci dice automaticamente che allora bisogna fare gli accordi ovunque (sarebbe una semplificazione e una banalizzazione che non ci possiamo permettere, anche perché sposterebbe a destra la linea politica del partito), ma ci dice che il nostro elettorato ci premia ancora dove percepisce una nostra utilità e dove percepisce che noi lavoriamo per costruire una massa critica e per uscire dall’isolamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo è il senso dell’offensiva unitaria a 360° che il partito ha messo in campo – a mio avviso con grande intelligenza – con l’ultimo comitato politico nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Offensiva nei confronti delle forze di centro-sinistra, per valorizzare il percorso avviato nei mesi scorsi, con l’obiettivo di costruire una grande coalizione democratica capace di tornare a battere le destre alle prossime elezioni politiche. Nessun accordo programmatico, nessun nuovo centrosinistra ma un’intesa per difendere la Costituzione, approvare una legge sul conflitto d’interessi e modificare la legge elettorale in senso proporzionale per rompere la gabbia del bipolarismo che, sul piano istituzionale, è una delle fonti della nostra sconfitta.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma l’offensiva unitaria è rivolta anche a tutte le forze a sinistra del Partito democratico, e in primo luogo a Sinistra Ecologia Libertà, perché si dia vita con coraggio e tempestività ad un polo autonomo dal Pd in grado di tornare a contare e a pesare per i lavoratori e le classi subalterne. A partire dal riconoscimento della diversità dei progetti politici a cui noi e SeL lavoriamo (persino delle identità e delle culture politiche di appartenenza), ma consapevoli della comune necessità di non disperdere ulteriormente i consensi e di dare al conflitto sociale una sponda politica credibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Per essere in grado di fare questo serve un partito forte, che ascolti i propri iscritti (sarebbe un bene che tornasse a farlo anche tra un congresso e un altro) e ancor di più sappia ascoltare la società, dalla quale spesso veniamo percepiti come corpo estraneo, incapaci di intercettarne i bisogni e interpretarne i linguaggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma abbiamo bisogno anche di proseguire nel progetto della Federazione della Sinistra. Il mio parere è questo: noi non possiamo rimanere in mezzo al guado, ricacciando i soggetti che hanno dato vita al processo federativo nella solitudine dei propri recinti, sempre più marginali e sempre più autoreferenziali. Dobbiamo scegliere e assumerci collettivamente le nostre responsabilità. Anche noi, come Giovani Comunisti, dobbiamo lavorare pancia a terra per superare i motivi di divisione che ancora oggi in diverse realtà impediscono alla Federazione di decollare. Allora io dico questo: lavoriamo per costruire immediatamente, ovunque, le assemblee e i coordinamenti provinciali e regionali della Federazione della Sinistra e convochiamo subito dopo l’estate un congresso costitutivo che chiuda questa lunga fase di transizione e che dia finalmente al nostro popolo un messaggio di unità.</p>
<p style="text-align: justify;">Però attenzione: tutto questo ragionamento, se si ferma a questo livello (discussione sulle alleanze, sulla collocazione istituzionale, sugli assetti, sui contenitori, sulle formule, le alchimie), è totalmente inefficace e totalmente inutile. Serve che questa sia solo la superficie di un ragionamento profondo che prenda di petto e affronti quelle che a mio parare sono le cause fondamentali della nostra sconfitta: l’assenza di un’analisi di classe articolata della società italiana; l’assenza di un programma semplice e percepibile immediatamente da tutti, in particolar modo dai lavoratori; l’assenza di un ancoraggio ideale, di un immaginario, l’idea di un orizzonte al quale guardare per uscire dalle secche delle nostre difficoltà.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo è urgente discutere seriamente, qui ed ora, del carattere regressivo e rivoluzionario (non contingente) dello sfondamento delle destre nelle classi popolari (l’idea che suggerisco è che il meccanismo dell’alternanza sia saltato proprio nella modificazione profonda e difficilmente reversibile del senso comune delle classi subalterne); è preliminare discutere sui modi con cui reinsediare il partito nella società (costruiamo centri sociali, case dei diritti sociali, facciamo in modo che i circoli non siano più quello che spesso sono oggi: luoghi di discussione e di commento, spesso polemico, sulla linea politica nazionale) e nelle organizzazioni di massa (la Cgil, l’Anpi, l’Arci, la rete dell’associazionismo diffuso e democratico).</p>
<p style="text-align: justify;">In secondo luogo discutiamo del programma: definiamo chiaramente cosa vogliamo, per che cosa ci battiamo, quale programma abbiamo, che cosa ci distingue dagli altri partiti sul terreno concreto della proposta politica (salario sociale di 1000 euro al mese, stop ai licenziamenti, abrogazione della legge 30, acqua pubblica, no alla riforma Gelmini), anche attraverso i referendum.</p>
<p style="text-align: justify;">E poi serve un immaginario, e in questo dobbiamo recuperare i chilometri perduti in questi anni (nel partito dal congresso di Venezia in poi e nel Paese reale dal governo Prodi, eventi dai quali – io li lego, Venezia e il governo Prodi – abbiamo iniziato a perdere “capacità di raccontare” il nostro orizzonte di alternativa e le nostre prospettive).</p>
<p style="text-align: justify;">Arrivo finalmente ai Giovani Comunisti. Io la dico così: non dobbiamo nasconderci i problemi interni. La Conferenza nazionale è stata il luogo di una discussione profonda e articolata che ha finalmente risvegliato, ridato passione al corpo dell’organizzazione, ma al contempo ha messo in evidenza i limiti assolutamente intollerabili dell’irrigidimento correntizio (badate: non dico intollerabili perché voglia burocraticamente mettere la mordacchia alla discussione ma perché in una fase di profonda difficoltà come questa non possiamo più permetterci divisioni fratricide). Devo anche ammettere, per totale onestà, che questo irrigidimento correntizio si è prodotto (e questo è un dato paradossale a ben guardare) più per i demeriti del primo documento che per quelli del secondo. Arrivo a dire, con molta amarezza ma penso anche con oggettività, che abbiamo dato prova di una scarsa autonomia dal partito, sebbene noi la si sia sbandierata ai quattro venti come segno della nostra diversità. Questi due limiti (il correntismo esasperato e la scarsa autonomia dal partito) sono limiti ed errori che dobbiamo impegnarci tutti insieme a superare al più presto.</p>
<p style="text-align: justify;">Qual è la strada che va percorsa? Io, a costo di essere ripetitivo (ma guardate che le parole d’ordine sono importanti perché, come diceva Engels, sono “bandiere piantate nella testa della gente”, e in primo luogo dei nostri compagni) dico tre cose: unità, radicamento, conflitto.</p>
<p style="text-align: justify;">Unità, innanzitutto interna: serve il massimo della solidarietà al nostro interno, facciamo al centro nei gruppi dirigenti quello che avviene già tra i compagni nei territori, dimostriamoci all’altezza dei nostri compagni. Parlo di un’unità che non nasconda le differenze ma che ci consenta di presentarsi all’esterno compatti, con un’unica voce, un unico gruppo dirigente.</p>
<p style="text-align: justify;">Unità anche all’esterno: da questo punto di vista (il processo unitario: tema che interessa molto i nostri compagni e appassiona molto anche il dibattito che ruota intorno alla nostra organizzazione) io voglio essere lapidario: abbiamo un preciso mandato congressuale che abbiamo il dovere di rispettare. Nelle prossime settimane proseguiremo gli incontri con le realtà che riteniamo si possano coinvolgere nel progetto e io penso che al prossimo coordinamento nazionale saremo in grado di presentare una proposta precisa con tempi, modi e contenuti precisi.</p>
<p style="text-align: justify;">Radicamento: dobbiamo curare al meglio la nostra organizzazione. Avanzo alcune proposte molto concrete sulle quali però vi chiedo di esprimervi puntualmente:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>
<ol>
<li>dobbiamo 		costruire una mappatura precisa di tutti i coordinamenti 		provinciali eletti, mettendo in piedi una mailing list dei 		coordinatori provinciali, così da avviare di volta in volta la 		discussione e il dibattito tra noi anche tra un coordinamento 		nazionale e l’altro, coinvolgendo il gruppo dirigente diffuso 		dell’organizzazione. È finita l’epoca in cui esisteva un 		gruppo ristretto di illuminati che decideva sempre per conto e per 		nome di migliaia di compagni;</li>
<li>dobbiamo 		avviare una seria campagna per il tesseramento, con manifesti, 		video, diffusione via internet (facebook, sito): su questo è mia 		intenzione sollecitare il lavoro del gruppo di compagni grafici dei 		quali abbiamo raccolto la disponibilità nelle settimane scorse. 		Inutile dire che il nostro obiettivo deve essere quello di superare 		alla grande il 100% degli iscritti 2009;</li>
<li>dobbiamo 		fare funzionare al meglio i mezzi di comunicazione che abbiamo. Il 		giudizio che do del nuovo sito internet è un giudizio molto 		positivo. Dobbiamo poi fare partire al più presto un palinsesto 		nazionale della radio nazionale (Red Generation Radio) dei Giovani 		Comunisti;</li>
<li>dobbiamo 		lavorare da subito per il campeggio, decidendo insieme dove farlo, 		con chi e con quali risorse economiche. Dal mio punto di vista 		l’esperienza dell’anno scorso di Alternativa Rebelde va senza 		dubbio replicata;</li>
<li>dobbiamo 		poi lavorare per mettere in campo una Festa nazionale dei Giovani 		Comunisti, da fare alla fine dell’estate in una città del Nord, 		come strumento di aggregazione ma anche di autofinanziamento;</li>
<li>dobbiamo 		prendere di petto il tema della gravissima mancanza di liquidi del 		nostro partito. Lo avete visto già con questo coordinamento, la 		condizione economica del partito non è più quella di un tempo: 		quindi bisogna pensare seriamente e celermente a forme di 		finanziamento e di autofinanziamento alternativo (come, per 		esempio, la produzione da parte del nazionale di materiali di 		propaganda e gadgets da vendere all’esterno);</li>
<li>e 		ancora: la gestione collegiale delle responsabilità, coinvolgendo 		i compagni del coordinamento nazionale nel lavoro esecutivo dei Gc 		(traduco questo obiettivo in deleghe assegnate al di fuori 		dell’esecutivo e nella costituzione di gruppi di lavoro ad hoc).</li>
</ol>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Infine vi è il nodo del conflitto. Su questo vi sollecito nei vostri interventi ad enucleare al meglio i campi di intervento. Io ritengo che le priorità siano quattro: il lavoro, la formazione, l’antirazzismo-antifascismo e il tema dei diritti civili. Propongo su ciascuna di queste priorità di lanciare una campagna nazionale che ci caratterizzi.</p>
<p style="text-align: justify;">In particolare, una campagna sul salario sociale, la precarietà, l’abrogazione della legge 30, il blocco dei licenziamenti; una sul diritto allo studio e la critica radicale della riforma Gelmini (e in particolare mobilitando le nostre strutture contro il ddl 1905 sulla organizzazione dell’Università, che aumenta il ruolo dei Rettori ed esautora completamente gli studenti da qualunque potere di contrattazione e controllo); una terza sull’antifascismo militante e sulla solidarietà con i migranti, contro la xenofobia e il razzismo dilaganti; una quarta sui Pride e i diritti civili. Propongo che su questi temi venga dato mandato ai due portavoce di individuare una proposta da condividere e quindi rendere operativa coinvolgendo il coordinamento nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">In particolare, propongo che prima dell’estate si faccia a Roma un attivo degli studenti medi per elaborare con largo anticipo la nostra piattaforma di rivendicazioni e un attivo degli studenti universitari allo stesso scopo.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, e in maniera disorganica, segnalo alcuni temi e alcuni appuntamenti.</p>
<p style="text-align: justify;">L’antifascismo. Nella primavera del 2011 si terrà il congresso dell’Anpi e noi non possiamo più disinteressarcene. Come già in altre occasione, invito quindi i compagni e le compagne a tesserarsi e a sentire l’Anpi sempre più come la nostra casa e la casa di tutti gli antifascisti italiani. Il 7 maggio è stata convocata, da parte dei fascisti del Blocco Studentesco, una manifestazione che sin da subito abbiamo detto di voler contrastare. Ora stiamo lavorando per capire se ci sono le forze per impedirne lo svolgimento oppure se saremo costretti ad una contromanifestazione. In questa seconda ipotesi maggiore è il numero delle forze e dei soggetti che aderiscono, maggiore è la possibilità che si dia al Blocco una lezione che scongiuri da parte loro l’idea di poter replicare iniziative del genere a Roma e in tutta Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">La politica universitaria. In questi ultimi giorni molto si è dibattuto sul CNSU. Vorrei essere molto chiaro su questo punto, per evitare equivoci e fraintendimenti. Nelle settimane scorse abbiamo, personalmente e di comune accordo con Anna Belligero, convocato una riunione dei nostri compagni più attivi nelle Università (una riunione non del coordinamento nazionale, che sarebbe stato impossibile convocare in piena campagna elettorale e ancor più riconvocare una seconda volta, come sarebbe poi stato d’obbligo, dopo le elezioni) che ha tracciato una linea. Ho quindi facilitato e avallato la collocazione all’interno delle liste Udu-liste democratiche-liste di sinistra di alcuni compagni iscritti al Prc o vicini alla Federazione della Sinistra che erano espressione di realtà locali convintamente interessate al progetto della lista. Non si tratta di alcuna internità organica dei Gc all’Udu. Come abbiamo deciso a Pomezia, la nostra linea non è quella di scegliere di collocare i Giovani Comunisti dentro una struttura sindacale (qualunque essa sia) ma di valorizzare le autonomie territoriali nell’ambito di un unico programma politico e di un’unica piattaforma universitaria. Il CNSU è un organismo che così com’è non è per nulla funzionante né funzionale alle lotte degli studenti. Noi quindi non investiamo strategicamente nelle elezioni,  non presentiamo una nostra lista comunista. Tuttavia, valutata la presenza di liste di destra anche fascista (lo stesso capo del Blocco Studentesco è candidato al Centro in una lista di centrodestra) noi auspichiamo che prevalga l’unica lista di sinistra presente, che ha tra l’altro un buon programma, e all’interno della lista dei compagni vicini a noi. Questo organizzativamente si traduce nella costituzione di comitati elettorali locali, gestiti dai compagni candidati, ai quali penso che la nostra organizzazione a livello territoriale, in tutta autonomia, possa decidere se dare o meno un contributo. Senza alcun “ordine di scuderia”, come abbiamo deciso anche a Pomezia.</p>
<p style="text-align: justify;">Concludo sui rapporti internazionali. Ho lavorato personalmente in questi due mesi per favorire il recupero di una rete di relazioni con le giovanili più significative e radicate della sinistra comunista e d’alternativa europea, recandomi in Germania al congresso dei giovani della Linke, seguendo i lavori del Synaspismos, dei giovani del Pc francese e dei comunisti spagnoli, e a maggio andrò in Grecia dal Kne. L’interesse internazionale nei nostri confronti è altissimo. Il nostro obiettivo, io credo, è quello di dare vita ad una vera e propria rete di relazioni internazionali che producano una serie di iniziative politiche unitarie (campagna per il ritiro dei militari dall’Afghanistan e salario europeo). Dopo anni di isolamento e di disinteresse, il nostro ruolo internazionale non è indifferente e può contribuire a definire ancora meglio il profilo anche nazionale dei Giovani Comunisti che stiamo ricostruendo.</p>
<p style="text-align: justify;">SIMONE OGGIONNI</p>
<p style="text-align: justify;">18 Aprile 2010</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Uno scatto d&#8217;orgoglio, per l&#8217;unità vera</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 10:32:04 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Dal Partito]]></category>
		<category><![CDATA[Cpn]]></category>
		<category><![CDATA[Rifondazione]]></category>
		<category><![CDATA[Simone Oggionni]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervento di Simone Oggionni al Comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista del 10 &#8211; 11 Aprile 2010 Dico onestamente che non sono del tutto soddisfatto di questa nostra discussione. Vedo che il nostro dibattito sconta un vizio significativo di politicismo. Siamo tutti concentrati a parlare di alleanze, di collocazione istituzionale, di assetti, di contenitori, di]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft size-full wp-image-825" style="margin: 4px;" title="falcemartellosuband" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/falcemartellosuband.jpg" alt="" width="267" height="200" /><em>Intervento di Simone Oggionni al Comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista del 10 &#8211; 11 Aprile 2010</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dico onestamente che non sono del tutto soddisfatto di questa nostra discussione. Vedo che il nostro dibattito sconta un vizio significativo di politicismo. Siamo tutti concentrati a parlare di alleanze, di collocazione istituzionale, di assetti, di contenitori, di formule, di alchimie, mentre continuiamo a non affrontare di petto quelli che secondo me sono le cause fondamentali della nostra sconfitta: l’assenza di un’analisi di classe articolata della società italiana; l’assenza di un programma semplice e percepibile immediatamente non solo dai ceti medi ma anche dai lavoratori; l’assenza di un ancoraggio ideale, di un immaginario<span id="more-824"></span>, l’idea di un orizzonte al quale guardare per uscire dalle secche delle nostre difficoltà.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo è preliminare – è una richiesta che emerge nello scambio quotidiano che ho con il corpo della nostra organizzazione giovanile – discutere seriamente, qui ed ora, del carattere regressivo e rivoluzionario (non contingente) dello sfondamento delle destre nelle classi popolari (l’idea che suggerisco è che il meccanismo dell’alternanza sia saltato proprio nella modificazione profonda e difficilmente reversibile del senso comune delle classi subalterne); è preliminare discutere sui modi con cui reinsediare il partito nella società (costruiamo centri sociali, case dei diritti sociali, facciamo in modo che i circoli non siano più quello che spesso sono oggi: luoghi di discussione e di commento, spesso polemico, sulla linea politica nazionale) e nelle organizzazioni di massa (la Cgil, ma anche – aggiungo &#8211; l’Anpi, l’Arci, la rete dell’associazionismo diffuso e democratico).</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi: più analisi sociale e meno politicismo; il programma: definiamo chiaramente cosa vuole Rifondazione Comunista, per che cosa si batte, quale programma ha, che cosa la distingue dagli altri partiti sul terreno concreto della proposta politica (salario sociale di 1000 euro al mese, stop ai licenziamenti, abrogazione della legge 30, acqua pubblica, no alla riforma Gelmini), anche attraverso i referendum; e poi un immaginario, e in questo dobbiamo recuperare i chilometri perduti in questi anni (nel partito dal congresso di Venezia in poi e nel Paese reale dal governo Prodi, eventi dai quali – io li lego, Venezia e il governo Prodi – abbiamo iniziato a perdere “capacità di raccontare” il nostro orizzonte di alternativa e le nostre prospettive).</p>
<p style="text-align: justify;">Queste sono le premesse indispensabili alla riflessione più ragionieristica sul voto, che pure va fatta e che io, in poche battute, affronto così: il 2,7% è un risultato negativo e a poco valgono i tentativi autoconsolatori di parlare di una sostanziale tenuta che nei fatti non c’è stata; il risultato non è omogeneo: andiamo drammaticamente male in Lombardia e Campania (cioè dove andiamo in splendida solitudine) e andiamo dignitosamente nelle Marche (dove siamo in coalizione con SEL) e in regioni come Liguria, Toscana, Umbria, Calabria (dove ci presentiamo in coalizione con il centrosinistra).</p>
<p style="text-align: justify;">Questo dato a mio avviso non ci dice automaticamente che allora bisogna fare gli accordi ovunque (sarebbe una semplificazione e una banalizzazione che tra l’altro sposterebbe a destra l’asse politico del partito), ma ci dice che il nostro elettorato ci premia laddove percepisce una nostra utilità e laddove percepisce che noi lavoriamo per costruire una massa critica e per uscire dall’isolamento. Questo è il senso dell’offensiva unitaria a 360°: con le forze democratiche per cacciare Berlusconi e battere le destre e con SEL per costruire in Italia una sinistra a sinistra del Pd forte e in grado di tornare a contare e a pesare per i lavoratori e le classi subalterne. In questo quadro si colloca la nostra discussione sulla federazione. Guardate: è il punto che a me pare più scontato ma che paradossalmente diventa nella nostra discussione il più controverso.</p>
<p style="text-align: justify;">Io la dico in questi termini: il processo di fondazione (non genericamente di costruzione) della federazione della sinistra va accelerato e portato a termine (e non soltanto iniziato) irreversibilmente. Cosa aspettiamo? Presi singolarmente non solo siamo senza peso elettorale, ma siamo senza alcuna capacità attrattiva nei confronti del campo largo della sinistra diffusa (alla quale insistentemente diciamo di volere parlare) e addirittura del nostro stesso popolo. Da questo punto di vista mi limito a rilevare – ma lo faccio senza alcuna venatura di polemica distruttiva – che in questo dibattito rischiamo di fare un passo indietro rispetto alla direzione nazionale. In settimana il segretario aveva parlato di ottobre come limite entro il quale fare il congresso, qui si torna a parlare di termini naturali, cioè fine 2010.</p>
<p style="text-align: justify;"> Tre mesi in politica sono molti. In questa condizione di difficoltà, troppi. E io non vorrei che alla fine prevalesse una tentazione attendista e un po’ fatalista (che le cose vadano come devono andare) che è l’esatto opposto di ciò di cui abbiamo bisogno: uno scatto d’orgoglio che ci consenta in tempi brevissimi di mettere il partito al servizio di un processo unitario realmente costituente.</p>
<p style="text-align: justify;">SIMONE OGGIONNI</p>
<p style="text-align: justify;">intervento al Comitato politico nazionale del PRC, 10 Aprile 2010</p>
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		<title>Unità, radicamento e conflitto per (ri)tornare protagonisti</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 11:56:08 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Giovani Comunisti]]></category>
		<category><![CDATA[Politica interna]]></category>
		<category><![CDATA[Simone Oggionni]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>

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		<description><![CDATA[di Simone Oggionni È tempo di un primo bilancio, a quasi due mesi dalla fine della IV Conferenza nazionale della nostra organizzazione. «Unità, radicamento, conflitto» è lo slogan che abbiamo scelto per la conferenza di Pomezia ed è in queste parole d’ordine che dobbiamo trovare il senso del nostro progetto politico. Abbiamo investito innanzitutto nell’unità]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-803" style="margin: 4px;" title="giosettafioronifalcema" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/giosettafioronifalcema.jpg" alt="" width="169" height="170" /><strong><em>di Simone Oggionni </em></strong>È tempo di un primo bilancio, a quasi due mesi dalla fine della IV Conferenza nazionale della nostra organizzazione. «Unità, radicamento, conflitto» è lo slogan che abbiamo scelto per la conferenza di Pomezia ed è in queste parole d’ordine che dobbiamo trovare il senso del nostro progetto politico. Abbiamo investito innanzitutto nell’unità e l’unità sta dando i suoi frutti. Lungi dall’essere – come ci è stato rimproverato – un feticcio, l’unità ha un valore essenziale, è il collante che ci consente di affrontare con<span id="more-802"></span> fiducia questi mesi difficilissimi di resistenza, è il cemento della nostra ricostruzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è ciò intorno a cui concretamente si sta plasmando la nostra organizzazione: archiviato il congresso, si sta aprendo una fase nuova, nella quale finalmente si guarda ai propri compagni con meno diffidenza e più fiducia. Il meccanismo virtuoso messo in atto con il congresso (mi riferisco innanzitutto alla scelta del documento unitario e alla smilitarizzazione, anche se spesso forzata e asimmetrica, del dibattito interno) sta producendo i suoi effetti nei territori e ci sta consentendo di scoprirci – in una misura inedita per un’organizzazione così drammaticamente abituata ai conflitti interni e alle spaccature – una grande e omogenea comunità politica. E che grazie alla sua compattezza interna può guardare anche al processo unitario esterno, necessario, irreversibile, con meno timore e più razionalità.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda parola chiave è «radicamento». Nelle cinque settimane successive alla conclusione della conferenza di Pomezia sono giunte al sito nazionale quasi trecento richieste di tesseramento. Trecento compagne e compagni, spesso giovanissimi, che si sono messi in contatto con noi, centralmente, perché sino ad oggi slegati dal lavoro politico sul territorio. A questo capitale enorme si aggiunge il tesseramento ordinario e capillare che sta partendo in ogni singola federazione in questi giorni. Una così alta adesione è il segno del fatto che, finalmente, i Giovani Comunisti stanno tornando ad essere, almeno a livello simbolico e nell’immaginario di un giovane di sinistra, mediamente militante e mediamente informato sui fatti politici, un punto di riferimento. Anzi, il punto di riferimento principale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma sbaglieremmo se concentrassimo la nostra attenzione soltanto sull’impatto virtuale e sul riconoscimento esterno. Dobbiamo guardare a noi stessi, ricostruendo nelle relazioni quotidiane e concrete con il movimento di classe una credibilità fortemente annebbiata in questi ultimi anni. Le assemblee universitarie, le mobilitazioni antirazziste, i luoghi di lavoro, i cortei studenteschi devono tornare ad essere casa nostra. Un’organizzazione che non ha una vocazione di massa, che non vive e non frequenta giorno per giorno gli spazi abitati dai propri soggetti di riferimento non ha alcun senso. Da questo punto di vista l’imperativo deve essere quello di uscire dalle stanze chiuse delle nostre sedi e di mettere radici nella società e nei conflitti che l’attraversano.</p>
<p style="text-align: justify;">I conflitti, appunto: l’ultimo corno della nostra linea politica. Questo è un tempo di grandi conflitti e di grandi sfide, ed è il tempo di tornare a vincerli.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci lancia una sfida questo governo di fascisti che calpesta ogni giorno la Costituzione e le regole democratiche, persino le leggi elettorali.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci lanciano una sfida i padroni che, con le destre, spingono sull’acceleratore della lotta di classe contro i lavoratori, puntando a cancellare le tutele più elementari, come il contratto collettivo nazionale di lavoro e l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci lancia una sfida il ministro Gelmini che, in accoppiata con Tremonti, non fa altro che distruggere il diritto allo studio, privatizzare i centri di formazione, a partire dalle scuole e dalle Università, e depauperare la ricerca.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci lancia una sfida un sistema di illegalità che attraversa la politica in maniera epidemica e fa perdere credibilità all’idea stessa di trasformare il mondo attraverso la partecipazione e la lotta.</p>
<p style="text-align: justify;">Dentro questo mondo, e non auto-esiliati in un universo ideologico astratto, nostalgico e consolatorio, dobbiamo tornare a fare conflitto e ad essere protagonisti.</p>
<p style="text-align: justify;">In queste settimane, dando un’occhiata alle mille manifestazioni, al fiorire delle iniziative in tutta Italia, al moltiplicarsi dei blog, delle vertenze e delle campagne territoriali, mi pare di capire che abbiamo imboccato la strada giusta. Dimostriamo che ciò che stiamo costruendo non è un’illusione.</p>
<p style="text-align: justify;">SIMONE OGGIONNI<br />
portavoce nazionale Giovani Comuniste/i</p>
<p style="text-align: justify;">9 Aprile 2010</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Accelerare sulla FdS, per una offensiva unitaria a sinistra</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Apr 2010 10:10:41 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Dal Partito]]></category>
		<category><![CDATA[Direzione nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Prc]]></category>
		<category><![CDATA[Simone Oggionni]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo l&#8217;intervento di Simone Oggionni all&#8217;ultima riunione della Direzione nazionale del PRC In una Direzione impegnativa e importante come questa sono convinto che sia necessario da parte di tutti calibrare con molta cautela le parole e i giudizi che diamo del voto e le parole che utilizziamo per indicare la prospettiva, perché dobbiamo innanzitutto essere]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-781" style="margin: 4px;" title="bandiera-rifondazione-corteo" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/bandiera-rifondazione-corteo.jpg" alt="" width="213" height="169" /><strong><em>Pubblichiamo l&#8217;intervento di Simone Oggionni all&#8217;ultima riunione della Direzione nazionale del PRC</em><br />
</strong>In una Direzione impegnativa e importante come questa sono convinto che sia necessario da parte di tutti calibrare con molta cautela le parole e i giudizi che diamo del voto e le parole che utilizziamo per indicare la prospettiva, perché dobbiamo innanzitutto essere consapevoli dell’importanza che le nostre riflessioni hanno sul corpo del partito e sul suo umore e che un segnale sbagliato in un contesto così delicato potrebbe essere esiziale per tutti noi. <span id="more-780"></span><br />
Per questo motivo mi limito a dire soltanto le cose che mi paiono più evidenti e più difficilmente contestabili.<br />
Non mi addentro sugli elementi di contesto: l’astensionismo, l’avanzata delle destre, lo straordinario risultato della Lega Nord. Mi limito a registrare che questo quadro allontana l’ipotesi di una crisi di governo e la prospettiva di un cambio di legislatura e che siamo in presenza ormai di un senso comune nel quale il fascismo vero e proprio ha sfondato, perché l’omofobia, la misoginia e il razzismo sono elementi non accidentali o episodici ma strutturalmente propri di questa destra che ha dilagato nella pancia profonda del Paese.<br />
Prima considerazione: siamo di fronte ad un risultato incontestabilmente negativo. Non possiamo sempre dare la colpa a fattori esterni (l’oscuramento mediatico, il voto utile, la sovraesposizione di Sinistra Ecologia Libertà, la fortuna di Vendola) e non possiamo nemmeno – se vogliamo essere onesti – consolarci con il fatto che gli ultimi sondaggi ci davano ancora più sotto. Il 2,74% equivale allo 0,7% in meno delle elezioni europee, cioè un quinto dei voti in meno, senza contare che alle scorse regionali cinque anni fa il risultato era quasi tre volte tanto!<br />
Seconda considerazione: sono particolarmente negativi i risultati della Lombardia e, soprattutto, della Campania. Sono positivi, con sfumature diverse, i risultati di Liguria, Toscana, Lazio, Calabria (faccio notare che prendiamo più del 4% in una regione in cui tutto il centrosinistra è di poco sopra il 30% ed eleggiamo gli unici due consiglieri regionali del Sud) e Marche. Cioè andiamo bene dove siamo in coalizione o con il centrosinistra oppure, nel caso delle Marche, con Sinistra Ecologia Libertà.<br />
Questo dato che cosa ci dice? Che, forse, aveva qualche ragione chi tra noi consigliava maggiore cautela nel sostenere che se fossimo andati ovunque da soli avremmo preso più voti! La dico così: non oso immaginare che cosa sarebbe successo se non avessimo fatto accordi in Liguria, in Toscana, nel Lazio, in Calabria o se nelle Marche fossimo andati da soli!<br />
Attenzione però a ridurre tutto soltanto ad una questione di alleanze. Conta moltissimo il radicamento sociale, il lavoro sociale, lo spessore e il profilo dei candidati. Lo dimostrano numerosi risultati eccezionali, come l’11% di Terni, dove il partito è davvero radicato, a partire dai giovani comunisti, oppure il 25% di Gubbio, amministrato da anni da Orfeo Goracci, sindaco comunista che non a caso prende quasi 3000 voti di preferenza nel suo Comune, oppure l’ottimo risultato complessivo delle Marche, dove andiamo in contrapposizione al centro-sinistra ma con un candidato stimato, conosciuto e apprezzato anche per le sue doti di amministratore locale.<br />
La terza considerazione riguarda Sinistra Ecologia Libertà. Con una premessa: Vendola è quanto di più lontano vi sia da me, da noi, in termini di cultura e di identità politica. Al contrario di altri che qui faticano persino a nominarlo ma che hanno condiviso per anni con lui la gestione del partito e tutte le scelte di natura ideologica imposte dalla maggioranza (diciamo da Venezia in poi, per capirci. Tuttavia, qui noi facciamo politica, o almeno dovremmo farla. Sento ripetere come un mantra che SEL è soltanto Vendola e che va forte solo in Puglia, come se qualcuno di noi avesse un’altra idea. È proprio questo il punto: SEL ha una leadership forte e riconosciuta e ha una capacità di governo che è apprezzata a livello popolare! Non possiamo fare finta che non sia così. E aggiungo una cosa. Giustamente si dice che Vendola è attratto dal Partito democratico, che si presenta come una sua variante esterna. Proprio per questo dobbiamo intensificare l’offensiva unitaria, perché dipende anche da noi che SEL non si faccia inghiottire dal Pd e diventi disponibile ad un percorso con noi di alternativa.<br />
Bisogna – e concludo – smettere un po’ di presunzione. Verso Sinistra Ecologia Libertà e anche verso i nostri compagni all’interno della Federazione.<br />
Senza la Federazione unita non si va da nessuna parte. Per questo dobbiamo accelerarne i tempi di costituzione e il congresso va fatto quanto prima, anche prima di ottobre.<br />
E per questo bisogna avere le idee chiare su cosa sia: e cioè un soggetto comunista e anticapitalista più forte e più grande del nostro partito.<br />
Imma Barbarossa dice che bisogna “cambiare asse della Federazione”. Mi permetto di dire che siamo ampiamente fuori tempo massimo e che, soprattutto, dovrebbe dire concretamente chi intende coinvolgere e, soprattutto, per andare dove. Non c’è più tempo da perdere.</p>
<p style="text-align: justify;">SIMONE OGGIONNI</p>
<p style="text-align: justify;">1° Aprile 2010</p>
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