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	<title>Giovani Comunisti/e &#187; Roma</title>
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		<title>I GC cancellano le scritte fasciste ai licei Tasso e Righi</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 15:44:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Ufficio stampa GC Ieri notte una squadraccia di fascisti facenti capo al gruppo Controtempo (conosciuto a Roma e notoriamente legato a settori della destra istituzionale) ha deturpato i muri dei licei Tasso e Righi di Roma con svastiche e scritte vergognose. Guarda caso quei licei, tra i simboli dell&#8217;antifascismo militante romano. Guarda caso ieri,]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di Ufficio stampa GC</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ieri notte una squadraccia di fascisti facenti capo al gruppo Controtempo (conosciuto a Roma e notoriamente legato a settori della destra istituzionale) ha deturpato i muri dei licei Tasso e Righi di Roma con svastiche e scritte vergognose. Guarda caso quei licei, tra i simboli dell&#8217;antifascismo militante romano.<br />
Guarda caso ieri, 27 gennaio, giornata della Memoria della Shoah. Si tratta soltanto dell&#8217;ultima provocazione vomitevole di una galassia di sigle, gruppi e associazioni che continua a vivere nella indifferenza, quando non nella colpevole compiacenza dell&#8217;amministrazione comunale. <span id="more-3261"></span>Quelle scritte sono state rimosse dall&#8217;azione di nostri giovani compagni. Vorremmo fossero rimosse per sempre dalla cultura e dalla quotidianità di Roma e dell&#8217;intero Paese.</p>
<p>ufficio stampa GC</p>
<p>28 gennaio 2012</p>
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		<title>Roma. Piste nere nella “guerra di mala”</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 22:38:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pistole ritrovate. Nelle indagini sulla guerra di mala a Roma spuntano fuori continuamente fascisti e malavitosi. Le telefonate e gli affari tra Mokbel e il boss di Ostia Carmine Fasciani. Uomini neri sempre disponibili per il “lavoro sporco”. Negli ultimi delitti e ferimenti c’è sempre qualche “cuore nero”. L’inchiesta prosegue. A Tivoli, dove lo scorso]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Pistole ritrovate. Nelle indagini sulla guerra di mala a Roma spuntano fuori continuamente fascisti e malavitosi. Le telefonate e gli affari tra Mokbel e il boss di Ostia Carmine Fasciani. Uomini neri sempre disponibili per il “lavoro sporco”. Negli ultimi delitti e ferimenti c’è sempre qualche “cuore nero”. L’inchiesta prosegue.</p>
<p style="text-align: justify;">A Tivoli, dove lo scorso 3 gennaio è stato ferito a colpi di arma da fuoco il neofascista Francesco Bianco, è stata ritrovata un’altra pistola, una calibro 9 e cinquanta munizioni. L’arma è stata rinvenuta nei pressi di un cassonetto ed è stata sequestrata. L&#8217;arma sarà ora esaminata dai tecnici della scientifica per accertare se sia stata utilizzata nei recenti agguati di sangue. &#8220;La pressione esercitata sul <span id="more-3191"></span>territorio nelle ultime ore ha probabilmente indotto il possessore a disfarsene&#8221; si legge in un comunicato della Questura. Proprio a Tivoli Terme lo scorso 3 gennaio è stato ferito in un agguato Francesco Bianco, 51enne in passato vicino al gruppo terroristico di destra Nuclei armati rivoluzionari e coinvolto nella vicenda di Parentopoli all&#8217;Atac.</p>
<p style="text-align: justify;">Prende corpo intanto nelle  ipotesi di Ris e Ros dei carabinieri che la pistola che ha ucciso il commerciante cinese e la sua bambina a Torpignattara qualche giorno fa, possa essere stata acquistata dagli assassini, poche settimane prima del colpo, nell’arsenale della mala trovato per caso il 17 dicembre sulla Casilina, solo cinque chilometri più a est del luogo del delitto”. Lo scrive oggi su Liberazione  online Checchino Antonini. Si tratta di un arsenale composto da tredici pistole, quattro fucili da guerra, una mitraglietta, cinque giubbotti antiproiettile, 2.500 munizioni, due uniformi dei carabinieri e una della polizia forse rubati in una lavanderia, una paletta segnaletica della protezione civile e la riproduzione di una placca di riconoscimento dell’Arma, passamontagna, parrucche e alcune dosi di erba. “Era l&#8217;armeria di Claudio Nuccetelli, 48 anni, passato alla storia criminale per la “spaccata&#8221; a Bulgari, il fallito colpo del 2007 quando un carro attrezzi assalì la nota gioielleria del centro di Roma. I carabinieri potrebbero chiedere lumi proprio a Nuccetelli,  il quale &#8211; come ha spiegato su Liberazione una ricostruzione di Ercole Olmi  -che  abbiamo pubblicato nei giorni scorsi anche su Contropiano &#8211; è considerato dagli inquirenti uno dei punti di contatto tra la mala romana, con la galassia neofascista e la mafia catanese. Con lui, nella rapina da Bulgari, c&#8217;erano  infatti anche Fabio Giannotta, con alle spalle un curriculum di rapine ma anche  di partecipazione alle commemorazioni presso la sede di Acca Larentia di cui la sua famiglia sembra essere &#8220;tenutaria&#8221;. Un padre segretario di sezione  dell&#8217;antico Msi, un fratello Mirko, condannato  con  rito abbreviato a un anno e otto mesi nel 2005 per rapine a banche e gioiellerie  ed infine Fabio noto per essere un altro  dei capitoli inquietanti della cosiddetta Parentopoli nera a Roma. Dirige, per conto delll&#8217;Ama e il comune di Roma, il settore Decoro urbano.<br />
Le connessioni tra organizzazioni criminali nella capitale, i neofascisti e la guerra di mala che si è scatenata a Roma nel 2011, riportano a galla episodi apparentemente scollegati ma che hanno come costante la presenza di ex militanti neofascisti dei Nar.<br />
Nella guerra di mala che sta insanguinando la capitale, a novembre ci sono stati due omicidi “mirati” a Ostia: quelli di Giovanni Galleoni – noto come “Bafficchio” &#8211; e di Francesco Antonini conosciuto come “Sorcanera”. I due sono stati uccisi a Nuova Ostia la sera del 23 novembre scorso. I due uccisi erano legati in passato alla Banda della Magliana e in particolare a Paolo Frau – detto “Paoletto” – a sua volta ucciso a Ostia nel 2002 e coinvolto anche nel processo per l’assassinio di Mino Pecorelli, il giornalista ucciso nel marzo del 1979. A fare il suo nome era stato Antonio Mancini, altro elemento di spicco della banda della Magliana ed ora “collaboratore di giustizia”.  Nel 2008 invece era stato ucciso ad Acilia, un altro boss come Salomone.<br />
Per il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, responsabile della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, titolare delle indagini assieme al pm Carlo La Speranza, il duplice omicidio di Ostia “È stato uno scontro evidente tra due gruppi criminali molto forti, uno scontro di un certo livello”. “Le due vittime &#8211; prosegue Capaldo &#8211; erano due personaggi profondamente inseriti nel contesto della criminalità organizzata di un certo significato, non marginale, insediata anche a Roma nel traffico di droga e usura, già coinvolti in episodi di sangue e conflitti tra bande”.<br />
Ma proprio a Ostia, esattamente due anni prima (dicembre 2009), i carabinieri avevano condotto una vasta operazione denominata Los Moros 2008-Madara 2008 – in cui vennero effettuati 36 arresti, di cui 31 italiani, 4 spagnoli e un bulgaro, per il reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale e spaccio di sostanze stupefacenti del tipo hashish e cocaina. Questa operazione e i successivi sequestri di beni, hanno assegnato un durro colpo all’organizzazione crminale del boss di Ostia Carmine Fasciani.  Tra gli arrestati figuravano Silvia Bartoli, la moglie del boss di Ostia, e un certo Alberto Piccari. Quest&#8217;ultimo è noto come esponente neofascista dei Nar. Piccari viene ritenuto un “membro importante” nel gruppo originario dei Nar, alla pari di Gilberto Cavallini, Luigi Ciavardini, Massimo Carminati, Franco Anselmi, Walter Sordi ed altri. Picccari venne arrestato il 23 ottobre del 2001 e accusato di porto e detenzione illegale di armi. Le armi erano in ottimo stato di efficienza. Quando nel dicembre del 2009, i carabinieri lo fermano nel quadro dell&#8217;indagine “Los Moros”, si trovano di fronte ad una vecchia conoscenza ma più nell&#8217;ambito dei gruppi neofascisti che in quelli della criminalità.  Ma non è l’unica sorpresa. C’è qualcosina di ancora più importante. La telefonata intercettata tra il boss di Ostia, Carmine Fasciani e lo spregiudicato “imprenditore-finanziere” nero Gennaro Mokbel è ormai nelle cronache. Nella telefonata con Fasciani,  Mokbel si vanta di aver speso più di un milione di euro per far uscire dal carcere la coppia nera per eccellenza: Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, tra i fondatori dei Nar. Non solo. Il Ros dei Carabinieri ha accertato &#8220;i contatti del Mokbel con Carmine Fasciani, noto esponente della criminalità organizzata romana, dal quale ha ricevuto l´assicurazione di poter svolgere in modo indisturbato la campagna politica nella zona di Ostia&#8221;. E’ ampiamente documentato poi il “cameratismo” tra Gennaro Mokbel (al quale, per importanza, dedicheremo un’altra puntata della nostra inchiesta) e il killer fascista Antonio D’Inzillo, coinvolto nella sanguinosa resa dei conti dentro la Banda della Magliana e “misteriosamente” morto nel 2008 in Kenya.<br />
Si potrebbero poi mettere in fila poi altri recenti fatti di cronaca: l’uccisione del broker Roberto Ceccarelli l’8 aprile; il ferimento di Andrea Antonini consigliere municipale di Casa Pound il 14 aprile; il ferimento del fascista Francesco Bianco ai primi di gennaio a Tivoli, il coinvolgimento dell’ex fascista dei Nar Pierfrancesco Vito nella vicenda del broker nero Gianfranco Lande (Il “Madoff” dei Parioli).<br />
Diventa dunque sempre più difficile tenere separate le piste “criminali” da quelle sugli ambienti neofascisti nella Capitale. Nella capitale nella seconda metà del 2010 è saltato qualche equilibrio nelle attività delle organizzazioni criminali ed è scoppiata la guerra. Questo ci dicono i fatti e la cosa, francamente, non è una sorpresa. L&#8217;inchiesta prosegue.</p>
<p style="text-align: justify;">Vedi su questo gli articoli precedenti:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiano.org/it/news-politica/item/5870-i-fascisti-nel-mirino-di-chi">http://www.contropiano.org/it/news-politica/item/5870-i-fascisti-nel-mirino-di-chi</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiano.org/it/archivio-news/documenti/item/6011-roma-la-citt%C3%A0-delle-pistole-cronache-nere-come-i-cuori">http://www.contropiano.org/it/archivio-news/documenti/item/6011-roma-la-citt%C3%A0-delle-pistole-cronache-nere-come-i-cuori</a></p>
<p style="text-align: justify;">da Contropiano.org &#8211; Rete dei Comunisti</p>
<p style="text-align: justify;">12 gennaio 2012</p>
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		<title>Chiediamo con forza le dimissioni di Alemanno</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 22:26:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Alemanno da giovane era un frequentatore della sede MSI di via Acca Larenzia a Roma e conosceva bene la famiglia Giannotta, tenutaria e testimonial di quella sede. Carlo, il pater familias, e due figli Fabio e Mirko. Fabio si contraddistingue per una serie di rapine e scassinamenti, l’ultimo 5 anni fa con il botto dello]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Alemanno da giovane era un frequentatore della sede MSI di via Acca Larenzia a Roma e conosceva bene la famiglia Giannotta, tenutaria e testimonial di quella sede. Carlo, il pater familias, e due figli Fabio e Mirko.<br />
Fabio si contraddistingue per una serie di rapine e scassinamenti, l’ultimo 5 anni fa con il botto dello spacco alla gioielleria con Nuccetelli. Mirko pure lui ha un passato lontano di furti a gioiellerie.<br />
Alemanno purtroppo per i romani viene eletto Sindaco e nomina Mirko Giannotta, diventato impiegato dell’AMA, a dirigere il decoro urbano, con il compito di pulire i muri di Roma di manifesti abusivi e di scritte. Il bravo Mirko però “tende” a non cancellare le svastiche di cui pullula Roma né a rimuovere i manifesti lugubri e clandestini di commemorazione di killer dei NAR.<br />
Alemanno da Sindaco dice che ci sono troppe pistole e armerie in mano alla Mala: un Sindaco tutto law and order. Peccato che l’armeria della Mala trovata dai carabinieri all’Alessandrino a fine 2011 era di Nuccetelli, il compagno di merende di Fabio Giannotta!<br />
E che dire del tentato omicidio a Tivoli, all’inizio dell’anno, dell’impiegato ATAC Francesco Bianco, ex NAR, assunto sotto il Campidoglio retto da Alemanno? Quel Bianco autore di invettive velenose antisemite durante una giornata lavorativa, il 14 dicembre 2110, in ATAC&#8230;<br />
Poi in queste ore apprendiamo che Carlo Giannotta, il pater familias, è stato fermato dai Carabinieri del ROS come indiziato per il tentato omicidio di Francesco Bianco, cosa di cui si sospetta anche la complicità del figlio Fabio… Di Mirko leggiamo che è stato sottoposto a perquisizione sempre dallo stesso ROS….<br />
La giustizia e le indagini facciano il loro corso, la politica di una opposizione seria e determinata  faccia però il proprio ruolo e chieda le dimissioni di Alemanno, interrompendo ogni logica di accordi anche istituzionali con questo Sindaco. La “fascisteria” cui ogni giorno siamo sottoposti, spesso più come farsa che come sostanza, è impresentabile: liberiamo Roma Bene Comune da questo sonno della Ragione, prima che siano generati i mostri.</p>
<p style="text-align: justify;">CLAUDIO ORTALE<br />
Vicepresidente del consiglio del Municipio ROMA 19 e Capogruppo PRC-FDS</p>
<p style="text-align: justify;">14 gennaio 2012</p>
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		<title>Contro i divieti di Alemanno, per la libertà di manifestazione</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 23:57:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Giovani Comunisti/e &#8211; Roma “Questa mattina il gruppo regionale della Federazione della Sinistra alla Regione Lazio ha presentato un ricorso al Tar per chiedere l’immediata sospensione e l’annullamento definitivo dell’ordinanza blocca cortei, disposta dal sindaco Alemanno il 18 novembre”.  Lo rende noto il capogruppo della Federazione della Sinistra alla Regione Lazio, Ivano Peduzzi. “Tale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di Giovani Comunisti/e &#8211; Roma</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Questa mattina il gruppo regionale della Federazione della Sinistra alla Regione Lazio ha presentato un ricorso al Tar per chiedere l’immediata sospensione e l’annullamento definitivo dell’ordinanza blocca cortei, disposta dal sindaco Alemanno il 18 novembre”.  Lo rende noto il capogruppo della Federazione della Sinistra alla Regione Lazio, Ivano Peduzzi.</p>
<p style="text-align: justify;">“Tale provvedimento – continua Peduzzi &#8211; è l’ennesima iniziativa della giunta capitolina per impedire l’espressione del dissenso contro le politiche di macelleria sociale portate avanti dal governo e dalla Bce. Il sindaco Alemanno e la sua giunta utilizzano in maniera pretestuosa l’ordine pubblico e l’agibilità della città per blindare il territorio e criminalizzare chi lotta per i propri diritti: non sono i cortei a rendere inagibile questa città, ma la mancanza di investimenti sul trasporto pubblico e sulle infrastrutture e l’affidamento della mobilità ai privati che offrono un pessimo servizio pur di ricavare il massimo dei profitti”.</p>
<p style="text-align: justify;">“L’ordinanza blocca cortei è quindi un’illegittima sospensione della Costituzione messa in atto dal sindaco Alemanno. Continueremo a mettere in campo tutti i mezzi a nostra disposizione contro questo ed ogni tentativo di restrizione degli spazi di agibilità democratica e di repressione del conflitto sociale”, conclude Peduzzi.</p>
<p style="text-align: justify;">GIOVANI COMUNISTI/E &#8211; ROMA</p>
<p style="text-align: justify;">30 novembre 2011</p>
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		<title>In mobilitazione contro Alemanno, la crisi e la repressione</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 15:09:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I Giovani Comunisti con gli studenti oggi per le vie di Roma sfidando i divieti autoritari del sindaco Denunciamo con forza il clima di militarizzazione e repressione messo in atto oggi a Roma. Già dalle prime ore della giornata, infatti, davanti alle maggiori scuole della Capitale abbiamo assistito all’identificazione e all’intimidazione di decine di studenti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>I Giovani Comunisti con gli studenti oggi per le vie di Roma sfidando i divieti autoritari del sindaco</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Denunciamo con forza il clima di militarizzazione e repressione messo in atto oggi a Roma. Già dalle prime ore della giornata, infatti, davanti alle maggiori scuole della Capitale abbiamo assistito all’identificazione e all’intimidazione di decine di studenti ad opera di appartenenti alle forze dell’ordine. Non possiamo tollerare che le nostre scuole vengano considerate territorio di guerra da presidiare con camionette e agenti in borghese. Non possiamo accettare i continui divieti imposti a tutta la città: dalla limitazione dei cortei al diritto di muoversi liberamente per le nostre strade. Non possiamo accettare le cariche selvagge nei confronti di una manifestazione pacifica composta il larga parte da studenti medi.<span id="more-3040"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Alemanno e Berlusconi devono  assumersi le proprie responsabilità. Chiediamo con forza le dimissioni del Sindaco e del Governo, veri responsabili della crisi che stiamo vivendo e delle politiche repressive che continuiamo a subire. Ci riprenderemo l’agibilità democratica che ci viene negata.</p>
<p>GIOVANI COMUNISTI &#8211; ROMA</p>
<p>3 novembre 2011</p>
]]></content:encoded>
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		<title>15 ottobre: un fallimento su cui discutere seriamente. No a nuove leggi di polizia</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 09:50:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Giorgio Cremaschi E&#8217; inutile nasconderlo o minimizzarlo: il 15 ottobre c&#8217;è stata in Italia la più grande manifestazione tra quelle realizzate in tutto il mondo ed è finita in un disastro. Noi che siamo tra coloro che l&#8217;hanno promossa e organizzata, abbiamo il dovere di scusarci con tutte e tutti coloro che sono venuti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di Giorgio Cremaschi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; inutile nasconderlo o minimizzarlo: il 15 ottobre c&#8217;è stata in Italia la più grande manifestazione tra quelle realizzate in tutto il mondo ed è finita in un disastro.<br />
Noi che siamo tra coloro che l&#8217;hanno promossa e organizzata, abbiamo il dovere di scusarci con tutte e tutti coloro che sono venuti lì per manifestare e basta. Non siamo stati in grado di garantire ad essi l&#8217;esercizio di questo loro diritto. Una minoranza, non è importante quanto vasta, ma comunque nettamente tale, si è impadronita della manifestazione e l&#8217;ha trasformata sul piano militare, sul piano mediatico e su quello politico in un&#8217;altra cosa.<span id="more-2991"></span></p>
<p>Questo è per me il punto centrale, poi naturalmente ci sono le singole responsabilità, gli atti di devastazione inaccettabili, così come anche gli scontri in piazza San Giovanni, ove le cariche della polizia hanno finito per coinvolgere tutte e tutti coloro che volevano manifestare. Se vogliamo fare una riflessione politica, dobbiamo sottolineare che questo è stato il senso della giornata: un esproprio di democrazia, coperto dagli scontri, quando doveva essere esattamente il contrario.</p>
<p>Per questo sono contrario a minimizzare, così come respingo le reazioni ipocrite del palazzo. L&#8217;Italia è un paese con una democrazia malata, dove nelle istituzioni, nel parlamento, stanno persone incriminate per reati gravissimi, che considerano la magistratura una forza eversiva. L&#8217;illegalità in questo paese comincia dall&#8217;alto e, senza per questo giustificare nulla, è evidente che questo apre la via alla rottura e alla sfiducia anche violente. Per questo la risposta non può essere la negazione della realtà. I giovani che sfasciavano tutto, e che hanno aggredito prima di tutto il corteo e la manifestazione, vanno affrontati prima di tutto come un problema politico. Sono assolutamente contrario alla proposta di Di Pietro e Maroni di nuove leggi di polizia, questo sì sarebbe il modo per precipitare in rotture da fine anni Settanta. E&#8217; evidente che chi ha provocato gli incidenti aveva una totale sfiducia nella funzione e nella efficacia delle grande manifestazione. E&#8217; di questo che bisogna discutere, naturalmente con tutto il rigore necessario. Bisogna che i movimenti sappiano validare con una discussione democratica le scelte che compiono. Bisogna che ci siano le assemblee, le sedi aperte e trasparenti ove si decidono quali sono i criteri e le forme organizzate delle manifestazioni e ove si chiarisce che chi non li rispetta è estraneo ad essa. Questa è la questione di fondo, rispetto alla quale non ci sono scorciatoie. O sappiamo affrontare questa crisi dei nostri movimenti e delle nostre lotte con un confronto aperto e con una pratica democratica vera, oppure rischiamo di veder travolte la nostra forza e le nostre ragioni. E&#8217; molto facile, di fronte a questa crisi economica, alla disperazione che produce, alla chiusura e alla crisi della nostra democrazia, che cresca lo spazio per azioni di carattere disperato. Se vogliamo impedirlo dobbiamo maturare in fretta e, senza ipocrisie, assumerci la responsabilità dei fallimenti. E il 15 ottobre in Italia lo è stato.</p>
<p>GIORGIO CREMASCHI</p>
<p>19 ottobre 2011</p>
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		<title>15 Ottobre 2011: la violenza di una minoranza non fermerà la rabbia della maggioranza</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 09:44:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Cosimo Bruzzo La manifestazione del 15 Ottobre è stata la prima manifestazione di massa contro il neoliberismo, la dittatura delle banche e della finanza, contro la perdita di sovranità del nostro Paese nei confronti di un’Europa alla mercé dei ragionieri franco-tedeschi della Banca Centrale Europea. Una UE quindi che non salva gli Stati e]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di Cosimo Bruzzo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La manifestazione del 15 Ottobre è stata la prima manifestazione di massa contro il neoliberismo, la dittatura delle banche e della finanza, contro la perdita di sovranità del nostro Paese nei confronti di un’Europa alla mercé dei ragionieri franco-tedeschi della Banca Centrale Europea. Una UE quindi che non salva gli Stati e i loro popoli da debiti, ma le banche ed i loro lacché, i veri responsabili della crisi, da cui continuano a fare utili record saccheggiando il patrimonio pubblico. Una concezione della politica che in questi anni ha giocato a ‘Monopoly’ sulle spalle del 90% della popolazione mondiale.</p>
<p style="text-align: justify;">Una manifestazione di popolo straordinaria considerata la variegata composizione del corteo, composta da tantissimi giovani. Solo da Vicenza siamo riusciti a riempire più di una corriera di giovani, un ottimo risultato, su un totale di sette corriere. Con ulteriori risorse<span id="more-2986"></span>, le forze che hanno promosso la discesa a Roma(FDS, Presidio No Dal Molin, SEL, FIOM-CGIL, USB) sarebbero stati ancora di più.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo la manifestazione ha fatto più rumore per le violenze che sono state perpetrate da pochi tra infiltrati e manovrati, invece delle ragioni per cui ben 500.000 persone si sono mosse, indignate. L’Italia si macchia perché è l’unico paese al mondo in cui avvengono violenze di piazza. Una violenza isolata nella piazza dagli stessi manifestanti, che oltre agli insulti ha fisicamente ostacolato queste persone. Abbiamo visto come i violenti hanno ovviamente agito nella parte del corteo dove non esistevano servizi d’ordine organizzati dai sindacati e dai partiti, approfittandone per attaccare e provocare le forze dell’ordine.</p>
<p style="text-align: justify;">Una cosa mi ha colpito personalmente moltissimo. Quando dalla piazza si ritiravano questi elementi, questi venivano inseguiti dagli insulti dei cittadini romani, che si affacciavano dalle finestre delle proprie case. Ho sentito persino urlare “anch’io sò  indignato, ma stronzi a me non me bruciate ‘a macchina!”. La storia ci insegna che senza il consenso popolare non si fanno le rivoluzioni, è questo che distingue il partigiano dal brigante.</p>
<p style="text-align: justify;">La rabbia rispetto allo stato di cose presenti, che sicuramente sta dietro ad alcune di queste azioni distruttive dell’immagine di un movimento popolare, non giustifica quello che è avvenuto. E’ compito dei comunisti, finché esiste una cornice democratica, lottare perché la giusta rabbia trovi una via costruttiva per esprimersi nelle forme della Politica, nella costruzione di un movimento anticapitalista ed antiliberista di massa che abolisca lo stato di cose presenti e che rimetta al centro ed estenda il concetto di ‘bene comune’, come lo devono essere l’acqua, la scuola, il lavoro e l’informazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo faremo come Giovani Comunisti: organizzeremo e promuoveremo come studenti e lavoratori con tutti i soggetti politici e sociali che ci stanno assemblee in tutti i territori, per dare una voce unica a quelle 500.000 persone indignate che il 15 Ottobre hanno manifestato pacificamente, e costruire quel movimento che abbatterà lo stato di cose presenti. Uniti resisteremo, ma divisi cadremo sotto i fendenti del padronato, delle stangate delle banche e delle loro Finanziarie.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo é il nostro tempo, in un momento di tale incertezza siamo sicuri sulla strada da percorrere. Non è cosa da poco.</p>
<p>COSIMO BRUZZO<br />
Coordinatore provinciale Giovani Comunisti &#8211; Vicenza</p>
<p>20 ottobre 2011</p>
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		<title>GC Varese: &#8220;Ecco come è andata a Roma&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 09:40:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Hanno incontrato i rappresentanti dei media i vertici dei Giovani comunisti (Federazione della sinistra) per esporre il loro punto di vista sugli scontri di Roma sabato scorso. Scontri ai quali erano presenti. A parlare è Valerio Todeschini, che fa parte del coordinamento nazionale dei Giovani comunisti. “I black blok hanno seminato il caos: hanno attaccato il corteo,]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Hanno incontrato i rappresentanti dei media i vertici dei Giovani comunisti (Federazione della sinistra) per esporre il loro punto di vista sugli scontri di Roma sabato scorso. Scontri ai quali erano presenti. A parlare è Valerio Todeschini, che fa parte del coordinamento nazionale dei Giovani comunisti. “I black blok hanno seminato il caos: hanno attaccato il corteo, hanno sfasciato auto, hanno preso di mira un supermercato dove lavoravano dei precari. Li condanniamo senza appello, la loro azione era diretta contro la piattaforma della mobilitazione e contro il coordinamento”. Tra l’altro i drigenti dei Giovani comunisti non hanno escluso che si ci siano state anche infiltrazioni neofasciste.<span id="more-2981"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Una quarantina di varesini hanno partecipato alla manifestazione di Roma, che poi si è trasformata in un vero e proprio pomeriggio di guerriglia urbana. 32 di loro erano sotto i 27 anni. Una brutta esperienza, come raccontano i dirigenti dei Giovani comunisti, in quali però criticano anche la gestione della piazza da parte delle Forze dell’ordine. “Ci sono state cariche indiscriminate, blindati che attraversavano velocissimi piazza San Giovanni, un blindato che si è scontrato anche con un camion dei Cobas”. Una situazione caotica e pericolosa. Come rimarca Francesco Ilardo, del coordinamento provinciale di Varese, “c’è stata, da parte delle Forze dell’ordine, una pesante sottovalutazione ed errori, che devono fare riflettere sulle responsabilità”.</p>
<p style="text-align: justify;">Contrari, i due dirigenti, contro le proposte del versamento di una cauzione prima della manifestazione (“si restringe la possibilità di manifestare”) e di legge speciali. ”Non si può paragonare la situazione attuale a quella degli anni Settanta – dicono -, allora lo Stato era sotto attacco”. Per loro è inconcepibile il divieto di organizzare un corteo che il sindaco Alemanno ha opposto alla Fiom. “Una cosa gravissima, che non si è mai vista nella storia dell’Italia democratica”.</p>
<p>da VARESE REPORT.it del 19 ottobre 2011</p>
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		<title>15 ottobre, il corteo di popolo, il tumulto no future e lo Stato di polizia</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 09:32:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Anna Maria Rivera Dopo quelle dei caroselli in piazza San Giovanni, una delle immagini più impressionanti dell’esito  infelice  del 15 ottobre a Roma è la statua infranta della Madonna che “siede” sullo sfondo di fuochi che ardono lontano. E’ l’emblema perfetto della “guerriglia” (il termine mediatico è abusato, improprio, in fondo nobilitante) che ha]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di Anna Maria Rivera</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo quelle dei caroselli in piazza San Giovanni, una delle immagini più impressionanti dell’esito  infelice  del 15 ottobre a Roma è la statua infranta della Madonna che “siede” sullo sfondo di fuochi che ardono lontano. E’ l’emblema perfetto della “guerriglia” (il termine mediatico è abusato, improprio, in fondo nobilitante) che ha devastato non solo la città, ma soprattutto l’imponente manifestazione popolare e le sue sacrosante ragioni, di fatto conculcando il diritto di manifestare a centinaia di migliaia di persone.</p>
<p style="text-align: justify;">Per chi è credente è un atto sacrilego. Per chi non lo è, come chi scrive, quel gesto iconoclasta, in senso letterale, è intollerabile perché inconsapevolmente ripropone la semantica profanatoria – e razzista – del nazismo e del neonazismo, oggi replicata dal leghismo: quella che prende di mira i simboli religiosi degli “altri”, che siano ebrei o musulmani, in tal caso cattolici.<span id="more-2977"></span></p>
<p style="text-align: justify;">E’ un gesto che racconta molte cose di quel fenomeno multiforme che i media si ostinano a chiamare black bloc e altri liquidano col termine di infiltrati. Racconta anzitutto di un certo analfabetismo, politico e non solo, tale da impedire perfino di scegliere bersagli simbolicamente adeguati a quel che si vuol esprimere col proprio gesto violento. Il 15 ottobre, infatti, sono stati assaltati non solo sportelli bancari o agenzie interinali, ma anche qualche utilitaria pagata a rate, una bottega di prodotti per pets, con gli animali dentro, un negozio che, non avendo meritoriamente aderito alla serrata, aveva dentro dei commessi, oltre tutto lavoratori precari.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni (Luciano Muhlbauer, per esempio) hanno scritto che gli incappucciati da corteo non sono apolitici, hanno bensì una visione politica che somiglia molto al <em>no future</em> di altre fasi della storia recente. E’ una lettura che descrive solo una parte del mélange, mutevole secondo le occasioni, fra realtà diverse: nel caso del 15 ottobre, alcune centinaia di ultrà da stadio, un buon numero di giovani o giovanissimi – fra i quali una frangia di “disagio sociale”, come si dice –, alcuni frammenti di antagonismo organizzato, perfino una piccola setta ambigua d’incappucciati che si definisce partito.</p>
<p style="text-align: justify;">Politici o no che siano, a me sembra che uno dei tratti che caratterizza buona parte di loro, oltre alla cultura da stadio e alla consuetudine con i videogiochi, è una certa afasia. Che porta a sostituire agli slogan i petardi e i fumogeni, alla <em>comunicazione </em>verbale o gestuale il gusto dell’azione eclatante, non importa se mirata, comprensibile o commisurata agli obiettivi. L’unico davvero centrato, questa volta, è stato lo sbaragliamento di un corteo grandioso che, chissà, forse avrebbe potuto segnare il punto di svolta verso una vera rivolta popolare.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre la battaglia in piazza San Giovanni andava spegnendosi, abbiamo provato a parlare con alcuni di loro, neppure tanto giovani. Non è stato facile, poiché manca il minimo di lessico comune per intendersi. La replica a qualche proposta di ragionamento era un balbettio che andava dal “signora, se ne torni a casa, lei che ha il lavoro e l’appartamento” al “siamo precari per colpa della vostra generazione”, mentre un anziano manifestante protestava che lui sopravvive con novecento euro al mese di pensione, dopo quarant’anni di lavoro e altrettanti, ininterrotti, di lotte.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, sappiamo bene – l’abbiamo imparato dai <em>riots</em> inglesi e dalle rivolte nelle <em>cités</em> francesi – che la messa in scena della violenza è anche uno strumento per rompere il muro della segregazione, rendersi visibili nello spazio pubblico, attirare l’attenzione della politica e dei media: in definitiva, un’auto-attestazione d’identità. E non c’è da scandalizzarsi se l’uccisione del Padre – oggi, in verità, sempre più evanescente – che ha sempre caratterizzato lo stato nascente di ogni rivolta giovanile, ora si esprime  in forme più grezze, e conformi al tempo presente, dominato dalla società dello spettacolo.</p>
<p style="text-align: justify;">La “guerriglia” del 15 ottobre è, infatti, già merce-spettacolo al servizio del mercato dei network, dei media e della politica <em>mainstream</em>, in definitiva del potere. Che ne ha subito approfittato per ridurre ulteriormente gli spazi di democrazia: Alemanno, che non aspettava altro, ha vietato i cortei a Roma nell’area del centro, così che la manifestazione della Fiom del prossimo 21 ottobre sarà confinata, sembra, nella sola piazza della Repubblica; mentre il fiero oppositore Di Pietro, per spararla più grossa, propone addirittura una nuova legge Reale. E Maroni, entusiasta, si accoda.</p>
<p style="text-align: justify;">Se di sicuro non possiamo cavarcela con le invettive e il paternalismo, ancor più dannosa è la retorica della “rabbia giovanile”, della “ribellione indomabile”, della “pulsione sovversiva della gioventù precaria”, retorica che impazza nel web, insieme con le filippiche contro i violenti.  Quel che temiamo è che, non essendo disposti a tornare a casa, come l’anziano pensionato militante, saremo costretti d’ora in poi a scendere in piazza – Alemanno, Maroni e Di Pietro permettendo –  separati per criterio anagrafico: vecchi, adulti, donne e bambini con i giovani che non odiano i vecchi; e i giovani che odiano i vecchi e la Politica a coltivare la loro “pulsione sovversiva”, d’ora in poi ignudi, malgrado le bardature, di fronte alla polizia e al potere. Privi dello scudo delle moltitudini di manifestanti – che finora hanno usato, diciamolo, in modo più che strumentale – potranno dimostrare se la “rabbia giovanile” è davvero indomabile e se è capace di trasformarsi in vera rivolta.</p>
<p>ANNA MARIA RIVERA</p>
<p>da il manifesto del 18 ottobre 2011</p>
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		<title>Questi sono gli indignati! Non i teppisti di San Giovanni</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Oct 2011 21:57:31 +0000</pubDate>
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