<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Giovani Comunisti/e &#187; Rifondazione</title>
	<atom:link href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/tag/rifondazione/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.giovanicomunisti.it/wordpress</link>
	<description>pace, lavoro, giustizia sociale, diritti e libertà</description>
	<lastBuildDate>Sun, 05 Feb 2012 18:12:58 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	
		<item>
		<title>Dipende anche da Pier Paolo</title>
		<link>http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/dipende-anche-da-pier-paolo.html</link>
		<comments>http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/dipende-anche-da-pier-paolo.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 Mar 2011 13:32:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>webmaster</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giovani Comunisti]]></category>
		<category><![CDATA[Politica interna]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[Comunisti]]></category>
		<category><![CDATA[Rifondazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/?p=2275</guid>
		<description><![CDATA[di Simone Oggionni Mi ha colpito molto pochi giorni fa una lettera pubblicata dal manifesto con cui un ragazzo di diciott’anni, Pier Paolo, confessava la propria difficoltà a definirsi comunista. Per lui quel termine sta diventando sempre più un peso, quasi che – scrive – sia un reato. E chiede, Pier Paolo, con una genuinità]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><em><a class="lightbox" title="partitocom" href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/partitocom.jpg"><img class="size-full wp-image-2276 alignleft" style="margin: 4px;" title="partitocom" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/partitocom.jpg" alt="" width="232" height="200" /></a>di Simone Oggionni</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Mi ha colpito molto pochi giorni fa una lettera pubblicata dal <em>manifesto</em> con cui un ragazzo di diciott’anni, Pier Paolo, confessava la propria difficoltà a definirsi comunista. Per lui quel termine sta diventando  sempre più un peso, quasi che – scrive – sia un reato. E chiede, Pier  Paolo, con una genuinità e una modestia davvero disarmanti, se essere  comunisti al giorno d’oggi sia davvero così grave come dicono e se sia,  come sente dire in giro, una inutile illusione.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella  lettera penso rappresenti in maniera perfetta le preoccupazioni di  moltissimi ragazzi che si stanno affacciando al mondo attraverso le  piazze, le piccole e grandi lotte, le piccole e grandi manifestazioni e  che vivono come una contraddizione il confronto <span id="more-2275"></span>tra questa loro  quotidianità e un termine, “comunista”, che allude in una misura quasi  mitica ad una serie infinita di significati politici, storici,  ideologici, sociali.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei confronti di questo termine noi  opponiamo spesso un senso di colpa fortissimo, che ci porta ad operare  sistematicamente una vera e propria censura nei confronti dei nostri  stessi sentimenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Troppe sconfitte e soprattutto troppi  racconti della nostra sconfitta propagandati dal pensiero unico contro  di noi ci hanno inculcato un senso di colpa che ci porta a dover  perennemente giustificare quello che siamo e quello che siamo stati al  punto da indebolire in maniera drammatica la nostra identità.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non è sufficiente contrapporre a  questo l’orgoglio, pur motivato, di essere comunisti ed elencare, come  in parte ha fatto lo stesso Valentino Parlato nella sua risposta sul <em>manifesto</em>, tutte le conquiste e le battaglie che hanno visto i comunisti dalla parte giusta, dei più deboli e contro le ingiustizie.</p>
<p style="text-align: justify;">L’orgoglio della nostra identità non è  più sufficiente, perché i fatti (e le parole che li raccontano) per  essere dirompenti e rivoluzionari devono essere innanzitutto evocativi. E  io temo che il comunismo rischi di non esserlo più, al contrario di  come invece lo è stato nel secolo scorso (quando, per motivi diversi e a  tappe diverse, ha rappresentato sempre e in maniera precisa qualcosa di  importante: la rivoluzione russa, la lotta al nazifascismo, la  liberazione dal colonialismo, tanta parte delle conquiste del movimento  operaio, studentesco e delle donne degli anni ’60 e ’70).</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi quel termine in sé rischia di non di non richiamare più immediatamente un sogno, un’idea e dei valori precisi.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui si collocano i nostri grandi limiti e  le nostre grandi potenzialità. Per rimanere alla lettera di Pier Paolo,  dare una risposta sull’attualità del comunismo significa innanzitutto  dimostrare quanto oggi il comunismo, in questo nostro Paese e in tutto  il mondo, in questa precisa fase storica, possa essere un punto di  riferimento vivo per le lotte di milioni e milioni di persone.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma per essere credibili, dobbiamo essere  noi i primi a non concepire il comunismo, i nostri simboli e le nostre  bandiere, come un feticcio e come il residuo di un passato imbalsamato  nella sua tragica grandezza. Al contrario, dobbiamo essere noi i primi a  concepirlo come la materia viva sulla quale ricostruire un linguaggio,  un immaginario e, appunto, un sogno collettivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa impresa non può essere affrontata  soltanto in Italia: peccheremmo di provincialismo e presunzione se lo  pensassimo. Oggi rifondare un pensiero e una pratica comunista adeguati  ai tempi e soprattutto alle lotte di chi non si arrende al sistema  capitalistico (proprio quando il sistema capitalistico mette in evidenza  tutta la sua drammatica incapacità di risolvere le crisi che esso  stesso sesso genera) è un cimento internazionale. Ed è per questo che  sempre più dobbiamo confrontarci e misurarci con le esperienze di lotta,  di rivolta e di rivoluzione che esistono al di fuori dei nostri confini  nazionali. In un mondo globalizzato come il nostro sarebbe ora di  globalizzare non soltanto le cose peggiori (i miti e gli oggetti) del  capitalismo ma anche le cose migliori e cioè le pratiche, i valori e i  messaggi di liberazione di chi proprio in questi anni sta riprendendo in  mano il proprio destino.</p>
<p style="text-align: justify;">Dentro questa impresa internazionale c’è  il nostro Paese e una marea di giovani che vanno riconquistati ad  un’idea di libertà, di giustizia e di eguaglianza. Ripartendo dai  fondamentali: dall’azione concreta che noi dobbiamo fare (se non noi,  chi?) contro lo sfruttamento del lavoro e per un salario giusto, dalla  lotta contro la guerra e la rapina imperialistica delle risorse e per la  pace e l’autodeterminazione dei popoli, dalla lotta per una scuola  pubblica, gratuita, di massa e di qualità, dalla lotta per i beni comuni  (come l’acqua pubblica), dalla lotta contro le discriminazioni nei  confronti dei migranti, dei più deboli, delle donne e di chi vive  liberamente la propria sessualità.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo è lo sforzo enorme che abbiamo di  fronte: fare capire ai tanti giovani che guardano a noi con interesse,  curiosità e spesso speranza che essere comunisti, lungi dall’essere la  nostalgia anacronistica di un passato perduto, è l’azione concreta –  tenace ed entusiasmante – di chi si batte dalla parte giusta.</p>
<p style="text-align: justify;">Per essere credibili (di nuovo),  dobbiamo però cambiare innanzitutto noi stessi e il nostro modo di fare  politica, segnato da infinite baruffe quotidiane, interne e senza  prospettiva, dal perenne commentare le azioni e le dichiarazioni degli  altri e che, al fondo, è  diventata sempre meno intelligenza e passione  al servizio delle lotte e dei bisogni di chi intendiamo rappresentare e  sempre più la conservazione della nostra piccola rendita di posizione,  sempre più marginale in un Paese che cambia e che non ci riconosce più.</p>
<p style="text-align: justify;">Come si spiegano, altrimenti, le mille  correnti, i mille partiti comunisti, le mille faide, le mille invidie,  le mille battaglie di potere?</p>
<p style="text-align: justify;">Le modestissime percentuali elettorali,  effettive e verosimili (i sondaggi), dovrebbero fare riflettere tutti, a  partire dal centro e dal vertice, convincendo tutti dell’urgenza  straordinaria e improrogabile del rinnovamento. Mettendoci tutti in  discussione e non frenando e non impedendo quell’unica àncora che, nel  mare in tempesta che stiamo attraversando, sembra esserci: unire le  compagne e i compagni, unire i comunisti, fare avanzare la Federazione  della sinistra e unire, senza steccati e nelle lotte e di tutti i  giorni, la sinistra italiana. Perché più siamo e più intelligenze  abbiamo per uscire dai nostri errori e più siamo e più massa critica  abbiamo per imporre al Paese e alla politica altre priorità, il nostro  vocabolario, le nostre esigenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Penso che anche Pier Paolo possa essere  d’accordo e, sapendo di non essere solo, continui con tutto il suo  entusiasmo a lottare. Scoprirà, nel farlo, che essere comunisti è  tutt’altro che un reato e, soprattutto, può essere tutt’altro che  un’inutile illusione. Dipende da noi, dipende anche da Pier Paolo.</p>
<p style="text-align: justify;">SIMONE OGGIONNI<br />
da www.reblab.it</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p style="text-align: justify;">Un giovane comunista scrive a “il manifesto” (6 marzo 2011)</p>
<p style="text-align: justify;">Sono una ragazzo di 18 anni che legge ormai abitualmente «il  manifesto»; vi scrivo perché ho un dubbio che mi affligge. Io sono un  comunista, e questo deriva dalla coscienza politica che ha sempre fatto  parte della mia famiglia, ma anche dalla coscienza politica che io,  informandomi e studiando, mi sono costruito; questo comporta che io mi  emoziono nel sentire bandiera rossa e nel vedere una bandiera con falce e  martello sventolare. Insomma, sono fiero dei miei ideali. Il dubbio che  mi affligge è che però essere comunista per me sta diventando quasi un  peso, quasi fosse un reato, e ciò è avvallato anche dal comportamento  dei miei genitori i quali mi dicono: «Meglio non farlo sapere in giro» o  cose del genere. Vi chiedo: è così grave essere comunisti al giorno  d’oggi? E il comunismo è un’illusione inutile come spesso mi sento  ripetere? Vi voglio inoltre chiedere di non cancellare mai dalla prima  pagina la scritta «quotidiano comunista» poiché ci sono tante persone,  tanti anziani che hanno fatto parte della resistenza antifascista, ma  soprattutto anche tanti giovani come me che, nel leggere quella scritta,  si sentono fieri.</p>
<p style="text-align: justify;">PIER PAOLO ERRERA<br />
Napoli</p>
<p style="text-align: justify;">Caro Pier Paolo, tu hai diciott’anni e io ottanta. Anche per questa  differenza d’età la tua lettera mi ha dato grande gioia e fiducia. E  aggiungo che la scritta «quotidiano comunista» resterà sulla prima  pagina del «manifesto» finché il giornale avrà vita, spero assai lunga.  Ma, mia contentezza a parte, la questione del comunismo è assai  complessa e non so se ho le capacità di affrontarla.<br />
Ciò detto provo a ragionarci. Certamente il comunismo è stato per grandi  masse un’enorme speranza e anche una profonda delusione. Lo stalinismo  (e tuttavia io apprezzo molte cose di Stalin) ci ha colpito e poi il  crollo del Muro di Berlino (già la sua costruzione era di segno  negativo) è stato una micidiale lapidazione.<br />
Rispondere alla tua lettera, ripeto, non è semplice, ma voglio  premettere una considerazione rispetto alla storia del «manifesto».  Molti anni fa, Cesare Luporini, quando mi capitò di dire che la storia  non si fa con i «se», mi redarguì aspramente: la storia – mi disse – si  fa avendo sempre presente il «se». Profitto di Luporini e provo a fare –  sul caso del «manifesto» – un breve ragionamento con il «se». Se, nel  1969, il forte Pci ci avesse dato ragione nell’ammettere che bisognava  rompere con il socialismo reale e con il gruppo dirigente sovietico (con  lo stalinismo – diceva Rossanda – bisognava rompere da sinistra), forse  il Pci potrebbe essere ancora in campo e si sarebbero salvati molti  altri partiti comunisti. Il Pci invece aspettò ben 12 anni e solo nel  1981 Enrico Berlinguer denunciò «l’esaurirsi della forza propulsiva  della Rivoluzione d’ottobre». Il seguito è noto: Berlinguer muore,  Occhetto fa la Bolognina, poi c’è il Pds e ultimamente il Pd (Partito  democratico che un puro non senso: ci può essere oggi in Italia un  partito che non si dichiari democratico?).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma questa, che ricordo, è storia passata, mentre non è affatto passato  il comunismo. Ci sono oggi nel nostro vasto mondo eguaglianza, libertà e  fraternità, gli obiettivi che una grande rivoluzione borghese poneva  nel lontano 1789? E c’è di più. Oggi, in un mondo globalizzato, dove il  battito d’ali di una farfalla a New York può far crollare la muraglia  cinese, siamo nella più grande crisi capitalistica della storia. Molto  più grave che nel 1929, come molti grandi economisti affermano. Come si  può tentare di uscire da questa crisi? La mia risposta – forse testarda –  è con il comunismo e non più in un solo paese: siamo in un mondo  globalizzato come non mai. Caro Pier Paolo, impegniamoci a essere comunisti.</p>
<p style="text-align: justify;">VALENTINO PARLATO</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/dipende-anche-da-pier-paolo.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>No B Day 2: prove generali per l&#8217;alternativa</title>
		<link>http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/no-b-day-2-prove-generali-per-lalternativa.html</link>
		<comments>http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/no-b-day-2-prove-generali-per-lalternativa.html#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 03 Oct 2010 10:39:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>webmaster</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica interna]]></category>
		<category><![CDATA[alternativa]]></category>
		<category><![CDATA[Federazione della Sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[Fiom]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani Comunisti]]></category>
		<category><![CDATA[popolo viola]]></category>
		<category><![CDATA[Rifondazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/?p=1641</guid>
		<description><![CDATA[di Daniele Nalbone Dieci mesi dopo, eccolo di nuovo qui. Dopo la grande manifestazione del 5 dicembre 2009 il Popolo Viola è tornato a riempire le vie della capitale. Poco importa se i numeri non sono quelli della prima edizione: in fondo, come nel cinema, un sequel non sarà mai come l&#8217;opera prima. Ma a]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><strong><a class="lightbox" title="nobday2" href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/10/nobday2.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-1642" style="margin: 4px;" title="nobday2" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/10/nobday2-400x264.jpg" alt="" width="283" height="187" /></a>di Daniele Nalbone</strong></em> Dieci mesi dopo, eccolo di nuovo qui. Dopo la grande  manifestazione del 5 dicembre 2009 il Popolo Viola è tornato a riempire le vie  della capitale. Poco importa se i numeri non sono quelli della prima edizione:  in fondo, come nel cinema, un sequel non sarà mai come l&#8217;opera prima. Ma a  guardare il fiume viola che ieri ha attraversato Roma, non si può certo dire che  il No B-Day 2 sia stato un flop come invece si sono affrettati ad affermare i  media mainstream. Perché vedere migliaia di giovani e giovanissimi cantare e  ballare sulle note di bandiera rossa, saltare al ritmo di «chi non salta  Berlusconi è!» e soprattutto sventolare <span id="more-1641"></span>come dazebao copie della Costituzione  italiana, scusate, di certo non può essere considerato un flop. Che Berlusconi  sia ormai al capolinea, e con lui il &#8220;berlusconismo&#8221;, è ormai assodato.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che  invece stupisce è come, in un momento in cui gli sforzi delle maggiori realtà  sociali e politiche del nostro paese sono incentrate sulla grande manifestazione  del 16 ottobre che, ormai, non può più definirsi «della Fiom» ma «di tutta  l&#8217;Italia che resiste», almeno 250 mila persone decidano di scendere in piazza  contro il simbolo della malapolitica. Silvio Berlusconi è ormai solo un&#8217;icona.  Non spaventa più. La prova ne sono le decine di maschere e striscioni che  ironizzano sulla sua figura ormai ridotta a macchietta. Al centro degli slogan  &#8220;che contano&#8221; e dei cartelli più applauditi, infatti, c&#8217;è la democrazia, la  Costituzione, la cultura, l&#8217;antifascismo come valori fondanti di una nuova era  politica destinata a venire.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono da poco passate le 15 quando, con un&#8217;ora di  ritardo sulla tabella di marcia, il corteo si muove verso piazza San Giovanni  dove è stato allestito il palco. Ad aprirlo, uno striscione che sembra più un  manifesto programmatico di una nuova &#8220;alleanza democratica&#8221;. Sotto la scritta  «Svegliati Italia!» su sfondo ovviamente viola, tre punti fondamentali: nuova  legge elettorale; no al conflitto di interessi; subito al voto. Risalendo il  lungo serpentone di gente colorata di viola (e di rosso), ognuno porta con sé un  simbolo dell&#8217;Italia che non ci sta: chi un cartello che si chiede «Come facciamo  a non incazzarci con questa politica da letamaio?». Chi risponde citando Indro  Montanelli: «Il berlusconismo è la feccia che risale il pozzo». Altri, invece,  puntano più sul propositivo che non sulla denuncia: «Chi semina cultura» avverte  una signora di mezza età «raccoglie democrazia».</p>
<p style="text-align: justify;">Fra gli spezzoni più  applauditi, e più numerosi, c&#8217;è quello della Federazione della Sinistra: niente  striscioni autocelebrativi in apertura ma un significativo «Siamo tutti  Pomigliano». Quanto ai volantini, poi, quello della FdS &#8220;Contro Berlusconi e  contro la Confindustria&#8221; verso il 16 ottobre è andato letteralmente a ruba. «E&#8217;  il segno» spiega Alfio Nicotra, responsabile politico Prc di Roma «che la gente  vede ormai nel corteo promosso dalla Fiom il momento in cui dare la spallata  decisiva al Governo». Significativo, poi, che a parlare di &#8220;collegato lavoro&#8221; e  di attacco alla democrazia di tutti nell&#8217;opera di Sacconi siano i giovanissimi:  «ormai è chiaro a tutti» spiega Simone Oggionni dei Giovani Comunisti «che la  lotta per il lavoro e quella per la scuola pubblica sono la stessa, unica lotta  da portare avanti insieme». Un&#8217;unità che ieri si è concretizzata nella  manifestazione dove oltre al Popolo Viola, c&#8217;erano l&#8217;Italia dei Valori, Sinistra  Ecologia e Libertà, i Verdi, la Federazione della Sinistra e qualche  individualità del Partito Democratico: «è un errore» ha commentato il senatore  del Pd, Ignazio Marino «non essere tutti qui perché questa piazza la pensa  esattamente come noi. Ma noi, oggi, non siamo qui». Sulla stessa linea di  pensiero di Marino è anche Antonio Di Pietro dell&#8217;Idv: «in questa piazza c&#8217;è  molto popolo democratico. Se qualche volta venissero anche i dirigenti  democratici se ne accorgerebbero».</p>
<p style="text-align: justify;">Accolto da molti applausi, Nichi Vendola  (SeL) ha invece preferito glissare alle domande sul Pd e dedicare la propria  attenzione sull&#8217;importanza «di questo pezzo di Italia che, anche fuori dalla  vita dei partiti, sente di dover esprimere la crescente insofferenza nei  confronti della destra che ci governa». Non solo partiti, però. Il Popolo delle  Agende Rosse di Borsellino, dietro a Salvatore, fratello di Paolo, ha  caratterizzato la parte centrale del corteo, quello &#8220;antimafia&#8221;. I precari della  scuola sono stati tra i più &#8220;rumorosi&#8221; mentre tanti applausi sono stati dedicati  al Comitato cassaintegrati Alitalia.</p>
<p style="text-align: justify;">Come si sperava alla vigilia, la forza  della manifestazione di ieri è stata proprio quella di essere riuscita a tenere  insieme tutte quelle realtà di opposizione vera «che al berlusconismo» ha  commentato Cesare Salvi, portavoce della Fds «oppone la difesa dei diritti, del  lavoro, del welfare. Quello che ora serve è un&#8217;alternativa democratica e  costituzionale».</p>
<p style="text-align: justify;">DANIELE NALBONE<br />
da Liberazione del 3 Ottobre 2010</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/no-b-day-2-prove-generali-per-lalternativa.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Nessuna incoerenza: scardinare il bipolarismo per definire l&#8217;alternativa</title>
		<link>http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/nessuna-incoerenza-scardinare-il-bipolarismo-per-definire-lalternativa.html</link>
		<comments>http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/nessuna-incoerenza-scardinare-il-bipolarismo-per-definire-lalternativa.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 19:15:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>webmaster</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica interna]]></category>
		<category><![CDATA[centrosinistra]]></category>
		<category><![CDATA[destra]]></category>
		<category><![CDATA[FdS]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[Rifondazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/?p=1421</guid>
		<description><![CDATA[In risposta a Matteo Iannitti, di Danilo Borrelli Caro Matteo, sento il dovere di rispondere ad alcune obiezioni che muovi al mio articolo proprio per liberare il dibattito interno da eventuali errori di interpretazione o da caricature di posizioni altrui: tutto ciò non farebbe bene né alla discussione né alla proficua dialettica tra compagni. La]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="text-align: justify;"><em><a class="lightbox" title="boscorosso" href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/08/boscorosso.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1422" style="margin: 4px;" title="boscorosso" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/08/boscorosso.jpg" alt="" width="205" height="200" /></a>In risposta a Matteo Iannitti,<strong> di</strong> <strong>Danilo Borrelli</strong> </em>Caro Matteo, sento il dovere di rispondere ad alcune obiezioni che muovi al mio articolo proprio per liberare il dibattito interno da eventuali errori di interpretazione o da caricature di posizioni altrui: tutto ciò non farebbe bene né alla discussione né alla proficua dialettica tra compagni.<br />
La critica maggiore che mi muovi è quella di sostenere posizioni “inconciliabili, profondamente contraddittorie se non demenziali” tra l’analisi del mio articolo e la proposta politica. Non mi sembrano parole di poco conto e per questo credo di meritarmi la possibilità di argomentare ulteriormente il mio pensiero, anche se in maniera schematica.<span id="more-1421"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Forse è utile ribadire brevemente quanto ho scritto.</p>
<p style="text-align: justify;">Assistiamo ad un quadro mutevole dello scenario politico italiano, a contraddizioni nell’attuale maggioranza di governo, ad un riposizionamento dei poteri forti di questo Paese, ad evoluzioni anche nel campo del centrosinistra e della sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto questo agisce prevalentemente sul piano istituzionale e in “minore” e differente direzione su quello sociale. Per ragioni di spazio purtroppo sono costretto a soffermarmi solo sul primo aspetto di questo ragionamento.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ all’ordine del giorno una lacerazione, e forse la definitiva implosione, dell’attuale maggioranza di governo, occasione da cogliere subito. Di fronte a tutto questo bisogna agire su due terreni strettamente connessi: quello istituzionale e quello sociale. Sono profondamente convinto, infatti, che nessuna “alchimia politicista” possa essere sufficiente a farci uscire da questa nefasta seconda Repubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Detto questo, scorgo delle disponibilità (attenzione: da verificare e valutare) in alcune parti o forze del centrosinistra, per lavorare assieme su un’ipotesi di salvaguardia Costituzionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Tesi che a ben vedere da tempo propone lo stesso Partito della Rifondazione Comunista: invito a leggere a tal proposito gli interventi del segretario Ferrero ed i deliberati degli organismi dirigenti del Partito, Cpn in primis.</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo. Se leggi bene il mio articolo ti accorgerai che evidenzio la necessità di “scardinare l’attuale impianto istituzionale”, cosa ben diversa dalla coalizione di “salvaguardia istituzionale” di cui io e altri, secondo quanto scrivi tu, vorremmo essere parte!</p>
<p style="text-align: justify;">Questa è appunto la proposta di chi sostiene ipotesi di governi tecnici o di salute pubblica, personaggi sicuramente non interessati a scardinare la seconda Repubblica ma banalmente a ridefinire la collocazione dei poteri forti per un nuovo assetto governativo saldamente imperniato sul bipolarismo e sulla logica dell’alternanza tra coalizioni sempre più omogenee.</p>
<p style="text-align: justify;">Rimango altresì perplesso da una parte del tuo ragionamento sul governo tecnico: pensi veramente sia auspicabile un’ipotesi di governo a guida Tremonti che si ponga l’obiettivo di definire una legge elettorale? E pensi veramente che la direzione di questa legge elettorale possa essere quella di un sistema proporzionale? (per inciso la mia proposta è quella di un sistema proporzionale puro). Non so quali elementi ti persuadono positivamente in questa direzione; io in un eventuale accordo tra le attuali forze parlamentari vedrei solo l’ennesimo inciucio, senza nessuno sbocco progressivo, nemmeno sul terreno della legge elettorale, tra le forze responsabili del degrado politico, sociale e morale di questo Paese e magari il preludio ad una grossa coalizione di chiaro stampo antipopolare.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo, e per mandare realmente a casa il governo Berlusconi, penso si debba votare prima possibile.</p>
<p style="text-align: justify;">E vengo quindi al nocciolo della questione. Io rivendico la linearità di un ragionamento per cui tatticamente si vede la possibilità tramite una chiara alleanza elettorale di centrosinistra di agire per mutare l’attuale quadro politico-istituzionale pur ribadendo l’impossibilità ad oggi di costruire con le stesse forze un governo comune. Un’impossibilità, si badi bene, non ideologica, ma dettata dalle profonde differenze che ancora persistono tra noi e le altre forze del centrosinistra su temi politici dirimenti. Per questo, per gli esili attuali rapporti di forza tra noi e le forze moderate di questa eventuale alleanza elettorale, per non ripetere gli errori di valutazione che ci hanno spinto ad entrare nel governo Prodi, penso che l’unica soluzione percorribile sia quella di un’alleanza di salvaguardia Costituzionale, all’interno della quale poi si definirà una coalizione di governo, lasciando a noi la libertà di decidere di non sostenerla.</p>
<p style="text-align: justify;">Da questo punto di vista, infatti, nemmeno condivido le tue valutazioni su una collocazione alla nostra sinistra di Vendola, Veltroni, De Magistris e Di Pietro: oltre ad avere dei diversi referenti di classe, forse ti è sfuggito che queste forze politiche praticano quotidiane aperture a destra, in direzione dell’Udc e di Fini, cosa nefasta, da scongiurare e contrastare.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, colgo il tuo invito a discuterne in maniera più approfondita durante il nostro campeggio. Sicuramente in quella sede avremo modo di confrontarci tutti assieme e perché no di accorgerci che le sfumature di linea politica che ci “dividono” sono meno importanti del progetto strategico che ci unisce.</p>
<p style="text-align: justify;">DANILO BORRELLI<br />
26 Agosto 2010</p>
<p style="text-align: justify;">PS: chiedo scusa alle compagne e ai compagni che assisteranno all’ennesima querelle su questo sito. Nella speranza che anche le nostre modalità di funzionamento, come l’attuale quadro istituzionale e sociale, si modifichino prima possibile. Anche in questo caso, forse sarebbe utile partire da noi, dando l’esempio.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/nessuna-incoerenza-scardinare-il-bipolarismo-per-definire-lalternativa.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;Uniti siamo tutto, divisi siam canaglia&#8221;</title>
		<link>http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/uniti-siamo-tutto-divisi-siam-canaglia.html</link>
		<comments>http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/uniti-siamo-tutto-divisi-siam-canaglia.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 18:15:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>webmaster</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giovani Comunisti]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[Comunisti]]></category>
		<category><![CDATA[operai]]></category>
		<category><![CDATA[Rifondazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/?p=1307</guid>
		<description><![CDATA[di Andrea Salutari Ci sono momenti in cui la rabbia dentro il cuore è difficile da placare. Questo è uno di quelli. Viviamo una stagione tragica per i lavoratori che, con la crisi, ha ricevuto un ulteriore colpo di grazia. Credo di essere uno dei tanti giovani che ben rappresentano il dramma di un&#8217;intera generazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><strong><a class="lightbox" title="comun" href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/comun.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1308" title="comun" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/comun.jpg" alt="" width="154" height="184" /></a>di Andrea Salutari</strong></em> Ci sono momenti in cui la rabbia dentro il cuore è difficile da placare.  Questo è uno di quelli. Viviamo una stagione tragica per i lavoratori che, con la crisi, ha  ricevuto un ulteriore colpo di grazia. Credo di essere uno dei tanti giovani che ben rappresentano il dramma di  un&#8217;intera generazione. Ho spalle grosse e forti, ma mi è difficile riuscire a tenere la schiena  dritta.<br />
Da una parte vivo la mancanza di diritti che i nostri genitori avevano  conquistato negli anni delle lotte. E&#8217; dura trovare il coraggio di  vivere senza un salario sicuro, la precarietà ci trasforma in schiavi  che non possono permettersi nulla.<br />
E&#8217; dura lavorare sentendosi una macchina, una merce col proprio numero  di riconoscimento.<span id="more-1307"></span><br />
Ma è nulla confronto alla disperazione e alla paura di non essere  rinnovati e di perdere il lavoro. Contratti di settimana in settimana,  che con la crisi attuale spesso significa nessun rinnovo, nessun lavoro,  nessun indenizzo, nessuna cassa integrazione. Soltanto un aiuto  costante dai propri cari, il trasformarsi in un tutto-fare per ogni occasione, permette l&#8217;attuale  sopravvivenza, ma fino a quando?<br />
Dall&#8217;altra parte la ferita più profonda però proviene da dentro. Quel  sentirsi solo, emarginato da una società che ti usa come schiavo, quando  e dove vuole perché tragico è il bivio: prendere o lasciare, e lasciare  significherebbe la fame.<br />
Per questo sono grato al Circolo PRC di Nichelino, un circolo formato  prevalentemente da operai che tanto mi hanno insegnato. Compagni che la  lotta l&#8217;hanno pagata sulla proprio pelle, compresi i licenziamenti dalla  stessa Fiat. La forza nostra è la coesione nell&#8217;agire e nell&#8217;unità  politica e morale nei momenti di sofferenza.<br />
La lotta portata dagli operai di Pomigliano, quel 36% che a testa alta  ha votato NO, è la conferma che la speranza di cambiamento è viva, che  con la lotta può trasformarsi in vittoria, ossia maggiori diritti e  maggiori salari.<br />
In questi giorni il compagno (vorrei chiamarlo ancora così) Capozzi,  impiegato di sesto livello alla Fiat Mirafiori, è stato licenziato  perché ha usato l&#8217; e-mail aziendale per diffondere, a quaranta colleghi,  un volantino in cui i lavoratori polacchi di Tichy esprimevano  solidarietà ai colleghi di Pomigliano in vista del referendum.  Licenziamento che sta colpendo altri due operai dello stabilimento Fiat  di Melfi.<br />
L&#8217;obiettivo è evidente. Dividere i lavoratori e colpirne uno per  educarne cento. Intimidire qualsiasi forma di lotta, che oggi può essere  un volantino web o l&#8217;adesione ad uno sciopero. Con Capozzi, militante  del PD di Nichelino, in passato ho anche avuto scontri, ed alcune sue  accuse tutt&#8217;ora feriscono il mio orgoglio di compagno. Anche per questo alcuni compagni, con tono  provocatorio, non se la sono sentita di dare una solidarietà piena,  proprio perchè questa situazione degenerante è alimentata dalla  posizione del PD sempre più lontana dai lavoratori, sempre più vicina  alla confindustria.<br />
Con calma e sangue freddo bisogna affermare che le contraddizioni sono  evidenti, ma non si deve fare il gioco dei veri nemici. Politicamente  non condivido e non rispetto il suo schieramento politico che  sicuramente è complice di questa situazione.<br />
Ma voglio riconoscere il coraggio di aver mandato quella email. A me  basta questo per dare il mio sostegno al 200%<br />
La vera battaglia è far nostro il motto &#8220;uniti siamo tutto, divisi siam  canaglia&#8221;. La nostra filosofia deve essere questa, la nostra lotta deve  essere la più unitaria possibile. La FIAT reagisce cosi dopo il  referendum di Pomigliano. Ricordiamo e non scordiamo, che Capozzi è solo  una pedina. Domani a chi toccherà?A quale azienda? A quali lavoratori?</p>
<p>Per questo esprimo piena solidarietà mia e di tutta l&#8217;organizzazione  provinciale dei Giovani Comunisti Torino 2.0.<br />
Ma rilancio: perché non proviamo una vera azione unitaria di classe con e  per i lavoratori.<br />
Nei mesi scorsi, al consiglio regionale del Piemonte, abbiamo proposto  una legge contro la delocalizzazione delle aziende all&#8217;estero. Il Pd  l&#8217;ha bocciata definendola &#8220;bizzarra&#8221;. Se è vero che &#8220;uniti siamo tutti,  divisi siam canaglia&#8221; iniziamo una lotta contro la precarietà, contro la  legge 30,contro le delocalizzazioni.<br />
L&#8217;Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. Ripartiamo da  qui, ripartiamo con il ristabilire quei diritti dei lavoratori  conquistati negli anni di lotta pura. Il nostro augurio quindi è: oggi  compatti ad esprimere solidarietà, domani uniti nella lotta.</p>
<p>&#8220;Prima di tutto manganellarono i noglobal e io non dissi niente, perché  erano solo casinisti<br />
Poi manganellarono i valsusini e io non dissi niente, perché erano  lontano da casa mia<br />
Poi manganellarono gli aquilani e io non dissi niente, perché non ero  terremotato<br />
Infine manganellarono gli operai e io non dissi niente, perché ero  disoccupato.<br />
Un giorno manganellarono me, e non c&#8217;era rimasto nessuno a protestare&#8221;</p>
<p>ANDREA SALUTARI<br />
Coordinatore provinciale Giovani Comunisti Torino 2.0</p>
<p style="text-align: justify;">15 Luglio 2010</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/uniti-siamo-tutto-divisi-siam-canaglia.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Uno scatto d&#8217;orgoglio, per l&#8217;unità vera</title>
		<link>http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/uno-scatto-dorgoglio-per-lunita-vera.html</link>
		<comments>http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/uno-scatto-dorgoglio-per-lunita-vera.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 10:32:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>webmaster</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dal Partito]]></category>
		<category><![CDATA[Cpn]]></category>
		<category><![CDATA[Rifondazione]]></category>
		<category><![CDATA[Simone Oggionni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/?p=824</guid>
		<description><![CDATA[Intervento di Simone Oggionni al Comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista del 10 &#8211; 11 Aprile 2010 Dico onestamente che non sono del tutto soddisfatto di questa nostra discussione. Vedo che il nostro dibattito sconta un vizio significativo di politicismo. Siamo tutti concentrati a parlare di alleanze, di collocazione istituzionale, di assetti, di contenitori, di]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft size-full wp-image-825" style="margin: 4px;" title="falcemartellosuband" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/falcemartellosuband.jpg" alt="" width="267" height="200" /><em>Intervento di Simone Oggionni al Comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista del 10 &#8211; 11 Aprile 2010</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dico onestamente che non sono del tutto soddisfatto di questa nostra discussione. Vedo che il nostro dibattito sconta un vizio significativo di politicismo. Siamo tutti concentrati a parlare di alleanze, di collocazione istituzionale, di assetti, di contenitori, di formule, di alchimie, mentre continuiamo a non affrontare di petto quelli che secondo me sono le cause fondamentali della nostra sconfitta: l’assenza di un’analisi di classe articolata della società italiana; l’assenza di un programma semplice e percepibile immediatamente non solo dai ceti medi ma anche dai lavoratori; l’assenza di un ancoraggio ideale, di un immaginario<span id="more-824"></span>, l’idea di un orizzonte al quale guardare per uscire dalle secche delle nostre difficoltà.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo è preliminare – è una richiesta che emerge nello scambio quotidiano che ho con il corpo della nostra organizzazione giovanile – discutere seriamente, qui ed ora, del carattere regressivo e rivoluzionario (non contingente) dello sfondamento delle destre nelle classi popolari (l’idea che suggerisco è che il meccanismo dell’alternanza sia saltato proprio nella modificazione profonda e difficilmente reversibile del senso comune delle classi subalterne); è preliminare discutere sui modi con cui reinsediare il partito nella società (costruiamo centri sociali, case dei diritti sociali, facciamo in modo che i circoli non siano più quello che spesso sono oggi: luoghi di discussione e di commento, spesso polemico, sulla linea politica nazionale) e nelle organizzazioni di massa (la Cgil, ma anche – aggiungo &#8211; l’Anpi, l’Arci, la rete dell’associazionismo diffuso e democratico).</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi: più analisi sociale e meno politicismo; il programma: definiamo chiaramente cosa vuole Rifondazione Comunista, per che cosa si batte, quale programma ha, che cosa la distingue dagli altri partiti sul terreno concreto della proposta politica (salario sociale di 1000 euro al mese, stop ai licenziamenti, abrogazione della legge 30, acqua pubblica, no alla riforma Gelmini), anche attraverso i referendum; e poi un immaginario, e in questo dobbiamo recuperare i chilometri perduti in questi anni (nel partito dal congresso di Venezia in poi e nel Paese reale dal governo Prodi, eventi dai quali – io li lego, Venezia e il governo Prodi – abbiamo iniziato a perdere “capacità di raccontare” il nostro orizzonte di alternativa e le nostre prospettive).</p>
<p style="text-align: justify;">Queste sono le premesse indispensabili alla riflessione più ragionieristica sul voto, che pure va fatta e che io, in poche battute, affronto così: il 2,7% è un risultato negativo e a poco valgono i tentativi autoconsolatori di parlare di una sostanziale tenuta che nei fatti non c’è stata; il risultato non è omogeneo: andiamo drammaticamente male in Lombardia e Campania (cioè dove andiamo in splendida solitudine) e andiamo dignitosamente nelle Marche (dove siamo in coalizione con SEL) e in regioni come Liguria, Toscana, Umbria, Calabria (dove ci presentiamo in coalizione con il centrosinistra).</p>
<p style="text-align: justify;">Questo dato a mio avviso non ci dice automaticamente che allora bisogna fare gli accordi ovunque (sarebbe una semplificazione e una banalizzazione che tra l’altro sposterebbe a destra l’asse politico del partito), ma ci dice che il nostro elettorato ci premia laddove percepisce una nostra utilità e laddove percepisce che noi lavoriamo per costruire una massa critica e per uscire dall’isolamento. Questo è il senso dell’offensiva unitaria a 360°: con le forze democratiche per cacciare Berlusconi e battere le destre e con SEL per costruire in Italia una sinistra a sinistra del Pd forte e in grado di tornare a contare e a pesare per i lavoratori e le classi subalterne. In questo quadro si colloca la nostra discussione sulla federazione. Guardate: è il punto che a me pare più scontato ma che paradossalmente diventa nella nostra discussione il più controverso.</p>
<p style="text-align: justify;">Io la dico in questi termini: il processo di fondazione (non genericamente di costruzione) della federazione della sinistra va accelerato e portato a termine (e non soltanto iniziato) irreversibilmente. Cosa aspettiamo? Presi singolarmente non solo siamo senza peso elettorale, ma siamo senza alcuna capacità attrattiva nei confronti del campo largo della sinistra diffusa (alla quale insistentemente diciamo di volere parlare) e addirittura del nostro stesso popolo. Da questo punto di vista mi limito a rilevare – ma lo faccio senza alcuna venatura di polemica distruttiva – che in questo dibattito rischiamo di fare un passo indietro rispetto alla direzione nazionale. In settimana il segretario aveva parlato di ottobre come limite entro il quale fare il congresso, qui si torna a parlare di termini naturali, cioè fine 2010.</p>
<p style="text-align: justify;"> Tre mesi in politica sono molti. In questa condizione di difficoltà, troppi. E io non vorrei che alla fine prevalesse una tentazione attendista e un po’ fatalista (che le cose vadano come devono andare) che è l’esatto opposto di ciò di cui abbiamo bisogno: uno scatto d’orgoglio che ci consenta in tempi brevissimi di mettere il partito al servizio di un processo unitario realmente costituente.</p>
<p style="text-align: justify;">SIMONE OGGIONNI</p>
<p style="text-align: justify;">intervento al Comitato politico nazionale del PRC, 10 Aprile 2010</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/uno-scatto-dorgoglio-per-lunita-vera.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Battaglie in fabbrica e feste di paese, e Rifondazione raddoppia i voti</title>
		<link>http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/battaglie-in-fabbrica-e-feste-di-paese-e-rifondazione-raddoppia-i-voti.html</link>
		<comments>http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/battaglie-in-fabbrica-e-feste-di-paese-e-rifondazione-raddoppia-i-voti.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 20:40:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>webmaster</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dai territori]]></category>
		<category><![CDATA[Ezzelini Storti]]></category>
		<category><![CDATA[fabbrica]]></category>
		<category><![CDATA[festa]]></category>
		<category><![CDATA[Recoaro Terme]]></category>
		<category><![CDATA[Rifondazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/?p=768</guid>
		<description><![CDATA[E’ rimasta l’ultima roccaforte «rossa» della provincia di Vicenza. Dopo che anche una città col cuore a sinistra come Schio si è svegliata lunedì con la Lega Nord primo partito e la sinistra ai minimi storici, il risultato di Recoaro Terme, nel suo piccolo, fa storia: qui la Federazione della sinistra (che unisce Rifondazione e]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-772" style="margin: 4px;" title="cenarecoaro" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/cenarecoaro.jpg" alt="" width="293" height="220" />E’ rimasta l’ultima roccaforte «rossa» della provincia di Vicenza. Dopo che anche una città col cuore a sinistra come Schio si è svegliata lunedì con la Lega Nord primo partito e la sinistra ai minimi storici, il risultato di Recoaro Terme, nel suo piccolo, fa storia: qui la Federazione della sinistra (che unisce Rifondazione e Comunisti italiani) raggiunge l’8,63 per cento. La sinistra fieramente comunista raccoglie 303 voti, ed è il quarto partito dopo Lega, Partito democratico e Pdl. Altro che partiti «leggeri», «liquidi» o «mediatici »: confrontando le urne di oggi con quelle di cinque anni fa, i voti sono sempre gli stessi, saldi e sicuri. E sono quasi <span id="more-768"></span>il doppio delle Europee dell’anno scorso. Un fortino granitico che sta in piedi &#8211; nel mezzo di un Veneto un tempo bianco e ora verde, sempre moderato &#8211; grazie a una formula antica: un’idea del partito come organizzazione radicata, una sede in piazza dove discutere guardandosi negli occhi, tanti giovani iscritti, mille occhi nelle fabbriche e poi feste di paese, bandiere e volantinaggi al mercato. «Qui abbiamo mantenuto credibilità perché abbiamo lavorato come lavorava il vecchio Pci, come partito di massa e non di opinione. Abbiamo ottenuto un risultato lusinghiero del 13 per cento con la nostra lista civica alle comunali del 2009, e oggi ci confermiamo con una percentuale toscana più che veneta» dice Giuliano Ezzelini Storti, unico consigliere comunale di Rifondazione comunista in tutta la provincia. Nato il 24 gennaio del 1982, operaio magazziniere alla Valentino Fashion group di Valdagno, è stato eletto lo scorso anno in opposizione alla anomala alleanza (vincente) fra Lega e Pd. A soli 28 anni, Storti ha raccolto, alle regionali di domenica e lunedì, 244 preferenze a Recoaro e 424 nella provincia, risultando il più votato nella sua lista e, in paese, secondo solo a miss preferenze, Elena Donazzan. Ed è lui che, con i compagni, ha voluto spostare in centro a Recoaro il circolo della Federazione della sinistra, intitolato al partigiano Clemente Lampioni.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ l’unica sezione di partito del comune, nemmeno la Lega ne ha una. «Siamo l’unico circolo della provincia che organizza ancora la festa di Liberazione, ogni anno a Ferragosto, proprio dove il vecchio Pci faceva la festa dell’Unità, nelle scuole del centro &#8211; dice Ezzelini Storti -. Continuiamo a fare assemblee pubbliche e ad essere visibili sulla stampa ». A vincere è anche quel radicamento operaio che non si è interrotto. «Abbiamo un rappresentante sindacale di riferimento per ogni grande fabbrica dove lavorano i recoaresi: allo stabilimento dell’acqua minerale, alla Marzotto, alla ex Raumer, alla Valentino Fashion group. Un punto di riferimento per raccogliere le istanze dei lavoratori, che poi portiamo dentro le istituzioni. Un esempio? La crisi della Gds di Cornedo Vicentino, entrata prepotentemente nelle istituzioni grazie alle nostre interrogazioni: nei Comuni della Valle dell’Agno, in Provincia, in Regione». Non è un caso, forse, che Ezzelini Storti sia il responsabile regionale per gli enti locali della Federazione. «Stasera in consiglio comunale porterò quattro proposte su lavoro, ambiente, scuola e giovani &#8211; racconta -. Per il lavoro, vogliamo creare un fondo sociale che aiuti direttamente i lavoratori in cassa integrazione o mobilità, una delibera che stiamo facendo votare in tutti i comuni del Veneto. Un fondo aperto a tutti i residenti, anche agli immigrati». Già, perché, a quanto racconta il giovane consigliere, fra i monti di Recoaro la retorica leghista anti- immigrati non sembra attaccare più di tanto. «Recoaro è un modello dell’integrazione» dice Storti, citando il caso della «Chiamata di marzo», la sfilata festosa che ogni due anni, l’ultima domenica di febbraio, invade le strade con carri e figuranti in costume d’epoca.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’antichissima tradizione contadina cimbra che saluta l’arrivo della primavera e che ha contagiato anche i cittadini extracomunitari. «Qui l’integrazione è talmente avanti che vedi persone di colore partecipare alla sfilata, vestiti da figuranti. E’ impossibile che qui attecchisca la xenofobia e infatti la Lega cerca piuttosto di competere con noi sui temi sociali» prosegue il consigliere comunista con la barba e un nome altisonante («Ma sono un nobile senza portafoglio » scherza). Può sorprendere che, in un paese di quasi settemila abitanti dal glorioso passato fra le montagne vicentine, il partito con la falce e il martello possa contare su trenta giovani comunisti iscritti e su un segretario, Davide Marchi, di 21 anni. Ma stupisce ancora di più la fermezza di Ezzelini Storti quando gli si chiede il numero totale degli iscritti. «Quello non si dice, è segreto. I giovani sono una buona parte, ma il partito è molto più consistente » risponde. Fedele anche in questo alla vecchia scuola del Pci.</p>
<p style="text-align: justify;">GIULIO TODESCAN, da Corriere della Sera.it</p>
<p style="text-align: justify;">1° Aprile 2010</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/battaglie-in-fabbrica-e-feste-di-paese-e-rifondazione-raddoppia-i-voti.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

