Intervento di Simone Oggionni alla commemorazione del 25 aprile a San Severo (Foggia)
È sempre emozionante parlare il 25 aprile. Questa è la vera festa del nostro Paese, che ogni cittadino italiano dovrebbe sentire come la sentiamo noi, che ogni anno organizziamo iniziative di lotta e ricordo. E in particolare dovrebbero sentirla come tale i giovani. Dico questo perché in questi giorni ho riletto per l’ennesima volta le lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana, e la cosa che più mi ha colpito – che ogni volta mi colpisce – è vedere con quanta frequenza ricorra in quelle lettere la preoccupazione per i figli, per i nipoti, per le generazioni future. Quella guerra di liberazione i nostri eroici partigiani la combatterono per noi, e quindi noi abbiamo nei loro confronti un debito di riconoscenza infinito.
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DAI TERRITORI
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Il dissenso non si arresta. La vostra repressione non ci fermerà!
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Caro sindaco Stefàno, a Taranto i giovani ci sono
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Le strade e le piazze sono di chi ama
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Semplicemente non c’è. Nei nuovi programmi di storia che si studieranno dal prossimo anno nei licei non si parla di Resistenza. Così come antifascismo e Liberazione non sono neanche citati. Il buco è al quinto anno, dedicato allo studio dell’epoca contemporanea, dall’analisi delle premesse della I guerra mondiale fino ai nostri giorni. La nuova articolazione, spiegano dal dicastero di viale Trastevere, è stata dettata dalla necessità di evitare che succedesse, come spesso è successo, che non si arrivasse neanche a fare la II guerra mondiale. Troppo poco, ecco perché la commissione per la storia, presieduta da Sergio Belardinelli, ha deciso di assegnare un

