La giornata internazionale contro lesbo-omofobia-transfobia, assume quest’anno un significato particolare: il 17 maggio è diventato ormai per noi giovani comuniste/i, così come per tutto il movimento LGBTQI*, un giorno fondamentale, in cui ognuna/o di noi, si ferma almeno un attimo a pensare cosa significhi oggi essere lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer e intersessuali, in questa italietta che trasuda machismo e sessuofobia da tutti i pori.
In tante/i in queste ore saremo impegnate/i in iniziative per diffondere la conoscenza e i significati di questa giornata promossa tardivamente nel 2007 dall’Unione europea, mentre non passa giorno che i nostri governanti di turno (con una preoccupante continuità e trasversalità tra governi di centro-destra e centro-sinistra), non ci ricordino quanto è lontano il nostro paese dall’essere un luogo accogliente, inclusivo e sicuro per le persone LGBTQI, così come non lo è per i diversamenti abili, le donne, i migranti








Se questa foto vi fa orrore, ribrezzo; se vi mette angoscia e se siete a disagio, allora vuol dire che qualche breccia nel vostro “io” il pregiudizio l’ha fatta e la mantiene. Un pregiudizio non è mai classificabile in migliore o peggiore. E’ un aspetto assolutamente negativo della società e dell’individualità. Prima ce ne liberiamo tutte e tutti e prima sapremo fare veramente una battaglia per una più ampia acquisizione della libertà civile di amare chi ci pare: uomini che amano uomini; donne che amano donne; uomini e donne che si amano. E non esiste una scala di valori sull’amore: non è “normale” l’eterossesualità se non tanto quanto l’omosessualità. 


