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Possiamo ancora esprimere in modo pacifico le nostre idee?

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di Simone Oggionni

Il clima a Roma è pesante. Scriviamo adesso, a distanza di qualche giorno dai fatti del 3 novembre, e a dieci giorni dalla giornata di mobilitazione studentesca convocata per il prossimo 17 novembre.
Ad una distanza che ci consente quindi la maggiore lucidità e la maggiore chiarezza possibili.
La sera del 2 novembre il Questore di Roma Francesco Tagliente consegna alle agenzie un comunicato stampa surreale, avvisando preventivamente gli studenti medi di Roma che «scendere in piazza senza preavviso [li avrebbe] esposti a responsabilità penali, civili ed amministrative» e invitando i presidi a «informare i diretti interessati delle possibili conseguenze» delle proprie azioni.

“Sallusti è un provocatore. La querela è pronta”

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Intervista ad Haidi Gaggio Giuliani, ex senatrice di Rifondazione Comunista e mamma di Carlo

Quale è la tua reazione di fronte alle parole violente e sconsiderate di Sallusti?
Con Giuliano abbiamo già informato il nostro avvocato. Gli abbiamo chiesto la possibilità di una querela. Voglio dire, le opinioni possono essere molte e varie ma affermare che una persona ha fatto bene ad ammazzarne un’altra mi sembra davvero poco educativo.

E sopratutto contrario ai risultati dei processi.
Su Carlo non c’è nessuna sentenza perché ci hanno impedito un dibattimento pubblico. Dopo dieci anni ci siamo rassegnati, e stiamo pensando a una causa civile.

La sfida del 15 ottobre e la costruzione della sinistra di alternativa

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di Daniele Maffione

La manifestazione del 15 ottobre ha sollevato con forza una questione: esistono le condizioni in Italia per costruire un nuovo movimento antiliberista. Non ha senso avviluppare il dibattito, come si è fatto in questi giorni, sulle forme di lotta oppure su una discussione ideologica fra violenza e non-violenza, che ripiega tutta su se stessa e non affronta i nodi politici che pone la fase. Nel nostro Paese, infatti, la crisi economica e quella politica si sono sovrapposte. Le classi dirigenti italiane  sono incapaci di produrre una risposta di medio-lungo periodo alla crisi sistemica. Non esiste una politica di pianificazione industriale. Tutti i settori, da quello metalmeccanico a quello cantieristico, dai trasporti al settore pubblico, risentono della mancanza di classi dirigenti capaci di investire

L’indignazione di una generazione è giusta e sacrosanta

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di Simone Oggionni e Sirio Zolea
Leggiamo su varie agenzie di stampa le arroganti dichiarazioni, in merito alle manifestazioni studentesche di oggi, di esponenti romani del “Movimento Studentesco Nazionale”. Ad essi vogliamo rispondere che è tutt’altro che anacronistica la lotta di classe, quando in una società dilaniata dalla crisi sempre più stridenti sono le disuguaglianze fra ricchi e poveri. Ciascuno vive ogni giorno questa contrapposizione, che migliaia di studenti hanno espresso questa mattina a gran voce e pacificamente, ignorando le provocazioni di gruppuscoli minoritari di estrema destra. Speculatori, banche, industriali hanno costruito il modello sociale entrato in crisi irreversibile e

Dieci anni fa, Genova. Verso il Luglio 2011

Dieci anni fa centinaia di migliaia di persone, giovani e adulti, donne ed uomini, di tutto il mondo si diedero appuntamento a Genova per denunciare i pericoli della globalizzazione neoliberista e per contestare i potenti del G8, intenti a convincere il mondo che trasformare tutto in merce avrebbe prodotto benessere per tutti.

Quel movimento diceva – e ancora oggi dice – che la religione del mercato senza regole avrebbe portato al mondo più ingiustizie, più sfruttamento, più guerre, più violenza. Che avrebbe distrutto la natura, messo a rischio la possibilità di convivenza e persino la vita nel pianeta. Che  non ci sarebbe stata più ricchezza per tutti ma, piuttosto, nuovi muri, fisici e culturali, tra i nord ed i sud del mondo. Non la pacificazione, conseguenza della “fine della storia”, ma lo “scontro di civiltà”. Avevamo ragione, e i fatti lo hanno ampiamente confermato.

Catanzaro, il Sud Ribelle non si processa: respinta la richiesta della Procura

A Catanzaro la Corte d’Assise e d’Appello ha appena rigettato la richiesta della Procura nel secondo grado del processo al “Sud Ribelle” incriminato per la costruzione della rete verso il NoG8 del luglio 2001 a Genova.
Tutti assolti gli attivisti del sud ribelle inseguiti da otto anni da un dossier preparato dagli uomini del generale Ganzer che li accusava di diversi reati, il più grave quello di cospirare contro gli organi costituzionali. Un’accusa paradossale che era piovuta addosso a una ventina di attivisti, soprattutto di Puglia, Campania e Calabria, e che diverse procure si erano rifiutate di trattare finché un controverso pm di Cosenza non se ne volle far carico. Il sud ribelle non era un’associazione sovversiva, era un pezzo della moltitudine che contestò

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