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Contro i divieti di Alemanno, per la libertà di manifestazione

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di Giovani Comunisti/e – Roma

“Questa mattina il gruppo regionale della Federazione della Sinistra alla Regione Lazio ha presentato un ricorso al Tar per chiedere l’immediata sospensione e l’annullamento definitivo dell’ordinanza blocca cortei, disposta dal sindaco Alemanno il 18 novembre”.  Lo rende noto il capogruppo della Federazione della Sinistra alla Regione Lazio, Ivano Peduzzi.

“Tale provvedimento – continua Peduzzi – è l’ennesima iniziativa della giunta capitolina per impedire l’espressione del dissenso contro le politiche di macelleria sociale portate avanti dal governo e dalla Bce. Il sindaco Alemanno e la sua giunta utilizzano in maniera pretestuosa l’ordine pubblico e l’agibilità della città per blindare il territorio e criminalizzare chi lotta per i propri diritti: non sono i cortei a rendere inagibile questa città, ma la mancanza di investimenti sul trasporto pubblico e sulle infrastrutture e l’affidamento della mobilità ai privati che offrono un pessimo servizio pur di ricavare il massimo dei profitti”.

“L’ordinanza blocca cortei è quindi un’illegittima sospensione della Costituzione messa in atto dal sindaco Alemanno. Continueremo a mettere in campo tutti i mezzi a nostra disposizione contro questo ed ogni tentativo di restrizione degli spazi di agibilità democratica e di repressione del conflitto sociale”, conclude Peduzzi.

GIOVANI COMUNISTI/E – ROMA

30 novembre 2011

Possiamo ancora esprimere in modo pacifico le nostre idee?

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di Simone Oggionni

Il clima a Roma è pesante. Scriviamo adesso, a distanza di qualche giorno dai fatti del 3 novembre, e a dieci giorni dalla giornata di mobilitazione studentesca convocata per il prossimo 17 novembre.
Ad una distanza che ci consente quindi la maggiore lucidità e la maggiore chiarezza possibili.
La sera del 2 novembre il Questore di Roma Francesco Tagliente consegna alle agenzie un comunicato stampa surreale, avvisando preventivamente gli studenti medi di Roma che «scendere in piazza senza preavviso [li avrebbe] esposti a responsabilità penali, civili ed amministrative» e invitando i presidi a «informare i diretti interessati delle possibili conseguenze» delle proprie azioni.

In mobilitazione contro Alemanno, la crisi e la repressione

Manifestazione degli studenti contro la crisi economica

I Giovani Comunisti con gli studenti oggi per le vie di Roma sfidando i divieti autoritari del sindaco

Denunciamo con forza il clima di militarizzazione e repressione messo in atto oggi a Roma. Già dalle prime ore della giornata, infatti, davanti alle maggiori scuole della Capitale abbiamo assistito all’identificazione e all’intimidazione di decine di studenti ad opera di appartenenti alle forze dell’ordine. Non possiamo tollerare che le nostre scuole vengano considerate territorio di guerra da presidiare con camionette e agenti in borghese. Non possiamo accettare i continui divieti imposti a tutta la città: dalla limitazione dei cortei al diritto di muoversi liberamente per le nostre strade. Non possiamo accettare le cariche selvagge nei confronti di una manifestazione pacifica composta il larga parte da studenti medi.

Noi indignati, loro indegni (parte seconda)

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di Simone Oggionni

In questi giorni in molti ci siamo cimentati in un dibattito che aiutasse il movimento a ripartire dopo la botta del 15 ottobre. Colpisce, per una volta, la sostanziale convergenza delle analisi e dei giudizi di pressoché tutte le realtà e soggettività che compongono questo movimento. Una convergenza – mi sia consentito rilevare anche quest’ulteriore dato – che c’è ed è forte anche nel nostro partito e nella Federazione della Sinistra.
In cosa si sostanzia questa convergenza? In tre concetti essenziali: che la manifestazione è stata, in sé, straordinaria (il più grande corteo nel mondo, mezzo milione di persone, unite da obiettivi molto avanzati di alternativa e di critica delle politiche neo-liberiste); che la gestione dell’ordine pubblico nella manifestazione è stata scellerata e – nello specifico di piazza San Giovanni – semplicemente

La sfida del 15 ottobre e la costruzione della sinistra di alternativa

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di Daniele Maffione

La manifestazione del 15 ottobre ha sollevato con forza una questione: esistono le condizioni in Italia per costruire un nuovo movimento antiliberista. Non ha senso avviluppare il dibattito, come si è fatto in questi giorni, sulle forme di lotta oppure su una discussione ideologica fra violenza e non-violenza, che ripiega tutta su se stessa e non affronta i nodi politici che pone la fase. Nel nostro Paese, infatti, la crisi economica e quella politica si sono sovrapposte. Le classi dirigenti italiane  sono incapaci di produrre una risposta di medio-lungo periodo alla crisi sistemica. Non esiste una politica di pianificazione industriale. Tutti i settori, da quello metalmeccanico a quello cantieristico, dai trasporti al settore pubblico, risentono della mancanza di classi dirigenti capaci di investire

15 ottobre: un fallimento su cui discutere seriamente. No a nuove leggi di polizia

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di Giorgio Cremaschi

E’ inutile nasconderlo o minimizzarlo: il 15 ottobre c’è stata in Italia la più grande manifestazione tra quelle realizzate in tutto il mondo ed è finita in un disastro.
Noi che siamo tra coloro che l’hanno promossa e organizzata, abbiamo il dovere di scusarci con tutte e tutti coloro che sono venuti lì per manifestare e basta. Non siamo stati in grado di garantire ad essi l’esercizio di questo loro diritto. Una minoranza, non è importante quanto vasta, ma comunque nettamente tale, si è impadronita della manifestazione e l’ha trasformata sul piano militare, sul piano mediatico e su quello politico in un’altra cosa.

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