<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Giovani Comunisti/e &#187; Istanbul</title>
	<atom:link href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/tag/istanbul/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.giovanicomunisti.it/wordpress</link>
	<description>pace, lavoro, giustizia sociale, diritti e libertà</description>
	<lastBuildDate>Sun, 05 Feb 2012 18:12:58 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	
		<item>
		<title>Social Forum Europeo. Profondi i problemi, radicali le soluzioni</title>
		<link>http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/profondi-i-problemi-radicali-le-soluzioni.html</link>
		<comments>http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/profondi-i-problemi-radicali-le-soluzioni.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 15:48:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>webmaster</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[Istanbul]]></category>
		<category><![CDATA[Social Forum]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/?p=1342</guid>
		<description><![CDATA[di Simone Oggionni Il Social Forum Europeo di Istanbul che si è concluso nei giorni scorsi non è stato un successo. Ha riflettuto, come era nelle previsioni della vigilia, tutte le difficoltà del movimento altermondialista nel nostro Continente. Difficoltà organizzative, di mobilitazione, di efficacia sul piano politico che, in larga misura, rispecchiano anche le difficoltà]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><em><a class="lightbox" title="social_forumbr" href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/social_forumbr.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1343" style="margin: 4px;" title="social_forumbr" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/social_forumbr.jpg" alt="" width="200" height="206" /></a></em><em>di Simone Oggionni</em></strong> Il Social Forum Europeo di Istanbul che si è concluso nei giorni scorsi  non è stato un successo. Ha riflettuto, come era nelle previsioni della  vigilia, tutte le difficoltà del movimento altermondialista nel nostro  Continente. Difficoltà organizzative, di mobilitazione, di efficacia sul  piano politico che, in larga misura, rispecchiano anche le difficoltà  della sinistra tradizionale.<br />
L’insufficiente partecipazione, l’affiorare di polemiche difficilmente  governabili intorno alla questione kurda, la presenza significativa di  soggetti e organizzazioni non di massa e poco rappresentativi delle  rispettive realtà di movimento nazionali (il cui peso invero diventa non  trascurabile in contesti assembleari come quelli dei Fori Sociali) sono  elementi che pesano, <span id="more-1342"></span>e non poco, sul giudizio finale. E che non vengono  controbilanciati dalla varietà dei seminari e dei work-shop e dalla  pure lodevole concretezza dell’assemblea generale conclusiva.<br />
Tuttavia, alcuni elementi consentono di guardare al futuro con  l’ottimismo necessario.<br />
In primo luogo il fatto che il Social Forum Europeo vada collocato  all’interno del suo contesto naturale: il Social Forum Mondiale, le cui  condizioni di salute, al pari delle prospettive (a partire  dall’appuntamento di Dakar nel 2011), sono al contrario rosee, in  ragione innanzitutto di quell’entusiasmante laboratorio politico che è  l’America Latina e che, con solide basi economiche (come dimostra  l’Alba), ipotizza qui ed ora un modello di sviluppo e di civiltà  alternativo.<br />
La seconda ragione di ottimismo riguarda il ruolo dei sindacati su scala  europea. La Confederazione Europea dei Sindacati ha convocato nelle  settimane scorse una giornata europea di mobilitazione da svolgersi il  prossimo 29 settembre. Il FSE ha recepito e rilanciato questa proposta,  che assegna alla risposta sociale alla crisi del capitalismo il ruolo di  baricentro dell’iniziativa dei movimenti su scala europea. Una  consapevolezza matura (la crisi economica è crisi del sistema; qualsiasi  opposizione al neo-liberismo muove dalla rivendicazione di altri  rapporti di produzione, o quantomeno di una redistribuzione radicale  della ricchezza) che in anni passati non era così forte e che la  considerevole presenza dei sindacati (a partire da quelli italiani) ha  aiutato a delineare.<br />
Infine, il tentativo – in corso, sebbene parziale – di ricostruire un  livello politico di coordinamento e iniziativa delle forze della  sinistra. Istanbul da questo punto di vista ha segnato un passo in  avanti, almeno sotto due punti di vista. Da un lato per il ruolo giocato  anche in questo contesto da alcune delle forze oggettivamente più  dinamiche e attive nel campo della sinistra europea (come Die Linke  tedesca e il Synaspismos greco). Dall’altro lato Istanbul in virtù del  rinnovato impegno – con il significato pratico ma anche simbolico che  comporta il riattivarsi di un percorso che parte dalle nuove generazioni  – di costruire una rete continentale che unisca tutte le organizzazioni  giovanili comuniste e della sinistra d’alternativa facendo cardine  sulle proposte che noi abbiamo avanzato: salario sociale europeo,  diritto allo studio e opposizione ai processi di privatizzazione  dell’educazione pubblica, lotta alle basi Nato e Usa e quindi  all’imperialismo.<br />
In tutto questo, dietro l’angolo c’è sempre un nemico, che è la  presunzione dell’auto-sufficienza, l’errore di ritenere la propria  famiglia (o la propria identità) sempre e comunque a sé bastevoli. Il  che è parte preminente dei limiti del movimento su scala europea. Di  coloro che, affannati per le proprie difficoltà interne, non hanno più  la capacità e il coraggio di guardare oltre i propri confini e di porre  la sfida di un «altro mondo possibile» su scala continentale; di coloro  che sottovalutano il peso e l’importanza delle organizzazioni dei  lavoratori e di coloro che, al contrario, pensano che l’orizzonte si  interrompa a quell’altezza, senza la capacità di guardare con  altrettanta attenzione, per esempio, alle questioni ambientali; di  coloro che, infine, ancora faticano a comprendere l’importanza di  allargare il campo delle alleanze internazionali a tutti i soggetti  anticapitalistici, indipendentemente dalla loro natura ideologica.<br />
Il rapporto sull’insicurezza alimentare della Fao nell’ottobre dello  scorso anno, indicando in un miliardo il totale delle persone  sottonutrite, ha gridato al mondo che la fame, il problema più antico  dell’umanità, dopo secoli di progresso e decenni di sviluppo accelerato,  torna ad essere il problema più impellente.<br />
A fianco di esso, per i Paesi capitalistici, c’è una crisi economica di  proporzioni inedite e una questione ambientale ormai inaggirabile per le  stesse sorti del pianeta.<br />
Come ci ha insegnato il vertice di Cochabamba (convocato da Morales,  Chavez, Ortega e Correa dopo il fallimento di Copenaghen), la strada è  soltanto una: mettere in discussione il modello di sviluppo e il modo di  produzione, unendo desarrollo (che la tradizione del movimento operaio  europeo ci insegna non potere essere appannaggio del solo capitalismo) e  ambientalismo.<br />
Profondissimi sono i problemi che attanagliano l’umanità, radicali  devono essere le soluzioni. Affinarle, capire come praticarle  (attraverso quale tattica e quali alleanze) e costruire consenso di  massa intorno ad esse è il nostro compito, a tutti i livelli.</p>
<p style="text-align: justify;">SIMONE OGGIONNI</p>
<p style="text-align: justify;">da Liberazione del 23 Luglio 2010</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/profondi-i-problemi-radicali-le-soluzioni.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L’appello dei movimenti sociali dal FSE di Istanbul</title>
		<link>http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/l%e2%80%99appello-dei-movimenti-sociali-dal-fse-di-istanbul.html</link>
		<comments>http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/l%e2%80%99appello-dei-movimenti-sociali-dal-fse-di-istanbul.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 22:41:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>webmaster</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[FSE]]></category>
		<category><![CDATA[Istanbul]]></category>
		<category><![CDATA[Social Forum]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/?p=1246</guid>
		<description><![CDATA[Cambiamo il sistema, non il clima! Una transizione giusta per una vita buona per tutti. I giornali possono riempirsi di pagine sulla crisi economica e finanziaria, ma quando ci guardiamo intorno quello che vediamo non sono derivati e mercati finanziari. Vediamo la distruzione delle comunità, del contesto sociale e della natura, delle relazioni tra di]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><strong><a class="lightbox" title="FSEIstanbul" href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/FSEIstanbul.jpg"><img class="size-full wp-image-1247 alignright" style="margin: 4px;" title="FSEIstanbul" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/FSEIstanbul.jpg" alt="" width="272" height="180" /></a>Cambiamo il sistema, non  il clima!<strong> Una transizione giusta per una vita buona  per tutti.</strong></strong></strong></p>
<div style="text-align: justify;">
<p>I giornali  possono riempirsi di pagine sulla crisi economica e finanziaria, ma  quando ci guardiamo intorno quello che vediamo non sono derivati e  mercati finanziari. Vediamo la distruzione delle comunità, del contesto  sociale e della natura, delle relazioni tra di noi. Vediamo che il  capitalismo ci sta distruggendo. Contro questa devastazione, e i tempi  duri che si porta dietro, le persone stanno resistendo, stanno  combattendo, stanno cercando di creare quei nuovi mondi che sappiamo  sono necessari: dal Ghana alla Grecia, da Copenhagen a Cochabamba, da  Bangkok a Bruxelles. Noi, movimenti per la giustizia sociale e climatica  riuniti al Forum Sociale <span id="more-1246"></span>Europeo di Istanbul, apparteniamo e ci  ispiriamo a questi processi globali di resistenza e di creazione, ma  sappiamo anche che abbiamo bisogno di lottare nei luoghi dove viviamo:  per creare un altro mondo abbiamo bisogno di creare un’altra Europa e di  buttare giù i muri della fortezza che la circonda.<br />
Contro quelli che vogliono separare la lotta per la giustizia sociale da  quella ecologica, noi affermiamo che non sono contraddittorie. Devono  essere complementari”. Il nostro è il sogno di assicurare una vita buona  per tutti, non l’incubo di una eco-austerity autoritaria.<br />
Contro quelli che si oppongono al desiderio delle persone di avere un  posto di lavoro dignitoso e ben pagato e di superare la pazzia di una  crescita infinita in un pianeta finito, noi chiediamo una giusta  transizione rispetto al modo in cui lavoriamo, alle strutture di  produzione e di consumo. Abbiamo bisogno, ad esempio, di fermare le  pratiche distruttive di produzione di energia che sfruttano  carbone,  carburanti fossili, energia nucleare e acqua, come di fermare la pazzia  di costruire ancora automobili personali per ciascuno. Abbiamo bisogno  di espandere le esperienze di controllo comunitario delle fonti di  energia rinnovabili, la sovranità alimentare e servizi pubblici  determinanti per il nostro obiettivo di assicurare una vita buona per  tutti, come trasporti pubblici gratuiti, sistemi sanitari, abitativi e  dell’educazione universali. Questo cambiamento creerebbe milioni di  posti di lavoro utili per la società e per l’ambiente.<br />
Questo è quello che intendiamo per giusta transizione, per giustizia  climatica: non si tratta di avere soltanto la “giusta” posizione su  quello che si negozia ai summit sul clima delle Nazioni Unite. Anche se è  importante cambiare i nostri stili di vita individuali, giustizia  climatica vuol dire cambiare i nostri modelli di produzione e consumo di  cibo, beni materiali e immateriali, energia, i nostri modelli di vita  nel loro complesso. Vuol dire porre rimedio, finalmente, al nostro  debito ecologico con il resto del mondo.<br />
Noi in Europa stiamo cominciando adesso a imboccare la strada giusta  verso la giustizia climatica, creando e resistendo in molti modi diversi  come azioni dirette, la costruzione di alternative locali, la  disobbedienza civile o le campagne di sensibilizzazione, solo per  nominarne alcune forme.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ci sono molte occasioni per metterle in pratica:<br />
- 28 agosto: azioni di solidarietà in coincidenza del processo a  Copenhagen contro Tash Verco e Noah Weiss<br />
- Estate 2010 : Climate Campeggi sul clima e “No Border” che si  moltiplicheranno in tutta Europa<br />
- 29 settembre: Giornata d’azione dei Sindacati europei<br />
- 10-17 ottobre: diverse reti hanno convocato mobilitazioni per la  giustizia climatica. Il 12 ci sarà una giornata d’azione diretta per la  giustizia climatica; il 16 la Via Campesina tra gli altri ha chiamato  una giornata di mobilitazione contro Monsanto.<br />
Dal dal 29 novembre al 10 dicembre si terrà a Cancun, in Messico, il  16esimo summit sui cambiamenti climatici. Dobbiamo dare vita a “mille  Cancun”, per protestare contro le false soluzioni che ci stanno  proponendo e cambiare strada verso una vera giustizia climatica e  sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">LUGLIO 2010</p>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/l%e2%80%99appello-dei-movimenti-sociali-dal-fse-di-istanbul.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

