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Cari GC, i comunisti non fanno lotte diseguali per eguali

di Marco Sferini Lettera aperta in merito al dibattito apertosi sulle pagine del sito nazionale dei Giovani Comuniste/i sull’omosessualità e i Pride

Alle giovani comuniste e ai giovani comunisti
Alle compagne e ai compagni del PRC

Care compagne, cari compagni, perdonate questa intrusione nel vostro mondo che non è più il mio, anagraficamente parlando, da ormai parecchi anni. Vorrei poter essere molto sintetico, e so che non ci riuscirò, nel dirvi che le comuniste e i comunisti non sono persone che fanno lotte diseguali per uguali. Non si può francamente accettare che vi sia una sorta di classificazione dei diritti in base al loro legame storicamente provato o meno con l’operaismo, col movimento dei lavoratori che ha fondato la lotta per la liberazione degli esseri umani dal profitto.

Un altro punto di vista sul Pride

Riteniamo positivo quando in un territorio si lavora. Meno positivo quando al lavoro si sostituiscono proclami utili a pontificare, creando poi a tavolino una presunta superiorità morale e politica. Il “comunicato festoso”, dove si descrive la partecipazione dei GC di Catania e siciliani al pride palermitano è uno di questi casi. Allarma il tono dello stesso, impregnato di bertinottismo in stile “disobba”, che riporta i GC all’anno 0, o se preferite all’anno 999 AC ,

L’orgoglio della Rifondazione

di Antonio Perillo Queste manifestazioni borghesi non dovrebbero rientrare negli obiettivi dei comunisti. Smettiamola di sostenere le contraddizioni della società borghese e capitalista e indichiamo le vere risoluzioni per la liberazione del genere umano dallo sfruttamento e dalla discriminazione: il socialismo per esempio.”

Queste frasi venivano inviate in risposta al mio invito alle compagne e ai compagni alla partecipazione al Pride nazionale 2010, che si è tenuto a Napoli il 26 giugno. E’ raro oggi leggere o ascoltare da viva voce con tanta chiarezza questo tipo di posizioni. Ma la sensazione sgradevole è che esse serpeggino ancora sottotraccia, con accenti diversi, all’interno del nostro partito e in tutto il corpo della sinistra. Più semplice constatare, invece, come un’adesione formale quanto vuota alle rivendicazioni e alle manifestazioni del

Tempo di Pride: l’omofobia di sinistra e la contaminazione col movimento GLBTQ

di Matteo Iannitti Diecimila persone hanno sfilato a Palermo il 19 giugno in occasione del secondo Sicilia Pride, il primo della storia di Palermo. Diecimila persone in cerca di libertà e in quel grande corteo, almeno fino alla fine della festa, liberate. Un fiume colorato e chiassoso, danzante e gioioso che si è riappropriato di una città abituata al silenzio e dominata, come troppe città del nostro Paese, dal bigottismo e dall’omofobia. C’erano i carri dell’Arcigay, dei centri sociali, delle associazioni; c’era il camion delle/dei Giovani Comuniste/i attrezzato, a mo’ di brigata, da Bar Pride per rifocillare chi è sceso in piazza a lottare anche contro il caldo del giugno siciliano.

L’era del Paese triste, misero e malandato

di Marco Sferini Il piglio con cui i presidenti delle regioni Piemonte e Veneto hanno preso la questione inerente la pillola Ru486 è assolutamente assimilabile ad un editto imperiale (per una volta lo possiamo dire e non siamo certamente tacciabili di filo-bersanismo), ad un anatema clericale. E non c’è nessun fuorilocalismo verbale. Purtroppo le prime parole di Cota e Zaia, dopo la loro vittoria, sono state di censura e di divieto, di impedimento e di limitazione: a Torino ora

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