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	<title>Giovani Comunisti/e &#187; economia</title>
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	<description>pace, lavoro, giustizia sociale, diritti e libertà</description>
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		<title>Lezioni dall&#8217;Islanda: &#8220;Il vostro debito non lo paghiamo&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Sep 2011 23:34:03 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[debito]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Islanda]]></category>

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		<description><![CDATA[di Matteo Iannitti Si sa, ultimamente, chi si mette in testa di interpretare e capire il mondo non lo fa più col calcolo scientifico della letteratura marxiana o con il rigore e il cinismo leninista. E chi decide di cambiarlo lo fa col cuore prima che con la testa. Per l&#8217;insofferenza di fronte le proprie]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di Matteo Iannitti</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Si sa, ultimamente, chi si mette in testa di interpretare e capire il mondo non lo fa più col calcolo scientifico della letteratura marxiana o con il rigore e il cinismo leninista. E chi decide di cambiarlo lo fa col cuore prima che con la testa. Per l&#8217;insofferenza di fronte le proprie e le altrui condizioni, per la rabbia verso chi si arricchisce e specula sulla pelle di molti altri, per una voglia di giustizia che ti fa stringere i pugni davanti ad ogni malefatta. Per quel desiderio di felicità collettiva senza la quale non riesci a tirare avanti senza sentirti in colpa. <span id="more-2827"></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Così quando tutto torna al calcolo economico, ai dati di borsa, a occupazione e inflazione, a rating e spread, ci si ritrova smarriti. È un altro vocabolario, spesso indecifrabile, volutamente criptico. Tutto si riassume in nuove tasse, nuovi tagli, meno diritti e la colpa è di quelle parole di cui non conoscevamo l&#8217;esistenza e di cui ignoriamo il significato. E ci fidiamo. Se è così complicato – diciamo in cuor nostro – sarà vero per forza. E quindi ci tocca pagare.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Eppure, prima di arrenderci, basterebbe che gettassimo lo sguardo su un&#8217;isola fredda e lontana, sconosciuta, dove si parla una lingua strana e dove qualche volta, erroneamente, prima di trovare la Lapponia sulla cartina, abbiamo pensato vivesse Babbo Natale. L&#8217;Islanda.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Lì lo Stato era in crisi, come in Grecia, come in Portogallo. Le banche gravemente indebitate erano state nazionalizzate ed il debito era diventato affare pubblico. Certo una situazione diversa da quella italiana per le cause che hanno portato all&#8217;indebitamento ma, allo stato attuale, parallela. C&#8217;è un debito e pagarlo, come chiedono tutte le istituzione sovranazionali, significa devastare socialmente il Paese, relegare alla povertà, alla mancanza di diritti, all&#8217;assenza di welfare tutti i cittadini. Il fine? Risanare i conti per dar fiducia ai mercati, portarli a reinvestire sui conti del Paese, insomma, far tranquillizzare – direbbe la BCE &#8211; gli speculatori, fare il loro gioco diciamo noi. Così nel medio termine tutto si normalizza e lo Stato può ricominciare ad indebitarsi, per poi ricadere nel tranello tra qualche anno. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">La Grecia ed il Portogallo hanno ascoltato i geni dell&#8217;economia mondiale ed hanno incominciato a pagare. Le proteste ci sono state ma i rivoltosi hanno perso. Le conseguenze non si sono fatte attendere, quei paesi sono in ginocchio ma gli economisti applaudono contenti. In Islanda la rivoluzione ha vinto.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Nel giro di pochi mesi è stato cacciato il Governo ed è stata riscritta la Costituzione. Ma cosa ancor più rivoluzionaria, attraverso un referendum è stato deciso di non pagare quel debito. Hanno sfidato i ricatti, hanno sfidato le minacce, ma è successo. Certo oggi l&#8217;Islanda non è uno Stato ricco, è sicuramente in difficoltà ma ha riacquistato una dignità che noi tutti abbiamo svenduto negli ultimi anni. La costituzione l&#8217;hanno scritta i cittadini, le riunioni sono andate in streaming su internet, tutto è stato fatto in maniera orizzontale e partecipata. Ricorda quasi quell&#8217;ormai lontano giugno italiano durante il quale un migliaio di pazzi senza alcuna speranza hanno convinto un Paese intero a ripubblicizzare l&#8217;acqua.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Eccoci di nuovo nel nostro mondo, quello dei sogni e delle passioni, delle cose facili dai nomi romantici. Ma quale spread? Ma quale rating? In Islanda parlano di democrazia diretta, di Stato al servizio dei cittadini, parlano la nostra lingua.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">E allora perché non lo facciamo anche noi? Lì, in quel Paese freddissimo, li avevano presi per pazzi, li avevano ricattati, li avevano accusati di ridurre lo Stato in ginocchio. Eppure l&#8217;hanno fatto. Forse la nostra è soltanto paura, è il terrore di cambiare. Ma oggi andiamo incontro a morte sicura, la nostra economia non ci assicurerà più il tenore di vita che avevamo, ci saranno licenziamenti, non ci saranno pensioni, per i giovani non ci saranno contratti, per le donne neanche. Per i bambini toglieranno le scuole, per i malati non ci sarà posto in ospedale. Solo i ricchi si salveranno. Ma per quanto? Se non ci sarà nessuno ad alimentare la loro ricchezza anche i ricchi faranno la fine dei poveracci. Non abbiamo da perdere che le nostre catene, avrebbe detto Marx. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Eppure ancora nessuno lo dice. È semplice, lo capirebbe qualunque bambino. Soldi non ce n&#8217;è. Il debito non possiamo pagarlo. Decidiamo di non pagarlo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Qualcuno risponderà che questo significa cambiare tutto, rovesciare il sistema. Bene, noi siamo disposti a farlo. Cambieranno le nostre vite? Certamente, ma cambierebbero lo stesso. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">È il coraggio della rivoluzione che ci manca. E così il più estremista è costretto a dire da dove bisogna prendere i soldi per pagare, piuttosto che, in maniera più facile, dire che non bisogna farlo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Patrimoniale, soldi dalla Chiesa, riduzione degli stipendi dei parlamentari sono cose sacrosante ma perdono qualsiasi senso di giustizia sociale se sono funzionali a risanare il nostro debito e alimentare nuovamente i capitali dei banchieri, degli speculatori, degli sciacalli. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Dobbiamo trovare il coraggio di guardare a quel paese lontano dove regna la democrazia, dove la gente ha una dignità, dove le donne e gli uomini hanno rifiutato il ricatto. Dove si è rifiutata la compatibilità al Sistema. Dove di fronte al bivio tra economia e persona umana si è scelto di andare verso le persone, le famiglie, i ragazzi. Hanno scelto la rivoluzione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Noi siamo ancora qui a chiedere la patrimoniale. Ma in realtà c&#8217;è solo bisogno di rivoluzione. Come in Islanda.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Noi il loro debito non dobbiamo pagarlo.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>MATTEO IANNITTI</p>
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		<title>In fondo al precipizio della crisi</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 09:44:35 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Politica interna]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
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		<description><![CDATA[di Simone Oggionni e Flavio Arzarello Dal rapporto annuale dell&#8217;Istat presentato nei giorni scorsi emerge un quadro drammatico per il nostro Paese, ed in particolare per la condizione di tantissimi giovani: sono 2 milioni, più della metà nel Mezzogiorno, le ragazze ed i ragazzi tra i 15 e i 29 anni che sono esclusi contemporaneamente]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><a class="lightbox" title="orlo_del_baratro.gif" href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/orlo_del_baratro.gif.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1137" style="margin: 4px;" title="orlo_del_baratro.gif" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/orlo_del_baratro.gif.jpg" alt="" width="264" height="182" /></a>di Simone Oggionni e Flavio Arzarello</strong></em> Dal rapporto annuale dell&#8217;Istat presentato nei giorni scorsi emerge un quadro drammatico per il nostro Paese, ed in particolare per la condizione di tantissimi giovani: sono 2 milioni, più della metà nel Mezzogiorno, le ragazze ed i ragazzi tra i 15 e i 29 anni che sono esclusi contemporaneamente sia dal mondo del lavoro sia da quello della formazione. Nella fascia di età immediatamente successiva, tra i 30 e i 34 anni, il 28,9% vive ancora a casa con i propri genitori, un dato più che triplicato dal 1983. Non si tratta, nella stragrande maggioranza dei casi, di una libera scelta, ma di una dura necessità imposta dalla mancanza di un reddito stabile.<span id="more-1136"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Siamo in fondo ad un precipizio nel quale ci hanno condotto vent’anni di politiche liberiste, di privatizzazioni, di compressione dei diritti e dei salari. Dall’abolizione della scala mobile alla trasformazione del sistema pensionistico, dagli attacchi all’articolo 18 al Pacchetto Treu e alla legge 30, sino all’ultima straordinaria offensiva contro il contratto collettivo nazionale di lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">A questa vera e propria lotta di classe del capitale contro il lavoratori si è accompagnata un&#8217;offensiva sul terreno culturale che ha modificato nel profondo il senso comune del nostro Paese, distruggendo l&#8217;idea, banalmente progressista, che l&#8217;avanzamento delle condizioni di vita di ciascuno potesse realizzarsi attraverso lotte collettive. Il tutto anche per tramite di ampi settori della sinistra politica e sociale italiana che, invece che attrezzarsi ad una reazione all’altezza dell’offensiva, hanno accompagnato questa deriva, assumendo strategicamente (nelle proposte politiche, negli atteggiamenti pubblici e persino in quelli privati) il punto di vista dell’avversario.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo contesto desolante di mercato senza regole, di precarietà diventata norma, di una solitudine e di una frammentazione sociale che viene imposta a tutti e in primo luogo ai più giovani e ai più deboli, si colloca la Finanziaria: una manovra che chiede sacrifici ancora una volta ai lavoratori, mentre propone per i ricchi e i furbi l’ennesimo condono (edilizio).</p>
<p style="text-align: justify;">Nella scuola le conseguenze saranno irreparabili. Il blocco del<em> turn over </em>e il nuovo tetto di spesa significheranno 26mila insegnanti licenziati, che si aggiungeranno ai 20mila che perderanno il lavoro il 1° settembre prossimo a causa dei tagli contenuti nella legge 133 del ministro Gelmini.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi pochi numeri sono il segno tangibile di un progetto di società. Un Paese meno istruito e più ignorante è più facilmente abbindolabile dalle palle a reti unificate del padrone o dall’Uomo della Provvidenza di turno.</p>
<p style="text-align: justify;">E, come si diceva prima, accanto al dramma sociale (la Grecia è vicinissima, misure identiche a quelle del governo del Pasok in Grecia sono la logica conseguenza, in tempi brevissimi, della Finanziaria di Berlusconi) c’è l’emergenza democratica, l’imbarbarimento culturale e civile.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Parlamento è totalmente svuotato dei suoi poteri (il 93% delle leggi sono di provenienza governativa), la magistratura è quotidianamente sotto attacco, pezzi di classe dirigente sono in costante odore di corruzione, le pulsioni xenofobe e omofobe vengono istituzionalizzate e propagandate ossessivamente, la ricerca e la formazione svilite e dileggiate da modelli culturali violenti e asserviti ai poteri economici.</p>
<p style="text-align: justify;">Il compito di chi non si rassegna è produrre uno scarto tra la contemplazione disillusa della realtà e l’organizzazione politica del conflitto di classe.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancor di più nella nostra generazione, privata del diritto al futuro e costretta, come si diceva, ad una solitudine esistenziale prima ancora che politica e civile probabilmente inedita per la stessa storia del capitalismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora proviamoci: individuiamo i terreni di lotta comuni ed unificanti delle tante solitudini del Paese, e incarichiamoci – insieme a tanti altri, alle forze migliori della società – di incanalarle in una prospettiva di cambiamento radicale, con proposte di mobilitazione e agitazione immediate (la manifestazione dei sindacati di base del 5 giugno, lo sciopero generale della Cgil, con una piattaforma nostra che chieda investimenti massicci nella formazione, la cancellazione della legge 30, un salario dignitoso, sanzioni durissime contro il lavoro nero) e con la costruzione di un nuovo immaginario rivoluzionario, che torni a parlare ai giovani e ai lavoratori di un processo non più rinviabile di democratizzazione dal basso di tutti gli ambiti della società: democrazia operaia in fabbrica, democrazia studentesca nelle scuole e nelle Università, autogestione, autogoverno, socialismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio nell’intreccio stretto di questi due livelli (rivendicazioni immediate e battaglie di prospettiva) decliniamo l&#8217;identità comunista del terzo millennio. Una rinnovata cultura politica della trasformazione al servizio delle lotte e del conflitto sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Le nostre organizzazioni, nella Federazione della sinistra, devono essere uno strumento per invertire la rotta e costruire un futuro diverso e migliore.</p>
<p style="text-align: justify;">SIMONE OGGIONNI (portavoce nazionale Giovani Comuniste/i)</p>
<p style="text-align: justify;">FLAVIO ARZARELLO (coordinatore nazionale Fgci)</p>
<p style="text-align: justify;">4 Giugno 2010</p>
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		<title>IV Conferenza GC, ordini del giorno</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 18:39:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editor1</dc:creator>
				<category><![CDATA[IV Conferenza GC]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[imperialismo]]></category>
		<category><![CDATA[UDC]]></category>

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		<description><![CDATA[Recuperare al più presto la categoria dell&#8217;Imperialismo La destrutturazione della nostra organizzazione, portata avanti dal gruppo dirigente che ha operato la scissione, ha cancellato dalla prassi quotidiana anche le più elementari forme di analisi politica. La questione internazionale, trattata in modo superficiale, provinciale e subalterno alle ragioni dei padroni, ad eccezione di alcune sporadiche realtà]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Recuperare al più presto la categoria dell&#8217;Imperialismo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La destrutturazione della nostra organizzazione, portata avanti dal gruppo dirigente che ha operato la scissione, ha cancellato dalla prassi quotidiana anche le più elementari forme di analisi politica. La questione internazionale, trattata in modo superficiale, provinciale e subalterno alle ragioni dei padroni, ad eccezione di alcune sporadiche realtà strettamente locali, deve tornare ad essere approfondita, recuperando le nozioni di base della teoria Leninista dell&#8217;Imperialismo.<span id="more-370"></span> A perenne ricordo di una gestione sciagurata, ricordiamo ad esempio l&#8217;appoggio alle ragioni israeliane nel conflitto palestinese, il supporto alla creazione di una teocrazia nella regione cinese del Tibet, il costante allontanamento dai movimenti contro la costituzione di basi Nato sul nostro territorio nazionale, il supporto alle più disparate rivoluzioni colorate al soldo dell&#8217;occidente. I Giovani Comunisti chiedono pertanto al Partito e a Liberazione maggiore attenzione e cura delle questioni legate all&#8217;analisi della politica internazionale. E&#8217; inoltre necessario incrementare gli scambi culturali e formativi con i rappresentanti di partiti e paesi fratelli, così da mettere reciprocamente in rete esperienze teoriche e pratiche per la costruzione del socialismo del XXI secolo.<br />
<a href="http://typectionary.it.msn.com/"></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<div style="text-align: justify;">
<div>
<div><strong>Economia per una nuova &#8220;cassetta degli attrezzi&#8221;</strong></div>
</div>
</div>
<p style="text-align: justify;">La drammatica debolezza elettorale che sconta oggi il nostro Partito nella politica italiana è nota a tutti, ed è figlia di una perdita di senso della realtà sociale che ci circonda, che non deve tramutarsi nella perdita del senso della Storia.<br />
Sosteniamo con forza, che gran parte della nostra emorragia elettorale sia dovuta alla mancanza di ricerca, alla carenza di studio per soluzioni alternative in economia, soluzioni di sistema per il mondo del lavoro.<br />
L’economia è la stella polare per un Partito Comunista.<br />
Se proponiamo di sconvolgere radicalmente la realtà, non possiamo prescindere dai ruoli di forza presenti nella società italiana e dalle ideologie che muovono la struttura economica del Paese.<br />
C’è assoluto bisogno di passare da una “guerra di posizione” verso una “guerra di manovra”, di segnare il passo e rilanciare proposte nuove, che vadano al di là della lotta sacrosanta contro la legge 30 e dell’istituzione di un salario mensile di disoccupazione sulle ceneri dell’esempio francese.<br />
Bisogna con forza dominare l’aspetto economico e studiare l’ideologia monetarista, oggi dominante, in tutti i suoi aspetti, nei condizionamenti sistemici per quanto riguarda l’Europa e il ruolo della BCE ( dall’indipendenza rispetto al potere politico della Banca Centrale, al perseguimento della lotta all’inflazione come finalità primaria ).<br />
Proponiamo con forza di concentrare le nostre energie verso lo studio sistemico della globalizzazione che muove merci e profitti e non lavoratori.<br />
Ripartendo dall’economia reale, realizzando proposte che limitino il ruolo della finanza nell’economia, che segnino l’avanzamento dell’economia reale, quella basata sul capitale e sul lavoro, rispetto a quella fondata sugli indici di Borsa.<br />
Le proposte esistono e sono le più disparate, da una diversa gestione del bilancio dello Stato, oggi più che mai utilizzato per coprire e giustificare guerre umanitarie, alla lotta contro le lobby confindustriali trasversali in Parlamento, che ottengono ogni qual volta che lo desiderino finanziamenti pubblici.<br />
Vogliamo indirizzare l’economia italiana verso un aumento della spesa pubblica in settori strategici, dalle infrastrutture, quelle reali, di cui il Paese ha bisogno, ( acquedotti nel mezzogiorno d’Italia, messa in sicurezza di intere comunità, messa in sicurezza di edifici scolastici pericolanti… ) creando sviluppo, lavoro, progresso e benessere collettivo.<br />
Un aumento dell’imposizione fiscale ( una perequazione fiscale ) nei confronti dei ceti sociali più ricchi che devono contribuire alle uscite dello Stato e una lotta senza quartiere all’evasione fiscale delle Partite Iva.<br />
Queste sono solo alcune delle molte misure necessarie per LIBERARE la società italiana dalla sua condizione feudale di medioevo permanente.<br />
Come giovani comunisti dobbiamo renderci in grado, in tempi brevi, di analizzare con lucidità la situazione italiana, europea e mondiale partendo proprio dalla base economica, riuscendo puntualmente a elaborare delle strade percorribili di uscita dalle crisi sistemiche del Capitalismo, ma nel piano di un progetto più ampio e complessivo, di modello alternativo allo sviluppo economico esistente.<br />
Ci impegniamo dunque nella creazione di un laboratorio permanente, interno ai GC, che si occupi di economia. Potremo così rappresentare l’elemento propulsore del Partito anche dal punto di vista tematico e analitico, esportare un domani questo metodo di lavoro a realtà più grandi fino a proporre la nascita di un’alternativa complessiva di respiro europeo, tra i vari partiti della Sinistra Europea.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Conferenza Nazionale delle/dei Giovani Comuniste/i dice no a qualsiasi tipo di accordo con l&#8217;UDC</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Le/i Giovani Comuniste/i respingono qualsiasi ipotesi di collaborazione istituzionale o alleanza elettorale con l’Udc, partito che in Sicilia, come nel resto d’Italia, rappresenta uno dei fronti più avanzati dell’internità del potere mafioso nella politica e nell’amministrazione della cosa pubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Riteniamo inoltre incompatibile con le battaglie promosse dai GC per difendere la libertà di orientamento sessuale, i diritti delle coppie di fatto, la legalizzazione delle droghe leggere e per contrastare la dilagante violenza ai danni di Gay, lesbiche e trans, qualsiasi accordo con un partito espressione dell’integralismo cattolico, omofobico e liberticida. Nel rispetto delle lotte dei GC a fianco del movimento Glbt, della lunga tradizione di antimafia sociale e dell’impegno quotidiano delle /dei compagne/i per contrastare il potere politico mafioso in Sicilia, esprimiamo quindi la più ferma opposizione ad ogni proposta di accordo con il partito di Cuffaro.</p>
<p style="text-align: justify;">Riteniamo infatti, una simile scelta incompatibile con l’appartenenza a Rifondazione Comunista, con la sua storia e con una coerente battaglia antimafia.</p>
<p style="text-align: justify;">ODG Approvato con Favorevoli 110</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Le/i Giovani Comuniste/i considerano sciagurata qualunque ipotesi di alleanza politica per il governo con l’Udc, partito che rappresenta uno dei fronti più avanzati della commistione tra poteri clientelari e spesso criminosi e amministrazione pubblica.<br />
Riteniamo assolutamente improponibile qualunque convergenza programmatica con un partito che sul terreno della laicità, dei diritti civili, della politica sociale ed economica è strategicamente rappresentativo delle istanze dell’integralismo cattolico più reazionario.<br />
Con la stessa risolutezza, riteniamo a livello politico-programmatico il nostro partito strategicamente alternativo al Partito democratico, espressione in molte realtà locali e a livello nazionale degli interessi confindustriali e padronali.<br />
Il giudizio sul Pd è quindi nettissimo e privo di reticenza.<br />
Questo giudizio così netto non ci può tuttavia esimere dal considerare che esiste nel nostro Paese una gigantesca questione democratica (sistematici tentativi di stravolgere la Costituzione in senso presidenzialista, legge elettorale maggioritaria, conflitto di interessi, accentramento di potere politico ed economico nella figura del presidente del Consiglio) che va arginata, provando a verificare la disponibilità delle altre forze democratiche per una modifica dell’attuale sistema bipolare e per la salvaguardia della Costituzione. Ciò non ha nulla a che fare con un accordo di tipo politico o programmatico.<br />
Parimenti, il rapporto con le diverse articolazioni territoriali delle diverse forze del centro-sinistra è – nel riconoscimento di una linea politica di autonomia dalle forza moderate &#8211; appannaggio delle singole realtà territoriali. A guidare l’iniziativa del nostro partito sul tema delle alleanze a livello locale devono essere, come sempre, i programmi e i contenuti e non una decisione aprioristica che non consideri le singole specificità territoriali.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">ODG Repinto con Favorevoli 104.</p>
<p style="text-align: justify;">24 astenuti.<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
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