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	<title>Giovani Comunisti/e &#187; Diritti</title>
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	<description>pace, lavoro, giustizia sociale, diritti e libertà</description>
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		<title>I/Le Giovani Comunisti/e per Sakineh e contro ogni violenza sulle donne!</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 15:07:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Belligero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Anna Belligero “Non c’è più tempo”, è questa la frase che ormai da troppe ore leggiamo e ascoltiamo, riguardo alla vita di Sakineh Mohammadi Ashtiani, o più semplicemente Sakineh. E’ la minaccia costante che risuona nelle nostre orecchie, sono le immagini ripetute di una pratica maledetta e a noi direttamente sconosciuta, è la sensazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignright" src="http://www.anci.it/Contenuti/Allegati/SAKINEH%20def_banner2.png" alt="Per la vita di Sakineh" width="128" height="225" /><em><strong>di Anna Belligero </strong></em>“Non c’è più tempo”, è questa la frase che ormai da troppe ore leggiamo e ascoltiamo, riguardo alla vita di Sakineh Mohammadi Ashtiani, o più semplicemente Sakineh. E’ la minaccia costante che risuona nelle nostre orecchie, sono le immagini ripetute di una pratica maledetta e a noi direttamente sconosciuta, è la sensazione di vivere lo stesso incubo, nel buio di una cella, con l’angoscia della solitudine e la paura di morire. Oltretutto da innocente. Prima di tutto perché è innocente, Sakineh non deve morire. Prima di tutto perché nessun uomo, nessun dio, nessun governo può disporre della vita di qualcun*. Prima di tutto perché ha un figlio e una figlia che l’aspettano e non l’hanno mai abbandonata.<span id="more-1455"></span> Prima di tutto perché vorremmo che fosse la prima di una (magari non troppo lunga)serie di donne che si salveranno dalle grinfie di un boia che si fa stato, si fa marito, si fa avvocato, si fa imam. Prima di tutto perché crediamo che l’adulterio non sia un reato. Prima di tutto perché riteniamo che amare liberamente sia un diritto di ognun* e che i matrimoni, le unioni, le relazioni, debbano essere libere e scelte. Prima di tutto perché è innocente Sakineh non deve morire. E dopo che la sua vita sarà salva, solo allora, accetteremo che l’Iran sieda ancora nella Commissione Onu per i diritti delle donne. Ovviamente, a patto che quel posto lo occupi lei, e che la permanenza in quel “luogo di diritto” sia utile davvero alle donne iraniane e del mondo intero, e non soltanto l’ennesima copertura, o peggio l’ennesimo scudo difensivo costruito attorno ad un Paese di cui si deprecano le pratiche pubblicamente, e con il quale si fanno accordi ufficiosamente.</p>
<p style="text-align: justify;">ANNA BELLIGERO<br />
Portavoce nazionale Giovani Comuniste/i</p>
<p style="text-align: justify;">6 Settembre 2010</p>
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		<title>A proposito dei commenti agli articoli di Iannitti e Perillo sul Pride: quando l&#8217;omofobia c&#8217;è e fa male</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 10:57:41 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Gay]]></category>
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		<description><![CDATA[di Simone Oggionni In questi giorni ho letto, a commento degli articoli di Matteo Iannitti e di Antonio Perillo sul Pride di Napoli e in generale sulle tematiche legate ai diritti GLBTQ, una serie di interventi (li potete trovare sul sito nazionale dei Gc, su facebook e su qualche forum) che fanno davvero male. Fanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><strong><a class="lightbox" title="bacivieta" href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/bacivieta.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1279" style="margin: 4px;" title="bacivieta" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/bacivieta.jpg" alt="" width="285" height="160" /></a>di Simone Oggionni</strong></em> In questi giorni ho letto, a commento degli articoli di Matteo Iannitti e di Antonio Perillo sul Pride di Napoli e in generale sulle tematiche legate ai diritti GLBTQ, una serie di interventi (li potete trovare sul sito nazionale dei Gc, su facebook e su qualche forum) che fanno davvero male. Fanno male alla nostra organizzazione, alla lenta e faticosa costruzione di senso comune prodotta in questi anni e che, per inciso, mi smentiscono: commentando proprio su facebook l&#8217;articolo di Perillo, criticavo la nostra vocazione &#8220;tafazziana&#8221; (vi ricordate il personaggio di Mai dire Gol che si dava sempre le martellate sui maroni?) per cui non siamo <span id="more-1278"></span>capaci di fare nulla senza prima auto-flagellarci dichiarando al mondo quanto siamo brutti, sporchi e cattivi.<br />
Eppure i commenti che sono stati prodotti dimostrano evidentemente che aveva ragione Perillo e torto io. Chi non è omofobo, o quantomeno cerca di controllare le sue pulsioni omofobe (siamo nati tutti in questa società machista e patriarcale e purtroppo non è un reato averne assorbito con il latte sin da piccoli e interiorizzato anche i germi più nocivi), non aprirebbe mai polemiche di questo tipo chiamando il movimento GLBTQ &#8220;movimento LGBTQRSTUVZ e pagliacciate&#8221; connesse.<br />
Chi non è omofobo (e quindi vive con ossessione tutto ciò che gira intorno al sesso, compresa l’attenzione politica nei confronti delle sue contraddizioni) non stravolgerebbe la realtà imputando alla nostra organizzazione (posso anche dire la &#8220;mia&#8221; organizzazione?) scarsa attenzione per le questioni del lavoro, come se andare al Pride e solidarizzare con le centinaia di ragazze e ragazzi che nel nostro Paese ogni anno vengono aggrediti per il loro orientamento sessuale significasse non occuparsi di Pomigliano, di metalmeccanici, di pane e di lavoro.<br />
Certo, sfondano una porta aperta i compagni che ci chiamano a constatare che laddove si fa un lavoro serio di radicamento territoriale e sociale, a partire dai luoghi di lavoro e dalle scuole/Università, il partito è più forte e ha un peso maggiore nella società e, dunque, anche un maggiore consenso elettorale.<br />
E&#8217; questo il motivo per cui negli anni passati, quando l&#8217;attenzione per le questioni legate ai diritti civili si era trasformata in mistica interclassista e retorica vuota e incomprensibile (perché accompagnata ad un disinvestimento pressoché totale rispetto alle questioni del lavoro), noi insistevamo per ricollocare al centro dell&#8217;iniziativa politica dei comunisti il lavoro e il conflitto tra capitale e lavoro.<br />
Ma da qui alla vera e propria canea che si sta sollevando, e che &#8211; lo ripeto &#8211; muove dal presupposto per cui lotta per i diritti sociali e lotta per i diritti civili siano tra loro incompatibili, ce ne passa.<br />
Un tempo per differenziarci da quelli che si definivano &#8220;innovatori&#8221; si alzavano le bandiere dell&#8217;orgoglio della nostra Storia, della coerenza delle lotte operaie, della nostra appartenenza ad un campo internazionale di comunisti e rivoluzionari. Oggi invece si tira fuori il peggio di noi stessi, a partire dalle nostre fobie, dalle nostre paure e dai nostri odi (repressi psicanaliticamente ma politicamente urlati con scarso senso del pudore ai quattro venti). Fobie, paure e odi &#8211; basta leggere Richard Isay &#8211; nei confronti di ciò che di femminile (e cioè di meraviglioso) esiste negli altri uomini e in noi stessi.<br />
E&#8217; anche questo il segno delle nostre difficoltà, del nostro arrancare alla ricerca infinita di una identità compatibile con quello che diciamo di volere e con quello che in realtà siamo.<br />
Non mi resta che sperare che queste dimostrazioni di omofobia siano isolate e insignificanti sul piano generale e lavorare affinché queste posizioni vengano isolate e consegnate velocemente alla nostra pagina degli orrori.</p>
<p style="text-align: justify;">SIMONE OGGIONNI<br />
Portavoce nazionale Giovani Comuniste/i</p>
<p style="text-align: justify;">9 Luglio 2010</p>
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		<title>L&#8217;orgoglio della Rifondazione</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 11:52:35 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[gay pride]]></category>
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		<description><![CDATA[di Antonio Perillo “Queste manifestazioni borghesi non dovrebbero rientrare negli obiettivi dei comunisti. Smettiamola di sostenere le contraddizioni della società borghese e capitalista e indichiamo le vere risoluzioni per la liberazione del genere umano dallo sfruttamento e dalla discriminazione: il socialismo per esempio.” Queste frasi venivano inviate in risposta al mio invito alle compagne e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="text-align: left;"><strong><em><a class="lightbox" title="napolipride2010" href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/napolipride2010.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1251" style="margin: 4px;" title="napolipride2010" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/napolipride2010.jpg" alt="" width="267" height="200" /></a>di Antonio Perillo </em></strong>“<em>Queste manifestazioni borghesi non dovrebbero rientrare negli obiettivi dei comunisti. Smettiamola di sostenere le contraddizioni della società borghese e capitalista e indichiamo le vere risoluzioni per la liberazione del genere umano dallo sfruttamento e dalla discriminazione: il socialismo per esempio.”</em></p>
<p style="text-align: justify;">Queste frasi venivano inviate in risposta al mio invito alle compagne e ai compagni alla partecipazione al Pride nazionale 2010, che si è tenuto a Napoli il 26 giugno. E’ raro oggi  leggere o ascoltare da viva voce con tanta chiarezza questo tipo di posizioni. Ma la sensazione sgradevole è che esse serpeggino ancora  sottotraccia, con accenti diversi, all’interno del nostro partito e in tutto il corpo della sinistra. Più semplice constatare, invece, come un’adesione formale quanto vuota alle rivendicazioni e alle manifestazioni del <span id="more-1250"></span>movimento lgbtqi celi in realtà la convinzione che si tratti di un tema di interesse secondario, da assecondare quando se ne presenta occasione per salvare la coscienza e le apparenze, in vista di un pronto ritorno alle questioni “serie” della nostra agenda politica.</p>
<p style="text-align: justify;">La replica più chiara ad un simile atteggiamento, l’hanno fornita gli stessi napoletani. Avevamo anche noi qualche timore che un corteo tanto vistoso, rumoroso, perché no eccessivo (da quando in qua un corteo non dev’essere eccessivo? Non siamo mica i “silenziosi” quarantamila…), potesse generare nelle zone popolari, popolane, che ha attraversato, freddezza se non ostilità se non addirittura qualche provocazione. Invece è venuto fuori il lato migliore dei miei concittadini, soprattutto divertiti da tanta musica, tanto colore, tanta umanità. In alcuni tratti c’erano 3 file di pubblico ai lati del corteo, sembrava di essere al Giro d’Italia e non al corteo dei “ricchioni”.  Sarà che forse le persone percepiscono la forza e la genuinità di chi lotta per i propri diritti, contro le discriminazioni che soffre sulla propria pelle, e sarà che invece fa molta più fatica ad ascoltare noi parlare di socialismo e di “vere” rivoluzioni dal chiuso di qualche stanza. La lunghissima parata di carri e decine di migliaia di persone ha paralizzato per un intero pomeriggio il centro della città e sarà ricordata a lungo.</p>
<p style="text-align: justify;">E noi giovani comuniste/i eravamo presenti con convinzione, con un nostro spezzone, con i nostri portavoce nazionali. Quelle di Rifondazione e della Federazione erano le sole bandiere di partito presenti nel corteoIo ritengo che questo atteggiamento di chiusura e scarsa comprensione sia uno dei maggiori problemi da affrontare e superare definitivamente per la sinistra italiana,  e che costituisca soprattutto, per noi, un arretramento netto rispetto alla migliore elaborazione politica della rifondazione comunista, che dovremmo invece difendere e rilanciare.</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto, il rapporto con il movimento. Da Genova 2001 in poi Rifondazione Comunista e le/i giovani comuniste/i hanno lavorato per essere parte integrante dei movimenti, partecipandovi come uno dei soggetti costitutivi, con pari dignità rispetto a tutti gli altri. Abbandonando antiche pretese di direzione e di avanguardia, mai rinunciando a portare il proprio punto di vista e le proprie posizioni nella discussione collettiva. Quindi, la nostra discussione non dovrebbe limitarsi alla adesione a questo o quel corteo, al giudizio su questa o quella mossa del movimento o alla solidarietà portata a chi subisce atti di omofobia. Noi dovremmo, letteralmente, costruire il movimento, non percepirci come “altro”. Chiediamoci, ad esempio, per quanto riguarda il movimento lgbtqi, quanto il nostro partito e la nostra organizzazione giovanile siano luoghi accoglienti per chi vive quella condizione, quale valore aggiunto possiamo fornire noi ai compagni e alle compagne gay, lesbiche, trans. Mi pare evidente che il cammino da percorrere in questa direzione è ancora lungo<em>, </em>ma lo vogliamo percorrere fino in fondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora, parliamo di un problema sicuramente culturale, trasversale alla società di oggi che trasuda razzismo ed omofobia, ma principalmente, a mio avviso, di un problema di analisi politica. Considerare secondaria la lotta per i diritti civili e sociali di milioni di persone e non cogliere gli aspetti più avanzati, ad esempio, della piattaforma politica del Pride 2010, è banalmente un errore politico. Chi è gay, lesbica, trans vive oggi tutti i problemi di compressione dei diritti, di precarietà, di sfruttamento che viviamo tutti, ma moltiplicati a causa del loro orientamento sessuale. Dato il 29% di disoccupazione giovanile, un giovane gay fa più fatica a trovare lavoro rispetto ad un giovane etero; data l’emergenza abitativa e l’aumento dei fitti, una coppia di lesbiche fa più fatica a trovare una casa rispetto ad una coppia etero; dato il sovraffollamento delle carceri e la loro fatiscenza, una trans vive con maggiore difficoltà la reclusione rispetto ad un detenuto etero. L’operaio gay della Fiat di Pomigliano d’Arco vive con ancora più durezza rispetto ai suoi compagni la crisi economica e la durissima vertenza in corso. I promotori del Pride scrivono queste cose e solidarizzano con la lotta di Pomigliano. Quante volte invece queste considerazioni sono assenti dalle nostre rivendicazioni, dai nostri documenti?</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, il recupero della nostra elaborazione sul patriarcato, che a mio parere può diventare il nostro contributo più importante a questa lotta. Spesso infatti il dibattito sui diritti civili si sofferma su un piano rivendicativo, sulla possibile legislazione in merito ad alcuni punti, certamente sacrosanti, come il matrimonio. Noi sappiamo tuttavia che questa battaglia va ben oltre i confini del semplice (seppure purtroppo oggi ancora lontano) riconoscimento giuridico di diritti fondamentali. Sappiamo che questa lotta va a colpire i fondamenti dell’organizzazione della società attorno alla famiglia patriarcale che serve <em>a perpetuare, con le sue gerarchie, la società proprietaria e autoritaria.  Sappiamo che l’ingerenza vaticana sulla politica italiana e sui costumi sessuali della popolazione è funzionale al mantenimento di quest’elemento di controllo. Sappiamo che una legislazione finalmente favorevole ai diritti di omosessuali, lesbiche, trans, non significherà la fine delle discriminazioni e dell’omofobia così come storicamente le legislazioni che hanno riconosciuto i diritti delle donne non hanno segnato la fine della disparità fra i generi. Sappiamo cioè quanto è necessaria un’alternativa radicale di società. </em></p>
<p style="text-align: justify;">Queste poche considerazioni rendono secondo me evidente  che la lotta del movimento lgbtqi per i diritti e contro ogni discriminazione sia parte della nostra stessa lotta, e come tale andrebbe affrontata.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, il Pride di Napoli ci ha mostrato ancora una volta come questi cortei esprimano una libertà radicale, una gioia di vivere, un’energia alla quale noi non abbiamo che da attingere.</p>
<p style="text-align: justify;">In molti, anche a sinistra, vorrebbero che noi fossimo un partito nostalgico, chiuso nelle torri d’avorio, aggrappato ai simboli come a dei feticci e in ultima analisi stalinista, illiberale ed omofobo. Magari con i suoi  giovani con il torcicollo, che sembrano già anziani. In molti ci dipingono così perché è più comodo per loro evitare di confrontarsi con le nostre posizioni bollandoci in questa maniera.  Ma così non è e dobbiamo dimostrarlo ogni giorno, perché la rifondazione comunista è solo all’inizio, e perché le/giovani comuniste/i <em>sono con</em> tutti coloro che lottano per cambiare questa società.</p>
<p style="text-align: justify;">ANTONIO PERILLO</p>
<p style="text-align: justify;">Cordinatore GC Napoli</p>
<p style="text-align: justify;">6 Luglio 2010</p>
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		<title>I nostri strumenti per costruire un futuro diverso e migliore</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 21:38:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Simone Oggionni e Flavio Arzarello Dal rapporto annuale dell&#8217;Istat presentato nei giorni scorsi emerge un quadro drammatico per il nostro Paese, ed in particolare per la condizione di tantissimi giovani: sono 2 milioni, più della metà nel Mezzogiorno, le ragazze ed i ragazzi tra i 15 e i 29 anni che sono esclusi contemporaneamente [...]]]></description>
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<p style="text-align: justify;"><a class="lightbox" title="communism" href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/communism.jpg"><img class="size-full wp-image-1167 alignleft" style="margin: 4px;" title="communism" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/communism.jpg" alt="" width="272" height="200" /></a><strong><em>di Simone Oggionni e Flavio Arzarello</em></strong> Dal rapporto annuale dell&#8217;Istat presentato nei giorni scorsi emerge un quadro drammatico per il nostro Paese, ed in particolare per la condizione di tantissimi giovani: sono 2 milioni, più della metà nel Mezzogiorno, le ragazze ed i ragazzi tra i 15 e i 29 anni che sono esclusi contemporaneamente sia dal mondo del lavoro sia da quello della formazione. Nella fascia di età immediatamente successiva, tra i 30 e i 34 anni, il 28,9% vive ancora a casa con i propri genitori, un dato più che triplicato dal 1983. Non si tratta, nella stragrande maggioranza dei casi, di una libera scelta, ma di una dura necessità imposta dalla mancanza di un reddito stabile.<span id="more-1166"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Siamo in fondo ad un precipizio nel quale ci hanno condotto vent’anni di politiche liberiste, di privatizzazioni, di compressione dei diritti e dei salari. Dall’abolizione della scala mobile alla trasformazione del sistema pensionistico, dagli attacchi all’articolo 18 al Pacchetto Treu e alla legge 30, sino all’ultima straordinaria offensiva contro il contratto collettivo nazionale di lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">A questa vera e propria lotta di classe del capitale contro il lavoratori si è accompagnata un&#8217;offensiva sul terreno culturale che ha modificato nel profondo il senso comune del nostro Paese, distruggendo l&#8217;idea, banalmente progressista, che l&#8217;avanzamento delle condizioni di vita di ciascuno potesse realizzarsi attraverso lotte collettive. Il tutto anche per tramite di ampi settori della sinistra politica e sociale italiana che, invece che attrezzarsi ad una reazione all’altezza dell’offensiva, hanno accompagnato questa deriva, assumendo strategicamente (nelle proposte politiche, negli atteggiamenti pubblici e persino in quelli privati) il punto di vista dell’avversario.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo contesto desolante di mercato senza regole, di precarietà diventata norma, di una solitudine e di una frammentazione sociale che viene imposta a tutti e in primo luogo ai più giovani e ai più deboli, si colloca la Finanziaria: una manovra che chiede sacrifici ancora una volta ai lavoratori, mentre propone per i ricchi e i furbi l’ennesimo condono (edilizio).</p>
<p style="text-align: justify;">Nella scuola le conseguenze saranno irreparabili. Il blocco del<em> turn over </em>e il nuovo tetto di spesa significheranno 26mila insegnanti licenziati, che si aggiungeranno ai 20mila che perderanno il lavoro il 1° settembre prossimo a causa dei tagli contenuti nella legge 133 del ministro Gelmini.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi pochi numeri sono il segno tangibile di un progetto di società. Un Paese meno istruito e più ignorante è più facilmente abbindolabile dalle palle a reti unificate del padrone o dall’Uomo della Provvidenza di turno.</p>
<p style="text-align: justify;">E, come si diceva prima, accanto al dramma sociale (la Grecia è vicinissima, misure identiche a quelle del governo del Pasok in Grecia sono la logica conseguenza, in tempi brevissimi, della Finanziaria di Berlusconi) c’è l’emergenza democratica, l’imbarbarimento culturale e civile.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Parlamento è totalmente svuotato dei suoi poteri (il 93% delle leggi sono di provenienza governativa), la magistratura è quotidianamente sotto attacco, pezzi di classe dirigente sono in costante odore di corruzione, le pulsioni xenofobe e omofobe vengono istituzionalizzate e propagandate ossessivamente, la ricerca e la formazione svilite e dileggiate da modelli culturali violenti e asserviti ai poteri economici.</p>
<p style="text-align: justify;">Il compito di chi non si rassegna è produrre uno scarto tra la contemplazione disillusa della realtà e l’organizzazione politica del conflitto di classe.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancor di più nella nostra generazione, privata del diritto al futuro e costretta, come si diceva, ad una solitudine esistenziale prima ancora che politica e civile probabilmente inedita per la stessa storia del capitalismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora proviamoci: individuiamo i terreni di lotta comuni ed unificanti delle tante solitudini del Paese, e incarichiamoci – insieme a tanti altri, alle forze migliori della società – di incanalarle in una prospettiva di cambiamento radicale, con proposte di mobilitazione e agitazione immediate (la manifestazione dei sindacati di base del 5 giugno, lo sciopero generale della Cgil, con una piattaforma nostra che chieda investimenti massicci nella formazione, la cancellazione della legge 30, un salario dignitoso, sanzioni durissime contro il lavoro nero) e con la costruzione di un nuovo immaginario rivoluzionario, che torni a parlare ai giovani e ai lavoratori di un processo non più rinviabile di democratizzazione dal basso di tutti gli ambiti della società: democrazia operaia in fabbrica, democrazia studentesca nelle scuole e nelle Università, autogestione, autogoverno, socialismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio nell’intreccio stretto di questi due livelli (rivendicazioni immediate e battaglie di prospettiva) decliniamo l&#8217;identità comunista del terzo millennio. Una rinnovata cultura politica della trasformazione al servizio delle lotte e del conflitto sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Le nostre organizzazioni, nella Federazione della sinistra, devono essere uno strumento per invertire la rotta e costruire un futuro diverso e migliore.</p>
<p style="text-align: justify;">SIMONE OGGIONNI (portavoce nazionale Giovani Comuniste/i)</p>
<p style="text-align: justify;">FLAVIO ARZARELLO (coordinatore nazionale Fgci)</p>
<p style="text-align: justify;">10 Giugno 2010</p>
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		<title>La preside di Psicologia nega la parola ai GC di Caserta</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 23:16:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Oggi 23 aprile 2010 si conclude la campagna &#8220;Donne e diritti negati, chi paga di più la crisi del capitalismo?&#8221;, promossa dai Comitati in difesa della scuola pubblica di Caserta e di Aversa e dal Coordinamento provinciale delle/dei Giovani comuniste/i, dopo 20 giorni di lavoro all’interno delle scuole di Terra di Lavoro attraverso l’allestimento di [...]]]></description>
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<p style="text-align: justify;"><img class="size-full wp-image-890 alignright" style="margin: 4px;" title="donnedirittinegat" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/donnedirittinegat.jpg" alt="" width="200" height="284" />Oggi 23 aprile 2010 si conclude la campagna &#8220;Donne e diritti negati, chi paga di più la crisi del capitalismo?&#8221;, promossa dai Comitati in difesa della scuola pubblica di Caserta e di Aversa e dal Coordinamento provinciale delle/dei Giovani comuniste/i, dopo 20 giorni di lavoro all’interno delle scuole di Terra di Lavoro attraverso l’allestimento di mostre fotografiche sulle conquiste del movimento femminista oggi sotto attacco e diffusione di materiale politico di controinformazione sulla questione femminile ai tempi della crisi economica. L’assemblea pubblica conclusiva avrà luogo alle ore 15:30 nella federazione provinciale del Partito della Rifondazione Comunista, sita in Via de Martino 13, (Parco Snicer) a Caserta.<span id="more-889"></span><br />
In principio l’assemblea conclusiva doveva svolgersi al Polo Scientifico di Caserta, nell’aula A della facoltà di Psicologia,ma a 24 ore dall’iniziativa quest’aula ci è stata negata attraverso diverse manovre burocratiche.<br />
Lo scorso 9 aprile infatti, due studentesse di Psicologia, in qualità di rappresentanti delle organizzazioni promotrici dell’iniziativa, hanno fatto richiesta dell’aula concordando con la presidenza la formula migliore per evitare di intralciare le regolari attività accademiche.<br />
Soltanto mercoledì scorso, il 21 aprile, siamo venuti a conoscenza della contrarietà della preside, Alida Labella, di concedere uno spazio su richiesta di uno studente qualunque della facoltà (che secondo la preside non ha la possibilità di richiederlo) e che per tanto era necessaria la mediazione di un rappresentante di facoltà che garantisse la sua supervisione sull’iniziativa. Dopo la ricerca estenuante di un rappresentante in grado di poter difendere il diritto all&#8217;agibilità democratica della facoltà, la mattina del 22 aprile ci è stata negata nuovamente l’aula poiché la stessa preside telefonicamente ha imposto un’ulteriore condizione, ovvero l’attesa di un consiglio di facoltà per vagliare la possibilità di concedere uno spazio per un’iniziativa dai contenuti politici. Al di là della totale disattenzione verso l’importanza della tematica che affronteremo in questa assemblea (in una fase generale di violenti attacchi ai più elementari diritti democratici), è scandaloso come la presidenza di Psicologia accolga senza problemi richieste di occupazione di suolo pubblico interne all’università, per propaganda elettorale finalizzata al rinnovo del CNSU, da parte di organizzazioni studentesche legate a partiti politici di destra, on tanto di simboli e volantini informativi, denunciamo anche una mancata attenzione alle nostre richieste e all&#8217;iter seguito nel rispetto delle regole e dei tempi accademici, non corrisposti: in più di 10 giorni a nessuno è venuto in mente di negare in forma scritta l&#8217;utilizzo dell&#8217;aula, di fatto provando a farci trovare di fronte al fatto compiuto, senza alcuna modalità di rispetto dei comuni canoni democratici.<br />
Ci domandiamo, a questo punto, quale sia il concetto di democrazia che vige nelle nostre facoltà e soprattutto per chi vale la democrazia, ma non ci arrendiamo. L’assemblea sulla questione femminile e la crisi economica si farà comunque anche se in una sede più piccola dell’aula A di Psicologia,interverranno esponenti dell&#8217;associazione Spazio Donna,del centro Luna Piena, per la prevenzione e il parto naturale,lo sportello immigrati della CGIL, e rappresentanti del comitato insegnati precari istituitosi quest&#8217;anno a Caserta e Benevento. La battaglia per la difesa dell’agibilità politica degli studenti e del loro diritto alla libertà d’espressione non tarderà ad essere al centro del lavoro del Comitato in difesa della scuola pubblica e dei Giovani Comunisti a Caserta e in tutta la provincia, anche questa è una testimonianza dei tempi bui che imperversano sulla società italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">COORDINAMENTO PROVINCIALE DEI GC DI CASERTA</p>
<p style="text-align: justify;">23 Aprile 2010</p>
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		<title>23 Aprile. Donne e diritti negati, un convegno a Caserta</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 11:19:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-832" title="locandina donne diritti negati copia" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/locandina-donne-diritti-negati-copia.jpg" alt="" width="450" height="639" /></p>
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		<title>Una generazione che si differenzia</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 16:39:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[«Dietro ad ogni donna vincente,si nasconde un&#8217;altra donna»: così Cyndi Lauper, in una nota dell&#8217;album Sister of Avalon (1997), rompe lo schema secondo cui una grande donna debba stare solo dietro le quinte del palcoscenico maschile. Cyndi Lauper, la stessa di Girl Just want to have fun , nel cui video donne diverse invadono le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><img class="alignright size-medium wp-image-705" style="margin: 4px;" title="donneccoci" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/donneccoci-400x253.jpg" alt="" width="246" height="155" />«Dietro ad ogni donna vincente,si nasconde un&#8217;altra donna»: così Cyndi Lauper, in una nota dell&#8217;album Sister of Avalon (1997), rompe lo schema secondo cui una grande donna debba stare solo dietro le quinte del palcoscenico maschile.<br />
Cyndi Lauper, la stessa di Girl Just want to have fun , nel cui video donne diverse invadono le strade newyorkesi con i loro corpi, la loro vitalità, i loro colori, la loro libertà, in un vero e proprio &#8220;delirio femminista&#8221;. <span id="more-704"></span><br />
Dietro le donne di oggi ci sono ancora strade, corpi, colori, in una mescolanza di vite che s&#8217;intrecciano, discutono, protestano, rivendicano ancora. Rivendicano gioia, libertà, autodeterminazione, lavoro e reddito, diritti e cittadinanza per tutte e tutti.<br />
Un nuovo lessico, una nuova storia, a partire dalla propria soggettività di donne che, in questo tempo, ancora credono che la vera rivoluzione sarà coniugare uguaglianza a libertà.<br />
Ogni giorno, infatti, si consumano attacchi violentissimi nei confronti della libertà e dell&#8217;autodeterminazione delle donne: dalle discriminazioni continue sui posti di lavoro, fino all&#8217;attacco costante a diritti &#8220;consolidati&#8221; come la 194. Consolidati almeno per la nostra generazione.<br />
Il corpo delle donne, sempre più esposto negli ultimi anni, diventa il tramite per continuare a colpire, indisturbati credono, ognuna di noi. E uno degli strumenti più puntuali e subdoli, utilizzato dai governi e dalla società, è proprio il &#8220;mito dell&#8217;uguaglianza&#8221;. Le donne sono portatrici di una cultura rivoluzionaria perché si propongono come chiave di lettura della società, diventando pungenti e scomode, smontando ruoli e figure di una realtà monolitica plasmata su un solo modello.<br />
Alla vigilia dell&#8217;8 marzo, un articolo di Repubblica titolava: &#8220;Rivoluzione in farmacia: medicine diverse per maschi e femmine&#8221;. Esatto, rivoluzione, una rivoluzione che cambia le vite, reale, concreta, &#8220;scientifica&#8221; addirittura. E&#8217; la medicina di genere, la nuova frontiera della scienza al femminile per il femminile.<br />
Il nostro corpo funziona diversamente da quello maschile, e nella sua differenza produce proprie reazioni e manifesta sintomi propri di patologie; ad esempio la possibile comparsa d&#8217;infarto in una donna si manifesta con nausea e dolori alla schiena, e non col più conosciuto dolore al braccio sinistro. E ancora l&#8217;assorbimento e l&#8217;efficacia dei farmaci, i cui dosaggi e le cui composizioni sono &#8220;a misura d&#8217;uomo&#8221;, e possono risultare da dannosi a inutili per le donne, a fronte della stessa malattia da curare. Il comune denominatore di tutto questo è la tendenza secolare a considerare totale il parziale, e cioè a sintetizzare la donna nell&#8217;uomo, a ridurre ad uno le differenze.<br />
La medicina di genere è un&#8217;applicazione del mainstreaming di genere, un elemento centrale per le politiche della modernità, e soprattutto necessario al miglioramento reale della condizioni di vita delle donne, ma anche degli uomini.<br />
La grande sfida è una società realmente egualitaria, costituita sul riconoscimento delle differenze e che valorizzi le esigenze dei soggetti che la compongono, perché parità e riconoscimento non sono in conflitto, ma l&#8217;unico modo per declinare l&#8217;esistente a vantaggio di tutte e tutti.<br />
Ed è a partire da questo, dalla nostra differenza, e dal rapporto strettissimo tra disuguaglianza e negazione delle differenze che non possiamo non comprendere quanto il &#8220;mito dell&#8217;uguaglianza&#8221; sia, oggi,uno strumento in più per la società, patriarcale e maschilista, per assimilarci, per includerci escludendoci.<br />
Negare il portato realmente rivoluzionario della nostra differenza, è, oltre che falso, nocivo. Ovviamente ancora e soltanto per noi donne.<br />
Viviamo in un tempo di assuefazione e sconforto, un tempo in cui, soprattutto per la nostra generazione pare impensabile riappropriarsi della differenza, perché appunto, siamo cresciute nel mito della ricerca dell&#8217;uguaglianza, spesso frutto di stereotipi e non di analisi radicali e realmente rispondenti alla realtà. Vogliamo gli stessi diritti, vogliamo le stesse accessibilità, vogliamo gli stessi spazi, ma li vogliamo coi nostri tempi e dei nostri tempi, con il nostro linguaggio, con le nostre pratiche, a nostra misura: di donne. Siamo donne, femministe, comuniste, e in quanto tali ben consapevoli che «non vi è nulla di più ingiusto che far parti uguali tra diseguali». A maggior ragione quando di far parti uguali si fa solo finta. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">ANNA BELLIGERO &#8211; portavoce nazionale GC<br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> CLAUDIA NIGRO &#8211; cordinamento nazionale GC</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">da Liberazione del 14 Marzo 2010<br />
</span></p>
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		<title>Un nuovo ruolo delle donne nella Regione Lazio</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 00:57:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In che modo lo sviluppo dei servizi pubblici locali influisce sulla reale emancipazione femminile nell&#8217;ottica di una maggiore conciliazione dei tempi di vita? Quali sono le fondamenta e i presupposti su cui si fonda la programmazione degli interventi sociali nel nostro paese? E quale ruolo è assegnato alla famiglia, e alle donne all&#8217;interno di essa, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><img class="alignright size-full wp-image-531" style="margin: 4px;" title="picassodonna" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/picassodonna.jpg" alt="" width="180" height="231" />In che modo lo sviluppo dei servizi pubblici locali influisce sulla reale emancipazione femminile nell&#8217;ottica di una maggiore conciliazione dei tempi di vita? Quali sono le fondamenta e i presupposti su cui si fonda la programmazione degli interventi sociali nel nostro paese? E quale ruolo è assegnato alla famiglia, e alle donne all&#8217;interno di essa, nei sistemi di welfare locali, quando il  pubblico non si fa carico delle istanze sociali e cede il passo all&#8217;interesse privato? Domande sulle quali occorre interrogarsi in funzione della programmazione – in particolare nel campo delle politiche sociali – degli interventi  della Regione Lazio nei prossimi anni.<span id="more-530"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il ruolo che viene riconosciuto alla donna all&#8217;interno della società è fondamentale per comprendere anche il ruolo che la famiglia assume all&#8217;interno di queste programmazioni. Se la donna è considerata primariamente come moglie-madre si tenderà a ricorrere, per tutti quei servizi che riguardano la cura (sia dei bambini che degli anziani e dei disabili), al lavoro informale (e non retribuito) espletato, all&#8217;interno della famiglia principalmente dalla donna, facendo leva sulla solidarietà familiare e non incentivando, invece, quelle politiche di assistenza e del lavoro che permetterebbero non solo una reale emancipazione femminile, ma anche una sostanziale parità fra i sessi sul mercato del lavoro. Ciò, indubbiamente, richiede una presa di coscienza da parte del potere organizzato e una conseguente ristrutturazione delle politiche sociali affinché queste tengano in considerazione il nuovo ruolo che le donne tentano di riscattare all&#8217;interno della società per una maggiore autodeterminazione.</p>
<p style="text-align: justify;">I profondi cambiamenti economici e socio-demografici intervenuti negli ultimi decenni hanno fatto emergere l&#8217;esigenza di dare risposte più adeguate a quelli che sono comunemente definiti i nuovi rischi sociali. Con la svolta economica neo-liberista, avviatasi a partire dalla fine degli anni settanta in tutto il mondo, sono emersi almeno tre aspetti cruciali che hanno avuto, e hanno tuttora, ripercussioni rilevanti sulle trasformazioni, avvenute o mancate, delle politiche sociali.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo aspetto è sicuramente di tipo politico. Se storicamente i modelli di welfare tradizionali nascono come una forma di investimento politico, per fronteggiare situazioni socio-economiche delicate, oggi ciò che accade è esattamente il contrario. Il welfare, oggi, non è più considerato un investimento utile, ma viene piuttosto ritenuto una spesa a perdere, favorendo in questo modo la corsa alle privatizzazioni. Un secondo aspetto che va considerato con attenzione è la nuova organizzazione del lavoro. La sempre maggiore precarizzazione del lavoro, e la mancata ridefinizione delle nuove figure di lavoratori “flessibili” lascia un vuoto interpretativo che si ripercuote sulla stabilità socio-economica dei giovani lavoratori, dei lavoratori poveri e delle lavoratrici donne, abbattendo ogni velleità di progettazione a lungo termine, e alimentando una sorta di solitudine competitiva, ben accetta dal nuovo capitalismo “creativo”. L&#8217;ultimo aspetto riguarda la rivoluzione demografica in atto. L&#8217;invecchiamento della popolazione, i bassi tassi di fertilità, e tutte le problematiche relative hanno un impatto, tutto italiano, sia sull&#8217;emancipazione reale delle donne, che si ritrovano costrette nella “trappola della cura”, vista l&#8217;assenza di alternative realmente accessibili, sia sull&#8217;aumento dello sfruttamento delle immigrate che, in questo orizzonte di solitudine, e di fronte alle problematiche sociali che accompagnano la non autosufficienza, sono sempre più impegnate nel lavoro di cura. Ma la delega delle donne ad altre donne, in ogni caso, non trasforma la cultura su cui si fonda il sistema di welfare familistico all&#8217;italiana ma, semplicemente, una parte dei servizi di cura, pur restando all&#8217;interno del focolare domestico, diventano appannaggio di donne immigrate, realizzando una specie di defamiliarizzazione all&#8217;interno delle mura domestiche.</p>
<p style="text-align: justify;">La considerazione sulle privatizzazioni dei servizi alla persona, così come la privatizzazione dei servizi pubblici locali in generale, è di carattere politico, e ha a che fare con le responsabilità e la legittimazione del settore pubblico e dello stato stesso. Questa è la resa della politica all&#8217;economia, alle leggi del mercato fondate sulla peggiore sfaccettatura delle ideologie neo-liberiste. Se nella gestione pubblica c&#8217;è il rischio che i partiti politici si comportino in maniera clientelare, nella definizione dei ruoli e delle cariche all&#8217;interno delle aziende municipalizzate, tale rischio non si elimina con la privatizzazione e la delega ad imprese private. La differenza sta nel fatto che, in questo ultimo caso, sono i gestori privati ad avere tutto l&#8217;interesse, e tutte le risorse necessarie, a catturare il sistema politico per influire profondamente sul sistema di governo, da cui dipendono le posizioni di rendita. Se l&#8217;interferenza della politica, nella gestione dei servizi pubblici, penalizzava l&#8217;efficace sviluppo dello stato sociale, l&#8217;invasione dei gestori privati nel governo, per accaparrarsi fette crescenti di mercato, sostanzierebbe una malattia grave dello stato nel suo complesso, delegittimando il ruolo della politica, e quindi delle scelte dei cittadini, minacciando così la stabilità della coesione sociale che è alla base del buon funzionamento della democrazia.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda la questione di genere, le prospettive di una reale emancipazione economica e sociale della donna sono molto lontane. Si affrontano le questioni demagogicamente, per fomentare l&#8217;odio reciproco e sostenere il proprio consenso elettorale, conquistato proprio sulla promessa di una maggiore sicurezza. Ma quale sicurezza è offerta realmente alle donne? Come possono le donne imparare a liberarsi dalle catene della sottomissione e della dipendenza dagli uomini, dalla schiavitù dei loro corpi, se il diritto ad essere considerate individui, e non una categoria, una minoranza, da tutelare, non viene affermato pubblicamente? Sembra che non ci si riesca a liberare da quel binomio che intercorre fra la differenza di sesso, tra persone con corpi femminili e maschili, e la disuguaglianza sociale. La specifica capacità generante del corpo femminile diviene inesorabilmente un limite sociale per le donne stesse. Non si arriverà mai ad un parità sostanziale fra i sessi, se ancora oggi non si riesce a garantire i servizi basilari, che non sono lo scopo ultimo dell&#8217;emancipazione femminile, ma solo un primo strumento necessario a garantire l&#8217;esercizio effettivo della libertà delle donne a partecipare pienamente alla vita lavorativa, alla vita sociale, alla vita culturale, politica e sindacale. Se non si incrementano i servizi sociali di cura, se non se ne socializzano i costi, come si può pensare di leggere la famiglia con nuove lenti, più rispettose della persona in quanto individuo, e non in quanto ruolo necessario al buon funzionamento della società, al controllo sociale e alla riproduzione intergenerazionale dei rapporti di potere? Garantire servizi pubblici ed accessibili, non è solamente un dovere dello stato e un diritto inalienabile dei cittadini, ma è un primo passo verso la definizione di nuovi rapporti tra le persone, ed in particolare fra gli uomini e le donne. Se non si comincia da qui, dalla base, come si può pensare di mettere in discussione una cultura che è radicata nella nostra storia? Per questo motivo non ha senso che il pubblico esca di scena nella programmazione e nella gestione delle politiche sociali. Non ha senso delegare, a chi ha in mente il profitto privato, la gestione di strumenti preziosi alla comunità intera, e alle donne, in quanto individui ancora penalizzate dal persistere di mentalità tradizionaliste. L&#8217;integrazione tra i diversi settori delle politiche pubbliche, così caldamente promossa dalla legge n. 328/2000, stenta a realizzarsi anche a causa dell&#8217;avanzata silenziosa del privato, che sottrae mercato al pubblico e trasforma  in merce i diritti sociali di cittadinanza conquistati.</p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">CLAUDIA DE GIORGIO</p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">Candidata indipendente della “Federazione della Sinistra” alla Regione Lazio</p>
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		<title>&#8220;In prima persona&#8221;, lotte e vertenze nel Lazio</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 19:15:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Prima Presentazione: Sabato 6 Marzo ore 15:00 in Piazza Santi Apostoli a Roma In occasione della Manifestazione Unitaria dei Movimenti Contro le Nocività e le Devastazioni Ambientali del Lazi. Indetta dai Comitati uniti del Lazio per la Difesa della Salute, dell’Ambiente e l’Autogoverno dei nostri territori Dall’ 8 marzo in libreria il Libro:&#8221; In Prima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://inprimapersona.wordpress.com/"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 4px;" title="in prima persona" src="http://inprimapersona.files.wordpress.com/2010/02/dsc_0075.jpg?w=201&amp;h=300" alt="" width="201" height="299" /></a>Prima Presentazione: Sabato 6 Marzo ore 15:00 in Piazza Santi Apostoli a Roma</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In occasione della Manifestazione Unitaria dei Movimenti Contro le Nocività e le Devastazioni Ambientali del Lazi.<br />
Indetta dai Comitati uniti del Lazio per la Difesa della Salute, dell’Ambiente e l’Autogoverno dei nostri territori</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dall’ 8 marzo in libreria</strong> il Libro:&#8221; In Prima Persona – Lotte e vertenze dei comitati territoriali nel Lazio&#8221; di Daniele Nalbone e Ylenia Sina. Prefazione: Don Roberto Sardelli. Introduzione: Checchino Antonini<br />
Con contributi di Paolo Berdini (urbanista), Manuele Bonaccorsi (giornalista), Paolo Di Vetta (sindacalista Asia Rdb), Stefano Galieni (giornalista), Stefano Montanari (ricercatore), Francesco Tedesco (Greenpeace), Isde &#8211; Medici per l’ambiente, Madri per Roma Città Aperta. Comitati e vertenze territoriali di città, paesi, quartieri. In lotta contro decisioni calate dall&#8217;alto, per difendere il &#8220;bene comune&#8221;, la qualità della vita, il futuro dei figli, le proprie città, i diritti fondamentali. <span id="more-453"></span>Storie di cittadini e cittadine che non si sentono più rappresentati e che in mancanza di tutele e privati del diritto al futuro scelgono<br />
di agire in prima persona. Dalla battaglia contro l&#8217;inceneritore di Albano alla No-Turbogas di Aprilia, dai comitati NoFly di Ciampino e Viterbo al NoCoke dell&#8217;Alto Lazio fino al No Corridoio Roma-Latina; dalla lotta per la casa fino alla difesa dei migranti o al comitato delle Madri per Roma città aperta. Un viaggio nella mobilitazione invisibile di Roma e Lazio, una mappa ragionata e raccontata di lotte esemplari, di persone in carne e ossa, che non trovano spazio nei media ufficiali ma che fondano le ragioni e le speranze.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Daniele Nalbone</strong> è collaboratore del quotidiano <em>Liberazione</em> e scrive per il settimanale <em>left</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ylenia Sina</strong> collabora con vari quotidiani, settimanali e mensili.</p>
<p style="text-align: justify;">Per info, interviste e presentazioni con gli autori</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://inprimapersona.wordpress.com/" target="_blank">http://inprimapersona.wordpress.com</a></p>
<p><a href="mailto:redazione@edizionialegre.it" target="_blank"> </a></p>
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