Mi ha colpito molto pochi giorni fa una lettera pubblicata dal manifesto con cui un ragazzo di diciott’anni, Pier Paolo, confessava la propria difficoltà a definirsi comunista. Per lui quel termine sta diventando sempre più un peso, quasi che – scrive – sia un reato. E chiede, Pier Paolo, con una genuinità e una modestia davvero disarmanti, se essere comunisti al giorno d’oggi sia davvero così grave come dicono e se sia, come sente dire in giro, una inutile illusione.
Quella lettera penso rappresenti in maniera perfetta le preoccupazioni di moltissimi ragazzi che si stanno affacciando al mondo attraverso le piazze, le piccole e grandi lotte, le piccole e grandi manifestazioni e che vivono come una contraddizione il confronto















