Poche settimane fa abbiamo commentato l’ennesima oscenità consegnataci dalle cronache parlamentari: un disegno di legge, firmato da alcuni senatori del Pdl, tra cui un ex esponente dell’estrema destra armata degli anni Settanta, che prevedeva l’abolizione della XII Disposizione transitoria e finale della Costituzione, quella che vieta «la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del disciolto Partito Fascista».
Tante reazioni di sdegno ma nessuna dal Presidente della Repubblica, che pure in una circostanza così grave avrebbe avuto il dovere di intervenire; e nulla dal partito di appartenenza di questi senatori, che avrebbe dovuto – per obbligo istituzionale – chiedere come minimo il ritiro del disegno di legge.








Dax vive. Questa è la frase che ricorre spesso quando si parla di Davide. Io non sono d’accordo: Dax è morto. Dax è morto quella sera, il 16 marzo 2003, ucciso da tre fascisti che lo aspettavano fuori dal locale. Una rissa tra balordi finita in tragedia scrisse la maggior parte della stampa. Forse nella nostra moderna Italia affermare che si sia trattato di un agguato fascista ormai non è più accettabile, bisogna legittimare l’estrema destra, bisogna rivalutare il fascismo: mica si può scrivere che ci sono ancora ragazzi 26enni che muoiono ammazzati perchè sono sporchi comunisti o zecche dei centri sociali. Dax quella sera è morto prima di tutto nella menzogna, nella falsità di un potere mediatico che insabbia e minimizza, e che non porge nemmeno due righe di scuse quando diventa evidente l’inganno.
Ora basta. Questa mattina un gruppo di cinquanta neofascisti, verosimilmente del Blocco Studentesco e di Casa Pound, ha aggredito una ventina di compagni dentro la facoltà di Giurisprudenza a Tor Vergata a Roma. Tre compagni sono ricoverati in ospedale, in condizioni ancora da accertare. Non è accettabile che venga concesso alle organizzazioni neofasciste di tenere iniziative pubbliche dentro le Università pubbliche. Non è accettabile che questi squadristi continuino ad agire indisturbati, a Roma e in tutta Italia.



