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	<title>Giovani Comunisti/e</title>
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	<description>pace, lavoro, giustizia sociale, diritti e libertà</description>
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		<title>Non ci arrendiamo e continuiamo a lottare. Per Stefania Noce</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 16:00:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Manuela Grano C’erano tante donne e tanti uomini giovedì scorso in piazza a Roma, come in altre città d’Italia, per ricordare Stefania Noce e tutte le altre donne a cui un uomo ha deciso di negare il più elementare dei diritti, quello alla vita. Migliaia di fiaccole si sono accese per far luce su]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di Manuela Grano</strong></p>
<p style="text-align: justify;">C’erano tante donne e tanti uomini giovedì scorso in piazza a Roma, come in altre città d’Italia, per ricordare Stefania Noce e tutte le altre donne a cui un uomo ha deciso di negare il più elementare dei diritti, quello alla vita. Migliaia di fiaccole si sono accese per far luce su un tema troppo a lungo ignorato: la violenza maschile sulle donne.<br />
In Italia, un Paese cosiddetto democratico “avanzato”,  le donne vivono una guerra in tempo di pace. I numeri della violenza di genere non lasciano spazio a fraintendimenti: la violenza maschile è la prima causa di morte nel nostro Paese per le donne tra i 16 e i 44 anni; sono sei milioni 743 mila, secondo l’ISTAT, le donne che hanno subito una violenza fisica e sessuale; 97 sono le donne uccise<span id="more-3301"></span> nel 2011, 13 in questo primo scorcio di 2012, e nella maggior parte dei casi l’assassino aveva le chiavi di casa.<br />
Stefania è quindi una delle tante, troppe, donne che ha pagato con il prezzo più alto la sua libertà di decidere della propria vita.<br />
Di fronte alla frequenza impressionante con cui tali episodi di violenza si ripetono non è più consentito chiudere gli occhi, non è più consentita la banalizzazione del fenomeno, né tantomeno una sua riduzione a “casi isolati”  o “raptus di follia”, come spesso avviene sui media meistream. Occorre porsi seriamente il problema della violenza maschile sulle donne, mettendo in discussione radicalmente questo modello di relazioni, sociali, politiche ed economiche, incentrato sulla prevaricazione dell’uomo sulla donna. Non è per niente finita la battaglia per la nostra libertà, sono ancora attuali le idee che hanno mosso la straordinaria esperienza storica dei movimenti femminili e femministi nel nostro Paese. E in questo momento in cui gli attacchi al corpo e all’autodeterminazione delle donne si manifestano con una particolare recrudescenza e anche il più elementare dei diritti ci viene negato, dobbiamo essere ancora più consapevoli che nessun diritto è conquistato per sempre, che la storia della liberazione delle donne dall’oppressione patriarcale non è finita qui.<br />
E’ compito (in primo luogo) delle donne (e poi) degli uomini attive/i nei movimenti e nelle forze politiche e sociali di sinistra, svelare i nessi tra lo svantaggio politico sociale delle donne nella società e la violenza di genere; trasformare l’indignazione e la rabbia in un impegno diretto, in una mobilitazione permanente, perché è in gioco la cittadinanza in un Paese e in un futuro migliore per le donne e anche per gli uomini.<br />
Abbiamo, perciò, di fronte un cammino impegnativo fatto di battaglie politiche per contrastare, senza ambiguità, questo sistema capitalistico, che ha bisogno, per la sua stessa sopravvivenza, di collocare le donne nei gradini inferiori delle gerarchie interne alla forza lavoro. E, ancora, un cammino fatto di battaglie culturali, per scardinare questi rapporti, consolidati, di potere tra i sessi entro cui la violenza maschile viene esercitata, e per decostruire immaginari e pratiche che puntualmente ci ripropongono una concezione della donna come soggetto violabile, ovvero come oggetto di dominio.<br />
Noi giovani comuniste non abbiamo nessuna intenzione di arrenderci e di lasciar cadere nel vuoto l’appello di Stefania a continuare la lotta affinché nessuna donna sia mai più “proprietà oppure ostaggio di un uomo, di uno Stato, né, tantomeno, di una religione.</p>
<p>MANUELA GRANO<br />
Responsabile diritti Giovani Comuniste/i</p>
<p style="text-align: justify;">2 febbraio 2012</p>
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		<title>Sempre più su&#8230; Lo spreco vs lo spread!</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 22:10:11 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Politica interna]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione precarietà]]></category>
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		<description><![CDATA[di Il nostro tempo è adesso.it Il tasso di disoccupazione giovanile sale sempre più su e ogni mese l&#8217;Istat ci consegna un nuovo record. E&#8217; la conferma che la disoccupazione giovanile e la precarietà, non lo spread, sono la vera emergenza. La fotografia è la seguente: 1 su 3 senza lavoro (e senza alcuna forma]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di Il nostro tempo è adesso.it</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il tasso di disoccupazione giovanile sale sempre più su e ogni mese l&#8217;Istat ci consegna un nuovo record.<strong> E&#8217; la conferma che la disoccupazione giovanile e la precarietà, non lo spread, sono la vera emergenza.</strong> La fotografia è la seguente: 1 su 3 senza lavoro (e senza alcuna forma adeguata di welfare aggiungiamo noi). Gli altri 2 con lavori quasi sempre precari e compensi al di sotto della decenza. Riteniamo che l&#8217;agenda del governo debba ripartire da qui: dallo spreco di una generazione che oggi ottiene il record di disoccupazione nella storia italiana.<span id="more-3296"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ben vengano politiche europee per la creazione dell&#8217;occupazione giovanile, ma sia chiaro che il loro segno deve essere opposto a quello adottato finora: non ci stiamo a proseguire sulla strada fallimentare della riduzione dei diritti e del costo del lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tema vero è la creazione di nuovi posti di lavoro, con l&#8217;investimento sulla conoscenza, sull&#8217;occupazione dei giovani e delle donne. Bisogna eliminare la precarietà riducendo drasticamente le tipologie contrattuali più precarizzanti, ed estendere gli ammortizzatori sociali, anziché ridurli.</p>
<p style="text-align: justify;">E infine va istituito un reddito di inserimento che tolga i giovani dalla morsa della precarietà e del lavoro nero: e bisogna farlo con risorse vere, non con architetture prive di finanziamenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è la crisi a dover dettare l&#8217;agenda di Governo ma i bisogni delle persone e la loro dignitá: lo abbiamo sempre detto, e lo ripetiamo a beneficio dei componenti del Governo e a quanti, come recentemente Eugenio Scalfari, hanno sostenuto il contrario. I sacrifici per uscire da questa crisi economica e sociale li chiediamo alla finanza e ai poteri forti dell&#8217;economia.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tutto questo il comitato <strong>Il nostro tempo é adesso</strong> lancia una staffetta di azioni: <strong>domani a Napoli</strong> alle 11,30 a in piazza del Gesù, i giovani precari daranno la loro lezione al governo dei Professori. Seguiranno azioni nella altre città. <strong>A Roma</strong> l&#8217;appuntamento è per <strong>lunedì</strong> pomeriggio, per prendere la parola sulla precarietà da cancellare, sul welfare da estendere, su una generazione da valorizzare.</p>
<p>IL NOSTRO TEMPO E&#8217; ADESSO.IT</p>
<p>1° febbraio 2012</p>
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		<title>ControTempo sorride, ma le svastiche e le croci celtiche sono sue</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 15:21:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Anna Belligero e Simone Oggionni Abbiamo letto divertiti il comunicato di ControTempo ospitato dal Messaggero. Divertiti per due motivi: il primo è che gli estensori dimostrano di ignorare la differenza, abbastanza intuitiva, tra &#8220;destra istituzionale&#8221; e &#8220;istituzioni&#8221;. Il fatto che non siano legati e finanziati da alcuna istituzione non esclude &#8211; come noi ribadiamo,]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di Anna Belligero e Simone Oggionni</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo letto divertiti il comunicato di ControTempo ospitato dal Messaggero. Divertiti per due motivi: il primo è che gli estensori dimostrano di ignorare la differenza, abbastanza intuitiva, tra &#8220;destra istituzionale&#8221; e &#8220;istituzioni&#8221;. Il fatto che non siano legati e finanziati da alcuna istituzione non esclude &#8211; come noi ribadiamo, essendo questa una realtà nota ed evidente &#8211; che siano legati e sostenuti da pezzi di partiti della destra istituzionale (intendendo per istituzionale quella che vive dentro le istituzioni e non al di fuori di esse).<span id="more-3291"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo motivo di ilarità è che i ragazzi tentano di discolparsi prima dicendo che quelle scritte non esistono (ma ci sono le foto), e poi dicendo che quelle scritte esistono ma che loro erano, in quella serata, impegnati altrove. E allora ci chiediamo: chi ha firmato con la loro sigla (come le foto testimoniano= quelle scritte vergognose? E perché, se non sono stati loro ma qualcun altro che ha indebitamente utilizzato il loro nome, non hanno immediatamente condannato e preso le distanze dal gesto? Evidentemente perché lo condividono.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto, infine, alla consistenza e alla ricerca di visibilità: stiano tranquilli, perché gli studenti conoscono Rifondazione Comunista e i suoi giovani. Abbiamo qualche dubbio che conoscano, e apprezzino, ControTempo.</p>
<p style="text-align: justify;">ANNA BELLIGERO<br />
SIMONE OGGIONNI<br />
Portavoci nazionali Giovani Comuniste/i</p>
<p style="text-align: justify;">31 gennaio 2012</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il dissenso non si arresta. La vostra repressione non ci fermerà!</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 15:11:42 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Dai territori]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[honoris causa]]></category>
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		<category><![CDATA[Napolitano]]></category>

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		<description><![CDATA[di Giovani Comuniste/i &#8211; Bologna Oggi 30 Gennaio 2012 siamo scesi, con centinaia di altri studenti, nelle strade di Bologna dando vita ad un corteo per protestare contro la laurea honoris causa al presidente Napolitano. Non serve né ricordare né giustificare le motivazioni della contestazione al Presidente della Repubblica, complice dell’istituzione dei CPT quando era]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di Giovani Comuniste/i &#8211; Bologna</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi 30 Gennaio 2012 siamo scesi, con centinaia di altri studenti, nelle strade di Bologna dando vita ad un corteo per protestare contro la laurea honoris causa al presidente Napolitano.</p>
<p style="text-align: justify;">Non serve né ricordare né giustificare le motivazioni della contestazione al Presidente della Repubblica, complice dell’istituzione dei CPT quando era ministro dell’Interno e, da Presidente, della legge Gelmini e di tutte di tutte le leggi che hanno portato alla distruzione del mondo dell’università e del lavoro e non ultimo, colpevole in prima persona del vergognoso insediamento del governo Monti, un governo privo di legittimità popolare formato da quella casta di banchieri che ha portato tutta l’Europa e il mondo intero all’attuale<span id="more-3287"></span> crisi di sistema.L’impressionante dispiegamento di forze messo in atto dalla questura ci ha impedito di poter portare la nostra legittima protesta e di far sentire il nostro dissenso pacifico.</p>
<p style="text-align: justify;">Troviamo vergognoso ed insensato che, mentre da una parte si chiedono sacrifici ormai insostenibili (e le manifestazioni di protesta delle più varie categorie lavorative di questi giorni lo dimostrano ampiamente) a chi lavora, vengano spese decine di migliaia di euro dell’erario statale per blindare letteralmente una parte del centro di Bologna, per permettere questa cerimonia farsa di auto-celebrazione e di legittimazione di un ceto economico-politico e delle sue disastrose scelte.</p>
<p style="text-align: justify;">La risposta del governo alle legittime rivendicazioni che vengono dalle piazze italiane è chiara: repressione, arresti, manganelli e città completamente blindate per distruggere ogni lotta e movimento ed instaurare ancora più nettamente il pensiero unico neoliberista.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il dissenso non si arresta. La vostra repressione non ci fermerà!</strong></p>
<p style="text-align: justify;">GIOVANI COMUNISTE/I &#8211; BOLOGNA</p>
<p>31 gennaio 2012</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il coordinamento GC: &#8220;Il nostro impegno per lavoro, Legge 30 e solidarietà a Tizian&#8221;</title>
		<link>http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/il-coordinamento-gc-il-nostro-impegno-per-lavoro-legge-30-e-solidarieta-a-tizian.html</link>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 18:27:09 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani Comunisti]]></category>
		<category><![CDATA[coordinamento nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani Comuniste/i]]></category>

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		<description><![CDATA[Con tutti i documenti e gli odg approvati Il coordinamento nazionale delle/i Giovani Comuniste/i si colloca nel pieno di un cambio di fase significativo per la storia recente del nostro Paese: all&#8217;indomani della caduta del governo Berlusconi e nel pieno dell&#8217;azione privatizzatrice e anti-operaia del nuovo governo Monti. Il primo elemento da sottolineare è la]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>Con tutti i documenti e gli odg approvati<br />
</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il coordinamento nazionale delle/i Giovani Comuniste/i si colloca nel pieno di un cambio di fase significativo per la storia recente del nostro Paese: all&#8217;indomani della caduta del governo Berlusconi e nel pieno dell&#8217;azione privatizzatrice e anti-operaia del nuovo governo Monti. Il primo elemento da sottolineare è la fine del ventennio berlusconiano, un valore in sé, perché coincide con l&#8217;archiviazione – che noi auspichiamo sia definitiva – di una stagione lunga e dolorosa della politica italiana: vent&#8217;anni di regime classista che ha cambiato la cultura profonda del Paese (sdoganando il fascismo, il razzismo, l&#8217;egoismo proprietario, l&#8217;indifferenza) e abbruttito sul piano etico la nostra antropologia e corrotto le nuove generazioni.<span id="more-3269"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, il nostro compito di fase è svolgere la funzione della coscienza critica, dimostrando che la nascita del governo Monti corrisponde ad un&#8217;uscita da destra dalla fine del ciclo berlusconiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni provvedimento del governo Monti, a partire dalla manovra finanziaria e dalla &#8220;fase due&#8221;, ogni intendimento sul futuro, ci parla di questo: di un governo che rappresenta organicamente gli interessi di quel capitale finanziario europeo che è in larga misura responsabile della crisi economica.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo dimostra la contro-riforma delle pensioni, le ipotesi di modifica del quadro legislativo inerente il mercato del lavoro, con l&#8217;introduzione di fatto della libertà di licenziare senza giusta causa entro tre anni dall&#8217;assunzione e il clima che non casualmente si determina in queste settimane di attacco al sindacato della Fiom-Cgil (con la sua espulsione proto-fascista dalle fabbriche Fiat).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;unica azione possibile da parte nostra è quindi l&#8217;organizzazione di un&#8217;opposizione dura e intransigente al governo Monti, che dobbiamo concretizzare contestando giorno per giorno le scelte socialmente criminali del governo sulle pensioni, sul lavoro, sui contratti, sui diritti e di cui l&#8217;idea di inserire in Costituzione il pareggio di bilancio è forse il segno più regressivo e violento.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale opposizione intransigente si deve accompagnare ad un atteggiamento unitario ed egemonico nei confronti delle altre forze della sinistra. Dobbiamo avanzare proposte concrete, alternative a quelle del governo, e non urlare slogan. Dobbiamo comunicarle in maniera semplice e comprensibile a tutti. E dobbiamo ricercare le relazioni e i rapporti con le forze della sinistra dentro le cui ambiguità e dentro i cui errori e le cui contraddizioni c&#8217;è uno spazio di azione e iniziativa politica enorme. Lo scopo di questa offensiva deve essere la costruzione di un polo della sinistra in grado di contestare efficacemente le politiche del governo Monti.</p>
<p style="text-align: justify;">Da questo punto di vista è fondamentale valorizzare i momenti di mobilitazione unitaria in calendario, a partire dalla manifestazione della Fiom del prossimo 11 febbraio, e i luoghi politici e sociali nei quali costruire l&#8217;unità necessaria: da questo punto di vista i Giovani Comunisti valutano positivamente il lavoro e la piattaforma programmatica elaborata dalla rete &#8220;Non + disposti a tutto&#8221; e ribadiscono la propria convinta internità a quel percorso. 10 marzo no debito</p>
<p style="text-align: justify;">Ricercare l&#8217;unità a tutti i livelli non è però sufficiente. Serve anche chiarezza nei contenuti e nelle campagne che si mettono in campo.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi ne scegliamo tre: la prima è sul tema del lavoro, riproducendo su scala nazionale la campagna promossa dai Giovani Comunisti del Lazio, per la cancellazione della legge 30 e della precarietà e per l&#8217;introduzione del salario sociale (forma di reddito minimo garantito per disoccupati e giovani in cerca della prima occupazione).</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda incrocia il tema serissimo del rischio di una svolta autoritaria e neofascista come soluzione alla crisi e alternativa al potere tecnocratico delle banche e dei poteri finanziari (come si vede nel rinnovato protagonismo delle destre neofasciste, sia nei movimenti di massa – come nel caso siciliano – sia nella carne viva del disagio sociale dei ceti proletari e sottoproletari). Il cuore di questa campagna è la richiesta della soppressione e dell&#8217;eliminazione di tutte le organizzazioni e formazioni politiche neofasciste, a partire da Casa Pound e da Forza Nuova.</p>
<p style="text-align: justify;">La terza, infine, è l&#8217;adesione alla campagna promossa dall&#8217;associazione A Sud &#8220;Io mi chiamo Giovanni Tizian&#8221;, in solidarietà con il giornalista precario messo sotto scorta per aver denunciato l&#8217;infiltrazione mafiosa nell&#8217;economia e nella politica del nord Italia. Con l&#8217;occasione, individuiamo il terreno dell&#8217;antimafia come terreno privilegiato della nostra iniziativa e suggeriamo ai nostri territori (soprattutto al nord) la moltiplicazione di assemblee e dibattiti sull&#8217;argomento (alla presenza, se possibile, dello stesso Tizian).</p>
<p style="text-align: justify;">Daremo vita inoltre ad un&#8217;inchiesta sullo stato dell&#8217;obiezione di coscienza in questo Paese, regione per regione, clinica per clinica. E&#8217; necessario rendere pubbliche le ragioni per cui la percentuale dei medici obiettori sfiora l&#8217;80%, e soprattutto si annida spesso esclusivamente negli ospedali pubblici, e contribuire ad invertire la rotta. L&#8217;IVG è un diritto di tutte le donne, e noi abbiamo il dovere di batterci perché sia garantito.</p>
<p style="text-align: justify;">Per poter rendere efficaci le nostre proposte, e dare gambe alle campagne, il coordinamento delle/i Giovani Comunisti decide però di dare vita ad una riorganizzazione sistematica del proprio lavoro politico.</p>
<p style="text-align: justify;">Su questo terreno si collocano le seguenti decisioni:</p>
<p style="text-align: justify;">1. promozione di iniziative di formazione teorica e ideologica sulla falsariga della lettera dei due portavoce all&#8217;organizzazione in merito alla tessera 2012;</p>
<p style="text-align: justify;">2. convocazione entro fine febbraio di tutte le conferenze regionali che ancora non sono state effettuate, a partire da quelle di Sicilia, Puglia, Umbria, Sardegna e Emilia-Romagna il cui processo di costruzione è già stato avviato nelle scorse settimane;</p>
<p style="text-align: justify;">3. convocazione in ogni regione e nelle grandi città di attivi sul tesseramento da promuovere contestualmente all&#8217;avvio della campagna nazionale per il tesseramento.</p>
<p>COORDINAMENTO NAZIONALE GIOVANI COMUNISTE/I</p>
<p>Roma, 29 gennaio 2012</p>
<p><strong>I documenti</strong></p>
<p><a href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/DIREZIONE-DEI-GIOVANI-COMUNISTI.docx" target="_blank"><strong>La nuova Direzione nazionale dei GC</strong></a></p>
<p><strong><a href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/cantieri-navali.docx" target="_blank">Ordine del giorno sui Cantieri navali di Trapani</a></strong></p>
<p><a href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/cultura-politica.2.docx" target="_blank"><strong>Ordine del giorno sul percorso formativo</strong></a></p>
<p><a href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/endyl.docx" target="_blank"><strong>Ordine del giorno sull&#8217;adesione dei GC all&#8217;European Network of Democratic Young Left</strong></a></p>
<p><strong><a href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/esteri.docx" target="_blank">Ordine del giorno su Siria e Iran</a></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/Fiom.docx" target="_blank">Ordine del giorno sulla FIOM</a></strong></p>
<p><a href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/forconi.docx" target="_blank"><strong>Ordine del giorno sul movimento dei forconi</strong></a></p>
<p><a href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/MUSSOLINI.docx" target="_blank"><strong>Ordine del giorno contro il monumento a Mussolini e Petacci</strong></a></p>
<p><a href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/Odg-Antifascismo.docx" target="_blank"><strong>Ordine del giorno sull&#8217;antifascismo</strong></a></p>
<p><a href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/odg-lavoro.docx" target="_blank"><strong>Ordine del giorno sul lavoro e adesione a &#8220;Mai + disposti a tutto&#8221;</strong></a></p>
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		<title>Caro sindaco Stefàno, a Taranto i giovani ci sono</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 15:48:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Giovani Comuniste/i &#8211; Taranto “Un tempo  primi a guardare, cercare e trovare la strategia per decidere ed agire per esortare la cittadinanza attiva erano proprio gli studenti. Le proteste trovavano contenuti e sostanza tra i banchi dell’università e subito dopo nei licei per poi approdare in assemblea o in piazza a fianco dei lavoratori]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di Giovani Comuniste/i &#8211; Taranto</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Un tempo  primi a guardare, cercare e trovare la strategia per decidere ed agire per esortare la cittadinanza attiva erano proprio gli studenti. Le proteste trovavano contenuti e sostanza tra i banchi dell’università e subito dopo nei licei per poi approdare in assemblea o in piazza a fianco dei lavoratori in un civile dibattito.<br />
Il mio augurio e che questo silenzio sia dovuto ad una pausa di riflessione: insomma sono sicuro che non sia una vera assenza di passioni sociali e di  distanza dal “bene comune”.”<span id="more-3266"></span><br />
Ecco riassunta in poche righe di uno scarno comunicato divulgato su facebook quello che il sindaco di Taranto pensa dei giovani della sua città. L&#8217;immagine che ne esce non è delle migliori. Mentre la crisi divampa e getta sul lastrico intere categorie di lavoratori e imprenditori i giovani che fanno? Dove sono?<br />
Iniziamo da quest&#8217;ultima domanda. Parlare di giovani a Taranto non ha senso se si prescinde da due dati: a) negli ultimi dieci anni la popolazione fra i 20 e i 34 anni è diminuita di duemila unità (senza considerare i tantissimi che, pur lontani da Taranto, continuano a conservare la residenza); b) nell&#8217;ultimo triennio in tutta la provincia si sono persi 12 mila posti di lavoro nella fascia d&#8217;età che va dai 25 ai 34 anni. Le prospettive che si presentano di fronte a un giovane tarantino al momento sono dunque due: emigrazione o disoccupazione.<br />
Ciò rende estremamente delicato il tessuto civile della città; eppure in questi anni – e in questi ultimissimi mesi in particolare – le iniziative da parte dei movimenti giovanili non sono mancate. Vogliamo parlare del Cloro Rosso: più di duecento eventi organizzati in due anni di occupazione della ex Martellotta fra presentazioni di libri, spettacoli teatrali, dibattiti, concerti? O di LINK e della sua instancabile lotta per affermare ogni giorno i diritti degli studenti universitari all&#8217;interno delle facoltà tarantine e della città, ponendo al centro delle sue politiche la figura dello studente come risorsa e perno dello sviluppo culturale e sociale della nostra comunità.  Se al sindaco poi sta a cuore una discussione sulla crisi come ha fatto a dimenticarsi del ciclo di seminari da lui stesso patrocinato (“Oltre la crisi. Itinerari dentro il mondo che cambia”, promosso  fra gli altri dallo stesso Link e da Siderlandia), svoltosi a Taranto fra novembre e dicembre proprio nelle aule dell&#8217;Università? E come è possibile che gli sia sfuggito il lavoro di promozione dei talenti artistici locali svolto dalle ragazze e dai ragazzi di Palacool? Per non parlare della straordinaria opera di riappropriazione degli spazi comuni portata avanti da Ammazza che Piazza. A proposito di “spazi”&#8230; il sindaco ricorda che qualche mese fa si costituì una rete di associazioni allo scopo di rivendicare luoghi per la socialità e la cultura? Se andasse a spulciare fra le sue carte certamente troverebbe la lettera protocollata in cui gli si chiedeva un incontro per discutere della questione. Lettera che non ha mai avuto una risposta.<br />
Ecco, se tutti questi gruppi – e molti altri ancora – si fossero lasciati demotivare dalle precarie condizioni economiche e dalle difficili aspettative che caratterizzano le persone che li animano in questi anni Taranto sarebbe stata una città decisamente più chiusa, gretta, provinciale di quanto già non sia.<br />
Piuttosto&#8230; cosa ha fatto in cinque anni l&#8217;amministrazione Stefàno per offrire opportunità ai giovani presenti in città e richiamare quelli emigrati in altre parti d&#8217;Italia? Qualcosa a dire il vero l&#8217;ha fatta: ha sgomberato per ben due volte il Cloro Rosso, continuando a ritardare i lavori di ristrutturazione della ex scuola Martellotta; ha chiuso la porta in faccia – come si è già ricordato – alla moltitudine di soggetti che chiedevano spazi per le proprie attività; ha lasciato che l&#8217;unica struttura messa in piedi in questi anni per sviluppare il protagonismo giovanile, il Cantiere Maggese, venisse gestito ben al di sotto delle sue possibilità (negli stabili di Largo San Gaetano vi sono ancora una intera sala di registrazione e una di montaggio inscatolate). Per non dire della Biblioteca civica, luogo di studio per centinaia di studenti tarantini, che continua ad essere gestita con criteri che qualsiasi esperto di biblioteconomia considererebbe di un altro secolo (e non si contano i disservizi che quotidianamente gli utenti devono subire: soprattutto, in questa stagione, la mancanza di riscaldamenti).<br />
Tante altre cose invece la giunta Stefàno non ha fatto: per esempio una politica in grado di incentivare la crescita e la stabilizzazione anche in chiave professionale delle molteplici attività sociali e culturali espresse dai diversi gruppi. Questi al momento vengono alimentati da una sola risorsa: la volontà dei loro componenti. E&#8217; possibile, nel terzo millennio, accettare che una città che non voglia essere un semplice dormitorio in funzione delle attività produttive che insistono sul territorio non abbia un tessuto di servizi sociali e culturali di elevata qualità professionale? Quanti posti di lavoro si riuscirebbero a ricavare da una politica che incentivasse la crescita di questo settore? Quante intelligenze respinte si riuscirebbe ad attrarre con il loro carico di competenze e conoscenze?<br />
Purtroppo però la giunta Stefàno questo problema sembra non esserselo posto. Con le sue azioni sbagliate e con le sue mancanze ha piuttosto lanciato un messaggio: “questa non è una città per giovani”. Non ci si lamenti se poi un numero crescente di ragazze e ragazzi in questi anni abbia abbandonato Taranto portando con sé il disprezzo per le sue classi dirigenti.<br />
Ma forse Stefàno queste tendenze le ha ben presente e sa che si prepara a candidarsi alla guida di una città che col passare del tempo si farà sempre più vecchia – per cui l&#8217;elettorato giovanile diventa poco interessante. Ma non crede, caro sindaco, che provocando i giovani di questa città – gli stessi che nel 2007 si recarono alle urne in massa per votarla, sperando in un reale cambiamento – la sua rielezione corra qualche rischio?</p>
<p>GIOVANI COMUNISTE/I &#8211; TARANTO</p>
<p>29 gennaio 2012</p>
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		<title>I GC cancellano le scritte fasciste ai licei Tasso e Righi</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 15:44:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Ufficio stampa GC Ieri notte una squadraccia di fascisti facenti capo al gruppo Controtempo (conosciuto a Roma e notoriamente legato a settori della destra istituzionale) ha deturpato i muri dei licei Tasso e Righi di Roma con svastiche e scritte vergognose. Guarda caso quei licei, tra i simboli dell&#8217;antifascismo militante romano. Guarda caso ieri,]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di Ufficio stampa GC</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ieri notte una squadraccia di fascisti facenti capo al gruppo Controtempo (conosciuto a Roma e notoriamente legato a settori della destra istituzionale) ha deturpato i muri dei licei Tasso e Righi di Roma con svastiche e scritte vergognose. Guarda caso quei licei, tra i simboli dell&#8217;antifascismo militante romano.<br />
Guarda caso ieri, 27 gennaio, giornata della Memoria della Shoah. Si tratta soltanto dell&#8217;ultima provocazione vomitevole di una galassia di sigle, gruppi e associazioni che continua a vivere nella indifferenza, quando non nella colpevole compiacenza dell&#8217;amministrazione comunale. <span id="more-3261"></span>Quelle scritte sono state rimosse dall&#8217;azione di nostri giovani compagni. Vorremmo fossero rimosse per sempre dalla cultura e dalla quotidianità di Roma e dell&#8217;intero Paese.</p>
<p>ufficio stampa GC</p>
<p>28 gennaio 2012</p>
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		<title>Il disagio della memoria significa la fine dell&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 15:40:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di David Bidussa Oggi è il giorno della memoria. Ricordare, in questo caso, non serve a essere orgogliosi, ma a diventare qualcosa di diverso da sé. Dalla memoria della Shoah è nata l’idea di Europa: un processo opposto alla fondazione di uno Stato, dove vige, invece, l’oblio. Si deve ricordare: è il dazio per diventare]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="content">
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<p style="text-align: justify;"><strong>di David Bidussa</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi è il giorno della memoria. Ricordare, in questo caso, non serve a essere orgogliosi, ma a diventare qualcosa di diverso da sé. Dalla memoria della Shoah è nata l’idea di Europa: un processo opposto alla fondazione di uno Stato, dove vige, invece, l’oblio. Si deve ricordare: è il dazio per diventare europei (che sempre meno persone vogliono pagare), scrive <strong>lo storico David Bidussa.</strong> E se la memoria tramonta, anche la nostra Europa sbiadisce.</p>
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<p style="text-align: justify;">Il giorno della memoria” è a “bassa tensione”. Per averne conferma è sufficiente comparare le pagine dei giornali di questa settimana con quelle degli anni scorsi. Per me non è una sorpresa. Tuttavia sbaglieremmo di grosso se pensassimo che è prevalentemente un<span id="more-3257"></span> problema di abitudine. Dietro, a mio avviso, c’è soprattutto una crisi della cultura democratica, prima ancora che del tessuto democratico delle società europee.<strong><br />
Tralascio la questione della testimonianza, del rapporto tra formazione scolastica e riflessione sulla Shoah.</strong> Non perché siano argomenti fuori luogo, ma semplicemente perché sono argomenti che fanno parte ormai del “senso comune” (altra questione è come si affrontano, ma non ne voglio scrivere ora. In ogni caso, anche questi aspetti fanno parte della discussione pubblica da tempo).<br />
Ci sono due questioni essenziali che credo siano al centro di questo giorno della memoria, e con questo intendo il 27 gennaio 2012.<strong><br />
La prima riguarda i conflitti tra memorie. La seconda riguarda la crisi dell’Europa. </strong>Anzi: per esser più precisi, il sentimento diffuso anti-europeista.<strong>La prima riguarda la questione del Blocco 21 e del memoriale italiano della deportazione ad Auschwitz.</strong> Da una parte, c’è la necessità di ripensare un modo di affrontare il passato; dall’altra una spaccatura tra memorie che, negli ultimi anni, ha significato soprattutto lo scontro sulla questione del memoriale italiano di Auschwitz.<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È un aspetto che nessuno avrebbe immaginato, nel 2000,</strong> ma che oggi occorre saper affrontare sapendo che, in quella storia, c’è molto dolore, ma c’è anche la necessità di capire i molti elementi diversi, specifici, che la connotano. Lo sterminio ha riguardato molti soggetti ed è avvenuto per molti motivi. Compito di una memoria attenta è comprendere sia l’aspetto generale sia le dinamiche specifiche di un evento che è costituito da molti e diversi percorsi. È una discussione che rischia di produrre piazzate e urlate. E che sarebbe bene affrontare con pacatezza e soprattutto senza condizionamenti politici.<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La seconda riguarda la questione dell’anti-europeismo. Il “giorno della memoria” è il risultato di una artificio culturale.</strong> L’Europa – per esser più precisi l’UE – dopo l’89 nasce sulla base di una “religione civile” fondata sulla “memoria del male”. A differenza del processo di costruzione dell’identità nazionale, un processo in cui l’oblio ha una parte essenziale, il processo di costruzione dell’Europa come replica e riparazione ai molti non detti, configura un’altra modalità della memoria. Una memoria che è essenzialmente un bisogno di passato fondato in gran parte sulla memoria del male.<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È uno dei motivi che sta anche alla base della crisi dell’idea di Europa. </strong>Questo percorso pone il problema delle scelte di responsabilità e non si misura né sui “vantaggi” né sui “benefit” immediati. In breve, la riflessione sul diventare europei – proprio per differenziarsi dall’adesione del mito di Europa, un mito che ha popolato i totalitarismi violenti e razzisti del Novecento (è bene sempre ricordare che la grande Germania nazista nel linguaggio nazista si chiamava “Nuovo ordine Europeo”) – non equivale all’acquisizione di una cittadinanza “bancomat”. Esige un prezzo. E questo prezzo molti europei non sono disposti a pagarlo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il giorno della memoria è una data artificiale, il risultato di uno sforzo in cui avere memoria non significa essere orgogliosi di sé,</strong> ma impegnarsi a diventare qualcosa di diverso da sé ed è parte essenziale e non solo estetica del fatto che europei si diventa, non si nasce. Ovvero essere europei non riguarda lo ius soli, bensì un processo di convinzione. Non è un dato, bensì è un risultato. Diversamente: non è un fatto, ma un atto.<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per concludere, la crisi del giorno della memoria non riguarda un’insufficienza,</strong> ma riguarda la crisi di un disegno politico, allude a un progetto mancato e alla rivincita possibile della nostalgia. Sullo sfondo si erge sul desiderio di un mare chiuso, dove il Mediterraneo torni ad essere un confine.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Anche per questo, pensare che basti immettere un cambio di registro perché una data si rivitalizzi è miope.</strong> È una visione della politica che è in affanno e lo stato di salute del giorno della memoria è solo un indizio di quella crisi.</p>
<p>DAVID BIDUSSA<br />
L&#8217;Inkiesta.it</p>
<p>27 gennaio 2012</p>
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<div>Leggi il resto: <a href="http://www.linkiesta.it/giornata-memoria#ixzz1krVT63L8">http://www.linkiesta.it/giornata-memoria#ixzz1krVT63L8</a></div>
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		<title>Solidarietà agli arrestati No TAV</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 20:49:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Andrea Salutari e Andrea Procopio Questa notte è avvenuto il blitz della polizia che ha portato all&#8217;arresto di 26 militanti no tav e diversi obblighi di dimora in tutta Italia, per gli scontri avvenuti il 3 Luglio durante la grande manifestazione nazionale no tav contro il non-cantiere di Chiomonte, noi abbiamo documentato la nostra]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Andrea Salutari e Andrea Procopio</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Questa notte è avvenuto il blitz della polizia che ha portato all&#8217;arresto di 26 militanti no tav e diversi obblighi di dimora in tutta Italia, per gli scontri avvenuti il 3 Luglio durante la grande manifestazione nazionale no tav contro il non-cantiere di Chiomonte, noi abbiamo documentato la nostra verità n questo reportage (link) Dopo la militarizzazione della Val di Susa si è deciso di attuare la criminalizzazione di qualsiasi forma di resistenza alla distruzione di un intero territorio relativamente alla realizzazione di un&#8217;opera dissennata e speculativa qual è la Tav. Tra gli arrestati Guido Fissore, consigliere comunale di Villarfocchiardo (valle di susa) da<span id="more-3251"></span>sempre convinto sostenitore della lotta non-violenta contro la TAV in Valle di Susa, Giorgio<br />
Rossetto del csoa Askatasuna e Andrea Vitali, responsabile organizzativo Prc di Torino a cui va la nostra piena solidarietà.<br />
Noi abbiamo sulla pelle e nei ricordi quell&#8217;incredibile mobilitazione popolare. Una manifestazione combattiva e piena di entusiasmo che ha dimostrato ai poteri forti che è possibile, utile e necessario cambiare il modello di società in cui viviamo. La violenza, proprio come a Genova, fu delle forze dell&#8217;ordine che lanciarono il gas CS, l&#8217;uso del CS in guerre internazionali è stato definitivamente vietato nel 1997 con l&#8217;entrata in vigore della convenzione sulle armi chimiche di Parigi, firmata nel 1993, ma tutto&#8217;ora utilizzato in Val di Susa. Ma è<br />
anche della politica che pone i suoi capricci al bene della cittadinanza, una politica che si mostra insensibile ai bisogni della valle e spende più di 40 miliardi per una linea ferroviaria che non servirà mai a nessuno. La TAV Torino &#8211; Lione è la punta dell&#8217;iceberg di questa follia imposta da governi che non rispondono più ai propri elettori. In Val di Susa sono sospesi i diritti, la democrazia è ferita, le reti e i muri ce lo ricordano giorno dopo giorno. Noi siamo ragazzi giovani e meno giovani che cercano di costruirsi una prospettiva di futuro, un&#8217;occasione di riscatto, delle possibilità qualsiasi! Tutto questo ci viene continuamente negato dalla mafia che presiede alla destra del padre onnipotente della nostra repubblica pseudo-democratica che ci insegna diritti e<br />
doveri con il manganello. La lotta della Val di Susa non appartiene solo a noi. E&#8217; una lotta popolare che spaventa la politica, questa lotta è diventata un bene comune da difendere a tutti i costi.<br />
Quello che è accaduto è l&#8217;ennesimo, gravissimo tentativo di delegittimare una grande lotta popolare che da oltre 20 anni è attiva in Valle di Susa, contestando un&#8217;opera inutile che porterà solo ingenti danni ambientali e alla salute delle persone. Il movimento no tav non si arrenderà perchè non si può arrestare un movimento popolare che si batte per difendere il proprio territorio da faccendieri senza scrupoli.<br />
Piena solidarietà e piena vicinanza a tutti gli arrestati; non riusciranno a fermare il nostro movimento&#8230;sarà dura&#8230;la resistenza continua..</p>
<p>ANDREA SALUTARI<br />
Coordinatore provinciale dei Giovani Comunisti Torino</p>
<p>ANDREA PROCOPIO<br />
Giovani Comunisti S.Ambrogio (Val di Susa)</p>
<p>Prossimi appuntamenti (in aggiornamento)<br />
26/1/2012, Ore 17,00<br />
Torino &#8211; Piazza castello presidio no tav di solidarietà con gli arrestati<br />
26/1/2012, Ore 20:30<br />
Bussoleno &#8211; Fiaccolatà di solidarietà<br />
28/1/2012, ore 15<br />
Torino &#8211; Manifestazione (presto tutte le info)</p>
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		<title>Stefania, porteremo avanti la tua lotta</title>
		<link>http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/stefania-porteremo-avanti-la-tua-lotta.html</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 20:45:23 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[Questione di genere]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Belligero]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[Stefania Noce]]></category>

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		<description><![CDATA[di Anna Belligero Domani sarà passato già un mese dall’assassinio di Stefania, la nostra compagna della provincia di Catania, uccisa durante le feste natalizie dal suo ex fidanzato. Loris, il suo assassino, non era un pazzo. Chi lo pensa, chi pensa che non volesse compiere quel che ha compiuto, che è stato solo un gesto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di Anna Belligero</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Domani sarà passato già un mese dall’assassinio di Stefania, la nostra compagna della provincia di Catania, uccisa durante le feste natalizie dal suo ex fidanzato.<br />
Loris, il suo assassino, non era un pazzo. Chi lo pensa, chi pensa che non volesse compiere quel che ha compiuto, che è stato solo un gesto estremo, sbaglia. Così come sbaglia chi pensa di essere immune da questo pericolo, dal pericolo di trasformarsi in un assassino perché non è violento, perché crede di rispettare le donne, perché crede nella parità e altre frasi fatte di questo tipo, oppure, semplicemente, perché è un compagno. Per chi non lo sapesse era un compagno pure Loris. Uno a cui sarà capitato, per volontà o per<span id="more-3248"></span> caso, di leggere o ascoltare articoli e dibattiti sulla violenza di genere, che avrà dovuto esprimersi almeno una volta a riguardo (e che sono sicura avrà detto: “io mai”), uno la cui fidanzata era femminista, impegnata tutti i giorni nella lotta contro il maschilismo e la sua violenza. Un compagno che come molti avrà risposto almeno una volta, all’accusa di sessismo, con la mitica frase “ma era una battuta”, o che avrà banalizzato le nostre battaglie e le nostre richieste con un semplice “ ma che bisogno c’è, non lo vedete da sole che non siete più discriminate?”<br />
E fin quando Stefania era la sua fidanzata andava tutto bene, o quasi. Evidentemente però, quando Stefania ha scelto di interrompere un rapporto che probabilmente non la rendeva felice, la sua lotta, il suo impegno, la sua voglia di libertà, sono diventate per lui un ostacolo troppo grosso da superare. Oltre al rifiuto di una donna non è possibile, per un uomo, accettarne anche l’assoluta maturità e autonomia. Tutto questo andava fermato, era inaccettabile per un uomo che al suo cospetto di sentiva troppo debole. E lo era, perché lei era una donna forte, forte davvero. Non abbastanza forte però sull’unico piano che ai maschi resta quando non hanno nient’altro, il piano fisico, della violenza. Una violenza che difficilmente una donna riesce a fermare, e che è l’ultima speranza, per un uomo, di manifestare la sua superiorità e la conseguente subordinazione della donna. Una donna che non accetta di essere “sua” sta sbagliando, e quindi va rieducata, bisogna dimostrarle che non ha il diritto di farlo. Una donna può giocare finché vuole a fare la femminista, ma quando il maschio dice che è ora di smetterla deve obbedire. Perché in fondo i nostri diritti sono un gioco, uno scherzo, un elemento di serie Z a fronte delle vere emergenze, dentro una coppia, dentro un partito, dentro la società.<br />
E a chi ancora pensa che questo non sia un problema sociale, consiglio di dare per lo meno uno sguardo ai freddi numeri, per rendersi conto che la violenza maschile miete vittime almeno quanto la crisi.<br />
Ad oggi, 26 gennaio 2012, le donne uccise dalla violenza maschile sono 13, senza contare quelle che sono ricoverate in condizioni gravissime e che probabilmente non avranno più la loro vita comunque. La violenza maschile sulle donne è forse l’unica circostanza in cui la storia si ripete sempre uguale, tante, troppe volte, senza mai diventare farsa, bensì restando sempre tragedia.<br />
E molti restano fermi, in silenzio, si coprono gli occhi e si tappano le orecchie, oppure, come spesso accade, sentono senza ascoltare perché hanno cose più importanti a cui pensare, e perché tanto c’è qualcosa che li rendi immuni. Molti uomini ma anche tante donne ancora.<br />
E nel frattempo le nostre vite vanno avanti mentre a troppe donne la loro viene negata, torturata, cancellata.<br />
E Stefania lo sapeva, e non l’ accettava, e ha combattuto anche per tutte le donne che non sanno chi è, per quelle che pensano che tanto non serve, per quelle che credono che siamo già libere e per quelle che non hanno interesse a diventarlo. Stefania aveva tutta la consapevolezza che oggi porterà in tante piazze d’Italia tutte le donne che non vogliono dimenticarla e che sanno che l’unico modo per farlo è portare avanti la nostra lotta, che era anche la sua, perché nessuna di noi abbia più paura, né di camminare sola per strada, né di dire di no, né di sentirsi libera di amare o non amare più un uomo.<br />
Oggi saremo anche noi nelle piazze d’Italia per ricordare Stefania e tutte le altre donne uccise dalla violenza maschile, perché crediamo che se pur non basteranno mille fiaccole a spegnerla, potranno servire almeno per fare luce su un fenomeno ancora troppo oscurato per essere degnamente contrastato.</p>
<p style="text-align: justify;">ANNA BELLIGERO<br />
Portavoce nazionale Giovani Comuniste/i</p>
<p style="text-align: justify;">26 gennaio 2012</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>27 gennaio 2012<br />
appuntamenti contro la violenza sulle donne, i Giovani comunisti: «Anche noi in piazza, per ricordare Stefania Noce e tutte le donne vittime della violenza maschile»</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Domani, 27 gennaio, sarà passato già un mese dall&#8217;assassinio di Stefania Noce, la nostra compagna della provincia di Catania uccisa lo scorso 27 dicembre dal suo ex fidanzato. Nel 2012 le donne uccise dalla violenza maschile sono già 13, senza contare quelle che sono ricoverate in condizioni gravissime. E a chi ancora pensa che questo non sia un problema sociale, consigliamo di dare per lo meno uno sguardo ai freddi numeri, per rendersi conto che la violenza maschile miete vittime almeno quanto la crisi. Oggi saremo anche noi nelle piazze d&#8217;Italia per ricordare Stefania e tutte le altre donne uccise dalla violenza maschile, perché crediamo che se pur non basteranno mille fiaccole a spegnerla, potranno servire almeno per fare luce su un fenomeno ancora troppo oscurato per essere degnamente contrastato».</p>
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