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	<title>Giovani Comunisti/e &#187; Memoria e cultura</title>
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		<title>Bologna, 2 Agosto 1980, ore 10.25</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Aug 2010 09:18:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Marco Sferini I signori delle bombe, quelli delle stragi sui treni e nelle tante banche dell’agricoltura di questo Paese, quei signori sono ormai o degli imprenditori di moda o chissà che altro in Giappone (leggasi Delfo Zorzi), oppure sono degli pseudo intellettuali che vengono invitati a convegni da associazioni di una riscoperta molto ambigua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a class="lightbox" title="stragebologna" href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/08/stragebologna.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1378" style="margin: 4px;" title="stragebologna" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/08/stragebologna.jpg" alt="" width="290" height="200" /></a><strong><em>di Marco Sferini</em></strong> I signori delle bombe, quelli delle stragi sui treni e nelle tante  banche dell’agricoltura di questo Paese, quei signori sono ormai o degli  imprenditori di moda o chissà che altro in Giappone (leggasi Delfo  Zorzi), oppure sono degli pseudo intellettuali che vengono invitati a  convegni da associazioni di una riscoperta molto ambigua e strana della  cultura (leggasi Francesca Mambro e Valerio “Giusva” Fioravanti). Ma chi  sono stati i committenti e gli esecutori delle stragi di cui è cosparsa  la storia della Repubblica Italiana? Tinte fosche, anzi nere, nere  pece, nero celtico. La matrice è fascista, ma chi ha armato la mano? Chi  ha dato il comando di mettere, ad esempio, una bomba alla stazione di  Bologna il 2 agosto 1980?<span id="more-1377"></span><br />
Quel giorno ero in vacanza in campagna, a Murazzano, con la mia  famiglia. Ero un bambino, avevo appena 7 anni. Eppure ricordo il fragore  dei telegiornali, la drammatica notizia data con l’ansia del crescente  numero di vittime sotto le macerie della stazione, sotto quell’orologio  che segnava immobile, a peritura memoria dell’attimo di divisione tra la  vita e la morte, il compimento della strage, la tremenda deflagrazione  della bomba che squarciò le mura, che gettò da una parte all’altra  decine di povere vittime, seppellendole sotto un accatastarsi di cemento  e di lamiere, di vetri e di polvere.<br />
Si trattò del più sanguinoso attentato compiuto nella storia italiana  dal dopoguerra in avanti: 87 morti e 177 feriti. E tutto ciò si inseriva  nell’alveo degli anni di piombo, degli anni del terrorismo sia nero che  rosso, negli anni in cui la spinta della c.d. “strategia della  tensione” non era affatto esaurita ma si compiva in queste azioni di  morte di massa, di vero e proprio terrore e sospetto verso tutto e  tutti. Tensione, appunto.<br />
Sono le 10.25 minuti quando Bologna perde un pezzo della sua vita  quotidiana, quando a terra restano quasi cento cadaveri e quasi duecento  feriti. I terroristi usano come esplosivo del T4 e del tritolo. Ne  fanno una massa unica e la collocano lì, in un luogo dove in piena  estate non si riesce a contare la gente che vi transita. Sul primo  binario, in quel momento, c’è un convoglio: è il treno che va da Ancona a  Chiasso. Appena la bomba esplode, la detonazione è talmente forte che  viene udita a chilometri di distanza, distrugge gran parte della  stazione e investe anche l’Ancona-Chiasso.<br />
Presidente del Consiglio è l’attuale senatore a vita Francesco Cossiga  che mette in moto una rete di disarticolazione dei fatti che però non ha  un cammino semplice. Di mezzo c’è la volontà carsica di destabilizzare  l’ordinamento democratico e dare scacco matto una volta per tutte al  Partito Comunista Italiano, magari applicando quel famoso “Piano di  rinascita nazionale” che piace tanto al Gran Maestro della Loggia  massonica “Propaganda 2″. Un piano che prevede la fine dei sindacati,  l’occupazione della Rai Tv, la trasformazione delle libertà  costituzionali in concessioni governative. La dittatura, insomma. E di  chiaro stampo nordamericano, benedetta da Washington nell’eterna lotta  contro il blocco sovietico e contro tutti i comunisti e i democratici  anche liberali.<br />
La pista che viene seguita dagli inquirenti porta in un primo momento a  cause tecniche circa l’esplosione. Ma non regge neanche un minuto. Non è  scoppiata una caldaia, ma una bomba al tritolo e al T4. Non sono  “bruscolini”, direbbero a Roma.<br />
Allora si cerca di indirizzare la responsabilità della strage ai  terroristi delle Brigate Rosse (il c.d. “partito armato”). Si dichiarano  comunisti? Sì, e allora incolpiamoli di questa strage. Chissà che non  ne venga uno scredito talmente buono da far inginocchiare anche chi con  le Brigate Rosse mai ha avuto a che fare, ossia il Partito Comunista  Italiano. Tutto fa brodo per i signori delle stragi e degli inganni.<br />
Ma accade qualche cosa di imprevisto. Di imprevisto certamente per le  dimensioni che assume. Si costituisce una Associazione dei famigliari  delle vittime che diviene la spina nel fianco dei depistatori, di tutti  coloro che cercano di insabbiare e coprire la verità. I parenti  combattono uniti, non si danno mai per vinti e riescono ad ottenere un  brandello di giustizia: il 23 novembre 1995 (quindi anni dopo…!) la  Suprema Corte di Cassazione, con sentenza definitiva, commina  l’ergastolo a quelli che vengono riconosciuti essere gli esecutori  materiali dell’attentato: sono i terroristi neofascisti Francesca Mambro  e Valerio Fioravanti detto “Giusva” per i suoi amici “camerati”. Il  “bel Valerio”, nel periodo di fermento politico in Italia, fu implicato  direttamente in molti omicidi verso giovani comunisti, forze dell’ordine  e magistrati.<br />
Lei è la sua donna, e proviene da una storia politica e personale  costellata di sangue: è il 7 gennaio 1978 quando, nel corso di scontri  in piazza, un suo amico, Stefano Recchioni, viene colpito e ucciso dai  carabinieri. Dirà successivamente la Mambro riguardo l’episodio: “Da  quel giorno ho giurato che non mi avrebbero più trovata disarmata”. Da  quel giorno compie una serie di azioni armate che la portano a compiere  tre omicidi, fino alla strage della stazione di Bologna. Quello per la  strage della stazione non è il primo ergastolo che ha sulle spalle. E’  una ferale collezione e rende l’idea di come lo scontro tra neofascisti e  comunisti fosse senza tregua in quegli anni. Se mai poi tregua ha  conosciuto…<br />
La Suprema Corte di Cassazione, comunque, trova reità anche per il  “Venerabile” Licio Gelli. Lo riconosce colpevole di depistaggio. E anche  per Gelli non è un battesimo del fuoco questa condanna. E’ maestro  certo della Massoneria, ma è soprattutto maestro di intrighi con i  settori deviati dei servizi segreti, con generali con ambizioni troppo  più grandi di loro e, soprattutto, con gli ambienti bancari e mafiosi al  di qua e al di là dell’oceano. La vinceda di Michele Sindona insegna…<br />
Giusva Fioravanti e Francesca Mambro furono gli esecutori di quella  strage, la mano che pose la borse nell’atrio della stazione, quella che  decretò in modo fattivo la fine di vite, così a caso, scelte nel  passaggio da un binario all’altro. La mano che interruppe i sogni di  molti, che spezzò le vite dei parenti, che ne tranciò il respiro. Il  tutto a tragico dispetto di quanti – anche a sinistra – cercano ancora  in tutti modi di smentirlo, accreditando tesi infondate e strumentali  come l’inconsistente ‘pista palestinese’.<br />
Una grande coscienza popolare, come disse il Presidente Pertini, si fece  avanti in quell’occasione, anche e soprattutto nel proclamare il 2  agosto la “giornata in memoria di tutte le stragi”. L’Italia non ha  dimenticato i suoi morti, caduti di una guerra nascosta, fatta di  tradimenti verso la Costituzione e verso la Repubblica, fatta di mille  tradimenti provenienti da i più disparati centri di controllo dello  Stato e di quel para-Stato che era la loggia P2 con i suoi elenchi di  accoliti che portavano con sè nomi di politici, alti politici, militari,  giudici, giornalisti, imprenditori, banchieri.<br />
Dedichiamo questo nostro scritto alla memoria delle vittime, per un  Paese libero dalle trame, dal terrorismo di ogni colore. Per un Paese  democratico e sociale, vicino alla sua Costituzione salvata pochi mesi  fa da un referendum che ha visto, ancora una volta, un’alta  partecipazione di popolo. La coscienza collettiva di questo bizzarro  popolo italiano non è finita. Esiste ancora ed esisterà anche grazie al  tessuto di garanzie sociali che i comunisti nei decenni hanno  contribuito a costruire.</p>
<p style="text-align: justify;">MARCO SFERINI</p>
<p style="text-align: justify;">da <strong><a href="http://www.lanternerosse.it">www.lanternerosse.it</a></strong> del 2 Agosto 2007</p>
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		<title>20 Luglio: verità e giustizia per Carlo, per tutte/i</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 23:32:00 +0000</pubDate>
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<p style="text-align: justify;"><strong><em>di Haidi Giuliani </em></strong>Il 20 Luglio a Genova arriva  dopo un 30 Giugno ricordato con convinzione. Ricordato e manifestato da  una sinistra plurale, non solo da quella piccola parte che in tutti gli  anni scorsi, rifiutando la stanca commemorazione ufficiale, ha  continuato a denunciare il pericolo della presenza di un fascismo  strisciante nella nostra società, perfino nelle nostre istituzioni. Che  cosa unisce le giornate del ’60 a quelle del 2001? Ne parlavamo alcuni  giorni or sono a Palermo, dove cinquanta anni fa il governo Tambroni  fece tre vittime, dopo i cinque morti di Reggio Emilia e uno di Catania. <span id="more-1323"></span></p>
<p style="text-align: justify;">A Genova non  fecero vittime: i lavoratori scesero in piazza in gran numero, tanto che  i fascisti del Msi dovettero rinunciare al loro congresso e le violenze  delle forze dell’ordine furono respinte. Anche quest’anno la presenza  pacifica e determinata di numerosi cittadini e cittadine ha impedito una  provocazione della destra che voleva tenere nello stesso giorno un  incontro polemico nello storico albergo Bristol, dove il Cln decise  l’insurrezione.<br />
Ragionavamo a Palermo sul carattere essenzialmente operaio del movimento  del ’60, ben diverso da quello studentesco e intellettuale che sarebbe  seguito otto anni dopo, sull’onda che proveniva da Stati Uniti e  Francia, e che pure anticipò l’autunno caldo di lotte sindacali del ’69.  Il Pci, partito operaio, allora non comprese ed anzi in alcuni casi si  mobilitò contro chi pretendeva “la fantasia al potere”. Nel ’60  l’esperienza di che cosa fosse il fascismo, di quali danni avesse  provocato, di quanti dolori e lutti e tragedie fosse responsabile, era  ben viva. Poi ci siamo “riconciliati”, senza giustizia e con molte  omissioni e falsità. Nel 2001 a Genova si è incontrato un movimento  ancora diverso, forse ingenuo o smemorato, sicuramente generoso e vario;  univa le due grandi “anime” del nostro Paese, quella comunista e quella  cristiana, univa molti popoli, non chiedeva per sé ma per altri, per  quel Sud del Mondo da sempre sfruttato, assetato, affamato, avvelenato.  Per questo motivo fu represso. Con grande violenza. La repressione non  si è limitata a quelle giornate, con le manganellate, i gas Cs, la  caccia all’uomo, gli arresti arbitrari, false molotov, veri colpi di  pistola, torture nella scuola e nella caserma, come è stato sentenziato  dal tribunale. E’ proseguita, complice la disinformazione di gran parte  delle testate giornalistiche e servizi televisivi.<br />
Mentre Carlo non ha ancora avuto diritto ad un processo; mentre i  dirigenti della polizia, riconosciuti responsabili e condannati in  secondo grado, non vengono allontanati dai loro alti incarichi; mentre  nessuno dei carabinieri che hanno devastato e saccheggiato le nostre  vite è mai stato neppure indagato nonostante filmati e testimonianze  dimostrino la gravità dei comportamenti; mentre avviene tutto questo si  continuano a perseguire in due diversi procedimenti a Genova dieci  manifestanti (condannati in secondo grado a pene da dieci a quindici  anni per “devastazione e saccheggio”) e in Calabria tredici (tutti  assolti in primo grado). Martedì 20, mentre noi saremo in piazza  Alimonda, si terrà un presidio davanti al Tribunale di Catanzaro che  dovrà emettere la sentenza. Da un lato abbiamo agenti che risultano  impunibili (o trattati con i guanti, come nel caso di Federico  Aldrovandi: tre anni e qualcosa a testa per aver ammazzato un ragazzo),  dall’altra una giustizia che persegue severamente cittadini rei, al  massimo, di aver danneggiato cose. Da un lato qualsiasi pubblico  ufficiale può ritenersi “offeso” e arrestare, dall’altro un semplice  cittadino può perdere ogni diritto, compreso quello alla vita, nel buio  di una strada, in una cella, un sottoscala di Questura e perfino di  Tribunale. Carlo è stato la prima vittima di una nuova repressione. Per  questo è giusto lottare per la denuncia e la memoria di quanto è  successo e continua ad accadere. Sabato prossimo ascolteremo le  testimonianze su alcune delle vittime di ieri e di oggi, senza  dimenticare chi muore nei luoghi di detenzione. E domenica ascolteremo  chi lavora, nelle associazioni e in comunità, dalla parte delle vittime.<br />
Si può leggere tutto in hyperlink “http://www.piazzacarlogiuliani.org”.  Il pomeriggio del 20, naturalmente, resisteremo ancora una volta tutte e  tutti in piazza Alimonda.</p>
<p style="text-align: justify;">HAIDI GIULIANI<br />
(Editoriale di  Liberazione del 15 luglio 2010)</p>
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		<title>Massimalisti e comunisti, una proposta di lettura</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 22:07:23 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Memoria e cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[Ritenendolo di un certo interesse, anche solo a scopo di formazione-informazione tra noi, vi propongo la lettura di questo saggio, intitolato “Massimalismo”, di Francesco Giasi, pubblicato sull’ultimo numero della rivista “Italianieuropei. Bimestrale del riformismo italiano” (n. 3/2010). Interessanti in particolare le citazioni di Palmiro Togliatti e la spiegazione della differenza tra comunisti e massimalisti. (S. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a class="lightbox" title="togliatti" href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/togliatti.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1274" style="margin: 4px;" title="togliatti" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/togliatti.jpg" alt="" width="212" height="200" /></a>Ritenendolo di un certo interesse, anche solo a scopo di formazione-informazione tra noi, vi propongo la lettura di questo saggio, intitolato “Massimalismo”, di Francesco Giasi, pubblicato sull’ultimo numero della rivista “Italianieuropei. Bimestrale del riformismo italiano” (n. 3/2010). Interessanti in particolare le citazioni di Palmiro Togliatti e la spiegazione della differenza tra comunisti e massimalisti. (S. O.)</em></p>
<p style="text-align: justify;">«Il massimalismo si potrebbe definire una forma singolare della disperazione politica. Consegue, infatti, allo stato d’animo di colui che non trova uscita alla situazione, si sente del tutto sopraffatto dal rapporto di cose e di uomini che lo circonda, da cui è dominato e ossessionato, e perciò cerca lo scampo in qualcosa di straordinario, di eccezionale, da cui dovrebbe scaturire un miracoloso radicale arrovesciamento.<span id="more-1273"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La via di uscita che viene proposta non è però reale, non è una tappa che possa essere coperta con uno svolgimento razionale dell’azione, adeguata alla realtà, e non è nemmeno un salto possibile, da cui siano mature condizioni oggettive e soggettive. Non è una soluzione pensata, dunque, ma soltanto immaginata, e la proposta che se ne fa ha valore come gesto, non come atto efficace; è una manifestazione di insofferenza, degna di attenzione, ma scarsamente feconda di risultati. Nel movimento operaio il massimalismo è espressione di una scarsa maturità della coscienza politica e particolarmente si manifesta agli inizi, quando prevale ancora la negazione romantica, o in momenti di grave crisi della società, quando può sembrare che semplici parole siano sufficienti a modificare tutta una situazione e tutto il corso degli avvenimenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Si può però manifestare anche fuori del movimento operaio e indipendentemente da siffatti stati di crisi profonda».</p>
<p style="text-align: justify;">1 Questa definizione di massimalismo venne proposta da Togliatti nel maggio del 1957 in polemica con alcuni politici e intellettuali (tra i quali spiccava il nome di Salvemini) che in occasione di un convegno organizzato a Roma dalla rivista “Il Mondo” avevano ricondotto i rischi di instaurazione di un regime «clericale» in Italia all’approvazione dell’articolo 7 della Costituzione. La proposta di «abolire il concordato» venne quindi spiegata da Togliatti con il costante e tipico atteggiamento massimalistico tenuto dagli intellettuali liberali e radicali nel valutare i rapporti tra Chiesa e Stato italiano. Il termine massimalismo entrò nel lessico politico all’indomani del Congresso tenuto dai socialdemocratici tedeschi a Erfurt nell’ottobre 1891.</p>
<p style="text-align: justify;">Il programma approvato in quel Congresso era stato suddiviso in due parti: una parte teorica generale (programma massimo) e una rivendicativa (programma minimo) in quindici punti. Nella parte teorica si enunciavano i principi e si indicava l’abolizione del dominio di classe come obiettivo finale del movimento socialista. Tra le rivendicazioni immediate, invece, si chiedeva il suffragio universale (maschile e femminile), forme di decentramento amministrativo, libertà di espressione e associazione, obbligatorietà e gratuità dell’insegnamento in scuole pubbliche, assistenza sanitaria, tassazione progressiva, giornata lavorativa di otto ore e altre tutele per le classi lavoratrici. Questo schema venne adottato nelle successive assise e divenne un modello per gli altri partiti socialisti europei. Ben presto si determinò, però, una profonda divaricazione tra le due correnti che valutavano in maniera opposta il rapporto tra obiettivi ultimi e scopi immediati.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scontro tra massimalisti e minimalisti si acuì quando Eduard Bernstein, che aveva collaborato con Karl Kautsky alle elaborazione del programma di Erfurt, contestando la tesi del crollo del sistema capitalistico e avviando una «revisione» dei capisaldi della teoria del socialismo, accentuò l’importanza dell’azione rivendicativa dei partiti socialisti giungendo a sminuire del tutto il programma massimo. Le tesi di Bernstein trovarono la loro celebre sintesi nel motto «il fine è nulla, il movimento è tutto», mentre il centro «ortodosso » kautskyano tentava di garantire una sintesi tra le due correnti che si configuravano sempre più nettamente come due contrapposte componenti del socialismo europeo. In Italia, dove lo schema di Erfurt fu adottato sin dal Congresso di Parma del 1895, la contrapposizione assunse particolari connotazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Da una parte il gruppo dirigente riformista, capeggiato da Turati, che riuscì a guidare il partito sino all’indomani della guerra di Libia, dall’altra un insieme di sottocorrenti rivoluzionarie che si caratterizzarono per l’assenza di qualsiasi programma e per l’incapacità di superare i caratteri più primitivi del movimento socialista italiano quali il sovversivismo, il ribellismo e l’astensionismo parlamentare. Ma fu solo all’indomani della grande guerra che si costituì ufficialmente una componente massimalista. Al Congresso di Bologna del 1919 la mozione massima lista prevalse e l’ala riformista fu definitivamente messa in minoranza. Il raggruppamento di forze intransigenti e rivoluzionarie si sfaldò al Congresso di Livorno e i massimalisti continuarono ad avere la maggioranza nel PSI e a contrapporsi sia ai comunisti sia ai riformisti (espulsi nel 1922). Il termine assunse un’accezione negativa soprattutto ad opera dei comunisti, che lo impiegarono come sinonimo di inconcludenza rispetto agli obiettivi rivoluzionari. Gramsci nel 1925, criticando Amadeo Bordiga, sostenne che l’estremismo che aveva caratterizzato i primi tre anni di vita del PCI aveva matrici analoghe al massimalismo socialista.</p>
<p style="text-align: justify;">2 Per Gramsci ciò che ispirava il massimalismo socialista era una concezione fatalistica della storia per cui i fini ultimi sarebbero stati raggiunti grazie a un inesorabile divenire storico che avrebbe portato ineluttabilmente a una società senza classi e che perciò svalutava l’importanza della lotta politica immediata e delle conquiste parziali. Questa concezione fatalistica si traduceva, a suo giudizio, nel «pronunziare grandi frasi rivoluzionarie» e nell’«essere incapaci a muovere un passo nella via della rivoluzione». Nel lessico politico italiano il termine ha conservato un significato dispregiativo. Esso è stato usato per lo più come sinonimo di estremismo, ma – seguendo la definizione propostaci da Togliatti – è bene non perdere di vista le connotazioni originarie. Il termine va definito innanzitutto in relazione agli obiettivi che una formazione politica intende conseguire e alla conseguente capacità di raggiungerli. In questo senso tendenze massimalistiche si possono presentare in qualsiasi partito politico e caratterizzare l’atteggiamento di gruppi intellettuali di diverso orientamento. Non a caso la definizione proposta polemicamente da Togliatti nasceva dalla critica a posizioni di intellettuali liberali e radicaldemocratici.</p>
<p style="text-align: justify;">Seguendo il significato originario, la più classica manifestazione di mas simalismo si ha quando, rinunciando a possibili alleanze con formazioni politiche affini, vi è la pretesa di attuare integralmente il proprio programma. Una condotta massimalista è pertanto incompatibile con le politiche che prevedono delle alleanze e conduce per lo più le forze politiche all’immobilismo e all’isolamento. Il programma viene difeso con intransigenza, per quanto rischi di diventare lettera morta: proporne la revisione equivale a cadere nel tradimento e nell’opportunismo. Questa posizione dottrinaria nei confronti del programma – tipica di tutti i massimalismi – non spinge il soggetto politico a tener conto dei reali rapporti di forza. Se gli obiettivi proclamati prescindono dall’esame dei rapporti di forza e dalla fattibilità delle proposte avanzate si produce la tradizionale scissione tra propositi e azione, tra enunciazioni e prassi. In questi casi il massimalismo finisce per coincidere con il velleitarismo e l’astrattismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ponendosi la necessità di elaborare programmi fattibili, il massimalismo favorisce elaborazioni intellettualistiche del tutto astratte. Questa stessa scissione favorisce l’assunzione di pose radicali e tende a sostituire la strategia con il gesto e la trovata comunicativa ed espressiva.</p>
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		<title>Peppino Impastato: memoria che attiva una generazione</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 17:56:18 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Peppino Impastato]]></category>

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		<description><![CDATA[di Anna Belligero, portavoce nazionale GC Nei 10 minuti che precedono il particolare atterraggio all’aeroporto di Cinisi, in quei 10 minuti in cui l’aereo gira e rigira sul mare, sorvolando una montagna così da vicino che puoi distinguerne le crepe e i solchi, in quella sensazione di incertezza profonda sulle sorti del tuo prossimo futuro, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1061" style="margin: 4px;" title="mafiamontme" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/mafiamontme.jpg" alt="" width="267" height="200" /><em><strong>di Anna Belligero, portavoce nazionale GC</strong></em> Nei 10 minuti che precedono il particolare atterraggio all’aeroporto di Cinisi, in quei 10 minuti in cui l’aereo gira e rigira sul mare, sorvolando una montagna così da vicino che puoi distinguerne le crepe e i solchi, in quella sensazione di incertezza profonda sulle sorti del tuo prossimo futuro, non puoi non pensare alla battaglia del grande movimento contro la costruzione di Punta Raisi, tra le lotte simbolo dell’impegno di Peppino Impastato. Un aeroporto che significava (e significa) devastazione della bellezza di un luogo che ancora adesso non ha perso la magia, incantevole, attraversato da una natura che solo la Sicilia può partorire; significa la <span id="more-1060"></span>distruzione di un’armonia senza possibilità di tornare indietro; ha significato togliere le terre a decine e decine di contadini; significa noncuranza del pericolo che quella montagna frastagliata che sovrasta Cinisi rappresenta.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora una volta, dunque, Peppino aveva ragione, e dopo oltre 30 anni dal suo assassinio per mano della mafia, il ricordo di Peppino e delle sue lotte è ancora vivo in ognun* di noi, e soprattutto nelle lotte che attraversano la Sicilia come tutto il Paese, contro la mafia, contro la deturpazione del territorio, contro il fascismo in tutte le sue forme.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche quest’anno a Cinisi, a pochi km da quell’aeroporto<em> sbagliato</em>, si è svolto il Forum Sociale Antimafia: tre giorni in cui la resistenza operaia ha incontrato il movimento No Ponte, la battaglia contro la privatizzazione dell’acqua ha incrociato quella contro il neofascismo, la lotta per gli spazi sociali s’è intrecciata con quella alla mafia. Un incontro che rompe tutti gli schemi, e si presenta con un’articolazione che è specchio reale della nostra società. Un appuntamento che, come sempre, si pone l’obiettivo di rileggere una vita spesa lottando contro le ingiustizie e connetterla con le attuali forme di resistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Un appuntamento che si conclude il 9 maggio con il corteo, partito da Radio Aut, che attraverso Terrasini, giunge nel centro di Cinisi, e termina sotto Casa Memoria Peppino e Felicia Impastato. Ma quest’anno si è fermato 100 passi più in là, sotto casa di Tano Badalamenti, confiscata definitivamente alla mafia, e affidata dal sindaco di Cinisi all’Associazione Peppino Impastato proprio nel giorno dell’anniversario della sua morte. Non un semplice riscatto simbolico, dopo oltre 30 anni, ma la dimostrazione che la mafia può, deve essere sconfitta.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ difficile spiegare la forza che si sprigiona durante quella manifestazione, il senso di appartenenza a quella piazza, a quel paesino, a quell’ondata di vite che ogni anno arriva da tutta Italia per “stare un po’ con Peppino”. Eravamo tantissimi, ma soprattutto c’era una presenza incredibilmente numerosa di giovani e giovanissimi ragazzi e ragazze, evidentemente pieni di un’incredibile voglia di cambiamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Peppino è un simbolo, un’icona, in tutta Italia le compagne e i compagni, soprattutto i più giovani, organizzano iniziative politiche e culturali per far conoscere la sua storia,!!!!! per non dimenticare, per impedire che nel turbinio frenetico di una società atomizzata e frammentata, impegnata costantemente a pensare e agire per il qui ed ora, ci si dimentichi delle lotte che hanno cercato di rendere questo Paese migliore. Questa voglia diffusa di tenere acceso il fuoco della sua lotta rappresenta una speranza immensa per questa mia spaesata generazione, che cresce in un tempo figlio della corruzione, delle ingiustizie, della perdita della memoria <em><span style="text-decoration: underline;">che</span></em> attiva. Non per tenere i piedi puntati nel passato, ma per connettere, senza revisionismi, la necessità della memoria con l’operare quotidiano che mettiamo in campo per cambiare la nostra realtà. Peppino è il simbolo di chi non si rassegna all’ingiusto potere costituito, di chi non si arrende di fronte agli ostacoli, di chi non rinuncia al diritto di dissentire mai, di chi ha sfidato tutto e tutti in nome della giustizia e della libertà. Peppino si batteva assieme ai contadini contro la costruzione dell’aeroporto, fondava una radio per rivendicare, praticandola, la libertà di informazione e comunicazione, usava tutti gli strumenti possibili, dall’ironia alla piazza per battersi contro la mafia, era impegnato nelle lotte di liberazione dei corpi e delle culture. Peppino era una fotografia del futuro in un tempo in cui buona parte della sinistra era impegnata a fare ancora i conti con il passato, senza mai effettivamente riuscirci . Peppino lo era 30 anni fa, e io credo che questo deve essere la nostra generazione politica oggi, domani e tra trent’anni.” <em>Con le idee e il coraggio di</em> <em>Peppino noi continuiamo”,</em> non è semplicemente uno slogan, ma una pratica del/per il futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">ANNA BELLIGERO &#8211; Portavoce nazionale Giovani Comuniste/i</p>
<p style="text-align: justify;">20 Maggio 2010</p>
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		<title>Ciao Peppino! Siamo con te, con te continuiamo!</title>
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		<pubDate>Sun, 09 May 2010 09:16:41 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Antimafia Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Peppino Impastato]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="438" height="353" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/fBJKvB7xSgc&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="438" height="353" src="http://www.youtube.com/v/fBJKvB7xSgc&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>25 Aprile: noi, pronti a lottare per difendere la libertà</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 21:00:03 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria e cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[Vai allo SPECIALE 25 APRILE del nostro sito! Sono passati ormai molti anni da quel lontano 25 aprile 1945 quando l’Italia fu finalmente liberata dal giogo fascista e dall’occupazione nazista ma il senso e l’importanza di quell’evento non è certo venuta meno. Dopo un ventennio di fascismo e dopo anni di lotta di resistenza il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/speciale-25-aprile"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="450" height="311" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/uEiIeWZw8ms&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="450" height="311" src="http://www.youtube.com/v/uEiIeWZw8ms&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong><a href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/speciale-25-aprile">Vai allo SPECIALE 25 APRILE del nostro sito!</a></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Sono passati ormai molti anni da quel lontano 25 aprile 1945 quando l’Italia fu finalmente liberata dal giogo fascista e dall’occupazione nazista ma il senso e l’importanza di quell’evento non è certo venuta meno. Dopo un ventennio di fascismo e dopo anni di lotta di resistenza il popolo, con alla testa i partigiani, e con l’aiuto delle forze alleate, riuscì a sconfiggere il nemico e liberare il Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">A distanza di sessantacinque anni da quel fatidico giorno ne rivendichiamo l’attualità.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono quotidiani gli attacchi alla nostra Costituzione repubblicana, nata e fondata sulla resistenza, e le offese e le calunnie verso quei ragazzi e quelle ragazze che scelsero la via più difficile e dolorosa, quella della resistenza partigiana contro la carogna fascista, animati solo da sentimenti di uguaglianza, libertà e giustizia sociale.<span id="more-921"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Detti eventi, legati al proliferare delle organizzazioni neo-fasciste e naziste, caratterizzano una situazione assai pericolosa e preoccupante.</p>
<p style="text-align: justify;">Non intendiamo nasconderci dalle responsabilità anche del centro sinistra, nonostante la nostra posizione sia stata sempre di tono opposto, e ricordiamo qui, nel momento in cui onoriamo il giorno zero della nostra Repubblica, che gli attacchi alla Costituzione e ai partigiani sono iniziati proprio da autorevoli esponenti del centro sinistra, che poi hanno aperto la strada alle vergogne dei nostri giorni.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche oggi noi siamo qui, pronti a lottare e resistere contro ogni azione e comportamento che possa in qualche modo compromettere e che tenti di sopprimere i caratteri democratici e libertari della nostra Repubblica e della nostra Costituzione conquistate col sangue del popolo e dei partigiani.</p>
<p style="text-align: justify;">Riproponiamo la creazione di un fronte unitario con tutte quelle forze sinceramente democratiche disponibili a fare un fronte unico contro le minacce che oggi corre la democrazia italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi come ieri: ora e sempre resistenza, non parole vuote ma una pratica quotidiana.</p>
<p>GIANNI BARTOLETTI – Coordinamento Giovani comunisti Livorno</p>
<p>NICCOLO&#8217; GHERARDUCCI – Coordinatore Giovani comunisti Livorno</p>
<p>23 Aprile 2010</p>
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		<title>Auguri compagno Lenin!</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 23:04:57 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Memoria e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[lenin]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi è il compleanno di Lenin, uno dei più grandi rivoluzionari del Novecento. La figura di un uomo, di un comunista come Vladimir Ilic Ulianov non può non essere ricordata da chi, seppur in una fase non certamente favorevole all&#8217;anticapitalismo sia in Italia che in Europa, non abdica ai valori, ai princìpi che ispirarono l&#8217;Ottobre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-883" style="margin: 4px;" title="lenin33" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/lenin33.jpg" alt="" width="235" height="250" />Oggi è il compleanno di Lenin, uno dei più grandi rivoluzionari del  Novecento. La figura di un uomo, di un comunista come Vladimir Ilic Ulianov non può non essere ricordata da chi, seppur in una fase non certamente favorevole all&#8217;anticapitalismo sia in Italia che in Europa, non abdica ai valori, ai princìpi che ispirarono l&#8217;Ottobre e il rovesciamento di una società ingiusta per la costruzione di una uguaglianza vera, che partisse dai lavoratori per arrivare a tutte e tutti gli uomini e le donne.<br />
A Lenin, che fu il motore umano di quel processo insieme a tante compagne e compagni, noi dedichiamo questa apertura del sito dei GC oggi. Auguri alla sua memoria, sperando che la nostra generazione o  quella dei nostri figli possa essere di nuovo spettatrice e  protagonista dell&#8217;edificazione di una società socialista.</p>
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		<title>Nel nome di Dax per un nuovo antifascismo</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 09:39:14 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[aggressione]]></category>
		<category><![CDATA[antifasismo]]></category>
		<category><![CDATA[Dax]]></category>
		<category><![CDATA[fascisti]]></category>

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		<description><![CDATA[Dax vive. Questa è la frase che ricorre spesso quando si parla di Davide. Io non sono d’accordo: Dax è morto. Dax è morto quella sera, il 16 marzo 2003, ucciso da tre fascisti che lo aspettavano fuori dal locale. Una rissa tra balordi finita in tragedia scrisse la maggior parte della stampa. Forse nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-716" style="margin: 4px;" title="daxvivemurales" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/daxvivemurales.jpg" alt="" width="255" height="170" />Dax vive. Questa è la frase che ricorre spesso quando si parla di Davide. Io non sono d’accordo: Dax è morto. Dax è morto quella sera, il 16 marzo 2003, ucciso da tre fascisti che lo aspettavano fuori dal locale. Una rissa tra balordi finita in tragedia scrisse la maggior parte della stampa. Forse nella nostra moderna Italia affermare che si sia trattato di un agguato fascista ormai non è più accettabile, bisogna legittimare l’estrema destra, bisogna rivalutare il fascismo: mica si può scrivere che ci sono ancora ragazzi 26enni che muoiono ammazzati perchè sono sporchi comunisti o zecche dei centri sociali. Dax quella sera è morto prima di tutto nella menzogna, nella falsità di un potere mediatico che insabbia e minimizza, e che non porge nemmeno due righe di scuse quando diventa evidente l’inganno. <span id="more-715"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Dax quella sera è morto, due volte. La seconda volta è morto quella sera stessa, all’ospedale, quando la Polizia e i Carabinieri, garanti dello stato di diritto, hanno caricato e manganellato i suoi compagni e le sue compagne che volevano solamente entrare per vedere il suo corpo, per vedere gli altri due compagni feriti. Quella notte con Dax è morta la Costituzione, è morta la Democrazia. Per chi la pensa diversamente a Milano non è nemmeno concesso di poter visitare i propri compagni vittime di un attentato, mortale.</p>
<p style="text-align: justify;">Dax è morto, tre volte. E’ morto nelle aule dei tribunali, dove non si può fare giustizia se gli imputati sono apparati dello Stato. Agenti dei Carabinieri ritenuti colpevoli in primo grado vengono assolti, per gli antifascisti invece due condanne di 1 anno e 8 mesi di carcere e più di 100.000 euro di risarcimento, nonostante le testimonianze del personale medico e dei presenti. Ecco di nuovo il famoso Muro di Gomma, che non permette di fare giustizia quando si tratta di processare lo Stato, perchè è al di sopra della legge. L’abbiamo visto tante volte, dagli anni 70 a Genova: uno muro che respinge ogni accusa, ogni tentativo di processo, ogni possibilità di giustizia. Come è successo per altri due ragazzi, morti il 18 marzo 1978 (25 anni prima), probabilmente assassinati dallo Stato grazie alla manodopera fascista, per dare un segnale alle BR durante il sequestro Moro, per convincerli a non far trapelare i risultati dell’interrogatorio all’esponente della DC. Quei due ragazzi avevano 18 anni, si chiamavano Fausto e Iaio. A volte la storia assomiglia a una tragedia greca, chissà se Dax quel giorno pensava a loro, alla ricorrenza della loro morte a cui mancavano 2 giorni. Anche loro sono morti un’altra volta come lui, morti spiaccicati contro quel Muro di Gomma, contro quel muro che condanna solo le vittime a non avere giustizia.</p>
<p style="text-align: justify;">Dax muore ancora: ad ogni attentato fascista muore. E’ morto un anno fa a Verona con Nicola, è morto davanti alle cariche della Polizia alla INNSE, è morto con Stefano Cucchi, è morto ieri e oggi con i pestaggi fascisti all’università di Tor Vergata, nel silenzio del rettore. Dax è già morto troppe volte, come Fausto e Iaio, come Giorgiana Masi e tanti con loro. Non possiamo più permettere che questo avvenga. Dobbiamo reagire, bisogna sviluppare la lotta politica, bisogna riprendere l’antifascismo militante. Bisogna tornare nelle città, nei quartieri, nell’università e nei posti di lavoro. Dobbiamo tutti insieme costruire un fronte ampio che argini i continui attacchi di stampo fascista, sia della destra extraparlamentare che del Governo. Riuniamoci tutti (partiti, associazioni, realtà di movimento) il 7 maggio a Roma per evitare che Casa Pound e le sue camicie nere stuprino la memoria della Roma antifascista, stuprino la capitale di una Repubblica fondata sui valori e col sangue della Resistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Prepariamo la controffensiva, combattiamo insieme i rigurgiti neo-fascisti che oggi si fanno sempre più forti. Dax non è morto, nella nostra Resitenza Dax vive.</p>
<p style="text-align: justify;">VALERIO TODESCHINI</p>
<p style="text-align: justify;">17 Marzo 2010</p>
</div>
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		<title>Nel segno e nel ricordo di Francesco Lorusso</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 12:04:09 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Lorusso]]></category>

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		<description><![CDATA[Trentatre anni fa, l’11 marzo 1977, veniva ucciso a Bologna Francesco Lorusso. Un giovane studente, un compagno. Allora come oggi il clima nel nostro Paese è pesante: i padroni allora come oggi possono contare su governi amici per proseguire nella loro guerra quotidiana contro i lavoratori; i poteri forti allora come oggi gestiscono i grandi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-667" style="margin: 4px;" title="francesco_lo_russo" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/francesco_lo_russo.jpg" alt="" width="200" height="218" />Trentatre anni fa, l’11 marzo 1977, veniva ucciso a Bologna Francesco Lorusso. Un giovane studente, un compagno. Allora come oggi il clima nel nostro Paese è pesante: i padroni allora come oggi possono contare su governi amici per proseguire nella loro guerra quotidiana contro i lavoratori; i poteri forti allora come oggi gestiscono i grandi affari mentre la povera gente si affama, sotto i colpi della crisi. E allora come oggi il fascismo non è soltanto il nome di un regime che appartiene alla storia e al passato, ma un disegno preciso, un rischio preciso di imbarbarimento e regressione democratica.<span id="more-666"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi ricordiamo Francesco e insieme a lui tutti i compagni caduti sotto il piombo delle forze dell’ordine.</p>
<p style="text-align: justify;">Le Giovani Comuniste e i Giovani Comunisti in tutta Italia in questi giorni stanno provando a ricordare Francesco nel modo migliore: lottando per la democrazia, il lavoro e per un mondo migliore.</p>
<p style="text-align: justify;">SIMONE OGGIONNI</p>
<p style="text-align: justify;">11 Marzo 2010</p>
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