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	<title>Giovani Comunisti/e &#187; Memoria e cultura</title>
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	<description>pace, lavoro, giustizia sociale, diritti e libertà</description>
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		<title>I GC cancellano le scritte fasciste ai licei Tasso e Righi</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 15:44:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Ufficio stampa GC Ieri notte una squadraccia di fascisti facenti capo al gruppo Controtempo (conosciuto a Roma e notoriamente legato a settori della destra istituzionale) ha deturpato i muri dei licei Tasso e Righi di Roma con svastiche e scritte vergognose. Guarda caso quei licei, tra i simboli dell&#8217;antifascismo militante romano. Guarda caso ieri,]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di Ufficio stampa GC</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ieri notte una squadraccia di fascisti facenti capo al gruppo Controtempo (conosciuto a Roma e notoriamente legato a settori della destra istituzionale) ha deturpato i muri dei licei Tasso e Righi di Roma con svastiche e scritte vergognose. Guarda caso quei licei, tra i simboli dell&#8217;antifascismo militante romano.<br />
Guarda caso ieri, 27 gennaio, giornata della Memoria della Shoah. Si tratta soltanto dell&#8217;ultima provocazione vomitevole di una galassia di sigle, gruppi e associazioni che continua a vivere nella indifferenza, quando non nella colpevole compiacenza dell&#8217;amministrazione comunale. <span id="more-3261"></span>Quelle scritte sono state rimosse dall&#8217;azione di nostri giovani compagni. Vorremmo fossero rimosse per sempre dalla cultura e dalla quotidianità di Roma e dell&#8217;intero Paese.</p>
<p>ufficio stampa GC</p>
<p>28 gennaio 2012</p>
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		<title>Il disagio della memoria significa la fine dell&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 15:40:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di David Bidussa Oggi è il giorno della memoria. Ricordare, in questo caso, non serve a essere orgogliosi, ma a diventare qualcosa di diverso da sé. Dalla memoria della Shoah è nata l’idea di Europa: un processo opposto alla fondazione di uno Stato, dove vige, invece, l’oblio. Si deve ricordare: è il dazio per diventare]]></description>
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<p style="text-align: justify;"><strong>di David Bidussa</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi è il giorno della memoria. Ricordare, in questo caso, non serve a essere orgogliosi, ma a diventare qualcosa di diverso da sé. Dalla memoria della Shoah è nata l’idea di Europa: un processo opposto alla fondazione di uno Stato, dove vige, invece, l’oblio. Si deve ricordare: è il dazio per diventare europei (che sempre meno persone vogliono pagare), scrive <strong>lo storico David Bidussa.</strong> E se la memoria tramonta, anche la nostra Europa sbiadisce.</p>
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<p style="text-align: justify;">Il giorno della memoria” è a “bassa tensione”. Per averne conferma è sufficiente comparare le pagine dei giornali di questa settimana con quelle degli anni scorsi. Per me non è una sorpresa. Tuttavia sbaglieremmo di grosso se pensassimo che è prevalentemente un<span id="more-3257"></span> problema di abitudine. Dietro, a mio avviso, c’è soprattutto una crisi della cultura democratica, prima ancora che del tessuto democratico delle società europee.<strong><br />
Tralascio la questione della testimonianza, del rapporto tra formazione scolastica e riflessione sulla Shoah.</strong> Non perché siano argomenti fuori luogo, ma semplicemente perché sono argomenti che fanno parte ormai del “senso comune” (altra questione è come si affrontano, ma non ne voglio scrivere ora. In ogni caso, anche questi aspetti fanno parte della discussione pubblica da tempo).<br />
Ci sono due questioni essenziali che credo siano al centro di questo giorno della memoria, e con questo intendo il 27 gennaio 2012.<strong><br />
La prima riguarda i conflitti tra memorie. La seconda riguarda la crisi dell’Europa. </strong>Anzi: per esser più precisi, il sentimento diffuso anti-europeista.<strong>La prima riguarda la questione del Blocco 21 e del memoriale italiano della deportazione ad Auschwitz.</strong> Da una parte, c’è la necessità di ripensare un modo di affrontare il passato; dall’altra una spaccatura tra memorie che, negli ultimi anni, ha significato soprattutto lo scontro sulla questione del memoriale italiano di Auschwitz.<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È un aspetto che nessuno avrebbe immaginato, nel 2000,</strong> ma che oggi occorre saper affrontare sapendo che, in quella storia, c’è molto dolore, ma c’è anche la necessità di capire i molti elementi diversi, specifici, che la connotano. Lo sterminio ha riguardato molti soggetti ed è avvenuto per molti motivi. Compito di una memoria attenta è comprendere sia l’aspetto generale sia le dinamiche specifiche di un evento che è costituito da molti e diversi percorsi. È una discussione che rischia di produrre piazzate e urlate. E che sarebbe bene affrontare con pacatezza e soprattutto senza condizionamenti politici.<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La seconda riguarda la questione dell’anti-europeismo. Il “giorno della memoria” è il risultato di una artificio culturale.</strong> L’Europa – per esser più precisi l’UE – dopo l’89 nasce sulla base di una “religione civile” fondata sulla “memoria del male”. A differenza del processo di costruzione dell’identità nazionale, un processo in cui l’oblio ha una parte essenziale, il processo di costruzione dell’Europa come replica e riparazione ai molti non detti, configura un’altra modalità della memoria. Una memoria che è essenzialmente un bisogno di passato fondato in gran parte sulla memoria del male.<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È uno dei motivi che sta anche alla base della crisi dell’idea di Europa. </strong>Questo percorso pone il problema delle scelte di responsabilità e non si misura né sui “vantaggi” né sui “benefit” immediati. In breve, la riflessione sul diventare europei – proprio per differenziarsi dall’adesione del mito di Europa, un mito che ha popolato i totalitarismi violenti e razzisti del Novecento (è bene sempre ricordare che la grande Germania nazista nel linguaggio nazista si chiamava “Nuovo ordine Europeo”) – non equivale all’acquisizione di una cittadinanza “bancomat”. Esige un prezzo. E questo prezzo molti europei non sono disposti a pagarlo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il giorno della memoria è una data artificiale, il risultato di uno sforzo in cui avere memoria non significa essere orgogliosi di sé,</strong> ma impegnarsi a diventare qualcosa di diverso da sé ed è parte essenziale e non solo estetica del fatto che europei si diventa, non si nasce. Ovvero essere europei non riguarda lo ius soli, bensì un processo di convinzione. Non è un dato, bensì è un risultato. Diversamente: non è un fatto, ma un atto.<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per concludere, la crisi del giorno della memoria non riguarda un’insufficienza,</strong> ma riguarda la crisi di un disegno politico, allude a un progetto mancato e alla rivincita possibile della nostalgia. Sullo sfondo si erge sul desiderio di un mare chiuso, dove il Mediterraneo torni ad essere un confine.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Anche per questo, pensare che basti immettere un cambio di registro perché una data si rivitalizzi è miope.</strong> È una visione della politica che è in affanno e lo stato di salute del giorno della memoria è solo un indizio di quella crisi.</p>
<p>DAVID BIDUSSA<br />
L&#8217;Inkiesta.it</p>
<p>27 gennaio 2012</p>
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<div>Leggi il resto: <a href="http://www.linkiesta.it/giornata-memoria#ixzz1krVT63L8">http://www.linkiesta.it/giornata-memoria#ixzz1krVT63L8</a></div>
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		<title>Caro Gramsci ti scrivo&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 00:47:29 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Memoria e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Gramsci]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Comunista d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[PCI]]></category>

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		<description><![CDATA[di Martino Di Lonardo Caro compagno rivoluzionario, grazie per aver fondato quel 21 dicembre 1921 l&#8217;allora PARTITO COMUNISTA D&#8217;ITALIA. A 91 anni di distanza tanto è cambiato&#8230;. Nel 1991 Occhetto, D&#8217;Alema, Veltroni ed il buon 70% del partito decisero di liquidarti in  nome del fallimento del socialismo reale. A loro si opponevano un buon 30%]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di Martino Di Lonardo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Caro compagno rivoluzionario, grazie per aver fondato quel 21 dicembre 1921 l&#8217;allora PARTITO COMUNISTA D&#8217;ITALIA. A 91 anni di distanza tanto è cambiato&#8230;. Nel 1991 Occhetto, D&#8217;Alema, Veltroni ed il buon 70% del partito decisero di liquidarti in  nome del fallimento del socialismo reale. A loro si opponevano un buon 30% che decise di fondare l&#8217;allora Partito della Rifondazione Comunista.</p>
<p style="text-align: justify;">In quel progetto di rifondare il PCI c&#8217;erano Diliberto, Cossutta, Garavini ed anche il giovanissimo Vendola e tanti e tante compagni/e&#8230;. Ancora oggi a 21 quasi da quella idea rivoluzionaria,con tante scissioni e contrasti, quel partito esiste e lotta ancora. Ma chissà se  ci pensiamo ancora a rifondare lo storico PCI&#8230;. Nel 1991 nè Ingrao nè Bertinotti accettarono di entrare nel PRC (lo fecero solo dopo).<span id="more-3208"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Caro Antonio tanto da allora è cambiato. Il tuo sforzo di unire i cosiddetti socialisti di sinistra, quelli che credevano nella rivoluzione è svanito da tanto tempo. Già dopo la seconda guerra mondiale e la cacciata dei fascisti sono avvenute quasi 30 scissioni. I comunisti d&#8217;oggi sono cambiati,ed anche tanto,non li riconosceresti più. Quasi tutti hanno sotterrato l&#8217;ascia da guerra e l&#8217;idea della rivoluzione. Lo stato socialista è rimasto ahimè solo un sogno di rivoluzione culturale,che in un paese governato da giornali padronali mi sembra impossibile.</p>
<p style="text-align: justify;">I comunisti degli anni 2000 hanno votato a favore della guerra sia in Afghanistan ed in Iraq, cacciando chi diceva che “la guerra è sbagliata”. Addirittura alcuni di loro per rimanere attaccati alla loro poltrona nel 1998 inscenarono una patetica scissione (di cui non voglio parlarti&#8230; è passato cosi tanto tempo!&#8230; bisogna andare avanti ed essere uniti!)</p>
<p style="text-align: justify;">I comunisti degli anni 2000 si sono divisi e si continuano a dividere non su questioni ideologiche ma su spartizioni di potere e di poltrone (che ormai hanno perso) perdendosi nei meandri delle stanze dei bottoni. Caro Antonio è da non credere che chi detiene la proprietà ed il simbolo del tuo partito sono gli ex “compagni” del PD. Non conosci il PD? Il PD è la fusione di due partiti: l&#8217;ex DS e l&#8217;ex Margherita. Ebbene sì,gli eredi del PCI che nacque da te che volevi fare la rivoluzione si sono fusi con i democristiani.</p>
<p style="text-align: justify;">Addirittura caro compagno si sono rifiutati di chiamarsi “compagni”, prediligono fratelli,amici&#8230;.. Ed oggi sostengono addirittura il governo Monti che è un governo di banchieri e padroni! Mi chiedi che fine abbia fatto L&#8217;Unità e se ancora esiste? Beh caro Antonio, le giornate in cui tu ed i tuoi compagni avete girato in lungo e largo il paese non esistono più! Ora il giornale è in mano ad un padrone dell&#8217;editoria, praticamente il tuo giornale è sull&#8217;orlo del fallimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Caro compagno Antonio (so che non ci crederai, ma è vero) a giugno dello scorso anno siamo andati a votare per decidere se l&#8217;acqua fosse un bene pubblico o privato. Ovviamente con grande impegno, soprattutto di noi comunisti ma non solo, abbiamo vinto e fatto una vera e propria doccia fredda ai padroni.</p>
<p style="text-align: justify;">Ah ti ricordi Vendola, quello che fondò Rifondazione Comunista,quel giovanotto che citava Pasolini e che quando lo senti parlare ti fa venire la pelle d&#8217;oca? Beh allora, lui non crede più nel comunismo (non so neanche più se crede nella sinistra) e voleva (senti questa) rendere la sanità privata.</p>
<p style="text-align: justify;">Ti ricordi i fascisti per cui tu sei stato incarcerato? Beh alcuni comunisti degli anni 2000 credono che sia giusto che aprano bocca per onore della “democrazia”, la stessa democrazia che per oltre 20 anni loro hanno schiacciato. E sai, se dici che un fascista va ucciso e rispedito nella fogna, loro stizziti dicono “Ma sei un fascista anche tu se dici così”, ed è una vergogna per tutto quello per cui tu e tanti altri compagni hanno creduto e combattuto. L&#8217;unica cosa che non è cambiata è la crisi economica del capitalismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Per anni tutti i partiti della pseudo sinistra ed anche il PRC(una parte di esso,la più moderata che è fuoriuscita) hanno creduto che si poteva governare il capitalismo e che l&#8217;idea che l&#8217;ideologia marxista anticapitale fosse rispolverata ed utilizzata faceva ridere a tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Caro il mio Antonio forse è vero l&#8217;ideologia comunista è morta, la rivoluzione è forse troppo lontana.. .ma ora come non mai c&#8217;è bisogno di comunismo!</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è bisogno di democrazia e libertà,cose che solo i veri comunisti sanno garantire.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è bisogno di equità.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è bisogno di lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è ancora tanto bisogno di comunismo ma anche di sinistra unita ed alternativa che non faccia sconti ai padroni, che vada da sola alle elezioni e che ritrovi nel popolo la sua forza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciao Antonio, grazie ancora per quel 21 gennaio 1921. Grazie per tutto quello che hai fatto e che continui a fare&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Salutami Luciano Magrì, Palmiro Togliatti, Enrico Berlinguer, Benedetto Petrone, Lenin e tanti altri compagni e compagne che sono lì vicino a te&#8230;&#8230;</p>
<p>MARTINO DI LONARDO</p>
<p>21 gennaio 2012</p>
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		<title>Ciao Lucio, l’uomo volerà: ce lo hai insegnato tu</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 15:46:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>webmaster</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Memoria e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[il manifesto]]></category>
		<category><![CDATA[Il sarto di Ulm]]></category>
		<category><![CDATA[Lucio Magri]]></category>

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		<description><![CDATA[di Simone Oggionni Ci ha lasciati Lucio Magri, e il modo con cui ha scelto di farlo testimonia ancora una volta tutto il suo coraggio e tutta la sua lucidità. Nella sua scelta vive una libertà straordinaria, e la consapevolezza che il senso di vertigine può determinare la rottura dell’equilibrio e del limite che separano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di Simone Oggionni</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ci ha lasciati Lucio Magri, e il modo con cui ha scelto di farlo testimonia ancora una volta tutto il suo coraggio e tutta la sua lucidità. Nella sua scelta vive una libertà straordinaria, e la consapevolezza che il senso di vertigine può determinare la rottura dell’equilibrio e del limite che separano la vita dalla morte. Di fronte a questo, alla grandezza tragica dei nostri destini, non possiamo che restare muti. Ed è forse solo la scelta consapevole della morte a restituire libertà a ciò che per sua natura è irrevocabile tanto quanto insondabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Magri in questi ultimi anni aveva lavorato ad un libro e due anni fa lo aveva pubblicato. Già nel titolo, <em>Il sarto di Ulm, </em>rievocava uno straordinario apologo di Brecht. Alla fine del Cinquecento un sarto della città di Ulm, convinto di poter volare, costruisce un marchingegno molto rudimentale e tenta la sorte, presentandosi dal vescovo in cima alla grande cattedrale. La prova fallisce e il sarto<span id="more-3070"></span> muore schiantato a terra ma l’uomo, alcuni secoli dopo, imparò a volare. Sicuramente malgrado questo tentativo. Forse, in parte, anche attraverso e per tramite di questo errore.</p>
<p style="text-align: justify;">Per Magri questa scena è l’allegoria di un sogno, di un progetto e di una lotta chiamata comunismo.</p>
<p style="text-align: justify;">E allora, proprio perché il dolore della morte ci rende afoni, l’unico modo per omaggiare Lucio è confrontarsi con la sua vita e con quel sogno, che equivale a confrontarsi con i tentativi falliti e gli errori della nostra storia.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel giugno dello scorso anno organizzammo insieme a lui a Monte Sole, a Marzabotto, un seminario di formazione per i Giovani comunisti.</p>
<p style="text-align: justify;">Per ore discutemmo e lo ascoltammo con quell’ammirazione e quella deferenza imposta dalla distanza tra lui, una parte meravigliosa di storia del Pci e della sinistra italiana, e noi, così piccoli e così fragili.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi verso la fine presi tra le mani l’appendice di quel libro che stavamo discutendo, un lungo saggio scritto da Magri nel 1987 con la funzione di essere la base di una possibile ma mai realizzata mozione alternativa ad Occhetto per l’imminente XVIII congresso del Pci. In quella possibile ma mai realizzata mozione alternativa c’è tutto: l’analisi lucidissima di un sistema che cresce in quanto moltiplica le diseguaglianze di reddito all’interno di ogni Paese capitalistico e tra le aree del mondo; l’incompatibilità tra il funzionamento del sistema economico e il permanere delle grandi conquiste sociali che avevano segnato i decenni precedenti (il welfare, la piena occupazione, una democrazia nella quale i lavoratori fossero protagonisti, il diritto all’indipendenza nazionale); l’erompere di questioni nuove e già cruciali, come il degrado dell’ambiente, il degrado morale, la crisi di rappresentanza del sistema politico e partitico; la crisi economica come unico orizzonte del capitalismo e, dentro questa logica, il ricorso sistematico alla forza militare. E nella mozione scritta ma mai presentata c’è la consapevolezza che questo è un sistema che per essere contrastato e vinto impone la costruzione di un controcanto, e cioè impone che a nostra volta si definisca un sistema coerente, si accumuli la forza necessaria per imporlo, si impari la capacità per gestirlo, si dia vita ad un blocco sociale che sia in grado di sostenerlo e che quindi si stabiliscano le tappe e le alleanze utili per affermarlo. In breve: la summa di un comunismo possibile, della nostra idea di comunismo.</p>
<p style="text-align: justify;">E allora la domanda che gli rivolsi fu ingenua e banale: perché non presentaste quella mozione? Perché non provaste a impedire il corso degli eventi, la rimozione occhettiana della questione comunista, perché non deste al sarto di Ulm un’ulteriore possibilità di volare? Lucio Magri sorrise. Con quel suo sorriso carico e denso di bellezza e intelligenza. Poi riprese a parlare, a spiegare, a dettagliare, ad insegnare.</p>
<p style="text-align: justify;">Una cosa, caro Lucio, da te l’abbiamo imparata. Dobbiamo provare e riprovare, sbagliare e romperci la testa. Ma l’uomo volerà. In quell’infinito orizzonte di libertà che la tua vita e la tua morte ci hanno indicato.</p>
<p>SIMONE OGGIONNI</p>
<p>portavoce nazionale GC</p>
<p>29 novembre 2011</p>
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		<title>9 ottobre 1967 &#8211; 9 ottobre 2011</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Oct 2011 21:44:42 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Memoria e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Ernesto Che Guevara]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="lightbox" title="cheg" href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/cheg.jpg"><img class="size-full wp-image-2925" title="cheg" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/cheg.jpg" alt="" width="490" height="276" /></a></p>
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		<title>Walter Rossi: la memoria non si cancella!</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Sep 2011 08:58:04 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Walter Rossi]]></category>

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		<description><![CDATA[Il decennio rosso Nel decennio che va dal 1969 alla fine degli anni ‘70 solo le dure lotte condotte in prima persona da centinaia di migliaia di persone, in gran parte giovani e fuori dagli apparati partitici e sindacali, permise la difesa della giovane democrazia dalle bombe stragiste di fascisti e servizi di stato. Nelle]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Il decennio rosso</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nel decennio che va dal 1969 alla fine degli anni ‘70 solo le dure lotte condotte in prima persona da centinaia di migliaia di persone, in gran parte giovani e fuori dagli apparati partitici e sindacali, permise la difesa della giovane democrazia dalle bombe stragiste di fascisti e servizi di stato.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle fabbriche del nord, nelle scuole di tutta Italia, nei quartieri popolari delle grandi metropoli, le battaglie per i diritti dei lavoratori, dei giovani, delle donne, dei più vulnerabili, dei popoli che lottavano per la loro indipendenza, produssero cambiamenti fondamentali nella convivenza civile di questo paese frenando ineguaglianze, soprusi e la negazione nei fatti di diritti fondamentali quali la casa<span id="more-2864"></span>, il lavoro, il diritto allo studio, i diritti delle donne.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è un caso che si debba a quegli anni l’approvazione di leggi quali lo statuto dei lavoratori, la legge sul divorzio, la legge sull’interruzione di gravidanza, imposte da movimenti di massa che fecero uscire il paese da un feudalesimo cattolico nel quale ancora si dibatteva.</p>
<p style="text-align: justify;">La criminalizzazione di un’intera generazione colpevole per avere tentato, e in parte ottenuto, l’attuazione delle norme fondanti della costituzione dello stato repubblicano nata dalla lotta antifascista, è stato il primo passo verso una restaurazione politica, sociale ed economica di cui non vediamo ancora la fine. L’aspro scontro di questi giorni che vede i lavoratori difendere i loro diritti fondamentali ne è testimone.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il 1977</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Walter muore l&#8217;ultimo giorno di settembre del 1977, un anno che si era aperto con il tentato omicidio fascista alla Sapienza del giovane Bellachioma e che nei mesi successivi vedrà il progressivo coinvolgimento del Movimento in uno scontro sempre più aspro con uno Stato determinato all&#8217;innalzamento militare del conflitto sociale, utilizzando tutti gli apparati repressivi istituzionali, deviati e irregolari (i fascisti) utili al conseguimento dello scopo. La strategia del ministro degli interni Cossiga risulterà presto vincente, il divieto di manifestare renderà presto le piazze di tutta Italia campi di battaglia dove per l&#8217;asimmetria delle forze in campo risulteranno presto scontati gli esiti del confronto. L&#8217;emarginazione e la denuncia del &#8220;PCI della fermezza&#8221; renderà il movimento ancora più debole esponendolo alle conseguenze di una azione repressiva senza precedenti. Dal 1977 in poi per i soli scontri di piazza verranno comminati anni ed anni di galera e sarà pagato in termini di vite umane un prezzo elevatissimo. Con il rapimento Moro poi l&#8217;ultimo giro di vite, l&#8217;equiparazione antagonismo sociale-terrorismo priverà progressivamente il Movimento di qualunque agibilità politica, accelerando di fatto il processo di militarizzazione di alcune minoranze, disperdendo l&#8217;iniziativa dei più.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Anni di piombo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nascerà a partire dagli inizi degli anni 80 una nuova definizione,di grande effetto mediatico: &#8220;Anni di Piombo&#8221;, nata per seppellire quanto di buono c&#8217;era stato a livello di impegno sociale e solidarietà nel decennio precedente. L&#8217;obiettivo sarà cancellare la memoria di un periodo di politica agita dal basso che aveva realmente sovvertito gli interessi di un consociativismo politico che solo agli inizi degli anni 90 verrà nella sua complessità alla luce. L&#8217;impegno di migliaia di militanti e simpatizzanti attenti ai cambiamenti di una società in evoluzione verrà d&#8217;ora in poi così criminalizzato nella sua interezza, creando i presupposti per un generalizzato disimpegno dalla politica delle generazioni a seguire, proseguito negli anni fino all&#8217;attuale arretramento della coscienza democratica in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;Italia oggi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; uno stato governato da fascisti orgogliosi del loro passato, da xenofobi e razzisti che non fanno mistero dell&#8217;avversione per ogni diversità, sostenuto nella sua legittimità da un&#8217;opposizione alla perenne rincorsa di un ceto medio moderato da aggregare, incapace perciò di rappresentare gli interessi dei più sofferenti. E&#8217; un&#8217;Italia governata dagli interessi, con le classi sociali meno abbienti spremute per sostenere ciclopiche opere infrastrutturali destinate alla continuità di un sistema di prebende e mazzette sulle quali prospera tutto il ceto politico. Un sistema economico-politico sull&#8217;orlo del baratro che ancora una volta pretende di farci carico dei costi di una crisi infinita. E&#8217; un&#8217;Italia irriconoscibile quella di oggi, dove si fa fatica a celebrare le origini Risorgimentali dello stato nazionale, dove si cercano di cancellare i presupposti antifascisti e democratici della Repubblica, dove l&#8217;uso politico del revisionismo storico è contrastato da pochi storici e associazioni impegnate a trasmettere la Memoria alle giovani generazioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Memoria</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Memoria è cultura, significa fornire ai giovani strumenti per rigettare messaggi negazionisti, aiutandoli a ritrovare i valori di solidarietà alternativi ai modelli culturali offerti dal regime. Memoria è form-azione: riscoprire i valori fondanti la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza per indirizzare i giovani a forme più consapevoli di politica agita e non delegata. Memoria non significa perciò solo difesa della Resistenza e della Costituzione, deve anche significare riappropriazione di un patrimonio storico-politico più recente, forzatamente cancellato, significa: Liberare parte della sinistra italiana dalla gabbia degli Anni di Piombo, riscoprendo la storia di anni di impegno spontaneo e solidale, di lotte e conquiste sociali, scritta da migliaia di donne e uomini spinti dalla volontà di cambiare la società.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Walter Rossi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Walter non è stato ucciso una sola volta,quando il killer fascista premette il grilletto quella sera di settembre. L&#8217;hanno ucciso una seconda volta garantendo l&#8217;impunità ad un collaboratore di giustizia suo assassino, poi di nuovo quando hanno incriminato i suoi amici, infine non bastando le ingiustizie, hanno deciso di assassinare anche la sua Memoria, facendone commemorare il sacrificio da un mazziere sodale degli assassini di allora, divenuto oggi sindaco della Capitale. Sono i frutti questi di una ipocrita ricerca di &#8220;memoria condivisa&#8221; votata all&#8217;equiparazione morale di tutte le vittime degli &#8220;anni di piombo&#8221;(!), una riproposizione in piccolo di quanto già tentato in Senato con l&#8217;adozione dell&#8217;Ordine Tricolore per Partigiani e Repubblichini, unendo nel tributo d&#8217;onore i Patrioti e i servi dei nazisti loro carnefici.</p>
<p style="text-align: justify;">Walter questo non lo merita e con lui non lo meritano tutti i compagni assassinati in quegli anni, ma per fermare tutto questo non basta la testimonianza portata dai compagni ogni anno nella ricorrenza del suo sacrificio. C&#8217;è bisogno di rimuovere una volta per tutte dal ricordo di Walter come da quello degli altri compagni perduti il macigno degli &#8220;anni di piombo&#8221; che ne ha svilito il sacrificio a vittime di seconda classe.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LANCIAMO UN APPELLO</strong> affinché il 30 settembre divenga nuovamente una giornata di mobilitazione cittadina, preceduta da assemblee nei territori, nei centri sociali, nelle scuole, nelle Università (a La Sapienza nella facoltà di Lettere martedì 27/9 alle ore 16.30), che preveda una giornata intera da passare a Piazza Walter Rossi e un corteo che partirà nel pomeriggio dalla lapide in viale delle Medaglie d’Oro (ore 17.00) per poi raggiungere la Piazza dove restare sino a tarda sera con interventi e un concerto finale.</p>
<p style="text-align: justify;">Con Walter e con i movimenti ancora in lotta per la dignità, l’uguaglianza e la giustizia per tutti e per tutte!</p>
<p>I compagni e le compagne di Walter Rossi</p>
<div>PER LE ADESIONI: <strong> </strong></div>
<div><strong><a href="x-msg://39/">claudio.ortale@comune.roma.it</a>  o  <a href="x-msg://39/">walterossi@lalottacontinua.it</a></strong></div>
<p>17 Settembre 2011</p>
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		<title>Buon compleanno, Comandante!</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jun 2011 16:54:16 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Memoria e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Enresto Che Guevara]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="lightbox" title="buoncompleannoche" href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/06/buoncompleannoche.jpg"><a class="lightbox" title="buoncompleannoche" href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/06/buoncompleannoche.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2565" title="buoncompleannoche" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/06/buoncompleannoche.jpg" alt="" width="322" height="500" /></a><br />
</a></p>
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		<title>Pio La Torre, un comunista contro la mafia</title>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2011 22:57:30 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Antimafia Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria e cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[di Francesco Bellina Sono passati ventinove anni da quel 30 aprile del 1982, quando persero la vita  l’allora Segretario Regionale del PCI, Pio La Torre e il suo autista, Rosario Di Salvo. Pio è stato ucciso a colpi di pistole e mitragliette perché dedicò la sua vita alla lotta alla mafia e al bene di]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div lang="x-unicode">
<p style="text-align: justify;"><strong><em><a class="lightbox" title="pio_la_torre" href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/pio_la_torre.jpg"><img class="size-full wp-image-2440 alignright" style="margin: 4px;" title="pio_la_torre" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/pio_la_torre.jpg" alt="" width="229" height="190" /></a>di Francesco Bellina</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sono passati ventinove  anni da quel 30 aprile del 1982, quando persero la vita  l’allora  Segretario Regionale del PCI, Pio La Torre e il suo autista, Rosario Di  Salvo. Pio è stato ucciso a colpi di pistole e mitragliette perché dedicò la  sua vita alla lotta alla mafia e al bene di contadini, operai e di  tutti i siciliani. E’ Pio la Torre nel lontano 1949, da membro del Consiglio Federale  del PCI, a dare inizio all’occupazione delle terre incolte affinché  venissero assegnate in parti uguali a tutti i braccianti che ne avessero  bisogno.</p>
<p style="text-align: justify;">Con lo slogan: “LA TERRA A TUTTI!” inizia una lunga battaglia per la  terra e i diritti, capace di far tremare padroni e padrini siciliani,  fino a coinvolgere decine di migliaia di braccianti e cittadini.<span id="more-2439"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la galera, l’esperienza al Consiglio Comunale di Palermo e  l’elezione all’Assemblea Regionale Siciliana e al Parlamento, il  compagno La Torre, continuò a battersi a testa alta contro il sistema  mafioso: insieme al giudice Cesare Terranova, redasse la relazione che  metteva in luce i legami tra mafia e politica e a questa aggiunse la  proposta di legge “Disposizioni contro la mafia” volta ad integrare la  legge 575/1965 e a introdurre un nuovo articolo nel codice penale: il  416 bis, proposta che fu un enorme passo avanti contro il fenomeno  mafioso. Fino ad allora, infatti, questo non era riconosciuto come  passibile di condanna penale.</p>
<p style="text-align: justify;">La Torre però non si fermò e nel 1981, da Segretario Regionale del  Partito Comunista Italiano, iniziò la grande battaglia contro  l’installazione dei missili Nato nella base militare di Comiso.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu necessario il piombo delle pallottole per fermarlo, ma nessun  proiettile è in grado di cancellare la memoria di un compagno come lui.</p>
<p style="text-align: justify;">Come per Peppino Impastato, Mauro Rostagno, Placido Rizzotto e tanti  altri compagni morti ammazzati, è nostro dovere, da giovani e da  comuniste/i, riportare in vita il loro ricordo, la memoria e l’impegno.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia politica di Pio La Torre non può che essere , per ogni  siciliano e per ogni comunista, un motivo di orgoglio e un esempio da  seguire.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’era del trasformismo imperante, dei Deputati dell’Assemblea  Regionale Siciliana che fanno a gara per chi riceve più avvisi di  garanzia, del Presidente della Regione Raffaele Lombardo indagato (tanto  per non smentire il suo predecessore Totò Cuffaro) per concorso esterno  in associazione mafiosa, riscoprire la storia di Pio La Torre non può  che essere uno stimolo per le tante e i tanti siciliani onesti che  sognano ancora una Sicilia migliore e un’Italia migliore.</p>
<p>FRANCESCO BELLINA</p>
<p>Coordinatore Provinciale Giovani Comunisti/e Trapani</p>
<p>30 Aprile 2011</p>
</div>
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		<title>Gagarin, il comunista che volò per primo nello spazio</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Apr 2011 10:13:58 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Memoria e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Yuri Gagarin]]></category>

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		<description><![CDATA[di Andrea Parti Il 12 aprile 1961, alle 9:07 (ora di Mosca), il cosmonauta sovietico Yuri Gagarin scrive una delle pagine più sensazionali dell&#8217;intera storia dell&#8217;umanità. A bordo della navicella Vostok 1, montata su un vettore balistico R7 appositamente modificato per l&#8217;occasione, compie un volo intorno alla Terra, raggiungendo un&#8217;altitudine massima di 302 km e]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><strong><a class="lightbox" title="gagarin_space_suite" href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/gagarin_space_suite.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2403" title="gagarin_space_suite" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/gagarin_space_suite-400x386.jpg" alt="" width="248" height="238" /></a>di Andrea Parti</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Il 12 aprile 1961, alle 9:07 (ora di Mosca), il cosmonauta sovietico Yuri Gagarin scrive una delle pagine più sensazionali dell&#8217;intera storia dell&#8217;umanità. A bordo della navicella Vostok 1, montata su un vettore balistico R7 appositamente modificato per l&#8217;occasione, compie un volo intorno alla Terra, raggiungendo un&#8217;altitudine massima di 302 km e una minima di 175 km, viaggiando a una velocità di 27.400 km orari. Atterrerà 108 minuti dopo la sua partenza, davanti all&#8217;incredula Anna Tartakova, contadina di una fattoria collettiva, nella regione di Saratov.</p>
<p style="text-align: justify;">Nato il 9 marzo 1934 a Klushino, un villaggio nei pressi di Smolensk, vive in un kolchoz, dove il padre lavora come falegname. Nonostante l&#8217;invasione nazista, Yuri riesce a trasferirsi a Mosca e a frequentare la scuola superiore, passando poi alla scuola tecnico industriale di Saratov. Nel 1955 si iscrive a un circolo aereonautico e, sempre nello stesso anno, svolge con successo il suo primo<img src="../wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" border="0" alt="" width="1" height="1" align="BOTTOM" /> volo in solitario a bordo di uno YAK-18. Grazie all&#8217;ottimo risultato scolastico entra nell&#8217;Accademia Aereonautica Sovietica di<span id="more-2402"></span> Orenburg dove viene addestrato a pilotare i MIG. Nel 1957 si diploma a pieni voti e diventa tenente dell&#8217;Aereonautica. Nel 1959 si iscrive al Partito Comunista; sempre nello stesso anno partecipa alla selezione dei primi cosmonauti sovietici. Partecipa con entusiasmo a tutti i test: prove di matematica, resistenza allo stress, accurate visite mediche. Fa parte dei 20 selezionati rispetto ai 2200 candidati iniziali, oltrepassa anche le restanti prove specifiche: cabina pressurizzata, resistenza alla temperatura, esami mnemonici e comportamentali. L&#8217;esito di questi ultimi test è storia.</p>
<p style="text-align: justify;">La vicenda del volo del Vostok 1, come l&#8217;intera vita di Gagarin possono offrire un&#8217;infinita serie di riflessioni e spunti assolutamente non rituali, oggetto anche dell&#8217;attuale dibattito politico interno ed esterno al nostro schieramento.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le tante che potrebbero essere prese in considerazione mi vorrei soffermare su due in particolare: il dibattito sulla meritocrazia in ambito formativo e il ruolo del progresso nella costruzione del socialismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda la prima riflessione, quello che viene definito dalla nostra stampa come tema del “merito” è un argomento che torna periodicamente in auge ed è agitato un po&#8217; da tutte le forze politiche e in particolare da Montezemolo (che, un po&#8217; per nascita, un po&#8217; per percorso scolasico è la negazione totale di questo termine). La massima realizzazione di un individuo, dal percorso formativo a quello occupazionale, è certamente un tema importante e assolutamente da non trascurare. Tuttavia ha poco senso parlarne se nel modello economico non ci sono elementi di base di giustizia sociale e un apparato scolastico statale accessibile a tutti, nelle stesse forme. A questo proposito, l&#8217;esperienza di Gagarin dimostra che il figlio di un qualsiasi falegname sovietico aveva le basi materiali per entrare a far parte della storia dell&#8217;umanità; mica male per un paese del tanto vituperato socialismo reale!</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;altra riflessione che volevo porre riguarda sia l&#8217;approccio nei confronti del progresso, sia inteso come sviluppo che più genericamente come dibattito sui temi ambientali. Allo scorso congresso della Federazione della Sinistra ho sentito alcuni delegati parlare di tematiche come “decrescita felice” e altre teorie contro lo sviluppo economico e scientifico. Pur rendendomi conto dell&#8217;importanza di aggregare il maggior numero di soggetti all&#8217;interno del nostro schieramento e pur rendendomi conto che, parafrasando Pasolini, molto di quello che ci viene spacciato come progresso non lo è, sostengo comunque che il contributo del nostro Partito nel merito di questa discussione debba essere posto in modo diverso. Ritengo infatti che, per evitare di essere una forza testimoniale, non sia sufficiente schierarsi contro qualcosa senza affrontare nello specifico (o nel migliore dei casi con slogan) le esigenze e le grandi questioni che la quotidianità ci pone. Qualche giorno fa, in un&#8217;intervista televisiva, Margherita Hack ha detto che se l&#8217;uomo si fosse fermato alle prime difficoltà poste dallo sviluppo scientifico, probabilmente vivrebbe ancora sugli alberi. In che mondo vivremmo se non ci fossero stati comunisti che hanno cercato di portare avanti progresso sociale e progresso scientifico?</p>
<p>ANDREA PARTI</p>
<p>Giovani Comuniste/i &#8211; Firenze</p>
<p>12 Aprile 2011</p>
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		<title>Valerio vive&#8230; un&#8217;idea non muore mai</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 12:35:54 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[neofascisti]]></category>
		<category><![CDATA[Valerio Verbano]]></category>

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		<description><![CDATA[di Ketty Bertuccelli &#8220;Siamo amici di suo figlio e vorremmo parlargli&#8221;, tre ragazzi armati e con il volto coperto fanno irruzione in casa Verbano, al quarto piano di Via Montebianco 114 al quartiere Montesacro (Roma). Legano e imbavagliano la madre e il padre e attendono l’arrivo del loro unico figlio Valerio, 18 anni, il 25]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a class="lightbox" title="Valerio Verbano" href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/Valerio-Verbano.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2232" style="margin: 4px;" title="Valerio Verbano" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/Valerio-Verbano.jpg" alt="" width="166" height="214" /></a><strong><em>di Ketty Bertuccelli</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Siamo amici di suo figlio e vorremmo parlargli&#8221;, tre ragazzi armati e con il volto coperto fanno irruzione in casa Verbano, al quarto piano di Via Montebianco 114 al quartiere Montesacro (Roma).<br />
Legano e imbavagliano la madre e il padre e attendono l’arrivo del loro unico figlio Valerio, 18 anni, il 25 febbraio 19, che in quel momento è ancora a scuola. Gli assassini, dotati di pistole munite di silenziatore, lo aspettano per quasi un’ora ai genitori dicono che devono solo fare delle domande, vogliono sapere solo dei nomi.  Passano circa 50 minuti, durante i quali gli assassini rovistano nella camera da letto di Valerio. <span id="more-2231"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Valerio apre con le sue chiavi la porta di casa e secondo la ricostruzione di quanto avvenne sulla scena del delitto, ebbe una colluttazione con i suoi aggressori riuscì a disarmare uno dei tre attentatori e stese a terra gli altri due. Il colpo mortale venne sparato alle sue spalle dal basso verso l’alto perforandogli l’intestino mentre stava cercando di raggiungere il balcone. Valerio muore prima di raggiungere l’ospedale riverso sul divano di casa.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ il commando neofascita dei Nuclei Armati Rivoluzionari (sigla dello spontaneismo armato della estrema destra) a rivendicare l’uccisione di Valerio fornendo dettagli inequivocabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Valerio Verbano, era uno studente del Liceo Archimede, si contraddistingueva per la sua incessante partecipazione alle attività e nei movimenti di lotta dentro e fuori dalla scuola. Accanto all’impegno politico all’interno dei movimenti autorganizzati, il giovane studente antifascista era personalmente impegnato nella realizzazione in un ampio e approfondito dossier contenente: nomi, descrizioni meticolose, luoghi, date, fotografie dei fascisti del quartiere Montesacro, documenti sui Nuclei Armati Rivoluzionari e materiale che dimostrava collegamenti tra gruppi armati dell’eversione nera, personaggi politici di destra, la malavita romana, forze dell’ordine pezzi di apparati statali. Un dossier che era finito nelle mani della polizia dieci mesi prima dell’omicidio Verbano, quando Valerio era stato fermato e la sua stanza era stata perquisita, un dossier che riappare solo cinque giorni dopo la sua morte ridotto del suo contenuto.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché i reperti e i corpi del reato dell’omicidio Verbano sono spariti?</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa aveva fotografato o trascritto il giovane militante di Autonomia Operaia di tanto importante da costargli la vita?</p>
<p style="text-align: justify;">Sono trascorsi 31 anni da quel 22 febbraio 1980, 31 anni in cui l’uccisione di Valerio Verbano diventa un mistero per via dell’assenza di indagini vere, accurate, decise, per via di omissioni e inadempienze.</p>
<p style="text-align: justify;">La figura di Valerio ha acquistato in questi anni un forte valore simbolico, la sua breve e intensa storia politica, come quella di un partigiano moderno continua a trasmettere con forza di un giovane che ha lottato per un’idea, “Un’idea &#8211; come diceva lo scrittore, poeta e drammaturgo irlandese Oscar Wilde, che non sia pericolosa non merita affatto di essere chiamata idea&#8221;. L’idea di uno mondo migliore di Valerio fu cosi rischiosa da costargli la vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Tante iniziative ricordano e riattualizzano la figura del giovane antifascista romano in occasione dell’anniversario della sua morte, una sorta di filo rosso che dagli anni 80 si muove velocemente fino ai giorni nostri.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Valerio Vive&#8230;Un&#8217;idea non muore mai&#8221; è la scritta che quasi quotidianamente vedo scritta su di un muro del mio quartiere scrive Valerio Nicolosi, fotografo romano,” un reportage sulle attività quotidiane della palestra intitolata a Valerio in un quartiere come il Tufello è il modo migliore per far rivivere quell&#8217;idea, dietro a questo progetto ci sono ragazzi e ragazze come Valerio che credono ancora nella solidarietà e nella fratellanza e fanno anche dello sport un strumento contro il fascismo”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordare Valerio oggi non è solo una vuota ricorrenza annuale ma una battaglia collettiva di verità e giustizia perché certe pagine della storia italiana non si possono e non si devono archiviare, siamo obbligati a ricercare in modo instancabile la verità e non è solo il caso Verbano ad aspettare oggi una risposta, ci sono molti avvenimenti storici del nostro recente passato (la strage di Piazza della Loggia, l’attentato al treno Italicus) che hanno segnato il corso politico del nostro paese e che ci portano a fare i conti con i personaggi e i gruppi fascisti di allora, che, in parte, ritroviamo riciclati nel pentolone della politica odierna.<br />
<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>KETTY BERTUCCELLI</strong></p>
<p style="text-align: justify;">23 Febbraio 2011</p>
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