Categoria: Lavoro

Lavoro, rivolte e diritto alla rabbia

di Francesco Bellina

Li vediamo avanzare davanti le porte del Comune fino ad occuparlo, li vediamo bloccare strade e autostrade, li vediamo alzare le barricate contro le forze dell’ordine: sono teppisti o sono vittime? Probabilmente sono i genitori di quegli studenti che in autunno hanno infiammato le piazze, reclamando saperi e cultura gratuiti per tutt*.

Quegli studenti che, sempre in autunno, andavano in piazza non solo per parlare di Istruzione ma anche di reddito e lavoro. Gli stessi studenti che hanno apppoggiato le lotte operaie di Pomigliano, Termini Imerese e Mirafiori. Ma è anche probabile che i loro figli non vadano all’università ma che lavorino in fabbrica o altrove, perchè ancora, per certi versi, l’università per molti è un lusso.

Per uno sciopero garantito

di Anna Belligero

E’ dovuto passare non solo un autunno, ma quasi tutto l’inverno, prima che la Cgil convocasse lo sciopero generale. A gran voce l’hanno chiesto studentesse e studenti, operai metalmeccanici, lavoratrici e lavoratori precari, perfino i cassintegrati delle centinaia di aziende in crisi in giro per l’Italia. Ma perché? Per quale ragione queste/i cittadine/i, giovani e meno giovani, hanno ritenuto di poter affidare la loro rabbia , le loro rivendicazioni, ad uno strumento a tratti così obsoleto come uno sciopero, addirittura generale? Nell’era in cui il lavoro diviene una “gentile concessione” dei padroni, i diritti sono sempre più un “retaggio” del passato, la speranza

Lo sciopero generale di una generazione in lotta

di Filippo Cannizzo* e Giordano Lorefice**

E finalmente fu sciopero generale. Non poteva andare diversamente. Nella storia della nostra Repubblica, non si ricorda una simile escalation di provvedimenti di un governo volti ad aggredire, colpevolizzare ed umiliare il lavoro, come quelli messi a segno negli ultimi mesi da Berlusconi. Nell’agenda politica di questo governo, il tema all’ordine del giorno non è la ricerca di una via d’uscita dalla crisi, bensì il modo di sfruttare la stessa crisi per accentuare le differenze sociali, colpendo alla radice le più basilari garanzie sindacali e del lavoro, e per realizzare quel processo, in atto da anni, di assoggettamento di tutte le istituzioni democratiche.

Il 9 Aprile in piazza con i precari

di Anna Belligero

Il 9 aprile è stata indetta una manifestazione del mondo dei precari/e. Come Giovani Comuniste/i aderiamo alla giornata di mobilitazione “Il nostro tempo è adesso”; ne siamo convinti, per questo crediamo che quella giornata debba dare voce a tutti coloro che sono stanchi dell’incertezza continua, della speranza in un futuro che non si vede nemmeno.

La precarietà come cifra delle nostre esistenze, dalla formazione al lavoro alle relazioni. E’ una storia che inizia da lontano, con le riforme che negli ultimi 15 anni hanno massacrato scuola e università, trasformate in luoghi di asservimento al sistema e al mercato, e non più fucine di emancipazione e liberazione. E prosegue con i decreti e le leggi che nel 2003 hanno stravolto il senso dei contratti di lavoro e del lavoro stesso, a partire dalla cosiddetta Legge 30.

E Matteo infiammò la platea della CGIL

«Ma chistu, cu è?». Uno sconosciuto, per i delegati della Cgil, soprattutto per chi negli ultimi mesi non ha frequentato le piazze e le assemblee della protesta studentesca. Ma il ragazzo dalla felpa con la stella rossa li ha stupiti. E poi commossi, colpendoli dritti al cuore. Standing ovation, nella sala dello Sheraton, per Matteo Iannitti, 22 anni, iscritto a Scienze politiche, leader del movimento studentesco. Applausi a scena aperta. Più di Villari, più di Camusso. Tutti matti per Matteo. Che in una mattinata si toglie più di uno sfizio. Allora, ricapitoliamo. Prima crea il panico, tirando fuori lo striscione che invita il popolo della Cgil a sostenere lo sciopero generale indetto per il 28 dai metalmeccanici: «InFiommiamoci».

Tutti con la FIOM! Firma l’appello!

In centomila con la Fiom. Firma anche tu l’appello di Camilleri, Flores d’Arcais e Hack

Centomila firme, per un sito come il nostro, sono un OBIETTIVO “IMPOSSIBILE”, anche se avessimo il sostegno di link importanti. Ne abbiamo raccolte in passato fino a ventimila (19916) per l’appello in solidarietà con Marco Travaglio, accusato da Fabrizio Cicchitto in Parlamento di “terrorismo mediatico”, in un clima di mobilitazione delle più importanti testate contro la legge-bavaglio, mentre in piazza su questo tema si era speso anche Roberto Saviano.
Eppure riteniamo necessario provare a realizzare questo OBIETTIVO “IMPOSSIBILE” perché siamo convinti che sulla “abrogazione” della Fiom che Marchionne sta cercando di imporre, si giochi una partita cruciale per la difesa dei più elementari e intrattabili diritti e libertà costituzionali. Per questo vi chiediamo di non limitarvi a firmare l’appello, ma di mobilitarvi per farlo firmare a tutti i

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