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	<title>Giovani Comunisti/e &#187; Lavoro</title>
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		<title>16 Ottobre, i GC con la FIOM: massima mobilitazione!</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 18:05:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Care compagne e cari compagni, la Fiom in questi giorni ha deciso di convocare una grande manifestazione a Roma per il prossimo 16 ottobre. Una grande manifestazione per i diritti, il lavoro, la democrazia, la riconquista del contratto collettivo nazionale di lavoro e contro il padronato. Quello stesso che, in queste settimane, sta rispondendo con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a class="lightbox" title="sciopero19" href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/sciopero19.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1340" style="margin: 4px;" title="sciopero19" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/sciopero19-400x299.jpg" alt="" width="240" height="179" /></a>Care compagne e cari compagni, la Fiom in questi giorni ha deciso di convocare una grande manifestazione a Roma per il prossimo 16 ottobre. Una grande manifestazione per i diritti, il lavoro, la democrazia, la riconquista del contratto collettivo nazionale di lavoro e contro il padronato. Quello stesso che, in queste settimane, sta rispondendo con i licenziamenti politici e con le intimidazioni (nonché con la sottrazione in alcune grandi fabbriche, a partire dagli stabilimenti Fiat, dei premi di <span id="more-1339"></span>produzione), alle encomiabili prove di forza che i lavoratori hanno saputo produrre, a partire dalla altissima percentuale di “no” al referendum ricatto di Pomigliano.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo è il punto: esiste in Italia un fortissimo vento reazionario che soffia contro i lavoratori, ma esistono anche pezzi di società, pezzi significativi di classe operaia che non si piegano, che reagiscono, che tengono alta la testa, e che ci indicano con dignità la strada da seguire.</p>
<p style="text-align: justify;">La nostra organizzazione è dentro il movimento di classe contro il padronato. È, da sempre, a fianco dei lavoratori in lotta. E oggi accoglie la proposta della Fiom e la rilancia, per portare in piazza a Roma centinaia di migliaia di persone. Lavoratori, ma anche migranti, studenti, precari, pensionati, intellettuali. Ciascuno di noi deve dare il suo contributo, che mai come oggi è fondamentale.</p>
<p style="text-align: justify;">Dobbiamo assumere la mobilitazione lanciata dalla Fiom come perno della nostra iniziativa politica. Il 16 ottobre porteremo in piazza le nostre parole d’ordine ed i nostri contenuti, all’interno di una campagna d’autunno che, come Giovani Comuniste/i, vogliamo fare vivere in tutte le città d’Italia e in tutte le realtà locali.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo propongo a tutti i coordinamenti provinciali di lavorare sin d’ora per organizzare pullman e treni speciali per Roma e, in ogni caso, di assicurare la massima partecipazione e mobilitazione possibile di tutte le compagne e di tutti i compagni.</p>
<p style="text-align: justify;">Saluti comunisti,</p>
<p style="text-align: justify;">SIMONE OGGIONNI</p>
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		<title>Pomigliano non si piega, Pomigliano resiste!</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 09:09:43 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[
Intervento introduttivo di Domenico Loffredo (segretario del Circolo Prc Fiat auto – Avio, Gc) all&#8217;incontro Pubblico con i lavoratori della Fiat di Pomigliano e con i compagni del Circolo di Fabbrica, organizzato dal Prc giovedì 8 luglio 2010, a Pomigliano d&#8217;Arco
Non posso fare altro che aprire questa riunione dicendo che tutto il nostro sostegno va [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><a class="lightbox" title="pomiglianofiat" href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/pomiglianofiat.jpg"><img class="size-full wp-image-1319 alignleft" style="margin: 4px;" title="pomiglianofiat" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/pomiglianofiat.jpg" alt="" width="253" height="167" /></a>Intervento introduttivo di Domenico Loffredo (segretario del Circolo Prc Fiat auto – Avio, Gc) all&#8217;incontro Pubblico con i lavoratori della Fiat di Pomigliano e con i compagni del Circolo di Fabbrica, organizzato dal Prc giovedì 8 luglio 2010, a Pomigliano d&#8217;Arco</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non posso fare altro che aprire questa riunione dicendo che tutto il nostro sostegno va ai lavoratori della Fiat Sata di Melfi che stanno scioperando contro i carichi di lavoro e che siamo al fianco dei delegati della Fiom licenziati in queste ore. Così come salutiamo lo sciopero di 2 ore fatto a Mirafiori oggi per il premio di risultato che Fiat non ci vuole corrispondere, siamo inoltre solidali con gli operai della Mangiarotti caricati dalla polizia. <span id="more-1318"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Questa iniziativa è importante non solo per la presenza di Ferrero e di Rinaldini oggi qui, ma anche perché segna una continuità del lavoro politico svolto dal Partito della rifondazione comunista sul tema FIAT. C’è un filo infatti che collega questa iniziativa con quella che più di un anno fa in fase differente ma altrettanto importante della lotta abbiamo organizzato sempre con i due segretari come circolo di fabbrica.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti sotto questo aspetto il nostro è stato l’unico partito che dall’inizio della vertenza, circa 2 anni fa, si è sempre schierato al fianco dei lavoratori in modo chiaro e deciso, sia nelle istituzioni ove siamo presenti ma soprattutto nelle piazze come accaduto nello sciopero cittadino del febbraio 2009 a Torino nella manifestazione del gruppo FIAT, fino ad arrivare allo sciopero generale del 25 giugno scorso dove era presente un nutrito gruppo di compagni. Per non parlare del continuo lavoro svolto dal circolo della FIAT AUTO-AVIO che ha prodotto o contribuito a produrre diverse iniziative, a Pomigliano come a livello nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Come compagni presenti in fabbrica ci siamo però concentrati rispetto al nostro luogo di lavoro, provando a praticare quel radicamento sociale di cui il nostro partito e l’intera sinistra ha bisogno. Si tratta di un lavoro quotidiano, per riconquistare metro per metro la fiducia dei lavoratori.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo prodotto con regolarità volantini e comunicati che esprimessero la nostra posizioni rispetto ai punti di svolta essenziali della vertenza in questi anni e abbiamo provato a praticare concretamente l’unità dei lavoratori, mettendo in piedi un vero e proprio tour per gli stabilimenti dell’indotto o del gruppo Fiat a livello nazionale, a cominciare da quelli campani, ma anche a Termoli o alla Fiat-Sata e alla Lasme di Melfi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nostro impegno ha prodotto diverse idee, su cui dopo ritornerò, che possono essere messe a disposizione delle forze che vogliono aiutarci a svilupparle, e che sono volte alla risoluzione della vertenza di Pomigliano.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono idee, come quella dell’auto ecologica,che abbiamo sviluppato coinvolgendo alcuni compagni di Legambiente, provando a coniugare il sapere operaio con la ricerca e l’innovazione scientifica e ambientale.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo lavoro lo abbiamo fatto nel contesto difficile degli ultimi due anni di lotta.</p>
<p style="text-align: justify;">Lotta che, come è visibile a tutti, per mezzo della determinazione dei lavoratori che sono stati per mesi e mesi sulle barricate, ha reso possibile che Pomigliano avesse una sua missione produttiva, cosa per niente scontata e non prevista nelle intenzioni originarie di Marchionne.</p>
<p style="text-align: justify;">Come non era previsto da Marchionne l’esito del referendum.</p>
<p style="text-align: justify;">I sindacati filo padronali che hanno firmato l’accordo farebbero bene a riflettere su quanto siano realmente rappresentativi nello stabilimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Il risultato del referendum che si è avuto in fabbrica da l’idea dell’ingiustizia ricevuta dai lavoratori, che nonostante la portata enorme dell’attacco che metteva in discussione la continuità lavorativa, hanno trovato forza e dignità per dire no all’out-out di Marchionne,ora però, necessita trovare il modo per alimentare la speranza generata in tutti i luoghi di lavoro del paese da quest’evento.</p>
<p style="text-align: justify;">La Fiom all’inizio della vertenza risultava isolata e facile bersaglio, per chi come la CONFINDUSTRIA e l’attuale governo vorrebbero  una società assoggettata al mercato, e senza conflitto, in cui non ci sia possibilità di ragionare su aspetti diversi, a partire dal ruolo dell’uomo nelle sue concrete condizioni di operaio e dei suoi diritti. Da una parte la destra che voleva usare la Fiat di Pomigliano per cancellare il diritto di sciopero e i contratti nazionali e dall’ il Pd ormai assoggettato alla Confindustria che non solo sosteneva il si ma addirittura presentava una protesta perché la Fiom secondo loro andrebbe troppo sui media a difendere i diritti dei lavoratori.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo progetto noi vogliamo mostrare tutta la nostra contrarietà stando al fianco della FIOM.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo abbiamo già fatto schierandoci con lei prima dell’accordo lo continueremo a fare dopo. Anche perché essa resta l’unica organizzazione di massa che prova, tra le tante difficoltà a dettare una linea di margine alla deriva della nostra società.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi abbiamo l’obbligo morale di dare un nostro contributo per cambiare le regole del gioco, che oggi sempre più vertono nel pensiero unico dettato dalle destre. E lo facciamo riconoscendo i meriti della FIOM ma anche cercando alternative valide come possono essere la ricerca di nuovi prodotti ecocompatibili, come nel nostro caso di vetture ecologiche da produrre, difendendo i diritti e le leggi che tutelano chi produce e consuma quei beni.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo senso va anche detto che proprio in virtù di questo ragionamento, il nostro no convinto a questo accordo presentato agli operai di Pomigliano, va esteso oltre che ai diritti inviolabili, anche ai peggioramenti delle condizioni di lavoro proposte.</p>
<p style="text-align: justify;">E cioè, vogliamo ribadire che la FIOM che sosteniamo con forza è quella che dice no all’accordo a Pomigliano, ma anche quella che dice no ai 18 turni di Melfi. In continuità col proprio passato di sindacato che sappia dire si ove possibile ma che dice no quando si svende l’integrità fisica e morale dei lavoratori che essa rappresenta.</p>
<p style="text-align: justify;">In quest’ottica salutiamo con piacere la nascita dell’area programmatica che si da come obiettivo quello di rendere la CGIL un sindacato più conflittuale, e magari più libero da legami con forze politiche, che hanno preso strade divergenti dalla natura e la storia del sindacato più grande d’Italia. Per questo allo sciopero generale dello scorso 25 Giugno abbiamo lanciato dallo spezzone di Pomigliano lo slogan “la Cgil che vogliamo siamo noi”ripreso da larga parte del corteo; perché una sinistra sindacale può vivere solo se si basa su lotte come queste , sulla loro partecipazione, sul protagonismo operaio e sulla loro radicalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo percorso può essere fecondo e per la Federazione della sinistra chiediamo  una  scelta di campo netta e senza ambiguità al fianco di questa prospettiva. Infatti siamo preoccupati per il silenzio assordante di alcune componenti della Federazione  sulla questione Pomigliano, da cui non abbiamo sentito nessuna differenziazione rispetto alla segreteria regionale in cui siedono in Campania che ha sostenuto il si al referendum. Simili posizioni ci sembrano in continuità con il loro appiattimento avuto in passato sulle posizioni di Epifani e dello stesso Bassolino.</p>
<p style="text-align: justify;">A partire da oggi, e in verità non da oggi, ci consideriamo tutti in trincea, nella lotta per una società giusta, e chiediamo alla FIOM una strategia di mobilitazioni per rendere tutto questo effettivo a partire sin da subito.</p>
<p style="text-align: justify;">Una mobilitazione che serva a sciogliere i nodi attorno alle prospettive per lo stabilimento che sia anche da stimolo a tutti quei lavoratori che ci hanno espresso la loro solidarietà, e si sono sentiti e si sentono come noi in trincea in questa battaglia decisiva, “in campo” come hanno detto i compagni di Mirafiori.</p>
<p style="text-align: justify;">Come recita l’odg approvato all’assemblea de la Cgil che vogliamo “costruiamo comitati di sostegno che promuovano controinformazione sulle reali condizioni di lavoro nelle fabbriche Fiat e momenti assembleari, coinvolgendo lavoratori e delegati sindacali degli stabilimenti in Italia e all’estero (Brasile, Polonia e Serbia)”.</p>
<p style="text-align: justify;">Su questo si misura la capacità delle forze della sinistra di essere di nuovo punto di riferimento e non sulle passerella fatte da tanti politici nei giorni delle manifestazioni. per avere un loro tornaconto mediatico. Spero per tanto che il fronte della difesa dei diritti diventi sempre più ampio, senza generare come spesso succede, specie nelle formazioni politico sindacali che si rifanno alle tradizioni della sinistra comunista, un continuo antagonismo inconcludente, tale da spaccare le difese di una lotta come la nostra .</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo bisogno che la classe operaia e le organizzazioni che più conseguentemente la rappresentano, escano dall’assedio a cui sono sottoposte, che si metta all’ordine del giorno la possibilità di porre un limite all’arretramento, un punto fermo da cui si cominci a risalire la china. In fin dei conti è questo il messaggio più forte che viene da Pomigliano.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi saremo in campo con il nostro bagaglio culturale, con le nostre conoscenze, col nostro essere comunisti fieri delle nostre idee, orgogliosi del nostro prossimo operato.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo convinti che questa possa essere l’inizio di una grossa mobilitazione che difenda il popolo del mondo dal sempre più aggressivo  capitalismo, con le sue regole del tutti contro tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure in questa lotta, abbiamo riscoperto la necessità dell’internazionalismo, come auspicato anche dal documento dell’assemblea del 1 luglio in cui la Fiom si è detta pronta ad una stretta collaborazione per evitare che le grosse multinazionali mettano gli uni contro gli altri, in una logica di competitività, lavoratori delle varie zone ove esse sono presenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Sta a noi lanciare la nostra globalizzazione, la globalizzazione dei diritti!</p>
<p style="text-align: justify;">Un saluto a tutti i compagni che sono oggi qui; è più che mai giusto viste le difficoltà che dovremo affrontare il nostro classico saluto al lavoro ed alla lotta.</p>
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		<title>&#8220;Uniti siamo tutto, divisi siam canaglia&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 18:15:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Andrea Salutari Ci sono momenti in cui la rabbia dentro il cuore è difficile da placare.  Questo è uno di quelli. Viviamo una stagione tragica per i lavoratori che, con la crisi, ha  ricevuto un ulteriore colpo di grazia. Credo di essere uno dei tanti giovani che ben rappresentano il dramma di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><strong><a class="lightbox" title="comun" href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/comun.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1308" title="comun" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/comun.jpg" alt="" width="154" height="184" /></a>di Andrea Salutari</strong></em> Ci sono momenti in cui la rabbia dentro il cuore è difficile da placare.  Questo è uno di quelli. Viviamo una stagione tragica per i lavoratori che, con la crisi, ha  ricevuto un ulteriore colpo di grazia. Credo di essere uno dei tanti giovani che ben rappresentano il dramma di  un&#8217;intera generazione. Ho spalle grosse e forti, ma mi è difficile riuscire a tenere la schiena  dritta.<br />
Da una parte vivo la mancanza di diritti che i nostri genitori avevano  conquistato negli anni delle lotte. E&#8217; dura trovare il coraggio di  vivere senza un salario sicuro, la precarietà ci trasforma in schiavi  che non possono permettersi nulla.<br />
E&#8217; dura lavorare sentendosi una macchina, una merce col proprio numero  di riconoscimento.<span id="more-1307"></span><br />
Ma è nulla confronto alla disperazione e alla paura di non essere  rinnovati e di perdere il lavoro. Contratti di settimana in settimana,  che con la crisi attuale spesso significa nessun rinnovo, nessun lavoro,  nessun indenizzo, nessuna cassa integrazione. Soltanto un aiuto  costante dai propri cari, il trasformarsi in un tutto-fare per ogni occasione, permette l&#8217;attuale  sopravvivenza, ma fino a quando?<br />
Dall&#8217;altra parte la ferita più profonda però proviene da dentro. Quel  sentirsi solo, emarginato da una società che ti usa come schiavo, quando  e dove vuole perché tragico è il bivio: prendere o lasciare, e lasciare  significherebbe la fame.<br />
Per questo sono grato al Circolo PRC di Nichelino, un circolo formato  prevalentemente da operai che tanto mi hanno insegnato. Compagni che la  lotta l&#8217;hanno pagata sulla proprio pelle, compresi i licenziamenti dalla  stessa Fiat. La forza nostra è la coesione nell&#8217;agire e nell&#8217;unità  politica e morale nei momenti di sofferenza.<br />
La lotta portata dagli operai di Pomigliano, quel 36% che a testa alta  ha votato NO, è la conferma che la speranza di cambiamento è viva, che  con la lotta può trasformarsi in vittoria, ossia maggiori diritti e  maggiori salari.<br />
In questi giorni il compagno (vorrei chiamarlo ancora così) Capozzi,  impiegato di sesto livello alla Fiat Mirafiori, è stato licenziato  perché ha usato l&#8217; e-mail aziendale per diffondere, a quaranta colleghi,  un volantino in cui i lavoratori polacchi di Tichy esprimevano  solidarietà ai colleghi di Pomigliano in vista del referendum.  Licenziamento che sta colpendo altri due operai dello stabilimento Fiat  di Melfi.<br />
L&#8217;obiettivo è evidente. Dividere i lavoratori e colpirne uno per  educarne cento. Intimidire qualsiasi forma di lotta, che oggi può essere  un volantino web o l&#8217;adesione ad uno sciopero. Con Capozzi, militante  del PD di Nichelino, in passato ho anche avuto scontri, ed alcune sue  accuse tutt&#8217;ora feriscono il mio orgoglio di compagno. Anche per questo alcuni compagni, con tono  provocatorio, non se la sono sentita di dare una solidarietà piena,  proprio perchè questa situazione degenerante è alimentata dalla  posizione del PD sempre più lontana dai lavoratori, sempre più vicina  alla confindustria.<br />
Con calma e sangue freddo bisogna affermare che le contraddizioni sono  evidenti, ma non si deve fare il gioco dei veri nemici. Politicamente  non condivido e non rispetto il suo schieramento politico che  sicuramente è complice di questa situazione.<br />
Ma voglio riconoscere il coraggio di aver mandato quella email. A me  basta questo per dare il mio sostegno al 200%<br />
La vera battaglia è far nostro il motto &#8220;uniti siamo tutto, divisi siam  canaglia&#8221;. La nostra filosofia deve essere questa, la nostra lotta deve  essere la più unitaria possibile. La FIAT reagisce cosi dopo il  referendum di Pomigliano. Ricordiamo e non scordiamo, che Capozzi è solo  una pedina. Domani a chi toccherà?A quale azienda? A quali lavoratori?</p>
<p>Per questo esprimo piena solidarietà mia e di tutta l&#8217;organizzazione  provinciale dei Giovani Comunisti Torino 2.0.<br />
Ma rilancio: perché non proviamo una vera azione unitaria di classe con e  per i lavoratori.<br />
Nei mesi scorsi, al consiglio regionale del Piemonte, abbiamo proposto  una legge contro la delocalizzazione delle aziende all&#8217;estero. Il Pd  l&#8217;ha bocciata definendola &#8220;bizzarra&#8221;. Se è vero che &#8220;uniti siamo tutti,  divisi siam canaglia&#8221; iniziamo una lotta contro la precarietà, contro la  legge 30,contro le delocalizzazioni.<br />
L&#8217;Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. Ripartiamo da  qui, ripartiamo con il ristabilire quei diritti dei lavoratori  conquistati negli anni di lotta pura. Il nostro augurio quindi è: oggi  compatti ad esprimere solidarietà, domani uniti nella lotta.</p>
<p>&#8220;Prima di tutto manganellarono i noglobal e io non dissi niente, perché  erano solo casinisti<br />
Poi manganellarono i valsusini e io non dissi niente, perché erano  lontano da casa mia<br />
Poi manganellarono gli aquilani e io non dissi niente, perché non ero  terremotato<br />
Infine manganellarono gli operai e io non dissi niente, perché ero  disoccupato.<br />
Un giorno manganellarono me, e non c&#8217;era rimasto nessuno a protestare&#8221;</p>
<p>ANDREA SALUTARI<br />
Coordinatore provinciale Giovani Comunisti Torino 2.0</p>
<p style="text-align: justify;">15 Luglio 2010</p>
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		<title>Gli operai non si piegano!</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jun 2010 21:54:24 +0000</pubDate>
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di Daniele Maffione Ribellarsi è un dovere! La lotta contro l’accordo separato siglato dai vertici aziendali della FIAT e dalle principali sigle sindacali, escluse la FIOM, è una lotta contro la fame, la distruzione del contratto nazionale di lavoro e l’abolizione dei diritti costituzionali, fra cui il diritto di sciopero. Ma rappresenta anche l’odierna lotta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="text-align: justify;"><a class="lightbox" title="servidelpadrone" href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/servidelpadrone.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1211" style="margin: 4px;" title="servidelpadrone" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/servidelpadrone.jpg" alt="" width="278" height="170" /></a><em><strong>di Daniele Maffione </strong></em>Ribellarsi è un dovere! La lotta contro l’accordo separato siglato dai vertici aziendali della FIAT e dalle principali sigle sindacali, escluse la FIOM, è una lotta contro la fame, la distruzione del contratto nazionale di lavoro e l’abolizione dei diritti costituzionali, fra cui il diritto di sciopero. Ma rappresenta anche l’odierna lotta fra capitale e lavoro, in cui una minoranza combattiva non si piega agli attacchi padronali. Il referendum voluto dall’azienda e svoltosi nello stabilimento FIAT di Pomigliano d’Arco, in un clima d’intimidazione e ricatto dei lavoratori, non ha sortito gli effetti desiderati dalla Confindustria e dal governo Berlusconi, poiché se è <span id="more-1210"></span>vero che la maggioranza dei votanti si è espressa per il “sì” all’accordo, è pur vero che il fronte del “no” ha raggiunto una percentuale ben al di sopra delle aspettative, con oltre il 36% dei consensi. Si dovrebbe aggiungere che l’azienda, sperando di raccogliere ulteriore consenso, ha pagato la giornata lavorativa a migliaia di lavoratori, che sono da oltre due anni in cassa integrazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mancato plebiscito sul piano Marchionne, controfirmato dalle sigle sindacali vendute alla FIAT, è indice del malessere degli operai e degli impiegati italiani, che ormai da due anni pagano con le proprie tasche la crisi. Il ricatto dell’azienda, che viola le principali norme di contrattazione sindacale e rimette in discussione i diritti sanciti dalla Costituzione della Repubblica, non convince neppure i lavoratori che hanno sostenuto l’accordo separato, poiché la politica dei “sacrifici” non piace a chi di sacrifici ne fa quotidianamente per vivere. In Campania, come in tutta Europa, devono essere garantiti i posti di lavoro ed il potere d’acquisto dei salari.</p>
<p style="text-align: justify;">La lotta combattuta dalla FIOM è divenuta un simbolo ed esprime le ragioni di chi non si vuole piegare ai ricatti padronali. Dimostra altresì agli apologeti della “fine della lotta di classe” com’è possibile nel XXI secolo costruire un’opposizione sociale determinata e compatta, in barba a tutti i nuovismi della “sinistra vincente”, che corre dietro la Confindustria. Però è doloroso ascoltare le parole del segretario del PD Bersani, che auspica ancora una volta che “si abbassino i toni” tra lavoratori e padroni. Questa crisi, invece, dimostra sempre più come gli interessi del capitale siano profondamente diversi dagli interessi dei lavoratori. Non a caso, con il pretesto dell’emergenza, i capitalisti italiani hanno fretta di chiudere i conti con le conquiste del movimento operaio del’900 e con la stessa Costituzione, come dimostra l’attacco del governo all’art. 41 e, nei fondamenti, allo stesso art. 1 della Carta costituzionale.</p>
<p style="text-align: justify;">La crisi però mette in luce l’inconsistenza delle opposizioni parlamentari, che non difendono gli interessi dei lavoratori. Occorre costruire una nuova sinistra e, con essa, un soggetto rivoluzionario capace di mettere in discussione le fondamenta del capitalismo e dello sfruttamento.</p>
<p style="text-align: justify;">I comunisti e la sinistra devono mobilitarsi in difesa della Costituzione, dello Statuto dei Lavoratori e del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, chiedendo ai padroni di pagare i danni della crisi che hanno generato.</p>
<p style="text-align: justify;">Venerdì 25 giugno, nostro impegno è di aderire allo sciopero promosso dalla CGIL e scendere in piazza al fianco dei lavoratori, caratterizzando la nostra presenza chiamando all’unità di tutte le lotte, poiché anche dentro il sindacato più grande d’Italia c’è chi vorrebbe cedere alle pressioni della Confindustria e ridurre i lavoratori e le loro rappresentanze sociali al ruolo di semplici spettatori dei licenziamenti e delle ristrutturazioni aziendali.</p>
<p style="text-align: justify;">Dietro il “no” della FIOM a Pomigliano d’Arco c’è la lotta di classe, che si ripropone con forza ed attualità. In continuità con essa arriva la lettera del gruppo di operai polacchi della FIAT di Tichy, che invita gli operai italiani a “resistere”. La risposta degli operai italiani non si è fatta attendere: nel giorno del referendum, in varie parti d’Italia, ci sono stati scioperi e mobilitazioni contro le prove tecniche di fascismo proposte nello stabilimento di Pomigliano. La vecchia talpa scava ancora… L’unica strada da seguire è quella della lotta!</p>
<p style="text-align: justify;">DANIELE MAFFIORNE</p>
<p style="text-align: justify;">Coordinamento nazionale Giovani Comunisti</p>
<p style="text-align: justify;">24 Giugno 2010</p>
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		<title>Il PD e gli operai&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jun 2010 21:48:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Luca Fiori Sintetizzo i punti salienti; per i GD di Rimini in questo momento a  Pomigliano e in genere nel mondo succede questo:
- la proposta d&#8217;accordo presentata da Marchionne ai lavoratori di  Pomigliano non viola leggi e non viola la Costituzione;
- stante questo, l&#8217;unico motivo valido per gli operai di Pomigliano  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><strong><a class="lightbox" title="pdtraballa" href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/pdtraballa.jpg"><img class="size-full wp-image-1206 alignleft" style="margin: 4px;" title="pdtraballa" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/pdtraballa.jpg" alt="" width="180" height="218" /></a>di Luca Fiori </strong></em>Sintetizzo i punti salienti; per i GD di Rimini in questo momento a  Pomigliano e in genere nel mondo succede questo:</p>
<p style="text-align: justify;">- la proposta d&#8217;accordo presentata da Marchionne ai lavoratori di  Pomigliano non viola leggi e non viola la Costituzione;<br />
- stante questo, l&#8217;unico motivo valido per gli operai di Pomigliano  sarebbe la presenza di una offerta migliore &#8220;cogliendo così  l’opportunità positiva offerta loro dalla globalizzazione &#8220;;<br />
- il sistema sindacale italiano, qualora non si trovi un accordo tra  i sindacati stessi, è paralizzante;<br />
- &#8220;il sistema italiano attuale di relazioni industriali è ancora  oggi troppo chiuso ai piani industriali innovativi, perché troppo  saldamente fondato sul divieto di deroga da parte della contrattazione  aziendale al contratto collettivo nazionale &#8220;;<br />
- si dovrebbe spostare il confine tra &#8220;diritti non negoziabili&#8221; e  &#8220;condizioni di lavoro&#8221;;<span id="more-1205"></span><br />
- nessuno vuole investire a Pomigliano perchè ci sono &#8220;punte anomale  di assenteismo&#8221;, sanabili grazie ad un ripensamento della titolarità  del diritto di sciopero;<br />
- la globalizzazione ha sì messo in difficoltà i lavoratori dei  paesi più sviluppati le cui aziende vanno ad investire in paesi in via  di svluppo, ma ha anche ampliato su scala planetaria il bacino  imprenditoriale disposto ad investire in Italia.</p>
<p>A questa prima parte dell&#8217;intervento, diciamo &#8220;illustrativa&#8221;, cerco di  rispondere brevemente perchè il meglio viene nelle soluzioni proposte  dai GD di Rimini.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda la legalità dell&#8217;accordo proposto da Marchionne ai  lavoratori di Pomigliano mi permetto di citare l&#8217;opinione di  Piergiovanni Alleva, docente di diritto del lavoro all&#8217;Università  Politecnica delle Marche che in un&#8217;intervista comparsa su Liberazione il  16/06/10 afferma che &#8220;Diciamo che è sicuro che la giurisprudenza dice  che il diritto di sciopero è un diritto individuale seppur a indirizzo  collettivo. I lavoratori scioperano non perché lo dicono i sindacati, ma  perché è una decisione loro e quindi non possono essere rimproverati o  sanzionati. Se il diritto di sciopero non fosse individuale non  potrebbero esistere gli scioperi politici o quelli di  solidarietà.Pretendere che i lavoratori firmino una clausola di pace che  li investa direttamente è un’assoluta novità. Diciamo che lo sciopero è  più vicino a un diritto di espressione. Per questo motivo, se si  volesse dire che una volta che questo accordo sia stato stipulato solo  con alcuni ma venisse applicato, con tanto di sanzioni, anche ai  lavoratori non iscritti al sindacato o iscritti alla Fiom, ecco, saremmo  di fronte ad una incostituzionalità massima&#8221;. Trovo a questo punto  superfluo procedere oltre nell&#8217;analisi dei punti dell&#8217;accordo che  prevedono la facoltà dell&#8217;Azienda di non pagare indennità di malattia  qualora si superino le medie di giorni d&#8217;assenza dal lavoro.ù</p>
<p style="text-align: justify;">Vorrei poi ricordare ai Giovani Democratici di Rimini che il sistema  sindacale italiano nasce da un&#8217;idea, sancita dalla Costituzione,  dell&#8217;utilità ai fini sociali dell&#8217;iniziativa privata, che deve sì essere  tutelata, ma che non può prescindere da un fine di miglioramento  sociale esteso alla totalità dei cittadini. Ora, io posso capire come  questo a Ichino possa suonare blasfemo, ma per fortuna la nostra carta  Costituzionale è stata scritta in tempi intelligentemente più felici di  quelli attuali, tempi in cui la globalizzazione ci offre &#8220;opportunità  positive&#8221;, a vostro giudizio. Se l&#8217;opportunità positiva che mi offre la  globalizzazione è accettare una riduzione vistosa nei miei diritti umani  e di lavoratore, salariali e politici, in cambio di un posto di lavoro,  credo che non sia un bel mondo, questo, e credo che nessuno di voi  abbia mai pensato di avere una famiglia da mantenere con 800 – 1000 € al  mese. Ringraziare Marchionne perchè mi elemosina un pasto caldo  obbligandomi a tacere e a trasformarmi in bestia da soma mi pare davvero  eccessivo.</p>
<p>Che soluzioni propongono i GD di Rimini per risolvere la questione  Pomigliano, ma anche per risolvere tutte le situazione che grazie a  Pomigliano sorgeranno in futuro?</p>
<p>L&#8217;innovazione!</p>
<p>La panacea zoppa del PD che risolve i problemi del mondo, che  meraviglia.</p>
<p>Innoviamo, basta con questi tristi operai assenteisti che gravano sui  colleghi con la loro pigrizia &#8220;messicana&#8221;, basta con questi contratti  nazionali che costringono il sig. Marchionne e altri come lui</p>
<p>ad andare a delocalizzare in Polonia, Romania, Serbia, Brasile,  ecc.ecc., basta con questi lavoratori troppo attaccari ai propri diritti  che si trasformano così in &#8220;reazionari, conservatori, non più  progressisti.&#8221; Basta con questo obsoleto Statuto dei Lavoratori che ha  francamente rotto un po&#8217; i coglioni con tutte quelle tutele verso quei  poveracci che non ringraziano neppure il signor padrone.</p>
<p>Basta! Innoviamo, per dio!</p>
<p>Secondo il sig. &#8220;paterinho&#8221; allora il partito democratico deve  impegnarsi per &#8220;innovare lo statuto dei lavoratori e far si che in un  caso come quello di Pomigliano si possa derogare al contratto  nazionale&#8221;.</p>
<p>Ora io mi chiedo dove stia andando il partito democratico e dove stia  andando la sua organizzazione giovanile. L&#8217;innovazione di cui parlano in  questo aberrante articolo non è innovazione, nè minimamente la si può  paragonare a qualsiasi forma di progressismo; è semplicemente un ritorno  all&#8217;Ottocento, una regressione bicentenaria della condizione sociale  dell&#8217;uomo e del lavoratore.</p>
<p>Se l&#8217;intenzione del Partito Democratico è quello di creare una nuova  destra liberista in Italia, devo ammettere che le basi ci sono tutte, e  devo ammettere che hanno pure qualche buona chance di successo, ma che  lo ammettano, a loro stessi, ai loro elettori e ai loro tesserati  (alcuni dei quali continuano ingenuamente a chiamarsi &#8220;compagni&#8221; –  tristi reazionari di un&#8217;ideologia dismessa – cosa che fa infuriare le  giovani leve).</p>
<p>Io continuo a credere che questo mondo non sia un bel mondo, credo che  le diseguaglianze e le contraddizioni del capitalismo si palesino ogni  giorno di più, credo che sia regredendo nel progresso dei diritti che si  possa costruire una società migliore.</p>
<p>Forse sono io fuori dal mondo, ma mi piacerebbe che qualcuno di questi  giovani, che tra vent&#8217;anni saranno i nostri amministratori, avesse la  decenza di tacere, a volte.</p>
<p style="text-align: justify;">LUCA FIORI</p>
<p style="text-align: justify;">Giovani Comunisti Rimini</p>
<p style="text-align: justify;">24 Giugno 2010</p>
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		<title>L&#8217;unità che passa dalla Lotta</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 08:47:42 +0000</pubDate>
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di Alessandro Fatigati Neanche ventiquattro ore fa, un giovane dirigente del movimento bolivariano, di fronte alla platea della Federazione Napoletana ripeteva emozionato che le ragioni che spinsero il Partito Comunista a nascere nel 1921 non potevano che essere le stesse che avrebbero portato i militanti del ventunesimo secolo a ritrovare nell&#8217;unità della lotta l&#8217;arma più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="text-align: justify;"><a class="lightbox" title="lavorodignita" href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/lavorodignita.jpg"><img class="size-full wp-image-1191 alignright" style="margin: 4px;" title="lavorodignita" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/lavorodignita.jpg" alt="" width="240" height="180" /></a><strong><em>di Alessandro Fatigati </em></strong>Neanche ventiquattro ore fa, un giovane dirigente del movimento bolivariano, di fronte alla platea della Federazione Napoletana ripeteva emozionato che le ragioni che spinsero il Partito Comunista a nascere nel 1921 non potevano che essere le stesse che avrebbero portato i militanti del ventunesimo secolo a ritrovare nell&#8217;unità della lotta l&#8217;arma più efficace del conflitto di classe. Oggi, dinanzi ai cancelli dello Stabilimento di Pomigliano D&#8217;Arco, quelle parole che rimandavano al pensiero di Antonio Gramsci, hanno assunto in modo concreto i caratteri di una realtà presente. <span id="more-1190"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Le Compagne ed i Compagni provenienti dalle realtà organizzative più disparate, hanno all&#8217;unisono risposto all&#8217;appello lanciato in questi giorni dal Circolo di Lavoro Fiat, combattendo nell&#8217;immediato, accanto al punto di gran lunga più avanzato della lotta. Sin dalle prime luci dell&#8217;alba, all&#8217;apertura dei cancelli,  un flusso continuo di operai si è riversato all&#8217;interno della fabbrica, mentre all&#8217;esterno i Compagni di tutta Italia spiegavano nuovamente le ragioni per le quali dire no al più iniquo dei ricatti della storia lavorativa Repubblicana, e all&#8217;interno un filmato preparato ad hoc dai dirigenti Fiat intimava di fatto a chinare il capo di fronte ad un “accordo” imposto da una sola delle parti in causa.</p>
<p style="text-align: justify;">Quest&#8217;oggi, la Federazione della Sinistra, ha rappresentato l&#8217;elemento politico meglio strutturato all&#8217;interno del conflitto, mettendo in luce le assordanti assenze di un&#8217;opposizione parlamentare inesistente nei temi dirimenti che accompagnano la vita degli strati meno abbienti della società. Non un agglomerato dai connotati  evanescenti dunque, ma un laboratorio permanente di idee d&#8217;avanguardia, una forza di Classe capace di esprimere contenuti radicati in anni di conflitto attraverso le mani giovani di chi per la prima volta si affaccia alla politica, un momento di fraseggio generazionale, un&#8217;alternativa, non meramente declamata, a questo stato di cose.</p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;indomani dello spoglio, queste parole avrebbero assunto in ogni caso tutt&#8217;altro significato. Oggi però, guardiamo più fiduciosi che mai alla prospettiva storica che lega l&#8217;unità della lotta al riscatto culturale, politico e sociale di chi  soffre una condizione subordinata nei confronti dei poteri forti. Chiamiamo questo processo dinamico  col nome di Comunismo, e per esso continueremo a batterci  tutta la vita.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">ALESSANDRO FATIGATI</p>
<p style="text-align: justify;">23 Giugno 2010</p>
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		<title>Diritto allo studio e precarietà: la nostra agenda</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 16:22:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Flavio Arzarello, Coordinatore naz.le FGCI La maggior parte dei giovani vive oggi una situazione drammatica,  stretta tra le difficoltà del sistema formativo, ed un mondo del lavoro  precario e sottopagato che ci relega ad un&#8217;esistenza sospesa.
Crisi economica, crisi democratica e crisi della politica sono i tratti  distintivi della società italiana per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><em><a class="lightbox" title="fedsinprec" href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/fedsinprec.jpg"><img class="size-full wp-image-1076 alignright" style="margin: 4px;" title="fedsinprec" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/fedsinprec.jpg" alt="" width="267" height="200" /></a>di Flavio Arzarello, Coordinatore naz.le FGCI</em></strong> La maggior parte dei giovani vive oggi una situazione drammatica,  stretta tra le difficoltà del sistema formativo, ed un mondo del lavoro  precario e sottopagato che ci relega ad un&#8217;esistenza sospesa.<br />
Crisi economica, crisi democratica e crisi della politica sono i tratti  distintivi della società italiana per come la viviamo oggi, nella quale,  con delle eccezioni significative, il riscatto individuale non passa  quasi mai attraverso lotte collettive.<br />
In questo quadro difficilissimo siamo chiamati a costruire il nostro  punto di vista, il nostro orizzonte di lungo periodo e le nostre  battaglie nell&#8217;immediato.<span id="more-1075"></span><br />
La crisi economica e le soluzioni che il Governo italiano sta adottando &#8211;  in linea con gli altri Governi europei – sono coerenti con lo spirito  di far pagare ai lavoratori la crisi causata dal mondo della finanza e  l&#8217;intervento pubblico, per anni bollato come anacronistico, viene  utilizzato unicamente per salvare i grandi gruppi finanziari e le banche  le cui scelte, come noto, sono la causa stessa della crisi.<br />
C&#8217;è un secondo aspetto, altrettanto grave e preoccupante, che non è da  sottovalutare: l&#8217;utilizzo della crisi economica per il restringimento  degli spazi di democrazia. L&#8217;oscuramento di qualunque voce di dissenso è  parte, forse la più importante, della strategia anticrisi del Governo  Berlusconi: costruire una coltre fumosa fatta di telegiornali plasmati e  intrattenimento becero, per nascondere la crisi, per nascondere ad  esempio che la disoccupazione nel 2009 ha toccato l&#8217;8,6 % e che la  cassaintegrazione nei primi quattro mesi del 2010 è aumentata del 52%.<br />
Da dove ripartire? &#8216;Noi la crisi non la paghiamo&#8217; e &#8216;Popoli d&#8217;Europa  sollevatevi&#8217;, per dirla con due slogan: unire, cioè, condizione  materiale e critica al sistema, costruire un nuovo immaginario  collettivo che torni a simboleggiare il riscatto per un&#8217;intera  generazione. Questa, a mio avviso, è la sfida che si apre di fronte a  noi nei prossimi mesi e anni di attività politica.<br />
Segnalo, come elementi in controtendenza, nell&#8217;Italia narcotizzata del  2010, la grande mobilitazione dei ricercatori contro la riforma Gelmini e  i suoi tagli, che ha unito studenti e docenti nelle manifestazioni e  occupazioni di questi giorni, e il grande risultato ottenuto dal  referendum sull&#8217;acqua pubblica, che colpisce uno degli assi portanti,  anche ideologici, del neoliberismo in versione italiana, e cioè la  privatizzazione dei servizi pubblici locali.<br />
Questi due elementi, insieme a tante altre realtà in lotta, ci dicono  che esiste, nella società prima che nel quadro politico, lo spazio per  una ripresa.<br />
Le organizzazioni politiche, è bene che ne prendiamo coscienza, anche  quelle di alternativa, oggi stentano ad essere percepite come uno  strumento utile per organizzare la rabbia, la voglia di cambiamento di  una generazione nata tra la fine degli anni &#8216;80 e i primi anni &#8216;90 che  spesso si organizza fuori dai Partiti: è anche questa una delle ragioni  del consenso raccolto da Beppe Grillo alle ultime elezioni regionali.<br />
Uscire dal politicismo, costruire luoghi, anche fisici, di discussione,  di confronto, di aggregazione, nel tempo in cui la socialità spesso è  distrutta può essere un modo per tentare di tornare in sintonia con la  società.<br />
E&#8217; ora di mettere in campo un&#8217;offensiva, larga, aperta, partecipata, sui  temi del lavoro e dei saperi. Un salario più degno, lotta alla  precarietà e al lavoro nero, con uno sguardo particolare per le  condizioni del Mezzogiorno, devono essere i tre corni lungo cui  sviluppare le nostre mobilitazioni.<br />
In questi anni in cui la destra ha sviluppato un senso comune che oggi è  tristemente egemone, è riuscita ad intrecciare gli interessi delle  classi padronali con la destrutturazione di un sistema formativo che  viene piegato completamente agli interessi dei privati. Deve essere  chiaro, quindi, che le nostre battaglie, per una scuola e un&#8217;Università  aperte, accessibili e pubbliche e quella per il lavoro sono strettamente  connesse e sono parte della lotta per costruire una società organizzata  in modo radicalmente diverso.<br />
Non pensiamo tuttavia in modo autoreferenziale, di poter costruire  questo percorso senza una consultazione, vera, ampia, reale, dei  soggetti politici e sociali che sui territori sono impegnati a costruire  il conflitto insieme a noi.<br />
Il campeggio della Fgci e dei Gc, dopo la prima esperienza dell&#8217;anno  scorso, se saremo all&#8217;altezza, può diventare l&#8217;occasione per fare un  primo bilancio di questo percorso, e soprattutto, di proiettarci verso  l&#8217;autunno. Un autunno che rischia di essere drammatico sul piano  sociale,  e che tuttavia può rappresentare per tutte e tutti noi  l&#8217;occasione del riscatto. Chiamiamo dunque a discutere insieme a noi le  associazioni studentesche, i collettivi, i sindacati, i tanti gruppi  nati per resistere alla crisi, penso prima di tutto all&#8217;esperienza  romana, e organizziamo insieme la resistenza ed il cambiamento.</p>
<p style="text-align: justify;">FLAVIO ARZARELLO<br />
Coordinatore nazionale FGCI</p>
<p style="text-align: justify;">21 Maggio 2010</p>
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		<title>Solidarietà a Checchino Antonini</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 09:41:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo l’Appello in favore di Checchino Antonini, giornalista di Liberazione condannato a otto mesi di carcere per un articolo sulle violenze al G8 di Genova. Checchino Antonini è co-autore, assieme a Francesco Barilli e Dario Rossi, di Scuola Diaz: vergogna di Stato, sul quale pende una denuncia per “diffamazione” del questore Fournier, ed è l’autore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-688" style="margin: 4px;" title="checchinoantonini" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/checchinoantonini.jpg" alt="" width="200" height="241" />Pubblichiamo l’Appello in favore di Checchino Antonini, giornalista di Liberazione condannato a otto mesi di carcere per un articolo sulle violenze al G8 di Genova. Checchino Antonini è co-autore, assieme a Francesco Barilli e Dario Rossi, di Scuola Diaz: vergogna di Stato, sul quale pende una denuncia per “diffamazione” del questore Fournier, ed è l’autore di una serie di articoli che hanno contribuito in maniera decisiva a svelare la verità sulla morte di Federico Aldrovandi.<br />
Questa condanna ha quindi il suono sinistro e inquietante di un avvertimento: ci sono verità, recenti e lontane, che non devono essere dette.<span id="more-687"></span></p>
<p>Da Carmilla del 16/02/2010</p>
<p>APPELLO<br />
Martedì 10 febbraio, il tribunale di Roma ha condannato per diffamazione, a otto mesi, il cronista di Liberazione, Checchino Antonini, e il suo ex direttore, Piero Sansonetti. I fatti risalgono al 2005 quando l’allora capo della polizia, De Gennaro, attribuì ottimi voti, relativi al 2001, a due funzionari coinvolti nelle violenze di quell’anno al G8 di Genova. Gigi Malabarba, allora capogruppo al Senato di Rifondazione, denunciò quei criteri di valutazione e di selezione dei quadri di Ps ma fu a sua volta attaccato dalle dichiarazioni dei segretari di alcuni sindacati di polizia che facevano quadrato attorno al Viminale. Liberazione raccontò di quello scontro, tutto interno alla battaglia per verità e giustizia sui fatti di Genova. E per quel racconto si è trovata sulle spalle una denuncia, e poi una condanna. Dopo quasi dieci anni, guai a toccare Genova 2001.</p>
<p>Checchino Antonini e Piero Sansonetti sono stati condannati per aver svolto il proprio lavoro come hanno sempre fatto, senza mai aver derogato alla propria serietà professionale.<br />
La solidarietà con i due cronisti ci sembra doverosa. Perché serve oggi a tenere aperti gli spazi per il conflitto sociale, per il diritto di cronaca, per tutte le battaglie di verità e giustizia in quello che, il familiare di una vittima della strage di Brescia, chiama il Paese dei comitati. Doverosa anche per non smettere mai di ricordare cosa è stato il G8 di Genova 2001, quali libertà fondamentali sono state violate e quali ragioni di libertà sono state gridate. Da tutti noi.</p>
<p>Solidarietà con Piero Sansonetti e Checchino Antonini, giornalisti condannati per aver denunciato gli orrori del G8.<br />
Riapriamo gli spazi per il diritto di cronaca, torniamo a parlare di Genova 2001</p>
<p>PER ADESIONI: <a href="mailto:liberacronaca@gmail.com">liberacronaca@gmail.com</a></p>
<p>INFO: facebook, solidarietà a checchino antonini</p>
<p>Solidarietà a Checchino Antonini -video dichiarazione-<br />
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		<title>LA VOSTRA CRISI E&#8217; LA FINE DEI NOSTRI SOGNI!</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 11:14:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[GIOVANI COMUNISTE/I E FGCI: In quaranta città italiane in corso la
mobilitazione &#8216;E&#8217; ora di uscire a riveder le stelle&#8217; contro la crisi,
i tagli all&#8217;istruzione e il razzismo di Stato
Sono in corso in 40 capoluoghi di provincia presidi, volantinaggi e
azioni di ‘guerriglia mediatica’ organizzati dai  GIOVANI COMUNISTE/I
(PRC) e dalla FGCI (PdCI) con vari settori di movimento. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>GIOVANI COMUNISTE/I E FGCI: In quaranta città italiane in corso la<br />
mobilitazione &#8216;E&#8217; ora di uscire a riveder le stelle&#8217; contro la crisi,<br />
i tagli all&#8217;istruzione e il razzismo di Stato</p>
<p>Sono in corso in 40 capoluoghi di provincia presidi, volantinaggi e<br />
azioni di ‘guerriglia mediatica’ organizzati dai  GIOVANI COMUNISTE/I<br />
(PRC) e dalla FGCI (PdCI) con vari settori di movimento. Lo slogan della<br />
giornata è la vostra crisi è la fine dei nostri sogni… è ora di<br />
uscire a di riveder le stelle, slogan che compare su diversi striscioni<br />
affissi in luoghi simbolo del Paese.  Gli organizzatori, anche tramite<br />
queste azioni, intendono “far irrompere i soggetti sociali espulsi<br />
dalla crisi dal circuito mediatico” con ciò mettendo in relazione la<br />
gravissima crisi economica “appena iniziata a differenza di quanto ci<br />
dice il Governo” con la crisi democratica. La giornata si concentra<br />
su tre obbiettivi: le riforme e i tagli alla scuola e all’Università<br />
pubbliche, l’incapacità del governo di far fronte alla crisi e le leggi<br />
discriminatorie contro i migranti. A partire da questa data le/i GC e la<br />
FGCI contribuiscono attivamente a tutte le mobilitazioni dell’autunno e<br />
saranno a fianco di tutti i soggetti in lotta: a cominciare dai precari<br />
che manifesteranno a Roma il 3 ottobre, dei metalmeccanici in sciopero<br />
il 9 ottobre e dai migranti il 17 ottobre.</p>
<p><span id="more-109"></span></p>
<p><img src="http://www.fgci.it/upload/rte/crisi1-nazionale.gif" border="0" alt="volantino 17/09/09" width="414" height="585" /></p>
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