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	<title>Giovani Comunisti/e &#187; Giovani Comunisti</title>
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	<description>pace, lavoro, giustizia sociale, diritti e libertà</description>
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		<title>Il coordinamento GC: &#8220;Il nostro impegno per lavoro, Legge 30 e solidarietà a Tizian&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 18:27:09 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Giovani Comunisti]]></category>
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		<description><![CDATA[Con tutti i documenti e gli odg approvati Il coordinamento nazionale delle/i Giovani Comuniste/i si colloca nel pieno di un cambio di fase significativo per la storia recente del nostro Paese: all&#8217;indomani della caduta del governo Berlusconi e nel pieno dell&#8217;azione privatizzatrice e anti-operaia del nuovo governo Monti. Il primo elemento da sottolineare è la]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>Con tutti i documenti e gli odg approvati<br />
</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il coordinamento nazionale delle/i Giovani Comuniste/i si colloca nel pieno di un cambio di fase significativo per la storia recente del nostro Paese: all&#8217;indomani della caduta del governo Berlusconi e nel pieno dell&#8217;azione privatizzatrice e anti-operaia del nuovo governo Monti. Il primo elemento da sottolineare è la fine del ventennio berlusconiano, un valore in sé, perché coincide con l&#8217;archiviazione – che noi auspichiamo sia definitiva – di una stagione lunga e dolorosa della politica italiana: vent&#8217;anni di regime classista che ha cambiato la cultura profonda del Paese (sdoganando il fascismo, il razzismo, l&#8217;egoismo proprietario, l&#8217;indifferenza) e abbruttito sul piano etico la nostra antropologia e corrotto le nuove generazioni.<span id="more-3269"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, il nostro compito di fase è svolgere la funzione della coscienza critica, dimostrando che la nascita del governo Monti corrisponde ad un&#8217;uscita da destra dalla fine del ciclo berlusconiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni provvedimento del governo Monti, a partire dalla manovra finanziaria e dalla &#8220;fase due&#8221;, ogni intendimento sul futuro, ci parla di questo: di un governo che rappresenta organicamente gli interessi di quel capitale finanziario europeo che è in larga misura responsabile della crisi economica.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo dimostra la contro-riforma delle pensioni, le ipotesi di modifica del quadro legislativo inerente il mercato del lavoro, con l&#8217;introduzione di fatto della libertà di licenziare senza giusta causa entro tre anni dall&#8217;assunzione e il clima che non casualmente si determina in queste settimane di attacco al sindacato della Fiom-Cgil (con la sua espulsione proto-fascista dalle fabbriche Fiat).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;unica azione possibile da parte nostra è quindi l&#8217;organizzazione di un&#8217;opposizione dura e intransigente al governo Monti, che dobbiamo concretizzare contestando giorno per giorno le scelte socialmente criminali del governo sulle pensioni, sul lavoro, sui contratti, sui diritti e di cui l&#8217;idea di inserire in Costituzione il pareggio di bilancio è forse il segno più regressivo e violento.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale opposizione intransigente si deve accompagnare ad un atteggiamento unitario ed egemonico nei confronti delle altre forze della sinistra. Dobbiamo avanzare proposte concrete, alternative a quelle del governo, e non urlare slogan. Dobbiamo comunicarle in maniera semplice e comprensibile a tutti. E dobbiamo ricercare le relazioni e i rapporti con le forze della sinistra dentro le cui ambiguità e dentro i cui errori e le cui contraddizioni c&#8217;è uno spazio di azione e iniziativa politica enorme. Lo scopo di questa offensiva deve essere la costruzione di un polo della sinistra in grado di contestare efficacemente le politiche del governo Monti.</p>
<p style="text-align: justify;">Da questo punto di vista è fondamentale valorizzare i momenti di mobilitazione unitaria in calendario, a partire dalla manifestazione della Fiom del prossimo 11 febbraio, e i luoghi politici e sociali nei quali costruire l&#8217;unità necessaria: da questo punto di vista i Giovani Comunisti valutano positivamente il lavoro e la piattaforma programmatica elaborata dalla rete &#8220;Non + disposti a tutto&#8221; e ribadiscono la propria convinta internità a quel percorso. 10 marzo no debito</p>
<p style="text-align: justify;">Ricercare l&#8217;unità a tutti i livelli non è però sufficiente. Serve anche chiarezza nei contenuti e nelle campagne che si mettono in campo.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi ne scegliamo tre: la prima è sul tema del lavoro, riproducendo su scala nazionale la campagna promossa dai Giovani Comunisti del Lazio, per la cancellazione della legge 30 e della precarietà e per l&#8217;introduzione del salario sociale (forma di reddito minimo garantito per disoccupati e giovani in cerca della prima occupazione).</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda incrocia il tema serissimo del rischio di una svolta autoritaria e neofascista come soluzione alla crisi e alternativa al potere tecnocratico delle banche e dei poteri finanziari (come si vede nel rinnovato protagonismo delle destre neofasciste, sia nei movimenti di massa – come nel caso siciliano – sia nella carne viva del disagio sociale dei ceti proletari e sottoproletari). Il cuore di questa campagna è la richiesta della soppressione e dell&#8217;eliminazione di tutte le organizzazioni e formazioni politiche neofasciste, a partire da Casa Pound e da Forza Nuova.</p>
<p style="text-align: justify;">La terza, infine, è l&#8217;adesione alla campagna promossa dall&#8217;associazione A Sud &#8220;Io mi chiamo Giovanni Tizian&#8221;, in solidarietà con il giornalista precario messo sotto scorta per aver denunciato l&#8217;infiltrazione mafiosa nell&#8217;economia e nella politica del nord Italia. Con l&#8217;occasione, individuiamo il terreno dell&#8217;antimafia come terreno privilegiato della nostra iniziativa e suggeriamo ai nostri territori (soprattutto al nord) la moltiplicazione di assemblee e dibattiti sull&#8217;argomento (alla presenza, se possibile, dello stesso Tizian).</p>
<p style="text-align: justify;">Daremo vita inoltre ad un&#8217;inchiesta sullo stato dell&#8217;obiezione di coscienza in questo Paese, regione per regione, clinica per clinica. E&#8217; necessario rendere pubbliche le ragioni per cui la percentuale dei medici obiettori sfiora l&#8217;80%, e soprattutto si annida spesso esclusivamente negli ospedali pubblici, e contribuire ad invertire la rotta. L&#8217;IVG è un diritto di tutte le donne, e noi abbiamo il dovere di batterci perché sia garantito.</p>
<p style="text-align: justify;">Per poter rendere efficaci le nostre proposte, e dare gambe alle campagne, il coordinamento delle/i Giovani Comunisti decide però di dare vita ad una riorganizzazione sistematica del proprio lavoro politico.</p>
<p style="text-align: justify;">Su questo terreno si collocano le seguenti decisioni:</p>
<p style="text-align: justify;">1. promozione di iniziative di formazione teorica e ideologica sulla falsariga della lettera dei due portavoce all&#8217;organizzazione in merito alla tessera 2012;</p>
<p style="text-align: justify;">2. convocazione entro fine febbraio di tutte le conferenze regionali che ancora non sono state effettuate, a partire da quelle di Sicilia, Puglia, Umbria, Sardegna e Emilia-Romagna il cui processo di costruzione è già stato avviato nelle scorse settimane;</p>
<p style="text-align: justify;">3. convocazione in ogni regione e nelle grandi città di attivi sul tesseramento da promuovere contestualmente all&#8217;avvio della campagna nazionale per il tesseramento.</p>
<p>COORDINAMENTO NAZIONALE GIOVANI COMUNISTE/I</p>
<p>Roma, 29 gennaio 2012</p>
<p><strong>I documenti</strong></p>
<p><a href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/DIREZIONE-DEI-GIOVANI-COMUNISTI.docx" target="_blank"><strong>La nuova Direzione nazionale dei GC</strong></a></p>
<p><strong><a href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/cantieri-navali.docx" target="_blank">Ordine del giorno sui Cantieri navali di Trapani</a></strong></p>
<p><a href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/cultura-politica.2.docx" target="_blank"><strong>Ordine del giorno sul percorso formativo</strong></a></p>
<p><a href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/endyl.docx" target="_blank"><strong>Ordine del giorno sull&#8217;adesione dei GC all&#8217;European Network of Democratic Young Left</strong></a></p>
<p><strong><a href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/esteri.docx" target="_blank">Ordine del giorno su Siria e Iran</a></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/Fiom.docx" target="_blank">Ordine del giorno sulla FIOM</a></strong></p>
<p><a href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/forconi.docx" target="_blank"><strong>Ordine del giorno sul movimento dei forconi</strong></a></p>
<p><a href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/MUSSOLINI.docx" target="_blank"><strong>Ordine del giorno contro il monumento a Mussolini e Petacci</strong></a></p>
<p><a href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/Odg-Antifascismo.docx" target="_blank"><strong>Ordine del giorno sull&#8217;antifascismo</strong></a></p>
<p><a href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/odg-lavoro.docx" target="_blank"><strong>Ordine del giorno sul lavoro e adesione a &#8220;Mai + disposti a tutto&#8221;</strong></a></p>
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		<title>Duri senza mai perdere la tenerezza</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 18:51:01 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Giovani Comunisti]]></category>
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		<category><![CDATA[tessera]]></category>
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		<description><![CDATA[di Anna Belligero e Simone Oggionni Scriviamo questa lettera aperta alle nostre compagne e ai nostri compagni, sollecitati dalle reazioni che ha suscitato il lancio della campagna sul tesseramento 2012. Una marea di apprezzamenti, che condividiamo con coloro i quali hanno elaborato il progetto e lavorato graficamente alla sua realizzazione, e qualche critica, talmente densa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di Anna Belligero e Simone Oggionni</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Scriviamo questa lettera aperta alle nostre compagne e ai nostri compagni, sollecitati dalle reazioni che ha suscitato il lancio della campagna sul tesseramento 2012.<br />
Una marea di apprezzamenti, che condividiamo con coloro i quali hanno elaborato il progetto e lavorato graficamente alla sua realizzazione, e qualche critica, talmente densa di implicazioni politiche e ideologiche da indurci ad una riflessione. Perché &#8211; sia chiaro &#8211; delle critiche (anche quando sono poste in maniera così rozza e grottesca) rispondiamo politicamente, in prima persona, insieme agli altri compagni dell&#8217;esecutivo nazionale. <span id="more-3204"></span><br />
La nostra riflessione ruota intorno ad una domanda: ma noi vogliamo bene alla nostra organizzazione, al nostro partito, oppure no? Il nostro agire politico, la nostra elaborazione, le nostre forme di organizzazione sono mirate al nostro rafforzamento, alla crescita nostra e della nostra efficacia, oppure no?<br />
A volte, spesso, prevale l’impressione che si utilizzino il partito e la giovanile (e direttamente gli spazi di confronto che si aprono, in primo luogo sulla rete) per esercitarsi in un tiro al piccione esasperante, una continua e autodistruttiva caccia all’untore buona soltanto per sfogare, in parte o in tutto, le nostre frustrazioni.<br />
Forse questo è il punto. Che il capitalismo fa talmente schifo che genera mostri e frustrazione ovunque, a qualsiasi livello. L’abbiamo scritto anche a commento dell’omicidio di Stefania Noce: non c’è più un dentro e un fuori dal sistema, e una linea di demarcazione (nitida e quindi rassicurante) che divide i buoni dai cattivi. Esiste un sistema talmente totalitario che produce anche in chi lo combatte volgarità e alienazione. E allora, tra noi, c’è chi crede di vivere in Corea del Nord o di essere nell’Unione Sovietica degli anni Trenta. E considera l’omaggio a Lucio Magri, comunista e uomo libero, «raccapricciante». E considera le lotte degli studenti cileni, guidati nei mesi scorsi dalla comunista Camila Vallejo e a cui abbiamo dedicato il “fronte” della tessera, come il gioco di una «massa di ragazzini viziati della ricca borghesia celebrati come se fossero dei rivoluzionari».<br />
Qui c’è qualcosa che non va, e se c’è qualcosa che dobbiamo imputarci autocriticamente non è l’aver pensato e prodotto una tessera dissimile da quella che questi “compagni” probabilmente avevano in testa. Piuttosto, è il non aver affrontato prima, e prepotentemente, questioni di cultura politica che ciclicamente riemergono, con altrettanta prepotenza.<br />
E non ci riferiamo a dettagli, o a sfumature, o a questioni su cui si può e si deve avviare una discussione! Parliamo dei fondamentali, riassunti plasticamente nelle due facce della tessera.<br />
Il bisogno di esprimere la rabbia e di organizzarla politicamente, senza fare sconti alla durezza della realtà e delle nostre risposte, con intransigenza e vigore, perché, come scriviamo, «indignarsi non basta». E non basta perché è necessario trasformare la giusta indignazione in proposta politica, che dia risposte alle istanze sociali che emergono nella società. E’ la necessità di non perdere di vista, dentro la crisi, la rabbia e i bisogni di chi perde il posto di lavoro, di chi sta occupando la fabbrica, di chi non ha casa, o reddito.<br />
Ma come possiamo credere che il più grande sogno di chi vive in condizioni precarie sia quello di dover sempre lottare per ottenere quel che gli spetta di diritto? Come possiamo non porci, da comuniste e comunisti, l’obiettivo di delineare un orizzonte, di felicità, benessere e passione? Qual è l’obiettivo delle nostre lotte: lottare ancora, e ancora e ancora, in una condizione perenne di subalternità e richiesta di diritti, oppure l’approdo ad una società di liberi e uguali?<br />
Ma, contemporaneamente a questo, è il bisogno di non perdere la tenerezza, di appassionarsi al nostro essere comunisti, di amare la nostra comunità. E quindi di imparare a volare, e cioè di guardare in alto, l’orizzonte, non dimenticando che la lotta senza il sogno perde di qualsiasi valore e, soprattutto, è persa in partenza. Una manifestazione di giovani spagnoli, una manifestazione di giovani cileni. E con noi loro, dentro le lotte e non fuori, giudicandole con in mano letture dogmatiche e di terza mano dei Testi Sacri. Chiusi nell’esaltazione metafisica dell’ideologia o nel godimento anacronistico di sistemi sconfitti.<br />
Questi sono le/i Giovani Comuniste/i. Questa è l’organizzazione giovanile di Rifondazione Comunista, con i suoi limiti, con i suoi tanti errori, ma anche con la sua incomprimibile volontà di coniugare radici e futuro, teoria e pratica del conflitto. Se un domani regredisse, e diventasse più simile ad un Museo delle Cere, perderebbe la capacità di attrarre a sé giovani compagne e compagni ricchi della grande ambizione di essere, in questa società di merda, giovani donne e giovani uomini normali ma diversi. Un Paese nel Paese, il Paese migliore nel Paese e nel mondo che non ci piace.<br />
E torniamo allora alla domanda iniziale, e al sentimento che dobbiamo nutrire nei confronti dell’organizzazione. Volerle bene vuol dire non polemizzare su ogni cosa, ma valorizzare le cose che si fanno, con atteggiamento propositivo. E quando le cose fatte non ci convincono, prima si valorizza il fatto che le si sia fatte e poi si introduce, nei luoghi e nei tempi opportuni, la propria critica costruttiva, finalizzata a migliorare il lavoro collettivo. Con un minimo di correttezza e di auto-pedagogia, in assenza della quale non si potrà mai costruire nessun partito comunista.<br />
Riflettiamoci, care compagne e cari compagni. E prima di battere sulla tastiera un commento, uno qualsiasi, contiamo fino a dieci, pensando per una volta anche a chi è fuori da noi e magari vorrebbe avvicinarsi. Alla gente “normale”, alle persone che dobbiamo ancora convincere.</p>
<p>ANNA BELLIGERO<br />
SIMONE OGGIONNI<br />
portavoce nazionali Giovani Comuniste/i</p>
<p style="text-align: justify;">18 gennaio 2012</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Liberi di volare! Al via il tesseramento 2012 ai GC</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 13:32:56 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani Comunisti]]></category>
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		<category><![CDATA[Lucio Magri]]></category>
		<category><![CDATA[tesseramento]]></category>

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		<description><![CDATA[di Marco Giordano  Guarda la tessera GC 2012 FRONTE &#8211; RETRO Abbiamo alle spalle un anno di conflitti, esplosi, agiti, attraversati. Nel 2011 le/ i Giovani comuniste/i sono stati nel cuore delle rivolte. In Italia con gli studenti, i precari, gli operai ,con le donne, i migranti, il movimento Gbltqi.  Mentre nessuno se ne preoccupava,]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di Marco Giordano <strong><br />
</strong></strong>Guarda la tessera GC 2012<strong><strong> <a href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/tesseraGC2012.jpg" target="_blank">FRONTE</a> &#8211; <a href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/tesseraGC2012retro.jpg" target="_blank">RETRO</a></strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo alle spalle un anno di conflitti, esplosi, agiti, attraversati. Nel 2011 le/ i Giovani comuniste/i sono stati nel cuore delle rivolte.<br />
In Italia con gli studenti, i precari, gli operai ,con le donne, i migranti, il movimento Gbltqi.  Mentre nessuno se ne preoccupava, abbiamo lanciato immediatamente presidi e iniziative contro la guerra in Libia, abbiamo animato i comitati referendari contro il nucleare e per la difesa dell&#8217;acqua pubblica, consapevoli della portata enorme di una battaglia sociale e culturale allo stesso tempo, contro la mercificazione delle nostre vite e contro la logica del profitto assurta a cifra delle nostre relazioni.<span id="more-3197"></span><br />
E non ci siamo sentiti soli, perché da Atene a Madrid, dalla Tunisia agli Stati Uniti, il movimento per il global change è tornato a parlare attraverso la nostra generazione. Un movimento che si indigna per gli scempi del neoliberismo autoritario e che ha come obiettivo la costruzione dell’alternativa. Fuori dal capitalismo, dentro la democrazia.<br />
Non siamo soli, e soprattutto per questo la nostra lotta ha sempre più senso e ragion d’essere. Il mondo si ribella a potenti e padroni, e noi vogliamo essere dentro il processo di rivoluzione che è in atto, vogliamo contribuire alla sua liberazione.<br />
Il nostro obiettivo per questo 2012? Far crescerela nostra lotta, la nostra passione, e il nostro entusiasmo con il contributo di tutte/i coloro che vorranno con noi portare a compimento l’insegnamento che ci ha lasciato Lucio Magri, pensando al quale continueremo, per essere finalmente liberi di volare!</p>
<p style="text-align: justify;">MARCO GIORDANO<br />
Esecutivo nazionale Giovani Comuniste/i<br />
Responsabile comunicazione</p>
<p style="text-align: justify;">17 gennaio 2012</p>
]]></content:encoded>
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		<title>20 gennaio, i GC in piazza contro la troika della crisi</title>
		<link>http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/20-gennaio-i-gc-in-piazza-contro-la-troika-della-crisi.html</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 12:39:40 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani Comunisti]]></category>
		<category><![CDATA[Politica interna]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Merkel]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Monti]]></category>
		<category><![CDATA[Nicolas Sarkozy]]></category>
		<category><![CDATA[vertice]]></category>

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		<description><![CDATA[del Coordinamento nazionale GC Il 20 gennaio Roma ospiterà il vertice tra Merkel, Sarkozy e Mario Monti: tre dei maggiori responsabili della speculazione finanziaria sui titoli di Stato europei e quindi della crisi economica che ha investito l&#8217;Europa e tutto l&#8217;Occidente capitalistico. I Giovani Comunisti aderiscono all&#8217;appello lanciato dal segretario del Prc Paolo Ferrero a]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>del Coordinamento nazionale GC</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il 20 gennaio Roma ospiterà il vertice tra Merkel, Sarkozy e Mario Monti: tre dei maggiori responsabili della speculazione finanziaria sui titoli di Stato europei e quindi della crisi economica che ha investito l&#8217;Europa e tutto l&#8217;Occidente capitalistico.</p>
<p style="text-align: justify;">I Giovani Comunisti aderiscono all&#8217;appello lanciato dal segretario del Prc Paolo Ferrero a costruire per il 20 a Roma una manifestazione di protesta contro le politiche dei governi liberisti europei. Questa sarà l&#8217;accoglienza che riserveremo agli autorevoli ospiti internazionali del nostro presidente del Consiglio. Saremo in piazza convinti che soltanto respingendo le politiche di macelleria sociale l&#8217;Italia e l&#8217;Europa<span id="more-3176"></span> possono avere un futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">Aderiamo all&#8217;appello e lo rilanciamo, rivolgendoci alle forze giovanili della sinistra, ai movimenti sociali, alle organizzazioni studentesche e ai collettivi. L&#8217;opposizione al governo Monti è una necessità improrogabile, in primo luogo per una generazione &#8211; la nostra &#8211; che anche a causa delle sue politiche oggi non vede alcun futuro se non una condizione di precarietà, bassi salari e disoccupazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo, per riavviare un processo di convergenza delle forze e dei movimenti della sinistra d&#8217;alternativa, saremo in piazza il 20 gennaio, chiamando tutte le nostre strutture territoriali al massimo della mobilitazione.</p>
<p style="text-align: justify;">COORDINAMENTO NAZIONALE GIOVANI COMUNISTE/I</p>
<p style="text-align: justify;">12 gennaio 2012</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>I GC oggi a Rosarno per dire &#8220;Su la testa!&#8221;</title>
		<link>http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/i-gc-oggi-a-rosarno-per-dire-su-la-testa.html</link>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 13:03:53 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
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		<category><![CDATA[Giovani Comunisti]]></category>
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		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Rosarno]]></category>
		<category><![CDATA[sfruttamento]]></category>
		<category><![CDATA[xenofobia]]></category>

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		<description><![CDATA[comunicato stampa La crisi economica che ci troviamo a subire ha delle pesantissime ricadute sulla vita delle persone: licenziamenti, cancellazione dei diritti, precarizzazione di massa, lotta tra poveri, crisi ambientale e della sovranità popolare. La stessa crisi ci impone momenti di discussione e mobilitazione comuni affinché possiamo lottare insieme per riprenderci il nostro fruturo, un]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>comunicato stampa</strong></p>
<div>
<p style="text-align: justify;">La crisi economica che ci troviamo a subire ha delle pesantissime ricadute sulla vita delle persone: licenziamenti, cancellazione dei diritti, precarizzazione di massa, lotta tra poveri, crisi ambientale e della sovranità popolare. La stessa crisi ci impone momenti di discussione e mobilitazione comuni affinché possiamo lottare insieme per riprenderci il nostro fruturo, un futuro che giorno dopo giorno ci è sempre più negato. Per questo come Giovani comunisti/e raccogliamo il grido &#8220;Su la testa&#8221; e aderiamo alla giornata di lotta a Rosarno del 7 gennaio, perché non abbassiamo la testa di fronte a sfruttamento, precarizzazione, razzismo e devastazione del territorio ma<span id="more-3165"></span> continuiamo ad immaginare un mondo migliore per tutti e tutte e a lottare per ottenerlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Uniti per riprenderci il futuro, uniti per la difesa del lavoro del territorio e dei beni comuni.</p>
<p style="text-align: justify;">GIOVANI COMUNISTE/I<br />
Coordinamento nazionale</p>
<p style="text-align: justify;">7 gennaio 2012</p>
</div>
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		<title>Cronache giovanili dal congresso: «Sono qui, e ci sto bene. Questo Partito mi va»</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 15:20:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Maria R. Calderoni Simone Oggionni me lo dà come il più giovane delegato del congresso. Mattia Nesti, 19 anni, capelli scuri e ricci, viso delicato, bel sorriso, nonché camicia bianca, giubbotto blu e inconfondibile accento toscano (per forza, è di Pistoia). Studente, ultimo anno di liceo classico, famiglia di sinistra ma senza tessere di]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di Maria R. Calderoni</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Simone Oggionni me lo dà come il più giovane delegato del congresso. Mattia Nesti, 19 anni, capelli scuri e ricci, viso delicato, bel sorriso, nonché camicia bianca, giubbotto blu e inconfondibile accento toscano (per forza, è di Pistoia). Studente, ultimo anno di liceo classico, famiglia di sinistra ma senza tessere di partito, ceto medio. Mattia, segni particolari: Giovane comunista. E, come tale, a scuola va bene, 8 in storia, studiare gli piace, «studio per me, non solo perché ho degli esami da superare».<br />
Una giornata piena, la sua, è un giovane comunista non un secchione. Il liceo, ma anche il pianoforte, la scherma, gli amici, «siamo un gruppo fisso, un bel gruppo, stiamo bene insieme». A Rifondazione ci è arrivato da solo, da ragazzino, nemmeno diciassettenne. <span id="more-3088"></span>«Frequentavo gruppi giovanili, collettivi studenteschi; ma quando ho incominciato a interessarmi di politica più seriamente, ho capito che ci voleva un partito». Un partito «come realtà costruita, più solida e organizzata, ben radicata nel territorio ma anche di respiro nazionale». Anche un partito «come strumento utile a modificare il mondo». Ci voleva un partito e lui si è iscritto a Rifondazione Comunista (che, ci tiene a dire, «a Pistoia è piuttosto forte», 400 iscritti).<br />
Ha 19 anni e ci crede. Va bene, come tutti ama Vasco Rossi, e gli piacciono i gialli (toh, scopro che stiamo leggendo lo stesso libro, &#8220;La trilogia di Adamsberg&#8221;), vorrebbe fare il giornalista.<br />
Contento di esserci, qui al congresso, per conoscere i compagni, capire, ascoltare: «E&#8217; la prima volta, una esperienza molto interessante, stimolante; e utile».<br />
Mattia, segni particolari: nato dopo il crollo del Muro di Berlino. Lui non c&#8217;era. Allora, ci hai ragionato? Furono solo &#8220;errori ed orrori&#8221;? Scuote la testa e quasi se la prende: «Ma no, tutto il contrario». Lui non c&#8217;era. E però sull&#8217; Unione sovietica ha le idee chiare: «Una esperienza storica di grande importanza, da studiare e valorizzare». E dimmi &#8211; insisto (sfacciatamente) &#8211; magari oggi parole come comunismo, Lenin sono, secondo quanto sostiene qualcuno, parole &#8220;indicibili&#8221;? «Proprio no, direi dicibili. Molto, molto dicibili».<br />
Niente da fare, un Giovane comunista è un Giovane comunista. Ha quei segni particolari lì, che ci volete fare.Guarda, Mattia, che ci contiamo. E scusami se il tuo pezzo è molto meno lungo di quello di Guido. Magari ci possiamo risentire fra 8 congressi.</p>
<p style="text-align: justify;">MARIA R. CALDERONI</p>
<p style="text-align: justify;">Liberazione, 6 dicembre 2011</p>
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		<title>Possiamo ancora esprimere in modo pacifico le nostre idee?</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Nov 2011 21:42:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Simone Oggionni Il clima a Roma è pesante. Scriviamo adesso, a distanza di qualche giorno dai fatti del 3 novembre, e a dieci giorni dalla giornata di mobilitazione studentesca convocata per il prossimo 17 novembre. Ad una distanza che ci consente quindi la maggiore lucidità e la maggiore chiarezza possibili. La sera del 2]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di Simone Oggionni</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il clima a Roma è pesante. Scriviamo adesso, a distanza di qualche giorno dai fatti del 3 novembre, e a dieci giorni dalla giornata di mobilitazione studentesca convocata per il prossimo 17 novembre.<br />
Ad una distanza che ci consente quindi la maggiore lucidità e la maggiore chiarezza possibili.<br />
La sera del 2 novembre il Questore di Roma Francesco Tagliente consegna alle agenzie un comunicato stampa surreale, avvisando preventivamente gli studenti medi di Roma che «scendere in piazza senza preavviso [li avrebbe] esposti a responsabilità penali, civili ed amministrative» e invitando i presidi a «informare i diretti interessati delle possibili conseguenze» delle proprie azioni.<span id="more-3049"></span><br />
Poche ore dopo, nella notte tra il 2 e il 3 novembre, cinque militanti dei Giovani Democratici – a cui ribadiamo tutta la nostra fraterna solidarietà – vengono aggrediti da una squadra di militanti di estrema destra mentre attacchinano manifesti vicino a via dei Prati Fiscali. Successivamente viene reso noto che questi squadristi sono dirigenti e militanti di Casa Pound, conosciuti molto bene a Roma sia dalle forze dell’ordine sia dall’Amministrazione comunale, con la quale Casa Pound intrattiene, a diversi livelli, rapporti più che noti.<br />
Il mattino del 3 novembre accade poi quello che non dovrebbe accadere in nessuno Stato di diritto.<br />
Prima delle 8 in alcuni Licei della città i dirigenti scolastici applicano le indicazioni del Questore. Al Tasso il vicepreside Benedetti, collaborando con ufficiali della Digos e della Questura, accompagna per strada gli studenti agli interrogatori dei funzionari di Ps. Alcuni sono identificati, filmati e diffidati dal partecipare ad una manifestazione che, in quei minuti, non è neppure iniziata.<br />
Al Mamiani circa cinquanta ragazzi vengono identificati dalla Digos. Stesso discorso per il Virgilio: minacce e schedature per disincentivare preventivamente la partecipazione degli studenti alla mobilitazione. Chissà se vengono in seguito acquisiti anche i registri delle presenze, come avveniva all’avvento del fascismo durante le manifestazioni antifasciste.<br />
Episodi simili avvengono al Righi, Lucrezio Caro, Visconti, Augusto, Morgagni, Newton e Talete.<br />
Dalle 9 del mattino, quello che tutti abbiamo letto: centinaia di studenti concentrati alla stazione Tiburtina vengono aggrediti e caricati senza alcun motivo, e poi trattenuti per ore dalle forze dell’ordine e identificati. Fanno riflettere le parole pronunciate da Alemanno, che rivendica l’intervento delle forze dell’ordine e lo giustifica anche qualora l’ordinanza non ci fosse stata.<br />
Arriviamo ad oggi: l’ordinanza di Alemanno non è ancora stata revocata e tutto lascia intendere che non verrà revocata. Tecnicamente, ogni manifestazione programmata per il 17 novembre è, ad oggi, vietata. Giuridicamente e politicamente, il perdurare del divieto contro la manifestazione del 17 novembre è un colpo gravissimo alla nostra Costituzione e alla cultura democratica di Roma.<br />
Il movimento studentesco in queste ore sta convocando assemblee di istituto in ogni scuola per decidere il da farsi. Contemporaneamente, i Cobas hanno esplicitato la propria volontà di manifestare il 17 insieme agli studenti per riprodurre in piazza quell’unità tra lavoratori e studenti indispensabile in una fase straordinaria come questa. Anche gli universitari, che partiranno da piazzale Aldo Moro, saranno presenti.<br />
Noi ovviamente non vogliamo sovradeterminare le scelte degli studenti medi romani. Il 17 è la loro giornata di mobilitazione, e noi abbiamo semplicemente promosso e aderito ad una data che riteniamo centrale per le potenzialità che contiene: rivitalizzare il movimento a partire dal protagonismo studentesco, tornare a scrivere – dopo il 15 ottobre – una pagina di lotta e di mobilitazione importante e scevra dagli episodi di stupida violenza sui quali abbiamo già espresso la nostra condanna.<br />
Non vogliamo sovradeterminare le scelte degli studenti ma diciamo a loro che se decidessero di sfilare in corteo, sia che l’ordinanza venisse confermata sia che l’ordinanza venisse rimossa, noi saremo con loro, incondizionatamente dalla loro parte. E garantendo allo stesso tempo, per parte nostra, le condizioni e l’agibilità politica di cui un corteo ha bisogno per poter risultare efficace.<br />
Al contempo chiediamo al Questore di farci capire cosa ha intenzione di fare ed, eventualmente, quali indicazioni ha ricevuto. O si garantisce concretamente la libertà di manifestare e si applica la Costituzione, oppure si vieta la libertà di manifestare, si applicano le schedature preventive degli studenti, si ricorre ai manganelli e alle cariche e allora si calpesta la Costituzione.<br />
Non c’è una terza via. Noi siamo responsabili e vogliamo esprimere in maniera pacifica le nostre idee (che, lo si sta capendo anche in queste ore, sono ormai le idee della maggioranza del Paese). A Roma, in Italia, è ancora possibile farlo?</p>
<p>SIMONE OGGIONNI</p>
<p>da Liberazione del 10 novembre 2011</p>
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		<title>La sfida del 15 ottobre e la costruzione della sinistra di alternativa</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 14:20:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Daniele Maffione La manifestazione del 15 ottobre ha sollevato con forza una questione: esistono le condizioni in Italia per costruire un nuovo movimento antiliberista. Non ha senso avviluppare il dibattito, come si è fatto in questi giorni, sulle forme di lotta oppure su una discussione ideologica fra violenza e non-violenza, che ripiega tutta su]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di Daniele Maffione</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La manifestazione del 15 ottobre ha sollevato con forza una questione: esistono le condizioni in Italia per costruire un nuovo movimento antiliberista. Non ha senso avviluppare il dibattito, come si è fatto in questi giorni, sulle forme di lotta oppure su una discussione ideologica fra violenza e non-violenza, che ripiega tutta su se stessa e non affronta i nodi politici che pone la fase. Nel nostro Paese, infatti, la crisi economica e quella politica si sono sovrapposte. Le classi dirigenti italiane  sono incapaci di produrre una risposta di medio-lungo periodo alla crisi sistemica. Non esiste una politica di pianificazione industriale. Tutti i settori, da quello metalmeccanico a quello cantieristico, dai trasporti al settore pubblico, risentono della mancanza di classi dirigenti capaci di investire<span id="more-2995"></span> sul lavoro. L’unico risposta concreta viene data in termini di finanziamenti pubblici, con pesantissimi tagli allo stato sociale ed ai diritti, ai debiti prodotti dalla finanza privata con un conseguente e progressivo svuotamento della Costituzione e dello Statuto dei lavoratori. Lo scenario europeo, ed in particolare quello del nostro Paese, è divenuto oramai drammatico e prospetta un’ingovernabilità della crisi capitalistica, che diverrà strutturale e si andrà ad abbattere negli anni venturi sui lavoratori, sulle nuove generazioni oppresse dal precariato lavorativo, sulle pensioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 15 ottobre, oltre agli scontri, di cui si è parlato abbondantemente, ma senza un approccio marxista, è accaduto un fatto nuovo: in piazza si sono mobilitati tutti i soggetti politici e sociali colpiti dalla crisi, che pacificamente hanno dimostrato il proprio dissenso nei confronti delle politiche della BCE, del governo Berlusconi, della Confindustria e del neoliberismo. Non si è trattato, infatti, di assistere alla solita, per quanto utile, manifestazione vertenziale. Questa volta, abbiamo assistito, dopo molti anni, all’espressione di un dissenso politico, in cui si sono saldati soggetti politici e sociali, che fatica ad essere incanalato nelle strutture pre-esistenti e non trova interlocutori nel Parlamento, sollevando l’esigenza della costruzione di una sinistra di alternativa, capace non solo di criticare il neoliberismo, ma anche di elaborare delle risposte concrete alla crisi</p>
<p style="text-align: justify;">La propaganda governativa ha voluto imbavagliare la mobilitazione di centinaia di migliaia di manifestanti con le violenze generate dai cosiddetti “black bloc”. Su questo punto bisogna essere fermi: gli scontri cui abbiamo assistito, non hanno nulla a che vedere con le ragioni della manifestazione. I “black bloc” li abbiamo già visti in azione a Genova nel 2001 ed abbiamo compreso la loro funzione a margine dei cortei: servono a creare una strategia della tensione in piazza, volta ad eliminare la voce politica di un movimento e scatenare la repressione poliziesca. Le violenze non sono espressione del disagio sociale, ma rispondono ad un disegno di caos organizzato, animato da frange assolutamente minoritarie, volte a tarpare le ali della protesta politica. Lo dimostra il fatto che gli incidenti siano stati colti a pretesto per impedire la manifestazione della FIOM del 21 ottobre, sospendendo, nei fatti, la possibilità democratica di una mobilitazione operaia. Questa cosa è gravissima ed incomincia a prospettare uno scenario di svolta autoritaria nel governo con una gestione fascista dell’ordine pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">In una nota diffusa dal Ministero dell’Interno, all’indomani degli incidenti, Maroni descriveva la composizione politica dello spezzone che ha devastato Roma: nel mirino sono stati posti centri sociali di mezza Italia, gruppuscoli politici, frange anarchiche. A mio modo di vedere, stando alla rassegna di filmati prodotti da Rainews 24 e Presa Diretta, non è da escludere anche l’infiltrazione di gruppi ultrà e neofascisti. Lo dimostrerebbe anche l’individuazione degli obiettivi da colpire e le modalità scelte per condurre la guerriglia urbana, come il dare fuoco ad auto utilitarie ed appartamenti ed il prendere a cinghiate manifestanti, che tentavano di impedire gli scontri. Per ripristinare la verità, occorreranno le indagini delle forze dell’ordine e della magistratura. Ma un punto bisogna stabilirlo: il caos organizzato ha marciato di pari passo con un’incapacità (e,  probabilmente, con un coordinamento) nella gestione dell’ordine pubblico. Non soltanto, l’antiterrorismo avrebbe potuto e dovuto svolgere un lavoro di intelligence preventivo, ma sarebbe dovuta intervenire tempestivamente per impedire che nascessero incidenti a margine di un corteo-fiume pacifico. In alcune fotografie, emerge con chiarezza come alcuni uomini in borghese fiancheggiassero indistintamente i gruppi “insurrezionalisti” ed i cordoni di polizia. Questo celerebbe un legame fra alcune frange violente di manifestanti e reparti della forza pubblica. Altra cosa è dire che gli agenti delle forze dell’ordine, insieme ai manifestanti inermi, sono stati coinvolti in una guerriglia urbana senza disporre dei mezzi adeguati per svolgere il proprio lavoro. Bisogna, infatti, comprendere che persino i sindacati di polizia stanno protestando contro il governo Berlusconi per i tagli alla  sicurezza, che interessano finanche la benzina per far spostare i mezzi.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa tematica non può essere lasciata al populismo delle destre: una sinistra di alternativa, che si pone il compito di mobilitare le classi subalterne, deve comprendere anche che la crisi coinvolge persino i lavoratori delle forze dell’ordine, che non sono nemici da abbattere, e in cui si riversa, almeno in parte, tutta la drammaticità della questione meridionale, con giovani costretti ad entrare nelle forze di sicurezza come unica alternativa alla disoccupazione. Dal canto loro, gli agenti delle forze dell’ordine, anziché lamentare l’abbandono della politica, ripiegando su rivendicazioni corporative e sul qualunquismo a-ideologico,  dovrebbero sposare le rivendicazioni di questo movimento antiliberista, che non può essere represso in un bagno di sangue, ma deve essere appoggiato nelle sue rivendicazioni essenziali: lavoro, diritti, partecipazione, democrazia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dibattito che si è animato nei giorni scorsi tra violenza e non-violenza è a dir poco stucchevole. In Europa ed in Italia, oggi esistono ancora le condizioni per condurre una battaglia politica pacifica e di massa, volta ad accrescere il consenso tra i lavoratori e le nuove generazioni, che non possono lasciarsi trascinare in una spirale di odio e di provocazioni. Credo che il limite della piazza del 15 ottobre sia stato il relegare la FIOM ed i soggetti politici più strutturati, come Rifondazione comunista e la Fds, nella coda del corteo, subendo una logica da sistema maggioritario, che vuole i sindacati ed i partiti al margine delle mobilitazioni di massa, seguendo un antipoliticismo di maniera. A conti fatti, i soggetti organizzati hanno tenuto almeno una parte della piazza, garantendo un efficace servizio d’ordine ed impedendo ulteriori provocazioni da parte degli spontaneisti e della polizia.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto, per compiere un salto di qualità oggettivo, questo movimento deve dotarsi di una propria piattaforma politica, che accolga tutte le istanze sociali presenti al proprio interno, e sia in grado di approntare anche una propria intelligenza anche nella gestione organizzativa delle mobilitazioni. I comunisti devono svolgere un ruolo essenziale non soltanto in termini di esperienza pratica, ma anche nell’educazione politica di questo movimento antiliberista. Non possiamo ripudiare il ricorso legittimo alla forza, in alcuni contesti storici, come ad esempio è avvenuto perla Resistenza italiana. Ma bisogna essere consapevoli che, fin quando la Costituzione della Repubblica rimarrà intatta, esistono le condizioni per svolgere una battaglia pacifica e democratica dal basso, che non si lasci precipitare nelle violenze e sia capace di rispondere alle provocazioni squadristiche ed alla repressione poliziesca. Su questo ci contenderemo l’egemonia nel movimento contro le frange estremistiche, che rischiano di rovinare le potenzialità di massa del movimento stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, i comunisti hanno una grande sfida da sostenere in questo momento: devono sapere porre la centralità del conflitto capitale-lavoro nelle viscere del sorgente movimento anticapitalista. Bisogna, cioè, dare centralità alla ricostruzione di un soggetto della trasformazione, capace di aggregare attorno a se un nuovo blocco storico e di esercitare egemonia politica e culturale nella vecchia e marcia società capitalista. In questa sfida, risiede la difficoltà per un Partito come Rifondazione comunista e per un’aggregazione come la Federazione della Sinistra. La piazza del 15 ottobre ha bisogno di una nuova sinistra di alternativa, capace di rompere il minoritarismo e di parlare di lavoro, pace, uguaglianza sociale. Dobbiamo, quindi, saper trasformare il nostro Partito in un’efficiente organizzazione di massa, capace di parlare alle classi subalterne, costruire la sinistra di alternativa e indicare una prospettiva egemonica di superamento del capitalismo.</p>
<p>DANIELE MAFFIONE</p>
<p>responsabile nazionale antifascismo &#8211; Giovani Comuniste/i</p>
<p>20 ottobre 2011</p>
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		<title>Questi sono gli indignati! Non i teppisti di San Giovanni</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Oct 2011 21:57:31 +0000</pubDate>
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		<title>15 ottobre: CI SIAMO!</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 21:07:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Simone Oggionni Sabato 15 ottobre è ormai alle porte. Tra poche ore Roma sarà invasa – questo è il nostro augurio – da centinaia di migliaia di compagne e compagni, di giovani e di lavoratori. Sarà un passaggio molto importante, il secondo grande segnale, dopo lo sciopero generale del 6 settembre, che il Paese]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di Simone Oggionni</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sabato 15 ottobre è ormai alle porte. Tra poche ore Roma sarà invasa – questo è il nostro augurio – da centinaia di migliaia di compagne e compagni, di giovani e di lavoratori.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarà un passaggio molto importante, il secondo grande segnale, dopo lo sciopero generale del 6 settembre, che il Paese darà a Berlusconi, a Confindustria, a tutte le classi dirigenti neo-liberiste che in questi anni (questi ultimi due decenni) si sono susseguite al governo. Non casualmente questo 15 ottobre è una scadenza europea e internazionale, convocata dal movimento degli indignados spagnoli e rilanciata dai movimenti sociali in tutto il mondo. Segno che sono mature le condizioni per una riflessione e una<span id="more-2932"></span> mobilitazione permanente di carattere internazionale, e in particolare europeo, sui danni prodotti dal sistema capitalistico e dalle politiche neo-liberiste.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma nel nostro Paese questo passaggio non è solo importante. E’ fondamentale: perché cade in una settimana cruciale, che potrebbe determinare la caduta del governo Berlusconi e l’apertura di nuovi scenari, tutti da verificare.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta allora, anche per questo, di un’occasione straordinaria, che dobbiamo saper sfruttare, trasformando la manifestazione in un grande appuntamento di popolo, radicale nelle parole d’ordine e pacifico nelle modalità d’azione.</p>
<p style="text-align: justify;">Come già prima di Genova, come già prima di tanti appuntamenti studenteschi nel corso degli ultimi mesi, le trombe dei giornali asserviti stanno già suonando la solita litania, facendosi profeti di sventure e violenze di ogni tipo. Tutto per scoraggiare la partecipazione e per creare il clima favorevole (a livello di opinione pubblica e a livello di gestione della piazza) alla degenerazione della nostra iniziativa.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo, a maggior ragione, dobbiamo dimostrare tutta la maturità del movimento e delle nostre organizzazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Rifondazione comunista e la Federazione della Sinistra hanno deciso di non organizzare un proprio spezzone e di partecipare in tutto il corteo insieme alle strutture territoriali con cui abbiamo, in tutta Italia, organizzato i pullman, proprio per valorizzare questo elemento di comunanza e di condivisione.</p>
<p style="text-align: justify;">Contestualmente, i Giovani Comunisti – insieme alla Fgci, e sotto la comune insegna di Alternativa Ribelle – saranno in piazza con un proprio spezzone organizzato, con le nostre bandiere e i nostri striscioni, che seguirà il percorso concordato e condiviso da tutto il comitato promotore della manifestazione, da piazza della Repubblica a piazza San Giovanni. Al termine del percorso, decideremo insieme quale continuità dare alla presenza in piazza, se e come accamparci, se e come organizzare, nell’immediato, altre iniziative.</p>
<p style="text-align: justify;">Utilizziamo questi ultimi giorni e queste ultime ore per mobilitare il maggior numero di compagni, per riempire tutti i pullman (ad oggi ne abbiamo già riempiti oltre 150) e per dare prova, come già altre volte, di tutta la nostra capacità organizzativa.</p>
<p style="text-align: justify;">L’appuntamento per tutti i compagni è per le ore 13.30 in piazza della Repubblica, dietro il pullman a due piani di Alternativa Ribelle, riconoscibile dalle bandiere di Rifondazione, della Federazione della Sinistra e dei Giovani Comunisti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nostro tempo è adesso.</p>
<p>SIMONE OGGIONNI</p>
<p>14 ottobre 2011</p>
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