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	<title>Giovani Comunisti/e &#187; Esteri</title>
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	<description>pace, lavoro, giustizia sociale, diritti e libertà</description>
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		<title>Gli studenti e le conseguenze dei piani di austerità in Europa</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 17:43:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dichiarazione congiunta di CJC (Spagna), CJC (Catalogna), COMAC (Belgio), EDON (Cipro), FGCI e GC (Italia), JCP (Portogallo), UJCE (Spagna), KNE (Grecia), UEC (Francia). La dichiarazione, in vista delle lotte studentesche del 17 novembre, è stata proposta dal MJCF traduzione di Franco Tomassoni per Marx21.it Dal 2008, il sistema capitalista è entrato in un nuovo periodo di]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="ja-contentwrap">
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<p style="text-align: justify;"><strong>Dichiarazione congiunta di CJC (Spagna), CJC (Catalogna), COMAC (Belgio), EDON (Cipro), FGCI e GC (Italia), JCP (Portogallo), UJCE (Spagna), KNE (Grecia), UEC (Francia). La dichiarazione, in vista delle lotte studentesche del 17 novembre, è stata proposta dal MJCF</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>traduzione di <strong>Franco Tomassoni</strong> per Marx21.it</em></p>
<div>
<p style="text-align: justify;">Dal 2008, il sistema capitalista è entrato in un nuovo periodo di crisi. Questa crisi sistemica è iniziata negli Stati Uniti d&#8217;America e si è mossa verso l&#8217;Europa e ha avuto drastiche conseguenze sulle classi popolari nel nostro continente.</p>
<p style="text-align: justify;">I meccanismi di aiuto della &#8220;troika&#8221; sono schemi per salvare i capitalisti, a sostegno dei governi di destra e socialdemocratici, e non possono fermare la crisi. Anzi peggiorano la situazione applicando politiche reazionarie che conducono i popoli in situazioni ancora più difficili nella fase più profonda della crisi capitalistica. Con la crisi l&#8217;Unione europea mostra la sua vera natura di istituzione imperialista, il cui obiettivo è quello di servire gli interessi della borghesia europea.<span id="more-3064"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La crisi dei debiti sovrani che sono un sintomo della crisi economica del capitalismo, in paesi come Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna e Italia è un pretesto per imporre piani di austerità alle classi popolari. Tali politiche riducono i diritti dei lavoratori, degli studenti e di tutto il popolo. Esse costituiscono dichiarazioni di guerra contro gli interessi degli strati popolari.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quindici anni il settore della Pubblica Istruzione è stato al centro di attacchi da parte dell&#8217;UE nella direzione di riprodurre gli standard del sistema scolastico inglese e americano, a partire dall&#8217;apertura del mercato della formazione ai monopoli, fino alla privatizzazione e commercializzazione delle scuole pubbliche creando enormi opportunità per la creazione di profitto. Nonostante la situazione sia già grave di per sé si corre il rischio di un ulteriore peggioramento. In continuità con il processo di Bologna e con la strategia di Lisbona, che è ora Agenda euro2020, i giovani provenienti dalle classi popolari saranno esclusi dalle università.</p>
<p style="text-align: justify;">Le organizzazioni firmatarie dichiarano che il giorno Giovedì 17 novembre, giornata internazionale dello studente:</p>
<p style="text-align: justify;">1. L&#8217;istruzione superiore è un diritto fondamentale delle persone e dei giovani, che non dovrebbe essere sottomesso all&#8217;economia privata.<br />
2. L&#8217;educazione e l&#8217;istruzione superiore deve essere un servizio pubblico, gratuito e laico. Lottiamo contro la riforma capitalista, per un Università che serva i bisogni dei popoli e non il profitto dei capitalisti e dei monopoli.<br />
3. I nostri paesi devono essere portati fuori dal processo di Bologna!<br />
4. Lo scopo dell’università dovrebbe essere quello di educare i giovani e permettere a tutti di perseguire progetti di ricerca di qualità senza il ricatto delle risorse per portarlo avanti.<br />
5. Il capitalismo non è un sistema che permette a tutti di studiare e di vivere in condizioni decenti, quindi dobbiamo combatterlo e rovesciarlo.<br />
6. Le università non dovrebbero, tramite il tentativo di sviluppare politiche come il processo di Bologna, applicare politiche imperialiste nei confronti di altri stati.. Le università di tutti i paesi devono promuovere programmi di cooperazione e di ricerca basati sulla solidarietà e sugli interessi comuni della società e delle persone, non sugli interessi e sul profitto delle multinazionali e delle imprese.<br />
7. Gli studenti provenienti dal terzo mondo che studiano in Europa sono vittime di discriminazione e razzismo. I capitalisti stanno sfruttando e partecipando al saccheggio di tali paesi. Esprimiamo tutta la nostra solidarietà, sosteniamo la loro causa e ci appelliamo a loro affinché si uniscano nella battaglia comune per i diritti.<br />
8. Sollecitiamo le nostre università a sviluppare partenariati con le università palestinesi, aiutando la lotta per la vita, l&#8217;istruzione e il lavoro che il popolo palestinese sta conducendo in condizioni avverse, a causa della continua occupazione imperialista israeliana.<br />
9. Denunciamo fermamente la faziosità, il revisionismo e l’anticomunismo nella formazione che procede falsificando la storia e identificando il nazismo con il comunismo;<br />
10. Allo stesso modo combattiamo l&#8217;ideologia capitalista dell&#8217;educazione e vogliamo una democrazia reale nell’elaborazione di programmi e nell&#8217;organizzazione dell’università, in modo che l&#8217;educazione e la scienza possano avere il ruolo che gli spetta nella società, per migliorare la vita dei lavoratori e della società tutta.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, esprimiamo la nostra solidarietà agli studenti e alla gioventù del mondo, che si batte per una migliore condizione di vita e di studio.</p>
<p style="text-align: justify;">Lottiamo per un mondo di pace, solidarietà, socialismo, per un&#8217;Europa libera dello sfruttamento capitalistico e affinché gli studenti vivano liberamente e abbiano le migliori condizioni di studio per migliorarsi e dare il loro contributo allo sviluppo della società!</p>
<p style="text-align: justify;">22 novembre 2011</p>
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		<title>Il Che è morto di nuovo</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 21:49:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Carlo Lingera &#8220;Che Guevara era morto, ma ognuno lo credeva che con noi il suo pensiero nel mondo rimaneva” (F.Guccini – Stagioni) Apprendiamo con enorme dolore della morte in combattimento del comandante Alfonso Cano, a capo del segretariato delle FARC EP. La guerriglia più longeva al mondo perde oggi il suo lider più importante.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di Carlo Lingera</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Che Guevara era morto, ma ognuno lo credeva che con noi il suo pensiero nel mondo rimaneva” </em><br />
<em> (F.Guccini – Stagioni)</em></p>
<p style="text-align: justify;">Apprendiamo con enorme dolore della morte in combattimento del comandante Alfonso Cano, a capo del segretariato delle FARC EP. La guerriglia più longeva al mondo perde oggi il suo lider più importante. Il 5 novembre 2011 è una data triste e luttuosa per l’intero movimento comunista mondiale, e la portata storica di questa data è pari solo a quel tragico 9 ottobre del ’67 in cui venne giustiziato il comandante Guevara.</p>
<p style="text-align: justify;">I parallelismi fra le due morti dei due guerriglieri eroici non sono destinati peraltro a finire qui. Innanzitutto l’apporto dell’ apparato imperialista nordamericano in entrambi i casi è stato decisivo. Ricordiamo come in Colombia l’Imperio Yanqui e il suo cane Israele <span id="more-3044"></span>si siano adoperati con valanghe di dollari, tecnologie militari a profusione ed un supporto costante a livello di intelligence. In entrambi i casi poi, il nemico che si cercava di uccidere non risiedeva tanto nella persona di Cano o Guevara, quanto piuttosto nelle legittime aspirazioni di ogni contadino e ogni lavoratore alla giustizia sociale e ad una società più equa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nemico vero dell’ imperialismo è costituito da chiunque non si lasci piegare da questi omicidi mirati. Hanno ucciso il Che e mille braccia e mille menti hanno occupato il suo posto. Hanno ucciso Alfonso e mille e mille braccia e menti sapranno raccogliere i frutti del suo sacrificio. Il conflitto colombiano non si può risolvere –e non si risolverà- con un’azione militare. Non si è risolto assassinando a tradimento Raul Reyes, non si è risolto bombardando con tonnellate di ordigni “intelligenti” El Mono Jojoy. Non si risolverà nè ammazzando Cano e nemmeno sterminando sistematicamente l’intero segretariato delle FARC. I comunisti colombiani sono preparati a sostituire –anche per intero- i loro quadri dirigenti e lo hanno dimostrato splendidamente in passato.</p>
<p style="text-align: justify;">Il genocidio contro l’Union Patriotica ha messo sotto gli occhi di tutti questa realtà. L’unica volta che il riscatto sociale ha cercato di passare dalla via delle elezioni “legali” migliaia e migliaia di quadri comunisti o sindacali sono usciti allo scoperto e sono stati sistematicamente trucidati. Hanno ucciso due candidati dell’ Unione Patriotica alla presidenza e il confitto persiste. In tre anni hanno ucciso mezzo segretariato delle FARC e i comandanti sono stati rimpiazzati immediatamente e senza alcuna perdita d’efficienza per la guerriglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Le cifre del conflitto sono lì a dimostrarlo: rapporti di ONG assolutamente imparziali dimostrano che, negli ultimi 5 anni, i numeri degli effettivi della guerriglia sono sostanzialmente inalterati, le perdite sono in calo e il numero delle azioni militari in decisa crescita. Le forze armate rivoluzionarie, nel 2010 hanno provocato 2078 perdite e 2242 feriti, in un totale di 2274 azioni contro gli apparati del regime narco-paramilitare. Gli unici colpi che il governo fascista di Santos ha davvero inferto alle FARC si giocano su un piano mediatico, di spettacolarizzazione del conflitto. Una volta l’anno appaiono su TV e giornali a gloriarsi di aver ucciso Tale e Talaltro. Bene, ora non gli resta che sterminare ogni povero presente in Colombia è il più sarà fatto.</p>
<p style="text-align: justify;">Finchè le cause sociali che determinano il conflitto non saranno eliminate alla radice, il conflitto andrà avanti. Finchè l’ingiustizia e il sopruso regneranno a Bogotà, il contadino e il lavoratore avranno bisogno che un Che o un Cano portino avanti i loro interessi. Nel 1964 il contadino Pedro Antonio Marin è stato costretto a diventare il comandante Manuel Marulanda Velez, l’uomo che ha sconfitto per più di 40 anni decine di capi di stato maggiore colombiani. Ogni contadino che oggi entra nelle FARC è in potenza un nuovo Marulanda. Il nemico vero non è Alfonso Cano, e se non ci si lascia demoralizzare la sua morte non rappresenta nulla. Il nemico vero è rappresentato da chiunque si chini a raccogliere quel mitra che il piombo USA ha gettato nella polvere. Dalle centinaia di migliaia di “desplazados” cui l’oligarchia ha portato via tutto. Da chiunque nel mondo abbia la dignità di fare proprie le rivendicazioni sociali portate avanti con la penna e con l’azione da questi militanti esemplari.</p>
<p style="text-align: justify;">Per cui, con dolore ma senza sconforto, ci limitiamo a prenderne atto: il Che è morto e ora lo è pure Alfonso. Uccidendo la persona tentano di spezzare la nostra convinzione nei principi marxisti e leninisti. Tentano di soffocare nel sangue l’avvenire che fugge dalla miseria e dalla barbarie del capitalismo. Con noi non ci sono riusciti nemmeno questa volta,</p>
<p style="text-align: justify;">COMANDANTE ERNESTO GUEVARA, COMANDANTE ALFONSO CANO, GIURIAMO DI VINCERE E VINCEREMO!</p>
<p style="text-align: justify;">CARLO LINGERA<br />
Responsabile Esteri GC Torino</p>
<p style="text-align: justify;">Invitiamo tutti i militanti del PRC dei GC e della Federazione della Sinistra che si sentano in sintonia con i contenuti del presente articolo, a sottoscriverlo come forma di solidarietà verso il movimento bolivariano nella sua interezza. Chi eventualmente volesse approfondire la questione può fare riferimento a:</p>
<p style="text-align: justify;">http://www.nuovacolombia.net/Joomla/clamoridallacolombia/2056-con-luccisione-del-comandante-alfonso-cano-il-regime-colombiano-conferma-la-propria-essenza-guarrafondaia.html</p>
<p style="text-align: justify;">http://it.peacereporter.net/articolo/31400/Santos+uccide+il+dialogo+di+pace</p>
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		<title>Appello unitario per un 15 ottobre di lotta</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Sep 2011 14:05:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il 15 Ottobre sarà una giornata europea di mobilitazione di lotta: “gli esseri umani prima dei profitti, non siamo merce nelle mani di politici e banchieri, chi pretende di governarci non ci rappresenta, l’alternativa c’è ed è nelle nostre mani, democrazia reale ora!”. Commissione Europea, governi europei, Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale,  multinazionali e]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il 15 Ottobre sarà una giornata europea di mobilitazione di lotta: “gli esseri umani prima dei profitti, non siamo merce nelle mani di politici e banchieri, chi pretende di governarci non ci rappresenta, l’alternativa c’è ed è nelle nostre mani, democrazia reale ora!”.</p>
<p style="text-align: justify;">Commissione Europea, governi europei, Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale,  multinazionali e poteri forti ci presentano come dogmi intoccabili il pagamento del debito, il pareggio del bilancio pubblico, gli interessi dei mercati finanziari, le privatizzazioni, i tagli alla spesa, la precarizzazione del lavoro e della vita.<span id="more-2858"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Sono ricette inique e sbagliate, utili a difendere rendite e privilegi, e renderci tutti più schiavi.</p>
<p style="text-align: justify;">Distruggono il lavoro e i suoi diritti, i sindacati, il contratto nazionale, le pensioni, l’istruzione, la cultura, i beni comuni, il territorio, la società e le comunità, tutti i diritti garantiti dalla nostra Costituzione. Opprimono il presente di una popolazione sempre più impoverita, negano il futuro ai giovani.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è vero che siano scelte obbligate. Noi le rifiutiamo. Qualunque schieramento politico le voglia imporre, avrà come unico effetto un’ulteriore devastazione sociale, ambientale, democratica. Ci sono altre strade, e quelle vogliamo percorrere, riprendendoci pienamente il nostro potere di cittadinanza che è fondamento di qualunque democrazia reale.</p>
<p style="text-align: justify;">Non vogliamo fare un passo di più verso il baratro in cui l’Europa e l’Italia si stanno dirigendo e che la manovra del Governo, così come le politiche economiche europee, continuano ad avvicinare.</p>
<p style="text-align: justify;">Vogliamo una vera alternativa di sistema. Si deve uscire dalla crisi con il cambiamento e l’innovazione. Le risorse ci sono.</p>
<p style="text-align: justify;">Si deve investire sulla riconversione ecologica, la giustizia sociale, l’altra economia, sui saperi, la cultura, il territorio, la partecipazione. Si deve redistribuire radicalmente la ricchezza. Vogliamo ripartire dal risultato dei referendum del 12 e 13 giugno, per restituire alle comunità i beni comuni ed il loro diritto alla partecipazione. Si devono recuperare risorse dal taglio delle spese militari. Si deve smettere di fare le guerre e bisogna accogliere i migranti.</p>
<p style="text-align: justify;">Le alternative vanno conquistate, insieme. In Europa, in Italia, nel Mediterraneo, nel mondo. In tanti e tante, diversi e diverse, uniti. E’ il solo modo per vincere.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Coordinamento 15 ottobre, luogo di convergenza organizzativa dei soggetti sociali impegnati, invita tutti e tutte a preparare la mobilitazione e a essere in piazza a Roma, riempiendo la manifestazione con i propri appelli, con i propri contenuti, con le proprie lotte e proposte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>PER LA NOSTRA DIGNITÀ E PER CAMBIARE DAVVERO</strong></p>
<p style="text-align: justify;">COORDINAMENTO 15 OTTOBRE</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p style="text-align: justify;">Si è costituito il Coordinamento 15 ottobre, luogo aperto di tanti e plurali attori sociali impegnati a costruire la partecipazione italiana alla giornata europea e internazionale di mobilitazione.</p>
<p style="text-align: justify;">La giornata del 15 vedrà mobilitazioni in tutta Europa, nel Mediterraneo e in altre regioni del mondo. Anche in Italia è già stata raccolta da tanti soggetti organizzati, alleanze sociali, gruppi informali e persone.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Coordinamento si mette al servizio della riuscita della mobilitazione. Curerà unitariamente le caratteristiche, la logistica e l’organizzazione della manifestazione nazionale di Roma e ne definirà le sue parti comuni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il suo obiettivo è favorire la massima inclusione, convergenza, convivenza e cooperazione delle molteplici e plurali forze sociali, reti, energie individuali e collettive che stanno preparando e prepareranno la mobilitazione con i propri appelli, le proprie alleanze, i propri contenuti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La prossima riunione del Coordinamento 15 ottobre è convocata a Roma, mercoledì 21 settembre, alle ore 10, in via dei Monti di Pietralata 16.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">14 Settembre 2011</p>
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		<title>Lezioni dall&#8217;Islanda: &#8220;Il vostro debito non lo paghiamo&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Sep 2011 23:34:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Matteo Iannitti Si sa, ultimamente, chi si mette in testa di interpretare e capire il mondo non lo fa più col calcolo scientifico della letteratura marxiana o con il rigore e il cinismo leninista. E chi decide di cambiarlo lo fa col cuore prima che con la testa. Per l&#8217;insofferenza di fronte le proprie]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di Matteo Iannitti</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Si sa, ultimamente, chi si mette in testa di interpretare e capire il mondo non lo fa più col calcolo scientifico della letteratura marxiana o con il rigore e il cinismo leninista. E chi decide di cambiarlo lo fa col cuore prima che con la testa. Per l&#8217;insofferenza di fronte le proprie e le altrui condizioni, per la rabbia verso chi si arricchisce e specula sulla pelle di molti altri, per una voglia di giustizia che ti fa stringere i pugni davanti ad ogni malefatta. Per quel desiderio di felicità collettiva senza la quale non riesci a tirare avanti senza sentirti in colpa. <span id="more-2827"></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Così quando tutto torna al calcolo economico, ai dati di borsa, a occupazione e inflazione, a rating e spread, ci si ritrova smarriti. È un altro vocabolario, spesso indecifrabile, volutamente criptico. Tutto si riassume in nuove tasse, nuovi tagli, meno diritti e la colpa è di quelle parole di cui non conoscevamo l&#8217;esistenza e di cui ignoriamo il significato. E ci fidiamo. Se è così complicato – diciamo in cuor nostro – sarà vero per forza. E quindi ci tocca pagare.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Eppure, prima di arrenderci, basterebbe che gettassimo lo sguardo su un&#8217;isola fredda e lontana, sconosciuta, dove si parla una lingua strana e dove qualche volta, erroneamente, prima di trovare la Lapponia sulla cartina, abbiamo pensato vivesse Babbo Natale. L&#8217;Islanda.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Lì lo Stato era in crisi, come in Grecia, come in Portogallo. Le banche gravemente indebitate erano state nazionalizzate ed il debito era diventato affare pubblico. Certo una situazione diversa da quella italiana per le cause che hanno portato all&#8217;indebitamento ma, allo stato attuale, parallela. C&#8217;è un debito e pagarlo, come chiedono tutte le istituzione sovranazionali, significa devastare socialmente il Paese, relegare alla povertà, alla mancanza di diritti, all&#8217;assenza di welfare tutti i cittadini. Il fine? Risanare i conti per dar fiducia ai mercati, portarli a reinvestire sui conti del Paese, insomma, far tranquillizzare – direbbe la BCE &#8211; gli speculatori, fare il loro gioco diciamo noi. Così nel medio termine tutto si normalizza e lo Stato può ricominciare ad indebitarsi, per poi ricadere nel tranello tra qualche anno. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">La Grecia ed il Portogallo hanno ascoltato i geni dell&#8217;economia mondiale ed hanno incominciato a pagare. Le proteste ci sono state ma i rivoltosi hanno perso. Le conseguenze non si sono fatte attendere, quei paesi sono in ginocchio ma gli economisti applaudono contenti. In Islanda la rivoluzione ha vinto.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Nel giro di pochi mesi è stato cacciato il Governo ed è stata riscritta la Costituzione. Ma cosa ancor più rivoluzionaria, attraverso un referendum è stato deciso di non pagare quel debito. Hanno sfidato i ricatti, hanno sfidato le minacce, ma è successo. Certo oggi l&#8217;Islanda non è uno Stato ricco, è sicuramente in difficoltà ma ha riacquistato una dignità che noi tutti abbiamo svenduto negli ultimi anni. La costituzione l&#8217;hanno scritta i cittadini, le riunioni sono andate in streaming su internet, tutto è stato fatto in maniera orizzontale e partecipata. Ricorda quasi quell&#8217;ormai lontano giugno italiano durante il quale un migliaio di pazzi senza alcuna speranza hanno convinto un Paese intero a ripubblicizzare l&#8217;acqua.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Eccoci di nuovo nel nostro mondo, quello dei sogni e delle passioni, delle cose facili dai nomi romantici. Ma quale spread? Ma quale rating? In Islanda parlano di democrazia diretta, di Stato al servizio dei cittadini, parlano la nostra lingua.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">E allora perché non lo facciamo anche noi? Lì, in quel Paese freddissimo, li avevano presi per pazzi, li avevano ricattati, li avevano accusati di ridurre lo Stato in ginocchio. Eppure l&#8217;hanno fatto. Forse la nostra è soltanto paura, è il terrore di cambiare. Ma oggi andiamo incontro a morte sicura, la nostra economia non ci assicurerà più il tenore di vita che avevamo, ci saranno licenziamenti, non ci saranno pensioni, per i giovani non ci saranno contratti, per le donne neanche. Per i bambini toglieranno le scuole, per i malati non ci sarà posto in ospedale. Solo i ricchi si salveranno. Ma per quanto? Se non ci sarà nessuno ad alimentare la loro ricchezza anche i ricchi faranno la fine dei poveracci. Non abbiamo da perdere che le nostre catene, avrebbe detto Marx. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Eppure ancora nessuno lo dice. È semplice, lo capirebbe qualunque bambino. Soldi non ce n&#8217;è. Il debito non possiamo pagarlo. Decidiamo di non pagarlo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Qualcuno risponderà che questo significa cambiare tutto, rovesciare il sistema. Bene, noi siamo disposti a farlo. Cambieranno le nostre vite? Certamente, ma cambierebbero lo stesso. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">È il coraggio della rivoluzione che ci manca. E così il più estremista è costretto a dire da dove bisogna prendere i soldi per pagare, piuttosto che, in maniera più facile, dire che non bisogna farlo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Patrimoniale, soldi dalla Chiesa, riduzione degli stipendi dei parlamentari sono cose sacrosante ma perdono qualsiasi senso di giustizia sociale se sono funzionali a risanare il nostro debito e alimentare nuovamente i capitali dei banchieri, degli speculatori, degli sciacalli. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Dobbiamo trovare il coraggio di guardare a quel paese lontano dove regna la democrazia, dove la gente ha una dignità, dove le donne e gli uomini hanno rifiutato il ricatto. Dove si è rifiutata la compatibilità al Sistema. Dove di fronte al bivio tra economia e persona umana si è scelto di andare verso le persone, le famiglie, i ragazzi. Hanno scelto la rivoluzione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Noi siamo ancora qui a chiedere la patrimoniale. Ma in realtà c&#8217;è solo bisogno di rivoluzione. Come in Islanda.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Noi il loro debito non dobbiamo pagarlo.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>MATTEO IANNITTI</p>
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		<title>Obiettivo numero uno: sconfiggere il fascismo in tutta Europa</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jul 2011 10:02:03 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Neofascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Norvegia]]></category>
		<category><![CDATA[strage]]></category>

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		<description><![CDATA[di Simone Oggionni La letteratura racconta la realtà, la verità raggiunge la fantasia. Il giallista Stieg Larsson qualche anno fa aveva previsto tutto: la violenza dell’estrema destra scandinava, il sangue e la strage come rottura dell’illusione di un nord Europa paradigma della tolleranza e della convivenza civile. Nel cuore del nord Europa in questi anni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di Simone Oggionni</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La letteratura racconta la realtà, la verità raggiunge la fantasia. Il giallista Stieg Larsson qualche anno fa aveva previsto tutto: la violenza dell’estrema destra scandinava, il sangue e la strage come rottura dell’illusione di un nord Europa paradigma della tolleranza e della convivenza civile.<br />
Nel cuore del nord Europa in questi anni il racconto macabro si è trasformato in realtà e il martirio di novantadue ragazzi a Oslo e Utoya è il prezzo che dobbiamo pagare per aprire collettivamente gli occhi sul fatto che l’estrema destra e il neonazismo sono tutt’altro che un residuo del passato. La strage compiuta da Anders Breivik è la manifestazione di un fenomeno che denunciamo da tempo.<span id="more-2747"></span></p>
<p style="text-align: justify;">In tutto il nord Europa la destra estrema – dopo il ciclo lungo della socialdemocrazia e della pace sociale – è sdoganata, è parte integrante e a pieno titolo delle diverse scene politiche nazionali. Parte integrante e con consensi crescenti: in Norvegia il Partito del progresso di Siv Jensen (di cui Breivik ha fatto parte dal 1997 al 2007) viaggia intorno al 22% dei voti, in Svezia i “Democratici” di Jimmie Akesson hanno ottenuto per la prima volta nel 2010 l’ingresso nel Parlamento (con 20 seggi), in Danimarca il Partito del Popolo di Pia Kjiaersgaard ottiene circa il 14% dei voti e in Finlandia il partito nazionalista dei veri finlandesi è al 19%.</p>
<p style="text-align: justify;">Per non parlare di quello che accade nel resto d’Europa, dal risultato del Pvv di Geert Wilders in Olanda (terza forza del Paese) a quello del Fpö in Austria (27% di voti alle municipali di Vienna nel 2010) e, ancora, ai risultati degli omologhi partiti dell’estrema destra dichiaratamente xenofobi e anti-islamici di Svizzera, Bulgaria e Ungheria.</p>
<p style="text-align: justify;">E che il clima nel resto dell’Europa non sia diverso, lo dimostra anche la vergognosa ma per nulla incoerente condivisione espressa dal parlamentare europeo della Lega Nord (forza di governo in Italia) Mario Borghezio rispetto al messaggio di Breivik. Borghezio parla di parole “profondamente sane”, di un condivisibile “rifiuto della società multirazziale”, di una condivisibile “critica dura alla viltà di un’Europa rassegnata all’invasione islamica”.</p>
<p style="text-align: justify;">Borghezio e Breivik (che ha dichiarato esplicitamente che il suo obiettivo era, con le stragi, quello di “fermare l’alleanza marxista-islamica e salvare la Norvegia e l’Europa occidentale”): pensieri intercambiabili, pensieri che dovrebbero essere semplicemente banditi dalla dialettica democratica ma che, al contrario, sono parte del discorso pubblico dominante.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora nessuno parli di “follia”, di un gesto isolato. Anche sul piano materiale, come Breivik stesso ha confermato dopo l’arresto, è molto probabile che egli non abbia compiuto da solo i delitti, ma che due ulteriori cellule lo abbiano aiutato quantomeno nella pianificazione. E nessuno inventi fantasiose teorie complottiste per non guardare in faccia la realtà, dura e semplice.</p>
<p style="text-align: justify;">Semmai, un’ombra va dissipata, e riguarda la condotta delle forze militari norvegesi che sono intervenute, a quanto sappiamo, con grave ritardo (quarantadue minuti) e che hanno sorvolato l’area per circa novanta minuti senza intervenire, senza sparare, lasciando che Breivik continuasse ad uccidere inseguendo i ragazzi uno per uno, fino in mare. E questo, davvero, è tanto inspiegabile quanto agghiacciante.</p>
<p style="text-align: justify;">La verità è che esiste nel nostro Continente un fondamentalismo cattolico e neonazista molto radicato, a tutti i livelli, che è tanto più pericoloso quanto più si innesta nella crisi economica, nella povertà e nei conflitti che essa genera.</p>
<p style="text-align: justify;">Esistono un odio e un razzismo che sono frutti mortiferi ma legittimi della cosiddetta civiltà e cultura europea e, sul piano politico, del compromesso socialdemocratico sopravvissuto nei Paesi scandinavi.</p>
<p style="text-align: justify;">Le stragi di Oslo e Utoya ci impongono il massimo rigore e il massimo impegno nel tracciare una linea di demarcazione netta tra il mondo (quello che abitiamo e proviamo a riempire ogni giorno di dialogo e di conflitto) e l’estrema destra, il neonazismo e il neofascismo. Non soltanto perché questo è l’unico modo non ipocrita per esprimere solidarietà ai giovani sopravvissuti del Partito Laburista e a tutto il popolo norvegese, ma anche perché, viceversa, rischiamo di perdere di vista le necessità, le urgenze e le priorità della lotta politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi come ieri il nemico principale – anche su scala globale – è il fascismo, la sua cultura e il virus che da esso promana. Non dimentichiamocelo mai.</p>
<p>SIMONE OGGIONNI</p>
<p>27 Luglio 2011</p>
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		<title>Revoluciòn en el SOL</title>
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		<pubDate>Fri, 27 May 2011 14:27:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Belligero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani Comunisti]]></category>
		<category><![CDATA[indignados]]></category>
		<category><![CDATA[Spagna]]></category>

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		<description><![CDATA[di Anna Belligero Per comprendere realmente l&#8217;organizzazione di questo movimento è stato necessario, ma certamente non sufficiente, piantare la tenda al centro del villaggio. Un po&#8217; come hanno fatto loro, nella capitale, che di certo non è un villaggio, ma che lì, proprio al centro, riesce a farsi comprendere da tutt* quell* che passano, e]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><strong><a class="lightbox" title="20110522_indignados3" href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/20110522_indignados3.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2517" style="margin: 4px;" title="20110522_indignados3" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/20110522_indignados3.jpg" alt="" width="233" height="233" /></a>di Anna Belligero</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Per comprendere realmente l&#8217;organizzazione di questo movimento è stato necessario, ma certamente non sufficiente, piantare la tenda al centro del villaggio. Un po&#8217; come hanno fatto loro, nella capitale, che di certo non è un villaggio, ma che lì, proprio al centro, riesce a farsi comprendere da tutt* quell* che passano, e prova a scalfire l&#8217;indifferenza di un Paese che dicono “va risvegliato”.</p>
<p style="text-align: justify;">Funziona tutto alla perfezione, il movimento 15 M è un corpo perfetto e regolare, con le sue articolazioni, autonome ma connesse tra loro. Ma soprattutto è un corpo. Non si rilasciano dichiarazioni individuali, non si dichiara il nome dell&#8217;organizzazione o del collettivo di appartenenza, perchè quella piazza non è una sfilata di parte, ma una lotta collettiva per tutt*. Una lotta collettiva “por el cambio”. Il cambiamento del Paese intero, mobilitato a partire dai suoi cittadini più giovani. Tantissimi ragazzi, ma soprattutto tantissime ragazze a promuovere e far vivere questa.<span id="more-2513"></span></p>
<p style="text-align: justify;">“Sol como la Bastiglia” è uno dei manifesti di cui è piena non solo la Puerta del Sol ma tutta la città. La Bastiglia come simbolo dell&#8217;inizio di una delle più grandi rivoluzioni della storia del mondo, fatta dal popolo contro un Ancient Regime che nella foga di salvare sempre se stesso lasciava languire il proprio Paese in una crisi sociale fortissima e molto sentita dalla popolazione. Puerta del Sol ha grandi ambizioni, e il contesto non è molto diverso (40% di disoccupazione giovanile), specie se aggiungiamo che in Spagna c&#8217;è ancora la monarchia, come nella Francia di allora. E infatti, di slogan, ce n&#8217;è anche per la “monarquìa”. O meglio, contro.</p>
<p style="text-align: justify;">Il potere, qui come in Italia, è nelle mani delle banche e dei politici, tanti, tantissimi dei quali corrotti. Anche e soprattutto contro di loro Sol vuole diventare la nuova Bastiglia d&#8217;Europa.</p>
<p style="text-align: justify;">“ Basta al potere dei banchieri e dei politici corrotti, vogliamo democrazia reale”, è infatti un altro degli slogan più ricorrenti e che più animano il dibattito in piazza. Non è antipolitica, è, anzi, profondissimo amore per la politica nella sua accezione primaria, la politica come spazio per la democrazia, come pratica di molti, o meglio di tutti, per il bene di tutti, la politica come questa nostra generazione non l&#8217;ha mai conosciuta, ma solo letta sui libri di bellissime teorie. Il fatto che la critica alla corruzione e allo spazio smisurato e nocivo che le banche hanno nella politica sia il centro della protesta è il paradigma della voglia che queste giovani e questi giovani hanno di mettersi in discussione. Di fare politica, di farlo per migliorare le loro condizioni di vita e quelle dell&#8217;intero Paese. Anzi, del mondo intero. Perchè tra le tante tende, che vanno dall&#8217;infermeria alla sala stampa, da quella del legal team a quella dell&#8217;arte, c&#8217;è anche quella splendidamente chiamata “Immigraction”. Il mondo è di tutt*, le risorse sono di tutt*, la mobilitazione deve diventare globale. E&#8217; tutto connesso, in una visione assolutamente organica e radicale di cambiamento, dove “el problema es el sistema” che non è riformabile, dove internet ha un ruolo fondamentale tanto quanto l&#8217;anticapitalismo per questa rivolta. Altro che “grillismo spagnolo”, questi non appoggerebbero mai i fascisti!</p>
<p style="text-align: justify;">Puerta del Sol è la visione dell&#8217;altro mondo possibile, è la rivoluzione moderna che prova a compiersi. In questa piazza tutto è autogestito, ma ogni cosa è connessa. Non c&#8217;è “comissìon” (li chiamano così i gruppi di lavoro) che non si relazioni alle altre, in un&#8217;idea di collettività che non sa affatto di individualismo.</p>
<p style="text-align: justify;">“Nada es perdido se aun queda libertad”, la scritta su un cartello che campeggia proprio sulla tenda dei migranti, dice però, anche, del ruolo centrale che la libertà ha nella democrazia. La libertà che non si contrappone all&#8217;uguaglianza, alla giustizia sociale. Qui lo sanno, sono consapevoli della inscindibilità delle due cose. E infatti la democrazia, che oggi più che mai tutto è, fuorchè una rivendicazione borghese, è la “somma” di uguaglianza e libertà. La democrazia è quando in una comunità, in un Paese, in una città, tutte e tutti possono esprimersi, liberi da qualunque forma di ricatto. La democrazia è poter dire no al padrone senza il rischio di perdere il posto di lavoro; la democrazia è l&#8217;accesso di ogni cittadina/o agli elementi base del diritto di cittadinanza, come istruzione, sanità, diritto alla casa; la democrazia è la pratica che non ti discrimina, né perchè sei nero, né perchè sei gay, né perchè non hai abbastanza soldi per permetterti di studiare . La democrazia è quello che rende uguali, davanti alla legge ma anche davanti ai diritti.</p>
<p style="text-align: justify;">La democrazia è di genere. “La revolucìon serà feminista, no sera”, recita un grande cartello sulla tenda femminista. Le compagne, si chiamano così tra loro, si riuniscono una volta al giorno, come le altre commissioni, e discutono di maternità, di prostituzione, di libertà. “Italiana? Plena solidaridad!”, mi hanno accolta così, e l&#8217;hanno detto non con un tono scherzoso, ma col tono di chi comprende la sofferenza per noi donne di vivere in un Paese come l&#8217;Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Grande determinazione di queste compagne, con un primo, seppur minimo risultato, raggiunto: nella tenda della Comunicaciòn, che è il quartier generale, dove arrivano i comunicati da tutto il mondo, dove incontri il portavoce del movimento ( che è a rotazione quotidiana), dove si raccolgono tutte le informazioni, c&#8217;è un cartello enorme che educa al linguaggio. E dice che se proprio non si riescono ad utilizzare termini generici non declinati al maschile, che almeno ci si sforzi di declinarli in entrambi i modi. E alla mia domanda, fatta ad un ragazzo, per chiedergli se era daccordo, ho capito che almeno là, in quell&#8217;accampamento, la pratica stava funzionando. “Qui è vietato escludere” mi ha risposto. Quasi mi commuovevo se penso a cosa ci tocca affrontare ogni volta in Italia con gli uomini. Compagni e non.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">ANNA BELLIGERO</p>
<p style="text-align: justify;">Portavoce Nazionale Giovani Comuniste/i</p>
<p style="text-align: justify;">28 Maggio 2011</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L’università estiva della Sinistra Europea</title>
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		<pubDate>Fri, 27 May 2011 00:52:10 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Dal Partito]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Belligero]]></category>
		<category><![CDATA[Sinistra europea]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal 12 al 17 Luglio si terrà in Italia , ospitata dal nostro Partito, l&#8217;Università estiva del Partito della sinistra europea. L&#8217;undici Luglio, sempre a Trevi, si terrà l&#8217;incontro della rete femminista europea el-fem. Una 5 giorni di seminari e dibattiti dedicati al tema, cambiare il mondo per cambiare l&#8217;europa, la crisi del capitalismo e le alternative.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dal <strong>12 al 17 Luglio</strong> si terrà in Italia , ospitata dal nostro Partito, l&#8217;Università estiva del Partito della sinistra europea. L&#8217;undici Luglio, sempre a Trevi, si terrà l&#8217;incontro della rete femminista europea el-fem.<br />
Una 5 giorni di seminari e dibattiti dedicati al tema, cambiare il mondo per cambiare l&#8217;europa, la crisi del capitalismo e le alternative.</p>
<p style="text-align: justify;">Parteciperanno militanti, giovani, dirigenti ed intellettualii da tutti i  partiti della Sinistra europea, oltre ad esponenti della sinistra del  sud del mediterraneo. Tutti i lavori si avvarranno di traduzione simultanea in italiano, inglese, francese.<br />
Si tratta di un appuntamento importante, a cui crediamo sia utile  partecipare a tutti i livelli del Partito e dei Giovani Comunisti.<span id="more-2504"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Un gruppo di lavoro europeo sta lavorando al programma, che sarà disponibile a breve.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Università si terrà in Umbria a Trevi (PG).Il costo per 5 giorni pensione completa è di 150 euro in doppia, 250 in singola, 120 euro in tripla o quadrupla. Si può arrivare in treno o a Trevi o a Foligno. Ci sarà un servizio di bus dalla stazione all&#8217;hotel.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiunque fosse interessato, può inviare una mail a <strong><a href="mailto:universitaestiva@gmail.com">universitaestiva@gmail.com</a></strong><br />
Questi i titoli dei seminari e dei workshop:</p>
<blockquote><p><strong>Università estiva della Sinistra europea 2011<br />
Programma</strong><br />
<strong><br />
Martedì 12 luglio</strong><strong><br />
Dieci anni dopo Genova, la lotta continua in Europa e nel mondo</strong></p>
<p>Mattina<br />
<strong>Arrivo e registrazione </strong></p>
<p>17.00 -19.30<br />
<strong>Apertura della Summer University<br />
con Paolo Ferrero e Pierre Laurent</strong><br />
<strong><br />
Mercoledì 13 Luglio</strong><br />
<strong>la crisi del capitalismo e le alternative di sinistra in Europa</strong></p>
<p>10.00-13.00<br />
<strong>modi della crisi del capitalismo e alternative di sinistra in Europa: Plenaria</strong></p>
<p>14.00-16.00<br />
<strong>Workshop 1: La crisi ambientale<br />
Workshop 2: vista femminista sulla crisi<br />
Workshop 3: Crisi in Europa</strong></p>
<p>16,30-19,00<br />
<strong>Plenaria: Lotta per trasformare l&#8217;Europa e il Mondo</strong></p>
<p><strong>Giovedi 14 Luglio</strong><br />
<strong>Nuove rivolte e sviluppo di un nuovo internazionalismo</strong></p>
<p>10.00-13.00<br />
<strong>Plenaria: Rivolte Nuova e sviluppo di nuove internazionalismo</strong></p>
<p>14.00-16.00<br />
<strong>Workshop 1: situazione dei migranti<br />
Workshop 2: ribellioni nel mondo arabo e strategie della sinistra eurodemiterranea.<br />
Workshop 3: interventi della NATO</strong><br />
16,30-19,00</p>
<p><strong>Plenaria: nuovo imperialismo e nuovo internazionalismo</strong></p>
<p><strong>Venerdì 15 luglio</strong><br />
<strong>I giovani contro la precarietà e la disoccupazione</strong></p>
<p>10.00-13.00<br />
<strong>Aula: giovani contro la precarietà e la disoccupazione</strong></p>
<p>14,00-16,00<br />
<strong>Workshop 1: Situazione evento Information: Vertice del G8 e contro-summit a Digione<br />
Workshop 2: Gioventù in Europa: l&#8217;impegno in organizzazioni politiche<br />
Workshop 3: La contro riforma dell&#8217;educazione e il processo di Bologna</strong></p>
<p>16.30-18.30<br />
<strong>la dittatura dei mercati in europa</strong></p>
<p><strong>Sabato 16 Luglio</strong><br />
<strong>Media e democrazia. La risposta della sinistra radicale</strong></p>
<p>10.00-12.30<br />
<strong>Plenaria: media e la democrazia.</strong></p>
<p>13.30-15.30<br />
<strong>Workshop 1: Alternative Media<br />
Workshop 2: Spazi pubblici e pratiche alternative di media in Europa<br />
Workshop3: &#8220;Facebook rivoluzione&#8221; nel Maghreb</strong></p>
<p>16.00-18.30<strong><br />
Plenaria: Gramsci e la questione della rivoluzione</strong></p>
<p><strong>Domenica 17 luglio</strong><br />
Mattina</p>
<p>Partenza</p>
<p>____________________<br />
Per chiunque fosse interessato, può inviare una mail a <a href="mailto:universitaestiva@gmail.com">universitaestiva@gmail.com</a></p>
<p>Cari saluti,<br />
<em>Fabio Amato &#8211; responsabile Esteri Prc</em></p>
<p><em>Simone Oggionni e Anna Belligero &#8211; Portavoce nazionali Giovani Comunisti/e</em></p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Vittorio, l&#8217;uomo della vera pace</title>
		<link>http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/vittorio-luomo-della-vera-pace.html</link>
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		<pubDate>Fri, 15 Apr 2011 22:56:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>webmaster</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
		<category><![CDATA[Vittorio Arrigoni]]></category>

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		<description><![CDATA[di Simone Oggionni Vittorio Arrigoni è stato ucciso, il suo corpo è stato ritrovato questa notte in una casa abbandonata di Gaza City da un commando delle Brigate Ezzedin al-Qassam che era entrato in azione per tentare di liberarlo. Vittorio Arrigoni era un compagno, un uomo che aveva deciso di vivere lottando, impegnandosi, rifiutando e]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><strong><a class="lightbox" title="arrigoni" href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/arrigoni.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2421" title="arrigoni" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/arrigoni.jpg" alt="" width="210" height="217" /></a>di Simone Oggionni</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Vittorio Arrigoni è stato ucciso, il suo corpo è stato ritrovato questa notte in una casa abbandonata di Gaza City da un commando delle Brigate Ezzedin al-Qassam che era entrato in azione per tentare di liberarlo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Vittorio Arrigoni era un compagno, un uomo che aveva deciso di vivere lottando, impegnandosi, rifiutando e capovolgendo l’indifferenza colpevole della parte del mondo nella quale era nato.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Aveva scelto di vivere le sofferenze del popolo palestinese e l’ingiustizia dell’occupazione israeliana. Il raccontarle e denunciare sistematicamente era la logica conseguenza di questo amore per la verità e per la giustizia. Attraverso i suoi diari abbiamo saputo in questi anni ciò che l’informazione dominante tentava di nascondere. Come nel gennaio<span id="more-2420"></span> 2009, quando raccontò giorno per giorno l’operazione «Piombo fuso», l’aggressione israeliana a Gaza che costò la vita – secondo i dati diffusi dallo stesso esercito – a 1417 palestinesi. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Chi ha ucciso Vittorio Arrigoni è un nemico del popolo palestinese. Chi lo ha ucciso non vuole la pace e soprattutto non vuole una pace giusta, fondata sul diritto di Israele ad avere un proprio Stato e sul diritto del popolo palestinese ad averne, a sua volta, uno proprio, in cui crescere senza la paura quotidiana della segregazione e della morte.</p>
<p style="text-align: justify;">Arrigoni sapeva bene che il conflitto tra Israele e Palestina non è un conflitto simmetrico, per il semplice motivo che il popolo israeliano il suo Stato lo ha già.</p>
<p style="text-align: justify;">E sapeva bene che la convivenza si costruisce garantendo la dignità e il riconoscimento dell’altro e dei suoi diritti, in primo luogo il diritto alla vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Invece Vittorio è rimasto travolto dall’esatto opposto: da una spirale di odio e di violenza, proprio come Juliano Mer Khamis, intellettuale di madre israeliana e padre palestinese, ucciso a Jenin non più tardi di dieci giorni fa.</p>
<p style="text-align: justify;">Per dirti addio senza che le nostre parole suonino vuote o retoriche dobbiamo fare due cose. La prima è studiare, informarci, riflettere a fondo e indagare per capire la verità e conoscere i nomi di chi ti ha ucciso, di chi ha armato i tuoi assassini e dell’ideologia e degli interessi in nome dei quali lo hanno fatto.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda è lottare per una pace giusta, per la libertà del popolo palestinese. Ma non come abbiamo fatto fino ad ora. Con molta più forza e molta più intransigenza, nel ricordo di uomini giusti come te.</p>
<p>SIMONE OGGIONNI</p>
<p>Portavoce nazionale Giovani Comuniste/i</p>
<p>15 Aprile 2011</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Per una manifestazione nazionale contro la guerra</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Apr 2011 21:29:43 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
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		<description><![CDATA[L’Italia che a parole ripudia la guerra si è lanciata in una nuova aggressione militare a senso unico, come le precedenti, questa volta contro la Libia che rappresenta la “nostra” quarta sponda. La quinta in vent’anni, la terza nel giro di un decennio in cui si è persa ogni remora nei confronti dell’intervento bellico. Ma a differenza]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p style="text-align: justify;"><a class="lightbox" title="noguerralib" href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/noguerralib.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2381" style="margin: 4px;" title="noguerralib" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/noguerralib.jpg" alt="" width="216" height="216" /></a>L’Italia  che a parole ripudia la guerra si è lanciata in una nuova aggressione  militare a senso unico, come le precedenti, questa volta contro la Libia che  rappresenta la “nostra” quarta sponda. La quinta in vent’anni, la terza  nel giro di un decennio in cui si è persa ogni remora nei confronti  dell’intervento bellico.</p>
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<p style="text-align: justify;">Ma  a differenza delle altre occasioni pochi sembrano indignarsi, pochi  alzano la voce per gridare che questa, come già altre guerre, ha dei  motivi ben precisi: le immense ricchezze del sottosuolo libico, il gas,  il petrolio, gli affari delle grandi aziende e della grande finanza.  Motivi che stanno causando già centinaia di morti fra i libici, e che ne  causeranno ancora di più, appena l’uranio impoverito, sganciato in  quantità, comincerà a fare effetto. Motivi che potrebbero portare, come  già successo nei Balcani, in Afghanistan o in <span id="more-2385"></span>Iraq, alla devastazione  della Libia, alla fine della sua sovranità, all’occupazione militare di  un territorio-chiave per controllare e addomesticare tutte le rivolte  che stanno agitando il Nord Africa e il mondo arabo.</p>
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<p style="text-align: justify;">Come  al solito, la prima vittima della guerra è stata la verità: per  giustificare l’uso della forza abbiamo visto squadernarsi tutte le  retoriche guerrafondaie, nelle varianti di destra e di “sinistra”. Da un  ritrovato e sfacciato spirito colonialista (“dobbiamo intervenire  perché la Libia è  casa nostra”) al ritornello della guerra umanitaria (“dobbiamo  proteggere la popolazione contro il tiranno”), passando ovviamente per i  cliché razzisti (“dobbiamo intervenire per portare la democrazia ai  popoli sottosviluppati”). Soprattutto si è cercato di neutralizzare  l’impatto emotivo di una nuova guerra, di farla sparire dalla nostra  percezione, di inserirla nel tessuto della quotidianità, parlando di  “no-fly zone”, “pattugliamento umanitario”, “sostegno ai ribelli”.</p>
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<p style="text-align: justify;">Dovremmo  sapere bene cosa si nasconde dietro questi eufemismi: il profitto delle  multinazionali dell’energia, il desiderio delle potenze occidentali di  accaparrarsi, anche dopo il disastro nucleare giapponese, risorse  preziose in tempo di crisi, la voglia di controllare un pezzo di mondo  che si è risvegliato e cerca da sé la sua libertà. Si interviene in  Libia proprio come si sono sostenuti fino alla fine i regimi di Ben Alì o  Mubarack, o come si appoggia la repressione dei movimenti popolari in  Bahrein o nello Yemen… Ancora una volta il “diritto internazionale” si  rivela nei fatti solo la legge del più forte.</p>
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<p style="text-align: justify;">Giusto  otto anni fa, contro analoghe menzogne, eravamo in milioni a scendere  in piazza. Oggi il silenzio dei pacifisti e dei movimenti è assordante,  mentre la sinistra istituzionale si nasconde dietro ad una risoluzione  ONU scritta, come già altre volte, ad uso e consumo di USA, Gran  Bretagna e Francia, mentre a spingere per l’intervento ci sono in prima  fila il PD ed il Presidente Napolitano… Ad “opporsi” alla guerra c’è  solo la destra estrema della Lega, che parla di “invasione dei  clandestini”, lascia marcire i profughi a Lampedusa, crea  strumentalmente un’emergenza umanitaria, esaspera l’odio contro i più  deboli e i “dannati della terra” per rastrellare voti sotto elezioni.</p>
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<p>Forse  è giunto il momento di riscattare questa vergognosa Italia, che dal  baciamano a Gheddafi, il “nostro miglior alleato”, è passata alle bombe,  per paura di perdere i propri affari in Libia.</p>
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<p>È  giunto il momento di dire la nostra, mentre riscrivono la storia del  Mediterraneo attraverso le bombe, la violazione dei diritti dei migranti  e la continua militarizzazione del nostro e del loro territorio.</p>
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<p>È  giunto il momento di affermare che non esistono interessi “nazionali”,  ma solo gli interessi degli sfruttati e dei dominati di tutto il mondo  contro quelli dei dominanti e dei regimi di tutto il mondo.</p>
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<p>È  giunto il momento di proclamare che i popoli, e lo hanno scritto in  questi giorni proprio i tunisini e gli egiziani in rivolta, o si  liberano da soli o non si liberano affatto.</p>
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<p style="text-align: justify;">Tutto  questo lo vogliamo dire chiaro e forte proprio a Napoli, dove è appena  passato il comando dell’operazione ora a guida NATO. Ed è per questo che  facciamo appello ai movimenti, alle associazioni, ai comitati, alle  forze politiche e sindacali, a tutti i pacifisti coerenti ed a tutti i  cittadini a far crescere in tutta Italia la mobilitazione contro la  guerra e costruire insieme una grande manifestazione nazionale proprio a Napoli, sabato 16 aprile.</p>
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<p>Una manifestazione che, schierandosi a fianco del popolo libico e di tutte le popolazioni in rivolta dell&#8217;area, chieda:</p>
<p>• La fine immediata dei bombardamenti e dell&#8217;aggressione militare;</p>
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<p>•  La fine di ogni ingerenza straniera, compresa l’ipotesi di embargo e di  sequestro dei beni libici non meno criminale dell’aggressione militare.</p>
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<p>• Il diritto d&#8217;asilo per tutti i profughi e i migranti in fuga;</p>
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<p>• Il taglio delle spese militari e l’utilizzo di fondi e mezzi per le vere priorità sociali di un’Italia in crisi: casa, lavoro, servizi sociali, reddito garantito, provvedimenti a difesa del territorio e dell’ambiente&#8230;</p>
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<p style="text-align: justify;">Chiediamo  a tutte e tutti di diffondere e sottoscrivere quest’appello, per  cercare nelle due settimane che abbiamo davanti di costruire insieme una  grande e determinata manifestazione contro la guerra!</p>
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<p style="text-align: justify;">Nel  caso questo appello dovesse incontrare come speriamo, il sostegno delle  più significative realtà impegnate nella lotta contro la guerra  proponiamo di tenere il giorno successivo alla manifestazione, domenica 17 aprile, una Assemblea nazionale del movimento contro la guerra per  discutere insieme come proseguire la lotta contro questa infame  politica che va a seminare in nome dell’umanità e della democrazia morte  e distruzione presso altri popoli, con la vigliacca consapevolezza che  questi paesi non hanno nemmeno le armi per potersi difendere  adeguatamente di fronte alle micidiali armi di distruzione di massa  utilizzate.</p>
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<p>ASSEMBLEA NAPOLETANA CONTRO LA GUERRA</p>
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<p style="text-align: justify;">Per info, adesioni e contatti: <a href="http://assembleanowar.na/" target="_BLANKダ웻〫痠弘㇈ㆸ윉〫">assembleanowar.na</a>@gmail.com</p>
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		<title>Per un forte movimento di massa contro la guerra!</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Mar 2011 23:35:54 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani Comunisti]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Belligero]]></category>
		<category><![CDATA[coordinamento GC]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
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		<description><![CDATA[Coordinamento nazionale GC 27 Marzo 2011 &#8211; Ordine del giorno sulla guerra in Libia I Giovani Comunisti hanno mobilitato sin dalla prima notte dei bombardamenti le proprie strutture territoriali, promuovendo conseguentemente iniziative (assemblee, sit-in, presidi, manifestazioni) ovunque è stato possibile. In continuità con le iniziative già organizzate, nei prossimi giorni moltiplicheremo i nostri sforzi per]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong><em><a class="lightbox" title="pacestrop" href="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/pacestrop.jpg"><img class="size-full wp-image-2341 alignleft" style="margin: 4px;" title="pacestrop" src="http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/pacestrop.jpg" alt="" width="240" height="171" /></a></em><em>Coordinamento nazionale GC 27 Marzo 2011 &#8211; Ordine del giorno sulla guerra in Libia </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">I Giovani Comunisti hanno mobilitato sin dalla prima notte dei bombardamenti le proprie strutture territoriali, promuovendo conseguentemente iniziative (assemblee, sit-in, presidi, manifestazioni) ovunque è stato possibile. In continuità con le iniziative già organizzate, nei prossimi giorni moltiplicheremo i nostri sforzi per promuovere e partecipare a nuove iniziative di mobilitazione (a partire dagli appuntamenti del 29 marzo e del 2 aprile) che corrispondano al grande bisogno di opposizione alla guerra.</p>
<p style="text-align: justify;">In coerenza con un’analisi prodotta già nei primi giorni della rivolta libica (nei quali già intravedevamo il rischio concretissimo di un intervento militare), abbiamo denunciato con tutta la forza di cui siamo stati capaci l’aggressione alla Libia.<span id="more-2340"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il coordinamento nazionale ribadisce i punti essenziali dell’analisi svolta nei giorni scorsi:</p>
<ol style="text-align: justify;" type="a">
<li>siamo contrari alla 	guerra perché viviamo con sofferenza ogni intervento militare e 	ogni violenza che è sempre, in ogni caso, una sconfitta per le 	donne e gli uomini che pensano che ai conflitti si possa dare una 	soluzione politica e diplomatica;</li>
<li>siamo contrari alla 	guerra perché intravediamo nell’aggressione precisi interessi 	economici e geo-politici neo-coloniali (la Libia è strategicamente 	importante perché è posizionata al centro dell’area più 	decisiva del mondo, il Mediterraneo; e la Libia detiene enorme 	riserve di gas e petrolio, risorse energetiche di buonissima qualità 	e più vicine e quindi economicamente trasportabili in Europa. Il 	vero obiettivo di Usa e Unione Europea è mettere le mani sul 	rubinetto energetico libico, da cui dipendono in gran parte l’Europa 	e la Cina, e ridisegnare gli equilibri in un’area – dal nord 	Africa all’Iran – dove la presa delle potenze occidentali si è 	costantemente indebolita negli ultimi anni, a seguito delle 	fallimentari esperienze militari dell’ultimo decennio);</li>
<li>siamo contrari ad 	una guerra avviata da una scriteriata risoluzione delle Nazioni 	Unite, illegittima nella misura in cui non rispetta gli articoli 40 	e 41 del suo Statuto, che prevedono la possibilità di interventi 	militari solo nel caso falliscano tutte le azioni diplomatiche e di 	mediazione (e che evidentemente non sono state esperite dalla 	comunità internazionale);</li>
<li>le motivazioni con 	cui la guerra è stata dichiarata (motivazioni “umanitarie”, in 	coerenza con la triste teoria di interventi “democratici” 	avviati dodici anni fa con l’aggressione alla Jugoslavia) sono 	fondate sulla menzogna e sulla estremizzazione e caricaturizzazione 	di una realtà oggettivamente conflittuale e repressiva (si è 	parlato addirittura di fosse comuni, 10.000 vittime in 24 ore, 	bombardamenti a tappeto sui civili, genocidio);</li>
<li>non ci sfugge, al 	contrario, che le reali motivazioni sulle quali si fonda 	l’intervento, come dimostrano le diverse collocazioni di Francia, 	Gran Bretagna, Stati Uniti e  l’astensione, con motivazioni molto 	diverse tra loro, di Germania, Cina e Russia, si inscrivono in un 	contesto di conflitto tra grandi potenze e anche tra grandi potenze 	imperialistiche per il controllo economico e geostrategico dell’area 	e per la ridefinizione dei rapporti di forze a livello globale e 	nella stessa Unione Europea;</li>
<li>la nostra 	contrarietà alla guerra non modifica il nostro giudizio sul regime 	di Gheddafi: un regime che da molti anni ha abbandonato il processo 	di socializzazione delle risorse energetiche che lo aveva 	contraddistinto dopo la liberazione anti-monarchica, che ha cambiato 	il proprio orientamento internazionale (con una progressiva 	subordinazione alle ragioni delle multinazionali europee e agli 	interessi delle potenze occidentali, a partire dall’Italia) e 	anche – in termini altrettanto regressivi – il proprio rapporto 	con la popolazione;</li>
<li>dentro questo quadro 	si colloca il nostro giudizio sui sommovimenti libici, in cui 	senz’altro hanno vissuto istanze di libertà, democrazia e 	rinnovamento generazionale simili a quelle che hanno segnato le 	rivolte in Egitto e Tunisia (ma anche in Algeria, nello Yemen, nel 	Bahrein e in Giordania), ma che vanno analizzati in maniera più 	articolata. Lo scontro tribale, il conflitto inter-regionale, la 	particolare condizione sociale ed economica del Paese (la Libia ha 	un reddito pro capite sei volte superiore a quello egiziano), lo 	scontro interno al blocco di potere di Gheddafi, il ruolo degli 	Stati Uniti d’America, dell’Inghilterra e della Francia nel 	finanziamento e nell’armamento delle rivolte sono peculiarità 	della situazione libica che vanno adeguatamente considerate;</li>
<li>il possibile cambio 	di regime in Libia e quindi la caduta di Gheddafi per mano 	dell&#8217;Occidente in armi avrebbe l&#8217;effetto di rafforzare le posizioni 	della parte degli insorti interessata a sostituire il regime nella 	gestione delle risorse energetiche del Paese in un quadro magari 	formalmente più democratico, ma sotto protettorato occidentale e 	senza alcun cambiamento delle condizioni sociali delle masse 	libiche. Contestualmente sarebbero quindi indebolite le istanze dei 	settori più genuini della rivolta. Questo precedente avrebbe poi un 	effetto negativo di riflesso sul vento di rivolta che interessa il 	mondo arabo, a partire da quei Paesi (come l&#8217;Egitto e la Tunisia) in 	cui le popolazioni si sono autodeterminate e liberate, con le 	proprie forze, da regimi oppressivi e reazionari.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">A fronte di tutto ciò la nostra linea e il nostro impegno sono chiari: lavorare in ogni singolo territorio e a livello nazionale per la costruzione di un forte e unito movimento di massa contro la guerra, che va sostenuto e accompagnato, a maggior ragione in un contesto oggettivamente difficoltoso come questo.</p>
<p style="text-align: justify;">Dentro questo impegno sta il nostro giudizio sulle posizioni in merito alla situazione libica dei gruppi dirigenti del Partito democratico e delle altre forze moderate interne al centro-sinistra. Un giudizio radicalmente negativo, ma che muove dalla presa d’atto che tutte le socialdemocrazie europee (a partire da quel che resta di quella italiana) hanno improntato la propria politica estera al concetto (tragico e irricevibile) dell’esportazione della democrazia.</p>
<p style="text-align: justify;">Le parole d’ordine con le quali i Giovani Comunisti partecipano e parteciperanno nelle prossime settimane alle mobilitazioni sono:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>no alla guerra senza 	se e senza ma;</li>
<li>chiusura delle basi 	NATO e statunitensi situate sul territorio italiano e uscita 	dell’Italia dalla NATO;</li>
<li>riconoscimento del 	principio di non ingerenza, del diritto dei popoli (anche del popolo 	libico) alla propria autonomia, alla propria indipendenza e alla 	propria sovranità;</li>
<li><a name="_GoBack"></a> stop ai bombardamenti e avvio di un processo internazionale di pace 	che, attraverso il coinvolgimento delle diplomazie dei Paesi più 	avanzati, esprima una delegazione e imbocchi risolutamente la via 	del negoziato tra le parti in conflitto;</li>
<li>il prosieguo e il 	rafforzamento di uno sforzo di solidarietà internazionalista in 	connessione con le realtà generazionali comuniste, socialiste e 	democratiche per la ripresa di una forte lotta antiimperialista e 	per la pace.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Simone Oggionni</p>
<p style="text-align: justify;">Daniele Maffione</p>
<p style="text-align: justify;">Francesco D’Agresta</p>
<p style="text-align: justify;">Antonio Perillo</p>
<p style="text-align: justify;">Anna Belligero</p>
<p style="text-align: justify;">Michela Tripodi</p>
<p>27 Marzo 2011</p>
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