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di Simone Oggionni e Anna Belligero Care compagne e cari compagni, nel caso in cui vi fosse sfuggito vi segnalo un fondamentale articolo pubblicato da Liberazione il 25 ottobre a firma di Nanni Alleva. Mi permetto di segnalarvelo perché svolge una funzione di straordinaria e meritoria informazione circa il “collegato lavoro” votato nei giorni scorsi in via definitiva dalla Camera dei deputati. In particolare mette in rilievo una norma contenuta in questa legge, fondamentale non solo per la legislazione italiana ma anche per la vita di centinaia di migliaia di lavoratori precari.
In buona sostanza la questione è questa: fino all’entrata in vigore del “collegato lavoro” era possibile impugnare in giudizio i contratti di lavoro precario di qualunque tipo (a termine, a progetto, interinale) che presentassero illegittimità formali e sostanziali e chiederne, in









di Anna Belligero “Non c’è più tempo”, è questa la frase che ormai da troppe ore leggiamo e ascoltiamo, riguardo alla vita di Sakineh Mohammadi Ashtiani, o più semplicemente Sakineh. E’ la minaccia costante che risuona nelle nostre orecchie, sono le immagini ripetute di una pratica maledetta e a noi direttamente sconosciuta, è la sensazione di vivere lo stesso incubo, nel buio di una cella, con l’angoscia della solitudine e la paura di morire. Oltretutto da innocente. Prima di tutto perché è innocente, Sakineh non deve morire. Prima di tutto perché nessun uomo, nessun dio, nessun governo può disporre della vita di qualcun*. Prima di tutto perché ha un figlio e una figlia che l’aspettano e non l’hanno mai abbandonata.


