Categoria: Diritti

17 Maggio: Giornata internazionale contro lesbo-omofobia-transfobia

di Lorenzo Lupoli

La giornata internazionale contro lesbo-omofobia-transfobia, assume quest’anno un significato particolare: il 17 maggio è diventato ormai per noi giovani comuniste/i, così come per tutto il movimento LGBTQI*, un giorno fondamentale, in cui ognuna/o di noi, si ferma almeno un attimo a pensare cosa significhi oggi essere lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer e intersessuali, in questa italietta che trasuda machismo e sessuofobia da tutti i pori.

In tante/i in queste ore saremo impegnate/i in iniziative per diffondere la conoscenza e i significati di questa giornata promossa tardivamente nel 2007 dall’Unione europea, mentre non passa giorno che i nostri governanti di turno (con una preoccupante continuità e trasversalità tra governi di centro-destra e centro-sinistra), non ci ricordino quanto è lontano il nostro paese dall’essere un luogo accogliente, inclusivo e sicuro per le persone LGBTQI, così come non lo è per i diversamenti abili, le donne, i migranti

La laicità è tutta un’altra cosa…

Ordine del giorno sulla laicità

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha riconosciuto il crocefisso nelle stanze italiane come simbolo “laico” e quindi ammissibile, riconoscendo che il crocefisso nelle aule possa definirsi simbolo culturale.

Ribadiamo la lotta delle/dei Giovani Comuniste/i a fianco dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti per uno Stato laico che non prenda posizioni su questioni religiose, non se ne faccia influenzare e non ne prediliga nessuna. Lo Stato italiano non può ancora definirsi Stato laico, ma senza laicità si lede la libertà dei singoli, un altro tassello nella trasformazione dei cittadini in sudditi.

Francesco D’Agresta

27 Marzo 2011

L’8 Marzo delle donne che lottano

di Carlotta Sorrentino

Molte sono le leggende sull’origine dell’8 marzo, un fatto però sembra esser certo: la scelta di questa data per la celebrazione della Giornata Internazionale della Donna, venne formalizzata durante la II Conferenza Internazionale delle Donne Comuniste, tenutasi a Mosca nel 1921. Altra certezza è senza dubbio la natura simbolica che questo giorno ha assunto.  L’8 marzo è stato da sempre sinonimo di lotta per la libertà delle donne di determinarsi nelle scelte sul proprio corpo, nel lavoro e nella società. E’ stato il simbolo delle battaglie delle donne per affermare il proprio diritto ad avere piena autonomia sul proprio corpo. E’ stato il simbolo delle rivendicazioni perché venisse loro riconosciuto un ruolo come soggetti attivi nella vita pubblica e privata.

Berlusconismo, lo specchio peggiore del Paese

di Annamaria Rivera Per favore, non si chiami sultanato il regime berlusconiano. E non si parli di harem o di suq quando si cerca di definire le pratiche sessuo-mercantili dell’indegno capo del governo italiano. Gli stereotipi orientalisti, lasciamoli a Giovanni Sartori, l’illustre politologo. Il quale a tal punto è ossessionato dall’invasione dei saraceni da teorizzare, fin dal 2000 la “radicale non integrabilità” degli “islamici” (si noti il linguaggio, davvero da fine studioso), suggerendo come rimedio l’immigration choisie di migranti di confessioni altre da quella musulmana: alla faccia del conclamato liberalismo.

Insomma, non v’è certo bisogno di ricorrere a cliché esotisti per descrivere il fenomeno Berlusconi: nel suo triplice versante -politico, culturale, comportamentale- esso appartiene interamente alla storia italiana. Se ci soffermiamo a considerare la psicologia berlusconiana, colpisce fino a qual punto sia dominata da un immaginario, anche sessuale, da venditore di spazzole dei tardi anni

Dieci anni fa, Genova. Verso il Luglio 2011

Dieci anni fa centinaia di migliaia di persone, giovani e adulti, donne ed uomini, di tutto il mondo si diedero appuntamento a Genova per denunciare i pericoli della globalizzazione neoliberista e per contestare i potenti del G8, intenti a convincere il mondo che trasformare tutto in merce avrebbe prodotto benessere per tutti.

Quel movimento diceva – e ancora oggi dice – che la religione del mercato senza regole avrebbe portato al mondo più ingiustizie, più sfruttamento, più guerre, più violenza. Che avrebbe distrutto la natura, messo a rischio la possibilità di convivenza e persino la vita nel pianeta. Che  non ci sarebbe stata più ricchezza per tutti ma, piuttosto, nuovi muri, fisici e culturali, tra i nord ed i sud del mondo. Non la pacificazione, conseguenza della “fine della storia”, ma lo “scontro di civiltà”. Avevamo ragione, e i fatti lo hanno ampiamente confermato.

25 Novembre. Contro la violenza maschile sulle donne. Tutti i giorni!

La guerra è stata sempre l’attività specifica del maschio e il suo modello di comportamento virile”
Carla Lonzi

di Anna Belligero

Anche quest’anno il numero dei femminicidi in Italia è a 3 cifre. Drammaticamente. E il numero delle violenze sessuali che hanno come vittime le donne, solo a Milano, è di oltre 330 dal 1 Gennaio al 30 Ottobre 2010. Non serve aggiungere altri dati, credo, per comprendere quindi quanto scriteriato sia il taglio dei fondi ai centri antiviolenza che in tutto il Paese chiudono, o rischiano di farlo. Se pure, paradossalmente, ci trovassimo di fronte ad una diminuzione drastica delle violenze sulle donne, i tagli non sarebbero giustificabili. In questo caso sono semplicemente criminali, a fronte della crescita, e non della diminuzione delle “cifre” in questione.

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