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	<title>Giovani Comunisti/e &#187; Antifascismo</title>
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	<description>pace, lavoro, giustizia sociale, diritti e libertà</description>
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		<title>ControTempo sorride, ma le svastiche e le croci celtiche sono sue</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 15:21:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Anna Belligero e Simone Oggionni Abbiamo letto divertiti il comunicato di ControTempo ospitato dal Messaggero. Divertiti per due motivi: il primo è che gli estensori dimostrano di ignorare la differenza, abbastanza intuitiva, tra &#8220;destra istituzionale&#8221; e &#8220;istituzioni&#8221;. Il fatto che non siano legati e finanziati da alcuna istituzione non esclude &#8211; come noi ribadiamo,]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di Anna Belligero e Simone Oggionni</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo letto divertiti il comunicato di ControTempo ospitato dal Messaggero. Divertiti per due motivi: il primo è che gli estensori dimostrano di ignorare la differenza, abbastanza intuitiva, tra &#8220;destra istituzionale&#8221; e &#8220;istituzioni&#8221;. Il fatto che non siano legati e finanziati da alcuna istituzione non esclude &#8211; come noi ribadiamo, essendo questa una realtà nota ed evidente &#8211; che siano legati e sostenuti da pezzi di partiti della destra istituzionale (intendendo per istituzionale quella che vive dentro le istituzioni e non al di fuori di esse).<span id="more-3291"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo motivo di ilarità è che i ragazzi tentano di discolparsi prima dicendo che quelle scritte non esistono (ma ci sono le foto), e poi dicendo che quelle scritte esistono ma che loro erano, in quella serata, impegnati altrove. E allora ci chiediamo: chi ha firmato con la loro sigla (come le foto testimoniano= quelle scritte vergognose? E perché, se non sono stati loro ma qualcun altro che ha indebitamente utilizzato il loro nome, non hanno immediatamente condannato e preso le distanze dal gesto? Evidentemente perché lo condividono.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto, infine, alla consistenza e alla ricerca di visibilità: stiano tranquilli, perché gli studenti conoscono Rifondazione Comunista e i suoi giovani. Abbiamo qualche dubbio che conoscano, e apprezzino, ControTempo.</p>
<p style="text-align: justify;">ANNA BELLIGERO<br />
SIMONE OGGIONNI<br />
Portavoci nazionali Giovani Comuniste/i</p>
<p style="text-align: justify;">31 gennaio 2012</p>
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		<title>I GC cancellano le scritte fasciste ai licei Tasso e Righi</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 15:44:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Ufficio stampa GC Ieri notte una squadraccia di fascisti facenti capo al gruppo Controtempo (conosciuto a Roma e notoriamente legato a settori della destra istituzionale) ha deturpato i muri dei licei Tasso e Righi di Roma con svastiche e scritte vergognose. Guarda caso quei licei, tra i simboli dell&#8217;antifascismo militante romano. Guarda caso ieri,]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di Ufficio stampa GC</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ieri notte una squadraccia di fascisti facenti capo al gruppo Controtempo (conosciuto a Roma e notoriamente legato a settori della destra istituzionale) ha deturpato i muri dei licei Tasso e Righi di Roma con svastiche e scritte vergognose. Guarda caso quei licei, tra i simboli dell&#8217;antifascismo militante romano.<br />
Guarda caso ieri, 27 gennaio, giornata della Memoria della Shoah. Si tratta soltanto dell&#8217;ultima provocazione vomitevole di una galassia di sigle, gruppi e associazioni che continua a vivere nella indifferenza, quando non nella colpevole compiacenza dell&#8217;amministrazione comunale. <span id="more-3261"></span>Quelle scritte sono state rimosse dall&#8217;azione di nostri giovani compagni. Vorremmo fossero rimosse per sempre dalla cultura e dalla quotidianità di Roma e dell&#8217;intero Paese.</p>
<p>ufficio stampa GC</p>
<p>28 gennaio 2012</p>
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		<title>Il disagio della memoria significa la fine dell&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 15:40:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di David Bidussa Oggi è il giorno della memoria. Ricordare, in questo caso, non serve a essere orgogliosi, ma a diventare qualcosa di diverso da sé. Dalla memoria della Shoah è nata l’idea di Europa: un processo opposto alla fondazione di uno Stato, dove vige, invece, l’oblio. Si deve ricordare: è il dazio per diventare]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="content">
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<p style="text-align: justify;"><strong>di David Bidussa</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi è il giorno della memoria. Ricordare, in questo caso, non serve a essere orgogliosi, ma a diventare qualcosa di diverso da sé. Dalla memoria della Shoah è nata l’idea di Europa: un processo opposto alla fondazione di uno Stato, dove vige, invece, l’oblio. Si deve ricordare: è il dazio per diventare europei (che sempre meno persone vogliono pagare), scrive <strong>lo storico David Bidussa.</strong> E se la memoria tramonta, anche la nostra Europa sbiadisce.</p>
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<p style="text-align: justify;">Il giorno della memoria” è a “bassa tensione”. Per averne conferma è sufficiente comparare le pagine dei giornali di questa settimana con quelle degli anni scorsi. Per me non è una sorpresa. Tuttavia sbaglieremmo di grosso se pensassimo che è prevalentemente un<span id="more-3257"></span> problema di abitudine. Dietro, a mio avviso, c’è soprattutto una crisi della cultura democratica, prima ancora che del tessuto democratico delle società europee.<strong><br />
Tralascio la questione della testimonianza, del rapporto tra formazione scolastica e riflessione sulla Shoah.</strong> Non perché siano argomenti fuori luogo, ma semplicemente perché sono argomenti che fanno parte ormai del “senso comune” (altra questione è come si affrontano, ma non ne voglio scrivere ora. In ogni caso, anche questi aspetti fanno parte della discussione pubblica da tempo).<br />
Ci sono due questioni essenziali che credo siano al centro di questo giorno della memoria, e con questo intendo il 27 gennaio 2012.<strong><br />
La prima riguarda i conflitti tra memorie. La seconda riguarda la crisi dell’Europa. </strong>Anzi: per esser più precisi, il sentimento diffuso anti-europeista.<strong>La prima riguarda la questione del Blocco 21 e del memoriale italiano della deportazione ad Auschwitz.</strong> Da una parte, c’è la necessità di ripensare un modo di affrontare il passato; dall’altra una spaccatura tra memorie che, negli ultimi anni, ha significato soprattutto lo scontro sulla questione del memoriale italiano di Auschwitz.<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È un aspetto che nessuno avrebbe immaginato, nel 2000,</strong> ma che oggi occorre saper affrontare sapendo che, in quella storia, c’è molto dolore, ma c’è anche la necessità di capire i molti elementi diversi, specifici, che la connotano. Lo sterminio ha riguardato molti soggetti ed è avvenuto per molti motivi. Compito di una memoria attenta è comprendere sia l’aspetto generale sia le dinamiche specifiche di un evento che è costituito da molti e diversi percorsi. È una discussione che rischia di produrre piazzate e urlate. E che sarebbe bene affrontare con pacatezza e soprattutto senza condizionamenti politici.<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La seconda riguarda la questione dell’anti-europeismo. Il “giorno della memoria” è il risultato di una artificio culturale.</strong> L’Europa – per esser più precisi l’UE – dopo l’89 nasce sulla base di una “religione civile” fondata sulla “memoria del male”. A differenza del processo di costruzione dell’identità nazionale, un processo in cui l’oblio ha una parte essenziale, il processo di costruzione dell’Europa come replica e riparazione ai molti non detti, configura un’altra modalità della memoria. Una memoria che è essenzialmente un bisogno di passato fondato in gran parte sulla memoria del male.<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È uno dei motivi che sta anche alla base della crisi dell’idea di Europa. </strong>Questo percorso pone il problema delle scelte di responsabilità e non si misura né sui “vantaggi” né sui “benefit” immediati. In breve, la riflessione sul diventare europei – proprio per differenziarsi dall’adesione del mito di Europa, un mito che ha popolato i totalitarismi violenti e razzisti del Novecento (è bene sempre ricordare che la grande Germania nazista nel linguaggio nazista si chiamava “Nuovo ordine Europeo”) – non equivale all’acquisizione di una cittadinanza “bancomat”. Esige un prezzo. E questo prezzo molti europei non sono disposti a pagarlo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il giorno della memoria è una data artificiale, il risultato di uno sforzo in cui avere memoria non significa essere orgogliosi di sé,</strong> ma impegnarsi a diventare qualcosa di diverso da sé ed è parte essenziale e non solo estetica del fatto che europei si diventa, non si nasce. Ovvero essere europei non riguarda lo ius soli, bensì un processo di convinzione. Non è un dato, bensì è un risultato. Diversamente: non è un fatto, ma un atto.<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per concludere, la crisi del giorno della memoria non riguarda un’insufficienza,</strong> ma riguarda la crisi di un disegno politico, allude a un progetto mancato e alla rivincita possibile della nostalgia. Sullo sfondo si erge sul desiderio di un mare chiuso, dove il Mediterraneo torni ad essere un confine.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Anche per questo, pensare che basti immettere un cambio di registro perché una data si rivitalizzi è miope.</strong> È una visione della politica che è in affanno e lo stato di salute del giorno della memoria è solo un indizio di quella crisi.</p>
<p>DAVID BIDUSSA<br />
L&#8217;Inkiesta.it</p>
<p>27 gennaio 2012</p>
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<div>Leggi il resto: <a href="http://www.linkiesta.it/giornata-memoria#ixzz1krVT63L8">http://www.linkiesta.it/giornata-memoria#ixzz1krVT63L8</a></div>
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		<title>Roma. Piste nere nella “guerra di mala”</title>
		<link>http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/roma-piste-nere-nella-guerra-di-mala.html</link>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 22:38:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pistole ritrovate. Nelle indagini sulla guerra di mala a Roma spuntano fuori continuamente fascisti e malavitosi. Le telefonate e gli affari tra Mokbel e il boss di Ostia Carmine Fasciani. Uomini neri sempre disponibili per il “lavoro sporco”. Negli ultimi delitti e ferimenti c’è sempre qualche “cuore nero”. L’inchiesta prosegue. A Tivoli, dove lo scorso]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Pistole ritrovate. Nelle indagini sulla guerra di mala a Roma spuntano fuori continuamente fascisti e malavitosi. Le telefonate e gli affari tra Mokbel e il boss di Ostia Carmine Fasciani. Uomini neri sempre disponibili per il “lavoro sporco”. Negli ultimi delitti e ferimenti c’è sempre qualche “cuore nero”. L’inchiesta prosegue.</p>
<p style="text-align: justify;">A Tivoli, dove lo scorso 3 gennaio è stato ferito a colpi di arma da fuoco il neofascista Francesco Bianco, è stata ritrovata un’altra pistola, una calibro 9 e cinquanta munizioni. L’arma è stata rinvenuta nei pressi di un cassonetto ed è stata sequestrata. L&#8217;arma sarà ora esaminata dai tecnici della scientifica per accertare se sia stata utilizzata nei recenti agguati di sangue. &#8220;La pressione esercitata sul <span id="more-3191"></span>territorio nelle ultime ore ha probabilmente indotto il possessore a disfarsene&#8221; si legge in un comunicato della Questura. Proprio a Tivoli Terme lo scorso 3 gennaio è stato ferito in un agguato Francesco Bianco, 51enne in passato vicino al gruppo terroristico di destra Nuclei armati rivoluzionari e coinvolto nella vicenda di Parentopoli all&#8217;Atac.</p>
<p style="text-align: justify;">Prende corpo intanto nelle  ipotesi di Ris e Ros dei carabinieri che la pistola che ha ucciso il commerciante cinese e la sua bambina a Torpignattara qualche giorno fa, possa essere stata acquistata dagli assassini, poche settimane prima del colpo, nell’arsenale della mala trovato per caso il 17 dicembre sulla Casilina, solo cinque chilometri più a est del luogo del delitto”. Lo scrive oggi su Liberazione  online Checchino Antonini. Si tratta di un arsenale composto da tredici pistole, quattro fucili da guerra, una mitraglietta, cinque giubbotti antiproiettile, 2.500 munizioni, due uniformi dei carabinieri e una della polizia forse rubati in una lavanderia, una paletta segnaletica della protezione civile e la riproduzione di una placca di riconoscimento dell’Arma, passamontagna, parrucche e alcune dosi di erba. “Era l&#8217;armeria di Claudio Nuccetelli, 48 anni, passato alla storia criminale per la “spaccata&#8221; a Bulgari, il fallito colpo del 2007 quando un carro attrezzi assalì la nota gioielleria del centro di Roma. I carabinieri potrebbero chiedere lumi proprio a Nuccetelli,  il quale &#8211; come ha spiegato su Liberazione una ricostruzione di Ercole Olmi  -che  abbiamo pubblicato nei giorni scorsi anche su Contropiano &#8211; è considerato dagli inquirenti uno dei punti di contatto tra la mala romana, con la galassia neofascista e la mafia catanese. Con lui, nella rapina da Bulgari, c&#8217;erano  infatti anche Fabio Giannotta, con alle spalle un curriculum di rapine ma anche  di partecipazione alle commemorazioni presso la sede di Acca Larentia di cui la sua famiglia sembra essere &#8220;tenutaria&#8221;. Un padre segretario di sezione  dell&#8217;antico Msi, un fratello Mirko, condannato  con  rito abbreviato a un anno e otto mesi nel 2005 per rapine a banche e gioiellerie  ed infine Fabio noto per essere un altro  dei capitoli inquietanti della cosiddetta Parentopoli nera a Roma. Dirige, per conto delll&#8217;Ama e il comune di Roma, il settore Decoro urbano.<br />
Le connessioni tra organizzazioni criminali nella capitale, i neofascisti e la guerra di mala che si è scatenata a Roma nel 2011, riportano a galla episodi apparentemente scollegati ma che hanno come costante la presenza di ex militanti neofascisti dei Nar.<br />
Nella guerra di mala che sta insanguinando la capitale, a novembre ci sono stati due omicidi “mirati” a Ostia: quelli di Giovanni Galleoni – noto come “Bafficchio” &#8211; e di Francesco Antonini conosciuto come “Sorcanera”. I due sono stati uccisi a Nuova Ostia la sera del 23 novembre scorso. I due uccisi erano legati in passato alla Banda della Magliana e in particolare a Paolo Frau – detto “Paoletto” – a sua volta ucciso a Ostia nel 2002 e coinvolto anche nel processo per l’assassinio di Mino Pecorelli, il giornalista ucciso nel marzo del 1979. A fare il suo nome era stato Antonio Mancini, altro elemento di spicco della banda della Magliana ed ora “collaboratore di giustizia”.  Nel 2008 invece era stato ucciso ad Acilia, un altro boss come Salomone.<br />
Per il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, responsabile della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, titolare delle indagini assieme al pm Carlo La Speranza, il duplice omicidio di Ostia “È stato uno scontro evidente tra due gruppi criminali molto forti, uno scontro di un certo livello”. “Le due vittime &#8211; prosegue Capaldo &#8211; erano due personaggi profondamente inseriti nel contesto della criminalità organizzata di un certo significato, non marginale, insediata anche a Roma nel traffico di droga e usura, già coinvolti in episodi di sangue e conflitti tra bande”.<br />
Ma proprio a Ostia, esattamente due anni prima (dicembre 2009), i carabinieri avevano condotto una vasta operazione denominata Los Moros 2008-Madara 2008 – in cui vennero effettuati 36 arresti, di cui 31 italiani, 4 spagnoli e un bulgaro, per il reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale e spaccio di sostanze stupefacenti del tipo hashish e cocaina. Questa operazione e i successivi sequestri di beni, hanno assegnato un durro colpo all’organizzazione crminale del boss di Ostia Carmine Fasciani.  Tra gli arrestati figuravano Silvia Bartoli, la moglie del boss di Ostia, e un certo Alberto Piccari. Quest&#8217;ultimo è noto come esponente neofascista dei Nar. Piccari viene ritenuto un “membro importante” nel gruppo originario dei Nar, alla pari di Gilberto Cavallini, Luigi Ciavardini, Massimo Carminati, Franco Anselmi, Walter Sordi ed altri. Picccari venne arrestato il 23 ottobre del 2001 e accusato di porto e detenzione illegale di armi. Le armi erano in ottimo stato di efficienza. Quando nel dicembre del 2009, i carabinieri lo fermano nel quadro dell&#8217;indagine “Los Moros”, si trovano di fronte ad una vecchia conoscenza ma più nell&#8217;ambito dei gruppi neofascisti che in quelli della criminalità.  Ma non è l’unica sorpresa. C’è qualcosina di ancora più importante. La telefonata intercettata tra il boss di Ostia, Carmine Fasciani e lo spregiudicato “imprenditore-finanziere” nero Gennaro Mokbel è ormai nelle cronache. Nella telefonata con Fasciani,  Mokbel si vanta di aver speso più di un milione di euro per far uscire dal carcere la coppia nera per eccellenza: Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, tra i fondatori dei Nar. Non solo. Il Ros dei Carabinieri ha accertato &#8220;i contatti del Mokbel con Carmine Fasciani, noto esponente della criminalità organizzata romana, dal quale ha ricevuto l´assicurazione di poter svolgere in modo indisturbato la campagna politica nella zona di Ostia&#8221;. E’ ampiamente documentato poi il “cameratismo” tra Gennaro Mokbel (al quale, per importanza, dedicheremo un’altra puntata della nostra inchiesta) e il killer fascista Antonio D’Inzillo, coinvolto nella sanguinosa resa dei conti dentro la Banda della Magliana e “misteriosamente” morto nel 2008 in Kenya.<br />
Si potrebbero poi mettere in fila poi altri recenti fatti di cronaca: l’uccisione del broker Roberto Ceccarelli l’8 aprile; il ferimento di Andrea Antonini consigliere municipale di Casa Pound il 14 aprile; il ferimento del fascista Francesco Bianco ai primi di gennaio a Tivoli, il coinvolgimento dell’ex fascista dei Nar Pierfrancesco Vito nella vicenda del broker nero Gianfranco Lande (Il “Madoff” dei Parioli).<br />
Diventa dunque sempre più difficile tenere separate le piste “criminali” da quelle sugli ambienti neofascisti nella Capitale. Nella capitale nella seconda metà del 2010 è saltato qualche equilibrio nelle attività delle organizzazioni criminali ed è scoppiata la guerra. Questo ci dicono i fatti e la cosa, francamente, non è una sorpresa. L&#8217;inchiesta prosegue.</p>
<p style="text-align: justify;">Vedi su questo gli articoli precedenti:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiano.org/it/news-politica/item/5870-i-fascisti-nel-mirino-di-chi">http://www.contropiano.org/it/news-politica/item/5870-i-fascisti-nel-mirino-di-chi</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiano.org/it/archivio-news/documenti/item/6011-roma-la-citt%C3%A0-delle-pistole-cronache-nere-come-i-cuori">http://www.contropiano.org/it/archivio-news/documenti/item/6011-roma-la-citt%C3%A0-delle-pistole-cronache-nere-come-i-cuori</a></p>
<p style="text-align: justify;">da Contropiano.org &#8211; Rete dei Comunisti</p>
<p style="text-align: justify;">12 gennaio 2012</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Se il &#8220;maquillage&#8221; di Casa Pound fa breccia a sinistra&#8230;</title>
		<link>http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/se-il-maquillage-di-casa-pound-fa-breccia-a-sinistra.html</link>
		<comments>http://www.giovanicomunisti.it/wordpress/se-il-maquillage-di-casa-pound-fa-breccia-a-sinistra.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 17:17:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>webmaster</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[Casa Pound]]></category>
		<category><![CDATA[fascisti]]></category>

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		<description><![CDATA[di Roberto D&#8217;Andrea L&#8217;operazione estetica compiuta dai fascisti di Casa Pound sembra ormai aver raggiunto gli scopi che si prefiggeva: sono numerosi infatti gli episodi di contatto, di incontro, e quindi di legittimazione, che hanno incassato i fascisti “del terzo millennio”, ai danni di opportunisti o sprovveduti in cerca di fama, che orbitano in quello]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Roberto D&#8217;Andrea</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;operazione estetica compiuta dai fascisti di Casa Pound sembra ormai aver raggiunto gli scopi che si prefiggeva: sono numerosi infatti gli episodi di contatto, di incontro, e quindi di legittimazione, che hanno incassato i fascisti “del terzo millennio”, ai danni di opportunisti o sprovveduti in cerca di fama, che orbitano in quello che un tempo si chiamava arco costituzionale, nel Pd o in alcuni movimenti.<strong> </strong>Si tratta di esponenti politici in cerca di pubblicità, o di giornalisti non più sulla cresta dell&#8217;onda che comunque provano a galleggiare, o ancora autori di libri che tentano operazioni azzardate di marketing organizzando eventi nelle sedi di Casa Pound<span id="more-3179"></span> (o prestandosi a dibattiti). Abbiamo smarrito la memoria e forse è il caso di fermarci tutti a fare una riflessione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fascismo e neofascismi</strong><br />
Il fascismo, prima di consolidarsi come regime e di incamminarsi sulla via del totalitarismo, nasce in Italia come movimento populista, ma fin dai suoi primi passi istituisce un’alleanza solidissima con la classe borghese che era &#8211; ovviamente &#8211; contraria al movimento operaio che all&#8217;inizio del secolo scorso si stava sviluppando ed organizzando. In questo senso, il fascismo, specialmente nella sua componente ideologica, non si pone come una mera risposta reazionaria ai mutamenti della società, ma prova ad indicare una presunta terza via fra capitalismo e socialismo. Si tratta del tentativo di disarticolare il campo politico e di mascherare il lavoro sporco fatto in nome del capitale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fascismo propaganda se stesso utilizzando anche, parzialmente ed in modo strumentale, l&#8217;immaginario del movimento dei lavoratori: esso richiama in teoria tematiche sociali ma predica nella sostanza l&#8217;interclassismo; declama la retorica sul lavoro e, nel contempo, vieta le riunioni di più di tre persone nei luoghi di lavoro, reprime l&#8217;organizzazione dei lavoratori, abolisce la libertà sindacale, devasta le camere del lavoro e le sedi dei partiti dei lavoratori.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ideologia fascista non muore, in Italia, assieme al suo regime, sebbene sia stato sconfitto dalle forze della Resistenza. Rimane in certi angoli della società, riorganizzandosi nei settori estremi della destra italiana. E, come aveva fatto al suo principio, continua la sua opera di camaleontismo e travisamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tralascia qui qualunque considerazione e valutazione sul fenomeno dell’Msi e sul traghettamento e sdoganamento della classe politica di quel partito dalla Prima alla Seconda Repubblica; tema su cui esistono ampie ed approfondite analisi. Interessano invece, per l’attualità del fenomeno, le forme del neofascismo nell’ambito cosiddetto “movimentista”, e i suoi rapporti con una certa parte del centrosinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">Un antecedente dei movimenti neofascisti attuali si può ravvisare nei “nuovi” fascisti degli anni Sessanta e Settanta: gruppi che si autodefinivano nazi-maoisti, e che con una retorica subdola riuscivano ad infiltrarsi nel movimento studentesco, nel nostro &#8217;68, auspicando &#8211; nelle assemblee &#8211; la “dittatura fascista del proletariato”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Casa Pound</strong><br />
Questo maquillage, ossia l’operazione programmatica di mascheramento di un’ideologia violenta e repressiva dietro una maschera più o meno <em>politically correct</em>, continua anche ai nostri giorni: Casa Pound fa infatti una mera operazione di contaminazione contenutistica che ai meno accorti (o ai più politicamente disinvolti) è sembrata forse sostanziale. Ma non lo è nei fatti.</p>
<p style="text-align: justify;">Casa Pound negli ultimi anni ha fatto una operazione di abbandono, almeno sul piano pubblico, delle retoriche palesemente sessiste, razziste e omofobe. L&#8217;intento appare quello di rassicurare le donne madri, i migranti, le persone omosessuali, ma soprattutto di certificare la natura sinceramente democratica del movimento neofascista.</p>
<p style="text-align: justify;"> L&#8217;innovazione di Casa Pound è quindi esclusivamente estetica: ostentano infatti modalità democratiche in pubblico, predicano il libero confronto fra le idee, mentre propagandano la violenza e si prestano ai pestaggi.</p>
<p style="text-align: justify;"> Bravi ragazzi con la faccia buona insomma, che organizzano la socialità nelle loro sedi e costituiscono associazioni di promozione sociale e fanno tanto sport, che pacatamente discutono di merito nascondendo così l&#8217;immagine del fascismo come movimento violento e antidemocratico.</p>
<p style="text-align: justify;">Quasi che fosse possibile bere veleno senza morire.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sessismo, razzismo, omofobia</strong><br />
Se non si è in malafede o animati da altre mire, però, basta consultare il programma di Casa Pound per leggere quanto siano profondamente sessiste le ricette che interpretano le donne solo come produttrici di figli e quanta retorica “sulla vita” venga fatta.</p>
<p style="text-align: justify;"> Non ci vuole poi molto a notare che nella sezione dedicata ai migranti si parla sostanzialmente solo di blocco dei flussi e di rimpatri. Venendo ai fatti recenti, poi: non basta liquidare come pazzo chi ha ucciso due ragazzi senegalesi a Firenze. È del tutto evidente che la creazione di un immaginario collettivo che individua in chi ha il colore diverso della pelle un corpo estraneo da espellere (propria storicamente di tutti i movimenti di estrema destra e dunque anche di Casa Pound) crea un terreno fertile e favorisce in maniera diretta episodi di efferata violenza criminale.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda la tematica dell&#8217;omofobia, i nuovi fascisti “terzomillenari” non si definiscono (più) omofobi, ma nel loro programma non vi è alcun punto che riguardi il riconoscimento dei diritti per le persone lgbti. Questo fa il paio con quanto accade in certi settori del centrosinistra, dove alcuni sono vittime di un preoccupante vuoto di discorso politico e hanno rinunciato a qualunque tentativo di costruire egemonia culturale, di spostare il terreno della rivendicazione di diritti su un piano acquisitivo, ma si sono affannati nella ricerca di un dialogo a destra che, oltre ad essere palesemente inaccettabile, è anche sostanzialmente controproducente. In Italia non c&#8217;è più (o forse non c&#8217;è mai stata) la convinzione che per le persone omosessuali il riconoscimento della parità dei diritti non è questione di liberalismo (o di carineria dei soggetti che ne dibattono), ma è una questione sociale e come tale va affrontata, in un&#8217;ottica complessiva, da sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">Sessismo, razzismo, omofobia, rimangono tuttora punti distintivi del ragionamento neofascista, accompagnandosi alle classiche rivendicazioni sociali con cui questo tipo di destra estrema ha sempre scimmiottato il socialismo propriamente detto e mascherato quindi la sua vera identità.</p>
<p style="text-align: justify;">Si noti, peraltro, che la propaganda di politiche sociali e pseudo-stataliste, ampiamente corredate di razzismo e di omofobia, condite dall&#8217;offerta di socialità, è propria tanto dei movimenti neofascisti extraparlamentari, quanto di forze politiche quali la Lega Nord.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;analogia fra Casa Pound e Lega, con le dovute differenze, non è casuale: la responsabilità dell&#8217;affermarsi di questi fenomeni di destra sociale deve essere ricercato nell&#8217;abbandono, a sinistra, dell&#8217;elaborazione e dell&#8217;iniziativa politica. Così come delle pratiche antifasciste.</p>
<p style="text-align: justify;">  <strong>O dentro o fuori Casa Pound</strong><br />
Il fatto è che ormai gli episodi di contaminazione, di reciproca legittimazione, di scambio gratuito di pubblicità fra fascisti e chi li frequenta, iniziano ad essere più d&#8217;uno. Occorre pertanto riflettere in maniera ampia e collettiva su quanto sia globalmente pericoloso rimuovere il vincolo antifascista e sdoganare l&#8217;estrema destra.</p>
<p style="text-align: justify;">La cosa che maggiormente lascia sgomenti molti antifascisti è il fatto che chi è di sinistra e si presta a questa operazione non si accorge che frequentando quegli ambienti fa esattamente il gioco e rientra esattamente nel disegno di sdoganamento dei fascisti “del terzo millennio”. O, peggio, forse lo mette in conto e decide che, in fondo, lo scambio fra abbandono delle pratiche antifasciste e conseguimento di notorietà personale sia accettabile.</p>
<p style="text-align: justify;">E quanti affermano che frequentare i fascisti sia una cosa che mette più in difficoltà “loro” che “noi”, che li si frequenta per metterli in difficoltà politica, per finalità scientifiche o sociologiche, e che lo fanno per conoscere il nemico, dovrebbero capire che la loro azione complessivamente è dannosa. E dovrebbero trarne le dovute conseguenze. Qualsiasi atto è politico. E quanto avvenuto di recente a Roma circa presenze di sinistra nelle sedi di Casa Pound è altrettanto politico.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si può discorrere di politica, di giornalismo, di sociologia coi fascisti, ignorando i percorsi reali dei territori, delle scuole e delle università, delle città e dei quartieri metropolitani (e a Roma, ovviamente, il problema è più grave che altrove), il vissuto reale di chi quotidianamente combatte il dilagare sul territorio delle formazioni neofasciste. Non si può andare a parlare con gli stessi che aggrediscono i ragazzi nelle strade di Roma.</p>
<p style="text-align: justify;">Sandro Pertini, citando Voltaire, in una storica intervista (facilmente reperibile anche su Youtube), afferma di essere pronto a battersi fino al costo della vita perché un altro individuo possa esprimere liberamente il proprio pensiero, anche se diverso dal suo. Aggiunge che, da socialista, rispettava la fede politica degli altri. Affermava che l&#8217;essenza della democrazia risiedeva nella discussione, nel polemizzare con gli altri, che dovevano essere liberi di esprimersi. Ma quando il giornalista, in quell&#8217;intervista, chiede al presidente partigiano se sia degna di rispetto anche la fede politica dei fascisti, egli risponde: “NO! Questa la combatto con ben altro animo. Il fascismo per me non può essere considerato una fede politica, il fascismo a mio avviso è l&#8217;antitesi delle fedi politiche. Il fascismo opprimeva tutti quelli che non la pensavano in quel modo: chi non era fascista era oppresso. E quindi non si può parlare di vera fede politica per chi opprime le fedi altrui”. O dentro o fuori insomma.</p>
<p style="text-align: justify;">ROBERTO D&#8217;ANDREA<br />
dal proflio Facebook, 13 gennaio 2012</p>
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		<title>Cinghiamattanza</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 00:52:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Kykeon Continuate a sventolare le vostre foglie di fico: una sincera ipocrisia trasuda dalle vostre bocche, le vostre lingue denunciano gli orrori commessi da voi stessi durante le piene di intolleranza. Approfondite le vostre lacerazioni: le differenze da voi discriminate con sottile ironia. Non smettete di offendere la memoria della Speranza, sbarrata da un vostro]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di Kykeon</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Continuate a sventolare le <strong><em>vostre</em></strong> foglie di fico: una sincera ipocrisia trasuda dalle <strong><em>vostre</em></strong> bocche, le <strong><em>vostre</em></strong> lingue denunciano gli orrori commessi da <strong><em>voi</em></strong> stessi durante le piene di intolleranza. Approfondite le <strong><em>vostre</em></strong> lacerazioni: le differenze da <em><strong>voi </strong></em>discriminate con sottile ironia. Non smettete di offendere la memoria della Speranza, sbarrata da un <strong><em>vostro</em></strong> uomo dotato di orecchie sensibili e con mani che hanno aggredito il grilletto, interrompendo il personale esodo verso una meta promessa, la stessa che ha restituito il sangue alla terra madre.</span><span id="more-3133"></span><br />
<span> Un cimitero a cielo aperto costeggia l’Arno e <strong><em>voi</em></strong> continuate a ballare sulle note delle urla di terrore: ricominciate a regalarci le lapidi ma noi continueremo a recidere le <strong><em>vostre</em></strong> radici, a scavalcare le <strong><em>vostre</em></strong> barriere, ad usare le mani per accarezzare. Non per trasformare le vite in cibo per vermi sotterranei. Noi, non <strong><em>voi</em></strong>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>KYKEON</span></p>
<p style="text-align: justify;">19 dicembre 2011</p>
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		<title>Stalingrado in ogni città</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 00:40:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Simone Oggionni e Daniele Maffione “Ai fini della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione, si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di Simone Oggionni e Daniele Maffione</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Ai fini della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione, si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista</em>.” (Legge Scelba, paragrafo 1, 20 giugno 1952)</p>
<p style="text-align: justify;">L’omicidio di Firenze, compiuto dal militante di Casapound, Gianluca Casseri, ha portato agli onori delle cronache un problema contro cui i Giovani Comunisti si battono da anni, spesso insieme all’ANPI ed alle reti antifasciste autorganizzate, ma nel pressoché totale silenzio di gran parte delle altre organizzazioni politiche: in Italia proliferano gruppi e movimenti che non propugnano soltanto una <span id="more-3125"></span>nostalgica rievocazione del fascismo, ma addirittura inneggiano esplicitamente al nazismo, all’antisemitismo, alla segregazione “razziale”.</p>
<p style="text-align: justify;">Casapound, che ha a Roma, sotto l’egida protettiva del Sindaco Alemanno, la propria roccaforte, ha preso le distanze dalla carneficina di Casseri. Il suo leader carismatico, Gianluca Iannone, già cantante del gruppo nazi-rock ZetaZeroAlfa, ha definito Casseri una persona “introversa” ed “instabile mentalmente”. Ciò non impedisce a Iannone ed ai suoi camerati di ribadire l’impegno “sociale” di C.p.i., esplicitamente definito il “fascismo del III millennio”. Tramite le “occupazioni non-conformi”, che godono spesso dell’appoggio e della copertura istituzionale di Pdl e della Destra di Storace, C.p.i. dispone anche di una fitta rete di pub in diverse città, che servono economicamente l’organizzazione e che nascondono, sovente, piccoli arsenali fatti di spranghe di ferro, coltelli, mazze da baseball, tirapugni, chiodi e rudimentali ordigni esplosivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Recentemente Casapound si è addirittura dotata di un sedicente “gruppo di protezione civile”, La Salamandra, che non è affiliato alla Protezione Civile vera e propria, ma che, in compenso, cela una reale attività di addestramento para-militare, con tanto di corsi di arti marziali e campi di formazione in montagna.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo averla costituita nel 2003 e averla riempita di picchiatori provenienti dalla Fiamma tricolore e di ultras del neofascismo romano, Casapound nel 2008 l’ha trasformata in una associazione di promozione sociale dedita ai pestaggi e alle aggressioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stesso nome di questo gruppo è un omaggio ad Ezra Pound, noto antisemita. Casapound, del resto, non si è fatta scrupoli nel commemorare anche il compleanno di Hitler, la figura di Robert Brasillach, un collaborazionista francese del regime nazista, o di indicare il 25 aprile come una data di “lutto nazionale”.</p>
<p style="text-align: justify;">Tramite finanziamenti pubblici e privati, provenienti da camerati che, con un’abile operazione di mimetismo istituzionale, sono stati eletti in partiti di centrodestra, C.p.i. ha lanciato un’operazione egemonica nella galassia dell’estrema destra italiana, presentandosi come una forza antagonista concorrenziale alle altre formazioni del neofascismo, come Forza Nuova di Roberto Fiore.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma Casapound non è che il fenomeno più appariscente di un problema che è radicato da tempo nel nostro Paese e con cui non si è mai voluto chiudere realmente i conti. La destra istituzionale ha da sempre utilizzato il braccio armato del neofascismo per reprimere i movimenti dei lavoratori e di contestazione sociale. Basti ricordare il ruolo giocato da organizzazioni come Ordine Nuovo durante la strategia della tensione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il proliferare di gruppi locali come gli Hammerskin in Lombardia, Veneto Fronte Skinheads, gli Apulia Skinheads, Stupor Mundi in Campania, solo per citarne alcuni, non è altro che l’espressione compiuta di un processo di maturazione degli ambienti neofascisti in un esplicito richiamo al neonazismo. Alcuni trovano copertura istituzionale da partiti come il Pdl e la Lega nord. Altri rifiutano l’interlocuzione istituzionale e dispongono di una rete di legami internazionali con altre formazioni neonaziste in giro per l’Europa.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni gruppi, poi, tentano un’opera di proselitismo anche nelle file della sinistra radicale, facendo leva su un generico anticapitalismo e anti-imperialismo che cela – invece – le peggiori posizioni anti-marxiste, revisioniste e negazioniste. Ci riferiamo alla composita galassia “comunitarista” e dei “rosso-bruni”, che condividono con Casapound (che è arrivata addirittura, per accreditarsi negli ambienti giovanili della sinistra, ad utilizzare icone e riferimenti della nostra storia, come Che Guevara e Gramsci) questo tentativo di sfondare a sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">Quel che è certo è che la galassia dell’estrema destra italiana non è omogenea al proprio interno. Alcuni gruppi sono eredi del neofascismo degli anni Settanta, come dimostra la simpatia e l’organicità di alcuni terroristi neri per le formazioni più recenti. Altri se ne pongono in netta discontinuità. Non solo nei riferimenti, ma anche nelle pratiche, questi gruppi si suddividono in tipologie d’intervento diverso: c’è chi si presenta come un “centro sociale” (Casapound), chi come un’associazione “culturale” (Veneto Fronte Skinheads), chi come un movimento (Fiamma Tricolore) e chi come un partito politico (La Destra di Storace o Forza Nuova). I richiami teorici sono dei più differenti e finanche in materia religiosa i neofascisti si distinguono fra atei e cattolici. Nonostante queste differenziazioni, la violenza, l’odio ed il revisionismo storico rimangono sempre i comun denominatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma attenzione: le idee ributtanti dell’estrema destra rischiano di attecchire, in un contesto di profonda ineguaglianza sociale quale quello attuale e nel quale l’arroccamento in difesa di una presunta purezza comunitaria e “razziale” rischia di essere percepita come una soluzione plausibile ai grandi guasti del capitalismo.</p>
<p style="text-align: justify;">I Giovani Comunisti, insieme al Partito della Rifondazione Comunista, da sempre si battono per l’applicazione della Costituzione scaturita dalla Resistenza antifascista. Oltre alla XII Disposizione transitoria e definitiva della Costituzione, che impedisce la ricostituzione del disciolto partito fascista, chiediamo che vengano applicate le leggi antifasciste del 1952 (Legge Scelba, che applica la XII Disposizione e punisce il reato di associazione ed apologia del fascismo) e del 1993 (Legge Mancino, che estende il reato all’odio razziale ed all’antisemitismo). Non solo, chiediamo che venga fatta luce su tutte le inchieste giudiziarie a carico di dirigenti ed esponenti neofascisti, come Fiore e Iannone, che sono state insabbiate o gettate nel cassetto da qualche magistrato compiacente.</p>
<p style="text-align: justify;">Tramite la nostra organizzazione, in tutto il Paese stiamo strutturando una fitta rete di responsabili che documentino le attività dei gruppi neofascisti, pronti a denunciarne pubblicamente l’operato e le coperture istituzionali o giudiziarie. Ma non ci limiteremo ad un lavoro di contro-inchiesta. In tutta Italia da tempo i Giovani Comunisti hanno attivato una rete di solidarietà con le realtà autorganizzate e promosso campagne di autofinanziamento per sostenere i procedimenti giudiziari a carico degli antifascisti. Favoriamo apertamente l’iscrizione ad associazioni storiche e di rilevanza morale, come l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, anche per incalzare tutta la sinistra all’unità e a recuperare un ruolo che non sia soltanto commemorativo, ma che parli al presente e contrasti in forma attiva il riemergere della violenza squadrista e di idee che propinano odio, ponendosi al di fuori della nostra democrazia.</p>
<p style="text-align: justify;">Spesso, infatti, ci troviamo di fronte ad un curioso fenomeno prodotto di questi tempi cupi, di maggioritario e di revisionismo: alcuni sostengono, anche a sinistra, che in democrazia tutti (anche i fascisti) devono poter esprimere il proprio pensiero! Il nostro lavoro quotidiano all’interno delle scuole, delle ANPI, delle reti autorganizzate è volto proprio a spiegare che l’Italia è una Repubblica democratica fondata su due pilastri: il lavoro e l’antifascismo. Ecco perché ci battiamo con tutte le nostre forze non solo contro i gruppi neofascisti, ma anche contro le nuove forme di sfruttamento capitalista nei luoghi produttivi, come sta accadendo nella fabbrica di Pomigliano, o contro le politiche ultra-liberiste del governo Monti, volte a privatizzare gli enti pubblici ed azzerare gli enti locali, come le province, che sono composti da assemblee elette dal popolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi siamo con quelle decine di migliaia di persone, native e migranti, che sono scese in piazza per gridare il proprio sdegno per il massacro di Firenze. A nostro parere, vi è soltanto un requisito per essere italiani: essere antifascisti!</p>
<p style="text-align: justify;">Come Giovani Comunisti a gennaio lanceremo una campagna nazionale sull’antifascismo, rivolta alle nuove generazioni. Il nostro intento è restituire la memoria ed una consapevolezza critica a milioni di giovani italiani intorpiditi da quasi venti anni di berlusconismo, televisione ed abulia politica. Lottiamo per difendere ed applicare la Costituzione italiana e lo Statuto dei lavoratori. Per questo siamo convinti che oggi la lotta vada estesa ad ogni fabbrica, ad ogni scuola, ad ogni luogo di lavoro precario, con l’obiettivo di far crescere una cultura e una forza comunista che diano voce agli oppressi e siano in grado di aggregare una sinistra politica e sociale di alternativa, capace di battere il neofascismo e superare il neoliberismo capitalista.</p>
<p>SIMONE OGGIONNI<br />
Portavoce nazionale Giovani Comuniste/i</p>
<p>DANIELE MAFFIONE<br />
Responsabile naz.le antifascismo &#8211; Giovani Comuniste/i</p>
<p>19 dicembre 2011</p>
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		<title>Walter Rossi: la memoria non si cancella!</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Sep 2011 08:58:04 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria e cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[Walter Rossi]]></category>

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		<description><![CDATA[Il decennio rosso Nel decennio che va dal 1969 alla fine degli anni ‘70 solo le dure lotte condotte in prima persona da centinaia di migliaia di persone, in gran parte giovani e fuori dagli apparati partitici e sindacali, permise la difesa della giovane democrazia dalle bombe stragiste di fascisti e servizi di stato. Nelle]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Il decennio rosso</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nel decennio che va dal 1969 alla fine degli anni ‘70 solo le dure lotte condotte in prima persona da centinaia di migliaia di persone, in gran parte giovani e fuori dagli apparati partitici e sindacali, permise la difesa della giovane democrazia dalle bombe stragiste di fascisti e servizi di stato.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle fabbriche del nord, nelle scuole di tutta Italia, nei quartieri popolari delle grandi metropoli, le battaglie per i diritti dei lavoratori, dei giovani, delle donne, dei più vulnerabili, dei popoli che lottavano per la loro indipendenza, produssero cambiamenti fondamentali nella convivenza civile di questo paese frenando ineguaglianze, soprusi e la negazione nei fatti di diritti fondamentali quali la casa<span id="more-2864"></span>, il lavoro, il diritto allo studio, i diritti delle donne.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è un caso che si debba a quegli anni l’approvazione di leggi quali lo statuto dei lavoratori, la legge sul divorzio, la legge sull’interruzione di gravidanza, imposte da movimenti di massa che fecero uscire il paese da un feudalesimo cattolico nel quale ancora si dibatteva.</p>
<p style="text-align: justify;">La criminalizzazione di un’intera generazione colpevole per avere tentato, e in parte ottenuto, l’attuazione delle norme fondanti della costituzione dello stato repubblicano nata dalla lotta antifascista, è stato il primo passo verso una restaurazione politica, sociale ed economica di cui non vediamo ancora la fine. L’aspro scontro di questi giorni che vede i lavoratori difendere i loro diritti fondamentali ne è testimone.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il 1977</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Walter muore l&#8217;ultimo giorno di settembre del 1977, un anno che si era aperto con il tentato omicidio fascista alla Sapienza del giovane Bellachioma e che nei mesi successivi vedrà il progressivo coinvolgimento del Movimento in uno scontro sempre più aspro con uno Stato determinato all&#8217;innalzamento militare del conflitto sociale, utilizzando tutti gli apparati repressivi istituzionali, deviati e irregolari (i fascisti) utili al conseguimento dello scopo. La strategia del ministro degli interni Cossiga risulterà presto vincente, il divieto di manifestare renderà presto le piazze di tutta Italia campi di battaglia dove per l&#8217;asimmetria delle forze in campo risulteranno presto scontati gli esiti del confronto. L&#8217;emarginazione e la denuncia del &#8220;PCI della fermezza&#8221; renderà il movimento ancora più debole esponendolo alle conseguenze di una azione repressiva senza precedenti. Dal 1977 in poi per i soli scontri di piazza verranno comminati anni ed anni di galera e sarà pagato in termini di vite umane un prezzo elevatissimo. Con il rapimento Moro poi l&#8217;ultimo giro di vite, l&#8217;equiparazione antagonismo sociale-terrorismo priverà progressivamente il Movimento di qualunque agibilità politica, accelerando di fatto il processo di militarizzazione di alcune minoranze, disperdendo l&#8217;iniziativa dei più.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Anni di piombo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nascerà a partire dagli inizi degli anni 80 una nuova definizione,di grande effetto mediatico: &#8220;Anni di Piombo&#8221;, nata per seppellire quanto di buono c&#8217;era stato a livello di impegno sociale e solidarietà nel decennio precedente. L&#8217;obiettivo sarà cancellare la memoria di un periodo di politica agita dal basso che aveva realmente sovvertito gli interessi di un consociativismo politico che solo agli inizi degli anni 90 verrà nella sua complessità alla luce. L&#8217;impegno di migliaia di militanti e simpatizzanti attenti ai cambiamenti di una società in evoluzione verrà d&#8217;ora in poi così criminalizzato nella sua interezza, creando i presupposti per un generalizzato disimpegno dalla politica delle generazioni a seguire, proseguito negli anni fino all&#8217;attuale arretramento della coscienza democratica in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;Italia oggi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; uno stato governato da fascisti orgogliosi del loro passato, da xenofobi e razzisti che non fanno mistero dell&#8217;avversione per ogni diversità, sostenuto nella sua legittimità da un&#8217;opposizione alla perenne rincorsa di un ceto medio moderato da aggregare, incapace perciò di rappresentare gli interessi dei più sofferenti. E&#8217; un&#8217;Italia governata dagli interessi, con le classi sociali meno abbienti spremute per sostenere ciclopiche opere infrastrutturali destinate alla continuità di un sistema di prebende e mazzette sulle quali prospera tutto il ceto politico. Un sistema economico-politico sull&#8217;orlo del baratro che ancora una volta pretende di farci carico dei costi di una crisi infinita. E&#8217; un&#8217;Italia irriconoscibile quella di oggi, dove si fa fatica a celebrare le origini Risorgimentali dello stato nazionale, dove si cercano di cancellare i presupposti antifascisti e democratici della Repubblica, dove l&#8217;uso politico del revisionismo storico è contrastato da pochi storici e associazioni impegnate a trasmettere la Memoria alle giovani generazioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Memoria</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Memoria è cultura, significa fornire ai giovani strumenti per rigettare messaggi negazionisti, aiutandoli a ritrovare i valori di solidarietà alternativi ai modelli culturali offerti dal regime. Memoria è form-azione: riscoprire i valori fondanti la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza per indirizzare i giovani a forme più consapevoli di politica agita e non delegata. Memoria non significa perciò solo difesa della Resistenza e della Costituzione, deve anche significare riappropriazione di un patrimonio storico-politico più recente, forzatamente cancellato, significa: Liberare parte della sinistra italiana dalla gabbia degli Anni di Piombo, riscoprendo la storia di anni di impegno spontaneo e solidale, di lotte e conquiste sociali, scritta da migliaia di donne e uomini spinti dalla volontà di cambiare la società.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Walter Rossi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Walter non è stato ucciso una sola volta,quando il killer fascista premette il grilletto quella sera di settembre. L&#8217;hanno ucciso una seconda volta garantendo l&#8217;impunità ad un collaboratore di giustizia suo assassino, poi di nuovo quando hanno incriminato i suoi amici, infine non bastando le ingiustizie, hanno deciso di assassinare anche la sua Memoria, facendone commemorare il sacrificio da un mazziere sodale degli assassini di allora, divenuto oggi sindaco della Capitale. Sono i frutti questi di una ipocrita ricerca di &#8220;memoria condivisa&#8221; votata all&#8217;equiparazione morale di tutte le vittime degli &#8220;anni di piombo&#8221;(!), una riproposizione in piccolo di quanto già tentato in Senato con l&#8217;adozione dell&#8217;Ordine Tricolore per Partigiani e Repubblichini, unendo nel tributo d&#8217;onore i Patrioti e i servi dei nazisti loro carnefici.</p>
<p style="text-align: justify;">Walter questo non lo merita e con lui non lo meritano tutti i compagni assassinati in quegli anni, ma per fermare tutto questo non basta la testimonianza portata dai compagni ogni anno nella ricorrenza del suo sacrificio. C&#8217;è bisogno di rimuovere una volta per tutte dal ricordo di Walter come da quello degli altri compagni perduti il macigno degli &#8220;anni di piombo&#8221; che ne ha svilito il sacrificio a vittime di seconda classe.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LANCIAMO UN APPELLO</strong> affinché il 30 settembre divenga nuovamente una giornata di mobilitazione cittadina, preceduta da assemblee nei territori, nei centri sociali, nelle scuole, nelle Università (a La Sapienza nella facoltà di Lettere martedì 27/9 alle ore 16.30), che preveda una giornata intera da passare a Piazza Walter Rossi e un corteo che partirà nel pomeriggio dalla lapide in viale delle Medaglie d’Oro (ore 17.00) per poi raggiungere la Piazza dove restare sino a tarda sera con interventi e un concerto finale.</p>
<p style="text-align: justify;">Con Walter e con i movimenti ancora in lotta per la dignità, l’uguaglianza e la giustizia per tutti e per tutte!</p>
<p>I compagni e le compagne di Walter Rossi</p>
<div>PER LE ADESIONI: <strong> </strong></div>
<div><strong><a href="x-msg://39/">claudio.ortale@comune.roma.it</a>  o  <a href="x-msg://39/">walterossi@lalottacontinua.it</a></strong></div>
<p>17 Settembre 2011</p>
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		<title>Obiettivo numero uno: sconfiggere il fascismo in tutta Europa</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jul 2011 10:02:03 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Antifascismo]]></category>
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		<category><![CDATA[Norvegia]]></category>
		<category><![CDATA[strage]]></category>

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		<description><![CDATA[di Simone Oggionni La letteratura racconta la realtà, la verità raggiunge la fantasia. Il giallista Stieg Larsson qualche anno fa aveva previsto tutto: la violenza dell’estrema destra scandinava, il sangue e la strage come rottura dell’illusione di un nord Europa paradigma della tolleranza e della convivenza civile. Nel cuore del nord Europa in questi anni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di Simone Oggionni</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La letteratura racconta la realtà, la verità raggiunge la fantasia. Il giallista Stieg Larsson qualche anno fa aveva previsto tutto: la violenza dell’estrema destra scandinava, il sangue e la strage come rottura dell’illusione di un nord Europa paradigma della tolleranza e della convivenza civile.<br />
Nel cuore del nord Europa in questi anni il racconto macabro si è trasformato in realtà e il martirio di novantadue ragazzi a Oslo e Utoya è il prezzo che dobbiamo pagare per aprire collettivamente gli occhi sul fatto che l’estrema destra e il neonazismo sono tutt’altro che un residuo del passato. La strage compiuta da Anders Breivik è la manifestazione di un fenomeno che denunciamo da tempo.<span id="more-2747"></span></p>
<p style="text-align: justify;">In tutto il nord Europa la destra estrema – dopo il ciclo lungo della socialdemocrazia e della pace sociale – è sdoganata, è parte integrante e a pieno titolo delle diverse scene politiche nazionali. Parte integrante e con consensi crescenti: in Norvegia il Partito del progresso di Siv Jensen (di cui Breivik ha fatto parte dal 1997 al 2007) viaggia intorno al 22% dei voti, in Svezia i “Democratici” di Jimmie Akesson hanno ottenuto per la prima volta nel 2010 l’ingresso nel Parlamento (con 20 seggi), in Danimarca il Partito del Popolo di Pia Kjiaersgaard ottiene circa il 14% dei voti e in Finlandia il partito nazionalista dei veri finlandesi è al 19%.</p>
<p style="text-align: justify;">Per non parlare di quello che accade nel resto d’Europa, dal risultato del Pvv di Geert Wilders in Olanda (terza forza del Paese) a quello del Fpö in Austria (27% di voti alle municipali di Vienna nel 2010) e, ancora, ai risultati degli omologhi partiti dell’estrema destra dichiaratamente xenofobi e anti-islamici di Svizzera, Bulgaria e Ungheria.</p>
<p style="text-align: justify;">E che il clima nel resto dell’Europa non sia diverso, lo dimostra anche la vergognosa ma per nulla incoerente condivisione espressa dal parlamentare europeo della Lega Nord (forza di governo in Italia) Mario Borghezio rispetto al messaggio di Breivik. Borghezio parla di parole “profondamente sane”, di un condivisibile “rifiuto della società multirazziale”, di una condivisibile “critica dura alla viltà di un’Europa rassegnata all’invasione islamica”.</p>
<p style="text-align: justify;">Borghezio e Breivik (che ha dichiarato esplicitamente che il suo obiettivo era, con le stragi, quello di “fermare l’alleanza marxista-islamica e salvare la Norvegia e l’Europa occidentale”): pensieri intercambiabili, pensieri che dovrebbero essere semplicemente banditi dalla dialettica democratica ma che, al contrario, sono parte del discorso pubblico dominante.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora nessuno parli di “follia”, di un gesto isolato. Anche sul piano materiale, come Breivik stesso ha confermato dopo l’arresto, è molto probabile che egli non abbia compiuto da solo i delitti, ma che due ulteriori cellule lo abbiano aiutato quantomeno nella pianificazione. E nessuno inventi fantasiose teorie complottiste per non guardare in faccia la realtà, dura e semplice.</p>
<p style="text-align: justify;">Semmai, un’ombra va dissipata, e riguarda la condotta delle forze militari norvegesi che sono intervenute, a quanto sappiamo, con grave ritardo (quarantadue minuti) e che hanno sorvolato l’area per circa novanta minuti senza intervenire, senza sparare, lasciando che Breivik continuasse ad uccidere inseguendo i ragazzi uno per uno, fino in mare. E questo, davvero, è tanto inspiegabile quanto agghiacciante.</p>
<p style="text-align: justify;">La verità è che esiste nel nostro Continente un fondamentalismo cattolico e neonazista molto radicato, a tutti i livelli, che è tanto più pericoloso quanto più si innesta nella crisi economica, nella povertà e nei conflitti che essa genera.</p>
<p style="text-align: justify;">Esistono un odio e un razzismo che sono frutti mortiferi ma legittimi della cosiddetta civiltà e cultura europea e, sul piano politico, del compromesso socialdemocratico sopravvissuto nei Paesi scandinavi.</p>
<p style="text-align: justify;">Le stragi di Oslo e Utoya ci impongono il massimo rigore e il massimo impegno nel tracciare una linea di demarcazione netta tra il mondo (quello che abitiamo e proviamo a riempire ogni giorno di dialogo e di conflitto) e l’estrema destra, il neonazismo e il neofascismo. Non soltanto perché questo è l’unico modo non ipocrita per esprimere solidarietà ai giovani sopravvissuti del Partito Laburista e a tutto il popolo norvegese, ma anche perché, viceversa, rischiamo di perdere di vista le necessità, le urgenze e le priorità della lotta politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi come ieri il nemico principale – anche su scala globale – è il fascismo, la sua cultura e il virus che da esso promana. Non dimentichiamocelo mai.</p>
<p>SIMONE OGGIONNI</p>
<p>27 Luglio 2011</p>
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		<title>Tutte/i insieme a Genova 2011!</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 10:13:44 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="485" height="390" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/QRgx5tRC17s?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="485" height="390" src="http://www.youtube.com/v/QRgx5tRC17s?version=3&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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