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Contro il “progetto Invalsi” le ostilità sono aperte
di Cobas Scuola e Alternativa Ribelle
Roberto Ricci ha presentato a Roma, presso la libreria Assaggi, il progetto Invalsi, di cui è responsabile nazionale. Lo abbiamo accolto come meritava, con una contestazione civile ma eclatante. Dopo il maldestro tentativo del finto ‘ governo tecnico’ di Monti di far entrare i Quiz Invalsi nella didattica, definendoli nel decreto sulla Semplificazione, “ attività ordinaria”, studenti e Cobas hanno infatti deciso di stipulare un’alleanza per fermare il distruttivo modello di valutazione, che impoverisce la didattica e non riqualifica la scuola.
Come insegnanti dei Cobas e studenti di Alternativa Ribelle (Giovani Comunisti e Fgci) abbiamo affollato una sala altrimenti vuota, mettendo Ricci di fronte alle sue responsabilità e ribattendo punto su punto alle favole che ci ha raccontato. Nel fuoco di fila di una
Martone, la nostra sfiga è la tua fortuna
di Anna Belligero e Simone Oggionni
«Il figlio d’arte Michel Martone non ha il diritto di parlare di situazioni che non conosce. Facile dire che chi non è amico di Previti e Bunetta è sfigato, facile dirlo per chi ha avuto la “fortuna” che quest’esercito di sfigati non ha. Il vice ministro è mai stato un precario, uno studente lavoratore o ha mai dovuto cambiare 3 volte il proprio piano di studio per ottenere una laurea?
A 28 anni non siamo sfigati, siamo “scaduti” per un mercato sempre più ingordo e crudele. Chiediamo da sempre di avere scuola e università pubbliche, laiche e non subordinate alle logiche di mercato, e otteniamo l’esatto opposto da tutti i governi.
Gli studenti e le conseguenze dei piani di austerità in Europa
Dichiarazione congiunta di CJC (Spagna), CJC (Catalogna), COMAC (Belgio), EDON (Cipro), FGCI e GC (Italia), JCP (Portogallo), UJCE (Spagna), KNE (Grecia), UEC (Francia). La dichiarazione, in vista delle lotte studentesche del 17 novembre, è stata proposta dal MJCF
traduzione di Franco Tomassoni per Marx21.it
Dal 2008, il sistema capitalista è entrato in un nuovo periodo di crisi. Questa crisi sistemica è iniziata negli Stati Uniti d’America e si è mossa verso l’Europa e ha avuto drastiche conseguenze sulle classi popolari nel nostro continente.
I meccanismi di aiuto della “troika” sono schemi per salvare i capitalisti, a sostegno dei governi di destra e socialdemocratici, e non possono fermare la crisi. Anzi peggiorano la situazione applicando politiche reazionarie che conducono i popoli in situazioni ancora più difficili nella fase più profonda della crisi capitalistica. Con la crisi l’Unione europea mostra la sua vera natura di istituzione imperialista, il cui obiettivo è quello di servire gli interessi della borghesia europea.
Possiamo ancora esprimere in modo pacifico le nostre idee?
di Simone Oggionni
Il clima a Roma è pesante. Scriviamo adesso, a distanza di qualche giorno dai fatti del 3 novembre, e a dieci giorni dalla giornata di mobilitazione studentesca convocata per il prossimo 17 novembre.
Ad una distanza che ci consente quindi la maggiore lucidità e la maggiore chiarezza possibili.
La sera del 2 novembre il Questore di Roma Francesco Tagliente consegna alle agenzie un comunicato stampa surreale, avvisando preventivamente gli studenti medi di Roma che «scendere in piazza senza preavviso [li avrebbe] esposti a responsabilità penali, civili ed amministrative» e invitando i presidi a «informare i diretti interessati delle possibili conseguenze» delle proprie azioni.
In mobilitazione contro Alemanno, la crisi e la repressione
I Giovani Comunisti con gli studenti oggi per le vie di Roma sfidando i divieti autoritari del sindaco
Denunciamo con forza il clima di militarizzazione e repressione messo in atto oggi a Roma. Già dalle prime ore della giornata, infatti, davanti alle maggiori scuole della Capitale abbiamo assistito all’identificazione e all’intimidazione di decine di studenti ad opera di appartenenti alle forze dell’ordine. Non possiamo tollerare che le nostre scuole vengano considerate territorio di guerra da presidiare con camionette e agenti in borghese. Non possiamo accettare i continui divieti imposti a tutta la città: dalla limitazione dei cortei al diritto di muoversi liberamente per le nostre strade. Non possiamo accettare le cariche selvagge nei confronti di una manifestazione pacifica composta il larga parte da studenti medi.
L’indignazione di una generazione è giusta e sacrosanta











