Archivio del mese: giugno 2010

Avanguardia del Partito (per la giovanile della Rifondazione Comunista)

di Dmitrij Palagi, Coordinatore Regionale GC Toscana La domanda da cui si dovrebbe partire è: che senso ha una giovanile in un partito che elettoralmente non rappresenta neanche il 2% degli italiani? Perché impegnarsi nella costruzione di un’organizzazione interna ad una struttura politica che in molte realtà ha difficoltà evidenti di militanza e pianificazione?

Fuori da ogni ubriacatura giovanilista, che in passato ha reso anche i GC luogo di carrierismo appiattito sul livello del Partito, occorre inserirsi nel contesto attuale, consapevoli che le critiche del passato rischiano di essere fuori tempo per il presente. A noi spetta il compito di intercettare le generazioni che, orwellianamente, possono comprendere il passato per controllare il futuro. Riuscire ad essere avanguardia del Partito, sapendo che non vale lo schema del 1921, in cui l’avanguardia del PSI decide di scindersi

Tempo di Pride: l’omofobia di sinistra e la contaminazione col movimento GLBTQ

di Matteo Iannitti Diecimila persone hanno sfilato a Palermo il 19 giugno in occasione del secondo Sicilia Pride, il primo della storia di Palermo. Diecimila persone in cerca di libertà e in quel grande corteo, almeno fino alla fine della festa, liberate. Un fiume colorato e chiassoso, danzante e gioioso che si è riappropriato di una città abituata al silenzio e dominata, come troppe città del nostro Paese, dal bigottismo e dall’omofobia. C’erano i carri dell’Arcigay, dei centri sociali, delle associazioni; c’era il camion delle/dei Giovani Comuniste/i attrezzato, a mo’ di brigata, da Bar Pride per rifocillare chi è sceso in piazza a lottare anche contro il caldo del giugno siciliano.

Gli operai non si piegano!

di Daniele Maffione Ribellarsi è un dovere! La lotta contro l’accordo separato siglato dai vertici aziendali della FIAT e dalle principali sigle sindacali, escluse la FIOM, è una lotta contro la fame, la distruzione del contratto nazionale di lavoro e l’abolizione dei diritti costituzionali, fra cui il diritto di sciopero. Ma rappresenta anche l’odierna lotta fra capitale e lavoro, in cui una minoranza combattiva non si piega agli attacchi padronali. Il referendum voluto dall’azienda e svoltosi nello stabilimento FIAT di Pomigliano d’Arco, in un clima d’intimidazione e ricatto dei lavoratori, non ha sortito gli effetti desiderati dalla Confindustria e dal governo Berlusconi, poiché se è

Il PD e gli operai…

di Luca Fiori Sintetizzo i punti salienti; per i GD di Rimini in questo momento a Pomigliano e in genere nel mondo succede questo:

- la proposta d’accordo presentata da Marchionne ai lavoratori di Pomigliano non viola leggi e non viola la Costituzione;
- stante questo, l’unico motivo valido per gli operai di Pomigliano sarebbe la presenza di una offerta migliore “cogliendo così l’opportunità positiva offerta loro dalla globalizzazione “;
- il sistema sindacale italiano, qualora non si trovi un accordo tra i sindacati stessi, è paralizzante;
- “il sistema italiano attuale di relazioni industriali è ancora oggi troppo chiuso ai piani industriali innovativi, perché troppo saldamente fondato sul divieto di deroga da parte della contrattazione aziendale al contratto collettivo nazionale “;
- si dovrebbe spostare il confine tra “diritti non negoziabili” e “condizioni di lavoro”;

La “Padania”, ovvero il volto caricaturale della Lega

di Marco Sferini Chissà se Erodoto riuscirebbe a far cambiare idea a Umberto Bossi? Eh già… nemmeno il grande storiografo greco, parlando della parte nord della nostra penisola, la chiama “Padania”. Non la chiamano così nemmeno i romani: Gallia Cisalpina la definiscono. E solo Augusto crea la provincia italiana tutta intera (ad esclusione di Sardegna e Sicilia). Ma gli esempi storici forse non servono per confutare l’esistenza o meno della “Padania”. Infatti ciò che non esisteva ieri potrebbe esistere domani, ma se ad oggi non esiste non si può pretendere di mettere mano ad un complesso problema di natura ontologica e farne un argomento di dibattito politico.

Il lavoro nella “città del sale e della vela”

di Francesco Bellina “Grave insubordinazione”: è questa la colpa dell’operaio dei Cantieri Navali di Trapani, licenziato in tronco dopo un diverbio con Giuseppe D’angelo, l’amministratore delegato dell’impresa. L’operaio-sindacalista, nel corso di una riunione svoltasi l’8 giugno scorso, cui partecipavano i rappresentanti sindacali aziendali di CGIL CISL e UGL, ha chiesto al datore di lavoro (o meglio, al padrone) notizie sulla puntualità circa il pagamento dei salari. L’esimio Amministratore delegato dei Cantieri, per tutta risposta, come affermano i sindacati, “quasi in uno sfogo, muovendo accuse su vicende che nulla avevano a che fare con la riunione, ha contestato, infuriato, alle

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