Archivio del mese: dicembre 2009

EMENDAMENTI AL PRIMO DOCUMENTO IV CONFERENZA GC

di seguito tre emendamenti presentati al primo documento per la IV conferenz nazionale GC.

su : Antifascismo, Beni comuni e Processo unitario.

“Tocca ai giovani continuare sulla strada maestra, ai giovani
continuare la Resistenza.”

Giovanni Pesce – Partigiano

DOCUMENTI PER LA IV CONFERENZA NAZIONALE GC

documento 1  “Una generazione di sogni conflitti  e rivoluzioni”

documento 2 “Lottare, occupare, resistere!”

GIOVANI COMUNISTI: LA SFIDA DELLA MODERNITA’

Giovani Comunisti: la sfida della modernità
di Pennacchi Stefano, coordinatore GC Circolo “E. Che Guevara” Velletri

Oggi i Giovani Comunisti, con l’avvento della IV Conferenza dalla loro
nascita nel 1994, si trovano davanti a una grande sfida quella della
modernità. Si sviluppa sostanzialmente su due fronti quello della
tradizione e quello dell’innovazione, dovuto ai profondi mutamenti
avvenuti negli ultimi decenni con la terza rivoluzione industriale,
meglio nota come quella delle comunicazioni. L’attuale struttura del
Partito, è indispensabile per radicarsi nei territori, con luoghi di
aggregazione che sono i circoli o le case del popolo.

12 DICEMBRE 1969: LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

12 DICEMBRE 1969: LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA A QUARANT’ANNI DALLA “MADRE DI TUTTE LE STRAGI”.

di Simone Oggionni e Bruno Steri

Rispetto ad altri anniversari, diffusamente celebrati sui nostri media, molto meno clamore sembra suscitare un quarantennale che cade questo 12 dicembre 2009: l’anniversario della strage nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura, in piazza Fontana a Milano. “Il giorno delle bombe, della strage di Stato” recitava in quegli anni una canzone di lotta: quel pomeriggio persero la vita 17 persone, oltre a decine di feriti, investite dalla furia omicida di chi aveva deciso di cominciare a colpire nel mucchio. In questo senso, una furia cieca e, tuttavia, sin dall’inizio politicamente ben orientata: quella fu la prima di una serie di stragi che insanguinarono il nostro Paese, che ebbero l’effetto di suscitare nell’opinione pubblica un riflesso d’ordine e di bloccare l’avanzata delle sinistre. Fu il primo atto della “strategia della tensione”. Lo scorso 3 maggio 2005, la Cassazione ha chiuso un interminabile iter processuale, confermando l’assoluzione (per non aver commesso il fatto) degli ultimi imputati: nessun colpevole.

LOTTARE, OCCUPARE, RESISTERE!

La IV Conferenza Nazionale dei Giovani Comunisti (Gc) assume un valore fondativo. I Gc sono in un certo senso all’anno zero. Nel febbraio 2009 il passato esecutivo nazionale ha completamente aderito alla scissione di Sinistra e Libertà. Da allora veti fatti di personalismi e di scontri per la successione nei posti dirigenti hanno completamente immobilizzato la nostra attività. Ciò che è rimasto del precedente coordinamento nazionale è stato commissariato a luglio con una decisione clamorosa e senza precedenti. In molte federazioni i Gc sono da ricostruire quasi da zero.

Questo documento nasce da compagni e compagne che negli scorsi anni hanno mantenuto una posizione di critica frontale alla deriva governista e alle spinte liquidatorie che hanno messo a repentaglio l’esistenza stessa di Rifondazione comunista, conducendoci allo stato attuale. Siamo stati contrari alla partecipazione al governo Prodi, all’Arcobaleno e nello scorso anno abbiamo lavorato ovunque fosse possibile alla ricostruzione dei Gc come organizzazione militante che mettesse in pratica quella svolta a sinistra che oggi vediamo messa pesantemente a rischio dalle scelte più recenti del gruppo dirigente del partito.
Non abbiamo continuità da rivendicare con posizioni politiche e pratiche che nel passato hanno creato le premesse della nostra crisi attuale. Non guardiamo indietro, ma avanti, a un percorso faticoso, ma anche entusiasmante, di costruzione dei Gc nelle lotte e nella rinascita di un pensiero e di una prospettiva anticapitalista e rivoluzionaria.
Questa ricostruzione può avvenire sulla base di posizioni politiche e metodi completamente differenti dal passato. Può avvenire dal basso, facendo risuonare in maniera chiara quella svolta a sinistra che nel partito è stata appena sussurrata. I Gc possono essere la parte più dinamica di Rifondazione, scuotendola dall’elettoralismo che ancora domina. O al contrario la loro ricostruzione può essere semplicemente la restaurazione dei vecchi meccanismi verticistici: il ritorno del sempre uguale mascherato da diverso.
Un pesante conformismo rischia di cadere sulla nostra discussione. Emerge ogni giorno di più un nuovo burocratismo che celebra il comunismo, i “grandi padri” e i bei tempi che furono nei giorni festivi, tornando poi ad occuparsi di istituzioni, elezioni e voti nei giorni feriali. Il tema dell’unità interna viene usato in maniera strumentale, allontanando l’attenzione dai termini del dibattito e delle differenze in campo. Capi corrente inveiscono contro le correnti, mentre strutturano vere e proprie cordate interne. Pubblicamente si spendono belle parole d’unità, mentre nei corridoi manovre e contromanovre paralizzano l’azione politica. Le differenze politiche vengono messe da parte o create a seconda se si trova la “quadra” sui nomi da inserire negli organismi dirigenti. Questo tipo di unità non ci interessa e non fa bene ai Gc.
O questa conferenza porta alla luce un corpo di teorie e una militanza di natura rivoluzionaria o la ricostruzione dei Gc sarà un atto autoreferenziale, la costruzione di un campo di allevamento di giovani burocrati. Nel primo caso crediamo che l’organizzazione sarebbe presto riconosciuta come uno strumento vitale e fondamentale da migliaia di giovani. Nel secondo caso, la sigla tornerà forse a vivere, ma ad uso e consumo dell’autoconservazione dell’apparato.

UNA GENERAZIONE DI SOGNI, CONFLITTI E RIVOLUZIONI

«Potranno tagliare tutti i fiori, ma non fermeranno mai la primavera» (Pablo Neruda)

«Se si sogna da soli è solo un sogno, se si sogna insieme è la realtà che comincia» (Ernesto Guevara)

1.      Una generazione in crisi e nella crisi del capitalismo

La crisi economica mondiale è il tratto determinante di questa fase. È una crisi «di sistema», che dimostra come il capitalismo sia strutturalmente incapace di diffondere eguaglianza e benessere e come, ciclicamente, esso produca stagnazioni e recessioni che mettono in discussione la sua stessa sopravvivenza. Alla radice di questa crisi ci sono trent’anni di compressione salariale, di crescita scriteriata dei profitti, di lotta di classe contro i lavoratori. Anche l’esplosione della bolla speculativa dei mutui subprime negli Stati Uniti d’America – da più parti propagandata come l’espressione di una semplice crisi finanziaria – ha al fondo una pratica di indebitamento di massa che è il prodotto del clamoroso impoverimento della società nord-americana.

In una parola, è in crisi il capitalismo e con esso il sistema politico e sociale che attorno a questo modelli si è plasmato.

E cosa succede quando il capitalismo va in crisi e, con esso, la globalizzazione del mercato, su cui tanto avevano scommesso i poteri forti di questo pianeta? Cosa accade quando le certezze di presente e futuro scompaiono, per diverse generazioni? Si rischia di precipitare nella barbarie: i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri; lavoratori, pensionati, studenti si ritrovano ad avere condizioni di vita sempre peggiori; i migranti sono bersaglio del più aspro sfruttamento e delle derive razziste di una guerra tra poveri che appare inarrestabile; per i giovani si aggiunge alla già sperimentata precarietà la disoccupazione cronica che, già presente in alcune aree del Sud, si sta estendendo a tutto il territorio nazionale.

L’intreccio tra la crisi vissuta (del neoliberismo), che incide sulle vite a livello materiale, e la conseguente crisi subìta (della democrazia), è fortissimo. Nessuna strategia potrà vincere se non terrà presente quest’intreccio e se non porrà sullo stesso piano l’urgenza democratica con quella materiale.

Contribuire alla costruzione di questa strategia è il compito delle/dei Giovani Comuniste/i: dobbiamo intercettare il dissenso diffuso verso il sistema e trasformarlo in una grande battaglia per il lavoro, la giustizia sociale e i diritti.

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