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CONTRIBUTO ALLA DISCUSSIONE DEI GIOVANI COMUNISTI DI ROMA Stampa E-mail
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Domenica 03 Gennaio 2010 17:03

di Andrea Folchitto, Danilo Borrelli, Virginia De Cesare, Sirio Zolea
*1) La città e i focolai di conflitto*

Il dato fondamentale del periodo che attraversiamo, con cui ciascuno si
trova a fare dolorosamente i conti, è la crisi: effettiva, concreta,
tangibile, e percepita diffusamente come tale. Una crisi che inizialmente
gli apologeti del capitalismo dicevano limitata al solo settore finanziario
e che oggi invece dimostra ampiamente il fallimento dell’espansione
economica infinita promessa dal neoliberismo, mettendo in discussione tutte
le politiche, non solo economiche, portate avanti in questi anni. Una crisi
che i governi vogliono ancora una volta rovesciare sulle spalle delle classi
popolari, salvando banche e imprese e colpendo i lavoratori e i loro figli.

Gli effetti della crisi sono stati intensi e visibili nella realtà romana,
andando ad incidere su un tessuto sociale già messo a dura prova da anni di
precarizzazione, lavoro nero, speculazione edilizia, mancanza di spazi di
aggregazione, nel quadro di una più generale offensiva contro i diritti e le
conquiste dei lavoratori. La fase attuale si caratterizza per un ulteriore
netto peggioramento delle condizioni di esistenza e di sfruttamento delle
classi subalterne, aumentando le già stridenti disuguaglianze: le realtà
metropolitane sono particolarmente coinvolte in questo processo e Roma ne è
un esempio lampante. Così i precari hanno cominciato a perdere a migliaia i
posti di lavoro, in una situazione di totale assenza di prospettive e di un
futuro, le fabbriche chiudono e il Governo offre come unico palliativo
l’erogazione di casse integrazione, per addormentare il conflitto sociale
mantenendo i lavoratori in una situazione di provvisorietà e di debolezza. A
ciò si accompagna il tentativo di incanalare la forte rabbia sociale
esistente esclusivamente in una “guerra tra poveri”, stornandola dai veri
responsabili della crisi: così, da una parte si dà una sempre più forte
legittimazione, anche istituzionale e giuridica, ai più biechi sentimenti di
razzismo e di intolleranza; dall’altra si rafforza la repressione del
conflitto sociale, rispondendo con la violenza alle lotte e ai tentativi
delle classi popolari di opporre una risposta organizzata alla crisi e alle
politiche di Governo e Confindustria. Roma si presenta come un vero e
proprio laboratorio di repressione con i protocolli sui cortei, che
rappresentano il tentativo estremo (a cui oggi si vuole dare seguito a
livello nazionale) di togliere ogni spazio di agibilità ad ogni forma di
opposizione, e con gli sgomberi sistematici che si susseguono degli spazi
occupati a scopo abitativo o di aggregazione alternativa.

D’altra parte proprio la nostra città ha visto svilupparsi in questi mesi un
alto livello di conflittualità: scioperi, occupazioni dei luoghi di lavoro
(emblematico il caso dell’Eutelia, dove la determinazione e la compattezza
dei lavoratori hanno rintuzzato il tentativo di sgombero ad opera dell’ex
amministratore delegato e dei suoi picchiatori), manifestazioni operaie dai
contenuti radicali si susseguono in questi mesi, con frequenza crescente man
mano che cresce l’organizzazione ed il coordinamento fra le lotte, non più
isole di conflittualità in un mare in bonaccia, ma una tempesta che si
allarga progressivamente rompendo ogni argine che il potere borghese cerca
di porvi con la repressione e tentando di fomentare divisioni.

Fondamentale e potenzialmente determinante è in tale contesto il ruolo del
Partito e della Federazione della Sinistra, a cui non possiamo in questo far
mancare il nostro apporto di giovani e sane forze; un’esperienza avanzata a
tale proposito è quella della Rete romana contro la crisi “Nessuno resti
solo”, nel tentativo di riunire soggetti organizzati, strutture sindacali,
movimenti e diverse esperienze di lotta in un’unica, più efficace, azione di
contrasto alle politiche sulla crisi del Governo e di Alemanno, partendo da
ciò che unisce e non da ciò che divide. Operiamo affinché la svolta “in
basso a sinistra” che abbiamo deciso a Chianciano, l’impegno in campo
sociale del Partito, non restino sulla carta, ma si concretizzino in una
prassi conseguente, da svolgersi nella costruzione capillare del conflitto
sociale. Particolarmente intensa è stata a Roma l’attività di sostegno
organizzativo e politico alle lotte dei lavoratori portata avanti dalle
Brigate di Solidarietà (dal presidio dei precari sotto al Ministero
dell’Istruzione, alla già citata vertenza Eutelia, all’occupazione a scopo
abitativo promossa dall’ASIA RdB a Viale del Policlinico), aperte a iscritti
e non iscritti, a cui hanno dato un impegno concreto e generoso diversi
compagni dei Giovani Comunisti.

Roma, città sede di tre importanti università e di moltissime scuole, spesso
disagiate e carenti di strutture e spazi adeguati, è anche una delle città
in cui si è sviluppata l’Onda, riuscendo a trovare punti di connessione
avanzati con i movimenti sociali e del lavoro. La nostra scelta fin
dall’inizio, che rivendichiamo in pieno, è stata quella di internità
consapevole nel movimento, senza mai abdicare ad un ruolo di direzione
politica, contrastando attivamente da subito le tendenze al qualunquismo e
all’antipolitica (che lasciavano pericolosi spazi aperti all’estrema destra)
e spingendo sempre per una più forte unità fra il movimento degli studenti e
quello dei lavoratori.



*2) Bilancio dell’attività dei GC*

Poche righe certo non bastano per un bilancio completo di questi anni di
riattivazione e poi di attività dei Giovani Comunisti di Roma, ma
sull’argomento vogliamo comunque brevemente soffermarci, dando sicuramente
una valutazione positiva dell’operato fino a questo momento, per poter poi
fornire una serie di proposte per rafforzare ulteriormente la nostra
presenza sul territorio, la nostra azione, la nostra militanza.

Riteniamo di aver praticato effettivamente quanto delineato a Chianciano,
sia con un impegno diretto, anche attraverso i circoli, nelle attività di
mutualismo, nel “Partito sociale”, sia con la presenza nei movimenti che si
sono sviluppati in ambito giovanile, sia promuovendo, da soli o con altri
soggetti, iniziative, manifestazioni, cortei, inserendoci nelle dinamiche
cittadine e in quelle studentesche ed essendo in maniera sempre crescente
riconosciuti dalle altre realtà antagoniste che vi operano: riconosciuti, in
tali ambiti, anche da chi ha impostazioni molto diverse dalla nostra, per la
nostra coerenza politica e per l’opposizione senza compromessi che
conduciamo contro i poteri forti di questa città e di questo Paese.

Da un nucleo iniziale effettivamente molto ridotto di compagni, e dovendo
scontare i molti errori commessi nel passato a livello di Partito e di
organizzazione giovanile (dall’incapacità di esser parte del movimento
mantenendo e portandovi una linea politica definita, alla partecipazione al
Governo Prodi, ai tentativi di liquidazione del PRC e dei GC), si è
allargata la militanza attiva e la partecipazione alle iniziative
organizzate dai GC a livello centrale e territoriale; anche il numero
complessivo di iscritti e simpatizzanti si è sensibilmente accresciuto, in
maniera particolare negli ultimissimi tempi.

Un recente riconoscimento del lavoro politico svolto è stato il risultato
ottenuto alla Consulta Provinciale degli Studenti, dove, oltre a dare un
sostegno determinante alla vittoria del fronte antifascista, il primo degli
eletti nel Consiglio di Presidenza (l’organo di direzione della Consulta) è
stato un compagno dei Giovani Comunisti.

Per quanto riguarda il funzionamento interno dell’organizzazione, principio
ispiratore di ogni attività è stato sempre, in primo luogo, quello del
rispetto della democrazia interna, nel prendere le decisioni, allargando
periodicamente la discussione a tutto il corpo militante nella definizione
dell’indirizzo politico. La valorizzazione dei compagni, sulla base delle
loro effettive competenze e “voglia di fare”, è stata trasversale alle aree
e componenti organizzate, rivendicando la convinzione che il superamento del
correntismo parta proprio dal riconoscimento ad ogni compagno di pari
dignità nell’organizzazione e nelle sue attività: nell’elaborazione della
linea politica, nelle decisioni, sottoposte a discussione democratica, nella
militanza. Purtroppo non tutti i compagni si sono riconosciuti in questa
impostazione, e non possiamo che stigmatizzare il comportamento di chi,
ancora perseguendo una “militarizzazione” del funzionamento del Partito,
continua ad anteporre la “corrente” al Partito, concependosi come un corpo
separato da esso, anche nell’attività militante, con ovvio danno per la
stessa.

Lo sforzo continuo di collegare l’attività centrale con quella dei circoli,
mettendo al centro i territori, ha dato sicuramente buoni risultati,
rafforzando i GC specialmente nelle zone di periferia e permettendoci di
rientrare realmente nel tessuto sociale.

Rivendichiamo e vogliamo estendere la pratica dell’autofinanziamento, unico
modo di garantirsi l’agibilità economica senza dover scendere a compromessi
con nessuno: in questo possiamo dire di aver ottenuto risultati
significativi, riuscendo a finanziare l’attività ed i materiali di
propaganda politica senza pesare sui bilanci già gravati del Partito.



*3) Rafforzare la militanza*

Siamo ben consci delle oggettive difficoltà della proposta politica
strategica che in quanto comunisti ci appartiene: l’abbattimento
rivoluzionario della società capitalistica per costruire una società che si
fondi sull’autogoverno dei lavoratori, garantendo a tutti pace, uguaglianza,
libertà. L’alternatività di tale progetto a tutte le forze politiche che
sostengono la permanenza, o la riforma dall’interno, di un sistema fondato
sullo sfruttamento, e a tutti i poteri forti, ci dà la coscienza di poter
contare solo sulle forze nostre e di tutti gli sfruttati di questa società,
che puntiamo ad organizzare politicamente: ma allo stesso tempo abbiamo la
coscienza della schiacciante preponderanza di queste forze su quelle della
minoranza di sfruttatori e dei suoi agenti infiltrati: per questo sosteniamo
consapevolmente che un altro mondo è non solo possibile, ma necessario!
Rifiutiamo però qualsiasi meccanicismo, ben sapendo che questa necessità non
è scolpita in un processo storico a cui le masse organizzate sono estranee,
ma si realizza dialetticamente nell’azione collettiva concreta, di cui noi
vogliamo essere forza propulsiva: non accettiamo pertanto l’ottica
minoritaria di chi di fronte alla realtà si pone come commentatore e non
attore, disposti invece ad impegnarci fino in fondo per la trasformazione
sociale che propugniamo.

Per questo ci assumiamo la piena responsabilità dell’impostazione militante
che in questi anni abbiamo cercato di dare all’organizzazione, mirando ad
incidere effettivamente nel conflitto reale, e proponiamo un rafforzamento
di essa. Tappe imprescindibili di tale processo sono l’aumento del
radicamento nei territori, nelle strade, nei mercati e nei quartieri, nei
luoghi di lavoro e di studio, puntando all’aggregazione cosciente dei
giovani intorno ad un progetto politico chiaro e definito; la formazione
politica dei compagni che avviciniamo, individuando per ciascuno un percorso
adeguato: un indispensabile investimento sul futuro, perché ognuno possa
dare il maggiore e il più consapevole contributo nell’elaborazione e nella
prassi; la ricerca di un ruolo sempre maggiore nell’organizzazione delle
lotte che toccano in maniera più diretta le tematiche giovanili; la
propaganda capillare delle nostre posizioni, non solo durante le campagne
elettorali, per riuscire a far passare i nostri contenuti in un sistema che
mira al nostro totale oscuramento: indispensabili sono a questo proposito
volantinaggi, attacchinaggi, in cui è necessario riuscire a coinvolgere un
numero maggiore di compagni, ma anche un uso mirato dei moderni strumenti di
comunicazione: internet, facebook, twitter, blog, forum.

Un particolare rilievo ha l’organizzazione di un servizio d’ordine (compito
con cui bene o male ci siamo già dovuti misurare in più occasioni in questi
mesi, e dando sempre prova di prontezza, disponibilità e generosità):
l’esigenza di dare un contributo all’autotutela delle manifestazioni e di
garantire in ogni momento almeno l’agibilità fisica dei compagni, nelle
scuole, nelle università e nei quartieri, si pone oggi come una necessità
inderogabile, in un momento in cui il clima di repressione della nostra
città si manifesta nella copertura istituzionale di ogni atto di squadrismo,
nella repressione violenta delle manifestazioni e nell’infiltrazione nel
movimento di ogni genere di provocatori.



*4) Intensificare l’aggregazione*

Già abbiamo richiamato l’attenzione sull’importanza di estendere il consenso
consapevole alla nostra organizzazione: è un dato ineludibile la necessità
di aumentare ancora il gruppo di compagni che si impegnano in politica con
noi, per allargare l’ambito di attività ed essere riconosciuti come una
struttura politica saldamente presente nel territorio cittadino: ignorare
ciò è soltanto sintomo del settarismo di chi decide di autoescludersi in
partenza dalle dinamiche di conflitto che attraversano la società.
Ovviamente quella che cerchiamo è un’aggregazione cosciente, intorno alle
nostre parole d’ordine, per cui però dobbiamo trovare mezzi e momenti di
socialità adatti alla società di oggi, che, specie tra i giovani, tende
proprio alla disgregazione dei legami sociali e all’individualizzazione del
conflitto.

È anche importante stringere sempre più rapporti con gruppi di giovani che
già si stanno impegnando nel fare attività politica, nelle scuole, nelle
università, nei posti di lavoro e nei quartieri: aumentare i simpatizzanti,
trovare percorsi comuni con ognuno di essi, coinvolgerli nelle attività,
puntando ad allargare anche così le adesioni al progetto politico e
all’organizzazione.



*5) Istruzione*

Scuola e università sono stati in questi anni ambiti di lavoro fondamentali
per i Giovani Comunisti, non solo perché vi si trovano molti giovani
disposti ad impegnarsi in politica, ma anche perché il tentativo da parte
degli ultimi governi di demolire sistematicamente l’istruzione pubblica, in
favore di un modello privatistico che aumenti ancora e perpetui le
disparità, ne fa uno dei “fronti caldi” del conflitto di classe nell’Italia
di oggi, che ha visto svilupparsi un consistente e determinato movimento.
Positiva riteniamo la nostra presenza in esso, sempre lavorando per portarvi
dentro una maggiore coscienza politica e conducendo una lotta senza
quartiere, anche esponendoci direttamente, contro ogni infiltrazione di
provocatori neofascisti e tentativo di divisione del movimento.

In ambito scolastico i risultati incoraggianti ottenuti (dovendo peraltro
partire quasi da zero) con la presenza organizzata nel movimento, col
rafforzamento nelle scuole e con la vittoria in Consulta ci spingono ad
intensificare l’azione già svolta, in particolare per quanto riguarda il
radicamento negli istituti, l’allargamento del raggio di attività ed un più
forte coinvolgimento degli studenti medi nelle attività organizzate a
livello centrale e territoriale, oltre che nei volantinaggi e
nell’organizzazione delle manifestazioni e nella presentazione di liste
nelle proprie scuole. Anche in questo campo si è dimostrata l’utilità
dell’intervento sociale del Partito e dei GC, con attività come il mercatino
del libro usato e le ripetizioni popolari, già sperimentate in alcuni
territori e che adesso vogliamo praticare in maniera più sistematica.

Per quanto riguarda l’università, sin dall’inizio delle mobilitazioni
abbiamo dovuto fare i conti con la presenza preponderante di strutture
organizzate talvolta più interessate a contendersi fra loro consenso e
visibilità negli atenei che non a impegnarsi unitariamente per una battaglia
che appartiene a tutto il movimento studentesco e che ha molti punti di
contatto con quello dei lavoratori. Cogliamo quindi favorevolmente la
maggiore unità politica che si è conseguita nelle ultime manifestazioni,
adoperandoci affinché essa si concreti più visibilmente anche
nell’organizzazione e nella presenza ai cortei.

Le due esigenze coesistenti, ma che sarebbe erroneo considerare
contrapposte, sulla base delle quali abbiamo regolato il nostro intervento
in questo ambito sono state da una parte quella di declinare concretamente
l’internità nei movimenti, attraverso la partecipazione degli iscritti ai GC
alle attività e nei processi decisionali delle varie strutture e dei
collettivi universitari; dall’altra quella di dare comunque a questi
compagni, e attraverso loro al movimento di cui abbiamo scelto di essere
parte attiva, un indirizzo politico unitario, discusso democraticamente in
sede di coordinamento e di attivi, anche dei soli universitari, e riportato
poi concretamente dai singoli compagni nei propri atenei. Trovare in ogni
momento un punto di equilibrio dinamico fra queste due esigenze è una
responsabilità delicata ma fondamentale, a cui non vogliamo sottrarci
neanche nel futuro, cercando nel contempo di allargare la nostra area di
consenso nelle varie facoltà e nei movimenti universitari e preparandoci a
un inverno e a una primavera in cui le mobilitazioni universitarie
potrebbero recuperare una rinnovata vitalità e in cui noi dobbiamo essere in
grado di sostenere un alto livello dello scontro sociale.



*6) Lavoro*

L’esistenza nel territorio metropolitano di grandi masse di giovani e
giovanissimi lavoratori, quasi sempre precari, molto spesso in nero,
sfruttati e sottopagati, in una condizione di oggettiva difficoltà ad
organizzarsi e ribellarsi, evidenzia l’urgente bisogno di fare di più, non
bastando adesso la sola presenza solidale nelle vertenze e nelle
manifestazioni. Occorre mettere maggiormente in connessione i compagni che
lavorano, spesso in zone contigue, perché possano coordinarsi in una sola
azione; attraverso di essi o attraverso i circoli territoriali, con campagne
di volantinaggi e di solidarietà attiva, dobbiamo radicarci dentro i luoghi
di lavoro dei giovani, nelle “fabbriche di precariato”, per poter dare anche
noi alle lotte del lavoro un indirizzo dall’interno.

Proprio per la difficoltà del Partito ad entrare in questo genere di luoghi
di produzione, scarsamente sindacalizzati, intensamente sfruttati, il valore
aggiunto che possiamo integrare come Giovani Comunisti è significativo, e lo
è doppiamente nel momento in cui il Partito è impegnato a connettere tutte
le lotte, perché nessuno sfruttato resti solo nella crisi. Pertanto, per
dare maggiore efficacia politica e comunicativa a tutte le mobilitazioni,
deve continuare lo sforzo per mantenere uniti in un fronte unico, in nome
della comune avversità al sistema di produzione capitalistico e di obiettivi
comuni, gli studenti con i lavoratori. Il nostro intervento sarà quello di
portare fra loro una nuova unità popolare dove oggi c’è solo disgregazione,
costruire coscienza e organizzazione dove il capitalismo genera anomia e
rassegnazione, indurre protagonismo collettivo nella grande passivizzazione
di massa del capitalismo realizzato. Per fare questo, i Giovani Comunisti si
impegneranno nella campagna referendaria che, a partire da questo inverno,
il nostro Partito lancerà, congiuntamente alla Federazione della Sinistra,
per l’abolizione della legge 30 e contro la precarietà, al fine di
restituire dignità, lavoro ed un futuro alle giovani generazioni.



*7) Antifascismo*

Roma è da anni, e dopo l’insediamento di Alemanno con una crescita
esponenziale, teatro di una serie continua di raid, aggressioni ed
intimidazioni di carattere fascista, razzista, omofobo. A tutto ciò occorre
dare una risposta di antifascismo militante, insieme a tutte le strutture
antifasciste che operano nel territorio cittadino, contrastando attivamente
la repressione fascista in tutti i modi in cui essa si presenta,
istituzionali e non: squadrismo, sgombero degli spazi occupati, impedimento
di un’aggregazione alternativa, divieto di manifestare pubblicamente le
proprie idee. Questo significa per noi riappropriarci della città!

Allo stesso tempo, siamo consci della necessità di una profonda e
continuativa campagna culturale, in un momento in cui l’ideologia
reazionaria delle destre, fondata sulla rivendicazione del razzismo,
dell’intolleranza, del patriarcato, cerca, ed in parte riesce, a far breccia
nel senso comune. Anche per questo riteniamo importante la collaborazione
con associazioni come l’ANPI, impegnate proprio in tale battaglia culturale,
promuovendo anche l’iscrizione ad esse..



*8) Unità della sinistra, a partire dalle lotte*

A livello giovanile vi è una forte domanda di unità a sinistra, dopo anni di
divisioni e scissioni che sicuramente ci hanno penalizzato fortemente.
Memori tuttavia degli errori commessi anche in nome di questa unità (un
esempio fra tutti: la Sinistra Arcobaleno), oggi dobbiamo essere capaci di
rispondere positivamente all’istanza senza diluire i contenuti che portiamo
avanti nell’idea di una “sinistra senza aggettivi”, rinunciando così alla
prospettiva di superamento del modo di produzione capitalistico. Per questo
crediamo inopportuna un’alleanza nelle prossime elezioni regionali del Lazio
con partiti come il PD o peggio l’UDC. Siamo convinti che la sfida che il
partito dovrà farsi carico sarà quella dell’unità nella radicalità. L’unità
di coinvolgere nel percorso che stiamo portando avanti più forze possibili,
senza per questo, come detto, rinunciare ai nostri punti programmatici che
non possono che essere alternativi al PD: ciò lo diciamo e lo diremo con
chiarezza in tutte le discussioni interne che il partito affronterà,
portando avanti questa linea con assoluta fermezza, ma anche con la lealtà
che da sempre caratterizza l’organizzazione dei giovani comunisti di Roma
nel rapporto col Partito, dai suoi organi dirigenti alla base dei militanti
e degli iscritti. Il Partito a livello nazionale e cittadino ha intrapreso
la strada della Federazione della Sinistra, lanciando a Roma esperienze
importanti come la rete anticrisi; come Giovani Comunisti riteniamo
necessario, allo stesso modo, perseguire un’unità effettiva con altre
organizzazioni giovanili comuniste (in primo luogo la FGCI), movimenti,
collettivi, centri sociali, strutture impegnate in vertenze sulla casa,
sull’ambiente, sui diritti sociali, reti antirazziste: un’unità che si
concreti nel lottare fianco a fianco prima di qualsiasi ricaduta
organizzativa, un unità che sia veramente dal basso, dalla necessità di
unire le forze per conseguire obiettivi comuni e condivisi. Per questo
vogliamo moltiplicare i rapporti che abbiamo stretto in questi mesi di
mobilitazioni con tanti compagni, nei conflitti che abbiamo attraversato
insieme: nella sincera convinzione che solo insieme possiamo costruire un
blocco sociale in grado di invertire il progressivo scivolamento del Paese e
del senso comune verso posizioni sempre più reazionarie e adeguato a
riproporre all’attualità politica il tema di una trasformazione globale
della società.

 

dibattito conferenza

Giovani e comunisti in fabbrica: l’esperienza della Fiat di Pomigliano D’Arco

di Domenico Loffredo (Segretario del circolo PRC Fiat auto – Avio di Pomigliano d’arco. Documento 2 “Lottare, occupare, resistere” alla conferenza dei GC)

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I compagni di Falce e Martello hanno fatto circolare nei giorni
scorsi un articolo, molto polemico, il cui contenuto è ben
riassunto nel titolo: «Cln con Casini? La conferenza dei Giovani
Comunisti deve dire No”.

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Dai territori

ODG per la costruzione di un giornalino nazionale dei/delle GC


 
GC Milano - un anno di lotte

Raccolta dei volantini e dei manifesti prodotti dai GC di Milano nel 2009.

 
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di Andrea Folchitto, Danilo Borrelli, Virginia De Cesare, Sirio Zolea

 
Conferenza GC Enna

8 Gennaio c/o Cgil h 16.00

 

 
Festa Cubana a Roma

domenica 13 Dicembre ore 20 alla Casa della Pace a Testaccio