Le ragioni di una piazza: no al Ddl Pillon.

Le ragioni di una piazza: no al Ddl Pillon.

Oggi, 24 novembre,  in occasione della giornata contro la violenza maschile sulle donne, si manifesterà a Roma, e si urlerà dissenso al disegno di legge che viene attribuito al senatore leghista Pillon, ma in realtà di iniziativa anche di altri senatori che fanno parte del M5S.

I punti critici che hanno fatto tanto discutere sono differenti a partire dalla mediazione obbligatoria che  presuppone che vi sia una relazione non violenta tra gli ex coniugi. Nel caso in cui la relazione tra i coniugi sia stata violenta, il decreto contribuisce a nascondere questo carattere determinante e mette in pericolo chi nella relazione subisce dal partner violento.
La mediazione obbligatoria, non solo non tutela chi subisce violenze, ma determina anche una disparità tra ricchi e poveri: infatti, come descritto nel disegno di legge, il mediatore familiare presterà servizio gratuito durante il primo incontro, mentre quelli successivi dovranno essere retribuiti. Ciò, chiaramente, determinerà uno scoraggiamento per coloro i quali non possiedono grandi risorse economiche, generando delle conseguenze non indifferenti nel caso in cui all’interno del nucleo familiare siano perpetrate delle violenze.

Il decreto sottolinea l’abolizione dell’assegno di mantenimento, introducendo il mantenimento diretto e il concetto di biogenitorialità perfetta, secondo cui entrambi i genitori sono tenuti al pari sostentamento dei figli: una volta presupposto che questi trascorrano dei tempi equipollenti con entrambi i genitori, si ritiene che madre e padre siano agevolati a provvedere al sostentamento della prole. Ciò determina l’idea secondo la quale entrambi i genitori possiedono la stessa forza economica ma sappiamo bene che oggi non è cosi e che uomo e donna vivono delle disparità di trattamento nel mercato del lavoro: basti  ricordare che il Sud Italia, secondo l’Istat (dati del 2018), il tasso occupazionale delle donne tra i 15 e i 64 anni, è il 33.7%, contro il 57% degli uomini nel Mezzogiorno. Divario che cambia se si guarda alla ai tassi occupazionali del nord italia; 75.3 per i maschi, 60% per le donne.
Ancora le donne sono vittime di differenze salariali con gli uomini : nel 2014, il reddito guadagnato dalle donne è in media del 24% inferiore ai maschi . Il divario tra i maschi e le femmine è più basso per i redditi dei dipendenti: il 22% contro il 30% nel caso di occupazione autonoma. Inoltre un dato fondamentale che ci permette di comprendere le problematiche che potrebbe determinare questo disegno di legge è il seguente: l’85% delle famiglie monoparentali in condizione di povertà assoluta ha come persona di riferimento una donna. Per questa tipologia familiare l’incidenza della povertà assoluta risulta in crescita, passando dal 6,7% del 2015 all’8,1% del 2016. Peggiori condizioni sono osservate generalmente tra le famiglie che hanno come persona di riferimento una madre single con almeno un figlio minore: l’incidenza assoluta della povertà era del 10,7% e l’intensità del 14,9%. (dati ISTAT)


Un altro punto fondamentale su cui riflettere è quello relativo all’imposizione di pari tempi che il minore dovrà trascorrere con entrambi i genitori: viene stabilito, infatti, all’interno del disegno di legge che la prole abbia una permanenza di non meno di dodici giorni al mese, compresi i pernottamenti, presso il padre e presso la madre, tanto è vero che il bambino acquisisce anche il doppio domicilio. Così facendo non viene sancita una vera è propria attenzione per la cura del minore, ma una divisione del lavoro che si deve rivolgere al bambino, facendo si che questo risulti alla stregua di un bene materiale. Inoltre i figli sono costretti a mantenere i rapporti con entrambi i genitori anche se uno dei due risulti essere violento e nel caso in cui il bambino si rifiuti di intrattenere relazioni, rischierebbe di essere affidato.

In conclusione è importante sottolineare che questo disegno di legge, non solo mette al centro i bisogni degli adulti, ma soprattutto non è altro che l’espressione di una società capitalista e patriarcale, che tenta in tutti i modi di determinare delle vittime: in questo caso le donne, quasi mai libere economicamente, e i bambini trattati alla stregua di un bene materiale.

Francesca Falcini, GC Napoli