Verso la VI Conferenza dei Giovani Comunisti/e: La relazione e gli ordini del giorno approvati dal Coordinamento Nazionale uscente

Verso la VI Conferenza dei Giovani Comunisti/e: La relazione e gli ordini del giorno approvati dal Coordinamento Nazionale uscente

Giovani Comunisti/e

Coordinamento Nazionale

Relazione introduttiva e odg approvati

Veniamo da lontano, per andare lontano!

Roma, 13 ottobre ’18

*Relazione introduttiva del portavoce Andrea Ferroni,

approvata a l’unanimità dal coordinamento nazionale uscente

Care compagne e cari compagni,

Stanno per terminare tre anni di lavoro di questo gruppo dirigente uscito dalla V conferenza nazionale della nostra organizzazione giovanile.

Sembra passato poco tempo da quel novembre 2015, In Italia al governo c’era Matteo Renzi, amico delle oligarchie europee, delle banche, fautore della “rottamazione”, del jobs act e della buona scuola, ma soprattutto un uomo che è stato capace di annientare, nella società, il significato stesso della parola “sinistra” e ciò che questa ha sempre rappresentato: difesa degli ultimi, dei lavoratori e delle lavoratrici, degli sfruttati e delle sfruttate.

In questo nuovo e sciagurato contesto è iniziata la nostra esperienza, durante la quale ci siamo concentrati principalmente su due aspetti: da una parte la cura del radicamento della nostra organizzazione, dall’altra la visibilità fuori di noi attraverso nuove relazioni esterne.

Per quanto concerne questo secondo aspetto, abbiamo sin da subito lavorato nel solco della storica vocazione dei GC: la cura di relazioni politiche con gli altri soggetti giovanili organizzati e non.

Il lavoro di radicamento e riorganizzazione è partito con fatica poiché venivamo da uno stato di immobilismo dell’organizzazione nazionale, un quadro caratterizzato dalla mancanza sostanziale di connessioni tra i territori nonché, anche, di un rapporto tra questi e il nazionale. Questo lavoro di riconnessione ha permesso di arrestare l’emorragia continua di tesserati/e che avevamo avuto negli anni passati e almeno nel primo periodo ad invertire il trend seppure con la fatica, ci tengo a sottolinearlo, di lavorare senza risorse economiche e dover ristabilire interi coordinamenti organizzati di Giovani comunisti/e in territori dove eravamo scoparsi; mi vengono in mente le compagne e i compagni della Litoranea-castelli che in questi anni, oltre a rendersi protagonisti/e di esperienze di mutualità, sono diventati/e mano a mano un punto di aggregazione e di riferimento giovanile per quel territorio.

Lo abbiamo detto, il partito nazionale non ha messo a disposizione risorse in questi anni ma nonostante questo la disponibilità e la capacità dei compagni nei territori ci ha permesso di produrre svariate decine di iniziative: dall’iniziativa sulla precarietà e sul lavoro a Gorizia, a quella su antifascismo e solidarietà a Reggio Calabria, passando per le tante altre federazioni. Siamo stati promotori del Revolution Festival a Viareggio, una settimana di musica, aggregazione ma soprattutto di dibattiti politici spaziando dal tema delle migrazioni a quello dei diritti civili passando per il femminismo e l’antifascismo. Abbiamo lavorato sempre per la costruzione di fronti ampi come in occasione del referendum No-triv o della battaglia vinta in difesa della nostra costituzione alla quale abbiamo preso parte mettendo in piedi le giornate del “no sociale al referendum” e incarnando, di fatto, un ruolo nevralgico nei comitati territoriali del no, promuovendo centinaia di dibattiti in tutta Italia per spiegare ai nostri coetanei, ma anche ai più adulti, le nostre ragioni. Di recente a Perugia abbiamo organizzato una tre giorni di scuola politica e formazione in occasione della storica marcia per la pace Perugia-Assisi che come sempre ci vede protagonisti, ma che quest’anno in particolare ci ha permesso di riallacciare i rapporti con i movimenti per la pace del nostro paese. Nella stessa occasione ci siamo fatti mediatori tra la comunità palestinese in Italia e la piattaforma proposta dai promotori della marcia della pace perché anche i palestinesi, in nome dell’internazionalismo pacifista, potessero partecipare.

Molte iniziative, insomma, funzionali non solo alla costruzione del nostro protagonismo politico ma anche a renderci capaci di riconnettere e costruire relazioni importanti, con soggettività di movimento e non nel nostro paese. Se dovessi citare alcuni casi penso a giornate come l’anniversario di Carlo Giuliani del 20 luglio a Genova in piazza Alimonda assieme alla famiglia Giuliani e a Nicoletta Dosio del movimento no Tav oppure al ciclo di iniziative contro il decreto Minniti-Orlando per le quali abbiamo mobilitato migliaia di persone facendo così rete con realtà come l’osservatorio nazionale sulla repressione che da anni si occupano del tema. Nel caso dell’opposizione al decreto Minniti-Orlando abbiamo messo in piedi una mobilitazione nazionale con vere e proprie contestazioni e la presentazione di ordini del giorno grazie ai nostri consiglieri comunali.

Forse, però, l’elemento centrale del nostro mandato è stato quello di praticare uno strumento concreto per la nostra organizzazione: il mutualismo e le pratiche sociali che riteniamo, anche per esperienza, un terreno fondamentale per la formazione di nuovi gruppi dirigenti una chiave di volta per abbattere la sfiducia fra soggettività differenti che trovano un’unità reale nel raggiungimento dell’obiettivo comune. Il Mutualismo e le pratiche sociali li abbiamo messi in campo nelle “emergenze” come nel terremoto che ha colpito il centro Italia dove siamo stati presenti con le Brigate di solidarietà attiva (BSA) e lo abbiamo fatto nella quotidianità del lavoro; abbiamo poi ideato casse di resistenza che andassero a rafforzare vertenze lavorative in lotta come nel caso della Faber di Fossato di vico, facendo della nostra organizzazione uno strumento concreto a disposizione dei conflitti giusti.

Abbiamo riallacciato degli ottimi rapporti con i sindacati e i collettivi studenteschi e universitari stando al loro fianco con la campagna “all in” e raccogliendo centinaia di firme in difesa del diritto allo studio, costruendo mobilitazioni come a Salerno per la riqualificazione dell’edilizia scolastica. Abbiamo lavorato per garantire a migliaia di studenti e studentesse fuori sede la possibilità di poter esprime il proprio voto, sia al referendum No triv che a quello costituzionale e questo ci ha aiutato nel riacquisire relazioni con i maggiori sindacati studenteschi tanto da potenziare la nostra presenza al loro interno ottenendo anche discreti successi nelle varie elezioni per la rappresentanza.

Il ruolo dei/delle Giovani comunisti/e è stato importante anche nei vari appuntamenti elettorali di questi anni, a volte decisivo nelle elezioni amministrative con le liste della sinistra antiliberista. Tanti compagni e tante compagne sono stati/e candidati/e oppure hanno contribuito in maniera determinante. Le esperienze elettorali e di amministrazione comunale possono essere utili a riconnettere nelle città e nei borghi i soggetti che in questi anni si sono opposti al neoliberismo e ai suoi nefandi prodotti anche per questo la nostra partecipazione alla Rete delle città in comune è un elemento da tenere in considerazione.

Rispetto alle relazioni estere, una delega che io e Claudia abbiamo condiviso, siamo stati i principali protagonisti della IV carovana antifascista per il Donbass dove abbiamo portato la nostra solidarietà concreta alle popolazioni che ancora stanno lottando per la loro autodeterminazione. Questo ci ha portati alla costruzione di rapporti stretti con le realtà internazionaliste come la Banda bassotti e le organizzazioni giovanili della sinistra europea, interlocutori fondamentali al fine di potenziare le connessioni con esperienze simili alla nostra nel contesto continentale; ci stiamo organizzando per riattivare definitivamente la relazione con WFDY (Federazione mondiale della gioventù democratica) soggetto che racchiude e organizza le gioventù comuniste del pianeta.

Vorrei concludere con alcune considerazioni che siano un bilancio del presente ma anche una proposta per il futuro.

Ad oggi lo stato della nostra organizzazione come anche di tutto il nostro partito è evidentemente complicato per di più in un quadro europeo e mondiale davvero buio per le nostre idee.

I gruppi dirigenti non possono esimersi dal riconoscere un principio sempre vero: si può fare di più e si può fare meglio; non è una questione di voti ma sappiamo che potevamo fare di più. Non voglio negare le difficoltà interne che a volte ci hanno immobilizzati e alle quali si è aggiunta una reale mancanza di agibilità economica.

Tutto questo, però, non significa che non sia possibile il rilancio della nostra organizzazione, un rilancio che a parer mio dovrebbe avvenire da due punti cardine: in primis la riorganizzazione con lo snellimento delle nostre forme organizzative talvolta eccessivamente burocratizzate e in secondo luogo evitare di trasformarci in commentatori di quanto succede quotidianamente, ma concentrarci sul lancio di due grandi campagne capaci di farci percepire all’esterno in maniera netta e riconoscibile e trasmettere così l’orgoglio di appartenere a questa comunità.

Questa conferenza dovrà sicuramente saper ragionare sulle esperienze passate per evitare di ripeterle siamo però a un punto diverso rispetto a tre anni fa quando i GC erano ormai un’organizzazione messa all’angolo, oggi ripartiamo da numerose relazioni esterne e un nuovo protagonismo che ci siamo guadagnati/e.

Siamo di fronte a uno dei governi più reazionari e xenofobi della storia della repubblica, ma questa situazione non determinerà da sé un’opposizione forte e netta anzi in questo momento riesce molto difficile la costruzione di un’opposizione politica e sociale dato il forte consenso che le due forze di governo hanno anche da parte della nostra generazione. Sarà necessariamente nostro il compito di far emergere appieno le contraddizioni già presenti in seno a questo governo che a parole vuole sostenere il cambiamento ma ripropone le stesse politiche in salsa nazionalista, basta ricordare gli ultimi tagli economici alla scuola.

L’avanzata del neoliberismo sembra oggi inarrestabile. La sua affermazione in gran parte degli Stati e delle economie del mondo è sotto gli occhi di tutti e nonostante le crisi e i fallimenti dell’ultimo decennio ne abbiano ulteriormente evidenziato difetti e fragilità non c’è all’orizzonte un’idea di mondo che possa essere in grado di contrastarne questa egemonia la cui forza è testimoniata dall’influenza che è riuscita ad avere perfino sul modo di pensare degli esseri umani, oppositori compresi.

Contemporaneamente a questa capillare diffusione del neoliberismo gli stravolgimenti geopolitici e il rapidissimo sviluppo tecnologico hanno mutato radicalmente lo stesso sistema economico globale, rendendolo molto più complesso e astratto di quanto non lo sia mai stato. Oggi tentare di capire il funzionamento di quel sistema che noi giustamente critichiamo è compito molto più arduo rispetto al passato; anche per questo motivo, e nonostante i segnali di crisi del neoliberismo, manca a sinistra una proposta politica in grado di svolgere una funzione contro egemonica nei confronti di quello che ci viene oramai proposto come l’ordine naturale delle cose, come la fase definitiva del capitalismo, come l’unico orizzonte futuro possibile.

Tuttavia, non possiamo commettere l’errore di non ritenerci almeno in parte responsabili di questa mancanza. Da decenni noi comunisti/e siamo in prima linea nella lotta contro l’offensiva neoliberista e nonostante piccole vittorie (purtroppo spesso temporanee), non possiamo dire di aver ottenuto risultati soddisfacenti. Gli strumenti da noi utilizzati soprattutto nell’ultimo decennio si sono però spesso rivelati insufficienti e persino inattuali: iniziative, lotte ed agitazioni hanno avuto una connotazione locale e sostanzialmente resistenziale. Mancava quindi un progetto universale che potesse metterle in relazione fra loro, una proposta politica realmente alternativa che non si limitasse alla semplice conservazione di quanto (poco) di buono rimasto del compromesso fra capitale e lavoro che ha caratterizzato la seconda parte del secolo scorso. Non c’è, all’interno della nostra strategia, un orizzonte ideale in grado di combattere l’ideologia neoliberista sul suo stesso terreno, siamo perciò privi di una proposta di futuro che non sia un blando richiamo ad un passato oramai sempre più remoto.

Non possiamo più permetterci una tale mancanza di prospettiva, in quanto giovani e soprattutto in quanto comunisti e comuniste occorre ricostruire rapidamente una visione complessiva del mondo attuale e futuro, di ciò che è e di ciò che vogliamo diventi. Per forza di cose questa visione dovrà servirsi di una certa dose di astrazione, si scontrerà con alcuni dei paradigmi entro cui agiamo da molto tempo e ci obbligherà a confrontarci con fenomeni che fino ad ora abbiamo ignorato e sottostimato.

Proprio partendo da uno di questi fenomeni, quello dello sviluppo tecnologico, possiamo avviare un dibattito sulla nostra proposta di futuro, inserendo al suo interno due dei temi che più riguardano noi comunisti/E: quello del lavoro e quello del reddito.

Come noto, viviamo in una fase caratterizzata da un’incessante innovazione tecnologica, l’economia e soprattutto il lavoro vivono da più di 2 decenni un periodo di radicale mutamento causato dalla crescente automazione, la quale ha portato un fenomeno antichissimo – si pensi a quanto lavoro umano abbia sostituito l’introduzione della ruota – come quello della disoccupazione tecnologica ad avere proporzioni mai viste prima. L’automazione investe settori considerati meno di 10 anni fa come esclusiva prerogativa dell’uomo, e la sua diffusione non accenna ad interrompersi, così come la disoccupazione tecnologica è destinata ad essere una costante per i prossimi anni. I frutti di questo sviluppo tecnologico sono in questo momento nelle mani di poche decine di persone, mentre i danni collaterali vengono scaricati sulle fasce più deboli della popolazione mondiale: la sempre più forte disoccupazione tecnologica contribuisce infatti a rendere sempre più precarie le nostre vite eliminando posti di lavoro e sottoponendoci quindi al ricatto di un futuro senza reddito.

Questa analisi deve portarci verso la formulazione di proposte in grado di intercettare le esigenze attuali del popolo. In questo contesto di crescente disoccupazione e precarietà, in cui i posti di lavoro diminuiscono, dobbiamo avere la forza di recidere il secolare legame fra occupazione e reddito. Per più di un secolo noi comunisti abbiamo rivendicato il diritto degli uomini e delle donne ad avere un lavoro dignitoso, attraverso il quale ottenere un reddito adeguato. Oggi dobbiamo radicalizzare la nostra posizione: dobbiamo chiedere politiche di reddito di base come diritto fondamentale per tutti. Questo non vuol dire eliminare il lavoro dal nostro bagaglio ideale rifiutandone l’utilità, ma prendere atto di come oggi la sua mancanza possa diventare un costante ricatto nei confronti della popolazione, uno strumento attraverso il quale il capitalismo possa condurre la sua lotta di classe.

La proposta politica dei comunisti deve partire da qui, ma va allargata per renderla in grado di contrastare l’affermazione del neoliberismo. Il nostro compito, soprattutto di noi giovani comunisti/e, sarà quello di costruire strumenti efficaci e idonei ad un’azione politica che non sia solo una forma di resistenza, ma una vera e proprio lotta d’avanguardia. Per fare ciò pensiamo che vada elaborata un’idea di futuro in cui i benefici dell’automazione siano distribuiti all’interno di tutta la società e non di pochissimi individui, rifiutando la prospettiva di un feudalesimo tecnologico in cui il lavoro sia sempre più raro ed in cui chi possiede le macchine può mantenere la popolazione sotto il suo ricatto. Per fare questo dobbiamo fare i conti con l’inattualità di molte delle nostre convinzioni, dobbiamo accettare che l’idea di un mondo in cui sia possibile la piena occupazione risulta sempre più irrealistica (e questo non solo a causa dell’automazione ma anche di una crescita demografica notevole), dobbiamo essere in grado di ragionare su eventualità che ci appaiono remote o improbabili come quelle di un mondo a piena automazione. E’ fondamentale infine comprendere come quella contro il capitalismo sia una battaglia di lungo periodo da combattere su scala globale, essendo questa la dimensione entro cui esso agisce. Solo attraverso questi passaggi potremo ricostruire una nostra idea di modernità e futuro da contrapporre a quella attualmente dominante.

ORDINI DEL GIORNO APPROVATI DAL COORDINAMENTO NAZIONALE 13-14 OTTOBRE 2018

Odg Formazione

Il Coordinamento nazionale uscente si appella agli organismi dirigenti nazionali del Partito affinché siano posti in essere momenti di formazione nazionale nel nord, centro e sud Italia, organizzati dalla giovanile in collaborazione con il Dipartimento formazione del Prc.

Andrea Ferroni, Clarissa Castaldi, Samuele Soddu, Matteo Massimi, Eleonora Montani, Claudia Golisano, Michele Ramadori, Riccardo Gandini, Nicolò Martinelli, Irene Bertozzi, Vincenzo Colaprice, Filippo Vergassola, Antimo Caro Esposito, Marco Concolato, Matteo Cicconi.

Approvato all’unanimità.

Odg Autonomia finanziaria

Il Coordinamento nazionale dei/delle Giovani Comunisti/e si impegna a porre in essere, confrontandosi con gli organismi del Partito preposti, una campagna di autofinanziamento nazionale per poter avere le risorse necessarie alla attività politica dei/delle GC. Impegna gli organismi dirigenti affinché la quota nazionale della Tessera GC (2,50€) pagata dai livelli intermedi alla tesoreria nazionale, venga impegata come finanziamento base all’organizzazione giovanile stessa.

Andrea Ferroni, Clarissa Castaldi, Samuele Soddu, Matteo Massimi, Eleonora Montani, Claudia Golisano, Michele Ramadori, Riccardo Gandini, Nicolò Martinelli, Irene Bertozzi, Vincenzo Colaprice, Filippo Vergassola, Antimo Caro Esposito, Marco Concolato, Matteo Cicconi.

Approvato all’unanimità.

Odg Campagna scuola

Il Coordinamento nazionale impegna tutti i territori alla diffusione del materiale della campagna in difesa della scuola pubblica distribuiti in occasione della manifestazione nazionale del 12 ottobre, in particolare nella settimana antecedente il 17 novembre, giornata del diritto allo studio, allo scopo di sensibilizzare gli studenti e le studentesse dei territori, tale campagna verterà sui temi del rifinanziamento organico del settore, dell’alternanza scuola lavoro e in generale sull’insieme di tematiche concernenti il diritto allo studio.

Andrea Ferroni, Clarissa Castaldi, Samuele Soddu, Matteo Massimi, Eleonora Montani, Claudia Golisano, Michele Ramadori, Riccardo Gandini, Nicolò Martinelli, Irene Bertozzi, Vincenzo Colaprice, Filippo Vergassola, Antimo Caro Esposito, Marco Concolato, Matteo Cicconi.

Approvato all’unanimità.

Odg 20 ottobre

Il Coordinamento nazionale GC aderisce alla manifestazione nazionale del 20 ottobre sulle nazionalizzazioni ed invita tutti i territori a promuoverne la partecipazione in quanto importante momento di lotta contro l’attuale governo e l’attuale sistema economico.

Andrea Ferroni, Clarissa Castaldi, Samuele Soddu, Matteo Massimi, Eleonora Montani, Claudia Golisano, Michele Ramadori, Riccardo Gandini, Nicolò Martinelli, Irene Bertozzi, Vincenzo Colaprice, Filippo Vergassola, Antimo Caro Esposito, Marco Concolato, Matteo Cicconi.

Approvato all’unanimità.

Odg solidarietà a Mimmo Lucano e al modello Riace

Il Coordinamento nazionale GC invita tutti i compagni e le compagne dei territori a mettere in piedi momenti ed iniziative di solidarietà al sindaco Mimmo Lucano e al modello Riace, modello efficace di integrazione che l’attuale governo razzista sta distruggendo e che merita la nostra solidarietà.

Andrea Ferroni, Clarissa Castaldi, Samuele Soddu, Matteo Massimi, Eleonora Montani, Claudia Golisano, Michele Ramadori, Riccardo Gandini, Nicolò Martinelli, Irene Bertozzi, Vincenzo Colaprice, Filippo Vergassola, Antimo Caro Esposito, Marco Concolato, Matteo Cicconi.

Approvato all’unanimità.

Odg Mediterranean Hope

Nel contesto politico e culturale in cui viviamo, il Coordinamento nazionale GC guarda con favore esperienze di integrazione e accoglienza come quelle di Mediterranean Hope e sostiene la sua battaglia per l’apertura di corridoi umanitari in tutta l’Unione europea.

Andrea Ferroni, Clarissa Castaldi, Samuele Soddu, Matteo Massimi, Eleonora Montani, Claudia Golisano, Michele Ramadori, Riccardo Gandini, Nicolò Martinelli, Irene Bertozzi, Vincenzo Colaprice, Filippo Vergassola, Antimo Caro Esposito, Marco Concolato, Matteo Cicconi.

Approvato all’unanimità.