Neoinsegnanti tra percorsi ad ostacoli e guerre tra poveri. Una proposta per una ricomposizione delle lotte nell’era della pessima scuola.

Neoinsegnanti tra percorsi ad ostacoli e guerre tra poveri. Una proposta per una ricomposizione delle lotte nell’era della pessima scuola.

NEOINSEGNANTI TRA PERCORSI AD OSTACOLI E GUERRE TRA POVERI.
UNA PROPOSTA PER UNA RICOMPOSIZIONE DELLE LOTTE NELL’ERA DELLA
PESSIMA SCUOLA.

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Già l’anno scorso denunciavamo una insostenibile situazione di stallo che gli aspiranti insegnanti
stavano vivendo, con l’intendimento del governo di trovare una soluzione con qualche semplice
correttivo ad un impianto di reclutamento sbagliato ed inefficace nella impostazione; ferma restando
la nostra totale contrapposizione alla logica di fondo che ispira questi provvedimenti, che per noi
dovrebbero essere  affrontati all’interno  di   una  riforma dei  percorsi universitari specifici  e della
scuola   in   generale.
Siamo   stati   facili   profeti:   ancora   una   volta   emerge  in   tutta   la   sua   triste   limpidezza   l’idea   di
svalorizzazione   del   ruolo   dell’insegnamento,   di   dequalificazione   del   mondo   della   scuola   che
l’esecutivo   e   la   maggioranza   parlamentare   portano   scientificamente   avanti.
Trattare il futuro di centinaia di migliaia di giovani qualificati e preparati alla stregua di uno spot
elettorale provoca i disastri che colpiscono la scuola, già rovinata da  tagli trasversali, e  sempre più
lasciata in balìa di un’offerta didattica sempre più carente, di un’organizzazione dell’organico sempre
più raffazzonata, di un peggioramento generale delle condizioni di chi ci lavora e quindi dell’utilità
stessa di ciò che dovrebbe essere un baluardo su cui costruire il futuro di un Paese, che invece
continua a perdere terreno ed opportunità di miglioramento della qualità della vita per tutte e tutti.
Le ultime novità in tema di reclutamento degli insegnanti ci consegnano un quadro preoccupante, e
al contempo ci impongono, nell’immediato di costruire un’opposizione larga, netta e determinata ad
un modello di mercificazione dei saperi ormai diventato regola.
In questi mesi mesi abbiamo costruito un’importante interlocuzione con l’associazione Adam, in
particolare   con   il   Presidente,   Professor   V.Leli   e   con   il   Vicepresidente,   Professor   M.Giordano,
raccogliendone le osservazioni.
Rispetto   alla   bozza   di   decreto   377   di   Gennaio,   il   decreto   n.59   del   13   aprile   2017   precisa
ulteriormente la nuova modalità di reclutamento dei docenti che attende i neolaureati.

Il suo nome è Formazione Iniziale e Tirocinio (FIT).
Requisiti. La partecipazione a questo  concorso-corso  prevede preliminarmente il possesso di due
requisiti. Il primo consiste nell’acquisizione di  tutti gli Esami e i CFU  richiesti dalla classe di
insegnamento cui si concorre. Questi requisiti sono specificati nel D.P.R. 14 febbraio 2016 n.19. Il
secondo requisito è il possesso di 24 CFU in materie antropo-psico-pedagogiche. (Non sono più
richieste la certificazione informatica e quella linguistica, previste invece nella versione di Gennaio
del decreto 377).
Prove concorsuali. Il concorso per accedere alla  FIT consta di  una  prova scritta disciplinare,
ovvero   relativa   alla   disciplina   della   classe   di   insegnamento,   una  prova   scritta   didattico-
metodologica, ovvero relativa alle discipline antropo-psico-pedagogiche, ed infine una prova orale
disciplinare  relativa   alla   disciplina   della   classe   di   insegnamento.   Se   si   concorre   anche   per
l’insegnamento del Sostegno, si aggiungono anche uno scritto specifico ed un orale specifico corso.

Dopo aver superato tutte le prove concorsuali per accedere al FIT, al neolaureato attendono
tre anni di formazione e lavoro, di cui i primi due a stipendio ridotto ed il terzo a stipendio pieno.
Il primo anno della FIT consta di un  percorso universitario  caratterizzato da lezioni ed esami
inerenti le discipline pedagogiche, di un tirocinio diretto, ossia dell’affiancamento in classe di un
Tutor Scolastico e un  tirocinio indiretto presso l’università con il Tutor Coordinatore; al termine
del primo anno, si consegue il Diploma di Specializzazione. Il secondo anno ed il terzo della FIT
prevedono   lo   svolgimento   di   un   progetto   di   ricerca-azione   in   classe   sotto   la   guida   del   tutor
coordinatore ed in particolare “Il titolare di contratto FIT […] nel secondo anno effettua supplenze
brevi   e   saltuarie  non   superiori   a   15   giorni  nell’ambito  territoriale   di   appartenenza   e   presta
servizio, nel terzo anno, su posti vacanti e disponibili” (art.10, comma3). Al termine dei tre anni si
avrà diritto ad un contratto triennale nell’ambito territoriale dove si è svolto il terzo anno della
FIT.
A differenza della SSIS e del TFA\PAS, la FIT è gratuita. (art.9 comma1)
Il Decreto 59 delinea anche il percorso di stabilizzazione dei docenti precari presenti nelle GAE e
nelle Graduatorie di Merito (GM) del Concorso 2016, nonché il  percorso concorsuale  di tipo
transitorio  destinato ai docenti in possesso di un’abilitazione sprovvista di valore concorsuale,
ossia per tutti coloro che si sono abilitati -dopo la chiusura delle SSIS- tramite TFA o PAS.
I docenti  abilitati tramite SSIS, presenti in Graduatoria ad Esaurimento (GAE) -e nella  prima
fascia  delle Graduatorie d’Istituto (GI)-, hanno diritto al  50% dei posti annualmente vacanti e
disponibili, in base al Decreto Legislativo 16 aprile 1994, n.297, art.399 comma 1.
I docenti  abilitati tramite TFA e PAS, presenti nella  seconda fascia  delle Graduatorie d’Istituto
(GI), devono sostenere un concorso composto da un’unica prova orale non selettiva, ossia senza
soglia minima d’accesso, il cui voto viene mediato con i propri punti di titoli e di servizio. La media
tra il voto della prova orale e il punteggio dei titoli e del servizio confluisce in una Graduatoria
Regionale ad esaurimento. Superato il concorso, i docenti abilitati devono svolgere solo il  terzo
anno della FIT.
I docenti  non abilitati, presenti nella terza fascia delle Graduatorie d’Istituto, i quali lavorano da
almeno 36 mesi  -anche non consecutivi-  nell’arco degli ultimi otto anni, devono sostenere un
concorso composto da un prova scritta disciplinare ed una prova orale didattico-metodologica.
Superato il concorso, i docenti devono svolgere un percorso biennale equivalente al primo ed al
terzo anno della FIT.

Alla luce dell’analisi del decreto sul reclutamento, i Giovani Comunisti/e ritengono che tale
meccanismo sia in continuità con i principi della Pessima scuola di Renzi. Pertanto pensiamo che :

1) non debbano essere richiesti i 24 CFU in discipline antropo-psico-pedagogiche, i quali sarebbero
un costo ulteriore a carico dei neolaureati interessati ad intraprendere il percorso dell’insegnamento,
nonché   un   ulteriore   ostacolo.   Tali   esami   sarebbero   per   di   più   superflui   dato   che   si   tratta   di
insegnamenti già previsti nei piani di studi dei FIT. Si tratta di equiparare i futuri insegnanti ai loro
colleghi già abilitati (sissini, tieffini e passini), i quali non hanno dovuto sostenere questi CFU;

2) debba essere garantito il libero accesso ai FIT, prevedendo soltanto l’esame di abilitazione finale
dopo un solo anno di corso abilitante, che inizi ad ottobre e finisca  a fine luglio per poter essere
svolto in maniera opportuna ed efficace;

3) sia opportuno che, in vista della fase transitoria prevista per gli insegnanti abilitati presenti nelle
graduatorie d’istituto, venga concessa la possibilità di essere inseriti in 3 Graduatorie regionali ad
esaurimento;

4) si debba prevedere un nuovo piano di stabilizzazioni per tutti i precari della scuola, sia docenti
che personale ATA
Loredana Fraleone – Responsabile Scuola Partito della Rifondazione Comunista
Filippo Vergassola – Responsabile Scuola e Università Giovani Comunisti/e

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