TRIVELLE: UN’ALTERNATIVA E’ POSSIBILE

TRIVELLE: UN’ALTERNATIVA E’ POSSIBILE

12321205_1168336166532954_4480312852206881359_nIl referendum oscurato

Che questo referendum fosse osteggiato da interessi forti, ma riconducibili a poche persone, lo si era capito dall’individuazione della data da parte del Consiglio dei Ministri, e dal silenzio mediatico che ci ha accompagnati fino a qualche settimana fa, parzialmente rotto solo dopo le dimissioni del ministro Guidi. Neanche i due disastri legati alla fuoriuscita di petrolio avvenuti a inizio 2016 in Tunisia e in Francia hanno avviato un dibattito su produzione energetica e ambiente. I rischi e le opportunità appunto, dovevano essere centrali nel dibattito del paese; invece, da un lato si è visto il comporsi di un fronte dell’astensionismo – contro ogni principio democratico – guidato dal governo e dal PD, e dall’altro è stato lasciato maggiore spazio d’espressione mediatica al gossip e allo scandalo. Ma soprattutto alle ridicole considerazioni di attori diversi, organizzati però dall’unica regia delle multinazionali degli idrocarburi, le quali fanno leva sulla mancanza di informazione in materia per poter produrre argomentazioni false, mistificatrici e faziose!

I numeri

Per capire su cosa stiamo per votare occorre conoscere i numeri elaborati dal sito del Ministero dello Sviluppo Economico.

Sulle 92 piattaforme presenti nei mari italiani entro le 12 miglia: 48 sono eroganti e 31 non eroganti, 8 non sono operative e 5 sono di supporto alla produzione.1

Le royalties in Italia sono tra le più basse d’Europa, pari solo al 10% per il gas e al 7% per il petrolio in mare. In Danimarca si applica un prelievo fiscale fino al 77%. In Inghilterra può arrivare fino all’82%, mentre in Norvegia è al 78% a cui si aggiungono pure dei canoni di concessione. Come se non bastasse, in Italia le prime 20 mila tonnellate di petrolio estratte annualmente in terraferma, le prime 50 mila tonnellate di petrolio estratte in mare, i primi 25 milioni di metri cubi standard di gas estratti in terra e i primi 80 milioni di metri cubi standard estratti in mare, vengono regalati alle compagnie che sfruttano i giacimenti! O più semplicemente: per ogni milione di euro che la compagnia trivellatrice guadagna, ne versa solo 70.000 allo Stato, quel misero 7%! Fermo restando che i contatori che misurano il tasso di estrazione delle risorse sono in mano alle compagnie stesse…

Infine, dai dati storici si può notare una progressiva riduzione della produttività delle piattaforme in mare, tanto che nel 2015, sul totale delle concessioni produttive, solo 5 di quelle per il gas e 4 per il petrolio, hanno pagato le royalties. 2 | 3

Non stupisce quest’ultimo dato, se si considera che i consumi di gas sono all’incirca gli stessi di 10 anni fa e che il petrolio è in via di esaurimento, rendendolo una risorsa legata allo scenario degli scorsi secoli, non di certo la fonte di approvvigionamento del prossimo futuro, tanto che in Europa il settore delle energie rinnovabili ha raddoppiato l’impiego delle stesse nel decennio 2004-14, producendo 20.000 posti di lavoro nel solo settore eolico, e raggiungendo in Svezia il 52,6% dei consumi energetici del paese.4

Ormai anche a largo delle nostre coste è evidente la scarsa incidenza di gas e petrolio. Infatti esse coprono a stento l’1% del fabbisogno nazionale, tanto che si stima che l’intero quantitativo di gas e petrolio estraibili dai nostri fondali, potrebbe coprire con certezza i nostri consumi solo per 6 mesi l’uno e 2 mesi l’altro!5

I disastri petroliferi e i rischi

Dal 2000 ad oggi i disastri petroliferi che si sono verificati nel mondo sono 31.

Della fuoriuscita che a “macchia d’olio” sparge la morte, ne sentiamo parlare quotidianamente, sebbene il dramma si riferisca a diversi anni fa, a testimonianza della durabilità e della resistività che caratterizzano questi ingloriosi sversamenti, nonostante da parte delle grandi compagnie non manchino rassicurazioni sulla improbabile “sicurezza” dei loro impianti – una piattaforma causa sconvolgimenti sotto il profilo geologico che nessuna ingegneria può arginare! Evidentemente non c’è innovazione che tenga di fronte alla radicale imperfezione del modello economico che domina la scena energetica: gli allarmanti cambi all’ecosistema, provocati da un’attività umana tanto aggressiva, risultano particolarmente evidenti negli ultimi 20 anni (i più caldi della storia recente!), caratterizzati dal manifestarsi crescente di preoccupanti fenomeni che minacciano la conservazione di un clima a noi favorevole e di condizioni di vita tali da poter supportare la vita come la conosciamo, nel rispetto e nella tutela delle diverse forme della biodiversità.

Tutto ciò diventa ancora più importante se si considera la ricchezza che deriva dalla fruizione dei posti ad elevata attrattiva turistica. In Italia in particolare, le piattaforme sono presenti soprattutto nel mar Adriatico, un mare tanto frequentato dai bagnanti quanto molto stretto e scarsamente profondo, geologicamente parlando: una perdita di petrolio in quelle acque si tramuterebbe in un disastro per l’economia e la salubrità delle stesse, rendendo impraticabile ogni attività di pesca e deturpando il paesaggio tanto da renderlo orrendo e inservibile! Il gioco perciò, è solo un rischio certo, un danno, per noi cittadini.

Chi ne trae profitto sono solo i petrolieri, pronti a tutto pur di estrarre anche l’ultima goccia!

Una proposta

Un’alternativa è non soltanto possibile, ma doverosa.

Croazia e Francia hanno da poco annunciato una moratoria per mettere fine alle trivellazioni nel Mediterraneo. La Francia inoltre si sta facendo carico di estendere la moratoria a tutto il Mediterraneo nel quadro della convenzione di Barcellona sulla protezione dell’ambiente marino.6

La necessità di dotarsi di un Piano Energetico Nazionale da parte dello Stato, che si concentri sulle energie rinnovabili e pulite, è impellente, e a tal proposito è essenziale che ad elaborarlo siano i cittadini attraverso le istituzioni, perché siano garantite l’autonomia e la democrazia del paese. Se la gestione infatti non fosse attuata attraverso le strutture pubbliche, ma fosse appannaggio dell’iniziativa privata, non sarebbe scorretto pensare, in virtù della logica del capitale, che si faciliterebbe il riproporsi delle medesime aberrazioni prodotte dallo sfruttamento fossile. Rimossi questi scogli, considerando pure le diverse eccellenze prodotte dal nostro paese, in termini di risorse umane e tecnologiche, la via per produrre energia realmente “pulita”, in modo davvero ecosostenibile cioè, è realmente percorribile, in presenza della giusta volontà politica. Una volontà che deve nascere dai cittadini, consci non soltanto dei rischi e dei danni derivanti dallo scorretto modello energetico attuale, ma pure delle concrete possibilità di impiego lavorativo nel settore del rinnovabile, che si possono sviluppare in Italia esattamente come sta accadendo in Europa. È per questa fondamentale ragione perciò, che intendiamo rilanciare le ragioni del “” al referendum del 17 aprile contro le trivellazioni in mare, perché sia chiara la volontà dei cittadini in materia energetica, e perché crediamo negli strumenti democratici che la nostra Costituzione prevede in situazioni come questa: di governo autoritario, sordo dinanzi ai problemi del paese e amico dei petrolieri!

Antimo Caro Esposito

Esecutivo Nazionale GC resp. Ambiente

Giacomo De Fanis

Coordinamento Nazionale GC gruppo Ambiente


1 MISE | http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/strutturemarine/limite.asp?on=true

2 LA STAMPA | http://www.lastampa.it/2016/04/04/scienza/ambiente/focus/concessioni-a-vita-royalties-modeste-sconti-fiscali-dossier-di-legambiente-sul-settore-del-petrolio-YB1HGNE9n06walozWIjviN/pagina.html

3 MISE | http://unmig.mise.gov.it/unmig/produzione/pluriennale/pluriennale.asp

4 EUROSTAT | http://ec.europa.eu/eurostat/documents/2995521/7155577/8-10022016-AP-EN.pdf/38bf822f-8adf-4e54-b9c6-87b342ead339

5 GREENPEACE | http://www.greenpeace.org/italy/Global/italy/report/2015/mare/Manifesto_Greenpeace_AllPesca_Mare_senza_trivelle.pdf

6 ANSA http://www.ansa.it/mare/notizie/rubriche/ambienteepesca/2016/04/08/franciaroyalmoratoria-su-permessi-idrocarburi-mediterraneo-_57273b81-09ba-40a4-a1e1-ce80ef96b4b4.html

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