UNIVERSITÀ LA SAPIENZA: IL DIRITTO ALLO STUDIO AFFONDA TRA RENZISMO, CRONACHE GIUDIZIARIE E VICENDE DI SPIONAGGIO.

UNIVERSITÀ LA SAPIENZA: IL DIRITTO ALLO STUDIO AFFONDA TRA RENZISMO, CRONACHE GIUDIZIARIE E VICENDE DI SPIONAGGIO.

photo_2016-02-14_15-11-14    Da anni ci battiamo contro la barbarie dell’aziendalizzazione dell’università pubblica, sulla pelle degli studenti e della qualità del loro insegnamento. La sete di appropriazione privata delle conoscenze subordina sempre più ogni aspetto del percorso formativo di studenti e ricercatori a logiche di profitto, peraltro a vantaggio concreto di sodalizi ristretti legati a doppio filo al potere economico e politico. In quello stesso ateneo romano della Sapienza che qualche mese fa espelleva studenti e lavoratori dai locali universitari perché non disturbassero l’organizzazione di una fiera delle tecnologie sponsorizzata da privati, mentre chi dissentiva era circondato e caricato con manganelli e idranti, ora apprendiamo dal Fatto Quotidiano della delibera del Cda della Sapienza che conclude con un inusuale contratto di associazione in partecipazione con la società KCube un “accordo per sfruttare commercialmente i brevetti e le ricerche realizzate dall’ateneo romano”, in campo biomedico e farmaceutico. Nel Cda della KCube, accanto al discusso imprenditore Carrai, il cui nome nelle cronache di questi giorni ci porta nei meandri dello spionaggio informatico e degli scontri di potere tra i fedelissimi della cerchia renziana, troviamo, secondo il Fatto “il tributarista vicino al Pd Tommaso Di Tanno, ex sindaco di Mps coinvolto nell’indagine; e infine Flavio Maffeis, titolare del 20% delle azioni e vicepresidente della Farbanca, società della Popolare di Vicenza specializzata nei finanziamenti nel settore sanitario. Maffeis è anche l’ex presidente della Glaxo spa (società italiana della multinazionale) arrestato nel 1993 per “Farmatangenti”, da cui è uscito il 19 maggio 1997
patteggiando la pena per corruzione”; in ultimo, nello stesso Cda figura Alberto Bianchi, proprio il Presidente di quella fondazione Open nel cui Consiglio direttivo troviamo, insieme a lui, Maria Elena Boschi, Marco Carrai e Luca Lotti: insomma, lo stato maggiore di Matteo Renzi al completo! Per finire in bellezza, titolare del 20% delle quote di Kcube è Luciano Caglioti, già prorettore ed ora professore emerito nello stesso Ateneo.
Il puzzle di incastri e relazioni potrebbe continuare, ma a noi più che la cronaca interessa il versante politico della vicenda, che pone inquinanti interrogativi: cosa ha a che fare il principale ateneo italiano con torbidi giochi di potere? Perché più peggiorano le condizioni di lavoro di tanti giovani ricercatori, più il frutto del loro lavoro è asservito esclusivamente a logiche di profitti economici immediati, senza alcuna pianificazione di lungo periodo della ricerca? Perché la valorizzazione economica delle ricerche del principale ateneo italiano è affidato a personaggi familiari alle cronache penali nostrane e a vicende di spionaggio internazionale? E infine, la Corte dei Conti e l’Autorità Nazionale Anticorruzione non hanno nulla da dire su questo contratto concluso da un’Università, anomalo tanto nelle modalità di conclusione quanto nell’equilibrio economico tra le parti?
Per parte nostra, chiamiamo le istituzioni universitarie ad assumere le proprie responsabilità in merito a una vicenda senza precedenti e di inaudita gravità e chiamiamo il mondo accademico e studentesco a mobilitarsi ancora una volta per il diritto allo studio e contro l’ignobile mercato delle vacche del neoliberismo a cui assistiamo nei nostri atenei.

GIOVANI COMUNISTI/E ROMA

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