Trovare il coraggio che la realtà ci chiede

Trovare il coraggio che la realtà ci chiede

bandiera-prcGiovani rottamatori contro vecchi arnesi. Dopotutto anche Renzi ha iniziato così, in quella che ormai é evidente, anche al suo stesso elettorato, essere una farsa partorita da qualche brillante consulente di immagine. La descrizione delle travagliate vicende del residuale campo politico della sinistra, assomiglia un po’ a un remake di un film già visto e rivisto, di quelli a cui ci hanno abituato le case di produzione quando hanno esaurito le idee ma non la necessità di fare cassa.

Gli ingredienti ci sono tutti: Un partito comunista di cui si chiede lo scioglimento perché “non adatto ai tempi” e raffigurato come “covo di vecchi arnesi”; un pezzo di ceto politico, questo sì, fatto di vecchi arnesi pluri-trombati, desideroso di rimettere i piedi nelle stanze “che contano” e le natiche sulle poltrone parlamentari (o più banalmente assessorili); un manipolo di sempiterni “giovani” che più o meno consapevolmente fanno il gioco del sopracitato ceto politico. Ammetto che, da ventiduenne, mi fa sempre un certo effetto quando gente con decine di primavere in più sulle spalle, si arroga il diritto di parlare a nome dei “giovani”.

Perché spesso fa il gioco di chi, da decenni, considera i giovani come categoria sempre uguale a sé stessa, omogenea e facilmente comprensibile. Chi sono i giovani? Sono i quattordicenni nati dopo il G8 di Genova e l’attentato delle torri gemelle? Sono i trentenni che politicamente hanno conosciuto solo il berlusconismo e il suo complementare -l’antiberlusconismo- ? Sono quella frazione infinitesimale di essi a cui importa qualcosa di ciò che sta succedendo nel campo politico-sociale della sinistra? Non siamo infatti solo davanti a una crisi di rappresentanza di quel campo, ma proprio di fronte alla sua scomparsa.

L’unico ad averlo capito forse è Landini, anche se la risposta della coalizione sociale è più un tentativo disperato di riaggregazione delle ultime forze rimaste anziché di ri-costruzione di una sinistra realmente egemone nella società. Per questo, ad oggi, nessuno é titolato a parlare a nome dei giovani. Non lo è chi, come il sottoscritto, pure rappresenta una organizzazione politica giovanile, ma non lo è neppure alcuno degli organismi di “rappresentanza” messi in piedi dalle istituzioni sussidiarie di questo scalcinato stato-fantoccio dei capitali europei e degli interessi geostrategici atlantici.

Lo stesso mondo della pubblica istruzione, restituisce oggi un quadro incompleto: la crescita esponenziale del tasso di abbandono scolastico, secondo una logica intrinsecamente classista che di per sé basterebbe a far riprendere qualunque analista serio dalla marea di fregnacce da sbornia post-ideologica di cui è imbevuta tanta cultura mainstram italiana, fa il paio con una scuola che sempre di più diventa luogo di sperimentazione delle dinamiche di potere autoritarie dell’italia “con il pilota automatico”; la compenetrazione repressiva tra istituzione scolastica e istituzione poliziesca diventa talmente forte che ad essere criminalizzata non è più soltanto la “forma” di espressione del dissenso, utilizzando la solita e ormai quasi superflua scusa della legalità o meno delle forme di protesta messe in atto, ma l’idea stessa che si possa deviare dalla linea tracciata da chi comanda. Non siamo più nella “società liquida” evocata in passato, dove una rete di lotte, movimenti, relazioni, organizzazioni, poteva quasi trarre beneficio dallo scioglimento di alcuni gangli per permettere una riaggregazione più ampia.

La fase è invece terribilmente solida, e comincia anche a puzzare parecchio. Ogni scioglimento, ogni resa organizzativa oggi, contribuisce ad aumentare il cumulo di macerie che ha sepolto i comunisti e la sinistra di classe in questo paese. Perché é sulle macerie che siamo in piedi. Con una buona dose di fallout radioattivo intorno, che rende il lavoro di ricostruzione terribilmente più difficile e complicato. Questo, se da un lato ci penalizza parecchio, dall’altro rende anche più facile ripartire, a patto di non fasciarci la testa prima di essercela rotta.

Indubbiamente é necessario ricercare il massimo di unità possibile per affrontare al meglio il compito immane che la storia mette di fronte alla nostra generazione, che nel processo di impoverimento che le élite capitalistiche hanno deciso a tavolino sulla nostra pelle, va sempre di più a coincidere con un pezzo della nostra classe. Denunciare il tradimento generazionale operato dai giovani (?) politici in carriera, funzionali al perpetuarsi di un vecchio potere con volti nuovi, che abbondano a destra e nel PD, ma di cui a volte abbiamo visto esemplari di razza anche dalle nostre parti. Essere noi, giovani comuniste e comunisti, avanguardia organica della nostra classe e della nostra generazione, preferendo i quartieri alle sale ovattate. Insieme a tutti quelli che vorranno percorrere questa strada insieme a noi, senza settarismi o chiusure pregiudiziali.

Ma tenendo sempre a mente che a contare è l’aderenza del percorso alla realtà dei fatti, che da marxisti e leninisti dobbiamo ricercare costantemente senza paraocchi ideologici, non quanti saranno i nostri compagni di strada. Su questo metro, e non su altri, possiamo decidere chi sono oggi i nostri interlocutori privilegiati. La chiusura settaria operata dalle forze impegnate nella nascita di Sinistra Italiana può venire o no incontro a quelli che sono i nostri desideri come comunisti, di cui la consultazione interna svolta dal PRC forse rappresenta una fotografia, per quanto distorta da alcuni meccanismi che dovremmo avere la maturità di superare.

Tanto per essere chiari, il sottoscritto ha votato NO, perché lo riteneva e continua a ritenerlo un percorso strategicamente sbagliato. Ora è anche superato dai fatti.

Fare politica da comunisti, significa anche operare nella realtà per quello che essa è realmente, e non per quello che vorremmo che fosse. Studiando, analizzando, confrontandosi dialetticamente per trovare la soluzione più adatta a leggere il cambio di fase.

Il PRC lo farà nel corso di un congresso, prevedibilmente non semplice, nel corso di questo 2016 di sconquassi nel panorama a sinistra. I GC hanno appena finito di farlo nella loro V conferenza nazionale, anche essa finita con due documenti contrapposti, identici tranne che sul punto, allora decisivo, del processo costituente della sinistra. Il tempo della compatibilità è finito, così come é finito il tempo degli ordini esterni da prendere secondo il meccanismo della rappresentanza, provengano essi da soggetti sindacali o di movimento.

E’ il tempo del coraggio, della militanza, dello studio. Dell’egemonia a vari livelli, nel proletariato giovanile come sua avanguardia organizzata, nella classe come elemento generazionale più dinamico, nella società in quanto detentori dei mezzi di produzione. Là fuori c’é un intero mondo da guadagnare. Da perdere, non abbiamo altro che le nostre catene.

NICOLO’ MARTINELLI
Coordinamento nazionale Giovani Comuniste/i

12 gennaio 2016

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