Giovani Comunisti/e chi?

Giovani Comunisti/e chi?

maxresdefaultMi scuso con i compagni e le compagne per il titolo provocatorio, assai fraintendibile se non mi affretto, in queste prime righe, a spiegarne il significato. Ebbene non si comprenderebbe tale domanda se non si partisse da un’analisi il cui risultato porta ad una conclusione: la V Conferenza dei/delle GC sarà una Conferenza rifondativa. Una Conferenza che prenda atto degli errori e delle pratiche errate, alcune provenienti dal Partito altre generate da noi stessi, degli anni passati, che hanno bloccato l’organizzazione dei GC, la loro attività e la formazione dei suoi militanti, sia nei territori che nel nazionale. Ma non si deve fare solo una analisi storica, occorre soprattutto rilanciare un nuovo modo di pensare, un nuovo modo di agire partendo appunto dalla prima domanda: chi siamo noi?

Perché i GC devono esserci? Perché dovremmo agire?

Domande complesse ma necessarie perché senza motivazione non vi è volontà, senza volontà non vi è azione, senza azione non vi è lotta, senza lotta non vi è cambiamento.

Domande che non possono ricevere risposte semplicistiche quando viviamo in un contesto in cui perfino la forma partito viene messa in discussione.

Domande che non possono essere eluse e che meritano una risposta, altrimenti la nostra azione non avrebbe senso e sarebbe condannata alla totale inefficacia.

Il nostro nuovo modo di agire e di pensare deve rimettere in gioco l’analisi collettiva del presente, fuori dal correntismo ma non fossilizzata su supposte maggioranze, il lavoro di un collettivo deve essere di discussione delle tesi, delle antitesi e infine, punto fondamentale, di sintesi. Ciò è il modo con il quale hanno agito i militanti, perché in primis erano militanti, di cui leggiamo i testi, da chi confutava Hegel interrogando gli operai tedeschi a chi andava nelle campagne russe e scriveva della situazione dei contadini.

Niente basato sui dogmi di questa o quella maggioranza ma sulla discussione di ciò che avveniva nel reale, portando prove reali e fatti. Si parla di centralismo democratico affermando l’unità del collettivo sopra l’autonomia verso l’esterno dell’individuo ma non si cita mai l’altro punto fondamentale di tale modo d’organizzazione: la sintesi interna tra le posizioni. Non è infatti sbagliato che vi siano delle divisioni interne, la divisione e la conseguente discussione possono essere ben più produttive rispetto a una ben più pericolosa e inquietante assemblea in cui tutti sono d’accordo.

Per questo credo che bisogna accogliere con gioia il fatto che vi siano emendamenti al documento nazionale, senza pregiudizi o altro. Non sono mai esistiti congressi di partiti (o giovanili) comunisti con un solo documento senza possibilità di modifica, né speriamo mai ne esistano. Ritengo inoltre estremamente sbagliato giudicare alcuni testi presentati solo basandosi sulla persona che li ha scritti, l’importante è la qualità del testo, non l’autore. Ancor più quando gli emendamenti non sono vincolanti per ottenere posti nella dirigenza.

Ritornando alla domanda che ho posto all’inizio: dobbiamo decidere chi siamo e dove andiamo, come agire e il fatto che siamo in un contesto politico in continuo cambiamento verso il peggio ci rende ancora più vulnerabili a ragionamenti impulsivi o dettati dalla troppa fretta. Tocca a noi vincere la sfida di saper ragionare a mente fredda e avendo un continuo rapporto con il dato reale in un contesto simile.

La V Conferenza servirà a questo, a rispondere a queste domande.

Purtroppo la storia non ha pietà e costringe giovani come noi, molti nati dopo il crollo del muro di Berlino, a contrastare uno dei più grandi regressi storici e umani degli ultimi secoli, con pochi strumenti e poche conoscenze. Il lavoro sarà arduo ma con il giusto atteggiamento potremo vincere.

Alla lotta fino alla vittoria!

RICCARDO GANDINI
Delegato Giovani Comuniste/i – Parma

17 ottobre 2015

Un commento

  1. Bravo Eridan, stavolta tocca alla generazione anni 90, con interconnessione delle generazioni politiche passate, presenti e future. Tocca davvero a noi proseguire per non regredire.
    Sono sicuro che siamo già sulla buona strada.

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