PABLO NERUDA, IL POETA CHE SOSTENEVA UNIDAD POPULAR

PABLO NERUDA, IL POETA CHE SOSTENEVA UNIDAD POPULAR

di M.C.

Ricardo Reyes Eleazer Basoalto, noto più tardi come Pablo Neruda, nacque il 12 luglio 1904 da un impiegato delle ferrovie e da una insegnante che morì lasciandolo orfano a solo un mese dal parto. Poeta, scrittore, militante politico e diplomatico cileno è considerato tra le grandi figure della letteratura latino-americana. Durante la guerra civile spagnola, per due anni lavorò nel corpo diplomatico cileno a Parigi, aiutando circa 2000 fuoriusciti spagnoli a raggiungere il Cile con la nave Winnipeg.

Il 4 marzo 1945 ottenne il seggio parlamentare di senatore del Partito Comunista delle province nordorientali del Cile di Antofagasta e Tarapacà, nell’inospita regione di Atacama.

Nel 1946, l’allora Presidente Gabriel Gonzàlez Videla promulgò la cosiddetta “Ley maldita”, in base alla quale il Partito Comunista cileno venne dichiarato fuorilegge e oltre 26.000 suoi iscritti vennero cancellati dalle liste elettorali, i rappresentanti eletti, tra cui Neruda, vennero fatti decadere dalle cariche. Il poeta si salvò dal carcere grazie a 13 mesi di una fortunosa clandestinità. Nel marzo del 1949 riuscì a rifugiarsi in Argentina dopo un’avventurosa attraversata della cordigliera delle Ande che raccontò in seguito.

Neruda, già molto conosciuto nel Paese, avrebbe potuto candidarsi alle elezioni cilene del 1970, ma rinunciò per appoggiare Salvador Allende.

Il 21 ottobre 1971 vinse il Premio Nobel della Letteratura, terzo latinoamericano dopo la cilena Gabriela Mistral (1945) ed il guatemalteco Miguel Angel Asturias (1967). Al suo ritorno in patria fu accolto come un eroe dal suo popolo nello Stadio di Santiago. Fu testimone del golpe dell’ 11 settembre del 1973, della morte del suo amico Allende e di centinaia di cileni. Quando i soldati lo vessavano rispondeva: «Guardatevi in giro, c’è una sola forma di pericolo per voi qui: la poesia».

Il 23 Settembre, dodici giorni dopo il golpe, mentre aspettava di partire per l’esilio in Messico morì, ufficialmente per un cancro alla prostata. Ma in realtà quasi sicuramente fu assassinato nella clinica Santa Maria a Santiago con una inezione letale, apparentemente per la responsabilità diretta di Michael Townley, un ufficiale di collegamento della Cia con la famigerata Dina, la polizia segreta della dittatura.

Il suo funerale fu un atto di ribellione in quanto erano proibite le riunioni pubbliche e i presenti erano guardati a vista dalla polizia con i mitra spianati. Per sfregio, Pinochet ordinò la devastazione delle su tre abitazione in Cile: La Chascona a Santiago, La Sebastiana a Valparaiso e la Casa de Isla Negra mentre il Poeta era nel letto dell’ospedale.

M.C.

da Liberazione

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