CIAO DON, NOI CONTINUIAMO AD “OSARE LA SPERANZA”

CIAO DON, NOI CONTINUIAMO AD “OSARE LA SPERANZA”

di Simone Oggionni

Ci sono le analisi, le discussioni e i dibattiti infiniti, l’arzigogolare della logica intorno alle parole, alle formule e ai concetti. E poi ci sono i sentimenti che connotano una comunità e un campo di valori e che muovono, motivano, giustificano scelte di vita.

Sui primi la sinistra è maestra nel dividersi, nel litigare, nel farsi la guerra. Rispetto ai secondi un popolo si riconosce, si riscopre unito. La commozione di ciascuno di noi di fronte alla morte di don Andrea Gallo allude in qualche modo alla compassione verso una scelta di vita che sentiamo nostra, intimamente. Una vita da combattente, dalla parte di chi soffre, di chi lotta, di chi non perde la speranza.

Partigiano nella Resistenza contro i nazifascisti, e poi militante rivoluzionario tra gli studenti e gli operai negli anni delle rivolte e delle conquiste. Insieme a noi a Genova nel 2001, mischiato tra le nostre tute bianche, insegnandoci ad osare, a non arrenderci, neppure dopo la morte di Carlo.

In tutte le lotte, sempre, ostinatamente dalla parte del torto. Come il suo Gesù Cristo, fratello di chi soffre, dalla parte degli ultimi, degli afflitti, degli emarginati. Con le prostitute, le sfruttate. Disobbediente ad una Chiesa troppo ricca e troppo bigotta, servitore di un’ideale di riscatto, di fraternità e di uguaglianza.

Non è un caso, non può essere un caso, che questo nostro popolo di sinistra, angosciato e sofferente, trovi in don Gallo un punto di riferimento vero. Quello che non trova più altrove, nelle sedi di partito, nelle interminabili discussioni intorno al nulla.

Le lacrime che versiamo oggi, tra rabbia e silenzio, non servono a molto. Ma ci fanno capire il senso profondo di una parola che don Gallo apprezzava molto: la parola “compagni”.

Quelli che condividono il pane, ovviamente il vino e – come diceva lui – osano la speranza.

Di fronte alla morte e alla passione di un prete comunista, eretico e disobbediente, questa eucaristia laica – per una volta – la riceviamo tutti.

SIMONE OGGIONNI

23 maggio 2013

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