Ma non lo chiamano omicidio…

Ma non lo chiamano omicidio…

di Francesco Bellina

Angelo Di Carlo era un operaio precario di 54 anni che l’11 agosto ha deciso di darsi fuoco, per protesta, davanti a Montecitorio.
Un gesto sicuramente estremo ma che racchiude la rabbia non solo di un uomo ma di un’intera classe lavoratrice, delle generazioni precarie, di coloro a cui è stato proibito il futuro.
Angelo è l’ennesima vittima delle politiche liberiste che hanno contrassegnato gli ultimi decenni , demolendo quel che rimaneva del già debole stato sociale italiano, cancellando il diritto al lavoro e imponendo la precarietà della vita come regola generale dei lavoratori subordinati.
Come Giovani Comunisti/e, nell’ esprimere, cordoglio alla famiglia e ai compagni di Angelo, riteniamo doveroso non lasciare che il suo gesto passi inosservato o sia solo l’argomento del giorno.
E’ nostro dovere – come giovani, come studenti, come lavoratori ma, soprattutto, come comunisti – evitare che in futuro si debba ricorrere a tali gesti per poter essere ascoltati e poter aver riconosciuto il diritto a una vita migliore.
Ciao Angelo, continueremo anche per te.

FRANCESCO BELLINA
Coordinamento Nazionale Gc

20 agosto 2012

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