No alla guerra alla Siria, senza se e senza ma

di Dipartimento esteri GC

La strage di Hula e’ opera dei “ribelli”. Quelle vittime innocenti, fra cui tanti bambini, utilizzati indegnamente dalle “democrazie” occidentali come pretesto per rompere le relazioni diplomatiche con il governo siriano, sono state barbaramente uccise, con esecuzioni mirate, da una pattuglia di quell’agglomerato eterogeneo e indefinito che sono i cosiddetti “ribelli” siriani.
Quanti dei mezzi di informazione che, allora, attribuirono l’orrenda strage all’esercito governativo, hanno diffuso questa notizia, certificata da fonti indipendenti presenti sul territorio siriano?
E’ evidente che, come gia’ in Iraq e in Jugoslavia (ricordate le fosse comuni inventate dalla Nato per far fallire i negoziati di Rambouillet?), l’Alleanza Atlantica eterodiretta dagli USA si prepara a “esportare la democrazia” anche in Siria. Come ogni guerra imperialista a cui abbiamo assistito negli ultimi vent’anni – a partire cioe’ dalla modifica dell’art. 5 della NATO -, l’attacco alla Siria porterebbe a drammatiche stragi di civili, all’esplosione dei conflitti interni al Paese e, di fatto, alla perdita di qualsiasi possibilita’ di autoderminazione dello stesso popolo siriano. Inoltre, sul piano globale, l’attacco alla Siria potrebbe scatenare tensioni dall’esito imprevedibile. L’intervento della Nato, infatti, rappresenterebbe una rottura unilaterale – da parte di Usa, Israele e delle petromonarchie del Golfo – dei tentativi di mediazione costruiti in questi mesi in sede di Consiglio di Sicurezza dell’ONU con Russia e Cina.
Se gli Stati Uniti, alle prese con una grave crisi di egemonia, decidessero di spostare la partita dal piano economico e diplomatico a quello militare (l’unico su cui possono ancora vantare il primato assoluto), non è piu’ detto che le potenze emergenti, a partire dai cosiddetti BRICS, siano pronti a restare alla finestra.  In questo contesto, aggravato in Occidente dal silenzio del movimento pacifista , incapace di riaffermare un essenziale “no alla guerra senza se e senza ma”, emerge con forza il compito dei comunisti di spendersi nella ricostruzione di un movimento di massa per la pace, pronto a battersi contro la disinformazione dei media mainstream e a scendere in piazza a fronte di qualsiasi ipotesi di intervento militare in Siria.
Dispiace, in questo senso, che i promotori dell’appello contro la guerra in Siria pubblicato nei giorni scorsi sul sito Contropiano.it non abbiano ritenuto opportuno coinvolgere il principale partito della Federazione della Sinistra e la principale organizzazione giovanile della sinistra d’alternativa italiana nella sua stesura e nella sua elaborazione.
Ricordiamo che proprio i Giovani Comunisti, lo scorso anno, sono stati tra i primi a mobilitarsi contro la guerra dei “Volenterosi” in Libia, anche quando non pochi a sinistra mantenevano atteggiamenti titubanti e contraddittori. Auspichiamo, quindi, che – a partire da un sano confronto sull’appello in questione e dai suoi nodi piu’ problematici – si possa ricostruire un fronte realmente unitario fra tutti i soggetti democratici e progressisti autenticamente pacifisti che, posta la pregiudiziale antifascista (il che rende – come abbiamo piu’ volte denunciato – incompatibile la nostra presenza con quella di soggetti ambigui quando non esplicitamente di estrema destra nel fronte), intendono battersi contro le guerre imperialiste, per riaffermare la centralita’ del diritto internazionale, del rispetto dell’integrita’ di ogni nazione e dell’autodeterminazione dei popoli.

Dipartimento Esteri – Giovani Comuniste/i

14 luglio 2012